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1676 06 01 AMBP ms. 20 / 76 copia

Alla Signora D. Leonora Marino Augello.

 

Jesus † Maria

arissima da me molto stimata.
Odo li suoi lamenti che mi hanno trafitto il Cuore, essi sono con ragione, ma in quanto in Dio si deve più di ogni altra consolare, imperoché la mia e sua sorella non è perduta, ma in Dio maggiormente guadagnata, dove le sarà più giovevole, che se favorisse li interessi suoi con tutte l'umane industrie. L'orazione carissima sorella ottiene ogni prospera spedizione per le sciagure umane, V. S. si consoli che la sua carissima sorella sta in quello felicissimo impiego che glorifica li beati, né per altro sia ha costituita romita che per scordata dal tutto attuarsi in quella applicazione divina nella quale niente si sa farà di Dio, felice sorte del nostro Romitorio ove ad altro non si attende; io vi fui per un anno, ma serva di quelle sante romite, che mi piacque più la scopa del Romitorio che la reggia corona, goda e non pianga unirsi seco nelle piaghe di Gesù Cristo, ove quella sta per grazia attaccata.
Io dopo in quanto a me farei il mio Cuore asciugatoio delle sue lacrime, tanto desio consolarla, ma perché so che si dice beate quelle che piangono, voglio meglio pregarle pazienza, che libertà di travagli, tanto più che conosco utilissima la medicina della Croce ai nostri malori, né alla nostra Giacinta desio altro che il compimento della volontà del Signore, e giacché la sua vocazione non è claustrale come ella significa, io godo che stando così esercitata entra nel mondo per la porta della amarezza, acciò che annoiata della sua vanità stia in esso in effetto, ma con l'affetto a Dio, la Madre SS.ma sia protettrice del tutto, e nostra vera Madre sotto il di cui manto la lascio riverisco, e saluto. Palma a dì 1 giugno 1676. di V. S.


umilissima serva
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 06 23 AMBP ms. 57 / 76 autog.

[Al Padre D. Fortunato Maria Alotti], Confessore del monastero di Palma.

 

Jesus † Maria

hi vuol vedere fieri mostri in catene venga nel mio petto, che non altrimenti sta impetrando il mio Cuore, egli rugge, egli mugge con strida così violente, che direste non essere altro che incatenato leone. Ohimè aspre violenze, io sto sempre in corso come colui che (ab)bruciato di viva fiamma vuole uscire dal fuoco, né tampoco io basto per frenare tanti alati corsieri; poiché se io fermo il discorso contro [la] Fede, mi vedo correre la lingua alla maledizione, che se tanto la restringo ella prorompe nelle inarticolate bestemmie, che appena posso qui frenarmi che mi trabocca il desio di fuori del monastero; il quale della libertà tirato, e degli sdegni cacciato, corre e tende al di fuori come la pietra al basso.
Onde devo dirle che io sto in gran faccende, che sono tante le mie faticose applicazioni, che le poche suddette solo l'ho toccato per [ac]cennarle, né io posso applicarmi a scrivere mentre non ho tempo di pensarle, che se io potessi procacciarmi tregua, la procurerei per respirare nonché per scrivere. Di che io sono tanta vietata del muro e antemurale, che mi ha posto Iddio nel Cuore, che se lui fa violenza per uscire al racconto di quel che passo, invece di esalare rimane quasi morto. Con tutto ciò in Casa mia, altro non si osserva che corse veloci, violenze di uscire e rompi petti, poiché in questa ribellione interna ogni potenza mi fugge, ogni senso coopera all'ultima distruzione, né il Cuore può trattenersi nel petto, ma mi violenta l'ossa per fuggirne almeno per comunicarsi; ma il tutto invano poiché nel poco che dice trova invece di aiuto derisione crudele, che lo rende più muto. Sicché con altro non esala, che con una agitazione diabolica e moto di martirio, né posso con altro nome chiamarlo che Bue muto e Toro incatenato, e ciò saria nulla se non fosse dolcemente invitato da coloro che le dicono: dirumpamus vincula eorum et projiciamus a nobis iugum ipsorum. Sicché contro Iddio e i suoi servi, e ministri corre mia rovina; vada il tutto come si voglia, io sono già condotta nell'ultimo sterminio, chi di me non si curò del diabolico intuito, neanche curerà il progresso in sino all'ultimo. Basta che io a gran forza ho [ac]cennato (come dissi di sopra) la cagione del mio tacere, poiché per potenza divina non posso più esalare, mi benedica. [Dal nostro monastero a dì 23 Giugno 1676]


[sua umilissima suddita]
[Maria Crocefissa della Concezione]

P. S. Riceva V. R. questa carta in segno del mio sforzo, poiché dopo di avere andato da nostra Signora del Riposo, non ho potuto dire altro.

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1676 06 07 AMBP ms. 21 / 76 copia

Alla Signora Mattia Soldano, in Girgenti.

 

Jesus † Maria

ignora mia.
Compatisca V. S. la mia molta tardanza nel risponderle, poiché l'infermità di tanto pericolo in che si trova mia sorella suor Maria Serafica, mi è stata di giusto impedimento, con tutto ciò non manco al mio dovere rispondendo a V. S. più con l'affetto che con le parole, stimandola io ancora come da mia carissima e più che da sorella in Gesù Cristo, a tanto mi induce non solo le sue parti virtuose, ma sopra tutto l'affetto che ancora io porto alla mia carissima sorella suor Maria Placida sua benedetta figliola ancorché defunta, che sperandola dal Cielo Anima felice, stimo più le sue ceneri che quanto di bello mi porge il mondo, il quale altro non tiene di buono che il merito che si trova nell'essere per Dio dispregiato, beati coloro che per altro non siano preso che per abbandonarlo nel meglio dei gusti e false sue apparenze, con che si hanno conquistato il santo Paradiso.
Carissima mia in Gesù Cristo, non occorre dir questo a V. S., sapendo quanto essa sta nel mondo ma fuori di esso perdurandovi col corpo, ma non con l'affetto, sicché voglio con ogni caldezza supplicarla che mi raccomandi al Signore e sua Madre SS.ma, mentre io benché indegnissima le prometto il medesimo, sì per la sua persona come pur anche per quelli di Casa sua, li quali desio che il Signore tutti faccia santi. La madre Abbadessa benché molto gravata al letto riverisce V. S. rendendogli infinite grazie di tutto quello che V. S. l'ha favorito, il che gradendole molto supplicherà il Signore acciò lui per essa corrisponda, scusi V. S. se ella non scrive per causa della sua infermità, mentre io con mia madre e sorelle umilmente le b[acio] le m[ani].
Palma a dì 7 di giugno 1676. di V. S.

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione


P. S. Mi farà grazia riverire ed umilmente ringraziare quel Padre rev.do, che così largamente aiuta l'Anima mia con le sue sante orazioni, io adoro in questo la provvidenza divina che etiam dalle mie in conoscenti mi va riparando della mia soprastante rovina, dove corro con tante mie imperfezioni. V. S. per carità preghi da mia parte questa devotissima persona, acciò non desista la carità intrapresa, che così farò io per lui benché indegnissima.

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1676 07 09 AMBP ms. 22 / 76 copia

Alla Signora Duchessa di Castrofilippo.


ignora mia carissima.
Signora mia non è il suo demerito ma i miei peccati che così afflitta la tengono, poiché sentendo io tanto le sue pene così in esse mi va castigando il Signore, non dubiti però mia signora che soddisferò per quanto Iddio mi aiuta a questo mio dovere, pregando con più caldezza del passato la Madre SS.ma, acciò essa ottenga la compita salute del suo signor Duca come lei desidera, né a far ciò sarò sola, che sariano troppo indegne le mie orazioni di essere esaudite, ma sarà comune a tutte le sorelle tale preghiera, e spero la totale sua consolazione, e mentre a questo attendiamo umilmente la riverisco, come fanno mia madre e sorelle. Palma a dì 9 luglio 1676. di V. E.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 07 11 AMBP ms. 23 / 76 copia

A Don Francesco Valerio Lamantia, Canonico.

 

Jesus † Maria


olto rev.do Signore.
Ricevo più lettere di V. S. e vedo che la sua devota istanza vince la mia ripugnanza estrema, che provo in questa simile apparenza, quale a dire il vero è tanta per quanto è indegno il mio nome di comparire tra la gente, portando in esso vero inganno nella poca ugualità che tengo con Gesù Crocefisso. Preghi V. S. per me, acciò disingannata dall'errore pianga ai piedi del mio Crocefisso questo inganno, né voglio restarmi da ciò, sin che non chiuda le braccia colui che per abbracciare i peccatori così se l'ha inchiodato, oh Dio quanto lui ha aspettato, e quanto pochi vi corrono, egli è tutto voce per noi, ma noi siamo senza orecchie per lui.
Io povera peccatrice appena mi basta la vita per piangere li propri e peccati altrui, con tutto ciò mai sarò scordante delle sue devotissime dimostrazioni con che mi ha comprato sua serva appresso Dio, in modo che quanto per me anzi più sempre pregherò per lui, egli tra tanto riceva da me il mio poverissimo affetto con che umilmente la ringrazio del bellissimo quadretto di S. Gaetano, quale terrò carissimo per devota rimembranza, né con altro posso soddisfare la sua giusta domanda che con inviarle la gioia del mio petto, cioè la figura della Madre SS.ma che per istituto portiamo nell'abito.
Accetti V. S. la inestimabilità della persona figurata, e non la viltà di chi la dona, sotto l'ali di cui padronanza serva di V. S. mi offro, baciandoci insieme con mia madre e sorelle le sacre mani, voglio di più ragguagliarlo della buona riuscita delle nostre carissime sorelle, sue amatissime nipoti, che grazia a Dio sono come provette nella santa religione, noi per tanto loro merito molto l'amiamo, e si spera miglior progresso e perfezione altissima.
Di tutto ciò prenda V. S. santa consolazione, come a Padre ed Autore di queste buone figlie, io seco mi rallegro e di nuovo la riverisco facendo il medesimo a tutte le sue figliole spirituale, come pure riverisce V. S. il mio Padre spirituale, raccomandandoci io e lui alle sue sante orazioni. Palma a dì 11 luglio 1676.
di V. S.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione


P. S. Vero è che io tengo nello scrivere grandissima ripugnanza. ma in quei giorni che mi capitò la lettera di quella religiosa di Carini fui gravemente inferma; onde per me le rispose mia sorella, sicché V. S. scuserà e si compiaccia di con restare servita.

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1676 07 15 AMBP ms. 24 / 76 copia

Alla Signora D. Laura Zumbardo, religiosa.

 

Jesus † Maria

n Gesù Cristo carissima sorella.
Sento le sue molte umiliazioni, che hanno confuso la mia gran superbia; io carissima sorella soglio dire di me stessa: Deus scit omnia, poiché nel dimostrare le mie miserie parmi volesse usurparmi la gloria degli umili, quali tanto si abbassano con fatti e con parole. Sicché Iddio lo sa quanto io sono indegna delle medesime umiliazioni. Onde per questo punto non cenno la mia dappocaggine e gravissime imperfezioni, spero che nostro Signore glielo dia a conoscere per darmi aiuto con le sue sante orazioni, come farò pure io per essa benché indegnissima, dandomi tutta sua serva ed umilissima sorella, che per essere veramente tale la chiamo alla santa figliolanza di Maria nostra Signora, ove in carità vivono le vere figlie di Dio, il quale essendo Padre di Amore vuole senza pusillanimità l'Anima di V. S., ma che con fervore ed obbedienza vada seco ad unirsi nel SS.mo Sacramento, ove si purificano le nostre macchie e miserie, beati coloro che ancora in vita si alimentano di Dio, egli è il nostro bene amore e Paradiso. V. S. non si scordi di me nella dolcezza di questo nettare divino, mentre io umilmente la prego a darmi per vilissima serva e figlia al nostro Padre Blasio (1) suo carissimo fratello, a cui umilmente riverisco insieme con V. S.. Palma a dì 15 luglio 1676. di V. S.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

P. S. Ringrazio con vivo affetto la carità di V. S. per la quale mi inviò la devotissima crocetta, che sarà da me molto stimata, e mentre V. S. mi dà memoria della Croce del Signore, io voglio darle motivo di lodare le sue piaghe Sacratissime, con inviarle una coronella della Passione, V. S. accetti non la mia povertà, ma la santità del dono.

(1) Parla del Padre Blasio da Caltanissetta;

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1676 07 27 AMBP ms. 25 / 76 copia

Alla Signora [D. Isabella Avalos et Aragona], Principessa di Butera.

 

Jesus † Maria

i suoi tanti travagli sono ferite del mio Cuore, che così vivamente mi affliggono per quanto Iddio con esse mi vuole castigare, non dimeno mia signora noi diremo con il santo Giob: Sit nomen Domini benedictum, se il Signore fosse solamente benedetto in tempo di prosperità, saria dal mondo fuggita la sua lode, essendo oggi il mondo sì scarso di contenti, ma perché il nostro Iddio è degno di lode eterna, diciamo allegramente: Dominus dedit Dominus abstulit sit nomen Domini benedictum. Né si conturbi V. E. se il Cuore ci punge altrove, portandola fuori di queste benedizioni, poiché questa fragilità è motivo pur anche di patire, abbracci l'una e l'altra con ilarità di Cuore, e pensi che queste spine produrranno all'Anima sua le rose eterne, giorno verrà che ella canterà questi giorni, benedirà queste lacrime che nella sua amarezza la sazieranno della dolcezza eterna.
Oh Dio quanti santi gloriosi lasceranno il Cielo, per acquistarsi il merito che dà un'ora di patimento; e noi dunque signora siamo in un buon negozio, tesorizziamo allegramente quell'oro che per la sua inestimabilità viene desiderato dai santi del Cielo; io non dimeno mai sarò negligente di pregare Iddio benché indegnissima per la necessaria tolleranza e consolazione della mia signora afflittissima, che per suo maggior animo l'ho posto in compagnia della SS.ma Madre a piedi della Croce, che se quella piange la Croce del suo SS.mo Figlio, essa pur anche quella assai pesante che sta soffrendo per cagione delle sue amatissime figlie, quale terrà per compagne ai piedi della sua Croce, come furono Maddalena e Giovanni alla Madre SS.ma. Tenga di buon Cuore la cura di queste due signorine, che per ora nostro Signore più la vuol madre che religiosa, e saria atto di empietà così immature abbandonarle, tempo forse verrà che si farà in essa la volontà del Signore come ora la sta adempiendo in amarezza.
Ricevo poi le sue grazie con parole, sicché la corona da V. E. inviatami non sarà mai degnamente ricevuta, che delle mani SS.me di Maria nostra Signora, che per giusta ricompensa spero trarne da esse tante larghe benedizioni per quanto il Cuore di V. E. desidera, bacio io non dimeno le sue liberalissime mani che così benignamente si portano con me indegna e poverissima, e mentre ella sa quanto io sono sua serva lascio d'offrirmi prontissima ai suoi comandi, né di altro presumo che di umilmente riverirla come pure fanno mia madre e sorelle.
Palma a dì 27 luglio 1676. di V. E.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 07 27 AMBP ms. 26 / 76 copia

Alla Signora D. Maria Sarsana, religiosa, poco innanzi Superiora.

 

Jesus † Maria

arissima sorella.
La sua devozione trasse dal mio Cuore tanto affetto, che non posso restare di abbracciarla in Gesù Cristo come da carissima sorella; godo mia carissima d'essere ella chiamata a tanta buon ora al giardino di Dio, ove come fresche rose fioriscono le spose di Gesù Cristo. Dico la santa religione, non tema però di circondarsi di spine di molti patimenti, che queste sono le siepi necessarie per difendere l'Anima nostra dai nemici, fugge il demonio alla vista della Croce; così fugge l'amor proprio di queste amarezze di spirito. Entri dunque alla buon ora ogni pena nel nostro Cuore, mentre per essa viene conculcato questo forte nemico dell'Amor proprio, il quale ove lui regna caccia Iddio, su, si faccia forte con l'armi della santa mortificazione per affatto debellarlo, e goda in questo conflitto potere dire con il suo Gesù: in laboribus à iuventute mea che andando ambedue sotto la Croce, saranno pur anche compagne in Paradiso. Io la desio di tal sorte che in verità possa dire: Christo confixa sum cruci, ove la lascio consegnandola vera figlia di Maria Madre SS.ma, sotto il di cui manto in carità l'abbraccio e la saluto. Palma a dì 27 luglio 1676. di V. S.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 07 27 AMBP ms. 27 / 76 copia

Al Padre Blasio di Caltanissetta, cappuccino.

 

Jesus † Maria

adre mio io sono quella povera del Signore Maria Crocefissa, indegna peccatrice, che a forza di estrema necessità ai suoi piedi mi butto per umilmente pregarla, acciò preghi la pietà di Dio che più non mi tenga ignota peccatrice, ma che [si] scopra ormai la mia iniquità, e insieme la castighi favorendomi solo con l'emenda, né di altro più voglio incomodarlo che di quanto l'ho chiesto è stato il motivo la volontà di Dio, mi benedica.
Rispondo alle due lettere da V. P. inviatemi, ne per altro a ciò mi indusse che per suo comando, essendo io tanto ripugnante allo scrivere, che per ogni lettera ricevo una ferita al Cuore, volendo così la mia miseria, che cotanto si vergogna comparire per lettere tra le persone, sdece (1) a me oh Padre questo affare quando altro non mi conviene che piangere i miei errori, io di nuovo a lui mi raccomando domandandogli la santa benedizione. Palma a dì 27 luglio 1676.


sua umilissima serva
Maria Crocifissa della Concezione


(1) Disconviene;

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1676 07 27 AMBP ms. 28 / 76 copia

Alla Signora D. Lucia Maria Sarlano, religiosa novizia.

 

Jesus † Maria

adre mia carissima, ella mi ha consolato il Cuore dandosi a me per tale, essendo io inclinata alla soggezione di suddita e figliola.
Onde non solo per madre l'accetto, come essa mi comanda, ma di più la ringrazio di avermi per sua figlia, che io tale spero portarmi con seco nel Signore, il quale per me supplirà alle mie mancanze. Godo di più madre mia, che ella si sia sgravata di quel peso sì grave del suo Badessato, o Priorato che sia che non so bene, e mi prefiggo l'Anima sua come lassa buttata nel letto florido della quiete in Dio, ove stracca di tante cure dorme uscita dal tutto ai piedi del Signore; oh il gran riposo è questo cotanto necessario per la nostra peregrinazione, che essendo ormai arrivate al fine è bene che ci refrigeriamo di Dio per ingagliardirci l'Anima, acciò non venga meno in quel gran cammino che ci bisogna fare sino al Cielo, altro cibo non vi è migliore che il solo Iddio, benché esso non giova ove trova altro cibo di affetto terreno, bisogna evacuare prima questa corruzione, e dopo gustare di Dio; sia egli il nostro ristoro e cibo eterno, mi dispiace in sino al Cuore che per le fetide pentole mondane viene cotanto oggi ricusato dal mondo questo zucchero divino.
Pregherò io benché in degnissima, acciò egli si dia gustoso a chi lo fugge, desiderando che la signora sua nipote qui appressa il suo palato, acciò venga ad [an]noiarsi di quel fiele amarissimo, che nel mondo se le sta preparando, il quale sotto sembianza di miele chiama alle povere Creature ad uno amarore eterno. Io pregherò per essa e per la signora sua sorella inferma, e per tutte benché indegnissima, sperando però l'aiuto delle loro orazioni, e mentre a V. S. riverisco umilmente le domando la santa benedizione. Palma a dì 27 luglio 1676. di V. S.

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

P. S. Circa la sanità del signor suo Padre, e monacato della signora sua cugina, io farò appresso il Signore quanto lui mi aiuta, e ci contenteremo del voler divino.

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1676 08 05 AMBP ms. 29 / 76 copia

Ad una religiosa detta D. Dia Lucchese, in Naro.

 

Jesus † Maria

olta rev.da in Cristo Madre.
La sua benignissima lettera mi mostra quanto nostro Signore la vuole sulla Croce sua compagna, goda dunque V. S. e chiamasi felice per una società sì beata, non sarà pesante il suo giogo, ma soave e leggero, mentre con essa lo porta Gesù Cristo. Signora mia V. S. è molto inferma in modo che neanche può proferire, il che mi sembra un Crocefisso muto in Croce, il quale in sua difesa mai ha voluto parlare, egli così a noi: inspice et fac secundum esemplar, buon esempio è questo, nel divino sguardo ci possiamo uguagliare alla Maestà di Dio, V. S. è stata tanti anni superiora, e qui suggellerà la sua prudenza nell'essere rassegnatissima suddita alla volontà di Dio, dove troverà il suo terrestre e celeste Paradiso. Io non dimeno piango le sue infermità, che per compassione mi hanno trafitto l'Anima, né lascerò benché indegnissima di supplicare il Signore e sua Madre SS.ma, per la sua salute e pazienza, il che si farà in comune da codeste religiose sue umilissime serve, e mentre me li do per serva vilissima, umilmente la riverisco, come pure fanno mia madre e sorelle. Palma a dì 5 agosto 1676. di V. S.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 08 19 AMBP ms. 30 / 76 copia

Al Padre Francesco Maria di Sciacca, sacerdote cappuccino.

 

Jesus † Maria

olto rev.do in Cristo Padre.
Vero è, che io ebbi una sua più mesi addietro, ma la infermità di che all'ora pativo mi diede buona occasione di non contraddire la mia molta ripugnanza, che tanto mi impedisce questo scrivere benedetto, tanto a me inutile quanto ad altri molesto, sia benedetto il Signore.
Io dunque devo dirle che le sue proposizioni sono assai verso Iddio, ma molto paurose, dico così cioè di Anima assai timida per non dire scrupolosa, che vuole dire oh Padre che la bontà di Dio è si vasta, e noi ce la vogliamo bere in un sorso, e pro il nostro Cuore tanto smarrisce. Pian piano Padre mio beva questa dolcezza a stilla a stilla, che così l'Anima sua si corroborerà di questa divina sostanza, lui patisce di inquieta coscienza, e ben può essere per giusta cagione, mentre omnis homo mendax, ma non per questo abbiamo da perder la quiete ma valerci del rimedio che ci porge Iddio. Dice egli che cadde nell'offesa di Dio togliendo la fama altrui, e di ciò bisogna che si dolga e restituisca quanto deve, ma senza perturbazione, che dopo un buon esame e sincera confessione non bisogna far altro, che il solo emendarsi e chiedere perdono a Dio di tale offesa. Baci quei piedi SS.mi del nostro Crocefisso Redentore, e pensi che mai chiederò repulsa ad Anima penitente, anzi che la risale in alto per darle letto di pace nel suo dolcissimo costato; un Cuore contrito non ammette inquieto, ma fatto guanciale delle lacrime dorme sicuro nella speranza in Dio, qui entra V. P. mentre io entro in silenzio, che mai avrei parlato il suddetto se non fosse stato per suo comando. Io sono sua vilissima serva, e abietta discepola, insegnami lui benché da lontano qual sia il mio Signore, poiché ancora vado gridando: ubi pascas ubi cubes in meridie, sono negli anni miei come nel mezzo giorno, e pur non l'ho trovato; ohimè vorrei trovarlo prima dell'occaso, così preghi per me ed io per lui, e il frutto sarà: fiat voluntas Domini, mi benedica. Palma a dì 19 agosto 1676. di V. P.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 08 19 AMBP ms. 31 / 76 copia

Al rev.do Padre Fra Egidio, priore carmelitano del convento di N. Signora di Trapani.


Jesus † Maria

olto rev.do in Cristo Padre.
Ricevo la lettera di V. P. e insieme le sue grazie, che sono state pari della sua carità tanto verso me liberale, per quanto io sono immeritevole; onde umilmente la ringrazio delle devozioni inviatemi, che per essere della mia Madre e Regina molto se ne ha consolato il mio Cuore. Sicché griderò per V. P.: Eia ergo advocata nostra illos tuos misericordes oculos ad nos converte e spero che il suo sguardo SS.mo infonderà nel Cuore nostro tanta luce e grazia, che ci irradierà l'Anima di quel medesimo Sole che illumina il Paradiso, ella è la luce che schiarisce le tenebre della presente vita, ove si cammina a carponi per la molta caligine di tante spirituali miserie. Signora nostra Madre e Regina bisogna sempre gridare: in lumine tuo videbimus lumen, poiché il Sole non sta che [nelle] braccia dell'Aurora, la preghi per carità egli per me, acciò che in tante mie tenebre possa Ella condurmi con la sua lucida scorta in Paradiso, e per l'amore della medesima supplico V. P. a spesso ricordarsi di me ai piedi di questa sacra Regina. Giacché ella come gioia celeste sta come corona a questo suo venerabile convento, che io benché indegnissima farò quanto posso per esserle grata, e mentre da serva me l'offro prontissima, umilmente le domando la santa benedizione, come pure la riveriscono mia madre e sorelle.
Palma a dì 19 agosto 1676. di V. P.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 08 20 AMBP ms. 32 / 76 copia

Al Signor Don Francesco Valerio Lamantia, Palermo.

 

Jesus † Maria

ppure V. S. segue ad umiliarsi tanto in sino a chiedermi nuovo parere sopra il suo ritiro, in ordine a che io brevemente rispondo, né posso contraddire coloro che zelose dei prossimi tanto degno esercizio l'impediscono, imperoché cede ogni altro santo esercizio a questo più giovevole della salute dell'Anima.
Questo è il vero cibo che santamente impingua lo spirito, come appunto lo stimo così il nostro Redentore quando convertì la peccatrice di Samaria; egli è verissimo, ma se questo è il cibo, il santo ritiramento è il sonno, dove l'Anima spogliata di ogni veste aliena attende nuda in sé stessa abbandonata su il letto del divorzio umano, il cibo è necessario, ma senza sonno sempre sarà indigesto, l'uno e l'altro vi vogliono per la vita dell'Anima: quid enim prodest homini si mundum universum lucretur animae vero suae detrimentum patiatur?
Un mondo di acquisti non può giovare al suo vincitore, quando (Iddio ci liberi) si sarà dannato, che giova al medico il sapere medicare, questo egroto nel letto neanche sa guarirsi: cura te ipsum così vuole il Signore, pazzo invero è colui che guadagnando tanto, non sa guadagnare sé stesso. Oh quanto oggi è putrido il Sole, che si dice preservativo della corruzione del mondo; oh misero quanto egli più puzza della medesima putredine mena oggi il nostro secolo gran sventura, ne può sperarsi se Iddio non ci provvede che peggio assai rovina. V. S. preghi per tutti e per me misera più di ogni altra, e scusi questa scorsa di penna accaduta all'improvviso, né voglio apprenda per lui questo mio lamento, che ho parlato in generale, ed io sono stata la prima in questo male [ac]cennato, il suo ritiro sarà utilissimo se sarà tramezzato con l'utilità del prossimo, costumandolo di tempo in tempo in alcuni buoni spazi, come hanno fatto i santi.
Io scrivo assai sincera e tutto ciò che intendo, V. S. mi scusi se scrivo sì lungo forse del permesso, io sono sua serva e da tale la riverisco nel Signore, le nostre buone sorelle sue signore nipoti seguono nel bene incominciato, e quanto prima prenderanno il sacro Abito da loro tanto desiderato, che sarà in nostra più consolazione e unione fraterna. Palma a dì 20 agosto 1676.
di V. S.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1676 08 25 AMBP ms. 33 / 76 autog.

Al Padre Don Girolamo Vitale, Chierico Regolare in Roma.

 

Jesus † Maria

ate oh Padre sopra di me l'ultimo pianto, poiché quella ingrata che scrisse, quella perduta che a lei in altro tempo ricorse, già si perdette per mano di tanti suoi nemici, sia questa per ultimo avviso e non per speranza di aiuto. Mentre la preda fu vinta, e il caso disperato, non si meravigli se più non confido, poiché non so a chi sperare; mentre ne anche trovo Iddio per adorarlo, la fede mi fugge, e sono portata altrove. Io non so dove mi sia, poiché mi trovo in una massa di tenebre, che non mi fanno sapere quale sia il Dio dei cristiani, e chi me lo espone per uno, e chi per un altro, e domandando io il nome del vero Figlio di Dio, Gesù è, mi è risposto; né so se sia vero, poiché altre contraddicono dicendo che questo non è il Crocefisso, ma quel gran Capitano, che fermando il Sole mostrò più possanza di Colui che l'oscurò nella sua morte, potendo ciò succedere per eclisse naturale.
Ma a che dirne poco di queste glose continue ingerite alle mie orecchie, basta dire che da un giorno a notte altro non intendo, che per opposizioni continue sono divenuta sì oscura che mi posso dire scema. Vado però peggiorando e senza aiuto, in modo tale, che per miracolo scrivo, né per altro tengo intelletto che per buttarmi ai suoi piedi, e piangere ivi prostrata la perduta utilità delli suoi santi documenti, che per essere di tanta efficacia sono all'Anima mia come un vaso di acqua in presenza di un sitiente infermo. Ohimè quis mihi dat ut moriar, mentre questa vita per me è morte duplicata, desista oh Padre di tante sue fatiche in mio soccorso, poiché l'Anima che procura guarire non è inferma, ma morta.
Io leggo la sua lettera, rileggo le sue istruzioni, e piango l'una e l'altre, per non poterle eseguire, egli mi inanima (benché per altro mi disobbliga) a manifestare il mio Cuore al mio Padre spirituale, e di ciò io bramo e lo farei più volentieri di prima; ma tale ripugnanza mi si mitigò in tempo che si commosse maggiore impedimento, poiché andata io un giorno per scoprire il tutto al mio Padre Confessore, lui (senza io sapere perché) montò in tanta collera che dopo molte agre parole mi cacciò via con dirmi, che a lui mai più tornassi, sin che non passasse un mese.
Giudichi chi mi intende, che Cuore io feci e come potei partire; ohimè la mia sventura lì mi condusse, non per manifestarmi ma precipitarmi nel baratro della disperazione, poiché qui si rinnovano i sospetti contro lui, crebbero li sdegni, si invigorirono l'odi, e spiumò tanta rabbia nel mio petto che giorno e notte mi [ab]brucia un bollore infernale.
Ah! misera me, chi mi darà la sorte degli uccelli, acciò che voli; ohimè chi mi scioglierà da qui? Ah! crudelissime catene, quis me liberabit, quis me liberabit, ma la fece chi nessuno, io piango al mio finestrino la maggior parte del giorno bramando libertà, e strada solo per un momento, ma il Cielo è sordo e non giova più il chiamare. Sono già arrivata al fine del mese assegnatomi, né so se nel termine ne incomincerò un altro dandoglielo io per suo gusto; giacché questo l'ebbi di precetto, ma udite maggior trama oh Padre.
Io vedo in questo tempo grandissime artifici senza saperne ancora capire il fine, tra le molte osservo che il demonio con molte industrie impedisce acciò non si venga a sapere questa mia proibizione del confessionario, e con molte minacce mi vieta il dirlo. Sicché meglio mi saria la morte che aprire la bocca sopra questo, e sopra ciò io molto fingo, poiché le minacce sono di farmi incorrere in cose esacrandissime e mai da me conosciute; ma sopra tutto lui sta molto avvertito nel giorno che io soleva confessarmi, nel quale io con occhi propri osservo che un certo fantasma in mia figura va da parte mia in confessionario, ma prima di partirsi in alcuno luogo remotissimo mi serra sino al suo ritorno. Questa in mia sembianza tanto bene apparisce che mostrandosi esser veramente io ognuno si inganna, e io ho sentito dire con proprie orecchie ecco suor tale si confessa, cioè, nominandomi per nome.
Oh Dio! Io sento il tutto e muta taccio, ohimè che amaro boccaglio, sicché ognuno si crede che io mi sono confessata al solito, eppure Iddio lo sa, quanti giorni sono che impenitente piango, ohimè se tra questo la morte mi arriva. Oh come mi inghiottirà il fuoco eterno, ma ciò che gli altri credono niente saria quando il medesimo Confessore non fosse similmente ingannato, poiché a mio parere credendo lui che quella figura sia io veramente stima che di otto in otto giorni io mi sia confessata. Ma come va questa cosa che lui mi proibì di andarvi con tanta agrezza e dopo così mi confessa (in persona di quella) senza resistenza veruna, io non so che dirne, mi sento voltare il cervello. Ohimè il mio destino vuole che io ne stia sempre così sola e in silenzio, poiché mi sta tutto l'inferno addosso per osservare se io parlo, ne posso sgombrarmi la mente palesandomi con alcuno acciò capisca il fine dei già detti artefici. Sicché ristretta in suggello altro non mi è concesso che: lacrimis sine mensura, anzi che se alcuna mi domanda la cagione di tanta mestizia che alle volte non posso simulare, bisogna dirle che sia per altro, e di più sono costretta a dimostrare come nel giorno consueto mi sono confessata. Sicché nella ora che la suddetta figura viene dal confessionario mi si serra e mi riferisce la penitenza che mi ha imposto il Confessore, acciocché la faccia in pubblico per meglio ingannare. Oh me infelice e chi non lo vede che io sono la più sciagurata degli uomini e degli animali stessi, a cui non è proibito il ruggito, come a me l'esalo. E quando mai si vide un caso simile, qual tiranno vietò mai l'afflitto di dolersi, solo a me si comanda che rida tra le lacrime, quali mi sono proibite per non essere indizio della verità del caso. Oh Dio! qual ripulsa io avrei se chiedessi contenta, mentre così mi sono denegate etiam le lacrime. Ohimè io derelitta circondata di angustie ho perduto etiam il giudizio, poiché né più distinguo né discerno, mi dice egli che io riponga la mia speranza nel detto del mio Confessore, e io non so come possa tal cosa sortire, mentre prima di questa proibizione erano tanti gli inganni che nel confessionario trovavo che non sapeva qual si fosse il presente, o il demonio, o il Padre spirituale, poiché l'uno contraddice l'altro, che se li dico alcuna cosa da lui impostami, mi viene detto dal presente io mai vi ho detto tal cosa, anzi il contrario, e facendo dopo quanto questo mi dice vengo dopo la seguente volta sgridata, dicendomi io mai tal cosa vi ho detto, ed ognuno dice il passato essere stato non lui ma il demonio.
Ohimè che fareste oh Padre a questi intrichi! Ne io vi conosco distinzione poiché ambedue sono uguali e santamente parlano, l'effetti dopo sono sì uguali che ambedue non possono essere peggiori, restando io sempre inquieta ed amarissima, io sono divenuta palla di gioco, che mi trabalzano ambedue ai dirupi eterni, dico ambedue poiché loro così dicono, ma io stimo essere sempre uno che così mi burla per farmi impazzire, né so dei due quale sia il vero Confessore.
Onde vivo infedele e strana di Cuore, e per stracchezza di capo niente più capisco, né di Dio né di altro; dico Dio, ma non so chi sia, e sopra tutto mi occupa il cuore il non potere parlare. Ohimè la clausura, ohimè la clausura, questa mi accora, oh Dio chi mi darà penne, oppure mi potesse piegare il Cuore in modo che l'involgesse in questo foglio, acciò che da presenza tanto raccontassero le lacrime quando tacciono le parole, o almeno potesse dire la cagione del mio muto parlare, ma giacché mi è impossibile l'uno e l'altro bagno questa carta di lacrime e termino le parole, né per altro ho [ac]cennato il suddetto avvenimento che per[ché] lei sapere la cagione ch'io non ho posto in pratica il suo savio consiglio, cioè, di manifestare il Cuore al mio Padre spirituale, per il che io crucio di eseguirlo, ma non posso per il caso suddetto.
Ah! misera me tanto tempo io potei e mai lo feci, ed ora voglio e non posso, e crucio impenitente come li dannati; ohimè festina Domine ad adiuvandum aliter morior et cito pereo.
Ma che direste oh Padre, forse per vedermi sì perduta non gradisco le sue tante fatiche in mio beneficio, non che io benché iniquissima non voglio morire ingrata, anzi che stando in tante angustie altro quasi non penso che come poterle giovare, non con meriti miei che niente sono, ma con l'orazione altrui che come sua debitrice per suo bene procuro. Sicché a me altro non resta che buttarmi ai suoi piedi e piangere tante sue fatiche che applicate a me sono margherite nel letame, benché in suo merito saranno gioie nel Cielo, guai a me che il cibo mi soprabbonda ed io mi muoio di fame, né altro mai sarò per dire che: peccavi, peccavi miserere.
Non sdegni di più oh Padre di udire altre poche parole, che avendo io materia di empire più quinterni sopra del mio peggioramento non dico del tutto, ma solo di quello [che] le scrissi un anno fa, con tutto ciò non voglio più incomodarla, ma supponendo la sua carità ardisco in brevità raccontarle un mio nuovo sentimento che per essere non di spirito, è pur troppo pesante alla parte animale, stante la mia fiacchezza e poca abilità nel patire. Ohimè gran pietà, io sola di aiuti, di esali e conoscenti né altra consolazione tenevo che una certa persona che per essermi unica e strettissima nel sangue assai teneramente la stimava, la quale neanche mi era presente ma più regni straniera, era lo scrivere a questa non consolazione di senso ma più di spirito, mentre quasi di altro non trattavamo che di Dio, ma come che corre mala per me, ebbe pure per questo gran sfortuna, imperoché quel medesimo giorno che mi fu proibito il confessionario ebbi pure proibizione di mai più scrivere a questa una parola. Ohimè di quanto il mio Cuore si dolse ne sono testimoni le lacrime, ed oggi più di ogni tempo stando per morire di doglia per tale desio li chiesi dispensa di tale comando solo per una volta, e ciò li fece dire per bocca di quella figura che per me si va a confessare, poiché non ho altra strada di conferire che questo sventurato messo, ma lui, cioè il Confessore per la medesima mi confermò il suo comando, anzi di più mi impose che in castigo di tale richiesta per l'avvenire alla suddetta persona mai più pensassi.
Dunque ohimè da qui innanzi la piangerò per morta, che oltre alla perdita di tante mie cari piango con essi questa ancora viva, ed oh avessi potuto almeno dirlo a Dio, ma il comando fu così violento che non mi diede tempo di esprimerli con le lacrime l'ultima licenza, ma chi mi vuole consolare se lui patisce morte in questo tempo, eppure non si sa se è morta o viva, poiché dove egli sta non vi è chi ci darà di lui triste novella. Ohimè triste sorte io passo per questo giorno e notte, sicché posso dire con il S. Giacobbe: heu me dolens sum de Joseph perdito. Non si scandalizzi oh Padre di questo mio sentimento, poiché un Cuore dirotto non lascia di piangere il meno delle sue angustie, e giacché le più sono indicibili le lascio tutte, preghi per Amor di Dio per me, e lo faccia fare ad altri che quantunque il mio caso è di perduta speranza; il Signore pur anche e Iddio dei casi disperati.
Io me ne sto in questo comando effettuandolo con quella medesima obbedienza che si eseguisce la dannazione nell'inferno, sicché in questa volontà forzata patisco quante pene provano li dannati nella sua forzata obbedienza, tutti li miei cruci antichi e nuovi qui rinnovati si restringono; ohimè Padre mio: Numera stellas si potes, e qui mi resto. Mi benedica.
Palma a di 25 agosto 1676

la più iniqua del mondo che se li da
per schiava e indegna figlia
[Maria Crocifissa della Concezione]


P. S. Della segretezza non occorre che io gliela raccomandi, che so per esperienza quanto lei mi sia fedele.

 

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1676 08 29 AMBP ms. 34 / 76 copia

Al rev.do Padre Fra Benedetto di Monreale, predicatore cappuccino.

 

Jesus † Maria


olto rev.do in Cristo Padre
Ricevo la sua carta, e vedo per essa quanto nostro Signore mi vuole umile dandomi sì efficace esempio delle sue rare umiliazioni, e come può essere Padre mio che nostro Signore non lo aiuti nelle sue dubbiose occorrenze, mentre egli è quel Dio che esalta gl'umili, e resiste ai superbi.
V. P. vi è tanto che non si può dire più mentre si inchina a me per aiuto e consiglio, io sono povera peccatrice, e di quel [che] mi domanda assai idiota, con tutto ciò devo dirle che, la predicazione non deve tenere né stabili portamenti, né regole singolari, ma come è indirizzata a molte, deve tenere molti modi, e vari costumi secondo la qualità dei soggetti, a chi gioverà loro la lingua toscana e il dire brusco, ma se saranno di qualità e dediti più alla curiosità che alla devozione (per la quale niente più bisognerebbe che un semplice dire) in questo dico saria giovevole darle alcuna cosa di gusto per allettarle, poiché oggi al mondo non si cerca Iddio che per l'odor del suo miele, che appena questo fornito ogni uno volta le spalle e volge altrove, la buona ventura del mondo, tutto la piange Iddio, poiché tante lo lasciano per un gusto mondano.
V. P. tiene ottima occasione di difender a Dio vociferando e piangendo questi sciocchi portamenti, pianga lui piangerò io li pazzi peccatori, ma sopra tutto quelle ostinate che hanno posto in dispregio il nostro Iddio, reputandolo per altri affetti degno di secondario Amore. Alzi V. P. la voce in difesa di Dio, e sia la guida del suo pulpito, non l'onoranza propria, ma la Madre SS.ma e la santa discrezione; io sono sua umilissima serva è ingrata peccatrice, e però preghi molto per me, e mentre lui spero che mi farà tal grazia come benignamente mi avvisa, io la ringrazio e domando la santa benedizione.
Palma a di 29 agosto 1676.


Vostra umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 08 29 AMBP ms. 35 / 76 copia

Alla Signora Principessa di Roccafiorita.

 

Jesus † Maria

cc/ma Signora mia
In questi giorni addietro ricevei la carissima di V. E., che per errore di mia ignoranza prima non potei rispondere, onde la sua cortesia scuserà la mia dappocaggine. Io dopo mia Signora vorrei essere di presenza per baciarle i piedi, come sua vilissima serva, ma più dei piedi il Cuore giacché V. E. ivi conserva l'amor che porta a Dio, così chiaro dimostrano li suoi umilissimi affetti e devotissimi sentimenti, ed oh la gran ventura di coloro che per altro non dimorano nel mondo, che per posporlo a Dio con un santo dispregio!
Oh quanto è chiaro il raggio che va entro lo scuro, questo mondo è pieno di tenebre, ma beato quel mondano che tiene il Cuore in luce nel servizio di Dio. V. E. già l'incammina bene e spero meglio finisca; vada a Dio mia signora e corra a Lui sì veloce, per quanto lui brama il nostro Cuore, che per brama di riceverlo si precipitò dal Cielo e morì sopra la Croce, che se questo oggi si pensasse il mondo non si andrebbe sì pazzamente al gusto sensuale, come le mosche al miele, ove invischiate i miseri sono fatti preda del lupo infernale. Fuori da noi questo inganno che vogliamo sempre andare dietro del nostro buon Capitano Gesù Cristo, ai piedi di cui io sarò assidua, benché indegna peccatrice, supplicando la sua pietà per il bene di V. E. e di Casa sua, quale spero prospera e santa, mai Capi più SS.mi a gloria di Dio e sua Madre SS.ma per la di cui misericordia io molto mi rallegro, che essendo V. E. di tanta devozione ha sortito il suo dominio alla mia stimatissima D. Maria Incandila, madre della mia carissima sorella suor Maria Melchiora, e spero che la sua gentilezza più la patrocinerà di quello [che] io desio, io sono sua vilissima serva, e come tale umilmente la riverisco.
Palma a dì 29 agosto 1676. di V. E.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 09 01 AMBP ms. 36 / 76 copia

Alla Signora suor Antonia Traina, mia zia, Palermo.

 

Jesus † Maria

h carissima signora zia, V. S. dunque sta meco alterata, V. S. così dice, ma io dico che la sua collera è tutto Amore, mentre ella non è che per incitarmi a scrivere e placarsi con le mie lettere. Così fa il Signore con l'Anime per tirarle a lui, si mostra turbato, ci dà grave afflizione per solo sentirci dire, Signore, Signore, poiché così gridiamo quando il travaglio ci percuote. Oh poca fortuna di Dio oggi nel mondo, che li bisogna andar con tante industrie per guadagnarsi l'homo; egli uscì dalle sue mani nella creazione, fu spiraculo del suo fiato, compra del suo sangue, ed ora fugge e gli volta le spalle.
Signora zia, noi siamo religiosi e vestiti di nero, e però dobbiamo tener lutto di queste perdite del Signore, e piangere con le nostre, li peccati del mondo, poiché non conviene che Dio pianga solo sulla Croce, e noi porci a ridere con suoi nemici, faccia egli che io non sia di questi, e preghi V. S. che non sia simulata la mia religione, e vada sempre in gusto la vita mia fuori delle spine, chiodi e Croci, Dio mi liberi di questo e non voglio altro. V. S. dunque mi resti in pace, che io le domando perdono, che per meglio placarla l'invio un Giesuzzo carico di penosi strumenti, che vuole V. S. l'aiuti a portarle sino al Calvario, V. S. lo sgravi e vada con esso in via umilitatis, come ai suoi piedi sta scritto, vada sicura che questa è la via che conduce al Paradiso, io tanto le desio e per essa questo prego, V. S. mi benedica, e tutte con la signora madre la salutiamo. Palma a di 1 settembre 1676. di V. S.


umilissima serva e figlia
Maria Crocifissa della Concezione

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1676 09 01 AMBP ms. 37 / 76 copia

Alla Signora D. Rosalia Termini.

 

Jesus † Maria

ia carissima Signora.
La lettera di V. S. mi afflisse il Cuore per li suoi tanti patimenti e infermità corporale, ma pure con questo grandemente mi duole la mia grandissima inabilità e miseria spirituale, con che niente posso di buono per suo sollievo, che se io non fossi tanto gran peccatrice saria accetta al Signore per l'attenzione della sua salute. Io non dimeno farò quanto Iddio mi aiuta supplicandolo per sua pietà che le dia pazienza e consolazione, se pure consolazione si può trovare in questa valle di lacrime, dove ne anche nostro Signore la trovò nel corso di sua vita; la resurrezione di Lazzaro presagì a Maddalena gran contento, e pure tirò alla medesima gran conflitto, stante che la resurrezione di suo fratello sollecitò la morte del suo Amatissimo Maestro per la invidia portatoci per tale miracolo, sicché quella sua ottenuta grazia quanto la consolò, tanto maggiormente le trasse peggiore angustie.
Oh Signora mia e chi non lo vede che questa vita è fatta per patire, essa è labilissima e presto passa: facciamo il meglio abbracciamoci con la Croce del Signore, e facciamo poco caso di quanto ci occorre nei nostri pochi giorni; qui siamo peregrine, la nostra patria è il Cielo, la pazienza è la vera condottiera a Dio, ella sarà la nostra moneta con che ci compreremo il Paradiso. V. S. se sarà vera serva di Maria nostra Signora non avrà di che temere, essendo ella consolazione degli afflitti e tribolati, prenda V. S. la sua destra del suo santo servizio che sarà presto sollevata di ogni suo tormento, io sotto tale protezione la lascio umilmente la riverisco.
Palma, a dì 1 settembre 1676. di V. S.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

 

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1676 09 08 AMBP ms. 38 / 76 copia

Alla Signora D. Margherita Monastra portulana di Girgenti.

 

Jesus † Maria

arissima mia Signora.
Mi dice V. S. che per il malo stato di quella Anima sta in gran martirio, per il che mi scrive piangendo, come io parimenti le rispondo lacrimando, poiché l'offesa di Dio porta seco ogni sorte di pena e di sciagure, oh miseria grande di chi non la sdegna e non la fugge, sono ciechi costoro e talpe di tal sorte che aprendo gli occhi alla fine altro non vedranno che tenebre infernale e fuoco eterno.
Io mia Signora chi sa se non sono di queste, e per più miseria, del mondo la più iniqua, che per tanta mala esperienza griderò sempre a Dio che libera ciascuna Creatura di questa mala prova, e sopra tutto consola V. S. nella salute di quella Anima che dice, che se daremo tal causa nelle mani di Maria nostra Signora. Spero farà in favor nostro una santa provvista, V. S. tra tanto offra ai suoi piedi l'esercizio della sua pazienza in soddisfazione del peccato di quella persona, come appunto fece Gesù Cristo patendo sulla Croce in soddisfazione di quelle ingiurie che sopra lui stavano commettendo li suoi crocifissori, che nel seguire Iddio sempre si dà a lui più gloria, a noi più merito, e al prossimo più aiuto; io spero dalle sue piaghe SS.me ogni sua compita consolazione, e mentre mi offro sua serva, umilmente la riverisco e b[acio] le m[ani].
Palma a dì 8 settembre 1676. di V. S.


umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

P. S. V. S. mi comanda che vuole da me alcuna cosa devota, io sono povera di ogni cosa e pure di devozione, con tutto ciò il SS.mo Rosario è la ricchissima gemma del Paradiso, V. S. accetti l'accluso che oggi giorno della Madre SS.ma a tal fine l'ho infilzato, spero che quanto gravi, tanti colpi, e bussate darà la Madre SS.ma a quel Cuore per ridurlo a Dio ben pentito ed emendato.

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1676 09 19 AMBP ms. 39 / 76 copia

A suor Gesualda Maria della Croce, religiosa benedetttina.

 

Jesus † Maria

arissima sorella la carità di Dio è il vincolo dei nostri cari, così forte e gagliardo che mi fa dire: fortis est ut mors dilectio, la quale per essere sì forte separa l'Anima dal corpo con una recisa mortale, così la carità di Dio con una santa potenza separa il Cuore nostro da ogni terreno affetto, non potendo ella accompagnarsi con amore caduco ed imperfetto. Oh santo Amor di Dio, beata è la sua stanza, felice tal fucina ove [ab]brucia questo fuoco, benché non si accende che con carboni nerissimi e legni di Croce e patimenti, niente più vuole da noi il nostro Iddio che questa materia per accenderlo.
Sicché carissima sorella io umilmente la prego che mi ottenga dal Signore una somma prontezza nel patire, che non solo vada fuggendo ma cercando la Croce, in modo che in qualunque occasione mi si rappresenta vada gridando l'Anima mia: en colligo duo ligna, cioè che da ogni cosa tragga materia di patire e formi Croce, niente più io bramo da questi due sacri legni: tanti condegni castighi dei miei peccati. Sì mia sorella così preghi per me, così costringa al Signore acciò lui tanto mi affligga per quanto io l'ho offeso, né io posso sperar repulsa, ma grazia abbondantissima della sua pietà, la Madre SS.ma sia la nostra guida e maestra carissima alle di cui mani io vi offro due volte il giorno carissima sorella, acciò ella qual bambina vi assonni nella culla fiorita del Cuore Amante del suo SS.mo Figlio, fate bene il vostro sonno in questo letto divino, che io resto vigilando ai vostri piedi, godendo della mia Croce e nostra quiete, così la lascio. Et nos cum prole pia benedicat Virgo Maria,
Palma a dì 19 settembre 1676.

umilissima serva e sorella, che l'ama in Gesù Cristo
Maria Crocifissa della Concezione

P. S. Carissima sorella mi perdoni se uso poco civiltà nel parlare, poiché stimandola mia carissima sorella vado tanto alla buona con essa che mi sono alienata di titoli e cerimonie, essa compatirà la mia ignoranza, mentre io di vero cuore l'abbraccio insieme con mia zia, e signore sue sorelle raccomandandomi di vero cuore alle loro sante orazioni, come pur anche la riveriscono mia madre e sorelle.

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1676 10 05 AMBP ms. 40 / 76 copia

Al Signor Canonico Don Raffaele Orlandi, Girgenti.

 

Jesus + Maria

d oh misera me, a che gran obbligo mi tirano li suoi molti benefici, V. S. rev.ma è il mio benefattore, ed io parimenti la sua schiava, comprata con il merito del santo sacrificio che per me ogni settimana celebra; di che io resto tanto confusa che non trovo altra corrispondenza che il medesimo Gesù Cristo, quale offro al suo Eterno Padre ogni venerdì nella santa comunione, in bene di V. S. rev.ma, e spero che la sua pietà soddisfaccia per la indegnità mia, che per esser tanta mi fa gridare ai piedi di V. S. rev.ma miserere miserere.
Abbia per carità compassione di me cotanta miserabile, e preghi la bontà divina che mi concavi, mi sprofondi nel proprio conoscimento, acciò da queste profonde radici germogli sino al Cielo la pianta della carità di Dio, felice profondità che sale a tanta altezza, io sono di rozzo genio e vado tanto al basso come la pietra al suo centro, sicché ambisco questo non per Dio ma per natura.
Onde supplico V. S. rev.ma che mi ottenga da Dio e sua Madre SS.ma l'uscita totale di me stessa, e che viva in me ma tutta in Dio, e nel suo SS.mo volere, tanto per carità le domando, e similmente le prometto esserle fedelissima in ciò che le promisi l'anno già trascorso, e non solo farò questo ma con l'aggiunta di più di alcun altro simile esercizio, quale farò in giorno di Sabato per lui e sue figlie penitenti, alle quali umilmente saluto lasciandole tutte sotto il manto di Maria nostra Signora, e mentre a V. S. rev.ma riverisco, umilmente le domando la santa benedizione. Palma a dì 5 ottobre 1676.
di V. S. rev.ma

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

P. S. Ricevo con la sua, una altra lettera di una certa religiosa, che da me vuole consiglio, il che a me sembra una burla, mi fa grazia V. S. rev.ma dirle da mio padre che numquid potest cecus cecum ducere nonne ambo in foveam cadunt. Io sono di tenebrosa vista né altra luce tengo che la santa obbedienza, ora se ella chiaramente mi dice esserne di fuori come posso io darle strada, sapendo che questa unicamente a Dio conduce, io tanto le scrissi un tempo fa, tanto sempre le dirò ed ora le confermo, la saluto caramente insieme con la signora sua nipote, alla quale prego da Dio più intera salute.

 

Indice delle lettere

 

1676 10 07 AMBP ms. 41 / 76 copia

Al Signor Canonico Don Francesco Valerio Lamantia, Palermo.

 

Jesus † Maria

olto rev/do Signore.
Siccome l'ultima mia lettera non capitò a lei, così pure ne anche capitò a me l'ultima sua, poiché per disgrazia si smarrì, in mano di chi prima di me la lesse, la quale sola mi riferì che fu ritardato dal ritiro quel rev.do suo compagno; lodo io la cagione di questo impedimento, ma sopra ogni altra cosa il sacro Evangelo, il quale dichiara la vita di Gesù Cristo meno pubblica che romitica, visse lui 30 anni ignoto, e per conseguenza da romito, poiché non ammettendo mai ozio, sempre attese ad orare (che ciò vuol dire romito) prima della sua predicazione, ed in essa pur anche, la notte solitario saliva nei monti e tanto orava in quei silenzii per quanto il giorno predicava, né più spese parole, che lacrime, poiché la predicazione senza il frutto proprio, sarà: velut aes sonans aut cimbalum tinniens, il tutto si ridurrà in sonno e vento.
Oh Signor mio e chi non lo vede che voi in quel tempo eravate il vero romito, costituendovi solitario in sino dal punto della vostra concezione, poiché lasciando quella abitazione celeste, dove lasciaste (...), vi trasferiste qui nel deserto del mondo, per ritrovare in esso la pecorella smarrita del genere umano, quale andava in rovina per li dirupi del mondo e suo peccato.
Sicché sbalzandosi ancora Iddio dal Cielo in terra: invenit eam in terra deserta in loco horroris et vastae solitudinis. Nacque il Signore fuori della città, e morì fuori di essa, ne mai conversò che gl'ultimi tre anni di sua vita, né per altra occasione che per convertirne l'Anime. Il glorioso S. Ignazio fu quello gran campione di Dio, ma lui fu il più gran romito del mondo, poiché diffondendosi in tante migliaia di popoli, non si stabilì con nessuno, che essendo egli amatore del ritiro, come già ne fu istitutore, in quei 50 giorni, che di S. Ignazio si nominano.
Non avrebbe dico lasciato la sua totale quiete, per giovare a pochi passava per tutto come divino torrente e chiarificando un popolo scorreva per un altro, senza attacco veruno; sicché visse tra la moltitudine, ma con animo straniero, che ciò vuol dire romito, cioè, solitario da ogni affetto terreno, questo è il vero e più perfetto ritiro, il quale io sempre ho preteso lodare, benché per tale acquisto bisogna di tempo in tempo, usare quello estrinseco e formale, dove l'Anima si dispone a maggior profitto proprio e dell'Anime.
Io parlo ingenuamente, e quanto intendo, V. S. si burla delle mie parole, se non le giudica secondo Iddio, che io lui solo bramo e il suo servizio, facile cosa è persuadere una ignorante, e massime quando ella parla senza saper che dice. Per lo più io così scrivo senza saper che dico, V. S. faccia poco conto di me, che il tutto a sua richiesta ho detto, e di come li sono stata obbediente al rispondere così le sarò alla correzione ed al castigo, io sono sua serva e da tale la riverisco domandandogli la santa benedizione.
Devo di più avvisarla che per carità più non si disgusti se non vedrà più mie lettere, che io sono astretta a cessare per ordine delle nostre costituzioni, quali rigorosamente proibiscono lettere delle monache inviate a persone che non sono parenti, alle quali di rado etiam concede. Sicché al padre D. Gioseffo Maria, mio unico fratello, va per li cinque mesi che non li scrivo, e se alcuna volta a ciascuno ho risposto, mai è stata più che la prima volta, dando inviolabile esclusiva alla seconda.
Così vuole il Signore, e tanto io le ho promesso nelle mie Costituzioni, e però supplico V. S. a non pregiudicarsi del mio silenzio, tanto più che io l'assicuro che non cesserò mai appresso Dio e sua Madre SS.ma di pregare benché indegnissima per il suo bene spirituale e temporale, come io pur anche la prego a non scordarsi di me nei suoi santi sacrifici, le nostre carissime novizie attendono più che mai al bene incominciato, e dimorano racchiuse nel noviziato come in Paradiso. V. S. si rallegri nel Signore, e li benedica.
Palma a dì 7 ottobre 1676. di V.S.

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1676 10 17 AMBP ms. 43 / 76 autog.

Al rev.do Signore Don Antonio Macca, Roma.


Jesus † Maria

icevo la lettera di V. S., che li suoi giusti lamenti mi hanno trafitto, oh la nostra gran disgrazia, questa vilissima strania del corpo nostro sempre ci tiene in pianto, e per conseguenza in merito, poiché beati qui lugent.
Dunque oh nostra ventura mentre abbiamo la beatitudine in cosa che siamo necessitate a farla, Croci vengano a noi e più cagioni di pianto, che qui sta il nostro Cielo; lacrimiamo per adesso in questa valle di lacrime, ma ai piedi di un Crocefisso, esclamando in sua presenza: si oportuerit me mori tecum non te negabo. Vada sino al Cielo questa voce, acciò mandi via sbigottita la vilissima fantesca della tentazione, quale ci induce a negare il dovuto onore a Dio nella trasgressione della sua legge. Facciamo meglio del glorioso S. Pietro, quale in presenza del suo Maestro l'adora, ma in sua assenza lo nega, prevalga sempre in noi questa santa arroganza di mai voler offendere Iddio, né dar condiscendenza alla tentazione, essendo che alcune d'esse si incodardiscono, in modo alla ripulsa di un Cuor generoso, che mansuefatti da ciò divengono da lupi voraci sacrati Agnelli, lasciando solo il merito a coloro che l'hanno coraggiosamente vinto in quel santo Dibbello (sic).
Oh inestimabile valore di una santa repulsa, la di cui forza deve essere da Dio sempre invocata, che si Deus pro nobis quis contra nos, V. S. nei suoi perdimenti d'animo, e fastidio di Cuore dirà a se stesso: modicum est quod cum tempore transit. Pensi spesso all'altra vita dove si remunera una breve fatica con un bene eterno, e si castiga con eterno supplizio un diletto transitorio, la Madre SS.ma è il nostro unico rimedio, andiamo dietro ad essa che ella ci condurrà nel Paradiso.
Io benché indegnissima, oggi giorno di Sabato e quinto giorno del mio ritiro, ho fatto per lei la santa comunione, e spero seguire in suo aiuto tutto quel tanto che piacerà a Dio; V. S. è il nostro benefattore, e perché gli obblighi di mio fratello li stimo più che propri, spero soddisfare e l'uni e l'altre con il merito del sangue di Gesù Cristo, quale invocherò in suo bene e per i suoi bisogni, dei quali mai sarò scordevole, sperando pur anche io aiuto dai suoi santi sacrifici, quale umilmente domando con l'efficacia delle sue sante orazioni, la riverisco umilmente da vero Cuore.
Palma a dì 17 ottobre 1676. di V. S.

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1676 10 21 AMBP ms. 58 / 76 autog.

Al Padre D. Fortunato Maria Alotti, Confessore ordinario del monastero di Palma.

 

Jesus † Maria

ono entrata in ritiro, ove parmi avere trovato Iddio col dito traversato fra i denti, mostrando minacciare gran cose, benché stando così si impedisce per ora la favella, e sapendo l'Anima mia che questo minaccevole è quel gran digito Dei che può a danni suoi operare formidabili meraviglie, ha concepito perciò tanto spavento che buttandomi al suolo appena la faccia mia si può alzare dal pavimento.
Io non voglio sapere altro, mentre benissimo so la cagione di tanto sdegno, per il che devo dire: projicite me in mare et cessabit tempestas, supplico con quelle amare lacrime che Iddio sta vedendo la pietà di V. R., acciò abbia compassione del suo devotissimo gregge, con togliere da esso il lupo, che tanto l'insidia della mia persona. Io sono questa spina che tengo viva questa piaga, svelta che sarà godrà compita salute la sua famiglia, provveda lui con prudenza prima che si renda incurabile questa mortale apostema.
Io mi trovo qui dentro, e sono qui per seppellirmi, acciò non torni alle passate insidie verso le sue figlie penitenti; di cui V. R. potrà segregarmi acciò io non le porti a morire nelle mani di Dio sdegnato. Io di ciò la prego che il rimanermi qui è assai opportuno, poiché essendo il Romitorio vacuo di Romite, sarà giusta prigione dei miei peccati, vivrò in essa piangendo i miei delitti, che così miseramente l'hanno disabitato, piangon pure qui meco tutte le pareti, che abitandole io sono divenute spelonche di ladri. Con tutto ciò meglio è che piangono i muri, che periscono l'Anime, V. R. mi ha inteso, lei mi ordini ciò che ho da fare che io obbedisco, mi benedica. [Dal nostro monastero a di 21 Ottobre 1676]

sua umilissima suddita
Maria Crocefissa della Concezione

P. S. Ma che vuole dire oh Padre che, mentre io ho scritto questo, gl'infernali nemici mostrano gran contento, e parlano con gran disegno del futuro, facendo segni di molta importanza, verso la parte che dà nel nostro monastero. Io non so che congiuntura farne, stando il tutto nel soprastante e futuro avvenimento; loro tengono del suddetto estrema premura; io non so perché sono divenuta di tale bene sì zelante, trama bisogna vi sia che io non discerno, V. R. giudica e poi mi illumina, e mi benedica.

Indice delle lettere

 

1676 11 01 AMBP ms. 44 / 76 copia

Alla Signora suor Anna Maria Caetano, religiosa professa.

 

Jesus † Maria

arissima signora zia le loro gentilezze, e insoliti favori hanno fatto parlare da grande un piccolo fanciullo, poiché il mio Giuliuzzo Maria ancora non cessa di raccontare le molte carezze ricevute da codeste signore, che oltre all'esserle tutte padrone l'ha ritrovate pur anche tutte madri amatissime. Onde io carissima signora zia quanto egli non sappi renderle da presenza le dovute grazie, tanto io insieme con mia madre e sorelle umilmente facciamo questo dovere, assicurando con verità V. S. che noi siamo tutte loro umilissime serve e schiave comprate con il prezzo di tante loro benevolenze e favori, e precise della signora zia D. Margarita e signor D. Ignazio, quale per tanti continui favori non ci ha fatto sentire la perdita del Principe (1), mio fratello, invece di cui egli ha subentrato nelle nostre povere orazioni e speriamo per questo che lo rimuneri per noi Iddio, Padre che i poveri e la Madre SS.ma nostra principale avvocata, in mano di cui noi giornalmente la consegniamo insieme con tutte li signori suoi parenti nostre carissime zie e cugine.
Ma mentre V. S. mi obbliga con nuovi favori, io benché indegna duplicatamente farò il mio dovere appresso il Signore, come lei mi comanda; la ringrazio per fine della figura bellissima della mia santa Rosa, che la terrò carissima per suo amore. V. S. la preghi che mi dia le sue virtù, come io loderò per V. S. instante preghiere, e mentre io con mia madre e sorelle le facciamo umile riverenza di vero Cuore tutte codeste signori parenti abbracciamo desiderandole ogni santa prosperità, e veri servi del Signore.
Palma a dì 1 novembre 1676. di V. S.

umilissima serva e nipote
Maria Crocifissa della Concezione

P. S. V. S. mandò a me la gloriosa S. Rosa, ed io con pari affetto ad essa invio il suo diletto sposo, V. S. non sdegni la piccolezza del dono, né il Cuore che lui nelle mani ci porta, poiché quantunque sia di una gran peccatrice come io sono non dimeno egli non ha rifiutato; V. S. l'accetti per carità per renderlo puro a Dio con le sue sante orazioni.

(1) Parla del Principe D. Ferdinando Maria Tomasi & Caro (1651 1672), deceduto il 5 Maggio, e padre del piccolo Giulio Maria.

Indice delle lettere

 

1676 11 18 XXXXII ms. 47 / 76 copia

Alla Signora Principessa di Cutò, Palermo

 

Jesus † Maria

ignora mia.
La lettera di V. S. aggiunse ferita sopra piaga, poiché a quella, che continuamente mi crucia della misera Sicilia caduta nelle mani di Dio sdegnato, se le aggiunse questa altra della compassione, che porto della sua afflittissima Casa. Piange ella, e piango io la strage miserabile del nostro Regno, cotanto malamente caduto nelle conseguenze del peccato, cecidit corona capitis nostri; quella dico del nostro Re, che nel fedelmente servirlo ci stimavamo coronati di pace, come lui d'Imperio. Ma per nostra disgrazia già la vediamo conculcata da tante ribelli inimicizie, che ci fan piangere le nostre tacite ribellioni verso Iddio, mentre tali noi siamo stati nel prevaricar le sue leggi cotanto malamente osservate dagl'ingrati popoli Siciliani. Per cui desio un Geremia, che piange, ed un Giona, che predica, esclamando da per tutto: Agite poenitentiam, dove consiste il verbo principale, che per nostra sciagura ancora si ignora il rimedio, mentre ad ogni altro si bada fuor che all'emenda.
Ed è cosa veramente da ridere, anzi da piangere, che abbiamo infermo il capo, e medichiamo il piede. Tali sono le industrie umane alle nostre guerre, mentre procuriamo cessarle, senza porre la mano all'intento Divino, che è l'emendazione delle scelleratezze comuni. Si consoli però V. S. che Iddio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta, e viva. Io parlo in generale, e per me la prima, che sono la più peccatrice di tutti, con tutto ciò, sarò, benché indegna, appresso Iddio indefessa supplicante per la liberazione del signor Principe suo consorte; e spero nella Madre SS.ma, che la sua pietà vada a favorirla nel Cuor di S. E., il quale per essere di ottima cristianità non offenderà l'innocenza, purché sia tale, come io credo.
Signora mia ebbi consolazione e contento, poiché la sua lettera capitò in giorno di Sabato, nel qual giorno mai ho sperimentato esclusiva nelle grazie richieste; tanto più, che la sua consolazione fu domandata in tal giorno con molta istanza da tutta la Comunità intera, da cui si cantò la litania a nostra Signora, facendosi per tutte altre devozioni a tale intento.
Sicché speriamo la grazia per sua compita consolazione. V. S. scusi la mia inabilità che non mi fa corrispondere al suo merito; umilmente però me l'offro a quel poco, che vaglio, mentre di cuore la riverisco. Palma a di 18 novembre 1676. di V. S.

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

Non esiste di questa lettera copia manoscritta, è stata tratta da: S. Attardo, o. c., pag. 116 118.

Indice delle lettere

 

1676 11 30 AMBP ms. 48 / 76 copia

Alla Signora Duchessa di Poli, Romana.

 

Jesus † Maria

n Cristo dilettissima sorella.
Li era nuova per l'infermo quando il morbo declina, buona nuova dunque arrivò a me quando io intesi per la carissima sua che il nostro infermo spirituale si induce a buona piega; oh la gran consolazione mi recò questo suo avviso carissima sorella, poiché come pietra al suo centro, così io intendo ed aspiro alla salute di quello, ed oh quanto mi nuoce in tal brama la distanza, senza la quale io potrei ai piedi suoi saziarmi il Cuore, operando quei lenitivi che bramo composti delle mie lacrime, fatiche, che se io potessi tal ora vorrei per dirle all'orecchio (in persona di chi forse per lui le disse) queste poche parole: heu fili, ... squalore orbis terrae permutarsi in tua noxia pertinaciae clavu me crucifigens: per misericordiam descende: et mihi tua corruptione vulnera sana. Parole in vero da compungere a pietà li medesimi macigni non che Cuori umani, ma io non potendo ciò fare con la lingua glielo comunicherò col Cuore pregando la Madre SS.ma, che di queste parole gliene produca l'effetti come in vero li desia il suo SS.mo Figlio, nel di cui sangue sacratissimo io intingo la penna del mio Cuore per scrivere in bene dell'Anima sua il memoriale che lei mi comanda, quale in questa mattina scrissi nella santa comunione sopra la candidissima carta delle specie sacramentale, senza dirle altro però che: descendat super nos misericordiam tuam, la quale più che noi conosce li nostri bisogni. Venga ella nell'Anima nostra ma dove vuole Iddio, che essendo noi alle volte molto interessate la chiamiamo ove non conviene come appunto fa l'infermo, bramando più l'acqua che li nuoce, che la medicina che lo sana, piaccia al nostro carissimo Padre D. Carlo tale referenda, acciò lo faccia capitare alle mani di Dio, poiché io alle sue mani la porse per andare sicura in Paradiso, e so che non ci dirà nescitis quid petatis, poiché io ho sopra scritte col fiat voluntas Domini. Resta carissima sorella che voi l'accompagnate sino al Cielo con le vostre orazioni, che delle molte che fate per me io umilmente le rendo le dovute grazie, stante che l'Anima mia per la sua estrema povertà saria come impossibile vivere nella grazia di Dio, senza questi ricchi soccorsi delle promesse reliquie, però resto tanto confusa che altro non so fare fuor che stupire e tacere. Gradisco io con riverenza queste gioie celesti, e con pari devozione il suo devotissimo affetto, che per esser effetto puro di carità, fuor del mio merito lo stimo non meno santo, ricevo dunque il tutto prostrata sino al suolo come arrossita poverella, baciando le mani e i piedi della mia benefattrice, alla quale inclinata fo profonda riverenza, come pure la riveriscono mia madre e sorelle, per il signore Marchese Conti suo fratello io non ho bisogno di ricordo poiché la di lui pietà mi sta nel Cuore come indelebile notamento, io umilmente la riverisco raccomandandomi alle sue devote orazioni.
Palma a dì 30 novembre 1676.

la sua indegna serva e sorella
Maria Crocifissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1676 12 18 AMBP ms. 49 / 76 autog.

Alla Signora D. Elisabetta e sue sorelle, religiose.

 

Jesus † Maria

rima delle sue lettere arrivarono a me le sue giuste querele, con che mi fece udire il Padre guardiano, suo carissimo fratello, che avendo loro scritto non avevano da me veruna risposta; il male fu carissime sorelle che elle forse ricorsero a me essendo io un oggetto di scherno, piena di falsità miseria ed ignominia, e però la provvidenza divina fece per sbaglio altrui smarrire le sue lettere essendo io indegnissima dei suoi comandi.
Onde io umilmente le prego a perdonarmi di tale involontaria mancanza, e preghino la Maestà Divina che preghi l'Anima mia alli suoi divini intenti, acciò non vada tanto errando in tutte le mie occorrenze sia egli sorelle carissime il nostro buon Pastore, e batta quanto ci piace con il bastone della santa Croce. Io stessa gliela porrò in mano, purché sia verso lui la nostra direzione, nel cammino di questo mondo il sonno ci vincerà senza molte sferzate, bisogna che Iddio cacci senza tregua per condurci al Paradiso, oh il gran bene della santa Croce, ella ci sveglia a Dio destandoci del misero letargo di ogni affetto terreno, beati le vigilanti che altro letto non provano che il Cuor di Dio, io misera diversamente di queste, dormo, ma sulle spine di tante mie miserie. Onde umilmente prego le loro carità che mediante le sue sante orazioni [avete] destato l'Anima mia dal suo mal sonno, acciò vada a dormire di riposo eterno, quale io desio nelle braccia di Maria mia Madre Signora, a cui io pregherò per le VV. SS. acciò li dia nel Cuore il suo SS.mo Figlio, mentre per fine tutte le riverisco lasciandole nel Signore. Palma a di 18 dicembre 1676.
delle VV. SS.

umilissima serva
Maria Crocifissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1676 12 19 AMBP ms. 50 / 76 copia

Alla Signora D. Anna Palmeri.

 

Jesus † Maria

ome può esser signora mia che resti da riverirla la sua vilissima serva, in tal pericolo mi vide quando mi capitò la sua lettera in tempo che io era assai inferma; sicché mossa della necessità determinai la scusa per mezzo della mia sorella suor Maria Catarina di ambedue nostra carissima, ma dopo riavuta alquanto della infermità ripiglio pur anche il mio dovere assicurando V. S. che tratta delle sue solite cortesie, io sempre la terrò nel mio Cuore pregando benché indegnissima la Maestà Divina sempre per lei, e per tutta la sua Casa, quale desio protetta di quei due forti destrieri che mai seppero cascata, cioè, la devozione della Madre SS.ma e la frequenza dei santi Sacramenti ambedue di inesplicabile prosperità e vita dell'Anima, in quanto dopo dei travagli che ella domesticamente patisce, io assai me ne dolgo trafiggendomi la pena sua in sino all'Anima. Benché signora mia oggi al mondo la pena è assai comune, dandola nostro Signore a tutte per grazia generale, acciò amareggiate dal mondo a lui corressimo, e in vero saria assai fra[gi]le e bambinesca la nostra vita se di altro non la mantenessimo che di latte corruttibile dei gusti propri. Bisogna acquistare più gran forze, poiché siamo via[ggia]tori dalla terra al Cielo, e ricerca giganteschi passi questo lungo cammino; sicché latte a noi non basta, ma bisogna gustar del sodo, cioè quel pane grosso e duro che formato di sudore fu destinato al nostro padre Adamo.
Animo grande mia signora, da qui si previene al pan degli Angioli, quale le pazienti godranno in Paradiso, io colà l'aspetto per abbracciarla eternamente col mio Dio, la Madre SS.ma sia la nostra guida nelle di cui mano la lascio insieme con tutte di sua Casa, alle quali con V. S. umilmente riverisco come pure fanno mia madre e sorelle.
Palma a dì 19 dicembre 1676.
di V. S.

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

Indice delle lettere

 

1676 12 19 AMBP ms. 59 / 76 autog.

Al Padre D. Fortunato Maria Alotti, Confessore ordinario del monastero di Palma.

 

Jesus † Maria

h la gran pietà di Dio sopra l'Anime nostre. Io l'altro ieri la vidi nella santa comunione in un moto di accesso, poiché parmi stesse la Maestà di Dio come colui che pende da un balcone, così ella stava anelante quaggiù dal Cielo Empireo, mostrandosi con braccia aperte verso colui per cui io pregava, cioè per quel Principe (1) che V. R. sa, di cui non so altro nome, di cui gradisce il Signore li suoi devoti affetti. Tanto che con una somma prontezza mostra volerlo per suo, segnandolo con l'effusione della sua grazia, resti che detto signore vi concorri, slargando parimenti le braccia del suo Cuore, cioè con il destro, di un vero dispaccio di tutto ciò che trasgredisce la sua divina legge, con il sinistro, della frequenza dei santi Sacramenti, che nell'usarli con le dovute diligenze saranno calamita di Dio, e piume all'Anima, sorvolandola a lui e alla sua grazia, quale niente sarà durabile senza la devozione della Madre SS.ma. Mentre ella è la Tesoriera del Cielo, che sa transunstanziare spiritualmente nell'Anima nostra il Pan degli Angeli, alimentandoci di lui mediante la sua protezione; con che ci rende a Dio atte per esso, basta essere servi suoi per piacere a Dio, tanto devo riferire a V. R. in ordine a questa Anima, quale io benché indegna sempre raccomanderò al Signore facendo il tutto per santa obbedienza, mi benedica.
[Dal nostro monastero] a dì 19 Dicembre 1676.

sua umilissima suddita
Maria Crocefissa della Concezione

(1) Parla del Principe Lanza, figlio del Principe di Trabia;

Indice delle lettere

 

1676 12 27 XXXXIII ms. 51 / 76 copia

A suor Lorenza Ventimiglia, religiosa Francescana.

 

Jesus † Maria

arissima sorella, se le mie misere orazioni fossero tanto accette, quanto è compassionevole verso lei il mio Cuore, certo che saria stata consolata in un istante. Ma la mia indegnità è la Croce universale, la quale impedisce la bontà di Dio, acciò non vada a beneficar coloro, per cui prego.
Carissima sorella, io piango con essa la sua pena grandissima, ed insieme la sua cagione, poiché se le religiose fossero morte al mondo come è dovere, certo che non sentiremmo tanti disastri mondani. Miseri lacci del mondo, che incatenandoci con esso tanto ci conturbano nella sua divisione! Felice per altro quel Cuore, che nessun laccio lo lega, e niente lo conturba.
Io non so perché si disse: Abrenuncio nel giorno della professione, quando dopo essersi suonato per noi il mortorio, sì sollecite ci siamo alzate nella mondana resurrezione; misera vita morta nella Divina promessa! Io parlo a me stessa, che tanto viva sono al mondo, quanto morta a Dio, poiché le sue giuste doglianze le stimo tutte discrete, secondo vuole Iddio, il quale vuole una santa convenienza, benché prima di ogni altro il nostro Cuore.
Io tale stimo V. S., che oltre all'essere sposa di Gesù Cristo, e figlia di quel buon Padre, che mio zio di s. m. stimava veramente da santo, come pure io stimo il P. D. Antonino, suo carissimo fratello, e però nostro Signore da loro tanto da soffrire, conoscendo in esse un buon capitale di santa sofferenza. Sorella carissima, io le daria tutto il mio sangue in consolazione del suo Cuore; al sicuro lo spargerei, se fosse suo rimedio; ma il Signore vuole li suoi intenti nella nostra santificazione, la Madre SS.ma ce li dia per sua pietà, come io ne la prego incessantemente, sperando, che per me così la pregherà V. S. mentre umilmente la riverisco con il signor suo fratello.
Palma a dì 27 dicembre 1676. di V. S.

umilissima serva nel Signore
Maria Crocifissa della Concezione

Non esiste di questa lettera copia manoscritta, è stata tratta da: S. Attardo, o. c., pag. 118, 119.

Fine delle lettere

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