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1687 03 28 AMBP ms. 14 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Strano in somma, nostro Signore vuole che V. S. ill.ma si parta da me, onde sono con questa a darle nuovo incomodo per disturbo interno, che mi suggerisce credo il demonio, che non mi lascia godere con serenità come sino adesso ho goduto quella piccola donazione dell’opere mie a V. S. ill.ma, suggerendomi con rimorso che io di questi miseri esercizi, quali non basteranno ad una mosca ne ho fatto cento padroni, per causa che essendomi compromessa ad alcune devote istanze, delle persone notate nell’acclusa nota, mi suggerisce che non poteva derubarle a quelle per darle a V. S. ill/ma, e me ne incarica tale debito che parmi per scontarlo non bastasse l’inferno, che il Purgatorio. Onde io che sono ignorante per scioglierlo, lo rappresento a V. S. ill.ma inviandogli l’acclusa nota, che da più anni sono mi trovo tenendola per aiuto della mia memoria, le quali spirituali promesse essendosi in tanti anni molto avanzate, confesso che mi riescono di qualche fatica di mente, venendomi più facile dare tutto ad uno come ho fatto a V. S. ill.ma, che dividerle in tante.
Onde la prego ad assolverle, già che non sono attaccate ad obbligo veruno, o a confermarle escludendole della sua donazione generale, acciò non sia vero che d’una opera fo cento padroni, quelli però che sono segnati di croce sono in qualche modo obbligate a titolo di gratitudine, avendomi la loro carità fatta più larga promessa, e mi perdoni signor Abate se fino all’ultimo fiato l’arrivo noie, e l’ho adesso per non recarle fastidio di risposta in quell’ultimo punto di sua partenza, come avrebbe stato se di ciò la molestava con l’ultimo Serio, con cui se si segna potrà farmi due parole di risposta sopra questo punto, già che scriverà con esso, e però non s’incomodi di risposta con il presente latore. Mi sono avveduta io, poi di un non dovuto termine fatto a Monsignore nell’ultima mia lettera, nella quale mi alienavo tanto in quei sentimenti, che mi scordai augurargli le prossime feste SS.me, quando egli con tanta cortesia di vero Padre me l’augurò felici, e ne rimasi sì mortificata che non ho avuto animo di rifarle con altra lettera, anche per non infastidirlo. Onde prego V. S. ill.ma a compensare tale atto incivile con il suo mezzo, come sempre ha fatto d’ogni mio errore, e per fine non essendo io valevole ad augurarle a V. S. ill.ma, questa notte antecedente quasi tutta ho speso ai piedi di quel Signore, deposto nel santo Sepolcro che può felicitargliele, a cui indegnamente ho supplicato che gliele dia beate e gloriose nelle sue SS.me Piaghe, e lo farà tutt’oggi la comunità, già che si trova assistente alla devota figura del Crocifisso, che V. S. ill.ma ci favorì, quale questa sera si deporrà di croce, e mi hanno detto alcune che vogliono le sante feste (già che non sono degne di farle) con la sua santa benedizione, ed io parimenti gliela domando, acciò l’abbia devote, perché felici è impossibile meritandole colme d’ogni male, Iddio ne guardi a V. S. ill.ma, alla quale riverisco umilmente con mia madre e sorelle, come parimenti facciamo a Monsignore ll.mo, supplicandolo per fine della santa benedizione. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 28 marzo 1687

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 03 29 AMBP ms. 83 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo Signore.
Resto della sua carità pienamente soddisfatta, circa li due punti di scrivere a V. S. ill.ma e ritiro delle grate, dicendo dell’uno e l’altro fiat voluntas Domini, e quanto mi consola questo, tanto mi affligge la sua contrarietà [ac]cennata da quel prete, benché stimo nostro Signore l’abbia permesso non solo per l’ultima scossa di questa sua partenza, ma per una buona provisione d’essa, poiché parmi meglio caricaggio V. S. ill.ma non avesse inviato a Roma che l’atto caritativo fatto a quella femmina, madre del contraddittore, le di cui minacce saranno più pigre di questo merito, il quale è già arrivato al cielo e quelli non arriveranno a Roma.
Lodiamo Dio signor Abate, che di selci sì dure quali sono l’anime nostre cava acqua salutifera di atti sì buoni per lavacro dei nostri peccati, io resto edificata di tanto suo ottimo sentimento e conosco che de sursum est, non parta però con questa amarezza nel cuore che confermerà l’intrinseca la stima che sento, parendomi in ogni modo ch’egli vada afflittissimo, e mi contenterei che fosse mia apprensione o pure del demonio purché non fosse vero, patendola senza suo danno solo per mio patibolo, ma sia come si voglia: Deus noster refugium et virtus, e lo sarà suo e mio come è di tutto il mondo, tra il quale io tali angustie mai credetti quale Dio sa dare, benché li miei sono tali che non scontano uno zero dei miei peccati, questi io li rappresento per ultimo ricordo, acciò mi odia nell’atto e mi giova nel perdono, che se Dio me lo da per suo mezzo, io resterò doppiamente sua.

serva e suddita indegna
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Signor Abate, almeno per ultimo scoprimento di qualche mio pensiero, la prego a lasciarmi in grazia della signora D. Antonia, della quale alle volte ne dubito, altre la spero, e mai me ne certifico.

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1687 03 30 AMBP ms. 84 / 87 autog.

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo Signore.
Considerando la lettera di Monsignore che mi ordina di ricevere e rispondere alle lettere di V. S. ill.ma, dopo la sua partenza mi viene dubbio se pure s’intende di avere a rispondere solamente, non dico questo perché intendessi darle tale fastidio, ma chi sa qualche volta mi succedesse.
Onde mi fa grazia dichiararmi il tutto da per se stesso senza infastidire Monsignore con queste mie prolisse molestie, perché mi basta il solo comando di V. S. ill.ma, alla quale supplico di più (se comanda) che prima di partirsi come di moto proprio raccomandi il mio ritiro dalle grate al suddetto ll.mo Signore, perché vedo molte persone parate per ottenere il contrario; aspettando che si parta V. S. ill.ma come se egli fosse il (...) del mondo, mentre in ciò (come dicono) fuori di lui veruno altro temono, e dico di moto proprio acciò che gustando altrimenti Monsignore, non vada con riserva in comandarmelo per questa mia supplica, il che mi sarebbe di sommo dispiacere non avendo io altro gusto che il suo, e sia alle grate o alla cella, e tutto ciò rimetto alla prudenza di V. S. ill.ma, la quale se si degna di rispondere al primo punto potrà fare la carità nell’ultimo avviso, o come comanda, con che la riverisco e domando la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 30 marzo 1687

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 03 31 AMBP ms. 85 / 87 autog.

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo Signore.
Invio le due crocette [che] mi comandò V. S. ill.ma, e l’ho fatto quietamente per l’assenza del nemico, solo [che] mentre le stava spedendo mi s’involano fino al giardino, e con un impeto sì grande che ne meno le vidi volare, e fu bisogno andare io stessa al giardino con mia mortificazione, essendo cosa mai successa alle ritirate uscire di cella, e pure fu bisogno farlo essendo cosa che non poteva confidare ad altro, e toltone questo l’ho fatto con facilità ordinaria perché l’altre volte ho risudato, e con quel disturbo che: libera nos Domine. Il punto della visita sta spiegato in due carte, uno è ristretto, l’altro è un poco più diffuso che viene diretto a V. S. ill.ma, perché quando si tratta di dare disgusto a Monsignore, io valde timeo, e in questo non sono sicura del suo gusto; io non dimeno ciecamente le trasmetto alla sua prudenza, se stima darle ambedue uno o niente, faccia come comanda.
Il nostro servente viene con pretesto di portare alcune cosette a suor Geronima, dalla quale V. S. ill.ma riceverà le nostre lettere, ove, straccerà alla sola lettura non che alle risposte; onde lo trattenga a suo agio quanto vuole, o pure lo rimandi senza risposte, perché egli non è venuto per altro che per il suo comando, ove sta tutta la nostra consolazione, con che riverendola umilmente resto.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 31 marzo 1687

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Dubitando se le parole del suggello nell’altra mia [ac]cennata eccedessero la grandezza d’esso, ne volli fare l’esperienza in questa forma acclusa, della quale può venire anche più piccolo delineando più sottile della penna il metallo, e vi sta bene il nome di Gesù in fronte, per essere indivisibile della sua SS.ma Madre.

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1687 04 03 AMBP ms. 15 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Ecco già giunta l’ora, e a me l’ultima sua carta in cui: ilarem datorem diligit Deus, ed io mi consumerei in contento per assecondare questo cenno divino, ma se egli fu sempre sì benigno e pietoso, stimo non voglia indignarsi del nostro errore umano, avendo detto con esso anche il suo SS.mo figliolo spiritus quidem promptus est, caro autem infirma, fiat voluntas tua, ed io che sono non di fortezza uguale anzi la fiacchezza stessa in ciò vado sì pigra che è passata Pasqua, e ancora mi trattengo in questo orto d’olive, guardando da lungi quell’altro ove cercando il suo Signore, l’altra Maria come me peccatrice, egli nel farsi vedere da transito noli me tangere in un baleno le dice, volendo con ciò infierire la brevità dei contenti, benché spirituali e la perduranza delle pene, mentre in un baleno lo gode e tutta la vita lo piange potendo in essa dire: at lacrimis mea vita viret. Ah! gran dispaccio, e chi si trattenesse in un mondo tale, in cui se li santi deplorano li peccatori, proclamano: ingemiscimus, et gravati sumus.
Alzi dunque signor Abate il passo fuori d’esso, e con questo estrinseco trasporto dica a Dio tutto il male, incamminandosi nel bene questo sia che lo meni, questi lavacri, egli l’arrivi, prima di che senta per carità il mio ultimo dovere, con che dovendo per ogni ragione ringraziarla umilmente di tanto bene ricevuto, e cordialmente dolermi di tanto male ridonato, mi sono sempre sospesa patendo qualche senso in questa funzione finale. Ma adesso che sono arrivata all’estremo confesso per non restare ingrata, già che le sono stata grandissima, che essendo io stata il vero deposito della sua carità, resto sì ripiena d’essa, che non solo mi vedo soprabbondata nell’anima di tanti degni aiuti e applicati sacrifici, ma santificata nella cella, ove, adorando per le mani di V. S. ill.ma più SS.me figure e reliquiari tutti, secondo il mio cuore parmi mi dichiarassero il suo santo fine in darmele, dicendomi benché insensibile: ut sit sancta corpore et spiritu dovendo io essere tale per li suoi tanti benefizi spirituali e materiali.
Di che io resto sì confusa che anche nell’atto di riceverle non ho ardito parola, e come in eccesso tacqui quando mi favorì delle stimatissime sottoscrizioni e reliquie della mia santa Teresa, così adesso mi taccio in queste ultime di S. Francesco Saverio, S. Rosalia e devotissima medaglia, poiché essendo sopra tutte accettissime, non solo alla mia devozione ma anche al mio genio, il sommo godimento mi confonde lo spirito. Parli però per me quel vero remuneratore dei poveri che avendo detto: quamdiu fecistis uni ex his fratribus meis minimis, mihi fecistis, si incarica sopra lui l’obbligo di tanti miei benefici, e lo replica infallibile essendo io non solo la minima delle sue creature, ma l’infima serva di V. S. ill.ma, e come tale non essendo pur sazia di tanta sua carità gliene domando di più nel vero perdono, che umilmente le domando avendola sempre più faticato che obbedito, e lo fo con quell’intimo senso che solo è palese a Dio, che sa con che mescolanza meno questo inchiostro.
Ah! Sig. Abate: delitta inventutis mec ne memineris la prego, e intendo dire dei miei imperfetti principi, che per essere tali Dio li precorse con l’immaturo fine, in cui già arrivata, ripiglio altro sentiero non più verso costì, ma del mondo al Paradiso, verso la quale: Dominum sumus in corpore peregrinamur ad Dominum, ed o arrivassi io prima alla patria, che V. S. ill.ma a Roma; onde se nella sua assenza così mi favorisce la morte, per sempre mi benedica e a Dio mi lasci.
Riverisco umilmente Monsignore, a cui prontamente scriverò dopo la sua partenza, come avevo determinato da me stessa, e non so se è stato mio attrevimento o atto del mio riverente affetto, l’abitino che per esso a V. S. ill.ma invio, poiché avendo qualche tempo che non se l’innova giudico averne mancanza, e l’ho spedito con straordinaria fretta non volendo presumere di me stessa ma per le mani di V. S. ill.ma, alla quale pure rimetto le coronette [che] mi comanda; anzi che essendo stata dopo conchiusa questa lettera ai piedi della mia Colomba Rosata per invocarla in suo e mio soccorso, mi intesi ispirata ad inviarle la coronetta che lei tiene nelle mani (quale vedrà tra gli altre con qualche accezione); acciò l’abbia come indissolubile catena che seco eternamente l’annodi, nella quale anche io concatenata mi associo, non come fregiata da quella, ma da incatenata schiava non solo della nostra Regina, ma umilissima di V. S. ill.ma, alla quale riverisco e alli suoi piedi lascio. P. S. L’ordini di V. S. ill.ma circa li miei obblighi obbedirò per sempre, effettuando parimenti quelli del Padre Attardo, di cui sono accluse che per le sue mani invio. Rimetto la scatolina e lettera a V. S. ill.ma per mio fratello, e la prego a benedire le cosette che per esso si inviano, mi fa grazia salutarmelo caramente dimostrandogli il desiderio che ho di rivederlo.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 3 aprile 1687

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 04 08 AMBP ms. 18 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signor Padrone osserv.mo.
Aspri rigiri, anzi prolissi tormenti sono questi della sua sensibilissima partenza, ma se tanto infierisce il senso la dipartenza dell’umana congiunzione, quale dovrà essere quella che ci disgiunge del divino volere, in unione di cui si deve prontamente intraprendere ogni altra separazione.
Ah! Signor Abate senta la voce che tutt’oggi ha inteso il mio cuore, (ciò che perder non poi, solo devi amare) a cui quasi ecco di contento risponde il nostro affetto: quis ergo nos separabit a charitate Christi? Tribulatio? An angustie? An fames? etc., nei quali essendo V. S. ill.ma goda che li presenti dislacci in solo Cristo l’annodano, che poi siano tenaci, anzi prolissi e mortali, non è meraviglia; mentre doppiamente l’astringe la natura in questo groppo finale, ed io che il percipo fino all’indissolubile esclamo ai piedi di quella Regina, che solve li ligati, solve vincla reis, solve vincla reis, e già che in questo moto il cuore di V. S. ill.ma: emotum est cor de loco suo, non l’assieda più in altro che nello stabilimento eterno, al motore di cui pari voce gridiamo: solve illud a seipso et liga ipsum in te insolubili nexu, e spero della sua pietà non solo nodo infinito nel ricettacolo eterno, ma anche scioglimento fra breve per la sua partenza a salvamento.
In tanto, anche il gran senso di non volerla ne desia il fine, poiché non è soffribile quella medicina che a stilla a stilla si beve, onde anche a chi non la vuole cento anni le pare; la proroga però è stata singolare grazia di Dio, perché dovendogli succedere questo accidente è stato di suo vantaggio patirlo in casa propria, oltre che il tempo ancora non è fermato, anzi sta in qualche intemperia, come si suppone non sarà dopo mezzo Aprile; ma io dico che in parte ne fu causa la pietà di nostra Signora per non darmi tanta pena, quale grandissima intesi quando mi ricordai che non aveva per suo mezzo mandato a salutare la nostra Nunziatella di Polizzi, origine e causa di ogni nostro bene. Onde con ogni vivo affetto ne supplico V. S. ill.ma, acciò che trasporti e lascio ai suoi piedi il mio incatenato cuore, dopo la quale riverisco la signora sua zia offrendomi sua serva, ed essendolo come devo di V. S. ill.ma non posso negare il mio vivo sentimento, scorgendolo non solo infermo di corpo, ma oppresso nell’animo.
Signor Abate, quid est hoc? non è ancora partito che si mostra stracco, si cum peditibus currens laborasti quomodo contendere poteris cum equis, se qualche turma di uguale forza come sono li propri lottatori lo dibattono, come farà se l’occorrono li diabolici o divini a se superiori, ampli di grazia il coraggio e dica a fronte di tutte: omnia possum in eo qui me confortat, la di cui virtù ammiri adesso in me, che essendo tutta immersa in una simile sensibilità mi dà tanta fortezza d’opporla con tali parole, e spero che V. S. ill.ma talmente le ridurrà in effetti, che io resterò inanimata dalle sue orazioni, lo faccia per amor di Dio, acciò sia vero che: alter alterius onera portate, di cui tutte pesose presso quello di Gesù Cristo c’incamminiamo, dietro il quale faticato cammino io più stracca che giunta riverendola respiro, ohimè signor Abate, mi raccomandi a Dio e mi benedica. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 8 aprile

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Mia madre e sorelle riveriscono e ringraziano V. S. ill.ma, e suor Maria Serafica che mai si contrista di niente, m’incontrò tutta gioliva con le sue lettere dicendomi: resurrexi a mortui, alleluia; non è partito il signor Abate come ci credevamo, ma a me non fece un somigliante affetto pensando alla penuria dei giorni passati, e già che nostro Signore li vuole prolissare sino alli 16, sia egli benedetto e la sua SS.ma Madre. Ricevo la lettera del Padre Attardo, a cui riverisco e domando la santa benedizione. Con l’ultimo Serio ci farà grazia avvisarci se oltre alla flussione e infermità solite ne patisce altre sopragiunte, le grazie che V. S. ill.ma fa a mio fratello, lo ridurranno alla fine per la sua quantità bordonaro di gran porto; basta quanto sin adesso l’abbiamo infastidito, che assai più gran carico ci lascia per l’obbligazione dell’inviato scatolino.

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1687 04 08 AMBP ms. 19 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Si degni la carità di V. S. ill.ma gradire cosa, che io non ebbi ardire in darla, ma sì come il signor Abate ne fu benigno medio, così il suo merito e non l’opera mia prevalse per tanto gradirla.
Onde io restando all’uno e l’altro obbligatissima mi stabilirò, benché miserabile, ai piedi del Signore e sua SS.ma Madre per il bene d’ambedue, acciò li conforti e feliciti in questa loro separazione, e vorrei non si stimasse tale già che vivendo uniti in quel Dio: in quo vivimus movemur et sumus non si patisce in esso disgiunzione.
ll.mo mio Signore che distanza si può dare di quattro passi fra il mondo, quando esso è sì piccolo nella destra di quel Dio che: coelos palmos ponderavit, qui se consideriamo tutto il creato bisogna [che] si rannicchi l’uomo tanto va stretto nell’antro mondano; qui in questa infinita destra in cui: svet omnes fines terre V. S. ill.ma conchiude quella di Roma, in cui godrà in una medesima fissura quella di Girgenti, ed oh! stadio brevissimo conchiudere un mondo nella forame di un chiodo.
Signore io non ho altro modo, né meglio me lo dà il medesimo Dio per appressarmi, non che distarmi della protezione di quello, la di cui infermità benché mi pesa sino all’anima, godo però che sia successa in tempo che non la poté peggiorare per via, l’occulti poi giudizi di Dio sanno meglio noi dirigere, che noi non sappiamo desiderare che se di tale scorta il signor Abate si indirizza, felice partenza, e spero meglio arrivo per il che non solo io che sono la più indegna e interessata sua serva, ma tutto questo suo minimo Monastero incessantemente ora, e lo farà sempre non solo fino all’arrivo, ma dopo il suo ritorno.
In tanto rallegrandomi del grazioso crescimento del mio Decuzzo, e devota inclinazione del mio Cicuzzo, prego Dio che faccia compitamente contento V. S. ill.ma dell’uno e l’altro, e mia madre e sorelle che di tanto si rallegrano, la riveriscono umilmente come fanno a tutti [gli] altri signori, domandandogli io con esse la santa benedizione. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 8 aprile

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 04 11 AMBP ms. 20 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
La venuta costì di persona sicura, condiscende al mio desiderio di sapere qualche notizia della sua salute, giacché procurandola per altra via per non infastidire V. S. ill.ma non ne sono stata sicura; e spero sentirla ottimamente riavuta, mentre tanto mi prometto della divina pietà e intercessione della nostra protettrice Regina, a chi continuamente si invoca in questo suo Monastero per tale desiderato intento. E mi perdoni se io così sovente la molesto, perché non è pensiero da poco vederlo in questo tempo malsano, quando lo dovrebbe essere perfettamente per la sovrastante partenza. Onde la prego, a non incomodarsi di risposta per lettera, bastando per il latore di questa partecipazione a bocca qualche notizia, e l’attendono con pari desiderio mia madre, suor Maria Serafica e sorelle, che supplicandola di tanto, li fanno con Monsignore ll.mo devota riverenza, e a me compatisca e benedica.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 11 aprile

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 04 15 AMBP ms. 21 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
E’ tempo ormai di dire a Dio [e] a tutti li nostri voleri, con cui parta felice anche V. S. ill.ma, istradandosi fuori d’essi nel divino volere; porta sì ampia, semita si decora, che retto tramite conduce alla divina, lucerna (io sento dirmi) lucerna pedibus meis Verbum tuum et lumen semitis meis, né altra scorta si porta in tutte le vie e sentieri, che l’umile Verbo incarnato nell’utero sacrosanto della Vergine benedetta, con cui faccia fronte all’inferno non che a scrabosi cammini, lieta voce però, sarà serena divina quella che sull’onde dirà: si ambulavero in medio umbra mortis non timebo mala quoniam tu mecum es ed oh! chi dunque non si slancerebbe tra mille procelle ed onde, dietro sì bella guida e scorta amena? V. S. ill.ma già ne sta alla sorte, né può dir di meglio che le braccia di Maria, questi li remi che la distinguono d’ogni infido scoglio, ed io che sto su l’arene di ogni misero arresto, saluto da lontano questa stella del mare, né mai cesserò invocarla propizia per la sua persona finché giunga e ritorna. In tanto perché temo non si parta con qualche interna mestizia, le soggiungo in nome di quella: quid habes N. ego sum mater tua noli metuere, che se simili parole ravvivarono la vita di una languida Ester, che saranno in bocca di una celeste Regina ad una creatura, mille cuori io sento, e mille voli farei; tanto animo vedo signor Abate, meglio navicella non vi è per portarlo a Roma, che quella portò dal cielo al mondo il gran Messia, ella è capace, sperimentata, e sicura: quia quem coeli capere non poterunt tuo gremio contulisti.
Di che è tanto il giubilo che sento che solo l’arresto mi accora, cur (dunque madre) me desolatas reliquis nel nido sempre delle mie catene, e mi sospendo qui per non interrompere li suoi voli, quali Dio feliciti non solo fino a Roma, ma nel porto sicuro del suo divino volere, in cui umilmente la riveriscono mia madre, suor Maria Serafica, sorelle e tutto il Monastero; ed io tra esse la più indegna di servirla, mi istrado presso lui tra l’umile seguito delle mie orazioni, con le quali inseparabilmente mi resto domandandogli per fine la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 15 aprile

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Dio mi mandi fortuna di potere avere sicurtà della sua partenza, dopo essere effettuata, acciò possa scrivere a Monsignore (al quale umilmente riverisco).
Oggi 15 del corrente dovendo scrivere al Padre Attardo, la spedizione del corriere non mi dà tempo, onde stimo non essere bisogno, bastando per essa questa di V. S. ill.ma.

Indice delle lettere

 

1687 04 16 AMBP ms. 22 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Li vivi e tenaci sensi, che giustamente lasciò il signor Abate, prego Dio li permuti in veri contenti, come spero in questa ora saranno nella rara prudenza di V. S. ill.ma, alla quale non bisognò altro per restare soddisfatta, che il beneplacito divino sopra questo negozio, poiché l’averlo con tanti stimoli promosso, anzi sollecitato è stato più che chiaro segno del suo voler divino; in cui se godono tutti li beati, dobbiamo ancor noi dire fiat, fiat con pari esaltazione, oltre che anche il fine umano a gran segno lo persuade, come il glorioso S. Agostino, questa mattina, mi fece sentire in un verso pigliato a sorte a questa intenzione, dicendo: patere quod non vis ut assequaris quod vis, ed io osservo gran cose sopra il signor Abate, facendomi nostro Signore e sua benedetta Madre intendere anche per lezione sortite, cose d’ammirazione.
Questi due giorni però (da che l’ultima volta le scrissi) ne sono state segnalate, poiché dovunque mi giro mi abbatto in materie adeguatissime ad esso, e tutto ciò ricevo di quella crocifissa mano, che nel chiudersi nell’umano così si slarga nel divino, sotto la cui sacra corrente di sanguinose gocce, si astergono li nostri purtroppo scurrili ed amare; anzi essendo egli quella fonte che: in stillicidis eius laetabitur germinans, li nostri vegetativi non già, ma ragionevoli si debbono pure rinverdire di viridissime speranze, sperando non solo eterni contenti del signor Abate, ma suoi futuri e pienissimi raccolti, che se la vite non piange nella putazione, nella vendemmia non gronderà dell’uve. Ecco dunque ll.mo signore tempus putationis advenit, nella quale non deve temere il taglio di questo suo tralcio carissimo, per la speranza del frutto autunnale, per il che spero starà parata la pietà divina, e quella materna della sua benedetta Madre, come assiduamente ne sta supplicante tutto questo suo Monastero, e con sentimento tale che par per noi mentisca quel proverbio: quod oculos non videt cor non dolet.
Poiché il dire (chi sa come partì Monsignore come restò) ci fa doppiamente risentire, perdendo col signor Abate anche la notizia di V. S. ill.ma, l’arida però e solitaria vita che osservo nel Crocifisso, da detto signore lasciatomi, fa che io non ricusi la presente, anzi gliela domando peggiore, così mi persuade l’urgenza, così mi stimola la sacra solitaria S. Rosalia; in cui benché il signor Abate non mi parla, l’intendo però nello rappresentatami idea, per la quale io irromitandomi il cuore nella sacrata caverna del mio Crocifisso, colà per mia compagna mentalmente condurrò questa devota immaginetta, ed è venuta seria non solo per indurmi a quello [che] dico, ma per mostrarmi l’eccessi vivi della carità del donatore.
Mentre mi favorisce tale segno per assenza e per presenza io la ricevo da lui e ne ringrazio V. S. ill.ma, restando obbligatissima alla carità d’ambedue, per effetto della quale parimenti riconosco il presente Serio, e la sicurtà della partenza del signor Abate, mentre ne stava con dubbioso pensiero.
Nostro Signore che tanta carità l’ispira in consolazione di questa sua miserabile serva, sarà di tanto largo remuneratore, ai piedi di cui gradevole dal tutto eseguirò tutti l’ordini di V. S. ill.ma, non solo in materie di scrivere come distintamente mi comanda, ma prontamente nelle mie indegne orazioni, e lo farà con ogni caldezza tutto il Monastero, e precisamente mia madre, suor Maria Serafica e sorelle, che amareggiate e contente per la suddetta partenza, e buon seguito si spera.
Riveriscono umilmente V. S. ill.ma, tutti [gli] altri signori e figlioletti, ai quali pur io riverendo saluto cordialmente il mio Cicuzzo, e due volte al mio Decuzzo, soddisfacendone una per il signor Abate, che so con quale sentimento l’abbia lasciato, e per fine mi perdoni di tanta lunghezza, che la contingenza presente me la rende permissiva, con che umilmente prostrata le domando la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma,

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Palma a di 16 aprile.
P. S. Se mi fa grazia riverisco per suo mezzo il signor Abate, fin dove con lettere lo potrà arrivare.

Indice delle lettere

 

1687 04 20 AMBP ms. 23 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Ricevo dalla pietà di Dio e somma cortesia di V. S. ill.ma l’avviso desiderato del suo già tranquillizzato sentimento, e felice viaggio del signor Abate sino a Cammarata, che sono stati sì come due caparre di più favorevoli progressi, così all’anima mia di grandissima consolazione; e ne darò grazie infinite al datore di tanto bene, e sua benedetta Madre, pregandoli unitamente per l’ultimo loro felice conseguimento spirituale e temporale, e spero per tanti buoni indizi che egli dirà in questa opera: ego incipiam et completo, essendone fabbro, materia e strumento, ne richiede con tutto ciò quasi piccola sua paga il nostro virtuoso intervento, richiedendolo a chi d’un modo, a chi d’un altro. Io so quale voglia da me, e lo so tanto a sufficienza che anche il senso non me lo fa ignorare, so parimenti quello di V. S. ill.ma essendo non solo la prontezza della sua ultima volontà con la divina, ma la qualità di quel datore che: ilarem diligit Deus, dandogli la privazione del signor Abate con ilarità finché egli altrimenti dispone, cosa sì dovutagli, che se li deve non solo per il centuplicato guiderdone, ma per ogni piccolo bene essendo sempre grandissimo, quando è delle sue mani.
Di che io resto contentissima, sapendo la magnanimità di V. S. ill.ma, e la centuplicata corrispondenza di chi la riceve, ai piedi di chi non solo a tal fine è stabilita questa sua indegna oratrice ma tutto il Monastero, in cui per ordine di suor Maria Serafica (avendogli io riferito l’ordine di V. S. ill.ma) è stata ordinata un’orazione assidua, quale si continua con tale veemenza che posso dirla più che umana, stimolo io credo dica con tante ottime circostanze questa materia incammina.
Io poi confesso qualche mia incapacità della materia, V. S. ill.ma mi significa in ordine alla mia comunicazione, avendo appreso qualche varietà di quello [che] mi ordinò di presenza il signor Abate, adesso però per la favorita sua resto lucidata; e se non erro così l’intendo, cioè che occorrendomi materia di conferire lo faccia col Padre Attardo, senza esservi tempo prefisso, che è quello a me più piace per non infastidire così prefissamente il Padre senza urgente occasione, dovendo di più di tempo in tempo riverire con mie lettere V. S. ill.ma, senz’altro motivo che quello rappresenterà l’occorrenza, come facevo prima, che mi fosse ingiunta questa nuova direzione.
Tanto parmi mi esplicasse l’ultimo suo comando, del resto se ne meno l’intendo m’illucidi e compatisca con la sua prudenza, assicurandosi che d’ogni modo che mi ordinerà resterò contentissima.
Mi rallegro poi e sommamente gradisco, che il signor Abate abbia dato occasione al nostro Giuliuzzo, suo servo di riverirlo per strada, e vedo in somma che egli in ogni luogo e tempo ci ha voluto lasciare confuse delle sue grazie, lastricandone per l’abbondanza anche la via, per dove non potendolo io seguire con pari passo di corrispondenza inabile, mi resto supplicandogliela ai piedi del Signore, ove, anche mia madre e sorelle, obbligatissime la ringraziano, riverendola come io fo per mezzo di V. S. ill.ma, alla quale umilmente riverendo con tutti [gli] altri signori e carissimi figlioletti, le domandiamo unitamente la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 20 aprile

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

 

1687 04 30 AMBP ms. 24 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Oggi mercoledì, giorno dedicato a nostra Signora, dopo la santa comunione offerta benché indegnamente per V. S. ill.ma, mi capita per mezzo di Monsignore ll.mo la sua favorita, con l’avviso del suo felice arrivo in Palermo, né si poté aspettare altrimenti mentre fu diretto della pietosa mano della SS.ma Vergine, in cui vivamente confido che sarà per sortire il resto più prosperamente, che se lei ci fa grazia di parteciparne la notizia, dell’imbarco si disporrà l’orazione circolare tra le sorelle deputandone una per giorno, acciò ritirata ed assidua ai piedi di nostro Signore e sua benedetta Madre implori la felicità di tale viaggio, accompagnando V. S. ill.ma con l’aura devota della santa orazione, tra le quali io temo assieparmi, acciocché per le mie indegnissime non sollevi qualche gran tempesta, costringendomi con Giona al precipitoso reietto di qualche gran sciagura.
Onde per evitare tanto danno la seguirò sott’onde immergendomi in quelle vermiglie del sangue del Signore, acciò quivi sostenga col legno della sua barca il duro della mia croce, giacché: nemo potest transire mare huius seculi nisi cruce Christi portatus, qui monti sicuro V. S. ill.ma, qui pure l’anima mia, né tema in essa li crudi sensi che significa, poiché: qui tenuerit eam beatus; nella quale beatitudine vada sicuro, che tutte per esso stiamo implorando la misericordia di Dio, non solo per la sua persona ma per quella stimatissima di Monsignore ll.mo, pregandolo incessantemente la voglia conservare fin dopo il suo ritorno per lunghissima dimora, per il quale intento mi trovo offerti a Dio tutti li miei giorni, già che in me sono perdute per una vita sì mala, mi dice poi che assiste a Monsignore con mie lettere, quando io lo farei col sangue per la sola mia brama, ma, essendone indegna non presumerò di farlo che quando mi comanda, e lo farò parimenti con V. S. ill.ma, del modo che posso come adesso sto facendo.
Della mia quiete e guida (di che mi domanda) posso dire che vado bene, mentre in ogni modo sono come vuole il Signore della seconda però non posso darle notizia, mentre da che egli si partì non ho avuto occasione, so però che per se stessa è ottima, ma la mia seccaggine la renderà oziosa e mi prevarrò da essa secondo l’ordine di Monsignore ll.mo, sotto la cui caritatevole protezione riverisco V. S. ill.ma, come fanno mia madre e sorelle, e precisamente suor Maria Serafica con cui io umilmente le domando la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 30 aprile

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 05 07 AMBP ms. 25 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Mai più che adesso mentisco per una eternità il demonio, mentre tutta questa mattina e parte di ieri ancora in desuazione del bene promesso a V. S. ill.ma, altro rappresentativo non mi ha insinuato, che l’estinta già sua carità sopra l’anima mia oblivionata pure per me nel santo sacrificio, nell’essere di che per opera di chi: vere pius vere misericors est. Mi capita la benignissima sua carità con l’indole stesse della sua primiera carità, quale io ho rivertito con mille mentite all’avversario, e più lode al Creatore dicendogli: tu Domine nominem deseris nisi prius te deserat simulacro, di cui desidero la carità di V. S. ill.ma, mentre non saranno mai per fallire li tenaci nodi della santa obbedienza; questi legano me nella carità di Dio, questi pure V. S. ill.ma nel suo divino volere, in esecuzione del quale abbia pazienza nella dimora di Palermo (se pure questa glielo trova), che sì come ogni nostro respiro è numerato nella grazia della conservazione per nostro beneficio, così ognuno di quelli si deve in olocausto a Dio per dovuto gradimento.
V. S. ill.ma è infastidito (io ben lo conosco) per la stanza di Palermo e dimora del naviglio, ma dell’uno e l’altro ne sa il momento Dio, pigli tutto di sua mano che feliciterà il tutto della poppa e prora, né si scontenti del tempo perduto che quello Dio l’ha impedito per lui sarebbe stato infausto, e bene però che indaghi l’imbarco per la diligenza umana, che tenendo in ciò diretto il fine a Dio, egli l’indirizzerà per la divina. Il senso che V. S. ill.ma mi significa, della lontananza di Monsignore ll.mo, non bisogna dire altro che lo suppongo di vantaggio, e mi arriva la vigilia dell’Ascensione di nostro Signore al cielo, quando egli si separa dai suoi Apostoli discepoli e Madre, che fu la divisione più crudele, non dimeno: tempus est ut revertar ad eum qui me misit e si ricordi di quanto tempo prima glie l’insinuavo per suo utile proprio, replicandole adesso si non abiero, Paraclitus non veniet, sperandolo noi sì diffuso sopra la sua persona, che si possa dire universale e non privato, che se adesso lo priva di persona che tanto ama saranno benedette le pene per quando le giova.
V. S. ill.ma offra alla divisione della suddetta Madre SS.ma, questo che l’angustia l’anima, e prendo la medesima che è per lui l’unica sua gloria; io la riverisco ai suoi piedi, come fanno mia madre e sorelle e tutta la comunità, con cui staremo tutte in duro mortorio finché duri il suo navigio, e mia madre mi fa ridere stando sempre all’osservazione dei venti, quando V. S. ill.ma ancora sta lontano di mare, lei precisamente la riverisce, ed io le domando la benedizione. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 7 maggio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 05 11 AMBP ms. 26 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo,
Stimo tanto la dovuta riverenza a V. S. ill.ma, che nonostante il mio rigoroso ritiro per l’aspettazione dello Spirito Santo, voglio con questa riverirla con la presente occasione, includendo atto sì buono nel numero dei miei migliori esercizi, quali tutti proseguo benché indegnamente per la sua buona salute spirituale e temporale, e felice stato e viaggio del signor Abate come fa tutta questa sua minima adunanza, che assieme con me la riverisce e domanda la santa benedizione. Restavo però io mortificatissima appresso V. S. ill.ma, avendomi scordato nell’ultima mia di risponderle sopra il particolare della mia comunicazione col Padre Attardo, a cui avendo spiegato il tutto per la prima e seconda lettera, (che stimo in questo punto li sia capitata la prima smarrita) mi rimetto alle medesime, per non replicare a V. S. ill.ma le medesime noie, e prego Dio Signore nostro come tutt’oggi con lacrime ho fatto che mi dia grazia di svellere questa gran croce dal mondo, già che lo sono a tante e se possibile fosse: in ignem mittetur ripiantandola con la morte in quello del santo Purgatorio.
In tanto continuando pure le medesime orazioni per chi in tale cultura ha da risudare, come il signor Abate già stracco partì, resto maggiormente per esso supplichevole ai piedi del Signore, ove, riverendola umilmente assieme con tutti signori e figlioletti, come fanno mia madre e sorelle, le domando con esse la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 11 maggio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 05 12 AMBP ms. 27 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo signore Padrone osserv.mo.
Ricevo la favorita sua carta, per mano del nostro ll.mo Monsignore, da cui largamente intendo l’aere intriso del nostro comune avversario, e dico aere riconoscendolo senza dipendenza e senza fondamento, non avendo la prima da Dio fuor che permissiva come l’ha in ogni male, ne il secondo nella verità essendo là per tutto un fantastico intrico del padre della bugia, cui commorando nella mezz’aera [……] di sacro vento, spirato favorevole della pietà divina lo menerà in fallo, sfabbricandogli l’intrico e suo perverso intento.
Con che in ogni modo egli vuol seguir la pica vendicandosi con V. S. ill.ma, di tutto ciò [che] le dispiacque per la fondazione, [che] sa nella Diocesi di Siracusa, verso cui non potendo tirar altro attrae la persona sua per graffi di contraddizione, ed è una gran tenacia di questa fiera bestia, che non solvendo mai li pensieri, lega eterne le sue vendette con li suoi contraddittori, maggior gloria però non può acquistar un’anima che l’essere nemica di chi lo è del suo fattore contrassegnandosi con ciò la sua divina amicizia, in cui giubili V. S. ill.ma e dica con quelle altre invittissime: parati sumus mori magis quam Dei leges prevaricari, offrendo già ella morte corporale che per gloria di Dio prego l’abbia lunghissima, ma a quella prolissa e più fruttuosa e santa di una necessaria mortificazione, già che per tante contrarietà la tiene necessaria, e ciò per non prevaricare li cenni significati del divino volere, tenendogli qual involabile legge impressa nel suo cuore, e si ricordi che io più giorni prima di questo suo sinistro avvento lo provvide di sicurissimo imbarco, dicendogli per solcarlo da quello: nemo potest transire mare huius seculi nisi cruce Christi portatus.
Ecco dunque nostro Signore, prima dell’imbarco materiale, lo provvide di quello medesimo che menò la sua umanità SS.ma dal mondo al Paradiso; V. S. ill.ma si lasci guidare da pilota sì santo, e vela sì propizia, qual’è il manto benedetto della sua SS.ma Madre, che ogni altra occorrenza le sarà propizia.
Io desidero di che oggi 12 del corrente, in cui forse sortirà il principio della sua navigazione, si principia l’orazione comune, come per altra mia le significavo, acciò quella sacra nuvoletta dell’ostia sacrosanta da noi a tal fine in questa mattina ricevuta, l’influisca quella grazia atta e propizia alla sua condotta; in cui sotto la direzione della nostra gran Madre, io invio con suoi spiracoli quella aura che adesso di questi miei sospiri s’involino li nemici dal suo mare, e le loro turbolenze dal mio cuore, con che la riverisco umilmente, come fanno mia madre e sorelle, pregandola a non privarne dell’avviso dell’arrivo, che aspettiamo felicissimo e domandandogli in tanto la santa benedizione, resto.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 12 maggio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 05 13 AMBP ms. 28 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Il medesimo giorno che inviavo una mia a V. S. ill.ma, data alli 11 del corrente, ricevei la riveritissima sua con il pienissimo racconto dell’imbarazzo accaduto al signor Abate in Palermo, e parmi sia stato un turbine violento, che apparendo d’orrore si risolvé dopo in pioggia salutare, che tale io aspetto la grazia di Dio sopra li sustinenti, di questa contraddizione potendo in ciò veramente dire il signor Abate: Dominus mihi adiutor non timebo quid faciat mihi homo.
E a dire il vero corre sì bene la corrente di Dio sopra il detto signore, che anche le contro dicenze la dichiarano tale, né so io dire quanto Dio ne cava bene tenendo egli non so che di atto superiore verso li suoi contraddittori, cosa sì grata a Dio che non permetterà giammai essere egli nocumento di quelli V. S. ill.ma.
Dunque per veruno modo si contristi, che estrattone Dio questa sostanza il resto resterà per baie di fanciulli; io di pari sentimento scrivo a lui come nell’acclusa sua V. S. ill.ma vedrà, e dico a tutti: in Deo meo trangrediar murum ch’è il diabolico antemurale, che impedisce questa sua uscita indirizzata non in altro che al bene dell’anima e gloria del Signore. Stia contento ll.mo signore, che il signor Abate è più figlio di Dio che di V. S. ill.ma; essendolo triplicatamente per la creazione, redenzione e conservazione, oltre che singolarizzandolo gratis lo titola Beniamino della sua SS.ma Madre, sotto li cui eccettuati auspici io di continuo l’assicuro, essendo questa la sicurtà del cielo.
Solo mi dispiace qualche dispiacenza di V. S. ill.ma per la lontananza di detto signor Abate, congettura di che mi fu la cura che sta pigliando, dicendomi essere curativo dell’umor malinconici, segno certissimo d’essere commosso in esso.
Onde io sentendo ciò per la seconda lettera di V. S. ill.ma, in questo punto capitatomi, non posso lasciare di contristarmi con la mia indegnità, che per essa Dio non mi fa degna di sentire V. S. ill.ma con la serenità primiera, degnasi però Dio esaudire la mia costanza già che esclude la mia orazione, continuando io fin tanto che egli mi darà perfettamente questa consolazione. Io poi m’arrossisco ll.mo signore, nel sentirmi quasi domandare perdono, chiamando prolisse le sue lettere, quando a me non sono che abbondantissimi favori, e resto sì attonita di termini tali, che lascio di pensarvi per non dare in più confusione; né so dir altro che io sono l’infimo suo pozzo (già che sì profonda me li devo) per dove decorrono li suoi infiniti favori, si serbano qui però mercé la bontà divina gelatissimi per rinfrescare l’estivi ardori della sua carità, per effetto de’ quali io soddisfatta ricevo li dichiaratissimi ordini della mia comunicazione col Padre Attardo, essendo le stesse del signor Abate, benché fin adesso per la mia incapacità altrimenti intesi.
Onde giovedì prossimo 15 del mese ripiglierò l’obbedienza scrivendo al Padre suddetto, seguendo d’avvenire puntualmente la sua ordinazione, e per fine mi rallegro del grazioso avanzo del nostro Decuzzo, che camminando da per se sarà più continuo alla compagnia del mio Cicuzzo, continuando ambedue insieme per sollievo e ricreazione di V. S. ill.ma, nostro Signore l’avanzi e conservi come io ardentemente desidero, con che riverendola umilmente come fo all’altri signori, facendo il simile mia madre e sorelle, la supplico con esse della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 13 maggio

umilissima serva Maria Crocefissa della Concezione

P. S. In tempo di tanta mia sollecitudine, quale sento grandissimo per sentire nuova della salute di V. S. ill.ma occupata nei medicamenti, e partenza forse per Napoli del signor Abate, nostro Signore ha permesso tanta mancanza di comodità per costì, che questa l’arriverà tardissimo; in che occorrendo li 15 del presente scrivo al Padre Attardo, come vedrà dell’acclusa quale sottometto all’ordine di V. S. ill.ma, alla quale riverisco.

Indice delle lettere

 

1687 05 26 AMBP ms. 29 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Non tanto per la mia infermità, veramente fino adesso insuperabile, quanto per non infastidire V. S. ill.ma occupato nella cura dei medicamenti mi sono trattenuta a riverirla, con questa in risposta della sua benignissima ultima capitata, per la quale consolandomi nostro Signore per l’avviso della spedizione e partenza del signor Abate, che stimo in quest’ ora essere quasi arrivato a salvamento; altrettanto mi affligge per il poco profitto sortito dei suoi medicamenti, benché dicendosi per comune proverbio (che ogni principio è forte) spero ogni buon esito nell’esecuzione, per il che sta continuamente supplichevole tutto questo suo Monastero, come continuerà anche per il buon viaggio del signor Abate fino all’avviso del bramato arrivo, al quale io più che volentieri risponderei ancorché stesse peggio. Ma lascio di farlo, stimando non possa ricevere lettere nel viaggio, se però altrimenti V. S. ill.ma stima e comanda io lo farò prontamente, in tanto posponendo le carte alle mie indegne orazioni, di miglior modo la riverisco e spiritualmente saluto, con che facendolo umilmente a V. S. ill.ma, come fo al mio Cicuzzo e Decuzzo e tutti signori, facendo il simile mia madre e sorelle, la supplico con esse della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 26 maggio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 05 29 AMBP ms. 30 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Ringrazio Dio Signore nostro, sua benedetta Madre e infinitamente V. S. ill.ma, del desiderato avviso [che] mi dà dell’arrivo in Napoli del signor Abate, e spero in quest’ora sia arrivato a Roma, con la medesima felicità dell’incamminato cammino; fortuna sì bramata e istantemente supplicata da tutte noi, sue serve, che abbiamo lasciato gli occhi al cielo per chiederla e nel mare per osservarla a segno che ogni piccola maretta ha cagionato gran timore e riso per li ridicoli spropositi dei pusillanimi.
Mia madre però che è stata la sicurtà di tutte, si è già acquistata il titolo di gran mariniera, mentre con l’accertamento dei venti verificò anche il corso del viaggio assicurandolo tra 6 giorni fino a Napoli, grazie però sono queste di quella benefica mano della nostra Regina, che facendo passaggio dei nostri demeriti concedette tutto per suoi spontanei benefizi.
Onde io benché indegna con l’unità della nostra adunanza attenderemo quanto alle suppliche per tutte il seguente, tanto al rendimento di grazie supplicando la divina pietà principalmente per la salute di V. S. ill.ma, con cui rallegrandoci tutte del suddetto arrivo del signor Abate, come facciamo con tutti [gli] altri signori e figlioletti la supplichiamo unitamente della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 29 maggio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 05 29 AMBP ms. 31 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Benvenuto oggi a me il desiderato avviso del suo arrivo in Napoli, sperando in questo giorno solennissimo per la solennità del Corpus Domini essere già arrivato a Roma, per adorare in essa [il] Capo di santa Chiesa, l’origine d’ogni sua grazia, poiché tanto questa del suo felice arrivo quanto ogni altra che si spera de sursum est, da dove gli occhi miei si come non si sono spiccate per le suppliche, così si fisseranno per il rendimento di grazie, implorandole maggiori per il tempo seguente, nel quale la vera datrice d’ogni bene, Maria Signora nostra, mostrerà quale sia il suo affetto verso li suoi protetti peccatori, tra le quali essendo io la più miserabile non mi farò indietro per supplicarla, non solo della grazia a pro di V. S. ill.ma, ma dalla sollecitudine d’essa desiderando la persona sua prospera e SS.ma.
Segua però sì come la mia indegna orazione così la mia fortuna di essere in Gesù Cristo sua umilissima serva, a segno che non la frapponga dal suo servizio la tanta distanza, nella quale stia di buon animo, che si trova non solo assistito di una Madre potentissima, che essendolo pure di Dio le sarà infinitamente propizia, nella cui ampia fidanza io ripongo ogni suo bene spirituale e temporale, ma di più cordialmente servito della continua orazione di tante buone serve, quale sono mia madre e sorelle e tutte del Monastero, le quali con ogni ilare espressione si congratulano del suo felice arrivo, stimando felice e ben sortite l’angustie (che veramente hanno sentito grandissime per la sua navigazione) per un fine sì favorevole; nostro Signore lo perfezioni fino al termine che desidero, mentre riverendola umilmente con le suddette, la supplico per fine della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 29 maggio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 06 07 AMBP ms. 32 / 87 copia

Al Padre D. Girolamo Vitale, Chierico Regolare, Roma..

Jesus † Maria

olto rev.do Padre in Cristo osserv.mo.
Quis es tu (Padre mio) qui venisti ad me curare vulnera mea, medici alle piaghe, conforti alle mie pene, quando mai in casa mia; onde difficilmente credo che Lazzari sì derelitti, e piaghe sì corrotte, possono essere visitate dalla reverenza sua, altro che la sua carità che: non quaerit quae sua sunt.
Si voglia adesso spogliare della sua riverenza, e sopra vestirsi di quella per entrare in questa fetida tomba, non che orribile ospedale, ove, già che si degna gli dirò con quell’altra: Maria Domine veni et vide; entri Padre e vedrà nell’anima mia tutte le mie sensibilità incadaverite nei sensi divini, e quasi vermini ben vivaci nelle umane veni et vide, l’oscurità di questa tomba priva di luce divina o per non dire ragionevole ed umana, e per terzo pure osservi la solitudine di questo antro di morte, ove: oblivioni datas sum tanquam moruus a corde.
Onde il mio sta così fuggito in questo vivo sepolcro, per la generale contrarietà di tutte le creature, che contraddetto della vita stessa l’odia, la fugge e si nasconde d’essa, onde posso dire che (la vita che lui tiene e nutrisce) lo perseguita a morte e lo ferisce, ne altro segno vitale egli prova in questo nascondiglio di morte, che un intero respiro di fede, che grazie a Dio mi assicura non essere morta l’anima mia, ma sotto lapide d’insensibilità: abscondita cum Christo in Deo; benché la veste della mia sensibilità si consuma e logora ai gusti, si rinnova alla grazia, poiché la corrodeva verminosità suddetta della mia sensuale vivacia, non tanto corrode l’anima stando grazie a Dio intera nella parte interna quanto le medesime Passioni, quali debilitate alla fine della forza contraria consumano con se stessi l’abiti cattivi, expoliantes vos (in questa tomba pare dicono) veterem hominem cum actibus suis, che se così sarà divoratemi pure verminosa mia squadra; morsi duri e crudeli, acciò presto possa dire: conscidisti saccum meum et circumdedisti me laetitia, l’orrore però dell’oscurità reca spavento, la solitudine gran timore, e li pungoli assai tormenti, e di tale sorte che fino alle stesse ne declamerei l’aiuti.
Adesso bensì con la bocca sì alzata, ma umilmente china ai piedi di V. R. la ringrazio infinitamente, dicendogli dopo 3 anni di suo silenzio: Benedictus qui venit in nomine Domini, e mi dispiace non tanto del mio abbandono quanto della causa di questa sua ritirata, potendo dire che se lui ha sofferto la chiragra nelle mani e piedi, io pure la gota in quelli dell’anima tenendomi nostro Signore attratta nelle prime per la proibizione del mio scrivere, fuor che alle sue proposte, e nelle seconde per la ritenzione d’essi nella mia natia abitazione, fuori di cui farei mille fughe verso qualche incognita Casa di santa penitenza, pensiero sì stabile in me, che vivendo qui come da rea tra ceppi mi fa dire con Giob: posuisti in nervo pedem meum e cotanto indissolubile e duro che pare mi franga l’ultimo respiro.
Non mi condanni però la reverenza sua, se contro la probazione comune, e ultimamente dei miei Superiori primari proseguo tale desiderio, perché ciò non è cosa mia, anzi la mia volontà soggiunge: quod autem habeo hoc tibi do, che è una continua repulsa al desiderio [che] mi tormenta, quale benché vivacissimo talora si confessa figlio di paura, come tal egli fu alla presenza e comando del signor Abate Rini, di cui proibito si internò e sospese, ma adesso (dopo lui partito) sì riacceso lo provo, che senza un simile ventaglio consumata mi muoio.
Egli è di qualità tale che nei comandi soggiace in quanto all’effetto, ma non già nell’atto in cui m’adora sì vivo, che mi confina in un Purgatorio di desio, né pensi V. R. che io con tale violenza aspiri a fondazione alcuna, perché io non bramo fondare che solo la mia volontà e persona sotto li piedi altrui; e mi reputerei infinitamente felice se fosse sotto quello di barbari tiranni, ove potessi con l’effusione del suo sangue spegnere tal desiderio alla sitida anima, ma già che attratta di gran sete per quel interminato sitio del nostro sitibondo Dio, glielo stravasa dagli occhi già che non può dalle vene, bibe (però mio sitido bene) bibe et camelis tuis potum tribuam non lasciando anche la tua gregge dei prossimi digiuni della robbia correnza del mio cuore.
Ma ohimè Padre mio che egli è sì torbido, che attingendo solo le labbra il mio Signore nella superficie dell’offerti noluit bibere nell’esecuzione, anzi che indignato in tal convivio riconoscendomi indegna di tanto beveraggio, par discesi ai suoi ministri che tal pensiero mi improbano: ligatis manibus et pedibus mittite eam in tenebris exteriores.
Onde in conformità del suddetto, proibita nelle mani e ritenuta nei piedi, mi ritiro nella mia oscura tomba, per proseguire così inchiodata la mia crocifissione, in cui così attratta nell’anima, come V. R. è stato nel corpo, benedico quei martelli che l’uno e l’altro hanno voluto inchiodare, e spero che per colpi sì duri e trasfissioni sì vive in noi s’imprima il suo amore. V. R. m’impetri l’effetto di questo affetto santo, acciò possa essere tutta del divino volere, in cui umilmente la riverisco assieme con le nostre carissime adunate in Gesù Cristo, all’orazioni dei quali umilmente mi raccomando, e se per sorte s’abbatte per costì il signor Abate suddetto mi fa grazia riverirla per me, come fanno mia madre e sorelle, con le quali devotamente prostrate domando a V. R. la santa benedizione.
di V. R., Palma a di 7 giugno

umilissima serva e figlia in Cristo
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Alla quale cordialmente ringrazio del libretto [che] mi favorisce, essendo di soddisfazione grandissima, non solo all’anima per il suo devotissimo contenuto, ma ancora profittevole alla vista, per le pulizie e figure in esso, che se la sua benedetta mano tanto effettuò inchiodata, che cosa farà libera quale io riverente bacio ringraziandola, del detto libretto e della aggiunta dei gaudi, dei quali non occorre pensare altro fuor che l’abbia lui così disposto non contraddicendo mai il suo volere la mia dovuta soggezione, con che ringraziandola, parimenti del libretto inviato alle sorelle, con esse gradevole mi resto, e di nuovo la riverisco.

Indice delle lettere

 

1687 06 09 AMBP ms. 33 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Mi arriva felicissima la lettera di V. S. ill.ma, mentre secondo il mio, anzi nostro comune desiderio, mi dà la desiderata nuova di sua buona salute e ottima dei suoi medicamenti, sentendola non meno lieta della buona che tengono tutti codesti miei signori, dei quali con duplicata premura la desidero, sapendo che in essa consiste la consolazione di V. S. ill.ma, supponendo però che la lontananza del signor Abate in qualche modo l’amareggia, anche a me sono sopragiunte le noie.
Onde non mi sono vergognata comparire appresso la nostra Immacolata Regina indiscreta, dicendogli nonostante la poca dimora: cito anticipent nos misericordie tue, e potremo soggiungere: quia paupers facti sumus nimis, essendolo V. S. ill.ma per la perdita di tanti aiuti [che] le dava; ed io maggiormente per quella pietà sentano con audito pietoso la mendicità delle mie preghiere, mentr’io solo per essere esaudita trattengo il pensiero di non ritrovarmi al suo ritorno, acciò vada disinteressata questa mia orazione, e lo faccia solo per chi lo merita che io essendone indegnissima assai benemerita mi reputerò essere a pro degli altri esaudita. E mi perdoni se io in questa soverchiamente mi ho dilatato, perché mi sento questa mattina un poco di mal coraggio per mancanza di spirito, lo tengo tutto però nella protezione della Signora nostra, pattuendo seco che quella consolazione risparmi meco la centuplica al signor Abate.
Con che resto soddisfatta, intendendo con questo letificare pure V. S. ill.ma e sua riverita Casa, in riverenza di che riverisco tutti, come fanno mia madre e sorelle, supplicandola umilmente con esse della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 9 giugno

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1687 06 16 AMBP ms. 34 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Predissi ieri non la mia santità, di cui sono assentissima, ma il mio demerito, di cui sono proprie le sciagure, l’impedimento della mia consolazione, quale quanto sarebbe stata grandissima in rivedere e riverire V. S. ill.ma di presenza, altrettanto rimasi delusa restandone di senza, e posso dirla doppiamente amara desiderando io in questa volta rallegrarmi fuori d’ogni stranezza con la signora D. Giovanna, riverendola da carissima sorella, giacché la prima con qualche dovuto ritengo non lo fece da padrona, ma a nostro Signore non piacque, perché volle pure privarmi dalla desiderata vista del mio Decuzzo; che stimo tutto grazia, secondo[quello che] mi dicono tutte, ne posso spiccarmelo dal cuore anche per altro riguardo, poco però mi curo del mio Cicuzzo, perché essendo amici vecchi lo tengo così fisso nell’animo quasi mai ne fosse assente, tutto ciò mi dispiacque, come sa il Signore, ma il maggiore sentimento dopo l’indisposizione del signor D. Antonino è stato quello di V. S. ill.ma, a segno che mi scrisse afflittissimo e la finì turbato, riverbero così acuto a me che mi sedai di tutto il suddetto, per attendere a questo: quid est hoc.
ll.mo signore un accidente di grazia, una occulta fortuna V. S. ill.ma stima disgrazia, quante volte la sua prudenza ha insegnato che la pietà divina è quasi madre e maestra: amat et cruciat dando mammella e sferza; come dunque (per mia istruzione lei ieri mi disse) amoris testimonia in odi, argumenta mutamus, non sia non mai così, ma facciamo più retto giudizio dicendo con cuore magnanimo: est pena et gratia est nescimus quid petamus, chi sa se stagione tanto nel caldo inoltrata, saria stata nociva alla salute di V. S. ill.ma, astringendolo al ritorno con più evidente pericolo. Onde nostro Signore l’ha rimosso da esso contrassegnandolo, come speriamo levissimo in parte più resistente nel signor D. Antonino, oltre che non avendo ancora noi sicurtà dell’arrivo a Roma del signor Abate, benché lo spero felicissimo, poteva ingiungere qualche pensiero questo compimento, sarà meglio in somma ogni circostanza [che] mi dice effettuare questa uscita in tempo più opportuno e con meglio portamento.
In tanto la sua prudenza si rallegri di una previdenza più accorta, qual’è sopra lei l’eccelsa e divina; io qui rassegno tutti l’umani voleri, tutti l’eventi e moti presenti e futuri, e le spero felicissimo sotto scorta sì santa e clementissima dirigenza l’anima mia però sembra calma, non gode se non la pareggia quella di V. S. ill.ma, la di cui serenità reca uguale contento, non solo alla nave concussa della povera Crocefissa, e a quella tutta della nostra comunità, che ieri pare dicesse: duc in altum per l’aspettativa delle sue grazie, e oggi: salva nos perimus per la privazione di quelli.
Ed io tra loro conchiudo dicendo a V. S. ill.ma: exi a me quia mulier peccatrix sum, nel quale vero sentimento allontanandomi dalli suoi piedi mi prostro a quelli della Vergine SS.ma, supplicandola con ogni caldezza per la salute del signor D. Antonino, per sollecitudine della quale V. S. ill.ma scusi l’incomodo di questo Serio, supplicandola con esso di qualche sua buona notizia, anche per mano di segretario, perché precisamente mia madre non si può per veruno modo quietare senza qualche notizia, e sperandola ottima assieme con quella di V. S. ill.ma, restiamo tutte riverenti ai suoi piedi, domandandogli la santa benedizione. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 16 giugno

[umilissima serva]
[Maria Crocefissa della Concezione]

P. S. Del signor Abate nostro Signore ci consoli presto per sua pietà, acciò vada fuori da noi qualche sollecitudine, come pure la tiene mio fratello, attendendo (secondo ci scrive) impaziente il suo arrivo per cordialmente servirlo, l’acclusa è del Padre Attardo, con che di nuovo la riverisco.

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1687 06 17 AMBP ms. 35 / 87 copia

Al Padre Agostino Maria di San Giuseppe.

Jesus † Maria

olto rev.do Padre in Cristo osserv.mo.
La benvenuta di V. P. molto rev.da è stata questa di mio contento tanto di buon avviso, mentre mi cenna esser secondo a Dio piacque la riuscita del suo Capitolo; onde io dirò: benedicam Dominum in omni tempore, semper laus eius in ore meo, così egli parimenti per ogni evento che sia, lodandolo bensì più nell’erboscine (sic) ove non è pavento da cadere come lo è nell’alti cedri, in cui queste sono alte le cime, tanto nelle cadute sono mortali li cimenti.
Di che liberandoci Dio ci dà sotto ruvida corteccia il dolcissimo civetto di occulta sublimezza, benché nel rompere questa noce qualche dente si duole, ma ciò non importa poiché sarà il saggio assai migliore, e ciò potrei dire per ogni sorte di nostra afflizione, essendo il decorso di questa vita meno formato di passi che di spine; V. P. molto rev.da sta in questo viaggio, come adesso io vado con la corrente dei mortali, né possiamo unir strada, essendo unicamente il duolo l’itinere del cielo: crux ad coelos iter.
Padre mio per qui coraggio, mentre Dio già ne fece passo, con cui: si compatimur ut et conce, e non di questa caduta mole tutte frali e menzognere, ove io riverendolo per fine, assieme saluto la sua croce, pregando Dio per sua mitigazione, sperando ogni suo contento dalle mani benigne di nostra Signora, a cui supplicando per tutte sue urgenze ai suoi piedi, mi resto facendo riverenza a tutte codesti signori, come fanno le mie sorelle, domandando a V. P. molto rev.da la santa benedizione, mentre io qui mi raffermo sua.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 17 giugno

umilissima serva in Cristo
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 06 18 AMBP ms. 36 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
La favoritissima carta di V. S. ill.ma, in questo punto capitatami, raddoppia il gran contento che mi recò quella di ieri col felice avviso di sua buona salute, e la riavuta già del signor D. Antonino che fu come io stimo uno scherzo del cielo in compiacenza di colui che a nostro pro: ludens in orbem terrarum, a chi di tutto cuore gradevole rendo infinte le grazie, replicandole vivamente a V. S. ill.ma dei grandiosi, parteciparmi sì grata novella ch’è stata lietissima, anche per mia madre e sorelle, tutte avidissime di felicemente sentirla; loro cordialmente se ne congratulano con V. S. ill.ma, ed io più consolata d’ogni altra scrivo ridendo, anche per l’innocenti sacrifici del nostro Cicuzzo, li di cui devoti presagi non possono effettuare che ottime conseguenze, Dio me lo salvi col nostro carissimo Decuzzo, che spero fra breve potrà assisterle da sacrestano.
Ed io sono pratichissima di ciò, non facendo altro nella loro puerizia le mie sorelle e fratelli, ne goda appieno V. S. ill.ma mentre io umilmente la riverisco con mia madre e sorelle, facendo il simile alla signora D. Giovanna e signor D. Antonino, al quale mia madre per veruno conto vuol perdonare per il mal tempo [che] ci diede, finché non sopraggiunge l’avviso dell’arrivo fino a Roma del signor Abate, cacciando tale contento il senso di quello, che abbiamo per la sua indisposizione perduto, tale lo spero per grazia della Vergine SS.ma ai cui piedi mi resto.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 18 giugno

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 06 28 AMBP ms. 38 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Vedrà V. S. ill.ma in questa primi nuovissimi e nuovissimi primi, mentre sarò io la prima a darle avviso del felice arrivo in Roma del signor Abate, dovendo essere la seconda dopo V. S. ill.ma. Non si meravigli dunque se io pigliandomi in ciò la maggioranza [che] m’ha dato Dio, gliene rappresento l’avviso come vedrà nell’acclusa di mio fratello, acciò si rallegri ringraziando nostro Signore e sua benedetta Madre, di tanto bene per noi e del signor Abate. Ne poteva in altro giorno sortire nuova cotanto desiderata, che in giorno di Sabato dedicato alla Vergine SS.ma, di lei dunque saranno oggi tutti li nostri affetti, dedicati umilmente a ringraziarla per quanto sono assidue in supplicarla, tali faranno tutte le nostre sorelle e madre, la di cui allegrezza io mai saprei esplicare, e mia madre più di tutte doppiamente si rallegra perdonando di vero cuore il signor Antonino, essendo già cancellato il suo dispiacere con questa consolazione, in segno di che tutte giolive abbracciamo unitamente li figlioletti, riverendo la signora D. Giovanna e signor Antonino, come facciamo umilmente a V. S. ill.ma domandandogli la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 28 giugno

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 07 02 AMBP ms. 39 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Benché la stimatissima carta di V. S. ill.ma, ultimamente capitatomi mi abbia al maggior segno afflitto, per il dubbio [che] tiene della salute del signor Abate, non lascio però di consolarmi con la viva speranza [che] tengo nella Vergine benedetta, che il tutto vada al rovescio delle congetture umane, aspettando dalla sua pietà altrettanto buone nuove, quanto male li sospetta anzi l’indaga il comune tentatore.
Si rassereni in tanto V. S. ill.ma l’animo, che quanto si spera tanto s’ottiene dalla pietà divina, appo cui la maggior disposizione per ottenere le grazie è la totale conformità al suo divino volere, questo io incessantemente adoro non solo per questo che dico ma per ogni altro successo, futuro felice o avverso dalle divine mani cadenti, nelle quali con pari premura ho riposto l’urgenza che V. S. ill.ma mi significa, sperando da quelle piaghe SS.me che sono l’urne delli nostri salutari unguenti, la totale sua quiete e pristina consolazione; qui l’immergo per fine, acciò salvo Dio me lo conservi assieme con il signor Abate, tutti l’altri signori e carissimi figlioletti, alli quali umilmente riverendo, come fanno ma madre e sorelle, la supplico con esse della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 2 luglio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 07 05 AMBP ms. 40 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Dopo due poste di suo continuo silenzio, e nostra comune amarezza dubitando di sua salute o insidia alle lettere, mi risolvo anche per ordine di Monsignore a riverirla con questa, acciò si sciolga la sua lingua o l’insidia suddetta. Sappia V. S. ill.ma, che Sabato passato 28 del trascorso, ebbimo avviso da mio fratello, e pure Monsignore dal P. M. Comandi del suo arrivo costì, ma non vedendosi lettere di V. S. ill.ma fu più sospettosa che lietissima nuova, ne poté in veruno conto superarsi nella seconda posta, quando per il suo continuato silenzio ognuno ne fa peggio argomento, a segno che certificate quasi di qualche inganno. Nelle poste Monsignore mi favorisce dell’acclusa, a V. S. ill.ma par indagar l’intento per tutte le strade la sospensione delle sue lettere però non è generale poiché quelle al signor D. Defendino, suo zio, già sono arrivate ma solo si vede in quelle dirette a Monsignore, il di cui sentimento benché nella prima settimana fosse stato gagliardo, in questa seconda per la nuova di sua buona salute per altre vie arrivata è totalmente mitigato.
Ed io, che del silenzio dell’uno e sentimento dell’altro sommamente m’affliggo, prego Dio Signore nostro e sua benedetta Madre a non prolungare vie più questa afflizione, la provo però con qualche riso interno giudicandola forse per opera del nostro tentatore, il quale per medii di persone poco amorevoli o immediato abbia fin qui voluto prolungare la sua contraddizione.
V. S. ill.ma però stia quanto avvertito a non intimidirsi di ciò, tanto ben attento a reciprocare altrettanti disgusti, quanto egli ne sentirà nelle sue buone azioni, di che pareggiandolo di odio SS.mo potrà dire con Davide: perfecto odio oderam illos, nel quale consiste il vero amore di Dio, poiché chi ama lui bisogna [che] odi il suo contrario; io lo tengo indissolubilmente incatenato ai piedi della nostra gran Regina, e mi pregio essere sua implacabile nemica per non degenerare dello spirito di quella Madre, che lo fu e sarà in eterno: ipsa conteret caput tuum, questa è la nostra Madre, la guida dell’anime nostre, il cuor dei nostri petti per mani di cui spero costì abbia stato felice il suo trasporto, poiché stando in sua grazia posso di lui dire: satis suaviter equitat quem Dei gratia portat.
Qui sano si conservi e vivrà felice, la distanza poi della sua persona se Dio non la modera troppo si mostra severa, io non posso supporre che V. S. ill.ma si sia sì presto dimenticato della qualità di Monsignore, e però il mancamento s’attribuisce alle poste, che se altrimenti non è V. S. ill.ma si ricordi che in Girgenti non ha lasciato pietre, ma vivacissimi sensi e quasi non aspirano che a sentirne nuova, Dio ce la mandi per sua pietà altrimenti: fiat voluntas Domini.
Monsignore sta di buonissima salute, li figlioletti pure e tutte l’altri signori, ed io non mi dilato più perché la molta distanza è l’infedeltà della via ci difficolta la comunicazione, l’abbia però appieno ai piedi di quel Signore in cui è trasferita la mia lingua, mente, anima e cuore; qui umilmente la riverisco, pregandola a non trascurare l’avvisi a chi se li devono per più dovute ragioni, mia madre pure la riverisce, con suor Maria Serafica e le sorelle, stando a pro di V. S. ill.ma in ferventissime orazioni, le mie però essendo invalidissime chiedono il rinforzo delli suoi santi sacrifici.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 3 luglio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Dopo spedita questa, mi capitano lettere di mio fratello con buoni avvisi della salute di V. S. ill.ma, quale io parteciperò a Monsignore, e mi rallegro che se la passa bene, e parimenti perché con tali avvisi abbiamo con che mantenere soddisfatto Monsignore, che sommamente se ne rallegra, e sia benedetto Dio che se percuote non uccide.

Indice delle lettere

 

1687 07 06 AMBP ms. 41 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Dopo avere scritto al signor Abate, per via di mio fratello, e inclusavi la lettera di V. S. ill.ma secondo il suo favoritissimo comando, sospendo d’inviarle capitandomi nel medesimo tempo il Serio con l’avviso e lettere del medesimo signor Abate.
Di che resto sconsolatissima, come pure delle particolarità [che] V. S. ill.ma mi [ac]cenna, quali spero d’avvenire propiziatissime della pietà del Signore, e non mancherà al signor Abate compito discernimento, per ricevere fin dove bisogna e conviene l’offerte del signor Cardinale Lauria, quali io serberei solo per ciò che unicamente può operare il medesimo Signore, perché alla fine essendo li favori umani deficienti per natura, non si possono per tanti rivoli partecipare, nostro Signore l’ispiri quello [che] sarà meglio, mentr’io indegnamente lo prego, che faccia tutto secondo il suo volere.
Rimando in tanto la letterina di V. S. ill.ma diretta al signor Abate, restando però in forse inviarle la mia, come già mi trovo scritto a mio fratello, poiché contenendo qualche notizia della infedeltà delle poste, (delle quali non so se resteremo immuni) forse non sarà invano almeno per preservativo, ma V. S. ill.ma si ridurrà di questo mio attrevimento, non potendo competere la mia ignoranza con la sua rara prudenza, mi perdoni che il riverente mio affetto non sapendo parlare mi fa balbuttire, con che tacendo ai suoi piedi la riverisco umilmente, come fanno mia madre e sorelle, con cui facendo il simile a tutte codesti signori e figlioletti le domando con esse la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 16 luglio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Ricevo il notamento del signor Abate, e non dico niente per adesso, perché la ruggine della mia lingua deve essere ripulita dalla santa orazione, dopo la quale servirò V. S. ill.ma, e mi perdoni di questa carta traversa, che la confidenza di figlia non mi fece badare alla convenienza di serva.

Indice delle lettere

 

 

1687 07 17 AMBP ms. 42 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Dopo trovarmi spedita con aspettativa di comodità per costì l’acclusa lettera, e in essa quella del Padre Attardo e foglietto incluso, mi capitano due benignissime di V. S. ill.ma portatrici di quella del signor Abate, a che rinvio la risposta è assieme li miei sensi sopra la sua proposta, come V. S. ill.ma vedrà per la medesima acclusa; e resto consolatissima della sua salute e prudente risoluzione in ordine all’offerte del signor Cardinale, assicurandomi della divina assistenza in esso, mentre in me e in lui parla e dirige il tutto d’un medesimo tenore.
V. S. ill.ma lo stabilisca tutto: sub potenti manus Dei, che è il desiderabile auspicio di tutti, giusti e peccatori, io qui pure stabilisco il signor Generale D. Andrea Cicinelli, acciò lo custodisca di ogni male e feliciti del vero bene, e maggiormente lo farò adesso avvalorata del suo riverito comando, e lo farà di vantaggio la comunità tutta sperando conseguire per detto signore una consolazione: plenissima sub umbra alarum marum protege nos. Così sempre dirò all’Immacolata Signora per esso, per tutti e maggiormente per V. S. ill.ma, la di cui presente pressione tra l’ultime sue lettere lievemente [ac]cennata io apprendo sensibilissima, e quanto lui la restringe in carta io di vantaggio nel cuore soffocandola, in modo che solo lo profundo degli occhi si slarghi, però V. S. ill.ma l’animo, che per bene dell’anime: non est abbrevita manus Domini; io ai piedi suoi la riverisco come fanno mia madre e sorelle, e facendo il simile a tutti miei signori la supplico per fine della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 17 luglio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1687 07 17 AMBP ms. 43 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Non so quale lega, o divina catena, porta me così assidua al maggior bene spirituale e temporale di V. S. ill.ma, a segno che tale briga il mio cuore: super omnia bona sua continuit eam; tale opera in me la carità del mio prossimo, l’obbedienza di mia guida, e la gratitudine di tanto benefattore, che sono li tre funicoli che: difficile rumpitur liga, perciò anima la Signora del cielo nelle tue mani tale nodo contro il reciducolo infernale insolubile nexu.
Ne V. S. ill.ma s’ammiri di questo mio sproposito principio, perché ho voluto qui sinceramente seguire il mio discorso e sentimento interno, in che mi trovo la benignissima sua lettera, in questo punto capitatami, per via del nostro ll.mo Monsignore, di cui per venire al resto sento buoni avvisi di sua salute, e ricevo la già detta per la quale godo che nostro Signore e sua benedetta Madre l’incamminano sì bene, non solo all’intento, ma maggiormente alla sua perfezione, dovendo essere nel principio e per l’uno e per l’altra, così quasi precluse le strade dei mezzi umani. Nel principio però V. S. ill.ma non faccia argomento né concetto veruno, perché l’abbozzo di una statua più apporta riso che diletto, il nostro per adesso sta in mano di colui che (parlando dell’impedimenti) tanquam vas figuli confringes eos luti, pur anche sono li nostri pensieri e sollecitudine, ma lasciandoli in mano di tale divino artefice divengono (quantunque li franchi e rinnovi) vasi elettissimi. Io vorrei essere sempre ai piedi di V. S. ill.ma, per rinvigorirle con tale verità li timori [che] le cagionano tali fratture, perché so che ne patisce li sgomenti; piano signor Abate la longamine mano di Dio vuole V. S. ill.ma [che] si riposi un poco, e si adagi in Roma con una sedula longanimità per l’indagazione dell’opera, egli così non è venuto per due giorni, quali sariano di vantaggio per un solo sì del Pontefice, ma per quanto vuole quel Dio, che cavando profitto della sua lontananza: fortiter suaviter que disponens omnia. Io mi sento in ciò un cuore resittatissimo, e bramo prima vederlo santo che beato, intanto se in questa qualche oziosità s’interpone non già la deve incontrare nell’esercizio divino, perfezione in cui intermissivamente si deve faticare, questa è l’unica maggioranza dell’anima, poiché essendo già estinte tutte le memorie delle più eccellenze transitorie, solo la santità rimane come sempre si dice: in memoria aeterna erit iustus, e però io vivo di lui così memorabilmente assidua come sa la Vergine Sacrosanta, alli cui SS.mi piedi, non creda le mie suppliche a misura delle lettere, delle quali mi ritengo per non essere di vantaggio ardita. In riguardo di che per operare più sicura non le farò mai spontanee, ma quanto V. S. ill.ma mi favorisce delle sue io la servirò dei miei, in tanto la ringrazio infinitamente della carità [che] mi perdura, e dell’abboccamento fatto in bene di mia salute col Padre Vitale, confessando ambedue e Padri e guide, e miei benefattori, li riverisco ambedue e farò per terzo una patente di vagabondo a mio fratello, mentre sì lungamente si trattiene in Frascati, perdendo in ciò l’impiego di suo servizio, m’assicuro che egli in ogni loco lo farà come io lontanissima esperimento. In tanto umilmente la riverisco, come fanno mia madre, sorelle e tutte del monastero, e trasmettendogli l’accluso foglio per mano di Monsignore ll.mo, l’assicuro delle continue suppliche che per bene di V. S. ill.ma si continuano nel nostro monastero, in vigilando in questo a maggior segno suor Maria Serafica, la quale più cordialmente con me ci ricordiamo sue serve, domandandogli la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 17 luglio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Le lettere signor Abate, quando sono senza la giornata, sono come senza luce, V. S. ill.ma in questa ultima sua se l’ha scordata.

Indice delle lettere

 

1687 07 30 AMBP ms. 44 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Mi arriva la stimatissima carta di V. S. ill.ma, con tanta mia consolazione, quanto io impareggiabile sempre l’intendo, nelli desiderati avvisi di sua buona salute di codesti miei signori, figlioletti e signor Abate, di cui ricevei per sua grazia la lettera, e invio la risposta in questa acclusa; per l’esercizi che V. S. ill.ma mi significa, non saranno intermesse le mie benché indegne orazioni; e sì come li tengo infisse quasi acute spine nell’anima, così vorrei trapassassero il ferito cuore di Dio, per irrivolare sopra tale necessita la correnza della bramata grazia.
La beatissima e Immacolata Signora per sua pietà ce l’impetri, acciò più non si affligga il cuore di V. S. ill.ma, e con qualche detrimento della divina grazia; le nostre due religiose della fondazione di Scicli riveriscono umilmente V. S. ill.ma, ringraziandola della favorita risposta, che sarà la giusta dettame per rispondere al fondatore di detta fondazione.
Stanno in tanto come molle cera ai cenni della santa obbedienza, come pure obedientissima resta per ciò e per altro suor Maria Serafica, con cui io umilmente la riverisco, come fanno mia madre e sorelle, e facendo il simile a tutte codeste signori e figlioletti, le domandiamo riverentemente la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 30 luglio

[umilissima serva]
[Maria Crocefissa della Concezione]

P. S. Alla quale trasmetto l’acclusa del Padre Attardo, restando obbedientissima di tutto ciò, sopra tal materia [che] V. S. ill.ma mi conferma.

Indice delle lettere

 

1687 07 30 AMBP ms. 45 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Oggi dopo la santa comunione, offerta benché indegnamente per V. S. ill.ma, rispondo alla sua favoritissima lettera sotto li 28 del trascorso, e lo fo a dire il vero con animo sì devoto che vorrei questo foglio sprigionasse il mio spirito, prorompendo in quei espressivi che dimostrano la felicità di un ben arreso cuore; non in altro però che nella mano di colui che possedendolo dice: in manibus portabunt te ne forte offendas ad lapidem pedem tuum, tale parmi dicesse per chi molle lo rende ai suoi divini afferracoli, cercandolo per esse per più maniere e modi, e stimando uno di questi quello di V. S. ill.ma ne partecipo sì pieno con gaudio, che parmi ben sappia il tutto il SS.mo Sacramento, alla cui sacra mensa questa mattina accoppiando con sua dolcezza questo altro boccone del godimento, che dico non poté far le dicessi offrendogli quello di V. S. ill.ma: Assatum est.
Signore mio egli già fino adesso ha fatto qualche faccia al mondo, dandogli di lui qualche vano saporetto, versa però versa et manduca, dagli verso quello delle totali rovesciate, e versandolo verso te fa che io dica: dilectus meus mihi et ad me conversio eius, e perché fu loquace la supplica, fu bisogno proseguire dicendo a quella dirittura: pone me iuxta te et cuius vis manus pugnet contra me, che se il mondo in tal forma le dà delle spallate saranno difese da quella croce, che nella medesima parte la soffrì il nostro Salvatore, e pur che più non le volti faccia si lascia colpire da chi a colpi fierissimi pretende la sua riversione; altrimenti Dio ci liberi potrà permutarsi da cibo che dissi in sale insensibile, come avvenne a colei nella riversione di Sodoma, e sale di tal sorte che: ad nihilum valet nisi ut mittatur foras, per spettacolo di recidive.
Dio ci liberi signor Abate, non è questo V. S. ill.ma, anzi dovendo essere uno di quelli, ai quali nostro Signore disse: vos estis sal terrae la vada in sì giusta tempra, che siano né insipide né salse le sue operazioni.
Questo io le prego da Dio per ciò che concerne nello spirito, restando altre tanto supplichevole e soddisfatta sopra la materia che sa, e piacermi a gran segno la sua indifferenza e maturità con che la porta; nostro Signore venne in questo mondo per un affare di 24 ore, tra le quali principiò e finì la sua passione, e pure volle li precedessero trentatre anni per giovamento dei popoli, e istruzione dei Discepoli.
V. S. ill.ma però ci santifichi nell’antecedenza, acciò abbia meglio effetto la grazia, per la quale non solo io che valgo niente, ma tutta la comunità sta supplichevole, né la lascia internamente suor Maria Serafica dicendomi allo spesso che tiene le chiavi della sua carica in mano di V. S. ill.ma volendo essere uscita da chi li fu serrata, nostro Signore glielo conceda anche prima del tempo, come speriamo per intercessione della SS.ma Madre.
E della materia [che] mi scrisse in un foglietto diviso già li risposi più giorni sono, onde non essendo per altro la riverisco, umilmente come fanno mia madre e sorelle, ringraziandola per fine della cortese attenzione, che in favorire mio fratello, che stimo già ritornato da Frascati; onde in occorrenza di ricevere sua visita mi fa grazia salutarlo da mia parte, come fanno mia madre e sorelle, domandando a V. S. ill.ma la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 30 luglio

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Sa niente signor Abate, ieri passò all’altra vita una nostra carissima sorella, che mi lasciò detto [che] la raccomandassi all’orazione di V. S. ill.ma, e domani è terminata dei medici la vita del Padre D. Fortunato Alotti, stando oggi quasi nell’ultimi respiri, e si porta all’altra vita lo smisurato carico di tanti miei peccati, avendomi (toltone 13 anni dell’età mia) confessato per tutta la vita, V. S. ill.ma raccomandi me al Signore, acciò per soddisfarci tanto obbligo, e pure detta anima acciò ne vada presto sciolto per il Paradiso.

Indice delle lettere

 

1687 08 05 AMBP ms. 47 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Dovrebbe questa carta essere ricoperta non di nero carattere ma di candidissima neve, mentre scrivo in un giorno che la nostra purissima Regina ne ricoprì il monte Esquilino, delineando sì come in quello il suo materiale Tempio, così nell’anime nostre quella spirituale divina perfezione, dicendo: vos estis templum Dei vivi, nelle quali candidate colline io ho continuato la supplica dicendogli questa mattina per quello di V. S. ill.ma: lavabis me Domina et super nivem dealbabor.
E spero che la sua fluidissima grazia operando quasi neve spegnerà non solo l’ardore al nostro senso, ma dia al bando le nostre macchie, renderà: sicut nix li nostri cuori, l’orme però e li sacri disegni che ella su questa neve imprime vorrei non fossero guaste di qualche animale, che sopra passandogli sopra altra insegna le lascia, questa fiera non è che quella infernale che: tanquam leo rugiens circuit querens quem devoret, le cui fierissime unghiate se V. S. ill.ma teme io le pavento, ma saranno frustatori sotto la destriera della SS.ma Madre, questa si è il nostro scudo, e la guida, e nostra vera Madre.
E se io oggi fossi costì non starei più a dare la prima impressione alla materia, per la quale V. S. ill.ma è partito, stimolandola vada fonda nella sacra riviera della sua fluvidissima grazia, la quale benché alle nostre naturali ardenze facilmente si dilegua; resta però durabilissima nell’anima, quando s’ammassa e conserva nelli fondi fossati, della santa umiltà avvolta tra le paglie dell’aridi affetti alle cose mondane.
E per venire al punto [ac]cennato dico a V. S. ill.ma che se fin adesso io ho lodato la sua maturità nel negozio, parmi però fosse già tempo di pianamente indagarlo portandolo di quel passo che le dà il Signore, e se non è finora intrapreso spero per la gloriosa Assunta della Vergine sentirlo principiato.
La congiuntura poiché V. S. ill.ma aspetta, io non solo l’aspetto ma parmi passata, quale si è la necessità di Monsignore; in ciò che si pretende, motivo sì potente che toglie l’efficacia ad ogni altra circostanza, e questo in quanto all’umano poiché altrimenti opera il divino, nel quale io mi stabilisco supplichevole invocandolo propizio con l’intervento di tutto il monastero, il quale umilmente riverisce V. S. ill.ma, e con ogni particolare affetto e riverenza lo fanno mia madre e sorelle, ringraziandola infinitamente e supplicandola ancora a non incomodarsi di vantaggio nel persuadere mio fratello, nell’affare di Giulio Maria e sua venuta in Palma. Perché del primo lo stimiamo quasi arreso mercé li suoi favori, e della seconda in qualche buon segno, il che per ora ci basta sperandolo di più compita consolazione sopra qualche tempo, come potrebbe essere con la favorita coppia di V. S. ill.ma, alla quale di più assicuro sopra il particolare delle lettere, che essendo per obbedienza non ho da canto mio difficoltà nessuna anzi concorrenza, che se qualche volta il demonio lacera questa faccenda, lo fa con li soli guanciali senza veruna potenza, perché avendola sì lungamente mordato, per la gran furia già si ha sbarbicato li denti.
Onde solo per quanto può affliggere me par lo faccio compitamente, lasciando grazie a Dio intera la santa obbedienza, vorrei però dilatarmi di più, ma scrivo in fuga perché il latore mi affretta; riverisco intanto V. S. ill.ma, e salutando mio fratello col Padre Vitale, le domando con questo la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 5 agosto

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 08 05 AMBP ms. 48 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Con la medesima fretta che scrissi al signor Abate, riverisco con questa V. S. ill.ma facendogli la ricevuta di due pieghi di lettere; il primo con il corriere che passò per la Alicata, dei quali inviavo le risposte con quei che ricondussero costì l’accompagnamento del signor Ricciardi, e il secondo con il medesimo inviando li presenti con un corriere che manda lo stesso.
Con che ringrazio V. S. ill.ma della buona nuova [che] mi dà di sua salute, signor D. Antonino, signora D. Giovanna e figlioletti restando quanto consolata di queste tanto intenerita e ridente delli devoti e graziosi gestarelli del mio Decuzzo Maria verso il SS.mo Bambinello, godendone altrettanto tutte le nostre sorelle, e sì come ci è stata causa di una allegra ricreazione, così lo sarà di una continua preghiera supplicando nostro Signore e sua SS.ma Madre, che lo conservi assieme col mio D. Cicuzzo Maria, prosperi e santucci per consolazione di V. S. ill.ma, signor Abbate e tutti loro signori, alli quali io affettuosamente riverendo come fanno mia madre e sorelle ringrazio V. S. ill.ma, dei santi documenti [che] mi dà sopra il particolare delle mie lettere al signor Abate, acciò non mi lasci ingannare dal demonio. sopra di che avendomi dichiarato benché succintamente nell’acclusa del medesimo signore, qui non l’incomodo in replicarlo, io il tutto spero nella santa obbedienza alli cui piedi mi prostro domandandogli umilmente la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma,

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Palma a di 5 agosto.

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1687 08 11 AMBP ms. 49 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Ricevo per le mani del nostro ll.mo Monsignore due stimatissime lettere di V. S. ill.ma, sotto li 10 e 12 del trascorso, e resto se consolata di sua buona salute pure in qualche sentimento, per quello [che] ho cagionato a V. S. ill.ma per la mancanza di mie lettere, e mi dispiace che oltre a queste due poste passate ne seguiranno altre due volte di mie lettere, stimando io che mentre egli era in viaggio non potesse riceverle, e però secondo [quello che] scrissi a Monsignore, quasi e più d’un mese, mi trattenni.
Mi pento non dimeno adesso dovendo fare altrimenti in ogni modo, e conosco quanto irrimediabili sono le cose di lontano, e se non conoscessi tanto veridico V. S. ill.ma non saprei mai dar credito al suo sentimento, per la mancanza di mie lettere quando parmi io in esse l’inviassi più esercizio di pazienza che carattere, due cause però me la fanno credere, primo, che aquae multe qual sono le mie freddezze (estrinseci però) non potuerunt estinguere charitatem, quale tanto parmi perduri in V. S. ill.ma, secondo che il mio discorso sia tale, qual si è quella terra che quando più crassa ed immonda tanto si rende fruttifera, né posso pensare altro delle mie parole confessandole quanto macchiate tanto di sua consolazione.
Esiga però signor Abate in questa carta quello che di più comanda, perché essendo io terra fruttifera in salsugine produrrò il frutto per chi lo merita, lasciando il mal resto nella terra propria.
Da dove e sia come si voglia desidero V. S. ill.ma affatto contento, e perché il sentimento significa per l’assenza di Monsignore o pure per altro, io prevedutamente l’ho previsto di vantaggio, non mi sono restata di pregarne il Signore e sua SS.ma Madre, acciò la distolgano di questa penosa assenza, e parmi in questa V. S. ill.ma mi abbia rubato il cito della bocca, poiché stimandolo io tale e parimenti Monsignore più e più giorni sono sovente replico: cito anticipent nos misericordie tue Domine, né so cessare, tanto per ogni suo bene quanto per il mio bramato morire, ed oh fosse mia sorte veder senza occhi l’ultima sua spedizione!
In tanto V. S. ill.ma stia di buon animo che al viatore è patria tutto il mondo, la vera però sarà l’eterna magione, inoltre li motivi di suo contento sono efficaci e molti, e lasciando lo spirituale epilogare tutte in quello del divino volere il primo dei temporali sarà la salute di Monsignore quale perdura buonissima, quella degl’altri signori meglio, e dei figlioletti tanto che oltre avanzando in forze la loro età, tutto il giorno dicono messe, esorcismi contro le cavallette, e tante altre devote e ridicole azioncine.
Decuzzo però dopo che V. S. ill.ma si partì si è dato tanto all’esercizio della devozione, che la fa perdere ad altri, come già lo provo io che essendo nel ritiro non posso contenere le risa quando penso a sì graziosi sacrifici, e bisogna rifarmi con dire al Signore: ex ore infantium et lattentium perfecisti laudem, e stante questo non so che altro lo potrà tenere afflitto giovando pure la sua lontananza alla sua nativa residenza, poiché in vero:

la patria non la prezza, e non la stima,
chi provato non ha l’assenza prima.

Onde io spero che l’averla lontana gliela renderà più cara al suo ritorno, fino al quale si come non stracca il Signore e sua SS.ma Madre in difendere, così stimo non cesserà il demonio in contraferire aguzzando li suoi tagli a misura dell’unguenti, affanno (non dimeno dice il motto siciliano) affanno comune mezzo gaudio, e sono tali lotte generali all’uomo, caro antidoto di che sono le sacre piaghe del Signore, e quelle interne ed esterne, che per suo amore hanno sofferto i santi, come allo spesso mi rappresenta la gloriosa santa Teresa, così acutamente ferita per mano angelica, e Dio ci guardi io non avessi questa continuamente sugli occhi nella devotissima medaglia, lasciatami da V. S. ill.ma, nel quale devoto sguardo adorando il suo dardo divino, abbraccio il mio benché fosse del demonio, poiché sì come in guerra non si guarda il percussore ma la ferita, premiandosi uguale quella [che] fece il soldato e quella colpì il capitano, così nella milizia di Dio a misura di tormenti si dispensano le corone.
E benedetto sia V. S. ill.ma che in questa santa impronta ha accoppiato due laceri cuori, benché uno di santa e l’altro di peccatrice, nel quale bassissimo stato riverisco V. S. ill.ma come fanno mia madre e sorelle, assicurandola unitamente delle nostre continue benché indegne orazioni, e della sua persona concernente alla materia e pure della venuta di mio fratello; qui non soggiungo altro avendomi a sufficienza in altre mie dichiarato, e sono scorsa sin qui in qualche prolissità non solo per condiscendenza e solita diffusione per loro irritenibile alle sue lettere, ma per rifare la mancanza d’esse come sopra dissi, mi perdoni però in ambedue questi viziosi estremi, che spero emendarmi dell’uno e l’altro mercé la sua santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 11 agosto

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 08 13 AMBP ms. 86 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Se tace il cielo alle mie continue istanze, sopra il punto da V. S. ill.ma notato, io pur l’intendo volendo significare il suo silenzio, che non vuole si fondi il principio di tale negozio, in fondamento totalmente umano, come pur troppo tenue sarebbe se si fondasse nella esaltazione di questo signor Cardinale, che se egli è acquedotto della divina sorgente (come altrove io dissi) sarà reso più abbondante dal concorso divino, che dal dominio umano, ne gioverà mai lubricitare li rivoli dell’umani mezzi se in essi non effonde la divina sorgente, non dico che generalmente non giovano ma senza quella sono asciutte ed inane. Tale parmi fosse fin adesso il già proposto punto della esaltazione suddetta, non che certamente la stimassi insortibile, ma finora ottusa alla scienza volendo nostro Signore divertirci della speranza umana per aspirarci alla divina, signor Abate: beatus vir, cuius est nomen Domini sors eius, da cui sarà più nobile il principio in cui consiste l’ottima qualità.
Del resto quelli del mondo [che] oggi dicono, in occorrenza di notificare le loro famiglie, il tale è di tale nascita, origina di tale sangue, etc., contrassegnando più dal principio che di altro le loro sfere; così Dio nobilita le nostre opere riguardandogli maggiormente nei principi, appunto come fa l’orefice che volendo formare una gioia, statuetta o altro da principio non fa che puramente infonderla in oro, soggiungendogli dopo li scarpelli e lime, e dopo queste l’ingasti di vari smalti e gemme, questi nel caso nostro sono li mezzi umani e l’acquisti ultimari, che non devono precedere ma seguire.
Benedetto dunque sia Dio, che in tale principio quasi tutte l’occulta, acciò s’infonde nell’anima l’oro puro della volontà divina, che nell’opera la vera massa della pretendenza, volsente si pingue sufficiente e unico che solo mi manca la fatica dei martelli che sono veramente tale l’aiuti degli uomini, questi però V. S. ill.ma maneggi pian piano, acciò ch’essendo da per loro ben dure non frangano il tutto in vece di lavoro, e stiamo sopra il trattato col cuore tutto riverso al cielo, da dove se esaltazione prego del suddetto eminentissimo signore, la vorrei più per ultimo premio del negozio, che per originale stimolo del medesimo, tale lo voglio puramente da Dio che solo per circostanza vi intervenga l’uomo, appresso li quale bisogna andare ben caute anche in presagirle avanzi, perché sono sì acute le riflessioni di simile personaggio che quantunque si tenesse per loro le chiavi di S. Pietro in mano, se li dovrebbero occultare nelle richieste di simile favori, stimando loro specie di composizioni sì fatti presagi, lasciamo dunque il cuore di questo eminentissimo in mano di colui che: fecit mirabilia magna solus, e tutto ciò V. S. ill.ma riceva di un cuore umile e sincero, come qui lo sottoscrivo.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 13 agosto

prontissima in servirla
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 08 15 AMBP ms. 50 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Stavo io con la penna in mano per riverire con questa V. S. ill.ma, e inviarle l’acclusa del Padre Attardo, quando mi capita la favoritissima sua, e in essa due del signor Abate, dirette una a me di cui invio la risposta e l’altra a V. S. ill.ma, sopra la quale materia non replico altro avendomi spiegato per suo comando come vedrà nell’acclusa, e mi rallegro che il signor Abate stia bene di salute, perché quando vi è questo l’altre irrisettamente passano. Io sto contentissima della sua persona, perché la vedo disposta per maggior acquisto della grazia divina, e mi consolo maggiormente che V. S. ill.ma se la passi bene di salute con li signori D. Antonino, signora D. Giovanna e figlioletti, sperandone la continuazione della bontà divina e intercessione della Immacolata Vergine, per grazia di cui suor Maria Serafica si trova meglio della sua indisposizione, essendo stata dolorosissima benché sintomatica, e spero la sua benedizione la guarirà totalmente, giacché tanto bene la guarda con li suoi favori, alle quali confessandone tutte infinitamente obbligate, restiamo riverendola umilmente come fanno mia madre e sorelle, e facendo il simile ai signori suddetti e carissimi figlioletti, domandiamo a V. S. ill.ma la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 15 agosto

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 08 15 AMBP ms. 51 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Non so se Madre di V. S. ill.ma o celerissima latrice delle sue lettere, posso e devo chiamare la SS.ma Vergine, mentre senza umana industria o di giorno di Sabato o altro a lei consacrato felicemente mi capitano, e più di ogni altra questa con godimento ricevo essendomi consegnata oggi giorno della sua gloriosa Assunzione al cielo, e in tempo che io stavo per ricevere il SS.mo Sacramento, suggellando con questa ostia sacrosanta un ampio memoriale alla Trinità SS.ma, esponendogli anche per viva voce della suddetta latrice (già che per il cielo, oggi seriamente si partì) ogni viva istanza in beneficio spirituale di V. S. ill.ma, e ne riporto sì pieno contento, qual si promette la prodiga mano della Vergine Imperatrice; questa io bacio ed adoro, conchiudendo egli tutto l’essere spirituale e temporale, presente e futuro di V. S. ill.ma, e similmente anzi con più fervore e merito tutta la comunità ha fatto, terminando a tal fine tutta questa santa quindicina, antecedente alla gloriosa morte della SS.ma Vergine.
E allo spesso mi domandano quando sarà il ritorno di V. S. ill.ma, motteggiando anche il tempo poco più o meno sufficiente alla pretensione, Gesù io stupisco, cui ha detto loro tante sostanze e circostanze, quando io non fo che divertire, e però V. S. ill.ma non si contristi se Roma similmente parla, perché è molestia comune, bensì di ottimo indizio, perché ciò che conviene cade facile al pensiero; ed io una volta così risposi, tanto lo dirà il mondo finché l’effettuerà il cielo, poiché: vox Dei, vox populi, e alla fine quando non si potesse ciò affatto occultare, bisogna dire la verità per ovviare tante cantilene, ma quale peggiore della mia mentre non so scrivere senza voltar la carta, e pure promisi emenda.
Onde venendo al punto da Monsignore significatomi, come io leggo in una sua inviatogli da V. S. ill.ma, dico con la maggior sincerità che tengo che mi piace molto la sua determinazione di continguarsi, ma non introdursi nel Palazzo del signor Cardinale, potendo così godere della sua libertà e dei favori di quello, nella quale forma il mondo lo chiamerà suo favorito e non ricoverato, che è vocabolo dimostrativo più di necessità che di Patrocinio, oltre che la libertà (e massimamente in sua persona) è così prezzabile e necessaria all’uomo, che ne anche Dio la toglie a veruno: dedit eis liberum arbitrium, dedit mentis proprie libertatem.
Questa solo V. S. ill.ma la riservi per Dio pure per quelli deputati d’esso, perché è cosa sì stimabile che solo a Dio si conviene, e del resto poi non mancheranno ossequi, culti, assistenze, e umilissimi omaggi per corrispondere all’umani favori, alli quali se Dio l’obbliga di più dia e libertà e vita, ma non per altro che per suo divino volere, in cui io parimenti ripongo il timore, che V. S. ill.ma tiene sopra la corte del medesimo eminentissimo signore, il che a me non fa apprensione veruna.
Primo, perché: si Deus pro nobis quis contra nos?; secondo perché so il tratto di V. S. ill.ma; terzo se li servi sono fedeli seguiranno il gusto del loro signore, amando chi ama lui almeno per interesse, mentre lo devono temere grossissimo quando poco stimassero un favorito di quello, ed io questa l’ho detto della mia SS.ma Madre, che quando penso (anche per buonissimo fine) di passarmela con V. S. ill.ma, con la dovuta riverenza in qualche siccità di parole, mi sento sbaragliare così gli occhi dal suo materno in consenso, che bisogna fare tutto altro.
Onde essendo arrivata sin qui mi contento meglio essere stimata incostante nella brevità [che] promisi, che venire infedele alle significate divine, e restandomi in esse riverisco V. S. ill.ma come fanno mia madre e sorelle, e delle buone nuove [che] mi dà di mio fratello, suo servo e Padre Vitale, ancora restiamo sì contente che corre di pari misura se lo tenessimo presente, e parmi qui anche fosse V. S. ill.ma quando quello di lui mi avvisa, il medesimo sentendo in questi reciprochi avvisi la presenza dell’uno e dell’altro, nostro Signore e sua benedetta Madre conservi ambedue per nostra consolazione, mentre io supplicandola della santa benedizione, mi raccomando alli suoi santi sacrifici.di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma il giorno suddetto 15 agosto

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 08 22 AMBP ms. 52 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Inanima il mio parere V. S. ill.ma e assicura la mia fede, quando mi dice come per la sua favorita intendo, che la bontà divina e Immacolata Signora assistono alla mia indottrinata penna, e l’esperimento sì certo e massime quando scrivo al signor Abate, che facendolo tutto loro io lo potrei fare (per dir così) dormendo; e ne sto tanto alla parola, che dicendo la prima non so quale deve essere la seconda.
Si hanno visto io dico dei pappagalli al mondo, che solo dicono quello [che] intendono, tale parmi fosse il mio stolidissimo spirito, mentre non sapendo balbuttire così per sante beffe Dio lo fa parlare, sia in gabbia però tra l’indissolubili vincoli della mia ignoranza o tra l’aperta campagna della sua misericordia, io sempre canterò: benedicam Dominum in omni tempore.
Ma mai lo replico più contenta come quando a tale cantico bene l’accorda lo strumento della santa obbedienza, in effetto della quale dirò, già che V. S. ill.ma mi comanda, che la determinazione del nostro Padre confessore, in volersi assentare della carica, ha cagionato molta confusione alla nostra comunità; non per altro, bensì per quella che cagiona a V. S. ill.ma per la mancanza di soggetti, non essendone in Palma (ove viene ristretta) come si desidera, solo uno però si potrà provare, è quello che suor Maria Serafica le propone.
Del resto ll.mo signore, né noi né V. S. ill.ma siamo obbligati a fare scelte irritrovabili, poiché: quis est hic et laudabimus eum, e desidero di ciò si potesse soddisfare ognuna come soddisfo me stessa, essendo pochissimo quello [che] ricerco della mia guida; e di ogni modo che sia, è tanta la stima che ne fo, etiam la mancanza mi profitta a pieno, perché se m’istruisce della virtù ne piglio la dottrina, e se mi ricusa ne ricevo la pratica, bisognando essere grandissima quella d’un anima abbandonata.
Questo pro lo dico per me, che al riflesso di tanti miei peccati, ogni penuria mi adegua e ogni piccola consolazione mi è soffertura, per non dire accessoria dovendo dire altrimenti per la comunità, nella quale è importantissima la guida, e la presente è stata per essa: tanquam non esset avendo per lei ben vero operato Dio, per volere di cui è stata abbracciata.
Io però avrei desiderato morirvi dentro, perché tutto che mai ne ebbi mezza parola d’esalo, ne sentivo tanta quiete nel lasciarmi intieramente nella soggezione di costì, che difficilmente la credo di ogni altro, perché persona di qualche buon essere non so se lascerà in pace a divisione di spirito e coscienza. Dio la mandi buona ll.mo signore, e per me sempre sarà buonissima, d’ogni modo anche sia quando riesce in gusto di Dio e di V. S. ill.ma, e purché non si dispiacciono questi e la comunità, non patisca la supplico ad usare meco ogni sua libertà; mi accezioni, mi limiti, mi segreghi che tutto che io sempre ho avuto in orrore, le particolarità per non effondere il comune, quando sono risultante a maggior suo bene, e a titolo di mia fiacchezza o punizione, volentieri l’abbraccio essendo conveniente essergli eccettuata nel governo come lo sono nell’errore. Questo è quanto umilmente le supplico, e ingenuamente l’espongo dopo la santa comunione, restando del tutto indifferente e rimessa ai suoi piedi, e spero ogni buon esito della sua carità e rarissima prudenza. In tanto dispiacendomi fino all’anima dell’infermità del nostro D. Decuzzo Maria, mi consolo altrettanto sentendolo alleggerito, e spero che il divino infermiere del SS.mo Bambinello lo guarirà affatto; acciò con la pristina salute, possa attendere assieme col signor D. Cicuzzo Maria alle sue devote azioncine.
Io li riverisco insieme, come fo alla signora D. Giovanna e signor D. Antonino, e facendolo in Gesù Cristo spiritualmente al signor Abate, come fanno mia madre e sorelle, con ogni umile riverenza domando assieme con esse a V. S. ill.ma la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 22 agosto

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 08 26 AMBP ms. 53 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Dunque scordata di costì V. S. ill.ma mi chiama, quando Dio sa se di questo o del contrario fallisce la mia mente: homo videt in faciem Deus autem in corde, ma che può dire quello quando e l’una e l’altro l’occulta la distanza: palpavimus quasi ceci; signor Abate, e in stadio sì lungo non sappiamo accertare i nostri sensi.
Bisogna dunque provvederci di bastone, acciò non siamo di quelli che: ambo in foveam cadunt? questo per me sarà la croce che più del solito mi minaccia il tempo, e per V. S. ill.ma quel sacro virgulto della Vergine SS.ma, che germinerà a suo tempo ogni suo bene spirituale e temporale; in tanto se qualche bottina le dà col suo tenero ramoscello, sarà come quello per cui disse Davide: virga tua et baculus tuus ipsa me consolata sunt, botte di Madre felicissimo dolore, in che io ben mi accorgo essere scritta la sua ultima lettera, sotto li 26 di luglio, e con sentimento tale che di vantaggio lo cagiona a chi la legge. Ah! signor Abate non dica così che è atto impietoso per chi l’ha da sentire, V. S. ill.ma che sa di marmo il cuore di Monsignore, quando io lo so sì tenero che lo suppongo commosso per questi suoi espressivi, che se per mie lettere manca della cui mancanza si duole, io ne farei 25 il giorno, per non sentire siffatta dimostrazione.
Veramente il paese è assai lungo, e carte sì pigre che tra un mese giungono, che bene possono arrecare, quando tra un momento possiamo mutare e stato e parere; meglio dunque è rivertire da onde viene la nostra speme, questa è l’alma città di Dio, fonte d’ogni bene, alleviatrice d’ogni nostra speranza, per dove non corrono fallite le poste, ma vanno seri l’affetti e da baleni li sospiri; signore per semita sì corta sono passate tutte le grazie al mondo e tutti li santi al cielo, solo chi la fugge la prova erme ed inaquosa. Signor Abate ella è breve, diritta e spaziosa, e questo non lo dico io, ma quello che prima di noi passandovi provò lacrime, né riposi e delizii, né fatiche: lacrimis meis stratum meum rigabo, in via testimoniorum tuorum dilectatus sicut in omnibus divitiis; ah! sacra stravaganza, fatica nel letto e gode nel cammino, così è la strada di Dio sparsa di contenti benché lastricata di spine.
V. S. ill.ma non lo creda, a me che cammino da tartaruga per essa, ma a quelli velocissimi destrieri, che calcando tante spine sono arrivati al termine, e il mare che lui chiama di confusione varcandolo sono [tante] l’apprensioni che tiene, a me sembra un mare di grazie [che] propiziano maggiormente la sua confusa nave, e sì come la materiale tra le furie vola, e sull’ancore ozia, così parimenti la spirituale tra l’aggi non motteggia e tra li infortuni arriva. Dio Signore nostro l’aiuti e sua benedetta Madre, mentre io ammirata delle sue grazie e di quello [che] conferisce a V. S. ill.ma, per mezzo del signor Card. Lauria, revoco il mio parere di non andarvi in Casa, poiché discorrendolo io, come homo deficiente, in via stimavo serbate per il meglio le sue grazie, ma già che egli l’effonde quasi alla divina così intorrentato della suprema vena, e benché si immerga in sì ampia marina, e se teme in tal nuoto come mi significa io posso dirle: modice fidei quare dubitasti.
Quando vi è questa il tutto fa in calma che: mari et venti obediunt ei, la grandezza poi di tale favore mi viene sì degnamente dimostrato, anche da mio fratello, che mi sento intimidire lo spirito pensando che in sì riverenziale Palazzo hanno da entrare le mie carte, benché fosse per parte sotterranea, V. S. ill.ma ne potrebbe far di meno mentre è arrivato a tanto, e questo non è cosa da burla, anzi mia apprensione grandissima, perché: que societas luci ad tenebras.
Così me la glosa il demonio, benché: ut magis elucescunt conchiude la santa obbedienza, in virtù della quale io seguirò fino a morte li comandi di V. S. ill.ma, soggiungendo qui per esse, che la fondazione del nuovo monastero di Scicli, perdura tutta via in silenzio, e solo una fredda volta si hanno fatto assentire, dopo la sua partenza dicendo che l’effettueranno per la rinfrescata, benché persona di confidenza dice che dipendono da Roma.
Il nostro Padre Birelli con tutti li suoi Padri già si sono ritirati dall’opera, e non so per quale causa o disgusti non s’ingeriscono in cosa nessuna, sicché è rimasta nella disposizione divina e suo fondatore D. Tommaso Palermo, le sorelle elette sono le medesime che V. S. ill.ma lasciò, e la passano con tanto silenzio e rassegnazione al divino volere che io mai poté immaginarlo. V. S. ill.ma raccomandi tutte a Dio, e il ben comune di questo suo minimo monastero, di cui potrei dire qualche cosa di più, ma non so il gusto di Monsignore, essendo meglio se lo fa da se stesso, la riverisco in tanto come fanno mia madre e sorelle e tutte del monastero, e salutando mio fratello e riverentemente il Padre Vitale domando a V. S. ill.ma la santa benedizione. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 26 agosto

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 08 26 AMBP ms. 54 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Sì fattamente ci afflisse l’avviso della infermità di V. S. ill.ma, che tutto che migliorata non si quieta l’animo nostro senza nuovo avviso, e però suor Maria Serafica ha stimolo proprio mio, di mia Madre e di tutte ardisce infastidirla col presente Serio; acciò restiamo consolate della notizia di sua pristina salute, in conservazione della quale si come le nostre orazioni sono intermesse appresso Dio e sua benedetta Madre, così io riverente la supplico a non incomodarsi di proprio pugno nella risposta di questa, bastando per il desiderato avviso due righe del segretario, perché stimandola infiacchita per l’accidente passato in questa brevità mi fermo.
E per fine trasmettendogli l’inclusa del signor Abate, la riverisco umilmente come fanno mia madre, sorelle e suor Maria Serafica, la quale restando soddisfatta e prontissima alli comandi di V. S. ill.ma circa il nostro confessore, altro di sua mano non soggiungo per non infastidirla di vantaggio in questo residuo di sua indisposizione, la riverisce con ogni particolarità, però come tutte facciamo ai signori D. Antonino, signora D. Giovanna e figlioletti supplicandola unitamente della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 26 agosto

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Alla quale mia Nanna riverentemente supplica se si compiace concedere licenza di mandare alcune cosettine di pranzo, ogni mattina al Padre che assiste alla nostra confessione, durante il tempo che vi attende, perché per il caldo eccessivo non può viaggiare mattino e sera fino a monte Calvario, e di tutto ciò con ogni prontezza ai suoi comandi si rimette, e di nuovo la riverisce.

Indice delle lettere

 

1687 09 01 AMBP ms. 55 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
La venuta costì del signor Arciprete D. Felice Focolari, e l’inclusa lettera del Padre Attardo, mi danno motivo di riverirla con questa, sperando restare confermata della sua buona salute, come con tutta questa sua devota comunità continuamente prego, avendo con più replicate istanze supplicato la bontà del Signore e Madre SS.ma, per la desiderata salute del signor D. Antonino come V. S. ill.ma comanda; e spero la loro pietà asseconderà in grazia di tante suppliche li nostri desideri.
L’ultima poi di V. S. ill.ma, quanto a me fu cara, tanto mi recò qualche sentimento; primo, quasi io avessi dubitato della prudenza del signor Abate, mostrando renitenza di scriverle in Casa del signor Cardinale, il che non fu per dubbio che avessi di mostrare lui le mie carte, che per la loro indegnità mai mi venne in pensiero, ma per non perdere in ogni occasione il mezzo di cessarle, già che questo esercizio di scrivere riesce indicatissimo alle mie mani, oltre che non lo nego che in Palazzi sì fatti vi sento certa naturale fuga e contraria ritenzione; secondo, ne meno io intesi dirle che V. S. ill.ma l’avrebbe avvisato l’occorrenze del nostro monastero, che sarebbe stato un attrevimento indiscretissimo, quando in solo patrocinarlo lo favorisce in eccesso, ma per mancamento d’esplicazione parendomi essere stata assai lunga lasciano incompiuto il vero senso, e mi dispiace se similmente l’intende il signor Abate, ma sia come si voglia l’errore è stato mio, e il perdonarmelo sarà d’ambedue loro signori, alli quali umilmente riverisco, a V. S. ill.ma in Verbo e a quello in spirito, riverisco pure il signor D. Antonino, signora D. Giovanna e carissimi bambini, come fanno mia madre e sorelle, supplicandola io con esse della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma il primo di settembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Il nostro sacrestano bacerà di presenza le sacre vesti a V. S. ill.ma, e spera esperimentare li suoi favori, essendo membro estrinseco di questa sua umilissima famiglia.

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1687 09 03 AMBP ms. 56 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Carta sì benedetta quale è quella [che] ricevo di V. S. ill.ma, data al primo d’Agosto, bisognava arrivare in quel momento e giorno, ch’essendo di Mercoledì, stava dopo la comunione rendendo grazie al SS.mo Sacramento, e però mi arriva con tanta ilarità che doppiamente mi consola, godendo anche del suo compiacimento, dimostrandolo molto per la ricevuta della mia lettera; degna causa però questa non è di consolare V. S. ill.ma, anzi di recarle molta noia, ma il tutto fa quel benigno fattore, che di un ruvido tronco fa produrre un soavissimo frutto. Tale pure io spero saranno le sue presenti fatiche, produttrici a suo tempo di frutti assai buoni, in tanto signor Abate giacché in tempo d’autunno l’arriverà questo foglio, consideri quello delle vegetative piante, le quali in tal tempo dopo li frutti si spogliano anche dei fogli, al fine che interiorandosi tutta la forza nella radice si disponga più atta per la produzione ventura; né altrimenti deve operare la nostra ragionevole, quando dopo qualche produzione mondana si spoglia anche dell’abiti cattivi, mandando fuori tutti li gusti e soddisfazioni proprie, acciò interiorata tutta l’abilità nella radice dell’anima e spiritualità d’essa si disponga a meglio produzione di frutti santi e divini, egli però non s’atterrisca, perché solo l’autunno, la quarta parte dell’anno, obbliga a tale dispoglio, cioè in qualche tempo restando in diporto tutto il resto dell’anno. V. S. ill.ma sta in questo, e perché lo credo come dice spogliato di quei gusti, che la propria casa le dava provando ogni nausea in quella di Roma, non posso compararlo che a questo temperato autunno, lasciando per me la rigidezza dell’inverno, mentre non vedo che nubi scure nel cielo e sommo fango nel suolo, benché e l’uno e l’altra considerare dovremmo, che se l’inverno non pluvia, primavera non infiora, essendo librino causa dei fiori.
Ohimè alle volte io dico che cosa farà mai di buono il signor Abate, se non si interiora il buon seme della grazia di Dio, col soave aratro di qualche piccola crocetta, che se tale adesso le pesa, le sarà a suo tempo fruttifera: tamquam lignum quod plantatum est, secus decursus aquarum, questa però per V. S. ill.ma non voglio sia di lacrime, che tiro a mio conto questa innaffiatura, ma di quel fonte perenne che: in stilliciidis eius laetabitur germinans; questa già si sa che è lui il petto della Vergine, di cui pascer volle e lattare si compiacque la vite vera del nostro Salvatore, qui io pure bevo benché con labbra impure ogni sorso di grazia, dandone sempre a V. S. ill.ma la più scelta primizia all’incontro.
Di che io ricevo, e sento così invitta pazienza li suoi sinistri giudizi, chiamandomi sempre scordata di scriverle e peggio di pensarvi, Gesù che infamia, V. S. ill.ma se non la restituisce non può entrare in Paradiso, ed io quasi non fo altro e non farei che il contrario dei suoi giudizi, ma egli fa bene a stimarle come non fossero, perché essendo di nessuno valore posso dirle: tamquam nihilum ante te; questo niente però talora frutta, tanto per il merito della pietà di Dio, che egli medesimo disse per bocca del suo servo: pro nihilo habuerunt terram desiderabilem, ed oh! fosse presto per me quella del Paradiso, e per V. S. ill.ma prima di questa quella della città di Girgenti.
Io poi resto ammirata perché scrivendomi scrive e lacera le lettere, quando li vedo tale che mi sembrano immune di correzione, e avendo riletto due volte questa ultima sua non trovo la causa di averlo tormentato una giornata, forse che fu l’ultimo punto toccante qualche umanità, se questo è io non scrivo più, perché non so farlo totalmente all’angelica.
V. S. ill.ma non sa che si deve la parte a Cesare (alla nostra umanità), ed è tanto dovuta che nell’Evangelo nostro Signore lo prescrisse, anzi che legislatore sì santo sempre annessò e cibi e miracoli, e prediche e conviti saziando le turbe e convertendo peccatori, e però io sua indegna seguace stiro (anco per mio genio) tanto l’umanità nel tratto, che parmi restassi divisa quando dal divino non discendo all’umano.
Se poi V. S. ill.ma costì è divenuto totalmente angelo, me l’avvisi di grazia, che io non le scriverò più, ma l’adorerò di lontano, e la prego in somma a non infastidirsi con tanti rifacimenti di lettere, che non posso soffrire vederlo in quello affanno, che io pativa quando facevo lo stesso, che se per me l’unico rimedio fu l’ordine di V. S. ill.ma, forse per lui sarà quello di Monsignore, altrimenti quando non si scrive con candidezza s’offende l’ingenuità dell’anima, e si mostrano doppi li suoi sentimenti, il mio poi sopra la sua stanza in casa del signor Cardinale si trova il medesimo, che per le passate ho detto e confermando l’ultimo qui altro non replico.
Dirò bensì che l’informativa le ricercò mio fratello, se costì ne morivano giovani, derivò della mia che similmente la feci al medesimo, perché avvisando lui l’età di qualche persona defunta, costì sempre la diceva di 80 anni di 70 e tal volta di novanta; tanto che io infastidita un giorno contro questa Roma tiranna, che tanto fuori del cielo tiene li suoi viatori, le domandavo se in essa ne morivano giovani, perché mai pur uno ne aveva avvisato e lui mi rispose che sì, e per certificarmi maggiormente mi disse che nel medesimo tempo era morto un certo Cardinale giovane di 60 anni; Gesù (io dissi) giovane di 60 anni cui mai l’ha inteso, e consideri V. S. ill.ma come poté io restare confermata nel mio stupore. Bene dunque senza dir bugia V. S. ill.ma dice che costì giovani ne muoiono, perché anche li sessagenari giovani si chiamano, ne resti però egli costì quanto li piace, mio fratello quanto vuole che io bramando la morte ne starò meglio ove spero finirla fra breve.
Preghi Dio signor Abate per questa povera avvincolata, e dica alla nostra Madre Regina: solve vincla reis, mentre io essendo stata assai lunga la riverisco per fine come fanno mia madre e sorelle che ringraziano V. S. ill.ma del buon avviso [che] le dà di mio fratello, a cui io caramente saluto.
di V. S. ill.ma e rev.ma,

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Palma a di 3 settembre.
P. S. Ah! signor Abate abbiamo il Padre Attardo con il mal in quartana, Gesù che pena, e mia Nanna la sente più di tutte, perché la passano assai bene tra loro flemmatici; V. S. ill.ma lo raccomandi al Signore, acciò con la sua salute ci abbia a consolare.

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1687 09 10 AMBP ms. 57 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Ricevo con animo triste la favoritissima lettera di V. S. ill.ma, non sapendo quale mi contrista più se la continuata afflizione del signor Abate nella stanza di Roma, o la poca salute di V. S. ill.ma per la flussione [che] mi [ac]cenna; spero però e confido molto che dell’uno e l’altro mi consolerà il Signore, che se non esaudisce le mie indegne suppliche lo farà in riguardo di quelle [che] continua per tal effetto tutto il monastero, loro tutte la riveriscono, come più cordialmente fanno mia madre e sorelle, supplicandola a darsi cura almeno per effetto di carità verso noi tenendo tutte nella sua salute il nostro sollievo.
Io poi più indegna di tutte, resto mortificata quando V. S. ill.ma mi dice che compatisca e scusi il signor Abate, né trovo modo come effettuare questa obbedienza, perché mai mi dà causa di scusa o di minimissima noia, anzi che egli deve scusare me nella mal ricevuta di tanti suoi favori; in tanto mi favorisca Dio di servirla, come devo mentre maggiormente mi offro a V. S. ill.ma, alla quale riverendo umilmente come fo a tutti altri signori e figlioletti, la supplico con mia madre e sorelle della santa benedizione. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 10 settembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 09 17 AMBP ms. 58 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Oggi sì che vedo luce, e al riflesso della sua acquistata come per una mi avvisa posso dire: Aurora lucis rutilat coelum laudibus, intonando e assieme con questo io manderò la voce lodando quella sacra aurora Maria, che per essere tale del Sole eterno inalba alle tenebre nostre un lieto soggiorno, né poteva arrivarmi in altro tempo l’avviso della acquistata serenità di V. S. ill.ma, che nella già terminata ottava della sua benedetta nascita, mentre per tutta essa io gliel’avevo supplicata, e spero che se nascendo l’alba la schiarirà maggiormente fin all’occaso della nostra sepoltura, la prego però che l’infondesse più stabile la grazia della immutabilità dell’anima, acciò che stando su questa Roma che sempre gira nel mondo, si fermi nel suo polo ch’è il motore d’essa.
Signor Abbate consideri su questo fermo le girandole del mondo, chi scende, chi sale e tutte terminano nel fondo, passa il bene, gira il male, solo resta l’Autore, V. S. ill.ma non veda in causa propria quante vicissitudini ha provato tra pochi anni, quali fortune, quali languori, che contenti, parte dolci, altre amare e tutte incostanti, Roma un tempo per lei fu calamita adesso le è tiranna, prima non voleva lasciarla, adesso brama fuggirla, non è la propria, egli non è lo stesso, come dunque sì vari effetti li cagiona.
Ah! Signor mio: tu solus sanctus, tu solus Dominus, tu solus Altissimus, egli solo appaga l’anima fuori di cui: sunt cetra fraudes, felice per V. S. ill.ma questa esperienza per la quale spero ritornerà in Sicilia con tutto Dio nell’anima, che se altre riconduce sarà per suo divino volere che è l’essenza medesima.
Questo scelga signor Abate per l’unica del suo cuore, che se per una corruttibile Rachel stimò Giacob breve la fatica di tanti anni, quanto sarà per Dio quella momentanea, fatica la chiamo per chi tale l’esperimenta, non essendo mai tale per l’inoltrati nella virtù di cui solo l’invito è amaro, e tutto il resto è dilettevole e buono, il caccia sangue solo nell’apertura tormenta seguendo insensibile tutta l’emissione; tale è la grazia, tutta contraria del mondo, quale termina amaro e quella felice del cielo, nel quale progresso un’anima santa dice: Verberaverunt et non dolui vulneraverunt me et non sensi perché sotto corazza di Dio non sente più dolore, e felice chi lo veste mentre anche la penna: suis amatoribus dulcaravit.
V. S. ill.ma assaggi tale dolcezza fin che l’eterna viene, ed io oggi l’ho sentita assai buona riconoscendola in esso, perché quando nell’uno e nell’altra non è purtroppo amara, e mi rallegro di più ch’egli in questa ora sia passato in Casa del signor Card. Lauria, a senso considerabile tra li figlioli dell’homini; Dio lo porti bene, mentre io a stimolo di questa salita, ascendo al cielo le mie indegne orazioni, fuori dei quali in loco sì fatto nemmeno entrò il pensiero.
Mi rallegravo bensì, quando per una lettera di V. S. ill.ma diretta a Monsignore intesi esservi il Padre M. Comandi, persona di molta stima, e adesso che mi notifica la sua bontà in raccomandarsi alle mie orazioni m’è cresciuta sommamente, poiché quando una persona arriva [ad] abbassarsi tanto fin al tocco della mia viltà, io la canonizzerei per santa, non potendosi aspettare umiltà maggiore, e per conseguenza maggior santità; poiché l’acqua quanto bassa tanto sale, nel quale alto concetto se V. S. ill.ma l’ammette, lo riverisco umilmente, e mi raccomando alle sue orazioni, e l’avrei fatto da che l’intesi costì, ma l’argini del mio rossore trattengono sempre le mie condiscendenze naturali.
E di mio fratello, V. S. ill.ma più non s’incomodi persuadendogli la sua venuta in Sicilia, perché essendo validissime le sue ragioni per non farla, ne meno noi la vogliamo, che se Dio la dispone quando egli ritorna (prima di che non se ne parla) saprà astringerlo non che motivarlo; e si riconosce però in questo la somma carità e cortesia di V. S. ill.ma, della quale mia madre e sorelle tanto si confondono, che non sapendo trovare proporzionate espressive sotto silenzio la ringraziano e umilmente la riveriscono.
Mia Nanna però che sempre attende al più facile né meno assente al poco che dico dicendomi salutami il signor Abate e da canto mio non le dico altro, perché è cosa propria, e come tale incessantemente la desidera alla residenza, pregandola (come io fo e tutte facciamo) a spedirsi, almeno a principiare quanto prima, tanto ella mi dice, e V. S. ill.ma la scusi che va molto all’antica.
Noi poi siamo all’esperienza del nuovo confessore, per il disgravio se ne pretende fare l’ordinario impedito veramente di molte indisposizioni, benché tra l’uno e l’altro stiamo tutte nelle mani di Monsignore; il presente da 5 giorni che confessa, ed essendo scorse quasi tutte le sorelle, io ancora non vi sono andata, perché V. S. ill.ma sa come sono li miei principi, mi dicono ch’è buono benché affatto assoluto, e oggi che è il Mercoledì della SS.ma Madre spero confessarmi senza pensar altro, essendo li miei peccati il peggio d’ogni male, di questi Dio mi liberi e mi perdoni, che tutto il resto è volubile. Ma V. S. ill.ma che vuole fare di queste cose, e spero vorrei qui vendicarmi dei suoi giudizi, dicendo altri pensieri allora l’anime fanno, quando divise l’una e l’altra stanno. Onde lasciando tutto ciò, per cose a lui accessorie le taccio, pregandola li raccomandi al Signore ai piedi di cui la riverisco umilmente, come fo al Padre Vitale, e salutando mio fratello supplico V. S. ill.ma della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 17 settembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Il mal esempio di V. S. ill.ma in rifare tante volte le sue lettere, già mi ha reso recidiva in far lo stesso, poiché oltre al sentirmi tutt’oggi stimolatissima per rifare questa non poté tanto resistere che almeno non scancellassi la postilla stimandola superflua, mi perdoni però che non intesi trasgredire la santa obbedienza.

Indice delle lettere

 

1687 09 19 AMBP ms. 59 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Nel punto medesimo, che stava inviando l’incluso piego a V. S. ill.ma, mi capita la favoritissima sua con quella del signor Abate di cui è l’acclusa, e restando consolatissima della sua migliorata flussione, mi dispiace della principiata quartana della signora D. Giovanna, perché il resto è infermità sicura, stimando pure tale quella del nostro D. Decuzzo Maria per la nascita dei scaglionelli [denti canini], e però con somma premura raddoppieremo l’orazione di questa sua devota comunità, acciò nostro Signore e sua Madre SS.ma consolino tutte con la loro pristina salute, e mi dispiace parimenti della continuata quartana del Padre Attardo, per essere anco fuori di questa poca salute, ma perché ogni esercizio che manda Dio è giovevole all’anima, lo dobbiamo abbracciare dicendo: fiat voluntas tua, e mentre ancora io lo replico per li suddetti che ne tengo a V. S. ill.ma, umilmente riverisco come fo a tutte loro signori, domandandogli con mia madre e sorelle, la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 19 settembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 09 19 AMBP ms. 60 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e Rev.mo Sig.re Padron osserv.mo.
Prima d’inviare in Girgenti la mia risposta a V. S. ill.ma della posta passata, mi capita oggi la favorita sua della posta presente, e la trovo appunto come l’aspettavo un poco amaretta, perché correndo questo ordine li lettere di V. S. ill.ma una consolata e una afflitta, così questa toccava essendo stata gioliva la prima. Pazienza signor Abate, così al mondo corre la sorte bisogna ridere e piangere, io pure sono con esso in questa corrente; Mercoledì scrivendo la prima lettera per la consolazione mi correvano scrivendo le mani, ma oggi su questa carta non le mani ma gli occhi menano questa corrente, veramente giorno di Venerdì tanto conviene, ma perché io scrivo con fretta aspettando il latore dirò quanto breve tanto chiaro ciò che avrò da dire.
Mi dica signor Abate e mi tolga di meraviglia, dichiarandomi quale sia questa congiuntura che V. S. ill.ma aspetta per entrare al negozio, forse io inespertissima delle cose del mondo ne meno so come si trattano; io per me una volta che mi fossi costì menata, seria dopo poche settimane di risettamento l’avrei affrontato, anzi io credevo che stando ancor egli in Girgenti ne avesse costì dato al signor Cardinale qualche sentore, e in dire questo non intendo affrettarlo ma stimolarlo al principio, già che assai sarà bisogno attemparsi fino all’esito, e se mai flemma li persuado non è che dal principio al fine, ma non lasciare il trattato così inprincipiato. V. S. ill.ma ha fatto cadere in impazienza a tutte, cioè, le poche che lo penetrano non potendo più aspettare il: Deus in Adiutorium argomentando da ciò il: Divinum Auxilium, e se l’indagamenti da principio sono bruschi non devono essere altrimenti, perché quando mai li frutti si producono dolci; prima di che bisogna essere acerbi ed agresti, et adunque passiamo presto le burrasche che la maturità non viene se non passano queste, e spero in Dio che in questo tempo forse sarà per via del bramato principio, mi dice di più (e parmi che fosse con qualche sentimento) che non aspetta mie lettere quando lui non mi scrive perché io così l’ho promesso.
Vero signor Abate, così l’ho detto, ma ciò non fu perché volessi infastidirla astringendola a scrivere, anzi per non tediarla perché se io li scrivessi spontaneamente chi sa come la troverebbe se in fastidio o calma, e però nella risposta parmi andasse più sicura, oltre che ne meno qui mi lascia il tentatore, e Dio ci libera non fosse la santa obbedienza. Del resto mi comanda come gusta, che io sono prontissima e sempre mi troverà così (se Dio m’aiuta) benché l’inferno si scateni, in tanto la riverisco umilmente come fanno mia madre e sorelle e tutte del Monastero, domandandogli con esse la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 19 settembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 09 29 AMBP ms. 61 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Affligge V. S. ill.ma, non la tardanza delle poste, per la quale non riceve mie lettere, ma la mia indegnità ponendola così Dio con la medesima pena che lui per tale mancanza riceve; signor Abate io non manco di scrivere, ma Dio manca di consolarci per suoi occulti giudizi, palese però ci mostra farlo per nostro bene, e per l’adorabile disegno della sua misericordia: corripit nos in misericordia.
Questa io tutt’oggi ho invocato per V. S. ill.ma, invocandola per mezzo del glorioso S. Michele Arcangelo, benché ministro della sua giustizia, e resto certificata della sua divina bilancia, che tutto l’aspro sarà in correttivo del male, e tutto il dolce in aumento del bene, essendo egli difensore di questo e di quello distruttore.
E di ciò che conosco, ne do a V. S. ill.ma mille buone fortune, perché anche li tagli curano l’infermi, e spero in Dio e sua benedetta Madre ritrovarla con questa in qualche buona forma, e se delle mie preghiere si degna, io con molte d’esse la supplico a dilatarsi l’animo, perché per l’anima e per il corpo non sarà costì frustatoria la sua dimora; ciò che non può oggi l’indaghi domani, e se in questa ne meno, seguiti il tutto senza molta fuga, quante volte Iddio è venuto all’uscio del nostro cuore, quante ed oh! quante se n’è partito escluso, trovandone oggi distratti, domani colà, post domani usciti alla busca.
Ohimè di ciò che il mondo sa, e pure egli: ego sto ad ostium pulso finché l’alma le dà la vera introduzione, V. S. ill.ma dunque a tal riflesso non stracchi dietro l’uscio dei grandi, che tale dietro l’umano opera il Creatore, e se la virtù non s’impronta nell’orme di questo sempre sarà vana; desio però, forse lo spero, vicino sentirla più consolata, e faccia ilare e assidua la volontà del Signore.
E qui termino signor Abate, perché (oltre alla fretta con che scrivo, acciò sia inviata) oggi S. Michele m’ha fatto una mala bilanciata, e di tal modo grava l’afflittiva che mi manca la parola, vada però l’alta per V. S. ill.ma, riverendola Dio in bene di sua persona, che io resterò più ben contenta, con che riverendola umilmente come fanno mia madre e sorelle resto.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 29 settembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 10 06 AMBP ms. 62 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Ricevei, in tempo di una mia acutissima febbre, una benignissima di V. S. ill.ima in ricevuta dell’ultime mie, e oggi 6 del corrente mi capita col Serio la sua favoritissima seconda, e in essa quella del signor Abate di cui è l’inclusa risposta, e mi perdoni se della prima non risposi per l’impedimento suddetto, posponendolo fin’oggi primo giorno del mio miglioramento.
Onde se mi rallegro della buona salute di V. S. ill.ma, e mitigata quartana della signora D. Giovanna, per il che nel nostro Monastero continuamente si prega, pure a gran segno mi compiaccio del primo passo dato del signor Abate nel desiderato negozio, sperando [che] da qui s’incammini ogni buon progresso; così l’attendo da Dio e sua benedetta Madre, alle quali continuamente prego.
La determinazione poi di V. S. ill.ma, in destinare alla funzione del trasporto delle sorelle il Padre Giacomo Cavalli è stata sì come prudentissima così da tutte lodata, e a me di particolare consolazione; acciò abbia occasione di assegnarmi vera suddita di questo Padre, stimandolo con la dovuta riverenza come farei al Padre Attardo, già che li stimo una medesima cosa, e se qualche timore non mi allontana lo farò propensissima, giacché l’ho in qualche remota conoscenza avendolo conosciuto (se non erro) da che ero figliola.
Da Scicli però non abbiamo altro avviso fuor che la nomina dei Capi, che vengono essendo un certo Cancelliere che dicono e altri 2 Canonici se pur è vero, e non essendo per altro, la supplico per fine a perdonarmi se io mancai in obbedirla, lasciando di scrivere il primo del corrente al Padre Attardo per il suddetto impedimento, perché la febbre fu tanto acuta, che ne meno fui capace dell’entratura del mese, dimorando così per qualche giorno seguente, e li scriverei oggi per rifare il mancamento, ma troppo m’affretta il corriere, e però permettendomi la concessione di V. S. ill.ma, la riverisco umilmente come fanno mia madre e sorelle, con cui facendo il simile a codesti signori e figlioletti domando a V. S. ill.ma la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 6 ottobre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

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1687 10 06 AMBP ms. 63 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Ricevo la favoritissima carta di V. S. ill.ma, con la ricevuta di tre mie, godendo che abbia dato qualche principio al desiderato negozio, e spero che nel giorno da lui [ac]cennato della Natività della SS.ma Vergine o nella ottava si abbia più diffusamente trattato, perché in tale tempo e precisamente il medesimo giorno supponendolo destinato a tal principio operò il mio povero spirito ogni credibile sforzo, riportandone come per altra mia dissi qualche sentimento.
E resto contentissima per adesso di questo unico e grave principio per l’intuito del signor Card. Lauria, che se Dio lo destina in mano sua, le sarà dopo Dio non solo Autore ma fabbro e strumento, cioè, di patrocinio di consiglio e tutto, alli cui cenni fu vero vigila in omnibus labora, perché niente riesce all’homo senza vigilanza e fatica, e tale deve essere quella di V. S. ill.ma, che punto non la distragga della pace interna, essendo questa la vera sedia della grazia divina. Attenda qui principalmente signor Abate, che tutto il resto è sposa della divina Sorgente, qui l’anima mi sta attendendo per la sua ogni salutare beveraggio, già che ne acquedotta largo rivo la Regina del Cielo, e ieri giorno del suo SS.mo Rosario, e tutelare del nostro Monastero, si fanno per il bene dell’anima sua istantissime suppliche, reciprocandole la medesima Signora (come spero) non solo con le sue benigne ricevute, ma con qualche nostra comune ricreazione.
Perché mostrandosi in quella di dopo pranzo alle sorelle la figura della abiura sortita così di quel povero molino, una delle sorelle [ac]cennando in certo loco del teatro disse (questo è il signor Abate), e lo fece con atto sì ridicolo e improvviso che commosse gran riso, ed io lo presi a buon segno, perché non era assai lontano dei primati.
Così si deviasse V. S. ill.ma dalle sue occupazioni, come ci solleviamo noi tra le fatiche, e veramente nelle comunità quando vi è buon cuore, meno si piange che si ride, il mio però che non ha tale bontà, sempre trova che lacrimare e ieri ne fu torrente, né so come ogni occhio non si stempra per l’uscita di sì perniciosa dottrina veramente: singularis ferus depastus est ea, perché non poté inghiottirla che una singolarità sì fiera mai più sentita.
Abbassiamo gli occhi signor Abate, poiché il buio di santa fede è dell’eterno Sole la notte furiera, V. S. ill.ma ed io non siamo mai per aprirle, che per dedurle dietro l’altrui guide, e per pianger li nostri peccati; né si ammiri, se io dissi nella lettera che mi risponde che bramo veder senz’occhi la sua spedizione, perché se del cielo fosse o utinam, o utinam tanto buon Pastore, perché che buon decoro sarà esserlo di pecora sì smarrita, ed io ne sento ardentissima le brame per purgarne il mondo, vedendo che più l’investe di sozzure che di frutti e lane.
V. S. ill.ma si contenti, come io farò di quello [che] vuole Dio, non solo di questo perché che difficoltà vi è, ma d’ogni senso che l’accora e d’ogni vento che lo butta, non solo fuori l’udienza dei grandi ma d’ogni propria soddisfazione, Iddio per adesso in lui vuole l’abbia tutta, poiché chi sa se lo cercherà più quando in altro la trova; qui la lascio felice, e riverisco umilmente come fanno mia madre e sorelle, e ringraziandola con esse della buona nuova [che] mi dà della salute di mio fratello, la prego a salutarmelo come fo al Padre Vitale, domandando per fine a V. S. ill.ma la santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma,

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Palma a di 6 ottobre.

Indice delle lettere

 

1687 10 09 AMBP ms. 64 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Se consolatissima fui, per le due favoritissime carte di V. S. ill.ma, ricevute da me per mano del nostro Padre Giacomo Cavalli, sentendo in esse buona nuova di sua salute, altrettanto mi confesso nella terza ieri capitatami ricevendo in quella del signor Abate, l’avviso desiderato del già principiato negozio, rimettendomi all’inclusa su questo punto, per non replicare noie a V. S. ill.ma, la quale dicendomi che compatisca e scusi delle lungarie il signor Abate mi fa dubitare, che egli non percepì la verità del mio cuore, che se acutamente il penetrasse, mi stimerebbe in tale materia più debitrice che creditrice, restandovi di gran somma per la ricevuta di tanta consolazione.
E spero nostro Signore gliela centuplichi nella perfetta salute di V. S. ill.ma, signor D. Antonino, signora D. Giovanna e figlioletti, alli quali riverisco umilmente come fanno mia madre e sorelle; in tanto stando dalle sue paterne mani ricevendo con sommo gusto spirituale l’assistenza del Padre Preposito, gliene preghiamo da Dio una vera retribuzione, con che serbandomi a riverirla di nuovo nel ritorno di quello, per adesso m’inchino baciandogli riverentemente la sacrata mano.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 9 ottobre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Alla quale soggiungo che avendo riferito li suoi favori, alle 2 sorelle fondatrici, loro umilmente la ringraziano, domandandogli prostrate la santa benedizione.

Indice delle lettere

 

1687 10 14 AMBP ms. 65 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
La venuta costì del Padre Giacomo Cavalli mi dà motivo di riverirla umilmente, e infinitamente ringraziarla della consolazione ricevuta da tutte le sorelle per la caritatevole assistenza del medesimo Padre, apportandola a me come se fosse stato il medesimo Padre Attardo, giacché unitissime l’accorrono in sentimento e perfezione, e nostro Signore li conservi e perfezioni in essa, quanto io desidero desiderandola di vantaggio a V. S. ill.ma.
Per comando di cui essendosi il tutto eseguito in ordine al trasporto delle 2 sorelle restiamo tutte sì come obbligatissime alla sua paterna cura, supplichevoli a Dio Signore nostro e sua benedetta Madre per la conservazione e aumento della sua buona salute; con che riverendola umilmente come fo alla signora D. Giovanna, signor D. Antonino e figlioletti, facendolo parimenti le mie sorelle, la supplico con esse della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 14 ottobre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Stimo non incomodare per questa volta il Padre Attardo con mia lettera, giacché sarà viva carta di quello [che] mi occorre il Padre suddetto, e credo si partirà per costì il giorno destinato alla mia obbedienza 15 del mese, e però a lui mi rimetto con la permissione di V. S. ill.ma, alla quale di nuovo riverisco e bacio la sacra mano.
Dopo finita questa, e in atto di partirsi il Padre Preposito, mi arriva la favorita di V. S. ill.ma, con la notizia della continuata quartana della signora D. Giovanna, benché alquanto mitigata per la quale si continueranno con maggior caldezza l’orazioni, sperandone la desiderata grazia; in tanto mi scuserà V. S. ill.ma se aggiungo queste, per un atto di filiale confidenza per la già cennata fretta, e di nuovo la riverisco umilmente, e domando la santa benedizione.

Indice delle lettere

 

1687 10 21 AMBP ms. 66 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Cui dubita signor Abate della divina provvidenza, e più che materna pietà della Vergine SS.ma, per opera delle quali io sento già V. S. ill.ma estratto dalle sue angustie e sollevato dalle sue pene, facendomi conoscere in questo la mutabilità del tempo, che se il sole s’oscura, non è perché manca in se stesso, ma per l’ostacolo delle nubi che fra esso e la terra si frappongono.
Ohimè! questi sono li nostri reati, che ascendendo alteri e torbidissimi il Sole eterno ci nascondono, goda però che per altre cause patisco il medesimo buio, poiché possono essere per giudizi santi e segreti di colui che: posuit tenebras latibulum suum, di questo io giudico li suoi bui interni, e sentimenti mestissimi, ne s’affidi dallo scampo, poiché sì come il giorno e la notte bilanciano tutto il tempo, così li contenti e l’angustie si compartiscono l’homo; e benché mi dice che grazie a Dio si trova sedato e contento, io perfettamente non posso così stimarlo mentre insensibilmente mi comunica il travaglio, che grandissimo intende per l’indisposizione del signor Cardinale, che se conturbò me alienissima da quello e solo per suo riflesso, che posso dir di lei sensibilissimo in questo?
Non voglio però diffidare da quella Vergine benedetta, che chiamandosi: salus infirmorum darà a chi l’invoca consolazione perfetta, ed io la più indegnissima sua serva essendo nel corso del mio annuale ritiro lo seguirò tutto per tale intento; né posso stimare V. S. ill.ma, non me ne dia il concedo per cui lo tengo applicato, perché so [che] stima più il bene di detto signore che l’utile proprio, il simile farà il Monastero per quanto vale appresso Dio benedetto.
E ora che il suo negozio sta depositato sì bene nel ricettacolo benignissimo del predetto signore, può dormire ogni affetto e quietare ogni pensiero; solo il mio patisce qualche sollecitudine di passaggio, pensandolo sopito fino alla pubblicità del signor Ambasciatore che sarà fino a Natale, ma da un sì subitaneo moto facilmente mi quieto, perché se Dio vuole potrà prima di tal tempo effettuare aborto di grazia, e questa per pietà di colui che: exaltavit humiles. E giacché oggi mi arriva l’ordine del nostro ll.mo Monsignore, ordinandomi congiuntamente con quello di V. S. ill.ma, che la ragguagli di tutto [ciò] che occorre in questo suo Monastero, seguirò il resto che per altra mia cennai della visita delle nostre sorelle per la fondazione di Scicli, per il quale trasporto avendo ritornato il signor Canonico da Girgenti portò l’itinerario confermato dal nostro ll.mo Monsignore, non volendo per giustissime ragioni alterare quello fatto di Monsignore di Siracusa. Sicché fu bisogno intraprendere una forzatissima giornata da Palma fino a Terranova (1), ch’è la prima città della Diocesi di Siracusa, e sortì la partenza di sabato 11 del corrente, e con sì spasimati sensi delle sorelle uscite e di quelle rimaste, che diedero a conoscere quanto sono più duri li vincoli della carità che quelli della natura; poiché avendosi dispacciate con un decente distacco dalle loro parenti, non si spiccarono da me senza un dirottissimo svenimento, e la seconda benché fosse spiritosa e nemica di dimostrazione si estrinse tre volte, ritirò il piede avendolo posto in soglia dicendo nell’ultima cadente nel petto della madre Abbadessa (madre io muoio), e pareva veramente tale se quella ispirata da Dio e per dubbio di non succedere qualche notabile dimora, già che la prima era uscita non l’avesse ravvivata con queste parole, figlia (con autorità le disse) per virtù di Dio si faccia coraggio, e facendogli segretamente una croce nel petto la rese vigorosa di sorte che poté uscire, benché con sembianze sì morte che pareva ne andasse in sepoltura.
Questa sì che ci lasciò per quello che si vide, e per quello che scrive sensi sì pietosi che li dipingono gli occhi, partirono signor Abate due vere vittime della santa obbedienza, e Dio permise che questi dolorosi accenti, perché furono assenti di oltraggio di natura, fossero sì ben intese da tutte gl’astanti, che non puotero contenere tenerissime lacrime, e così se n’andarono le nostre carissime sorelle, il di cui continuato incontro non solo in Scicli, ma per dove passarono fu così applaudibile e faustoso per come lo raccontano, che io lo caccio dal pensiero patendo orrore in siffatte onoranze.
Dissero in somma, che per dove si portarono e precisamente in Scicli, erano tante li strepiti delle salve, campane, trombe, carrozze di cavalieri e dame, che altro se fossero state l’Almirante del Contado o il Viceré di Sicilia; Gesù povere suore, e qual più orribile tormento si potrà mai avvenire in questa loro fondazione, a me par abbino fatto il tutto, benché avessero da morire di oltraggio e patimento, e però scrivono più inorridite che stracche simili avvenimenti, ma io non potendogli rispondere l’ho fatto assentire per altri, che pensassero alla incostantissima entrata di Gesù Cristo in Gerusalemme, in cui dopo tante palme e trofei non ebbe la medesima sera ove ricoverarsi il povero Signore, gridando fra breve quei medesimi che esclamarono osanna, osanna crucifige crucifige, e però si disponessero alle croci, perché questi applausi sono transibili, e in vero non si conchiusero senza un amarissimo disgusto, poiché stando le nostre monache in sedie con il cerchio di tante altre ove erano quei signori, dame, che li conducevano al Monastero un cavaliere poco ritenuto pose la mano in cortina per vedere una delle fondatrici, al qual atto molto ardito tirò la spada uno dei signori fondatori dandogli una ferita sul capo, che poteva restar morto, e questo fu il suggello di tanto superbo concorso, misero mondo, ben li stiede l’attreviso volendo mentire del suo odore, ove sono destinate le croci, dispregi ed ignominie, tutte opposte alli mondani.
Questi Dio mi mantenga in quella dispregiata celletta, ove si dispiegano le bandiere di un Cristo in croce che vilipeso muore, qui signor Abate conchiudo il mio racconto e l’essenza del mio spirito dicendo con S. Paolo: mihi absit gloriari, nisi in cruce Domini nostri Jesu Christi per quem mihi mundus crucifixus est et ego mundo, nella quale santa estinzione egli non sarà più per me né io per lui restando ambedue inpartecipate, ambedue assenti e morte entrambe, e qui se sepoltura mi tocca altra non scelgo che quella piaga sacralissima, degna tomba di quell’anima a cui vivere: Christus est et mori lucrum, ove, mi resto supplicando a V. S. ill.ma umilissimo perdono di questa lunga notizia, essendone stata la causa la santa obbedienza, nella quale rimango ringraziandola cordialmente della buona nuova [che] mi dà di mio fratello, e di quanto con lui cortesemente l’occorre, che ne sarà il pietoso Dio vero compensatore, ai piedi di cui salutando quello e riverendo lui resto per sempre.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 21 ottobre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Per non essere infedele alle promesse delle mie sopra nominate sorelle, le rappresento qui li loro dovuti ossequi, quali espressero sì cordiali e veraci in verso la persona di V. S. ill.ma, che io non posso ugualmente dimostrare, la ringraziano in somma infinitamente del passato, supplicandola d’avvenire a non esserle altrimenti, ma più che mai singolarissimo padrone, che se piansero in tutto non fu meno il senso di non aver fortuna di poter essere uscite dalle sue mani, dalle quali almeno ricercano l’ultima benedizione. (1) Nome antico della odierna Gela, in provincia di Caltanissetta.

Indice delle lettere

 

 

1687 10 21 AMBP ms. 67 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Ricevo con mia cordiale consolazione nella favoritissima lettera di V. S. ill.ma al quanto sollevata del signor Abate rallegrandomi di ciò triplicatamente, per quello che tocca a V. S. ill.ma, al medesimo, e alla mia persona che non è poco essendo d’ambedue umilissima serva, tale io spero la consolazione che stiamo con molta istanza supplicando il Signore e sua benedetta Madre della pristina salute della signora D. Giovanna, la di cui quartana io l’incolpo al nostro Cicuzzo Maria, perché desiderando tanto l’essere crocifisso nostro Signore li diede la croce di questa afflizione, io l’abbraccio con vero affetto come fo al carissimo Decuzzo, pregando nostro Signore consoli tutti con la sua santa carità.
In tanto restando tutte ai piedi di V. S. ill.ma, contentissime e pronte di quanto disporrà il Padre confessore, la riverisco umilmente assieme con tutti l’altri signori, alli quali riverendo parimenti mia madre e sorelle facendo il simile a V. S. ill.ma, la supplichiamo unitamente della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 21 ottobre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1687 10 31 AMBP ms. 68 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Ieri la sera ricevei due favoritissime di V. S. ill.ma, e altre tante del signor Abate, le di cui passate afflizioni se sono state mie essendomi state sensibilissime, non altrimenti mi sono le presenti sue consolazioni, rallegrandomi queste quanto mi afflissero quello, di che ne ringrazio Dio sommo Autore d’ogni bene, e sua SS.ma Madre nostra Signora presso lui mediatrice, e spero nella loro pietà che altrettanta consolazione ci vogliono concedere nella perfetta salute della signora D. Giovanna, rallegrandomi per ora che l’abbia migliorata.
Io la riverisco umilmente assieme con il signor D. Antonino e figliolettti, e facendo il simile mia madre e sorelle, e mio nipote loro servo Giulio Maria, quale si trova presente, tutte unitamente riveriscono umilmente V. S. ill.ma, alla quale io assicuro per fine che altra consolazione non posso avere, che servire per il poco che valgo V. S. ill.ma, e il signor Abate nell’acclusa di cui potrà conoscere sopra di ciò il mio verace sentimento, onde per non infastidirla di più resto rimettendomi a quella e supplicandola della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 31 ottobre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1687 11 07 AMBP ms. 69 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Perché il mondo non dà consolazione compita, mi insinua adesso per la favorita carta di V. S. ill.ma, due motivi del signor Abate (di cui è l’inclusa), quanto mi affligge per quello [che] mi giunge di sua poca salute, benché essendo stato tale nocumento per la fredda stagione, spero in questa ora sarà riavuta essendo il tempo alquanto temperato, e della mancanza di sua assistenza alla solennità di tutti Santi.
V. S. ill.ma niente si affligga, perché meglio poté gradirla con l’atto di tale sofferenza, e il buon servo deve in tutte le varietà dell’occorsi servire il suo padrone, essendo assai inutile che in una sola cosa unicamente lo serve; V. S. ill.ma tanti anni ha servito Dio con la personale assistenza, adesso pur è bene farlo com’egli vuole, non essendogli più grata la fatica che la santa discrezione, con questa la prego si conservi l’anima e il corpo, mentre io prego Dio Signore nostro li prosperi felici assieme con la signora D. Giovanna, D. Antonino e figlioletti, alli quali umilmente riverisco come fa mia madre e sorelle, aggiungendogli anche la devota osservanza di mio nipote, che unitamente li riverisce supplicandola come io fo della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 7 novembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1687 11 07 AMBP ms. 70 / 87 copia

A Mons. Giuseppe Maria Rini, Abate, Vicario Generale di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore Padrone osserv.mo.
Insinua a me la lettera di V. S. ill.ma tanta bontà nell’anima e tanto intrinseco conforto, che non so dubitare essere stata formata di un sentimento più che tale, e perciò prego quel Dio: a quo bona cuncta procedunt che stabilisca nell’anima sua tanti sensi di salute, ed egli che con la sua provvida carità pasce il nero corbetto di candida rugiada prima che la nera piuma l’investa facendo che: rore coeli pascitur quandiu benefitio etatis non habet nigras piuma.
Si degni pietoso d’imbiancare l’anime nostre di un più nobile alimento, quale sono le veraci notizie della nostra santificazione, notiamo bensì fino a quando il cielo gocciola rore sì benedetto, quandiu (dice il naturale) benefitio etatis non habet nigras piuma; ah! termine infelice finché l’anima si veste di nere macchie, volubile più che piume all’infernali voli, nel quale punto ecco il cielo lascia, il rore si contiene restando l’anima quanto arida di Dio tanto vestita di sensibilità carnale, né quello pluvierà mai sopra ali corbine che volubili si portano verso le cose mondane.
Ah! signor Abate: absit a nobis volo sì miserabile anzi che fino alle nubi vogliamo sia quello del nostro cuore per desucchiare da quella purissima che nutrì il nostro Salvatore (la mammella della Vergine) rore di salute e stilla salutare, questa è la spinola del cielo, la grondosa nube dell’Empireo che nutrisce se figlio innocente anco corbetto peccatore, né di altro fonte desidero la sazietà di V. S. ill.ma; acciò qual dispiumato corbetto (essendo tutti tale nel fomite) imprenda il volo non come quello dell’Arca verso li gusti carnali, ma di pura colomba travolando indietro sull’innocenza battesimale, grado che anco quasi ottiene la santa penitenza, e parmi queste due virtù, innocenza e penitenza fossero li primati della spirituale carriera di nostra vita, in cui, sì come nelle processioni si costuma, essendo il primo e l’ultimo il loco maggiore, standovi nell’uno il più degno e nell’altro il Crocifisso, così in questa interna l’innocenza principia preferendo l’innocente, e la penitenza finisce santificando il peccatore.
Ed io per essere di questi m’abbraccio al Crocifisso, sperando per il suo prezioso sangue smacchiare le mie nerezze e innovare la corrente del mio disseccato rore, questo è il mio grado l’ultimo ai piedi del Crocifisso, quello di V. S. ill.ma non lo so parlando dall’interno, ove, se è immune vada su: ascende superius, e se peccatore venga meco alla croce, al Crocifisso lavacro di pietà natoria di contenti; ed io oggi non so come non mi stempro in questa rubbia corrente, poiché la lettera di V. S. ill.ma mi dilegua in una liquescenza indicibile, godo però, e sia alla buon ora che in sua persona la croce grondi miele, a segno che egli, che da principio vi era restio, ora vi è sì proclivo che confessa la felicità più nella croce che nei contenti, e li miei oggi sono tanti per sì buona permutanza che ne benedico Dio, supremo datore, non so bensì se è diabolico frapposto quello che mi amareggia in parte tal compiacimento, perché alli suoi ilari avvisi mi sento tentare d’incredenza, sopra li quali li miei pensieri: ad tempus credunt et in tempore recedunt.
Io signor Abbate che siano tali lo credo, ma che lo siano interamente lo nego, ma se lui nasconde l’amare per non cagionare afflizione s’avrà maggiormente quando per altra via si penetrano, non dico che adesso interamente fossero tali, ma quando lo fossero meglio è esser fedele nella distinzione, V. S. ill.ma in tanto si goda quella parte [che] le dà Dio e consideri in essa che: non fecit taliter omni nationi.
Ah! quante anime cospirano il bene che lui possiede, e pure egli è comparso il Beniamin tra loro facendo invidia ai loro desideri, e però dica: fecit mihi magna qui potens est, cui spero che darà l’ultima mano alle sue misericordie favorendola pure nel temporale per mezzo del signor Cardinale, e assistenza del Padre Maestro Comandi, quali sono fatte oggetto delle nostre benché indegne orazioni, e mentre prego Dio vogliono dire per ciò: ego plantavi il primo, e rigavi il secondo, spero soggiungerà il cielo per terzo: Deus autem incrementum dedit, e V. S. ill.ma che è il campo, l’armentario e tutto sostenga la pioggia, il sole, le brine, e la contrarietà dei venti pensando che qui seminant in lacrimis, in exultatione metent!.
E per fine mi rallegro che mio fratello sia fatto strumento della sua carità fino a menarselo a diporto, dispiacendomi bensì che la passano fra di loro sì bene per l’avvisi che l’uno e l’altro mi partecipano, che non penseranno più alla patria loro, che lo faccia mio fratello va bene perché essendo religioso non può essere che dovuto un simile distacco, ma in sua persona non si ammette perché lo vogliamo presto al servizio di Monsignore, di cui V. S. ill.ma non apprenda (per ciò che io le scrissi) che sia fuor di modo afflitto per li suoi avvisati sensi, anzi che sovente mi scrive essere contentissimo di sua persona, la colpa però in dir questo tutta fu mia perché scrivendo in ciò con un compassionevole sentimento, osservano il tutto con l’occhiale verde giudicando il tutto come io lo vedeva, non così come annerita di più macchie, così Monsignore ll.mo tutto uniformato col voler del cielo, per grazia del quale egli gode salute benché la fredda stagione, subentrando io credo alla cura di V. S. ill.ma [che] lo tiene conservato in camera. Onde ne stia contento che mancandogli la sua assistenza nostro Signore per l’occorrenza lo governa, facendo che si assenti dalle fatiche per l’impedimenti [che] li manda, e aggiustato questo tutto il resto va bene, perché toltone qualche disposizioncella sicura in persona della signora D. Giovanna, tutta la Casa sta in salute per quello [che] m’avvisa l’ll.mo Monsignore; solo io con la lettura di questa le recherò molto travaglio, ed io l’ho pure grandissimo quando di tanta mia prolissità tardi m’avvedo, ma finiamola pure posponendo appresso l’esito già stabilito del Padre confessore. In tanto V. S. ill.ma resti tutto uniformato in Dio, in cui salutando mio fratello, la riverisco umilmente come fanno mia madre e sorelle e tutte del Monastero, tra le quali desiderando io l’impiego dei suoi comandi, resto di vero cuore.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 7 novembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

 

1687 11 14 AMBP ms. 71 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Essendo mio debito il rendimento di grazie a Dio Signore nostro per la buona salute [che] gode V. S. ill.ma mi dispongo di tutto cuore a farlo, già che in questo punto mi capita nuova sì buona rallegrando con me tutto il Monastero, con cui quanto incessantemente ho supplicato il Signore per il fine medesimo, tanto in rendimento di grazie si continueranno le medesime orazioni, e gloria parimenti si dia al glorioso S. Diego che per amor del nostro Decuzzo così bene guarda con esso anche V. S. ill.ma, cui benché l’abbia stato più primiero amico, però io spero per questa più stretta lega di nome egli maggiormente la patrocinerà dandogli tanti anni di vita quanto sperare se ne può al nostro Decuzzo bambino, tanto io vorrebbe, dicendo bensì per tutto: fiat voluntas Domini.
E mi rallegro che la sua festa abbia sortito con tanto profitto dell’anime quanto infinitamente ne reca la generale partecipazione del SS.mo Sacramento, e tutto il merito sarà di V. S. ill.ma essendone stata la causa principale, e spero altre tanto n’esigerà il signor Abate, per il di cui voto si eseguì sperando del medesimo santo ogni felicità dell’uno e l’altro, e Dio la conceda alla signora D. Giovanna con la intera salute, già che per sua pietà l’ha reso migliorata; di che con cordiale affetto pregando assieme con mia madre e sorella la riverisco unitamente con questi, e facendolo prostratamente a V. S. ill.ma la supplico con le medesime della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 14 novembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1687 11 22 AMBP ms. 72 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
La benignissima lettera di V. S. ill.ma, e quella in essa del signor Abate, mi rendono consolatissima sentendo nuova della loro buona salute, sperando sentire altrettanto perfetta quella della signora D. Giovanna, per cui tuttavia perdurandosi le comuni orazioni spero la pietà di Dio e intercessione della sua SS.ma Madre vogliano pienamente esaudirle assieme con quelle [che] si continuano per la salute del signor Malvezzi, e signor generale Cicinelli, e tutte per consolazione di V. S. ill.ma, alla quale rimettendo l’acclusa del signor Abate. La supplico a compatire tanta mia lunghezza e prolissità in essa, poiché oltre al gusto e comando di detto signore, che tanto mi significa la copiosa materia non mi lascia far di meno, ed io sentendo molta soddisfazione in quello [che] intende in ciò il signor Abate, solo mi dispiace del fastidio [che] ne riceve V. S. ill.ma, alla quale nostro Signore dia molta pazienza non solo per questa ma in molte altre occorrenze che il tempo le rappresenta, per questo io continuamente prego, benché miserabile, mentre riverendola umilmente con mia madre e sorelle facendo il simile al signor D. Antonino, signora D. Giovanna e figlioletti la supplico per fine della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 22 novembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1687 12 04 AMBP ms. 74 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
Mi arriva la favoritissima lettera di V. S. ill.ma con quella compita consolazione, che io sempre sento nei felici avvisi di sua buona salute, e straordinariamente adesso la provo per sentire la già cessata quartana della signora D. Giovanna, alla quale nostro Signore conservi assieme con il signor D. Antonino e figlioletti a gusto di V. S. ill.ma, desiderando felicità a tutte per goderla lui maggiormente, e del signor Abate.
Io mi sono rallegrata parimenti sentendolo buono di salute, e meglio di spirito come li suoi devoti sensi m’assicurano, io certo ne godo, e corroborata del comando di V. S. ill.ma con ogni franchezza le scrivo, come vedrà dell’acclusa procurando sollevarlo nell’anima e nel corpo per quelle materie spirituali e indifferenze [che] le notifico.
In tanto desiderandogli unitamente ogni bene accoppiando con loro signori anco quello del signor (Vic. Gen.) Cicinelli e suo Agente resto pregando Dio per questo, e facendolo parimenti mia madre e sorelle con esse riverisco tutti supplicando con umilissimo affetto V. S. ill.ma della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma,

umilissima serva Maria Crocefissa della Concezione

Palma a di 4 dicembre.

Indice delle lettere

 

1687 12 22 AMBP ms. 75 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padre e Padrone in Cristo.
La favoritissima lettera di V. S. ill.ma e la propinquità del santo Natale di Cristo Signore nostro mi obbligano a riverirla con questa, per ricevere della sua santa benedizione meriti e supplementi, tali e quali bisognano per augurarle felicissime queste sante feste, e però stimandomi così benemerita della pienezza di quella mi assicuro presagirle felicissime e santi con la prosperità d’ogni spirituale e temporale contento, desiderandogli parimenti compite alla signora D. Giovanna, signora D. Antonia, signor D. Antonino e figlioletti, alli quali pure riveriscono umilmente con questi santi auguri mia madre e sorelle e tutte del Monastero restiamo pregando Dio e sua SS.ma Madre, li voglia conservare unitamente in salute secondo li nostri desideri.
Con che trasmettendogli acclusa del signor Abate, resto ai piedi di V. S. ill.ma, supplicandola con le suddette madre e sorelle della santa benedizione. di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 22 dicembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

Indice delle lettere

 

 

1687 12 24 AMBP ms. 76 / 87 copia

A Mons. Francesco Maria Rini, Vescovo di Girgenti.

Jesus † Maria

ll.mo e rev.mo Signore e Padrone in Cristo.
Con mia consolazione ricevo la benignissima lettera di V. S. ill.ma, e in essa quella di Monsignore Vescovo di Mazara, alla quale prontamente rispondo non solo per effetto del suo riverito comando, ma parimenti per il gran merito del detto signore tanto benigno e devoto del nostro Monastero, e da me gran tempo conosciuto mi dispiace bensì che conoscendo V. S. ill.ma la mia molta imperfezione, mi comanda con tante ragioni e cortesie come se lui non fosse mio assoluto padrone, ed io non dovessi ciecamente obbedire. E tutto che io tenga com’egli sa estrema ripugnanza in simile comparsa di lettere e visite, non dimeno maggiormente è il gusto e merito che ho quando si tratta d’obbedire, oltre che io non sono tanta fuori di discrezione e senno, che non conosco ben ordinate queste dispensazioni, e però la prego a comandarmi con totale suo dominio mentre umilmente la riverisco come fanno mia madre e sorelle, e facendo il simile a tutte codesti signori e figlioletti la supplico riverente della santa benedizione.
di V. S. ill.ma e rev.ma, Palma a di 24 dicembre

umilissima serva
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Alla quale supplico ad inviare l’acclusa di mia madre al predetto Signore.

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