
Nella tessitura di quest'Opera, Divoto Lettore,
la più nobile, e forse anche la più copiosa materia
l'ha somministrata colle sue formate parole la stessa Venerabile
Suor Maria Crocifissa, di cui ti si presenta la Vita. Non mi è
convenuto fare altrimenti, perché trattandosi di farti
conoscere il di lei interno, che nella Vita contemplativa da essa
pratticata è l'unico soggetto, o almeno la parte principale,
chi per esprimerlo avrebbe potuto trovare termini più adatti
di quelli, che furono alla medesima ispirati dall'Alto? Or prima
che tu vi porti l'occhio sopra, mi bisogna prevenirti con pochi
avvisi necessarj a ben regolarne il giudicio, che d'altra maniera
potrai essere in pericolo di precipitarlo con tuo svantaggio:
riserbandomi al fine di apportar per conto mio quanto mi occorre
per quel poco di più, che anche del mio vi ho aggiunto.
Questa Serva di Dio stese la mano alla penna, non già mossa
da talento di metter in carta ma forzatavi con sua ripugnanza
dall'espresso comando del Confessore, per dargli conto di tutti
gli angoli del suo interno; onde recavasi a scrupolo il tacere
le più minute circostanze sì di quanto sperimentava
nell'Intelletto, e nell'Imaginativa, come degli affetti, che ne
seguivano. Scrisse altresì con quella confidente familiarità,
che dovea usar la Figlia verso il Padre Spirituale, e con ferma
credenza, che il tutto restar dovesse fra loro due perfettamente
occulto. Quindi provengono quelle vive materie di manifestarsi,
e di descrivere le grazie, che ricevea, e le tentazioni, che pativa,
con formole così espressive, e vivaci, che considerate
sotto altro lume, e senza questa precedente notizia, potrebbono
farla credere un po' troppo ardita.
Il di lei scrivere non porta il carattere di quello stile piano,
e volgare, che han pratticato altre Serve di Dio in somiglianti
occasioni: ma sollevandosi ad una fioritissima eloquenza, sostenuta
quasi da per tutto da ingegnose allegorie, può farti apprendere
in essa qualche pericoloso amore a novità, qualche studiosa
affettazione, e quanto di più biasimevole in una femina
potrebbe in oltre inserirne la malignità. Qui si vuole
avvertire, che la Divina Providenza nel reggimento delle Anime
sue dilette non patisce regolamento dall'umane debolezze. S'apre
lo Spirito Santo la porta, ove, quando, come, e per quali mezzi
egli vuole. Sapientia aperit os mutorum, et linguas Infantium
facit esse disertas. Che maraviglia dunque se la Sapienza
Infinita, che un tempo tradusse Amos da rozzo Guardiano d'armenti,
che prima era, a profetare al suo Popolo, e perciò il provide
d'una tal eloquenza, qual nelle di lui profezie pondera con suo
stupore Agostino (S. Augustinus De Doc. Christian. L. 4 c.7.)
or la medesima abbia voluto inalzare la penna d'una semplice,
ed ignorante Donnicciuola a questo genere di spirituale eloquenza,
perché gli animi del nostro Secolo corrotto se n'invogliono
maggiormente, e da uno stile sì dilettevole ricevano più
salutari, e profonde le impressioni?
È certo, che Suor Maria Crocifissa fuor de' primi rudimenti
appresi nel Secolo, non si applicò giamai a studio di lettere;
che furono pochissimi i libri spirituali, che lesse; che occupò
tutta la vita sua in contemplare, ed orare; che l'illustrò
con frequentissimi, e sempre costanti esercizj di Virtù
Cristiane; e che dalla lettura degli stessi suoi scritti si ricevono
mirabili commozioni. Or da queste premesse si deduca, chi poté
mai essere l'autore di questa nuova sorte di scrivere.
Soggiungo intorno all'Allegorie, che tutte le sue Visioni, ed
Intelligenze furono a lei communicate nel solo intelletto, né
in sé concepì mai specie proprie materiali, da potersi
con esse dichiarare. Questi favori unicamente intellettuali quanto
più ci assicurano da illusione del nemico, secondo il senso
de' Mistici, tanto più fan conoscere la Serva di Dio in
obligo di ricorrere ad Allegorie, perché fossero capiti
i di lei sentimenti, e fanno altresì ammirare la Divina
Beneficenza nell'avergliele ispirate così opportune al
profitto delle Anime, come tutt'ora si sperimenta.
Con tutto ciò vi si framezzano alcune frasi, che ben si
osservano avere del feminile, e molti termini o presi dal nativo
linguaggio di Sicilia, o tolti dalla Fonte latina, secondo alla
Serva di Dio restavano impressi leggendo nel Breviario. Ho giudicato
lasciar inalterati gli uni, e l'altre, per meglio conoscersi quanto
naturalmente da essa si lasciasse correre la penna. Solamente
in pochi luoghi si è posta una breve nota in margine, ove
si è creduto, che il vocabolo, o la frase potesse patir
pericolo di alcuna oscurità, o d'aliena interpretazione.
Nel rimanente si sono rapportate le di lei parole con tutta fedeltà,
e tolta qualche correzzione o intorno all'Ortografia, ridotta
benché non tanto religiosamente a pulitezza o circa il
significato d'alcuna voce Italiana, da essa veramente inteso,
non vi si è fatta mutazione sostanziale: se bene in molti
luoghi si son levati di mezzo alcuni periodi, con esservisi apposto
il segno, etc. perché si son riputati o non necessarj,
o non a proposito, per mettersi indiscriminatamente sotto l'occhio
di Uomini, e di Donne, di Dotti, e d'Indotti: il che però
ho eseguito senza punto alterarne la sostanza del Contesto, e
la continuazione del senso.
Per distinguersi poi le parole della Serva di Dio da quelle dello
Storico, si sono adoperate le virgolette che le racchiudono, (diverso
stile nella presente trascrizione)e ciò anche connettendole
colla narrativa senz'altro esprimere, ove ho creduto, che i di
lei termini contenessero cosa di speciale, o di più vivo
per la spiegazione.
L'ultimo, e più importante avviso sia questo, che quanto
scrive la stessa Serva del Signore, si legga con animo ben disposto
ad approfittarsene, non con ciglio da mettere tutto alla censura
rigorosamente scolastica. Devono pigliarsi alcune proposizioni
in quel senso, che porta l'uso familiare; e molte Figure le sono
scappate dalla penna secondo il costume del ragionare domestico:
ben si conosce però ciò che vogliano significare,
e supposta questa sicurezza, par che riesca soverchio l'introdurvi
una severa Teologia a farne la Critica de' termini, quando Essa
scrive non come addottrinata nelle scuole, ma per la semplice
sperienza propria. Questo stesso fu avvertito da parecchi gravi
Dottori negli scritti della S. Madre Teresa, e specialmente lo
pondera il P. Francesco Riviera nella Vita della Santa (lib. 4.
c. 6.)
Quanto poi all'Autore se tu sapessi Lettor mio tutte le circostanze
che hanno accompagnato lo scrivere di questa Opera, nulla più
bisognerebbe per onorarlo del tuo compatimento. Credi pure, che
si è composta tumultuario sermone, non maturitate scribentis,
sed dictantis temeritate, come si scusa con S. Agostino S.
Girolamo. L'importanza del Soggetto posta a confronto della mia
insufficienza mi ha tenuto fin dal principio disanimato, temendo
a gran ragione il rimprovero di Seneca, ove dice: Aestimanda
sunt ipsa, quae aggredimur, et vires nostrae cum rebus quas tentaturi
sumus, comparandae. E benché il debito d'ubbidire un
mio Padrone Superiore e Benefattore, che me l'ha imposto, e l'obligo
del mio stato di cooperare secondo la debolezza delle forze col
di lui Pastorale ed Apostolico zelo m'abbian dato vigore di dar
proseguimento, e termine all'impresa, non lascia però di
farmi anche temere della riuscita il detto delle stesso Seneca,
che male respondent ingenia coacta. Per tal riguardo non
posso dar ragione dello stile da me adoperato, che in verità
è corso senza niun altro studio, qual si era prima reso
familiare alla penna: ma forse non si stimerà disadatto,
perché da una parte si accommodi all'intelligenza di Persone
Volgari, e per l'altra non renda deforme la troppa dissomiglianza
l'annessione degli Scritti della Serva di Dio; la cui sublimità
fa dire de' miei ciò che A. Irejo scrisse de' suoi nel
continuare i Commentarj di Cesare: Quos utinam qui legerint,
scire possint, quam invitus susceperim scribendos, quo facilius
caream stultitiae, atque arrogantiae crimine, qui me medium interposuerim
Caesaris (disse egli) Crucifixae (dirò io) scriptis.
Qualunque alla fine sia il riuscimento di questa fatica, io ho
scritto da quel che sono, cioè Uomo da secolo, e dell'infima
plebe degl'ingegni. Tu certamente ne giudicherai da quel che sei.
Iddio ne promuova la sua gloria nell'essere conosciuto, amato,
e servito da quel che è.