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NOTA INTRODUTTIVA

on l'indovinato titolo Di te si dicono cose stupende, Isabella Tomasi di Lampedusa si è pubblicato (2004) in Palma di Montechiaro, a cura di Maria Stefania Palmisciano, il libro che raccoglie le conferenze, le omelie, ecc. tenute in occasione del terzo centenario della morte della Ven. Suor Maria Crocifissa della Concezione. Oggi, anche con molta ragione, dopo aver letto buona parte dei suoi scritti, sento di poter esclamare: Cose stupende hai scritto, Isabella Tomasi!. Queste cose stupende le ho trovate di nuovo in questo volume che raccoglie in ordine cronologico molte delle sue lettere dirette a diversi destinatari.
Ogni lettera ne ha uno determinato e diverso. Se la lettera spesso è motivata da qualche speciale circostanza, il suo messaggio si estende oltre il destinatario, cosicché senza forzature può applicarsi a un più vasto numero dei suoi attenti lettori.
In questa raccolta di lettere ci troviamo in mano un altro tesoro di questa anima grande, che stupisce ogni volta che si tenta di alzare il velo dei suoi intimi sentimenti espressi nella sua abbondante corrispondenza.
I destinatari sono molto diversi: ecclesiastici, religiosi e religiose di varie congregazioni, persone della nobiltà e altre di vari stati di vita. Le lettere sono motivate da circostanze o da fatti ben precisi. Per questo sono fonte ricca di notizie locali e personali.
La Venerabile con spontaneità si dimostra una missionaria della corrispondenza, che adopera per il suo apostolato, e allo stesso tempo appare decisa stimolatrice di energie spirituali nascoste e a volte addormentate nell'anima dei suoi corrispondenti. Lei vuole svegliare queste energie latenti. Di se stessa dice che non è all'altezza di scrivere consigli di vita spirituale, sentendosi più portata alla scopa che alla penna.
Nella sua squisita delicatezza d'animo sempre si mostra molto sensibile a qualunque dono o favore verso la sua persona o verso la sua famiglia. Varie volte manifesta la sua venerazione per suo zio il P. Carlo Tomasi, altre volte ringrazia per doni fatti al suo fratello Giuseppe (San Giuseppe Maria Tomasi) perché gli obblighi (di gratitudine) di mio fratello li stimo più che propri.
A molti dei suoi corrispondenti, che vivevano non nei conventi ma nel secolo, consiglia di stare nel mondo in effetto, ma con l'affetto in Dio. E a quelli che avevano accumulato ricchezze e ancora volevano aumentarle li chiama "pazzi", pazzo è colui che guadagnando tanto, non sa guadagnare se stesso. E in un caso di omicidio insiste perché si facciano tacere tutti i sentimenti di vendetta e, con forte ammonizione, scrive che bisogna uccidere l'odio non l'avversario.
La nostra stimolatrice se la prende contro quelli che si esercitano in pie pratiche di routine proprie più di una vita cristiana bambinesca che di una vita cristiana che cerchi sul serio la conformità alla volontà di Dio. Lei vuole scuotere dal letargo spirituale tutti quelli che vivono tiepidamente in non pochi chiostri e ammonisce: non entrano questi sonnacchiosi in Paradiso, perché li classifica come religiosi cattivi.
Con gustosa simpatia leggiamo questi richiami della nostra Suor Crocifissa che in molti passi della sua corrispondenza incita a lottare contro la tiepidezza e la mediocrità con cui ci si illude di "servire" il Signore, il quale non ama la semigenerosità in quelli che si mettono alla sua sequela, che deve essere totale e totalizzante.
Le espressioni di acceso amore a Cristo esplodono in molte lettere. L'argomento della sua Passione lo riveste con tenere parole di compassione, con canti, con inni alla natura, con poesie bucoliche (fiori, erbe aromatiche, animali, ecc.) Abbondano anche dolci e affettuose espressioni di sentita filiale devozione alla Madonna, che ci protegge in vita e ci assiste nel punto della morte, che non è altro che una solennissima entrata nella eternità, e aggiunge che per altro non dovremmo vivere che per ben disporci al ben morire.
Tutti i lettori di questo interessante epistolario siano grati alla Madre Badessa del Monastero delle Benedettine di Palma di Montechiaro, che generosamente ne ha permesso la pubblicazione, pro manuscripto, curata dagli amici Giuseppe Mangiavillano e Domenico Sicari. Ad essi vada la sentita manifestazione della nostra gratitudine e riconoscenza.

Bartolomeo Mas, C. R.

PREMESSA

a città di Palma di Montechiaro è legata, sin dalla fondazione, alla famiglia Tomasi, e tale rapporto continua a permearne ancora l'identità per la presenza del Monastero del SS.mo Rosario, custode della memoria e icona della santità dei Tomasi.
Tra i componenti della famiglia giganteggiano le figure di Giuseppe Maria (1649 - 1713), elevato agli onori degli altari il 12 ottobre 1986, di Isabella Domenica (1645 - 1699), suor Maria Crocefissa della Concezione, proclamata Venerabile il 15 agosto 1797. Non meno illustri sono le figure dei gemelli Carlo (1614 - 1675), Chierico Regolare, e Giulio (1614 - 1669), cavaliere dell'Ordine di Santiago de la Espada (1649) e Principe di Lampedusa (1667), confondatori del paese nel lontano 3 maggio 1637.
In occasione della ricorrenza del 3° centenario della morte di suor Maria Crocefissa è stata riproposta all'attenzione di un pubblico più vasto la figura di questa grande mistica, la cui personalità è stata oggetto di una serie di studi, ricerche e interventi che ne hanno focalizzato i vari aspetti in relazione soprattutto alla storia della spiritualità e santità, anche se non sono mancate talune interpretazioni che, prescindendo dagli strumenti e dai metodi di ricerca storica in campo ecclesiologico, ne hanno travisato il carattere.
Nell'intento di contribuire alla diffusione della conoscenza della spiritualità della Venerabile attraverso i suoi scritti, mi è sembrato, perciò, più che opportuno andare alla ricerca dei documenti che attestano l'identità del cammino spirituale di Isabella Tomasi il quale non può essere compreso se non inserito nel contesto storico-sociale ed ecclesiale controriformistico.
Nel corso del lavoro di riordino dell'archivio del monastero del SS.mo Rosario, affidatomi dalla madre abbadessa, sono riuscito a catalogare tutto l'epistolario e gli scritti esistenti della Venerabile, rendendolo facilmente consultabile.
Ho catalogato circa 1.500 lettere in sette volumi, la maggior parte delle quali inedite, in quanto soltanto 114 erano state pubblicate nel secolo XVIII in più di una edizione. Tali lettere, che documentano la variegatura dei rapporti e delle relazioni della venerabile con i suoi contemporanei, che a lei si rivolgevano per consigli e preghiere, sono state custodite amorevolmente dalle monache per se-coli, assieme a tanti preziosi arredi e suppellettili.
Ho catalogato in cinque volumi tutti gli scritti, la maggior parte dei quali inediti, in quanto ne sono stati pubblicati nel secolo XIX solo alcuni scritti che vanno dall'anno 1666 fino al 5 Giugno 1674.
La sovrabbondante produzione epistolare della Venerabile potrebbe apparire in contrasto con il suo misticismo che consigliava di nascondersi piuttosto che di apparire. Se fosse dipeso da Isabella, certamente non avremmo una così vasta quantità di scritti: erano i confessori ad obbligarla a registrare per iscritto le tappe del suo itinerario interiore.
Recentemente sono state estrapolate e pubblicate le lettere indirizzate al fratello Giuseppe Maria, teatino in Roma, particolarmente significative per le informazioni sulle straordinarie esperienze mistiche della Venerabile, per la conoscenza dei rapporti affettivi e per i dati di cronaca che forniscono.
Suor Maria Crocefissa, nella solitudine di una cella, esperimentò nella sua anima, martoriata dalle sofferenze, l'ebbrezza del possesso di Dio. Benedettina per elezione, ella trovò nella sua Regola la via più sicura e più rapida per giungere alle alte vette della contemplazione. Fin dai più teneri anni cominciò a tendere verso questa meta: essere tutta di Dio solo! E solo Dio fu l'anima dell'anima sua. Per lei Dio era tutto, fuor di Dio, nulla.
Il rapporto tra l'anima e Dio è visto da Crocefissa come un rapporto nuziale.
E alle nozze mistiche giungerà non senza prima aver esperimentato in sé i tormenti dell'amore. Fondamento di ogni edificio spirituale è l'umiltà, virtù che fu la compagna indivisibile di suor Maria Crocefissa: la sua vita e i suoi scritti ne sono i testimoni più eloquenti.
Davanti a Dio e al mondo si proclama "la più immonda spazzatura dell'inferno", "misera sentina'', "sterco di inferno", e nelle sue lettere si firma più spesso "umilissima serva", talvolta "ingrata sorella", oppure "indegna figlia" o "figlia peccatrice". Conducendo una vita innocente ed esemplare, risplendente di egregie opere di pietà e di evangelica espressione, ricolma di tante eroiche virtù e di tanti celesti doni, certamente non poteva non richiamare sopra di sé gli occhi di tutti. Così grande fu la considerazione che di lei ebbero i contemporanei che, in breve tempo, raggiunse fama di santità. Il confessore D. Fortunato Maria Alotti, che più di ogni altro conosceva lo spirito della Venerabile, fin dai più teneri anni la decantò come un Angelo; i vescovi di Girgenti, che la stimarono intensamente, ne convalidarono la di lei fama. Sarebbe troppo lungo e complesso riferire quanto emerge dall'epistolario di lei: il lettore potrà trarre considerazioni e valutazioni sulla figura della Venerabile e sulla religiosità del tempo.
A cura dell'Associazione Beata Corbera, di cui sono socio fondatore, sono stati proposti una serie di studi e ricerche sulla figura, la spiritualità e la santità della Venerabile suor Maria Crocefissa. Segnalo la recente pubblicazione "Di te si dicono cose stupende, Isabella Tomasi di Lampedusa'', ed. Centro Studi G. Pastore - Agrigento 2004, a cura di Maria Stefania Palmisciano.
Le lettere che si pubblicano nel presente volume vanno dall'anno 1666 al 1676. E' mia intenzione pubblicare tutto l'epistolario fino al 1699, anno della morte della Venerabile. .
Le lettere sono state trascritte rispettando il criterio della fedeltà agli originali, per cui in talune sono riportati errori o trascuratezze. L'auspicabile pubblicazione di altro materiale, ancora inedito, contribuirà certamente ad approfondire la conoscenza della mistica della Passione e della Croce che, unitamente alla Regola benedettina, ha segnato la forte esperienza spirituale della Venerabile.
Questa pubblicazione può considerarsi un secondo, significativo contributo destinato a quanti si occupano di studi storici ed ecclesiologici; essa vede la luce grazie ad alcune persone che mi hanno incoraggiato e sostenuto nel lavoro di ricerca.
Rivolgo, perciò, il mio più vivo ringraziamento all'abbadessa del Monastero suor Maria Rosalia della Concezione, alla madre vicaria suor Maria Giacinta della Concezione e al sac. Don Nicolò Maria Lupo, rettore del monastero, le prime per aver permesso la pubblicazione di questo volume ed il secondo per la preziosa collaborazione.
Un particolare ringraziamento a S. E. Rev.ma Mons. Carmelo Ferraro, Arcivescovo di Agrigento che ha sempre incoraggiato e sostenuto lo studio e la diffusione degli scritti della Venerabile per una più approfondita conoscenza della sua spiritualità, così fortemente identitaria all'interno della storia della santità nella Chiesa Agrigentina. Ancora una volta rivolgo il mio affettuoso grazie all'amico Domenico Sicari, conoscitore e cultore della Venerabile, nel cui sito internet www.infolio.it sono raccolte molte pubblicazioni sulla famiglia Tomasi.
Al Padre Bartolomeo Mas, postulatore della causa di canonizzazione della Venerabile, che con squisita cortesia ha accettato di scrivere la nota introduttiva, il mio più sincero grazie.
Palma di Montechiaro, Pasqua 2006.

Giuseppe Mangiavillano

Riscontri archivistici e bibliografici:

- AMBP - Archivio Monastero Benedettine Palma
- AGT - Archivio Generale dei Teatini di Roma
- Biblioteca Casanatense di Roma: cod. 4941 contiene n. 104 lettere in copia
- Le lettere con segnatura romana sono state tratte dal libro:
P. Attardo, Scelta di lettere spirituali della Venerabile Suor Maria Crocefissa -
1 ° Edizione: Felice Marino,Girgenti, 1704;
2° Ediz.: Andrea Poletti, Venezia, 1711;
3° Ediz.: Andrea Poletti, Venezia, 1727;

 

Per decisione dell'Autore, che rinuncia ai suoi diritti, qualora questo saggio venisse commercializzato, tutti i proventi andranno a beneficio del Monastero del SS.mo Rosario di Palma di Montechiaro, a cui appartengono la maggior parte di scritti pubblicati.

 

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