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Traduzione del Rogito della Tumulazione




Il Sepolcro del SantoRicercato io pubblico Notaio infrascritto dal M. R. P. D. Gaetano Palma Rettore del Collegio di S. Maria a' Monti in Roma della Ven. Congregazione de' Pii Operari, mi portai personalmente insieme col Reverendissimo Sig. Canonico Luc'Antonio Coselli Promotor Fiscale e segretario del Tribunale del vicariato di Roma circa le ore 22. del suddetto giorno alla chiesa della B. Vergine Maria, annessa al Collegio stesso, ove essendo arrivato, ed entrato a grandissimo stento per la folla del popolo nella porta minore della chiesa medesima, che per via di un corridore conduce alla Sagrestia e per l'altra parte corrisponde alla chiesa, ritrovai nel mezzo del detto corridore un Cadavere umano coricato su d'un cataletto con veste bianca, di cui usano i Fratelli della Ven. Confraternita della B. Vergine della Neve, cinto d'un cingolo proprio dell'abito, con le mani giunte in croce sul petto, non esalando odore alcuno né buono, né cattivo. Comandò pertanto il mentovato Reverendissimo Signor Canonico Coselli in vigor delle facoltà concedutegli in voce dall'Eminentissimo, e R.mo Sig. Card. Marcantonio Colonna Vicario di Roma, che per evitare la moltitudine del popolo, che si affollava, si trasportasse il Cadavere con la bara nella contigua Sagrestia, come fu immantinente fatto coll'aiuto dei Soldati. Chiusa dunque la porta della Sagrestia, si passò alla ricognizione del Cadavere, presenti vari Testimoni, cioè il detto M. R. P. D. Gaetano Palma Rettore, il M. R. P. D. Biagio Picillo, i fratelli Michele Triscitto, Francesco Bagnagatti, e Camillo Simeoni Religiosi del detto Collegio, il M. R. Sig. D. Giuseppe Marconi, il M. R. Sig. D. Annibale Albani, l'illustrissimo Sig. Conte Giacomo Piccini, il Signor Paolo Mancini, il Sig. Francesco Zaccarelli, ed il Signor Pietro Sensoli, i quali tutti veduto bene, ed attentamente considerato lo stesso Cadavere, asserirono sotto giuramento esser quello il Cadavere del Servo di Dio Benedetto Giuseppe Labre a loro molto ben cognito mentre vivea, la cui Anima passò agli eterni riposi, come piamente credesi, circa l'un'ora di notte del Mercoledì 16. del corrente Aprile nella vicina abitazione del Sig. Francesco Zaccarelli: e addussero per causa di scienza l'avervi più e più volte parlato, quand'era in vita, e l'averlo familiarmente trattato; aggiungendo inoltre il detto R. Sig. Marconi d'averne udite per notabile spazio di tempo le sacramentali confessioni; ed attestando il Sig. Mancini d'essersi la notte ricoverato il medesimo Benedetto da lungo tempo in un suo alloggio fissato per i poveri.
Terminata la ricognizione del Cadavere, da non potersi più dubitare dell'identità per ordine del medesimo Reverendissimo Sig. Canonico Coselli, attesa la copia della gente, ond'era piena la Sagrestia, fu quello trasportato avvolto in un lenzuolo sul Cataletto nell'annessa Cappella privata, facendone strada i Soldati, ed ivi fu posto sopra due banchi uniti, dianzi preparati. Quindi lo stesso Cadavere misurato dal Falegname, che trovollo lungo palmi sette, ed once cinque; e fatti degli esperimenti dai Circostanti e principalmente dal Sig. Giusepe Chigi Chirurgo a tale effetto chiamato, fu ravvisato e conosciuto in ogni sua parte flessibile, palpabile, e senza il menomo indizio di corruzione. Spogliato con la dovuta decenza delle sue vesti e volendogli cambiar la camicia, fu necessario sollevarlo nella parte superiore della positura giacente, che avea; e dai Fratelli Michele Triscitto, Francesco Bagnagatti, e Camillo Simeoni, fu situato in maniera, che la parte inferiore giacesse su de' banchi, la superiore poi se ne stesse a guisa di un che siede. Avvenne in tal'occasione, che sostenuto alle spalle dal detto Fr. Francesco Bagnagatti, parve, che il Cadavere prendendo colla man sinistra l'orlo del banco sostenesse in modo naturale il peso del corpo: la qual cosa essendosi osservata dagli astanti, e volendosi far la prova, se ciò casualmente fosse avvenuto, col piegarsi alquanto il corpo sulla parte sinistra, la mano stessa rimase attaccata, finché da quel luogo fu rimossa. Che però tolta la mano da quella situazione, voltato parimente il Cadavere alcun poco verso la destra, quando di bel nuovo alzato che fu nella forma di un che sieda, videsi per la seconda volta, che strinse la medesima estremità di banco, e parve, che sostenesse il Corpo come dianzi, stando cioè con le dita ripiegate al di sotto, colla palma e col pollice al di sopra a somiglianza di un vivo. Dopo qualche tempo fu alzata la sua mano, e si conobbe distesa e flessibile nelle dita, come si è descritto. Tal circostanza fu palese a tutti i circostanti fra i quali erano il M. R. P. Rettore Palma, e i fratelli Michele Triscitto, Francesco Bagnagatti e Camillo Simeoni, il M. R. Sig. D. Giuseppe Natale Dalpino Missionario Urbano, l'Illustrissimo Sig. Avvocato Fedele Retagliati, i sopradetti M. R. Sig. Marconi, e Sig. Paolo Mancini, il R. Signor D. Marc'Antonio Colonna, il R. Sig. D. Michel'Angelo Bove, il R. Sig. D. Gio. Pietro Paolo de Lunel de la Rovere, il Sig. Matteo Angeletti, ed altri. Fu poscia rivestito il detto Cadavere d'un nuovo abito de' Confratelli della detta Confraternita della B. Vergine Maria della Neve, cinto di un nuovo cordone proprio di quella veste, adattate le mani a forma di croce, ed avvolto in un lenzuolo fu riposto in una cassa già preparata. Era questa formata di legno castagno lunga palmi otto ed once sette, larga al capo palmi due, ed once cinque, ed alta palmo uno, ed once sette; al piede poi era la larghezza di un palmo ed once due e mezza, e l'altezza di un palmo, e due once. A piedi dello stesso Cadavere fu collocato un tubo di piombo circondato da un nastro di seta color violaceo, che fermossi con cera di Spagna rossa, impressovi il sigillo del detto Eminentissimo e Reverendissimo Sig. Card. Vicario; entro al qual tubo fu rinchiusa una Pergamena sottoscritta dal detto Reverendissimo Sig. Canonico Coselli, e da me Notaio col seguente Elogio: Nell'Anno del Signore 1783., Indizione prima, il dì 20 del mese di Aprile, regnando per Divina provvidenza il Sommo pontefice Pio Sesto, nell'anno nono del suo Pontificato: Benedetto Giuseppe figliuolo di Giovanni Battista Labre, e di Anna Barbara Gransir nato nella Parrocchia di S. Sulplizio d'Amettes della Diocesi di Boulogne in Francia il dì 26. Marzo 1748 dopo aver passata con ottima condotta la sua adolescenza sotto la disciplina di un zio paterno parroco in Erin, desiderando abbracciare una vita più rigida e virtuosa, entrò nel Noviziato fra i Chierici nella Reale Abbadia dei Sette Fonti dei Monaci Cisterciensi della più stretta Osservanza il dì 28. Ottobre 1769. Ma essendo caduto malato per l'austerità praticata, ed avendo sofferto pazientemente oltre a due mesi tal malattia fu costretto il dì 2. Luglio a dimetter l'abito, che per lo spazio di più di 8. Mesi avea lodevolmente vestito. Partito quindi dalla Francia, imprese vari pellegrinaggi, particolarmente alla S. Casa di Loreto, e alle Sacre Memorie de' SS. Apostoli Pietro e Paolo, finché fissò la sua dimora in Roma, per non partirne, che per visitare ogni anno la Santa Casa di Loreto. Risplendette da per tutto per gli esempi delle Cristiane Virtù, per la povertà evangelica, che all'ultima perfezione custodiva, vivendo a stenti di limosine spontaneamente offertegli, che non riceveva se non in piccola quantità, dandone porzione anco ad altri poveri, per la profonda umiltà, per l'altissimo disprezzo del mondo e di sé medesimo, per i rigori di penitenza, per una continua orazione, per una esemplare dimora, che quotidianamente faceva in varie Chiese di quella Città dal nascere al tramontar del Sole; insigne per l'esercizio di tutte le altre virtù caro, ed amabile a chiunque, benché ributtanti fossero i suoi cenci, dimentico di sé medesimo adoperossi unicamente di piacere a Dio. Nel dì 16. Aprile 1783. dopo aver prolungato al solito la sua orazione nella Chiesa di S. Maria ai Monti sorpreso nel sortire da un deliquio, avendo accettato l'alloggio benignamente offertogli di una casa vicina da un uomo dabbene, mancatogli finalmente il natural vigore, munito prima dell'Estrema unzione, coll'assistenza dei Sacerdoti in mezzo alle orazioni de' Circostanti, rese placidamente l'anima al Signore ad un'ora di notte dello stesso giorno. Il suo Cadavere fu trasportato decentemente il giorno appresso nella medesima Chiesa a spese di pie persone con grandissimo concorso di popolo. Immantinente si commosse quasi tutta la Città per la strepitosa novella e fama di santità del medesimo, e cominciarono a concorrervi persone di tutti i ceti a tanta folla, che appena potevano reprimerne l'impeto i Soldati a tali effetto destinati. Onde per soddisfare alla divozione de' Fedeli, che continuamente vi accorrevano, permise l'Eminentissimo e Reverendissimo Sig. Cardinal Vicario di Roma, che si tenesse sopra terra il Cadavere fino alla sera del giorno di Pasqua 20. Aprile 1783., finché per suo comando fu onorevolmente sepolto in luogo particolare nel medesimo giorno alle ore 24.
Luc' Antonio Canonico Coselli Promotor Fiscale del Tribunale del Vicariato.
Francesco Mari Notaro rogato per il Sig. Giuseppe Cicconi."
Quindi fu chiusa la Cassa col suo coperchio dal Falegname in modo che tal coperchio per via di chiodi unisse bene con le parti laterali. Dopo fu circondata con più giri di nastro di seta color di viola, ed autenticata in cinque luoghi dello stesso coperchio con sigilli in cera di Spagna rossa del medesimo Eminentissimo e Reverendissimo Sig. Cardinal Vicario, che rappresentano per arma una colonna. Nel coperchio poi della detta Cassa si pose una lamina d'ottone, in cui leggonsi impresse collo scalpello queste parole Benedetto Giuseppe Labre morì a dì 16. Aprile, ora una di notte l'anno 1783. Poscia la suddetta Cassa sigillata come sopra fu collocata entro di un'altra fatta parimente di castagno, e rinchiusa col suo coperchio da chiodi. La sua lunghezza è di palmi nove, la larghezza nella parte superiore di palmi due e tre quarti, e l'altezza di palmi due: nella parte inferiore poi è larga un palmo e mezzo, alta palmi due. Finalmente dovendosi per compimento dell'atto seppellire il Cadavere, fu trasportato alla Chiesa, ed ivi secondo l'ordine dello stesso Eminentissimo e Reverendissimo Sig. Card. Vicario depositato in una fossa preparata già a cornu Epistola dell'Altar Maggiore dell'anzidetta Chiesa, collocato in maniera, che i piedi sono diretti verso lo stesso altare e il capo poi dalla parte del muro contiguo, o del primo pilastro della Chiesa, il qual pilastro è distante dal capo della cassa tre palmi e un quarto, dal muro poi laterale palmi tredici e un quarto. E siccome era stato fissato dal P. Rettore di porre sul cavo una lapide coll'iscrizione a livello del pavimento, perciò fu ricoperta la fossa per modo di provisione con delle tavole, e chiamati dopo i muratori s'impiegarono a ricuoprire la Cassa con volta di mattoni e calce per adattarci a suo tempo una lapide. Ciò fu fatto, affinché in avvenire non possa mai dubitarsi della identità del Corpo del Servo di Dio Benedetto Giuseppe Labre.
Compite le quali cose, ne partii insieme col suddetto Reverendissimo Sig. Canonico Coselli io Notaio Etc..


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