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VITA E VIRTÙ
DELLA VENERABILE SERVA DI DIO

SUOR MARIA CROCIFISSA
DELLA CONCEZZIONE,

DELL'ORDINE DI SAN BENEDETTO
nel Monastero di Palma.

Descritte s o t t o g l i a u s p i c j
DELL'ILLUSTRISS. E REVERENDISS. MONS. ARCIVESCOVO
fr. d. francesco ramirez
VESCOVO DI GIRGENTI

E consagrate al di lui Pastorale, ed Apostolico Zelo
Dal Dottor
D. GIROLAMO TURANO
Canonico della Santa Chiesa Cattedrale di Girgenti
______

IN VENEZIA, M. DCCIX.
Presso Marino Rossetti.




AVVERTIMENTI AL LETTORE.

Nella tessitura di quest'Opera, Divoto Lettore, la più nobile, e forse anche la più copiosa materia l'ha somministrata colle sue formate parole la stessa Venerabile Suor Maria Crocifissa, di cui ti si presenta la Vita. Non mi è convenuto fare altrimenti, perché trattandosi di farti conoscere il di lei interno, che nella Vita contemplativa da essa pratticata è l'unico soggetto, o almeno la parte principale, chi per esprimerlo avrebbe potuto trovare termini più adatti di quelli, che furono alla medesima ispirati dall'Alto? Or prima che tu vi porti l'occhio sopra, mi bisogna prevenirti con pochi avvisi necessarj a ben regolarne il giudicio, che d'altra maniera potrai essere in pericolo di precipitarlo con tuo svantaggio: riserbandomi al fine di apportar per conto mio quanto mi occorre per quel poco di più, che anche del mio vi ho aggiunto.
Questa Serva di Dio stese la mano alla penna, non già mossa da talento di metter in carta ma forzatavi con sua ripugnanza dall'espresso comando del Confessore, per dargli conto di tutti gli angoli del suo interno; onde recavasi a scrupolo il tacere le più minute circostanze sì di quanto sperimentava nell'Intelletto, e nell'Imaginativa, come degli affetti, che ne seguivano. Scrisse altresì con quella confidente familiarità, che dovea usar la Figlia verso il Padre Spirituale, e con ferma credenza, che il tutto restar dovesse fra loro due perfettamente occulto. Quindi provengono quelle vive materie di manifestarsi, e di descrivere le grazie, che ricevea, e le tentazioni, che pativa, con formole così espressive, e vivaci, che considerate sotto altro lume, e senza questa precedente notizia, potrebbono farla credere un po' troppo ardita.
Il di lei scrivere non porta il carattere di quello stile piano, e volgare, che han pratticato altre Serve di Dio in somiglianti occasioni: ma sollevandosi ad una fioritissima eloquenza, sostenuta quasi da per tutto da ingegnose allegorie, può farti apprendere in essa qualche pericoloso amore a novità, qualche studiosa affettazione, e quanto di più biasimevole in una femina potrebbe in oltre inserirne la malignità. Qui si vuole avvertire, che la Divina Providenza nel reggimento delle Anime sue dilette non patisce regolamento dall'umane debolezze. S'apre lo Spirito Santo la porta, ove, quando, come, e per quali mezzi egli vuole. Sapientia aperit os mutorum, et linguas Infantium facit esse disertas. Che maraviglia dunque se la Sapienza Infinita, che un tempo tradusse Amos da rozzo Guardiano d'armenti, che prima era, a profetare al suo Popolo, e perciò il provide d'una tal eloquenza, qual nelle di lui profezie pondera con suo stupore Agostino (S. Augustinus De Doc. Christian. L. 4 c.7.) or la medesima abbia voluto inalzare la penna d'una semplice, ed ignorante Donnicciuola a questo genere di spirituale eloquenza, perché gli animi del nostro Secolo corrotto se n'invogliono maggiormente, e da uno stile sì dilettevole ricevano più salutari, e profonde le impressioni?
È certo, che Suor Maria Crocifissa fuor de' primi rudimenti appresi nel Secolo, non si applicò giamai a studio di lettere; che furono pochissimi i libri spirituali, che lesse; che occupò tutta la vita sua in contemplare, ed orare; che l'illustrò con frequentissimi, e sempre costanti esercizj di Virtù Cristiane; e che dalla lettura degli stessi suoi scritti si ricevono mirabili commozioni. Or da queste premesse si deduca, chi poté mai essere l'autore di questa nuova sorte di scrivere.
Soggiungo intorno all'Allegorie, che tutte le sue Visioni, ed Intelligenze furono a lei communicate nel solo intelletto, né in sé concepì mai specie proprie materiali, da potersi con esse dichiarare. Questi favori unicamente intellettuali quanto più ci assicurano da illusione del nemico, secondo il senso de' Mistici, tanto più fan conoscere la Serva di Dio in obligo di ricorrere ad Allegorie, perché fossero capiti i di lei sentimenti, e fanno altresì ammirare la Divina Beneficenza nell'avergliele ispirate così opportune al profitto delle Anime, come tutt'ora si sperimenta.
Con tutto ciò vi si framezzano alcune frasi, che ben si osservano avere del feminile, e molti termini o presi dal nativo linguaggio di Sicilia, o tolti dalla Fonte latina, secondo alla Serva di Dio restavano impressi leggendo nel Breviario. Ho giudicato lasciar inalterati gli uni, e l'altre, per meglio conoscersi quanto naturalmente da essa si lasciasse correre la penna. Solamente in pochi luoghi si è posta una breve nota in margine, ove si è creduto, che il vocabolo, o la frase potesse patir pericolo di alcuna oscurità, o d'aliena interpretazione. Nel rimanente si sono rapportate le di lei parole con tutta fedeltà, e tolta qualche correzzione o intorno all'Ortografia, ridotta benché non tanto religiosamente a pulitezza o circa il significato d'alcuna voce Italiana, da essa veramente inteso, non vi si è fatta mutazione sostanziale: se bene in molti luoghi si son levati di mezzo alcuni periodi, con esservisi apposto il segno, etc. perché si son riputati o non necessarj, o non a proposito, per mettersi indiscriminatamente sotto l'occhio di Uomini, e di Donne, di Dotti, e d'Indotti: il che però ho eseguito senza punto alterarne la sostanza del Contesto, e la continuazione del senso.
Per distinguersi poi le parole della Serva di Dio da quelle dello Storico, si sono adoperate le virgolette che le racchiudono, (diverso stile nella presente trascrizione)e ciò anche connettendole colla narrativa senz'altro esprimere, ove ho creduto, che i di lei termini contenessero cosa di speciale, o di più vivo per la spiegazione.
L'ultimo, e più importante avviso sia questo, che quanto scrive la stessa Serva del Signore, si legga con animo ben disposto ad approfittarsene, non con ciglio da mettere tutto alla censura rigorosamente scolastica. Devono pigliarsi alcune proposizioni in quel senso, che porta l'uso familiare; e molte Figure le sono scappate dalla penna secondo il costume del ragionare domestico: ben si conosce però ciò che vogliano significare, e supposta questa sicurezza, par che riesca soverchio l'introdurvi una severa Teologia a farne la Critica de' termini, quando Essa scrive non come addottrinata nelle scuole, ma per la semplice sperienza propria. Questo stesso fu avvertito da parecchi gravi Dottori negli scritti della S. Madre Teresa, e specialmente lo pondera il P. Francesco Riviera nella Vita della Santa (lib. 4. c. 6.)
Quanto poi all'Autore se tu sapessi Lettor mio tutte le circostanze che hanno accompagnato lo scrivere di questa Opera, nulla più bisognerebbe per onorarlo del tuo compatimento. Credi pure, che si è composta tumultuario sermone, non maturitate scribentis, sed dictantis temeritate, come si scusa con S. Agostino S. Girolamo. L'importanza del Soggetto posta a confronto della mia insufficienza mi ha tenuto fin dal principio disanimato, temendo a gran ragione il rimprovero di Seneca, ove dice: Aestimanda sunt ipsa, quae aggredimur, et vires nostrae cum rebus quas tentaturi sumus, comparandae. E benché il debito d'ubbidire un mio Padrone Superiore e Benefattore, che me l'ha imposto, e l'obligo del mio stato di cooperare secondo la debolezza delle forze col di lui Pastorale ed Apostolico zelo m'abbian dato vigore di dar proseguimento, e termine all'impresa, non lascia però di farmi anche temere della riuscita il detto delle stesso Seneca, che male respondent ingenia coacta. Per tal riguardo non posso dar ragione dello stile da me adoperato, che in verità è corso senza niun altro studio, qual si era prima reso familiare alla penna: ma forse non si stimerà disadatto, perché da una parte si accommodi all'intelligenza di Persone Volgari, e per l'altra non renda deforme la troppa dissomiglianza l'annessione degli Scritti della Serva di Dio; la cui sublimità fa dire de' miei ciò che A. Irejo scrisse de' suoi nel continuare i Commentarj di Cesare: Quos utinam qui legerint, scire possint, quam invitus susceperim scribendos, quo facilius caream stultitiae, atque arrogantiae crimine, qui me medium interposuerim Caesaris (disse egli) Crucifixae (dirò io) scriptis. Qualunque alla fine sia il riuscimento di questa fatica, io ho scritto da quel che sono, cioè Uomo da secolo, e dell'infima plebe degl'ingegni. Tu certamente ne giudicherai da quel che sei. Iddio ne promuova la sua gloria nell'essere conosciuto, amato, e servito da quel che è.

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