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1708 01 05 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

al P. Onofrio fratello del Sig. Abbate Guarini ho già ricevuti li scudi sette romani prestatigli la seconda volta, supponendo che li primi scudi cinque l’habbiate ricevuti dal sudetto Sig. Abbate, et inclusi nella spesa dello smeraldo, la cui ricetta d’ingredienti aspetto come v’ho scritto.
Il Sig. D. Baldassare Sertorio Musico della Cappella del Papa con indicibile cortesia ha composti in musica i Gaudij, com’anche la Messa che si può cantare con l’organo e senza organo come volete; e questi 3 libri con l’avvertenza al fine della Messa notata gli ho dati al Sig. Canonico Marchese, che forse partirà presto con feluca à posta. Troverete il nome e cognome di detto compositore al principio de’ Gaudij. Resta che quando li riceverete, voi gli scriviate una compitissima lettera di ringraziamento, che potrete farvela dettare d’altri, ma con modi religiosi: date parte del tutto à Monsignore, e consigliatevi dallo stesso Prelato se il Monasterio deve fare qualche riconoscimento di gratitudine al sudetto Sig. D. Baldassare, e seguitate in tutto gli ordini di Monsignore. Le parti de’ Gaudij non sono separate, ma è facile à separarle, come m’ha detto lo stesso Musico.
Il P. Onofrio vi riverisce, e vi prega che nel caso che la Signora Prencipessa di Butera volesse mandargli denaro per limosina di Messe come per altre lettere v’ho scritto, mandasse questo denaro al Sig. Vicario Generale Turano, perché egli con prestezza farebbe il cambio per via del P. Turano Gesuita suo fratello, per la qual via ultimamente ha ricevuti egli li 7 scudi sopranominati. La feluca del dispaccio è venuta questa mattina, ma senza lettere vostre per me, solo una di buone feste del Sig. Abbate Rini de’ 29 Novembre. Non lasciate di scrivere con gli Ordinarij che passano, perché in Palermo poi si trovano pronte tutte le lettere raccolte quando parte la feluca.
Del resto pregate per me e vi saluto tutte nel Signore.
Roma 5 Gennaro 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe Maria de’ Tomasi


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1708 01 09 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on l’ultima feluca del dispaccio non ho havuto lettere da costà, però io scrissi una mia lettera che posi al luogo dove si mandano le lettere per Sicilia; passati 3 ò 4 giorni è venuta uno della stessa feluca, e m’ha portato una lettera del P. Bernardino con una scatoletta d’un barattolo d’alchermes, quale ho già ricevuto con pagar il nolo al padrone. Io ve ne ringrazio, ma mi sono assai turbato per vedere questo alchermes, oltre lo smeraldo mandato. Stava in pensiero di rimandarvi lo smeraldo perché non mi serve, ma ho differito fino à tanto che venga qualche vostra lettera con l’altra feluca; questa è l’ultima volta che havrò questo impiccio. Io non voglio tante spese replicate et inutili. Desidero sapere quanto è costato questo alchermes, perché la spesa d’esso non dovea essere più di scudi sette romani e baiocchi 32 e mezzo, cioè delli 5 scudi havuti come credo dal Sig. Abbate Guarini da me prestati la prima volta al P. Onofrio e di altri scudi 2 e baiocchi 32 e mezzo spesi per voi, che in tutto fanno scudi 7 e baiocchi 32 e mezzo.
Credo che tanto si spendesse per lo smeraldo, onde questo alchermes è di sopra più; ma io terrò l’alchermes e rimanderò al P. Bernardino lo smeraldo perché in Palermo si potrà vendere, quando qui non si può vendere perché non si usa. Spero dunque rimandare lo smeraldo come ho detto con l’altra feluca et avvisatemi subito quanto è costato l’alchermes, per sapere se s’è speso ò più ò meno delli scudi 7. 32 e mezzo. I miei peccati mi perseguitano in tutto, e sempre ho fastidij contro voglia: quando sapete bene che mi sono discare le cose che non voglio: il fatto è fatto, ma bisogna rimediarvi. Scrivete dunque puntualmente quello che desidero sapere della spesa dell’alchermes e pregate per me, e vi saluto con le sorelle.
Roma 9 Gennaro 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1708 02 16 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on questa feluca del dispaccio ho ricevuto due vostre lettere de’ 17 e 24 Gennaro alle quali rispondo ristrettamente. Quanto alla causa della nostra Serva di Dio, non mi occorre dire, se non che sperando presto le seconde lettere postulatorie, e perciò volendo poi tentare l’introduzione della causa, se ciò s’ottiene vi vuole qualche spesa notabile per le stampe delle scritture del Procuratore, del Promotore, animadversioni e risposte etc. Qui al banco di S. Spirito v’è rimasto qualche denaro, ma sarà pochissimo rispetto alla spesa, però sarebbe bene che il vostro Monasterio con la licenza di Monsignore applicasse le vostre riserve à questo effetto. Procurate dunque d’haverle almeno in parte e poi mandate subito il denaro per metterlo al banco pubblico con l’altro già mandato. Non bisogna ridursi con l’acqua alla gola, e perciò è bene anticipare, e mandare quel tanto che si può.
Quelle cose donate da divoti alla Serva di Dio ò in formento, ò vino, ò bestiame, se si possono vendere si può mandare il denaro che se ne cava con licenza sempre di Monsignore, perché, torno à dire, bisogna à poco à poco almeno raccogliere qualche buona somma.
Vi mando l’acchiusa lettera per Monsignore aperta, la leggerete, e sigillata mandatela subito, com’anco la relazione di due grazie succedute in queste parti per la Serva di Dio, quali pure potrete mandarle à Monsignore per vederle, tenendovene copia per memoria.
Il cambio de’ nostri legati già l’ho ricevuto dalla Signora Prencipessa di Scordia. Deo gratias.
Riverisco sommamente il Sig. Abbate Guarini, e mi raccomando alle sue orazioni; il P. Onofrio è tornato qua per predicare questa Quaresima ad un Monasterio di Teresiane. Le fedi de’ testimonij morti non si vedono, vi prego à scrivere al Sig. Vicario Generale, con riverirlo da mia parte, che ò le mandi egli, ò le dia à voi per mandarmele, perché queste fedi possono facilitare l’introduzione della Causa.
Quanto alla pietra di S. Paolo, non essendo cose di spesa ma di divozione, la riceverò volontieri se la mandarete.
Credo che il Sig. Canonico Marchese sia costà arrivato, e non replico le cose già scritte circa la reliquia e libri consegnatigli per il vostro Monasterio.
Credo pure sia arrivato in Palermo lo smeraldo raccomandato al P. Bernardino, al quale farete pagare il porto, con scrivergli quello che ha da fare.
Dovendosi trattare un gran negozio di servizio di Dio, et assai considerabile, che pochi lo sanno, né io devo parlarne, vi prego à raccomandarlo alla Madre Abbadessa, acciò che ordinasse à ciascuna monaca di dire privatamente per 7 giorni l’Inno Veni Creator Spiritus con l’orazione dello Spirito Santo, e che applicassero almeno una Communione per questo affare, con raccomandarlo nell’altre loro orazioni, e particolarmente ancora lo raccomandassero à suor M. Crocifissa. Ma questa raccomandazione alla Serva di Dio non la dica in pubblico, ma privatamente, non essendo ancora Santa canonizzata. Con specialità poi lo raccomando à voi sorelle, come indegnamente fo io, che questa mattina à tal intenzione ho celebrata la Messa dello Spirito Santo, il quale tutti ci consoli qui, e poi pienamente in Paradiso. Pregate tutte per me, e tutte vi saluto nel Signore.
Roma 16 Febbraro 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gios. M. de’ Tomasi


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1708 04 07 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

eri Venerdì Santo ricevei tre vostre lettere con la feluca del dispaccio, cioè degli 11 di Decembre del 1707 e del primo et 11 Marzo prossimo passato, et ringrazio il Signore d’haver havute buone nuove della loro salute.
Quanto allo smeraldo già è arrivato in Palermo come mi scrive il P. Bernardino con lettera de’ 24 Marzo et anche voi stessa, onde mi resta l’alchermes ch’è stato fatto con quel denaro che diede il Sig. Abbate Guarini per il Padre suo fratello, e l’altro speso per lor altre; sicché questa faccenda è finita.
Godo poi che si sia dato il luogo in cotesto Monasterio alla nipote del sudetto Sig. Abbate, sperando ch’ella imiterà la vita del suo zio al quale farete riverenza à mio nome, con pregarlo delle sue orazioni per me.
Per la Via Crucis mi sforzerò di far le diligenze da voi desiderate da’ PP. osservanti, e vi scriverò se à Dio piace, ciò che ne ricaverò.
Quanto alla causa della nostra Santa sorella, non so che altro dirvi presentemente, se non che son venute alcune seconde postulatorie di Mons. Vescovo, Capitolo e Città di Siracusa procurate da’ PP. Benedettini di Sicilia, per i quali spero che ne verranno dell’altre. Ma la cosa cammina adagio. Per la lettera del Re di Spagna sarebbe meglio che qualche Signore di Palermo ne scrivesse à questa Signora Duchessa d’Osseda Ambasciatrice; e forse sarebbe à proposito il Sig. Duca di Gela, ch’intendo esser divoto della Serva di Dio, ò almeno egli potrebbe procurare per mezzo di altri Signori suoi amici che se ne scrivesse alla Signora Ambasciatrice.
Il P. Naselli suo figlio che passò di qui mi disse che il Sig. suo Padre havrebbe fatto quanto poteva per questa Causa della Serva di Dio. Se veramente ciò così è, egli potrebbe procurare le seconde postulatorie dell’Arcivescovo, Capitolo e Città di Palermo, com’anche d’altre Città e particolarmente una postulatoria di questo nuovo Sig. Viceré. S’egli vuole intraprendere la cosa, potrete domandare al Sig. Vicario Generale Turano una piccola notarella della formola di queste lettere, che tutte hanno ad essere con sigillo volante. Vi suggerisco queste cose acciò che le raccomandiate à Dio, e poi operiate quello ch’egli v’inspira. Se tutte queste lettere e le fedi de’ testimonij morti fossero arrivate, si potrebbe tentare l’introduzione della Causa in Sagra Congregazione, ch’è la prima porta per la quale poi si procede con Autorità Apostolica per i nuovi processi. Del resto fiat voluntas Dei.
Cercate almeno che gl’introiti delle limosine fatte per la Serva di Dio si multiplichino per mezzo di qualche persona abile, e quando ne ricavate qualche denaro mandatelo subbito qua perché bisogna trovarlo pronto per le spese dell’introduzione della Causa nelle scritture, stampe, ministri etc.
Sarà costà arrivata la nuova dell’andata del Re Giacomo giovine Cattolico, figlio dell’altro Re Giacomo scacciato d’Inghilterra, nella Scozia dove dicono sarà acclamato Re d’essa, perché Inghilterra e Scozia sono due regni nella stessa grand’isola chiamata Brettagna. È un negozio di grand’importanza per la fede Cattolica e per la salute dell’anime, raccomandatelo assai al Signore, acciò che si faccia il suo maggior servizio, com’anche continuate à pregare per quell’altro affare che vi cennai, e dite qualche volta il Veni Creator Spiritus, perché non so in che termini sia la cosa al presente, non havendo havuto occasione di parlare con la persona che ciò mi disse.
Del resto in questa Settimana Santa ho celebrata la S. Messa il martedì per voi sorelle et i nostri stretti parenti vivi e morti, come anche spero fare in una delle feste di Pasqua et in questa maniera vi do le buone feste, ò per dir meglio le prego da Dio per voi, com’anche separatamente fo per coteste religiose e per quelli che pregano per me etc. Vi saluto con l’altre sorelle e quelle, e pregate per me.
Roma il Sabbato Santo 7 Aprile 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1708 04 27 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

eri l’altro à sera ho ricevute molte lettere da costà con la feluca del dispaccio, cioè 2 vostre de’ 26 e 27 Marzo, di s. M. Maddalena, Marzo, e di s. M. Lanceata de’ 5 Aprile, e ringrazio il Signore della consolazione havutane. Perché hoggi forse parte di qua l’altra feluca del dispaccio brevemente risponderò à tutte, ma prima dirò che ho parlato co’ PP. osservanti di S. Francesco per la Via Crucis, e non si può haver nulla, perché qualche indulgenza ch’essi hanno per quella è per la loro religione ò persone che dipendono dal loro governo spirituale come confraternite etc. sicché questo negozio è finito; ma come dicea benissimo quel Padre col quale io parlai, il fine della Via Crucis non è di conseguir indulgenze per le quali vi sono tant’altre strade, ma è la meditazione della Passione di Christo.
Quanto alle lettere postulatorie, havete ben pensato di far venire le lettere di Monsignore ò d’altri à voi che poi potrete raccomandarle à persone che stieno in quei luoghi d’onde s’hanno da fare col procurarle; il Sig. Duca di Gela vi potrà molto aiutare in ciò.
Alla lettera che scrissi io à Monsignore doppo la partenza del Sig. Canonico Marchese, et inviai à voi, egli non ha data alcuna risposta, ma almeno voi procurate ch’egli et il Capitolo e la Città di Girgenti mandi queste seconde postulatorie com’io gli scriveva, e procurate ciò con ogni diligenza. Lo stesso fate delle Vite e lettere di Crocifissa per mandarne buon numero qua, e fategli sentire da mia parte che le mandi con la feluca del dispaccio, che prende robba à nolo, perché hora co’ buoni tempi in pochi giorni possono venir à Roma; vi raccomando assai assai questo perché molti ricercano questi libri.
Il Sig. Duca di Gela potrebbe procurare le postulatorie di Palermo, com’anche del Viceré e di qualch’altra città, ma sopra tutto una lettera postulatoria del Re di Spagna e della Regina al Papa al solito etc. e si potrebbe valere del Sig. Duca di S. Giovanni che mi pare che una volta mi scriveste ch’era divoto della Serva di Dio.
Godo poi dell’arrivo della S. Reliquia, de’ Gaudij e della Messa in canto, e della consolazione e sodisfazione con che ne siete restate: ne sia sempre benedetto il Signore.
Ho data la vostra risposta al Sig. D. Baldassare, il quale ha goduto tanto del contento di cotesto Monasterio, che non so esprimerlo, e per sua modestia pare ch’egli resti obbligato à voi, e non voi à lui. Ringrazio poi il Signore de’ buoni avvisi mi date di Ferdinandino M. che attende agli essercitij spirituali; salutatelo da mia parte, com’anche riverite il Sig. Abbate Guarini, alle cui orazioni mi raccomando.
Ieri viddi il Sig. Sciabarasi, e sta bene di salute, e presto ritornerà à Civitavecchia, donde forse con le galere del papa passerà à Malta al fine di Maggio, ma la cosa ancora è incerta; ditelo à sua sorella per sua consolazione.
Vi mando qui acclusa la copia del ragionamento fatto dal Re di Francia nel licenziarsi il Re Giacomo III giovine di 19 anni per andar in Scozia; è assai bello, e lo potrete mandar poi à Monsignore. Si crede arrivato in Scozia questo nuovo Re, benché altri ancora ne dubbitano.
Raccomandate questo affare al Signore per il maggior servizio suo, essendo questo novello Re Cattolico in regni dove regna l’eresia.
Non dico altro per brevità di tempo, vi saluto con le sorelle e coteste monache tutte, e pregate per me assai.
Roma 27 Aprile 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1708 05 31 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 12 del cadente mese et intendo la venuta costà del Sig. Prencipe di Scordia, et i suoi ottimi diportamenti, ne sia lodato sempre il Signore. Scrivo brevemente perché questa mattina ho havuto molte lettere da rispondere; l’acclusa leggetela e poi datela al P. Matteo sigillata.
Qui non si può resistere à quanti domandano la vita e lettere di Crocifissa, io non so che fare, non ve ne sono più da vendere. Scrivete una lettera à posta à Monsignore pregandolo efficacemente che voglia mandarne qualche altra con la maggiore prestezza che può. Questa mattina ho scritto al P. Bernardino acciò che ne parli coll’Agente di Palermo di Monsignore per facilitargli la strada, perché con la feluca del dispaccio possono esser mandate sicuramente, oltre che vengono anche altre feluche da Sicilia, non essendovi impedimento nel mare d’armate forastiere; vi raccomando assai questo negozio.
Del resto per le seconde postulatorie non si vede nulla di nuovo, neanche da Girgenti ch’è cosa di maggior meraviglia, né pure sono venute le fedi de’ testimonij morti: io m’acqueto l’anima nella volontà di Dio, la quale dee esser il nostro scopo; s’egli non vuole che si vada avanti, fiat voluntas sua.
Non lasciamo però di fare tutto quello che si può da canto nostro, mentre ancora non ci è nota la sua volontà.
Non so se habbiano mandato da Girgenti le commessioni et instruzioni à Messina per l’esame del P. Giunta, potrete fare ciò raccomandare di nuovo per mezzo del Sig. Abbate Guarini, se non sono mandate.
Quanto poi alla 3° sorella del Sig. Vic. Generale Turano, io mi rimetto à quello che Iddio ci inspirerà. Per me generalmente parlando credo che non sia bene multiplicare assai il numero delle monache, perché quanto è più grande la caldaia, tanto più difficilmente si riscalda l’acqua, se non v’è un gran fuoco; così la carità si raffredda nella multitudine, se non v’è un gran fuoco dello Spirito Santo.
Doppo d’haver scritto fin qui mi vien portata da un Padre Scalzo della ... (illeggib.) una vostra lettera de’ 20 Aprile dentro un’altra del P. Bernardino; con questa vostra lettera v’è una lettera per il Sig. Godin Agente qui di Monsignore del Sig. Vicario Generale per la licenza d’entrare in cotesto Monasterio la nipote del Sig. Abbate Guarini. Hoggi se piace à Dio la porterò al sudetto Agente, ma non so se con questa prima feluca del dispaccio possa haversi la spedizione: si farà il possibile. Nella vostra lettera poi non v’è altro che richieda risposta, oltre il detto da me nella presente, onde vi saluto con le sorelle e coteste religiose e pregate tutte per me.
Roma 31 Maggio 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1708 06 26 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

on quest’ultima feluca del dispaccio ho havuta una sola lettera di costà, cioè la vostra de’ 18 Maggio assai vecchia, quando altre ne sono venute più fresche. Ringrazio Iddio de’ buoni avvisi mi date del P. Matteo, e della sua diligenza per la fabbrica; nostro Signore disponga il tutto à sua gloria. Io con la feluca passata risposi al sudetto P. Matteo, spero che habbia havuto la mia lettera.
S’è havuta una lettera postulatoria del Capitolo generale de’ PP. Benedettini, e si spera che essi procureranno le lettere di Palermo. Ma le cose vanno alla lunga; qui s’era pensato quello che certi dicono, che vi voglia una persona à posta, per procurare queste lettere. Se costì vi fosse qualche persona abile ò qualche R. Sacerdote, potrebbe farlo con andar à torno per le città principali per richiedere queste lettere, et ottenerle; bisognerà però far questo col consenso di Monsignor Vescovo, con haver la formola dal Sig. Vicario Generale, che l’hebbe qui dal Procuratore. Ma la difficoltà maggiore consiste nella spesa di questi viaggi e trattenimenti, quando il Monasterio potesse farla, questa sarebbe la scorciatoia per venir à capo di questa faccenda. Almeno vorrei che per mezzo del Sig. Abbate Guarini e del P. Matteo procuraste efficacemente questi punti da Monsignore.
Primo, che egli, il Capitolo, e la Città di Girgenti mandino queste seconde postulatorie presto.
Secondo, che si mandino le instruzioni e commessioni necessarie à Messina à Monsig. Arcivescovo per l’esame del P. Giunta, ch’è assai vecchio e non bisogna più tardare. Terzo, che si mandino qua le fedi della morte de’ testimonij del processo fatto, e poi morti.
Quarto, che si mandino pure qua presto le Vite e le lettere della Serva di Dio in buon numero perché sono ricercate continuamente.
Raccomandate queste quattro cose à suor M. Serafica, acciò che le procuri presto per mezzo delle persone accennate.
Si sono intesi i disturbi accaduti in Palermo, ma ringrazio Iddio che poi s’è quietato il tutto. Ma noi qui siamo in nuovi imbarazzi perché i Tedeschi sono entrati nello Stato della Chiesa e si sono fatti in Napoli e Milano ordini di sequestrare l’entrate ecclesiastiche à quelli che stanno fuori. Il Papa per difesa dello Stato ecclesiastico fa gran numero di soldati, et ha posto per necessità alcune gabelle: sicché i gastighi di Dio per nostri peccati sempre crescono: e più che si desidera la pace generale, più s’allontana. Sustinuimus pacem, et non venit: quaesivimus bona et ecce turbazio: cognovimus Domine peccata nostra: non in perpetuum oblivisceris nos. Così bisogna confessarne la giustizia della pena nella malizia delle nostre colpe. Non lasciate di pregar continuamente Iddio per i presenti bisogni della Christianità e pregatelo ch’almeno in aeternum parcat nobis.
Riverisco il Sig. Abate Guarini, e mi raccomando alle sue orazioni, com’anche à quelle di cotesto Monasterio e di voi sorelle, che tutte saluto nel Signore.
Il Sig. D. Gio. Felice tanto divoto della Serva di Dio è andato à condurre una sua nipote fuori di Roma per farla monacare; si raccomanda alle vostre orazioni e vi saluta, e dice ch’è vostro procuratore nel sollecitare il Sig. D. Baldassare per mandarvi qualch’altra Reliquia.
Roma 26 Giugno 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe Maria de’ Tomasi


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1708 08 03 - APTO - (A suor M. Serafica sua sorella)

on è ancora arrivata la feluca del dispaccio, ma perché di qui ne parte una mandata dal Signor Ambasciatore di Spagna, vi scrivo la presente con darvi avviso di esser venute due lettere postulatorie, una dal Capitolo di Messina, e l’altra della Collegiata di Caltagirone. Vi mando qui acchiusa la relazione più distinta della conversione di un’Anima per l’intercessione di suor Maria Crocifissa, la quale manderete anche à Monsignore e poi la conserverete.
Perché nel Monastero di Spello dove è entrata la nipote del Signor D. Gio. Felice hanno presa in gran devozione (al)la serva di Dio, sono stato richiesto à mandargli qualche sua cosa da metterla nella stanza comune del lavoro, acciò che tutte le monache ne fossero partecipi. Io gli ho dato una di quelle sue fatture tonde, à modo di Agnus Dei, che mi mandaste dopo la sua morte come cosa sua, l’ornamento credo di certo che sia di sua mano, ma il bambinello di cera che sta in mezzo, non so se l’habbia lavorato essa. Queste fatture ò brevi tondi à modo di Agnus Dei sono tre, e tutte tre col suo bambinello di cera. Avvisatemi se veramente anche il bambinello era suo, ò solo le fettuccie et il ricamo, e questo per consolazione di quelle religiose, acciò che sappiano qual sia l’opera delle mani della serva di Dio.
Il sudetto Signor D. Gio. Felice vi saluta assai il Signor suo fratello, e si raccomanda con lui e con la nipote alle vostre orazioni e non lascia di procurare per voi qualch’altra devozione, sollecitando il Signor D. Baldassare, che già credo habbia ottenuta una reliquia di vostro sommo contento.
Il Padre Onofrio, fratello del Signor Abbate Guarini, si trova al suo convento di S. Silvestro, vicino à Frascati, da 14 miglia lontano da Roma, mi scrive che vi saluti con molta espressione, et insieme vi prega à far sollecitare il cambio di quelle Messe commesse dalla Signora Principessa di Butera, che doveva esser mandato per via del Signor Vicario generale Turano, e pare fin’hora non s’è veduta cosa alcuna, perciò mi farete piacere di sollecitare questo cambio ò di ricordarlo alla Signora Principessa di Butera, se ancora non havesse dato il denaro, rispondetemi sopra questo punto, per sapere dir qualche cosa al Padre Onofrio.
Già siamo ad Agosto, vi prego à ricordar alla Signora Principessa di Scordia il nostro cambio, perché sapete bene quanto si stenta per haverlo; onde è bene anticipare la vostra raccomandazione. Il Padre Mastrilli dei nostri studenti, qui in S. Andrea, m’ha fatto istanza che scrivessi alla stessa Signora Principessa di Scordia per havere il suo livello di onze 50 sopra la nostra Casa, ma io gli ho detto che non scrivevo à detta Signora ne anche per il mio legato, ma che ne havrei pregato voi, che con l’occasione di scrivere ad essa per il mio legato, le scriveste anche per il suo livello, acciò che glielo paghi à tempo, che finisce in questo mese di Agosto. Qui si sta da forestieri, e queste guerre impediscono il commercio, né si sa dove andranno à finire, e perciò per l’occorrenze sono necessari questi sussidij. Pertanto vi prego à scrivere à detta Signora e per me e per lui, acciò che sia puntuale. Del resto pregate per me, con le sorelle e tutte codeste religiose, quali saluto nel Signore.
Roma, 3 agosto 1708.

vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de’ Tomasi



Qui si dice che una feluca del dispaccio partita di qua e che ritornava in Palermo, sia stata presa; sì che le lettere mie saranno andate male, mentre in questi casi sogliono buttar le lettere à mare. Sit nomen Domini benedictum semper.

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1708 08 18 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra de’ 28 Giugno doppo essere scorso molto tempo senza vostre lettere, havendo tardato assai la feluca del dispaccio. Sono però venute altre feluche di Palermo con mercanzie, e con una d’esse ho ricevuta una scatola ò cassetta ma senza lettera perché il marinaro, ò altri l’han perduta; gli ho pagato il nolo et ho trattenuta la cassetta così fino à nuovo avviso, perché dubitavo che quelle cose di suor M. Crocifissa con tante galanterie e statuetta di S. Antonio fossero forse per altri. Ma da questa vostra comprendo esser stata inviata à me, onde assai ve ne ringrazio per le divozioni della Serva di Dio, e vi ringrazio anche delle pezzette di viole e de’ due pezzi di cioccolatta, se ben m’havreste dato gusto maggiore à non mandarmi quella statuetta, e quegli habiti del Carmine pure mi sono superflui, il che vi scrivo per non incommodarvi per l’avvenire, e darmi materia di disgusto.
Intendo poi per la vostra lettera la grazia succeduta nell’incendio de’ grani in campagna smorzato per l’immagine della Serva di Dio, à cui ne rendo grazie. Il caso è assai notabile, e potrà servire per quando si faranno i processi con autorità Apostolica acciò che sia esaminato e provato; com’anche quegli altri casi succeduti doppo il primo processo fatto da Monsignore.
Se questa causa andrà avanti, allhora si potranno provare queste cose giudicialmente. Fin hora però la causa è assai raffreddata, perché le seconde postulatorie non vengono, e non sappiamo se Monsignore habbia la volontà di far i nuovi processi con gli altri due Vescovi, ò almeno uno. Rimettiamo il tutto nelle mani di Dio, se il Sig. Prencipe di Scordia procurerà le postulatorie di Palermo, sarà assai bene, ma la mancanza di quelle di Girgenti che sono le più necessarie, cagioneranno dilazione al negozio. Fiat voluntas Domini.
Ho ricevuto il notamento della pietra buttata dalla Serva di Dio ne’ fondamenti del Romitorio et hora trovata, e ne ringrazio Iddio della rinnovazione della memoria della sua Serva in questa occasione. La lettera della Madre Abbadessa per la monaca di Amelia la manderò se piace à Dio con la prima posta.
Ho comprati i cinque paia d’occhiali secondo la vostra notarella, due per le Sig.re Gairtone, e tre per voi sorelle, e tutti hanno scritto di sopra la loro qualità. Scrivete se sono riusciti buoni, perché col solo avviso di lontano non si può far altro che indovinare. Pure ho preso le lezioni di S. Scolastica e di S. Giovanni di Dio, e certo altro ufficio di S. Colombano che il libraro m’ha detto essere uscito ultimamente per l’ordine monastico.
Tutta la spesa degli occhiali è stata sette giulij e mezzo, e le lezioni baiocchi sette e mezzo, che in tutto fanno otto giulij e baiocchi due e mezzo. Io l’ho mandati in un involtino ben aggiustati al P. Bernardino in Palermo il quale pagherà il nolo al padrone che si chiama Giuseppe Magrino; quel Padre ve li manderà, e voi fategli sodisfare il nolo.
Per la conoscenza costì havuta col Sig. Prencipe di Scordia, potrà suor M. Serafica raccomandare à lui et alla Sig.a Prencipessa la fabbrica delle Scuole pie, acciò che siano pronti al dovuto denaro per proseguirla con sollecitudine.
Se in Girgenti non v’è risoluzione di mandar qua le vite e lettere di s. M. Crocifissa, potreste scrivere al P. Bernardino ò altri, se trovasse qualche libraro in Palermo che à conto suo ne volesse mandare, perché qui vendendosi (come si spera presto per la grande instanza che se ne fa) gli sarebbe poi mandato il denaro in Palermo ò pagato qui à chi volesse. Non vi perdete tempo à questa diligenza per non far raffreddare la divozione delle persone che le cercano.
Vi saluto con le sorelle e pregate per me, come anche ne prego coteste religiose.
Roma 18 Agosto 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1708 09 15 - APTO - (A suor M. Serafica sua sorella)

eri giorno della santa Croce ho ricevuto due lettere con la feluca del dispaccio, una vostra de’ 25 Agosto, e l’altra di suor M. Maddalena senza giornata in cui era la lettera di Monsignore in risposta vostra sopra le postulatorie per la causa etc., e se bene dal rumore occorso in Girgenti, come cennate, pare che il sudetto Prelato possa differire le diligenze esibite, nulla di meno sarà bene che voi in qualche congiuntura gli rinfreschiate la memoria. Già io gli ho scritto con la feluca passata, intenderemo il seguito.
Mi dispiace la discordia et inimicizie costì suscitate prima per l’offese di Dio, e poi per il bene di cotesta Terra. Io questa mattina tutto che indegnamente ho offerto il S. Sacrificio per la concordia di cotesto luogo.
Nostro Signore esaudisca le vostre orazioni massime con l’oblazione del corpo e sangue di Gesù Christo, qui est pax nostra.
V’ho scritto d’haver ricevuto quella cassetta con le divozioni di suor Maria Crocifissa, con la terra di S. Paolo di Malta, e tavolette etc.; io con essa non ricevei vostra lettera, hora avvisate che vi sono cose anche per il fratel Andrea nostro Compagno, ma non specificate altro, vi prego à scrivermi più distintamente ciò che se gli deve dare perché la prima lettera il marinaro la perse.
Tempo fa vi scrissi che desiderava sapere se quelli bambinelli di cera ch’erano negli Agnus Dei (come voi li chiamate) fatti da suor M. Crocifissa che mi mandaste poco doppo la sua morte, se quei bambinelli, dico, erano ancor essi fatti di sua mano ò no, ma perché non mi ricordo bene quando ciò vi scrissi precisamente, hora l’ho voluto tornar à scrivere, acciò che me l’avvisate. Pure in questa ultima cassetta v’erano certi brevi, e Agnus Dei con i bambinelli di cera, non so se anche questi sono fatti di mano della Serva di Dio.
Vi ricordo à far qualche dimostrazione di gratitudine al Signor D. Baldassare per la Messa composta in musica, e ciò farete con la direzione et ordine di Monsignore. Quando rispondete, scrivete la giornata delle mie lettere alle quali rispondete, per sapere quelle che capitano.
Già che non si vede speranza di prendersi qua da Monsignore le vite e le lettere di Crocifissa, di quelli otto giulij e baiocchi due e mezzo, spesi qui per gli occhiali mandati et ufficij di S. Scolastica, fatene comprare una vita di suor Maria Crocifissa, e se in detto numero vi può entrare anche un libro delle sue lettere, ma non fate spendere più di quello costì costano, e per via del Padre Bernardino potrete farmeli mandare involtati in un cartone.
La lettera mandata per le Signore sorelle della Principessa di Butera, da cotesta R. M. Abbadessa, ve la rimandai acciò che la copiasse con tralasciare alcune righe, non essendo necessaria altra vostra lettera, mi rimetto à quello che vi scrissi nella mia inviata il primo di questo mese corrente. Del resto voi dite nella vostra lettera che havreste da dir alcune cose di confidenza, ma non le scrivete per timore che le lettere non mi capitino.
Le lettere vostre vengono sempre e sigillate, se ben alle volte tardano, in tutto questo tempo di guerra non è stata presa che una sola feluca del dispaccio che tornava di qui à Palermo; onde si sono perdute le mie lettere in questa sola volta. Io però non scrivo più à lungo delle nostre amarezze comuni, perché già sappiamo che l’amarezze di questa vita raddolciscono la morte, la quale prego da nostro Signore secondo il suo beneplacito et in grazia sua, dicendo che tollat me à mundo ut servet me à malo culpae. Io già sono entrato nei 60 anni, i nostri sono quasi tutti morti più giovani. Iddio mi faccia la misericordia di condurmi presto nel Purgatorio, ch’è un buon paese, perché quivi non s’offende Iddio, ma si crede, si spera, s’ama, s’ha pazienza, e rassegnazione nella divina volontà e giustizia e si sta in una amarissima pace, ma però pace et ecce est in pace amaritudo mea amarissima.
Io desidero questo paese fino al giorno del giudizio, essendo gran misericordia per i miei peccati l’haverlo anche così lungo. Pregate per me e vi saluto etc.
Roma, 15 settembre 1708.

vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de’ Tomasi


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1708 10 13 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

oppo d’essere scorso molto tempo senza comparire la feluca del dispaccio, finalmente per grazia di Dio è venuta con una vostra lettera de’ 14 Settembre, quale è venuta sigillata bene senza verun segno d’essere stata aperta. Io sempre scrivo con la feluca del dispaccio, ma non vedo esservi costì il ricapito, e particolarmente alcuna scritta al principio d’Agosto, sopra quel denaro di limosine di Messe che dovea esser mandato qua al P. Onofrio dalla b. m. della Signora Principessa di Butera, che l’havea destinato fin da Febbraro ò Marzo passato. Avvisatemi di grazia se suor M. Serafica ricevé tal denaro, e s’è stato mandato e per qual via.
Voi scrivete che ogni settimana mi scrivete, onde io dovrei ricevere più lettere in una volta. Scrivete al M.ro Corriero, che quando parte la feluca mi mandi tutte le vostre lettere che si trova.
Vi ringrazio assai com’anche tutte coteste religiose della special memoria havuta di me nelle vostre divozioni il giorno della S. Croce. Nostro Signore vi rimeriti la carità vostra in cielo, ove la ricompensa è eterna.
Sono andato à posta all’occhialaro per un altro paio d’occhiali per suor M. Serafica giacché quello mandatogli era appannato, ma havendo discorso non habbiamo potuto intendere se l’occhiale deve esser di vista più dolce ò più acuta, poiché quell’appannamento che voi dite crediamo sia offuscamento che non discerne bene. Per ben indovinar la sua vista l’occhialaro vuol sapere se con questo occhiale che voi dite appannato essa ci vede più chiaro da lontano, ò più chiaro da vicino, cioè se le lettere del libro ò del lavoro le vede con detto occhiale meglio da vicino ò un poco più lontano; perché da tal notizia può argomentare la necessità della sua vista. Avvisatemi che procurerò di servirvi se piace à Dio. Il meglio però sarebbe di mandare qualche pezzo d’occhiale rotto che fosse buono per essa, per poi mandarne un paio buono.
Il fratel Andrea vi ringrazia molto dell’abito mandatogli etc. e vi saluta e si raccomanda alle vostre orazioni.
Se la Madre Abbadessa con la licenza e consiglio di Monsignore vuol mandare qualche cosa al Sig. D. Baldassare, io credo che possa mandarla sicuramente con la feluca del dispaccio perché questa se tarda, sempre però viene et in ogni caso havrete voi fatta la dimostrazione da canto vostro. Potrete raccomandare la consegna al P. Bernardino e sopra tutto fate assegnare distintamente à Monsignore tutto ciò che egli stima bene di mandare.
Quando si dasse qualche apertura di poter havere le lettere postulatorie, non lasciate di farlo, fiat voluntas Dei.
Raccomando à suor M. Serafica la cosa del legato nostro, massime in questi tempi così turbati e sconcertati è bene che ne solleciti la Signora Principessa con mandare le due polize in due volte separatamente, cioè in diverse feluche del dispaccio.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 13 Ottobre 1708.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1708 11 19 - APTO - (A suor M. Maddalena sua sorella)

opo quasi due mesi senza vostre lettere, finalmente è venuta la feluca del dispaccio per grazia di Dio, con una vostra lettera del 22 Settembre, benché ne siano venute altre del fine di Ottobre e forse di questo stesso mese. Se costì scriveste ogni ordinario, ne havrei più fresche, pur tutte poi conservate in Palermo, con la prima feluca le manderebbono.
Hor sia fatta sempre la volontà di Dio, la lettera della M. Abbadessa hora rimandata,com’anche l’altra prima venuta e conservata da me, sono state già mandate alle Signore sorelle monache della Signora Principessa di felice memoria.
Il nostro fratello Andrea vi ringrazia assai delle divozioni mandategli, e si raccomanda alle loro orazioni.
Scriverò al P. Onofrio che sta à S. Silvestro, vicino à Frascati, la notizia datami del cambio del Signor Abbate suo fratello, al quale porterete il mio divotissimo ossequio col desiderio delle sue orazioni.
Per facilitar questo cambio se non fosse fatto ancora, com’anche quello dei nostri legati, mi pare bene trattare col Sig. Principe di Niscemi, tutore, ch’è signore prattichissimo e potrà facilmente trovar il modo, né tardate à sollecitare questi legati per le congiunture de’ tempi: e fate mandare le due polize in due volte, cioè in diverse feluche del dispaccio.
Porterò i vostri saluti al Signor D. Baldassare et al Signor D. Felice etc. con la notizia dello bambinello di cera di Crocifissa come scrivete etc.
Nelle devozioni che manderete al Sig. D. Baldassare non mi pare di mettervi la terra di S. Paolo, e per me non occorre più mandarmene, havendone bastantemente.
Il sudetto Sig. D. Baldassare vi manda due piccole reliquie autentiche di S. Scolastica, vostra madre, e di S. Caterina Vergine e Martire con l’autentica, sicché havrete le reliquie del Padre e della Madre. Egli vi scrive una lettera, nella quale vi domanda alcune coroncine fatte dalla Serva di Dio, et una sua sottoscrizione etc., quali potrete includere con l’altre cose sopra cennate, che se queste fossero già mandate, potrete fare un’altra piccola scatoletta, per queste altre cose, et il tutto con la direzione di Monsignore, et per mandarle, le potrete raccomandare al P. Bernardino. Lo scatolino delle reliquie e la lettera di D. Baldassare con una mia, l’ho consegnato al nostro Padre Nava, siracusano, che parte in questa settimana per Sicilia, ma fin’hora non sa se va in Palermo à dirittura, ò Siracusa; se va in Palermo, egli consegnerà il tutto al P. Bernardino; se va à Siracusa, farà capitare lo scatolino et il piego al Signor Barone Ribera à Scicli, et in sua assenza alla M. Abbadessa di S. Gio. Evangelista della stessa città. Perciò voi anticipatamente scrivete al sudetto Signor Barone, et al Monasterio di S. Giovanni, che ricevendo queste cose, ve le mandino con ogni diligenza e sicurezza, e poi avvisatemi dell’arrivo piacendo à Dio.
Circa le cose di Roma e dello Stato ecclesiastico si sta in grandi sconcerti con armamento per difesa della città e dello stato. Vi è un ministro mandato dall’Imperatore per negoziare sopra questi affari, ma fin’hora non si sa dove termineranno, e si sta fra il timore e la speranza. Io temo de’ nostri peccati, che non ci tirino addosso i flaggelli di Dio, perché nulla può l’huomo, se Dio non li da la potestà di nuocere; il Signore disse à Pilato: non haberes potestatem adversum me ullam, nisi tibi datum esset desuper, e perciò bisogna giorno e notte dire al Signore, ad te Domine sunt oculi nostri ne pereamus.
Raccomandate questi bisogni alla M. Abbadessa, acciò che faccia fare orazioni continue e ferventi nel Monasterio per queste grandi necessità. Orate, orate, orate. Del resto vi saluto con le sorelle e tutte codeste religiose, e pregate assai assai per me.
Roma, 19 novembre 1708.

vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de’ Tomasi


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1709 03 07 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

erché parte una feluca di qui, senza haver ricevute vostre lettere perché la feluca del dispaccio non è venuta da gran tempo, fo queste quattro righe per salutarvi con le sorelle, e per darvi avviso che li 4 libri mandati di s. M. Crocifissa sono qua arrivati, ma perché furono gittati in mare erano come una pasta. Nondimeno havendoli posti nel forno doppo levato il fuoco con diligenza di rivoltarli, si sono asciugati di maniera che legati di nuovo possono servire; ne sia lodato Iddio. In questi libri v’era un cuore di carta con lettere maiuscole Iesus amor meus Crucifixus. Fiat voluntas tua. Desidero sapere se questo cuore e queste lettere siano scritte dalla Serva di Dio, ò d’altri. Rispondetemi se ve ne ricordate bene.
V’avvisai già la morte del Sig. Cardinal Colloredo, hora vi do avviso della morte del P. Luca Millini ch’era stato dell’oratorio di S. Filippo Neri, del quale ne havete qualche memoria per altre occasioni de’ tempi passati; egli era confidentissimo del P. D. Carlo, et amicissimo; huomo di gran virtù ma di grandi patimenti d’anima e di corpo, ma la benignità di Dio gli ha data una morte così dolce quanto è il sonno. La mattina havea preso il S. Viatico, e l’estrema onzione, e presa un poco di refezione, si pose à dormire, e dormendo morì che non se ne accorsero dal non respirare più. Ho perduti in due mesi due amatissimi amici, il Card. Colloredo, et il P. Millini, et io sono rimasto indietro: la feccia resta all’ultimo della botte. Pregate per loro per carità che ve li raccomando assai, seben credo che io ho bisogno delle loro orazioni.
Il nostro fratello Andrea vi manda una scatoletta di un Agnus Dei grande, et d’altri piccoli più di 90; la scatola è indirizzata al P. Bernardino al quale farete sodisfare il porto del padrone della feluca. Del resto io non ho materia da rispondere perché lettere di Sicilia non sono venute da gran tempo.
Monsignor Ventimiglia ch’è stato ammalato da morire ha mandata la sua seconda lettera postulatoria, ma se non vengono almeno quelle di Monsig. Di Girgenti, del suo Capitolo e della stessa Città non si può far nulla. Procurate di rinnovare le instanze per haverle.
Pregate per me e vi saluto etc..
Roma 7 Marzo 1709.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1709 04 28 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n quest’ultima feluca del dispaccio, ricevo 3 vostre lettere, cioè due vostre de’ 13 Marzo e 7 Aprile, et una di s. M. Maddalena de’ 13 Marzo con due lettere per il P. Generale delle Scuole pie del P. Matteo, che già le ho mandate. La lettera del P. Matteo venuta un pezzo fa non richiedea risposta: e per questo non gli scrissi, non lasciando però sempre d’essergli affezionatissimo e desideroso de’ suoi comandamenti nelle occasioni. Le due lettere di suor M. Scolastica l’ho fatte raccomandate à persona, che credo le darà sicure, e ne riporterà le risposte: quali venendo, vi manderò appresso, piacendo à Dio.
Spero mandarvi qui acchiuso il dupplicato della licenza d’haver un Confessore Regolare: avvisatemi subbito della ricevuta per mia quiete. Le lettere alle sorelle della Signora Principessa di Butera furono mandate; la presente congiuntura de’ tempi havrà impedito ò fatte smarrire le risposte. Resta che voi costì habbiate fatto la parte vostra.
Ringrazio Iddio dell’arrivo delle reliquie di S. Scolastica e S. Caterina: non dimenticate di rispondere al Sig. D. Baldassare, com’anche di mandargli le divozioni ch’egli desidera. La vita di s. M. Crocifissa sta al fine di ristamparsi in Venezia, e qui credo si stamperanno di nuovo le sue lettere à spese dello stampatore; se havete qualch’altra lettera notabile non stampata mandatela, perché si possa aggiugnere. Quanto agli scritti della stessa si potrebbono stampare, ma per hora contentiamoci di questo, perché se Iddio vorrà, aprirà la strada, com’ha fatto per la vita e per le lettere.
Circa la sua Causa non venendo da costà le seconde lettere postulatorie di Mr. Vescovo, e del Capitolo e Città di Girgenti, qui non si passa avanti. Oltre che vi sono due difficoltà: una se Monsignore vuol fare il secondo processo con due Vescovi, ò uno almeno; l’altra che per introdurre la causa qui vi vuole del denaro per le scritture e stampe che si fanno da’ Procuratori e Promotore della Fede per introdurre questa causa in Sagra Congregazione. Se il Monasterio ò D. Ferdinando M. mandassero qualche denaro à poco à poco, si potrebbe depositare al Banco per trovarsi in ordine, essendo più difficile l’havere la somma del denaro tutta in una volta. Mi dolgo assai che non si sia fatto l’esame del P. Giunta à Messina, per il quale non vi voleva altro che Monsignor di Girgenti facesse la commessione autentica à Monsignore di Messina, e gli mandasse le instruzioni da far questo piccolo processetto. S’è ciò tentato tante volte, ma fin’hora non è piaciuto al Signore.
Quanto al SS. Crocifisso di rilevo al naturale, non è possibile sperarlo da Napoli, e di qui sarebbe una cosa di grande spesa nell’intaglio, e nel trasporto. I tempi presenti non permettono queste intraprese: sarebbe meglio che lo procuraste in Palermo almen dipinto sopra una gran croce di tavola sottile.
Ringrazio tutte coteste religiose della special memoria havuta di me nelle loro divozioni il giorno di S. Gioseppe; nostro Signore rimeriti loro questa gran carità. Credo saranno costì la Signora Principessa col Sig. Principe di Scordia e D. Ferdinando M.: riveriteli tutti à mio nome.
Raccomandate loro l’educazione del figliuolo che caramente saluto, e la fabbrica delle Scuole pie: della quale datemene qualche avviso.
Il nostro fratel Andrea vi saluta assai e si raccomanda alle loro orazioni, et ha goduto molto che vi siano arrivati gli Agnus Dei ultimamente mandatevi.
Le cose poi del Papa con l’Imperatore pare che siano aggiustate, benché resti ancora qualch’altro impiccio da superarsi. Nostro Signore ci conceda in suo santo servizio per quiete de’ tempi e la pace de’ principi Christiani che si spera.
Intendo con rammarico la mortalità di Modica, anche qui e per Italia et altrove v’è stata in questo inverno per la grande intemperie di geli e neve venuta con catarri e punture, e dicono esser in Roma morte da 3 mila persone. Preghiamo Iddio che in tanti mali vi sia il bene della salute dell’anime perché lo glorifichino in eterno.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e pregate il Signore mi dia una buona morte. Roma 28 Aprile 1709.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1709 06 19 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

er via del P. Bernardino ho ricevute due vostre lettere de’ 12 e 22 Maggio con un grosso piego e con la scatola per il Sig. D. Baldassare etc. et io risponderò brevemente capo per capo.
La lettera del P. Matteo al suo P. Generale l’ha havuta lo stesso giorno che io la ricevei; riverite il suddetto Padre da mia parte con ogni ossequio, et avvisatemi lo stato della fabbrica del Collegio.
Le lettere alle monache d’Amelia, l’ho mandate ma mi ritenni quella in cui era la lettera dello stato scaduto de’ religiosi, perché non ho stimato bene mandarla per giusti motivi.
La scatola per il Sig. D. Baldassare tale quale l’havete mandata gliela feci consegnare dal nostro fratel Andrea, che mi disse che la ricevé con gradimento indicibile et con somma allegrezza; ne sia lodato il Signore. Pure il nostro fratel Andrea ha ricevuto il suo involtino con tanto giubilo che non potea contenerlo, egli vi saluta, e si raccomanda alle vostre orazioni, vi ringrazia etc. e per brevità non dico altro de’ sensi del suddetto D. Baldassare e fratel Andrea.
Ho rammarico che non v’era arrivato il dupplicato della licenza del Confessore Regolare: se voi m’haveste scritto la giornata della mia lettera, potrei sapere se è perso ò no: perché io lo mandai alli 28 Aprile. Starò aspettando la feluca del dispaccio per sentire se vi sia arrivato.
Ho ricevuta la copia del Sig. Prencipe della Cattolica à Monsignore sopra la causa della Serva di Dio: avvisatemi ch’effetto habbia havuto, e se v’è cosa di nuovo sopra tal materia tanto per le lettere postulatorie, quanto per la buona volontà di Monsignore etc. Già v’ho scritto che le lettere di Crocifissa non si stampano più qui almen per hora per impedimento occorso; perciò le lettere che havete mandate nel piego grosso tanto originali, quanto copie le leggerò piacendo à Dio, e poi risolverò se s’hanno da rimandare. Tra tanto scrivetemi se di tutte queste lettere mandatemi ne havete tenute costì le copie, perché se ne havete le copie, non occorre rimandarvele.
La vita stampata à Venezia s’aspetta per così dire di giorno in giorno: e tanti la desiderano con ansietà. Il nostro fratel Andrea vi manda queste immagini del S. Salvatore di S. Gio. Laterano, qual immagine non fu dipinta per mano humana, come già v’ho scritto.
Per il porto della scatola, dogana etc s’è fatta qualche spesarella, e seben io son debitore à loro per le tavolette di viole mandatemi, nondimeno perché questa spesa è maggiore, per levarmi ogni scrupolo perché il denaro che spendo non è mio, ma della comunità e Religione, mandatemi due libri delle lettere stampate di suor M. Crocifissa e se volete potrete valervi del P. Bernardino, à cui indirizzo la presente senza aspettare la feluca del dispaccio, giacché v’è la commodità di questa feluca di mercanti.
Roma 19 Giugno 1709.

La pace si dice fatta con gli Olandesi, Spagnuoli e Francesi, ma non v’è ancora certezza per quanto io sappia. Pregate per essa e per me e vi saluto etc.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1709 06 23 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

on la feluca del dispaccio ch’è arrivata ho havute 2 lettere, una vostra de’ 17 Maggio, e l’altra di s. M. Lanceata de’ 12, e perché ho scritto 3 giorni sono col padron Ignazio Caramaglio che portò la scatola per il Sig. D. Baldassare, aggiugnerò qui le risposte delle lettere del dispaccio, mandandole anche come la prima al P. Bernardino, con lo stesso padrone che non è ancora partito.
Mando dunque 2 paia d’occhiali à s. M. Lanceata con la sua cassetta, secondo la mostra mandatami. I libri delli ragionamenti sopra le Domeniche del P. Finetti, e l’Anno Doloroso di quel P. Capuccino non si trovano, per quanta diligenza feci io stesso à librari; ma in luogo del Finetti vi potrete servire à mensa dell’Epistole et Evangelij correnti di tutto l’anno, volgarizzati con annotazioni aggiunte del Remigio Domenicano, che credo vi mandai molti anni sono, et anche facile ad haverli in Palermo per esser libro assai corrente.
Le lettere di s. M. Crocifissa non si stampano più qui per impedimento sopravenutomi; e le sue vite ristampate à Venezia, non potendone havere ancora una per la presente commodità di barca, le potrete havere costì, perché il libraro di Venezia ne ha mandate molte à Messina per essere vendute in cotesto regno.
L’Ordinario Benedettino non si può havere essendo finiti tutti, m’ha detto il libraro che à Settembre ò Ottobre si stamperà il nuovo per l’anno 1710 e per 4 anni, et allhora se saremo vivi, si potrà fare la provisione.
Con l’ultima mia lettera scrissi à suor M. Serafica che [per] la spesa del porto della scatola del Sig. D. Baldassare, mandasse due libri delle lettere di s. M. Crocifissa: ma perché hora s’è speso anche per gli occhiali suddetti, ditele che non mandi più le lettere stampate costì, ma in tutto può mandare con buona commodità nove giulij per tutte le suddette lettere.
Godo assai della fabbrica avvanzata delle Scuole pie, ma sto ansioso del dupplicato mandatovi del Confessore Regolare, che vi mandai all’ultimi d’Aprile; sto però con speranza d’esservi poi arrivato, perché la mia lettera alla quale voi rispondete era solamente de’ 14 d’Aprile.
Le speranze della Pace sono andate in fumo per i nostri peccati; si seguirà la guerra. Nostro Signore habbia misericordia. Il nostro fratello Andrea vi saluta assai, raccomandatelo al Signore com’anche me perché poco mi resta di star in questa valle di lagrime, e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose. In vedere il P. Onofrio, gli porterò i saluti delli Signori suo fratello e nipote.
Roma 23 Giugno 1709.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1709 08 05 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuta una vostra degli 8 Luglio, con la quale mi dite di non haver ricevute mie lettere: quali però spero che havrete poi ricevute con l’avviso dell’arrivo della scatola per il Sig. D. Baldassare, à cui è stata data etc.
Intendo con mio rammarico le scorrerie fatte in coteste vicine marine et il danno fatto à frumento, et il vostro timore per causa de’ ladri; sono tutti effetti de’ nostri peccati, preghiamo Iddio che sospenda i suoi castighi, e che ci dia la requie eterna, perché qui in terra non v’è requie. La pace delle corone è andata in fumo, expectavimus pacem, et non venit, quaesivimus bona, et ecce turbazio; agnoscimus Domine peccata nostra, non in aeternum irascaris nobis.
Vi mando qui acchiuse le lettere originali della nostra Serva di Dio, perché è meglio che si conservino costì, io ne ho ritenute le copie, per ogni buona occasione che venisse, le lettere copiate e non originali non le mando perché credo che ne habbiate altre copie, e perciò non fo con esse piego più grosso. Se le volete, scrivetelo che ve le rimanderò con buona commodità, giacché per hora non si ristampano più le sue lettere, come si sperava. V’è in queste lettere copiate, una copia della lettera scritta dalla Serva di Dio sopra il fatto del cortello mandatole etc. scritta ad un Padre spirituale suo, che non si nomina in essa. Desidero sapere à chi è stata scritta, e se si può trovare l’originale, ò chi lo tiene, perché potrà servire assai à dilucidare questo fatto quando si tratterà la sua causa; e come cosa di somma importanza, vi raccomando ad usar ogni diligenza per saper il tutto, et avvisarmi, e se trovate l’originale non lo mandate fino à mio nuovo avviso, perché forse bisognerà farvi un’autentica pubblica per verificazione della mano. Questa lettera, che non ha data comincia così: Fui tanto lunga nella mia p.a lettera, che non mi diede l’animo domandarlo del negozio del cortello, che V. R. dice essermi mandato da Dio per il demonio etc.
Starò aspettando le vostre risposte doppo le diligenze dovute.
Qui si stampa il primo tomo dell’operette Teologiche de’ Padri antichi, come cennai in quelli fogli stampati intitolati Indiculus etc. che Monsignore mostrò gradire assai; quest’opera è stata in Italia e fuori in Francia applaudita assai, ma la cosa restava in solo dissegno. S’è fatto il primo tomo per dar principio, e forse altri seguiteranno, ciò ch’ora si comincia da me: che non posso proseguire l’opera per esser vecchio, e perché l’opera richiede non una ma più persone. Spero piacendo à Dio che à Settembre sarà finito questo tomo, e ve ne manderò per voi e per Monsignore al quale, se vi pare, potrete per qualche altro mezzo far vedere questo frontispizio. Pregate per me con le sorelle che saluto nel Signore con coteste religiose tutte.
Roma, 5 Agosto 1709.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1709 09 04 - APTO - (A suor M. Maddalena sua sorella)

oppo molto tempo finalmente è venuta la feluca del dispaccio con due lettere, una vostra de’ 9 Agosto, e l’altra di suor M. Lanceata de’ 25 Luglio e ringrazio nostro Signore della salute che vi da insieme con D. Ferdinando, la cui lettera ho veduto. Quanto alla scatola del Signor D. Baldassare io la viddi e la considerai, e mi piacque molto com’anche sommamente à lui, che non si scorda di loro per procurarvi qualch’altra reliquia, egli ha bisogno d’orazioni, perché sta con alcune indisposizioni corporali che lo travagliano molto, però ve lo raccomando per haverne memoria nelle vostre orazioni.
Io poi vi ringrazio della S. Communione fatta per me il giorno di S. Lorenzo, e nostro Signore per sua intercessione ci accenda del fuoco che accese in questo benedetto suo Servo.
Godo assai della speranza delle lettere postulatorie per via del Signor Principe della Cattolica e del P. Matteo ... (illeggibile) del profitto di codesta terra nella dottrina cristiana e nelle scuole per mezzo dei Padri delle Scuole pie. Iddio prosperi et aumenti il tutto in suo santo servizio e continuate à darmi avviso tanto delle postulatorie, quanto della fabbrica del Collegio. Riverite il P. Matteo à mio nome et attestategli il mio affetto, et il desiderio ch’ho dell’aiuto delle sue orazioni.
Quanto poi alle guerre, flaggelli de’ nostri peccati, si crede ch’hora si ripiglia il trattato della pace, e se ne ha buona speranza con l’aiuto di Dio. Raccomandate questo negozio à S. D. M. per bene della Christianità tutta, acciò che si impediscano l’offese di Dio.
Il P. Onofrio m’ha mandata l’acclusa sua letterina per il Sig. Abbate suo fratello con un breve, fatemi piacere d’includerla in una lettera di suor M. Serafica, e mandategliela con diligenza, con riverirlo da mia parte. Quanto agli alimenti della sua nipotina, mi pare cosa un poco difficile, il tentare in Sacra Congregazione, pur non di meno forse ne parlerò al P. Onofrio quando verrà per qualche occasione à Roma, e la discorreremo. Ringrazio il Signore della vocazione di cotesti 5 Palmesi alla religione delle Scuole pie, quale sarà di profitto loro spirituale, e di stabilimento maggiore del nuovo Collegio per havervi persone del proprio paese.
Nelle lettere copiate di suor M. Crocifissa mandatemi da suor M. Serafica ve n’è una ad un suo Padre spirituale, sopra il negozio del cortello, mandatole da Dio, come quello le havea scritto. Questa lettera comincia così: Fui tanto lunga nella mia prima lettera che non mi diede l’animo domandarle del negozio del cortello che V.R. dice essermi mandato da Dio per il demonio etc. Di questa lettera, perché è di grande importanza per la causa della Serva di Dio, sarebbe necessario di trovarne l’originale, e di sapere à chi fu scritta et in che tempo: perché nella copia non v’è data. Dite à suor M. Serafica che faccia ogni diligenza per [sapere dove pensi] si trova l’originale, ed ho speranza assai ... fu scritta, bisogna pregarla in mandarla costà, e poi scrivermi per sapere quello che s’ha da fare col consiglio del Procuratore di qui. In somma avvisatemi pienamente tutto ciò, che si può risapere sopra la suddetta lettera.
Questo è quanto m’occorre presentemente, pregate per me con tutte le sorelle e tutte codeste religiose, quali saluto nel Signore.
Roma, 4 settembre 1709.

Raccomando à suor M. Serafica il ricordare alla Sig. Nipote i miei legati per le solite lunghezze.

vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de’ Tomasi


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1710 02 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

oppo un mese e giorni è arrivata per grazia di Dio la feluca del dispaccio con 2 lettere, una vostra de’ 7 Decembre, e l’altra de’ 24 dello stesso di s. M. Maddalena e ringrazio il Signore della buona loro salute, e dell’arrivo delle sante reliquie et Agnus Dei mandati dal nostro fratel Andrea, che vi saluta e si raccomanda alle vostre orazioni.
Ho ricevuto il notamento di suor M. Melchiorra sopra il fatto del cortello, e la ringrazio assai della diligenza e fatica che fa per la nostra Serva di Dio, il quale gliene renderà la mercede in Paradiso per tutta l’eternità. Starò aspettando qualch’altra notizia sopra ciò del P. Giunta, che me la manderete per combinar assieme tutto il fatto.
Dall’arrivo delle ss. Reliquie sopradette comprendo che sia arrivato anche il breve per la Signora figliuola del Sig. Conte del Comiso, sebene in questa feluca non ne ho riscontro né da lui né dal Sig. Principe suo padre.
Sono poi restato ammirato del pensiero della Signora Principessa di Scordia di dar moglie à Ferdinando M. in una età che per non poter governare se stesso, sta sotto i tutori, e come mai potrà governar la sua casa e le sue terre et esser padre di famiglia?
L’affetto materno di detta Signora l’ha trasportata à questi pensieri con l’allettativo della qualità di quella Signora maggiore d’età di D. Ferdinando, essendo padrona di 4 terre, come dice. Ma nel santo Matrimonio si ha ad havere la mira alla propagazione de’ figli per multiplicar quelli che adorano et amano Iddio, e perciò si deve haver l’occhio alle qualità personali delle spose, se sono buone e pie, timorate di Dio, lontane dalle pompe e superbia mundana e che habbiano come scrive S. Pietro uno spirito quieto e modesto, ch’è ricco nel cospetto di Dio. Del resto le ricchezze e l’altre considerazioni di fasto mundano, possono rendere un inferno la casa dello sposo e della sposa se manca la virtù.
Io confido nel Signore che illuminerà la mente di detta Signora per farle conoscere la stravaganza del pensiero; e scrivetele che sarebbe in ciò biasimata da ogni persona prudente.
Attenda à far bene educare il figlio nel timore di Dio, e nelle lettere, perché se non impara hora in questa tenera età, non imparerà più. Già qui s’è procurato il nuovo Aio suggetto degnissimo, se bene non credo che potrà partire prima di Pasqua per qualche impedimento.
Quanto poi alla promessa fatta dalla Signora Principessa alla sua ... (illeggibile) se fa riuscire il detto Matrimonio di farle haver luogo nel vostro Monasterio, detta Signora per esser donna non sa i peccati e simonie che si commettono nella recezione et elezione in Monasterij, per promesse e motivi di cose temporali; ma lor altre siano avvertite à lasciar cadere più tosto il mondo che acconsentire à cose indebite.
Quanto poi alla diceria uscita che il processo di Crocifissa fatto costì non sia stato buono, è una falsa ciarla perché il sopradetto Processo è riuscito ottimo, eccetto una piccola cosa di non essersi replicati i giuramenti da’ testimonij, la quale è di poca importanza, havendo dato il suo giuramento ogni testimonio al principio. Anzi il Notaro della S. Congregazione asserì che in 30 anni che havea servito la S. Congregazione mai havea veduto un processo così ben fatto e ne sia la lode à Dio. Del resto la [difficoltà alla] prosecuzione di questa causa per far il nuovo processo da 3 ò almeno 2 Vescovi con autorità Papale facilmente può nascere primo dalla fatica e secondo dalla spesa. Dalla fatica perché forse non si troveranno 2 Vescovi che vogliono intraprendere questa fatica che durerebbe qualche mese, oltre l’incommodo di venir à posta in Palma, e poi ritornarsene.
Della spesa poi, perché per alloggiare questi Prelati con la famiglia e ministri necessarij e dar à questi i giusti stipendij delle loro fatiche non si sa chi ha da somministrar il denaro che pur arriverà e passerà forse qualche migliaio di scudi. Monsignor Ventimiglia Vescovo di Lipari s’era offerto à venire costà e starvi per il processo sempre à spese sue, ma il Signore se l’è portato in paradiso. Hora però è stato fatto qui Vescovo di Lipari il Padre Tedeschi Benedettino di Catania ch’è divota assai della Serva di Dio; quando egli tornerà in Sicilia potrebbe forse far qualche cosa per la causa. L’intoppo dunque principale è la spesa tanto del processo Papale da farsi costì, quanto nell’introduzione della causa qui per ottenere le facoltà necessarie; e per le cose di qua sarebbe bene che à poco à poco mandaste qualche somma di denaro, com’è quello del mosto etc. per depositarlo al banco di S. Spirito con la dovuta licenza però di Monsignore.
La sudetta spesa toccarebbe à D. Ferdinando M. il quale la potrebbe far commodamente per i beni che il Signore gli ha dati, ma non so quando potrà disporre di qualche denaro. Raccomandiamo al Signore il tutto, e noi; et egli ci dia la sua santa grazia.
Roma 15 Febbraro 1710.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1710 05 24 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana è arrivata la feluca inviata dal Sig. Principe d’Aragona con 2 vostre lettere de’ 7 et 8 del cadente mese di Maggio, et anche è arrivata la feluca del dispaccio con lettera di s. M. Maddalena de’ 9 Aprile: dalle quali intendo più distintamente il modo miracoloso della sanità ricuperata di D. Ferdinando M., già da me saputo confusamente da una persona venuta da Palermo; com’anche il vostro miglioramento della flussione degli occhi, et il nuovo travaglio di s. M. Lanceata per la sua flussione di capo con detrimento dell’udito. In tutti questi vari avvenimenti dobbiamo noi sottometterci alla divina disposizione che percuote e sana per nostra maggior utilità, la quale noi non sappiamo ben discernere com’è veramente.
Spero dalla divina misericordia haver la consolazione d’intendere con l’altre lettere la sanità di s. M. Lanceata, per la quale ho celebrata la S. Messa, raccomandandola in tutte le altre, e nelle mie miserabili orazioni. Per la debbolezza poi della vostra vista, procurate di lavarvi spesso gli occhi con acqua calda e se vi fosse stata bollita la ruta sarebbe meglio; così anche la mattina e la sera potrete lavare gli occhi di fuori la palpebra con acqua vita, che vi sarà di giovamento e conforto: la quale qui s’esperimenta buona anche nella infiammazione degli occhi adoperata esternamente.
Io scrivo questa [lettera] per mandarla con la feluca del dispaccio che parte domane, perché la feluca del Sig. Principe di Aragona aspettarà qualche giorno per haver la spedizione del breve che desidera trovandosi il Papa fuori di Roma à Castel Gandolfo da 12 miglia lontano per mutar aria onde i negozij si ritardano per l’assenza de’ ministri. Circa la commutazione dell’ufficio per D. Caterina Murcio farò la diligenza, e se si potrà havere prima del ritorno della feluca del Sig. Principe si manderà con essa, altrimenti con l’altro dispaccio se vuole Iddio.
Il denaro cioè gli scudi 12 e mezzo romani del breve per la Signora D.a Emanuela, mai è stato mandato qua e sono già passati da 6 mesi. La Signora Principessa di Scordia m’ha scritto più volte in questo tempo, e mai me ne ha dato né pur un cenno.
Voi sapete le cose di Palermo, dove sono molte distrazioni, ho degli scrupoli in questa materia perché si tien fuori denaro non mio ma della religione, benché prestato con la licenza del P. Generale. Di grazia procurate havere voi stessa le suddette polize, e mandatele voi in due poste senza star in speranza di Palermo.
Per questo secondo breve che si manderà al Sig. Conte del Comiso, fate che pure vi siano mandate le polize, dicendo à detto Signore che vi farà maggior piacere à darvi le polize per me, che il denaro.
Le lettere per Napoli l’ho consegnate al nostro fratello laico che colà torna; se non vi fosse stata questa congiuntura, l’havrei mandate con la posta perché non ho corrispondenza in quella città.
Ammiro poi la Divina bontà nell’inaspettata nuova delli scudi mille che la Signora Principessa di Scordia vuol dare per la causa della nostra Serva di Dio perché quando le cose stavano poco men [che] disperate secondo gli huomini, la divina providenza apre vie che meno si pensavano. Scrivo confidentemente che forse uno de’ motivi del ritardamento delle ultime postulatorie di Girgenti è, che stringendosi questo negozio et ottenendosi la facoltà di far il processo Apostolico da 3 o 2 Vescovi, vi correrebbe poi l’impegno non solo della fatica de’ Vescovi e suoi ministri, che questa la farebbono credo io volontieri; ma la spesa del trattamento de’ Vescovi, et i stipendij de’ ministri, come notari, promotori, procuratori etc.. Hor questa spesa non poteva addossarsi da Monsig. Di Girgenti per esser obbligato ad altre spese e limosine della Diocesi, e non essendovi chi s’offerisse à queste spese, prudentemente forse si ritardavano l’ultime instanze che portano spese qui et in Palma.
Hora essendovi questo soccorso di scudi 1000, questi potrebbono servire per il Processo Apostolico de’ Vescovi, che bastano due, e sarebbono Monsignore Diocesano, e l’altro forse Monsig. di Lipari Benedettino che allhora sarà venuto costà. Questi miei sospetti ve li scrivo confidentemente, e vi mando qui à parte scritto ciò che credo doversi fare di questi scudi 1000, per notificarlo con vostre lettere à Monsignore, che forse levato questo ostacolo, farà subbito le postulatorie.
Roma 24 Maggio 1710.

La M. Abbadessa con le figure di Crocifissa m’ha mandato un mazzo di Rosarietti; non so se siano fatti di mano di Crocifissa, e perciò l’ho posto in disparte. Avvisatemi la certezza di chi sono fatti.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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(A suor M. Serafica sua sorella - Acclusa alla precedente lettera)

o inteso che la Signora Principessa di Scordia voglia mandar qua mille scudi per servizio della causa della nostra Serva di Dio M. Crocifissa: e lodandone e ringraziandone la divina providenza, vi scrivo il mio sentimento d’essi, ch’è che il suddetto denaro non si mandi in Roma, ma sia mandato à cotesto Monasterio in deposito per servire poi, (piacendo à Dio) per la fabbrica del nuovo processo Apostolico che si deve fare costì da due Vescovi almeno: perché per il trattamento de’ detti Signori e loro famiglie, com’anche per i dovuti stipendij de’ ministri dello stesso processo, v’è necessaria qualche buona somma di denaro: e parmi che la bontà di Dio hora ce lo mandi per mano della Signora Principessa di Scordia. Se quest’offerta di denaro è vera, potrete scriverne la M. Abbadessa e voi à Monsig. Ill.mo per intendere da lui i suoi ordini, et insieme gli potrete significare questi miei sensi, s’egli l’approva, et approvandoli procurate subito che vi sia mandato il denaro per varij accidenti che possono occorrere, senza aspettar il tempo stesso del processo. Quanto poi alle spese dell’introduzione della causa qui, per la quale bisogna farsi scritture del procuratore, Animadversioni di Monsig. Promotore della Fede, risposte del procuratore, etc. le quali si stampano; già v’è rimasto qualche denaro nel banco di San Spirito à nome di questa causa, benché non so hora precisamente quanto sia; e si potrà anche con licenza di Monsignore mandar qua pure qualch’altro denaro ritratto costì dalle limosine fatte per la devozione della Serva di Dio. Se Monsignore comprova questi miei progetti, si potrà qui presto mettere le mani in pasta, purché egli et il Capitolo, e Città di Girgenti, mandino le seconde postulatorie efficaci, e le fedi autentiche della morte di quelli che deposero nel primo processo auctoritate ordinaria per facilitare la grazia del nuovo processo prima che muoiono altri testimonij oculati.
Questo è quanto m’occorre dirvi sopra questa materia, aspettando le risposte delle risoluzioni che costì si prenderanno. Pregate per me il Signore con le altre sorelle, e tutte in esso vi saluto.
Roma 24 Maggio 1710.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1710 05 25 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

o ricevuto alcune lettere da costà con la feluca mandata dal Sig. Principe d’Aragona e con la feluca del dispaccio. Io ho risposto pienamente con altra mia inviata con la feluca del dispaccio, che partirà forse prima della feluca del Sig. Principe suddetto. Onde fo queste due righe per avvisarvi che con essa riceverete una scatolina che vi manda il nostro fratel Andrea con alcune reliquie et Agnus Dei; quelli Agnus Dei in forma grande egli desidera che siano attaccati nella stanza dove morì la nostra Serva di Dio M. Crocifissa per la devozione che le porta. Egli pure v’ha mandata un’altra scatola per via del P. Bernardino: in cui erano Agnus Dei e credo anche reliquie, e fin’hora non ha riscontro d’esservi arrivata; scrivetemi se l’havete ricevuta.
Se il Sig. Principe d’Aragona vi manda il denaro per questo ultimo breve dell’ordinazione del Sig. Conte, cioè di scudi Romani dodici, procurate haverne voi le due polize, e mandatemele voi stessa senza star in speranza di Palermo, perché quasi sono 6 mesi passati, e non ho havuto ancora il denaro speso per il breve della Signora D. Emanuela, che però procurate anche havere le polize di questo altro primo denaro. Vi saluto con le sorelle e pregate per me.
Roma 25 Maggio 1710.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1710 11 08 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

er via del P. Bernardino ho ricevuto una vostra de’ 24 Settembre con una scatola e ringrazio infinitamente il Signore della sanità restituitavi doppo la pericolosa e lunga vostra malattia: e sì come non ho mancato di raccomandarvi à lui, così continuerò di fare acciò che questo poco che ci resta, sia tutto in suo servizio, e quanto più ci accostiamo al porto in questo tempestoso mare della nostra vita, tanto più ci consoliamo nella speranza dell’eterna requie, alla quale habbiamo l’accesso per la passione e morte del figlio di Dio, morto per salvare i peccatori. Spero tratanto sentire altre buone nuove di buona salute vostra fin tanto che Iddio vi dia i sempiterni gaudij.
Le polize del cambio nostro sono venute tutte due puntualmente mandatemi dalla Signora Principessa, e Sig. Principe di Niscemi e sono già riscosse per grazia di Dio.
Rendo molte grazie alla M. Abbadessa delle devozioni e altri ristori corporali inviatimi: et in ciò riconosco la sua buona volontà di favorirmi, della quale mele confesso molto obbligato: tuttoche sarei stato abbondantissimamente favorito della memoria di me nelle sue orazioni, come hora nela prego, facendole riverenza.
Ho date al fratel Andrea le cose à lui dirette anzi ve ne ho aggiunte dell’altre: e n’è rimasto consolatissimo, e ve ne ringrazia assaissimo, e si raccomanda alle vostre orazioni. Il P. Bernardino mi scrive che v’ha mandati gli occhiali: ma voi non me ne dite nulla; per quella spesarella fatta per essi, non occorre mandar denaro, bastando soverchiamente questa ultima scatola mandatami. E qui vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose, e pregate il Signore per me sempre.
Roma 8 Novembre 1710.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1710 11 28 - AMBP - (A suor M. Maddalena sua sorella)

on la feluca del dispaccio ho ricevuta una vostra breve lettera de’ 12 Ottobre con l’avviso della continuazione migliore della convalescenza di s. M. Serafica, del che rendo grazie à Dio benedetto per la nostra comune consolazione.
Godo poi assai della relazione mandatami dell’avvanzamento del collegio delle Scuole pie con la speranza che possa esser habitato à primavera. Nostro Signore perfezioni questa S.ta opera in suo servizio, e dia il premio delle fatiche al R. P. Provinciale che tanto s’è affaticato in questa fabbrica. Riveritelo da mia parte con tutto ossequio e pregatelo dell’aiuto delle sue orazioni per me.
Mi trovo haver fatta copiare una certa orazione da dirsi da quelli che sentono Messa, per indirizzar la loro intenzione d’offerir da sua parte per lo ministerio del Sacerdote questo santo sacrificio; ve la mando per uso vostro e delle altre religiose, se bene si spera farla stampare con altre preghiere volgari da dirsi da chi sente Messa.
Il secondo tomo delle Instituzioni Teologiche per grazia di Dio è finito: e spero con prima occasione mandarne in Palermo uno per D. Ferdinando M., uno per il Sig. Principe di Niscemi, et un altro per Monsignore di Lipari, e con questi che manderò alla Signora Principessa di Scordia, ne manderò 4 legati per mandarli costà, e perché forse non havrò tempo allhora di scrivervi, v’avviso hora che uno è per Monsignore Vescovo di Girgenti, al quale lo manderete da mia parte, com’anche un altro al P. Attardi Vicario Generale; il terzo per il nuovo Collegio delle Scuole pie di Palma, et il quarto per il vostro Monasterio, e perché è latino e forse non vi serve, se vi pare lo potrete mandare al Sig. Abbate Rini.
Se ne volete dell’altri, potrete avvisare, perché per hora credo poter bastar questi. Ricordatevi di questo che vi scrivo, per quando vi saran mandati i libri dalla suddetta Signora Principessa. Per ultimo vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose, e pregate assai per me.
Roma 28 Novembre 1710.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1710 12 29 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

eri ho ricevuta una vostra de’ 27 Ottobre con l’avviso della nuova elezione dell’Abbadessa caduta in suor M. Caterina, della quale ne rendo grazie al Signore pregandolo ad assisterla in cotesto suo governo acciò che porti questa carica in suo santo servizio con utilità dell’anima sua e di tutto cotesto Monasterio. Voi riveritela da mia parte e raccomandatemi alle di lei orazioni, et offerendole ciò che posso in servizio suo e del Monasterio.
Ho ricevuta la lettera per il Sig. D. Baldassare, a cui l’ho inviata questa mattina, com’anche quella del P. Matteo per il suo Procuratore Generale. La risposta alla sua lettera à me scritta, la mando qui acchiusa aperta per leggerla e poi sigillata dargliela; e per facilitar le cose della fabbrica, vi soggiungo che se la Signora Principessa fosse un poco ritrosa à dar quello che hora bisogna, sarebbe ben procurar d’haver prestato qualche denaro da persona amorevole, con obbligarle quello che detta Signora dovrà dare à suo tempo, perché desidero che si comincia presto l’habitazione del luogo per levare ogni disturbo et intoppo che possa nascere; e voi non lasciate di raccomandare assai à detta Signora questa anticipazione di denaro, come ancora io ho fatto con mia lettera.
Quanto alle sante Reliquie ch’havete, bisogna contentarsi di quello che Iddio v’ha dato e vi dà, e basta che le conserviate con riverenza esponendole ne’ giorni solenni in Chiesa, perché così ancora si fa in altre Chiese; né è necessario à far un reliquiario di tutte le reliquie quando non si può altro.
Ho inteso poi la risposta data da Monsignore al P. Matteo che non erano più necessarie le lettere postulatorie perché erano passati i 10 anni; ma le lettere postulatorie sono necessarie anche doppo 50 anni, perché il Papa vuole sempre nuove instanze per procedere avanti. Ma già veggo che poca speranza v’è più di haverle; io passate queste feste, se piace à Dio, parlerò col procuratore per vedere se si può tentare qualche cosa senza queste lettere, e poi vi scriverò. È ben vero che per introdurre qui la causa bisognano molte scritture del Procuratore, del Promotore della fede, e risposte etc. quali si stampano e vi vuole spesa non poca. Perciò se potete mandare il denaro delle limosine fatte, che dite arrivare ad onze cento, sarebbe bene che lo mandaste subito con licenza di Monsignore, perché io lo depositarei nel banco di San Spirito, come ho fatto di tutto il denaro mandato altre volte, acciò che si trovi pronto al bisogno. Né questo denaro si perde, perché anche se la causa non andasse avanti, sempre il Monasterio se lo può ripigliare essendo nel pubblico banco. Io farò appresso il conto di quello ch’è stato mandato, e delle spese fatte per la copia del processo et altre cose concernenti la causa, e vedrò quanto ancora resta, seben credo d’havervi già mandate queste notizie volta per volta.
Ma se qui si potesse cominciare l’introduzione della causa, che si farà da 3 ò almeno 2 Vescovi ch’hanno da fare il processo con autorità Apostolica, bisognerebbe sapere se Monsignore vuol fare questa fatica con un altro Vescovo, e poi anche chi farà la spesa costì del viaggio e dimora de’ Prelati, e stipendij de’ ministri del Processo.
Qui vi vuole quasi un miracolo à far tutte queste cose. Iddio è onnipotente e quando vuole, si fa tutto, onde bisogna pregarlo ad indirizzar tutto questo affare secondo che gli piace.
Ho mandati alla Signora Principessa 100 libretti del modo d’assistere alla Messa con frutto, acciò che ve li mandi; li dispenserete à tutte le monache et all’orfanelle et al P. Arciprete et al P. Matteo per servirsene nella dottrina Christiana e nelle Scuole, come v’ho scritto nella mia inviata co’ libri alla suddetta Signora.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e pregate tutte per me.
Roma 29 Decembre 1710.

Se mandate il sopracennato denaro, fate mettere nelle polize che si manda per la causa della Venerabile Serva di Dio M.a Crocifissa, e fatevi venire le polize da Palermo, ò almeno una, e voi stessa poi mandarmela per sollecitare questo negozio.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1711 03 26 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on questa feluca ho ricevuto 2 vostre, una de’ 14 Gennaro, e l’altra de’ 7 Febbraro, e risponderò brevemente per capi. Quanto à quelle coserelle di divozione e galanti, non mi par tempo ad arrischiare queste cose per esser le navigazioni presenti del mare assai pericolose et incerte, come anche vedo dal non esservi arrivati quei 100 libretti sopra la Messa, come vi scrissi, et in questi giorni s’è persa in questi mari una feluca di Palermo, se ben gli huomini si son salvati per grazia di Dio.
Circa il dipignere quelle azioni ò patimenti notabili di Crocifissa in carta per metterle ne’ proprij luoghi ove successero, lo stimerei ben fatto per conservarne la memoria, ma prima bisogna consultar ciò con Monsignore et aspettare il suo consenso.
La stampa poi degli scritti di Crocifissa al presente non si deve fare per la sua causa che sta per trattarsi, e la spesa è meglio farla per la causa; del resto gli scritti suddetti già stanno nel processo fatto e non si possono perdere, né vi sono originali, ma solo copie autenticate dal notaro etc. gli originali Monsignore se li ritenne e poi gli ha mandati costà. Delle copie poi dette intenderemo se la Sacra Congregazione vuole che s’esaminino di nuovo, perché fin’hora non v’è intoppo.
La morte del Sig. Principe d’Aragona è stata di perdita per la Sicilia, non per lui, che hora gode i frutti delle sue buone opere. Io ho celebrata la Santa Messa per lui.
Gli impedimenti dell’esame del P. Giunta li sapevo perché già ero informato della sua estrema vecchiaia. Bisogna rimettersi al divino volere.
Hora parliamo della causa di Crocifissa. Fu presentato il memoriale al Papa à Gennaro per introdursi la sua causa; subito il giorno appresso s’hebbe il rescritto del Papa che lo rimetteva alla Sacra Congregazione, la quale per tanti impedimenti occorsi non s’è potuta fare se non alli 21 di questo mese. Ma la causa non fu proposta perché il Sig. Card. Ponente di essa per qualche sua indisposizione non andò in Congregazione, onde se piace à Dio si porterà nella prima congregazione che se non sarà nel mese d’Aprile, sarà ne’ primi di Maggio, e si spera con l’aiuto di Dio ottenere la grazia, et io insisterò che in questi giorni di vacanze ... (testo mutilo) le feste il Procuratore faccia ò veda ... (testo mutilo) la sua scrittura, per esser pronta doppo ottenuta ... (testo mutilo).
Per la morte del Sig. Cardinal Colloredo ch’era Ponente di questa causa, è bisognato farne un altro, s’è domandato al Papa il Sig. Cardinale Valemanni creatura sua, et il Papa l’ha concesso, e questo Cardinale ch’era informato della vita di Crocifissa, e credo che à lei s’era raccomandato per le sue malattie habituali considerabili, ha accettata questa ponenza con infinita consolazione, et ha detto al procuratore che non gli potea far maggior servizio di questo di farlo far ponente. Deo Gratias.
Perché dunque si spera questa grazia acciò che non s’habbia ad arrenare per mancanza di denaro necessario per le fatiche e stipendij de’ ministri, credo che sia bene à mandar prestamente quelle onze 100 che cennate etc. e perché mi fu scritto che D. Ferdinando vuol dare scudi mille, ho pensato che sia bene mandar qua prestamente scudi 500 e gli altri 500 depositarli nella tavola di Palermo ò metterli nel vostro Monasterio per servire secondo il bisogno. Habbiate per regola generale che quando mandate qua denaro per la causa, ò ne fate deposito nella tavola di Palermo, sempre facciate dire chiaramente per servire per la causa della beatificazione e canonizzazione della Ven. Serva di Dio M. Crocifissa della Concezione di Palma diocesi di Girgenti. Del resto di questa dispensa del decennio per introdurre la causa non ne parlate fuori del Monasterio fin’à tanto che si veda la riuscita.
La lettera per la sorella di suor M. Scolastica cercherò modo di mandarla, perché io non ho in Napoli corrispondenza. S’è fatta ogni diligenza per quei 2 libri mandatile, ma se sono perduti, io non so che farvi; feci come meglio potei allhora e poi nuove diligenze, ma senza frutto.
Vi saluto con le sorelle e D. Emanuela e pregate per me con tutte coteste religiose che riverisco nel Signore.
Roma 26 Marzo 1711.

La vita scritta della M. Agrida [Agreda] non è nell’Indice de’ libri proibiti, la voleano proibire, ma la proibizione non è stata pubblicata, ma sospesa, onde credo che la potrete leggere per quello che io ne so.
Doppo d’havere scritto la presente per via de’ PP. Benedettini che sono venuti al Capitolo Generale ho ricevuto lettere postulatorie per Crocifissa ... (testo mutilo) di Palermo, Catania, Trapani, del capitolo di Catania, et una ...(testo mutilo) forse è del Vescovo di Catania, perché il sigillo è di Prelato.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1711 04 -- - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

eri è arrivata la feluca del dispaccio e m’ha portato 2 lettere, una di s. M. Lanceata de’ 15 Marzo e l’altra vostra de’ 30 del medesimo: e da un particolare marinaro ho havuta un’altra vostra de’ 19 Febbraro. Io non mi stendo à scrivervi sopra l’affare della causa della nostra Serva di Dio, perché in questa stessa settimana con un’altra feluca che ritornava in Palermo v’ho scritto à lungo per via del P. Bernardino. Solo qui replicarò brevemente le cose sostanziali à cautela, la grazia della dispensa del decennio s’è havuta. Deo gratias. Qui si lavorerà alle scritture e rivisioni necessarie per introdurre la causa in Sacra Congregazione et havere le lettere remissionali per il novo Processo Apostolico da farsi, alla qual faccenda vi vorranno alquanti mesi. Tra tanto procurate di mandar sollecitamente il denaro delle onze 100 con la dovuta licenza di Monsignore perché forse per hora potranno queste bastare fin ad altro mio avviso se piace à Dio. Li scudi mille promessi da D. Ferdinando M. fateli depositare nel vostro Monasterio perché forse serviranno per le spese del nuovo processo Apostolico per mantenimento costì de’ 2 Vescovi e stipendij de’ ministri dello stesso processo. Avvisate se havete riscontro della buona volontà di qualche Prelato per venir à far costì il Processo, perché hanno d’essere 3 nominati, ma poi in esecuzione bastano due.
Ringrazio Iddio della divozione che inspira verso la sua Serva, intendendo la venuta costà di quei Signori Titolari per visitare il di lei sepolcro; ne sia sempre Egli lodato: A Venezia hanno ristampate le lettere di s. M. Crocifissa, havendo ciò procurato un Padre dell’Oratorio di S. Filippo Neri; e ne sono venute qui, e se ne sono esitate molte perché erano cercate. La stampa è riuscita buona assai, et è la stessa che quella di Girgenti con la stessa dedicatoria à Monsignore.
Quanto a ciò che dite di fare stampare il compendio della vita di nostra Madre s. m. e de’ primi principij di cotesto Monasterio, tutta le difficoltà si riduce à 2 punti: primo dell’autore, perché non bisogna stamparla qui, perché in Roma si trovano tante difficoltà in queste stampe di vite, che forse ò non si stamperebbono, ò vero si levarebbono certe cose; né qui si può comporre e poi mandarla costà à stampare, perché per far questo bisogna che prima sia riveduta et approvata qui tutta l’opera e saressimo nello stesso pericolo. Il secondo punto è della spesa, massime ch’hora si comincia à strignere l’affare della causa di s. M. Crocifissa. Se vi fosse il commodo di spendere, si potrebbe tentare di fare stendere queste notizie della vita di nostra Madre e del vostro Monasterio à quello stesso ch’ha fatto il libro del Monasterio di S. Vito di Palermo, giacché mi dite che vi piace lo stile. Se poi in Palermo non vi sia persona che voglia ciò fare, crederei bene che quelle notizie che voi havete scritte ò scriverete, le faceste conservare in qualche luogo del Monasterio sotto chiave, e sottoscritte da voi, perché poi verrà tempo forse opportuno di dar loro buon ordine e stamparne un libro. Questo è quanto al mio debole giudizio pare potersi fare in questa materia.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose e particolarmente la Signora D. Emanuela, e pregate per me tutte.
Il mio fratel Andrea vi saluta e vi ringrazia della memoria di lui havete, e pregate per lui.
Roma (presumibilmente) fine Aprile 1711.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1711 05 29 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on una barca particolare per via del P. Bernardino ho ricevuta una vostra de’ 3 Maggio con un’altra del P. Provinciale al suo Procuratore Generale à cui è stata mandata à Frascati: se ne havrò la sua risposta à tempo, la manderò qui acchiusa altrimenti s’aspetterà la feluca del dispaccio che di giorno in giorno s’aspetta.
Ringrazio il Signore che finalmente vi siano capitati i libretti della Messa com’anco quello della vita di quel Santo Religioso Cisterciense mandatovi per Felice Gambato; e circa il denaro del fromento per la causa di Crocifissa procurate almeno che nella vicina raccolta se ne ricavi il denaro, quale per hora credo possa bastare, se lo manderete con diligenza.
Con le feluche passate v’ho dato primo raguaglio dello stato della causa di Crocifissa, e vi mandai una mia per Monsignor Vescovo, in cui gli davo parte com’era dovere, di ciò che s’era fatto, per la dispensa ottenuta del decennio. Dalla sua risposta vedremo com’egli si mostra al proseguimento della causa. Circa i Vescovi commissarij per il nuovo Processo mi sono meglio informato dal procuratore, il quale mi dice che è bene che l’accettazione della commissione Papale si faccia da tutti 3 e non da due solamente, e questa accettazione si deve fare in Palma dove s’ha da fare il nuovo Processo. Fatta però l’accettazione da tutti 3 poi se qualcheduno vuol partire, possono gli altri 2 proseguire l’opera, e se ad uno de’ due sopragiugnesse qualche impedimento, all’hora il terzo può subentrare in luogo suo liberamente in virtù della prima accettazione fatta da tutti tre.
Circa i Vescovi credo possino essere à proposito quelli di Girgenti, e di Mazzara il quale è un huomo santo, ma mi rimetto al parere di Monsignore secondo la cui direzione si dovrà incamminare questo negozio. Sarebbe bene che faceste intendere confidentemente alla Signora Principessa per persona fidata l’obbligo suo di trattenere à sue spese ò per dir meglio del Principe di Lampedusa i Vescovi Commissarij nella sua terra di Palma e per la causa di una sua Zia.
Così si prattica in queste parti quando i Signori hanno cause di canonizzazione di persone delle loro case. D. Ferdinando M. non è più pupillo, e può più francamente disporre delle cose sue.
Circa poi l’amarezza che la Signora Principessa ha havuta da D. Ferdinando M. à causa di quel preteso Matrimonio fuori di tempo, ella non l’havrebbe havuta se havesse lasciato uscire et allevare questo figliuolo in qualche collegio, ò almeno havesse accettato l’Aio che io con tanti stenti cercai, havendo la mira all’educazione e cultura dell’animo, e non agli interessi della robba; ma bisogna sottomettersi a’ divini giudicij. Io lo raccomando sempre al Signore, ch’è quanto devo fare secondo lo stato mio: orazione e qualche buon consiglio se lo vogliono, e poi sinamus mortuos sepelire mortuos suos.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 29 Maggio 1711.

Con la presente commodità invio un involtino di 20 libretti della Messa raccomandato al P. Bernardino, al quale farete sodisfare ciò che spenderà per esso.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1711 07 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on la feluca del dispaccio ho ricevute due lettere, una di suor M. Maddalena de’ 23 Maggio, e l’altra vostra di Giugno, et intendo vi sia arrivato l’avviso datovi della dispensa del decennio, etc. com’anche la mia lettera à Monsignore in cui gli davo lo stesso avviso, che spero gli manderete al suo ritorno di Messina. Nostro Signore sia quello che metta in cuore al Sig. Viceré di tenere cotesto regno con quiete e col dovuto rispetto a’ Ministri di Dio.
Ieri ho parlato col procuratore della causa della nostra Serva di Dio, e m’ha data speranza che nel seguente mese d’Agosto spera terminare la sua scrittura, per poter poi consegnare i processi al Sottopromotore della Fede per rivederli. Pregate Iddio che assista à questi ministri dando loro lume et efficacia à far ciò ch’è di maggior gloria etc. Intendo che doppo la raccolta manderete altro denaro per la causa, il quale al solito si depositerà nel banco di San Spirito.
Con quest’occasione vi torno à dire ciò che altre volte v’ho scritto, cioè, che tutto il denaro mandato per questa causa, tanto da Monsignore col Canonico Turano b. m., quanto dal Monasterio, è stato sempre depositato nel pubblico banco di San Spirito, et ogni pagamento fatto per la stessa Causa sempre s’è fatto con ordini ò mandati fatti allo stesso banco. Onde sempre con facilità si potrà sapere da’ ministri del banco tutto l’introito e l’esito, e quello che vi resta ancora; et è bene tenere questa memoria costì notata in qualche libro de’ conti del Monasterio, perché se io muoro, non restiate all’oscuro senza sapere dove è il denaro mandato, et in che s’è speso, e ciò che resta. Il procuratore della Causa ha havuto fin’hora à conto delle sue fatiche più di quello ha fatto fin’hora, ma come che gli resta ancora di far altre operazioni, perciò anticipatamente segli è dato denaro, perché egli poi darà il suo conto, e si vedrà se resta creditore ò debitore. Mettete dunque questo ricordo ne’ libri del Monasterio che il denaro della causa di Crocifissa sta nel banco di San Spirito in Roma, dove comparisce tutto l’introito e l’esito.
Il Sig. Cardinale Vallemani nuovo Ponente della causa e molto divoto alla Serva di Dio è tornato à ricadere nella sua pericolosissima infermità cominciatagli da 2 anni sono, che non si sa se sia mal di pietra. Raccomandatelo al Signore acciò che gli dia pazienza e quello ch’è più spediente per l’anima sua.
La morte dell’Imperatore e del Delfino ò primogenito del Re di Francia è verissima: et insegna che ogni huomo è come l’erba, e la sua gloria è come fior d’erba; si secca l’erba, e cade il fiore, muore l’huomo, e cade ogni sua gloria e grandezza, e solo restano le cose dette dal Signore per tutta l’eternità, verbum autem Domini nostri manet in aeternum.
Circa la pace presentemente non se ne parla, ma fatta la nuova elezione dell’Imperatore in questo Agosto che dicono sarà in persona di Carlo 3°, si potrebbe haver qualche apertura, perché non potrà esser Imperatore e Re di Spagna, che lo stesso Carlo quinto conobbe che à lungo andare non poteano stare queste 2 cose insieme, ma io sempre temo de’ nostri peccati, per i quali Iddio ci castiga, bisogna ricorrere alla divina misericordia.
Godo della compera di Gignana per il Monasterio, che ne riceverà sollievo, e credo che Monsignore havrà cura di far fare l’instromento della compera con le dovute cautele per impedire ogni litiggio in avvenire.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose e pregate per me e per il fratel Andrea che vi saluta.
Roma 15 Luglio 1711.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1711 10 16 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on la feluca del dispaccio tardata più di 40 giorni à venire ho ricevuta una di suor M. Lanceata de’ gli 8 Agosto, e con un’altra feluca di mercanzia ho ricevuto per via del P. Bernardino due vostre del primo e 12 Settembre con una cassetta mandata dalla R. M. Abbadessa, e lettere del R. P. Provinciale delle Scuole pie, le cui lettere al suo P. Procuratore Generale ho fatto consegnare sicuramente nella sua casa à padre conosciuto per mandarle à lui che si trova presentemente à Poli, al cui ritorno che spero sarà presto, si procurerà d’ottenere la licenza della S. Congregazione etc. et allhora compitamente risponderò ancor io al sopradetto P. Provinciale, à cui per hora fo riverenza.
Intendo le indisposizioni aggravate di s. M. Lanceata con quel sentimento di compassione che merita il suo male, e ieri et hoggi ho celebrata la S. Messa per lei. Nostro Signore le dia pazienza nell’anima, e sanità ò almeno alleggerimento nel corpo secondo il suo santo volere e bene della di lei anima. Quanto poi alla dispensa del coro e dell’ufficio sarebbe cosa ridicola il domandarla, come se costì non fossero Superiori discreti e medici; giacché mentre le dura questa grave indisposizione la Superiora col parere del medico può e deve dispensarla dal Coro, et anche dall’ufficio se così stima necessario il medico; sicché per questo negozio non v’è bisogno di facoltà di superiori maggiori.
Ringrazio Iddio benedetto dell’avviso mi date della venuta costà per questo mese della Signora Principessa, e ne ho consolazione grande per bene di cotesta terra, sperando ch’essa et il Principino con la lor pietà habbiano à dar di presenza buon provedimento a’ bisogni, e spero che non lasceranno di usar ogni buona convenienza con Monsignore Ill.mo per le tante obbligazioni che corrono alla Casa in verso lui.
Rendo poi grazie alla R. M. Abbadessa della cassetta mandata ricevuta da me coll’agradimento dovuto. La prego poi come ho scritto altre volte à non prendersi questi incommodi, essendomi più grati i suffragij spirituali di cotesto Monasterio che ogni altra cosa corporale, e perciò vi prego à farmi sempre somministrar quelli, e tralasciar queste altre cose che non giovano se non al corpo.
Havendo ricevuta la lettera amorevolissima di Monsignore Ill.mo in risposta dell’avviso datogli della dispensa del decennio etc. ho preso l’ardire di supplicarlo di far processo d’alcuni notabili miracoli della nostra Serva di Dio prima che muoiono i testimonij, come me ne ha fatta instanza il procuratore, il quale ne ha fatta una breve instruzione, che mando acclusa nella mia lettera al suddetto Monsignore che includo in questo piego. La manderete subito e sicura, raccomandando à nostro Signore tutto l’affare, acciò che gl’inspiri à far quello che sarà di suo maggior servizio, e poi avvisatemi del tutto.
Credo che fra 2 ò 3 giorni si daranno i Processi al Sottopromotore per far la sua rivisione, e la divina providenza ha disposto ch’egli presentemente non si trova occupato in altri processi, onde potrà più presto rivederli, anzi egli stesso ha proposto di cominciar hora la stampa di quella parte della scrittura del procuratore, che si chiama Il Sommario: in cui sono riferite le particole delle disposizioni del processo, citate nella Scrittura, quali particole ch’arrivano à 120 numeri in circa, egli il Sottopromotore l’ha da riscontrare ad verbum, per vedere se corrispondono le stampe allo scritto del processo. Sicché per questa via s’abbrevia anche il tempo, anticipandosi la stampa quale forse cominciarà la settimana che siegue. Il motivo d’anticiparla è stato il tempo presente delle vacanze, in cui lo stampatore della Camera Apostolica ha poco da lavorare, onde la divina providenza dispone le cose oltre ogni nostra aspettazione, e ve lo scrivo per lodarne la sua Divina Maestà ammirabile nelle cose non solo grandi ma anche piccole.
Resta che vi ricordiate di mandare il denaro raccolto per questa Causa, perché quanto più qui si sollecita, tanto più presto bisognerà il denaro; e mandatelo in polize differenti da quelle de’ nostri legati, come v’ho scritto altre volte etc.
Fo riverenza alla Signora Principessa e Principe di Scordia, e saluto caramente D. Ferdinando M. con l’altre sorelle, e coteste religiose, e pregate tutte per me.
Roma 16 Ottobre 1711.

Il nostro fratel Andrea vi ringrazia assai delle cose mandategli nella scatola, e vi manda una scatola con 180 Agnus Dei anche di ... (illeggibile) reliquie; ma dovendo partire il P. Bernardino, scrivete à chi s’ha da mandare à Palermo, perché per non sapere à chi, non si manda hora: scrivete il nome e cognome e la strada dove sta.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1711 12 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

' arrivata finalmente la feluca del dispaccio e m’ha portata una vostra de’ 24 Ottobre e ringrazio Iddio della providenza datavi d’haver le notizie desiderate de’ miracoli di Messina etc. per mezzo de’ favori del R. P. Provinciale delle Scuole pie, onde ne aspetto se così piace al Signore le risposte adeguate.
Quanto al nuovo processo, i testimonij hanno da dire ciò che sanno secondo le interrogazioni de’ Vescovi Giudici; e perciò risponderanno con dire quel che sanno, benché sia già stato detto nel primo processo, e se si ricordano d’altre cose che allhora non dissero, le diranno hora: e perciò è bene che vi pensino avanti sopra tutti i punti, che saranno quasi i medesimi che furono interrogati nel primo processo; e sarebbe bene di notare le cose ... (testo mutilo) per non scordarsi nel ... (testo mutilo)
. Circa i testimonij morti i Giudici faranno secondo l’Instruzione.
I libretti stampati del P. D. Carlo sono hormai finiti e non se ne trovano più facilmente; d’alcune figure vi sono rimasti i rami, da’ quali se ne potrebbero stampare alcune, ma presentemente bisogna pensare alla causa della nostra Serva di Dio, stando le cose à buon termine per introdursi in Sacra Congregazione, ma manca il denaro come v’ho scritto per altre mie e per via di feluche particolari. Il P. Bernardino mi dice che se n’haveste scritto à lui, havrebbe procurato di far smaltire il grano raccolto anche con impegnarlo per haver il denaro. Io vo trattenendo con speranza che presto arriverà il denaro per i ministri a’ quali sono dovuti i loro stipendij, et hora torno à pregarvi à sollecitare di mandar questo denaro anche con farvelo prestare; e per hora vi vogliono da trecento scudi. Io penso che se le instanze degli ufficiali stringono, di prestar con licenza de’ Superiori qualche cosa del denaro mandatomi per i legati, quale havrebbe da servire ad altro, né io posso disporne per esser religioso. Procurate dunque di mandar subito la suddetta somma di scudi 300 acciò che la causa non resti à mezza strada, e con mio rossore far aspettare chi ha da havere. Mandate le polize per la feluca del dispaccio, et una di esse per feluche di mercanzie che spesso ne vengono. Del resto mi rimetto nelle mani della divina providenza.
Riverite il Sig. Principe e Principessa di Scordia e salutate il nostro Nipote e le sorelle, e pregate per me.
Roma 15 Decembre 1711.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1712 02 08 - AMBP (copia) - (Al Sig. Duca suo Nipote)

ignore mio carissimo.
Ho ricevuta una di V. S. de’ 14 Settembre con l’avviso della salute sua e della Signora Principessa sua Signora Madre, e del Signor Principe, e di tutti cotesti Signori, e ne rendo grazia à Dio benedetto da cui proviene ogni nostro bene e temporale et eterno, e di cuore aggradisco la dimostrazione che V. S. mi fa del suo animo da buon nipote; così riceva da me, come da cordialissimo Zio ciò che devo suggerirle per suo bene, che tanto desidero.
V. S. nel soggiorno in cotesta terra si ricordi non solo che Iddio l’ha creato vedente e che le ha dato quei beni temporali che ad altri non ha dato, ma anche del posto in cui l’ha collocato di governare altri delle sue Terre, acciò che tal considerazione lo renda più grato et amante di Dio benefattore, ma etiam Dio più vigilante nell’esercizio del peso impostole, dovendo riconoscere che dovrà render conto della sua amministrazione tanto delle rendite, quanto delle persone alla sua cura consegnate, perché ogni huomo in terra è un semplice amministratore ad tempus di qualche porzione del mondo, che tutto è di Dio: Domini est terra et plenitudo eius, perciò si ricordi di quel Villico dell’Evangelio per ricordarsi pure che un giorno anche à lei sarà detto: Redde razionem villicazionis tuae.
Faccia per tanto riflessione alla robba et alle persone; circa la robba non la spenda vanamente et inutilmente, ma conservando la qualità dello stato suo con moderazione procuri che le spese tutte siano utili e prudenti in servizio di Dio e del prossimo, per dar gusto à Dio perché le spese così fatte le saranno restituite in Cielo per tutta l’Eternità. Habbia pertanto l’occhio a’ poveri particolarmente delle sue Terre e si mostri loro vero Padre col sovvenire prontamente à loro bisognosi, e massime alle persone vergognose.
Questo breve cenno che ho dato à V. S. del suo dovere l’havrà più amplamente dallo stesso Dio, da cui bisogna havere i lumi dell’operazione, in particolare ... (illeggibile) della sua grazia per metterle in esecuzione a tal contemplazione. La prego ad impiegar qualche tempo ogni giorno alla meditazione et alla preghiera: con la meditazione della parola di Dio s’impara ciò che dobbiamo fare. Beatus vir qui in lege Domini meditabitur die ac nocte; con la preghiera si ottiene il divino soccorso per eseguire quello che si è conosciuto per la meditazione, che desiderarei che V. S. applicasse una mezz’hora il giorno nella lezione e meditazione di alcuni libri della Sacra Scrittura; cioè delli quattro Evangelij, degli Atti degli Apostoli, dell’Ecclesiastico e del libro di Tobia, tanto utile ad un secolare e padrone di casa. Potrà leggere questi libri per ordine, cominciandoli da principio e finiti, tutti ricominciarli da capo, e così farseli usuali come il cibo cotidiano che dura per tutta la vita, se ben le parrà che molte cose non l’intende, se umilmente le leggerà, nella seconda lettura le intenderà meglio, e nella terza assai più meglio, e così successivamente; oltre che poi si potrà valere di qualche espositore. Quanto poi alla preghiera le siano usuali le orazioni iaculatorie, che sollevano lo spirito à Dio in ogni azione e faccenda, anche di distrazione temporale, perché è cosa facilissima sollevar brevemente il cuore à Dio con domandargli aiuto, come è facile dare un’occhiata al sole à chi va camminando in terra; in oltre poi potrà haver qualche tempo speciale à far più lunga preghiera, per la quale stimo esser la megliore quella dettata dallo Spirito Santo, che sa quello ci bisogna e quello che dobbiamo pregare, come sono contenute ne’ Salmi; à qual fine le mando un libretto in cui sono raccolte tutte le preghiere de’ Salmi, tralasciate le altre narrazioni ò cose historiche; questo libretto glie lo mando acciò che ò tutto ò parte lo reciti, ò per meglio dire, recitandolo faccia le sue preghiere à Dio ogni giorno. Ecco quanto m’è paruto di suggerire à V. S. perché desidero che sia non solo un buon Signore qua giù, ma anche un gran Re per sempre acquistandosi il regno eterno de’ Cieli.
Fo fine con raccomandarle caldamente il nuovo Collegio delle Scuole pie in Palma, di tanto utile alla sua terra per bene delle anime e per renderli civili con la dottrina gli abitatori di essa, e levar l’ozio alla gioventù; e facendo umilissima Riverenza alla Signora Principessa sua Signora Madre et al Signor Principe e tutti cotesti Signori, do à V. S. molti abbracci con l’affetto, pregando Iddio che la conservi in suo santo servizio.
Roma 8 Febbraro 1712.
Di V. S.

Affett.mo et osseq.mo servitore
Gioseppe Maria de’ Tomasi


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1712 02 13 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

ue giorni sono v’ho scritto lungamente con altre lettere incluse e 4 libri mandati à F. Felice di Palma de’ scalzi della mercé in Palermo per il padron Rossi, ma perché questo è tardato à partire fo queste altre due righe per avvisarvi che con lo stesso padrone mando al suddetto F. Felice una cassetta venutami da Genova per cotesta R. M. Abbadessa, alla quale cassetta però ho soprascritto il vostro nome à causa del detto F. Felice, che vi scriverà, et à cui farete soddisfare la spesa del nolo etc.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e i Signori nipoti.
Roma 13 Febbraro 1712.

L’altra sera ricevei una del Sig. Principe di Niscemi de’ 21 Gennaro, e non mi dice nulla del denaro della causa di Crocifissa e per le lettere di costà de’ 29 Decembre dicevano che il giorno appresso si sarebbe scritto à detto Signore.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi



(segue sul verso del foglio) Io non so capire come D. Ferdinando Maria essendo uscito di tutela non porga la mano per la causa d’una sua Zia Santa. Qui i Signori Odescalchi, et i Signori Marascotti spendono delli loro beni per le cause di beatificazioni di Servi di Dio delle loro case, e s’addossano tutte le spese: epur la nostra casa non so se habbia dato uno scudo per la causa d’una Serva di Dio non antica ma conosciuta da noi, e morta nel Monasterio e terra fondati da chi ha havuta la robba il nostro nipote.
Tutti credono che la spesa la faccia la casa, et io mi son andato scusando fin’hora con la minorità del figliuolo che stava sotto tutela, hora non lo potrò più dire, perché non si fa perché non si vuole.
Ho voluto significar confidentemente questi miei sensi, ma tutta la mia speranza è in Dio e non negli huomini.

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1712 04 08 - AMBP (copia) - (A suor M. Lanceata sua sorella)

on l’ultima feluca del dispaccio ho ricevute due lettere, una vostra de’ 15 Febbraro, e l’altra de’ 27 di s. M. Maddalena e ringrazio il Signore dell’accomodamento fatto nelle controversie della Chiesa co’ Regij e del felice ritorno di Monsignore Ill.mo pregandolo à dar pace e tranquillità a’ Prelati nel governo delle Chiese commesse loro dalla Maestà sua Divina. Già vi ho scritto di haver ricevuta la poliza di scudi 200 dal Signor Principe di Niscemi per la causa di Crocifissa, quali sono stati esatti, e di essi ne ho posto scudi 50 al banco per pagarsi in debito restato con lo stampatore della scrittura per la stessa causa, e con quel che resta si anderà tirando avanti al meglio che si può fin à tanto che vengono gli altri scudi 100; gli altri poi scudi 150 di quella somma me li ho presi, havendoli prestati co’ nostri legati con licenza del Superiore perché non si poteva aspettare più per pagare à chi si doveva, et io havevo sommo bisogno di questo denaro per la stampa già finita del 3° tomo teologico per esserne di necessità, e ringrazio nostro Signore del soccorso mandato à tempo.
Quanto al matrimonio di D. Ferdinando M. del quale volete sapere i miei sensi, dirò brevemente. Primo, che il sortire una buona consorte è un dono di Dio, come dice la Sacra Scrittura, e per ciò D. Ferdinando deve ad esso ricorrere con preghiere calde, con digiuni ed elemosine per impetrar da lui la grazia che gli dia una buona consorte in suo Santo Servizio.
Secondo, l’età presente non mi pare proporzionata al matrimonio e stimerei doversi aspettare fino alli 19 ò 20 anni di sua età e tratanto dipendere dalla providenza divina. Terzo, nell’esame di una consorte non si deve cercare tanto la ricchezza ò la gran nobiltà, ma le qualità personali della sposa: che sia donna col timor di Dio e di santi costumi, e non sia superba, inobediente, vana amatrice di giuochi e di pompe e di vanità, ma sia docile e che stia volentieri in casa à governarla e non sia oziosa e leggiera.
Quarto, non approverei matrimonij fra parenti, perché il Signore non suole dar larga benedizione sopra questi matrimonij fra parenti e ne habbiamo l’esperienza in casa nostra nella morte di D. Giulio, e nell’esser rimasta la casa in un figliuolo unico il quale non si deve mettere in pericolo in cui cadde suo padre e per ciò dove entra dispenza di parentela, quivi è molto pericoloso il matrimonio. Vi ho detto candidamente i miei sensi; del resto preghiamo Iddio che soavemente et efficacemente disponga ciò ch’è di maggior sua gloria.
Circa il nuovo convento del monte Calvario crederei che fosse più à proposito per li PP. Reformati di S. Francesco, cioè di quelli di S. M. di Giesù e di S. Antonio di Palermo quali non so se ve ne siano anche in Girgenti ò Naro; il Sig. Principe di Niscemi con la sua autorità e prudenza potrebbe trattar questo negozio col Padre Provinciale de’ Reformati di Palermo, e perché questi non tengono rendita e per altro vi sarebbe bisogno di convento più capace, con licenza della Sacra Congregazione si potrebbe alienare la rendita delle onze 50 annuali e col suo capitale si potrebbe fare la fabbrica maggiore che bisogna. Questi son negotij che bisogna trattarli sopra luogo et à viva voce, onde bisognerà trattar questa faccenda in Palermo, ò con qualche Padre riformato che venga costà à vedere il tutto, e qui vi hanno il Procuratore Generale, che potrà ottenere le spedizioni necessarie, si perché così va fatto, e si anche perché io non posso addossarmi questa procura, se bene se Iddio vorrà non lascerò di aiutare da mia parte quello che potrò. Se il Sig. Principe di Niscemi venisse à Palma potrebbe vedere il luogo del Calvario, e con tal veduta potrebbe meglio regolarsi in questo affare; se non viene potrebbe trattare col Provinciale per mandar qualche religioso sopra luogo e restar informato meglio del tutto.
Del resto vi saluto caramente nel Signore con le sorelle e D. Ferdinando M., divotamente riverendo il Sig. Principe e Principessa e Signorini e nostro Signore conservi tutti in sua S. Grazia.
Ieri, che si fece l’uffizio di S. Benedetto, celebrai la Santa Messa per cotesto Monastero, cioè tanto per le vive quanto per le morte: et ad ognuno mi raccomando nel tempo dell’orazione. Ho fatto dare à nome del M. N. P. Provinciale al suo Padre Procuratore Generale giulij 24 secondo che mi scriveste, e che mi sarebbono qui rimessi.
Roma 8 Aprile 1712.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1712 04 25 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

ebene non è venuta nuova feluca del dispaccio, perché ne parte una di qua, vi scrivo la presente, per darvi avviso che delli scudi 50 depositati al banco di S. Spirito per la causa di Crocifissa già n’è stato pagato lo stampatore della scrittura stampata fatta dal procuratore, à cui ho dato tutto il resto perché ne havea bisogno, come vedrete nel suo viglietto della sopracarta. M’ha mandato tutto il suo conto fino al presente ch’importa scudi 417 e baiocchi 31, ma con questo ultimo pagamento resta solo creditore di alcuni scudi, perché il denaro non bastava. Spero mandarvi copia del detto conto che hora non ho tempo di farlo copiare.
S’aspetta la poliza delli scudi 100 per proseguire l’altre faccende e per la stampa dell’Animadversioni di Monsignor Promotore e delle risposte che poi farà il procuratore; ma io vo indugiando per non haver il denaro pronto.
Il Sig. Sciabarasi fratello di s. M. Pacifica mi volea hora qui dare onze cinquanta per haverle costì, e sarebbe stato utile comune per l’avvanzo del cambio; ma io non l’ho voluto prendere perché non havea ordine di costà. Se caso non fosse ancora mandata la poliza delli scudi 100 potreste farli scrivere da suo fratello della Licata, acciò che mi dia questo denaro, che poi lo pagarete costì, e forse arriverà à tempo la risposta vostra, prima ch’egli faccia ritorno in Sicilia aspettando buona congiuntura.
Questo è quello che passa sopra questa materia; del resto qui s’apparecchia la canonizzazione di 4 Santi, cioè del B. Pio quinto, del B. Andrea Avellino de’ nostri, del B. Felice Capuccino, e della B. Caterina di Bologna Monaca Francescana, e si farà la funzione il giorno della SS. Trinità del prossimo mese di Maggio.
Quanto poi alla Pace, la dicono per sicura fra la Spagna e Francia con l’Inghilterra e ... (illeggibile): il che s’è vero sarebbe principio della Pace universale. Si teme però che il Turco con duecento sessanta mila combattenti ch’ha, non dia sopra l’Ungaria ò sopra la Morea, il che sarebbe un nuovo flaggello massime in queste discordie della Cristianità. Raccomandate al Signore la pace generale, e che ci liberi dall’arme del Turco.
Vi saluto con le sorelle e D. Ferdinando M. facendo ossequiosa riverenza alli Signori Principe e Principessa di Scordia et à tutti i Signorini di Casa. Pregate per me.
Roma 25 Aprile 1712.

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de’ Tomasi


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1712 05 -- - AMBP (copia) - (A suo nipote)

arissimo Signor Nipote,
ecco un esemplare dell’infinita munificenza di N. S., eccomi nel posto eminente di Cardinale, benché sfornito di merito, e con forze troppo disuguali à reggere il grave peso che porta seco una dignità così importante e riguardevole nella Chiesa di Dio. Voglio però sperare che l’Altissimo, sì come ha ispirato à S. B. il pormi in questo Grado sia altresì per avvalorare colla sua Divina assistenza le mie debolezze per utile e decoro di S. Chiesa, onde possa poi perfezionarsi in V. S. il suo godimento, che mi figuro grandissimo, poiché il testimonio del sangue, ed il suo ben noto affetto devono rendermene bastantemente persuaso.
Io mi trovo in continuo moto per le funzioni et affollato dalle faccende, e perciò prego V. S. far le mie parti colli Signori Parenti ed amici secondo le congiunture, e fratanto mi segno cordialmente. A V. S. raccomando come sempre ho fatto il timor di Dio acciò che non l’offenda, e lo studio proporzionato alla sua età per imparare à governare altri, e le ricordo à spendere ogni giorno almeno una mezz’hora nel leggere e meditare divotamente la Sacra Scrittura, particolarmente li quattro Evangelij, gli Atti degli Apostoli, l’Ecclesiastico et il libro di Tobia dove troverà buone regole per governare santamente se stesso e la famiglia.
Roma (presumib.) Maggio 1712.
Di V. S.

Aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 05 28 - APTO - (A suor M. Serafica sua sorella)

a settimana passata scrissi brevemente la mia promozione al Cardinalato, che finalmente non ho potuto sfuggire. I segreti di Dio sono imperscrutabili, bisogna adorarli, e riverenti alle sue disposizioni et insieme pregarlo ad aiutarmi acciò che questo nuovo stato non mi sia di dannazione, Saul fu eletto da Dio, ma poi per sua colpa fece pessima riuscita.
Giuda medesimamente fu eletto dal figlio di Dio all’Apostolato, e poi perì. Vi scrivo questo acciò che m’aiutate con le orazioni caldamente, acciò che il Signore mi protegga con la sua onnipotente mano per quei pochi giorni che mi vorrà tenere in questo mondo. Ve ne prego assai com’anche tutte codeste religiose e spero ricevere il frutto delle vostre orazioni fondate sopra il sangue del nostro Redentore. Scrivo brevemente anche hoggi perché queste prime faccende, visite e complimenti non mi danno tempo di respirare.
Le onze ultime 50 per la causa di Crocifissa fin’hora non sono state à me mandate, come più volte havete scritto: e la causa dorme per non esserci il denaro.
Vi saluto con le sorelle e tutte codeste religiose, e scrivo à parte à D. Ferdinando Maria.
Roma, 28 maggio 1712.

Gioseppe M. Cardinal de’ Tomasi
vostro fratello


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1712 06 15 - AMBP (copia) - (A suo nipote)

l Sig. Sciabarasi m’ha qui esibito scudi ottocento20 di moneta Romana per valermene ne’ presenti bisogni delle grandi spese mi occorrono à causa della mia promozione, per poi costì essergli restituiti in altrettanta moneta Siciliana, moneta per moneta senza cambio, computandosi così lo scudo romano per dodici tarì e mezzo di Sicilia, e sebene ero io un poco sospeso ad accettar questa partita senza espressa volontà di V. S. nulladimeno per non diffidar del suo affetto e per le persuasioni del P. Matteo, Provinciale delle Scuole pie, gli ho accettati; però prego V. S. per l’affetto mi porta à compiacersi far pagare al sudetto Signor Sciabarasi altretanto denaro di moneta Siciliana, quanto corrisponde alla somma di scudi ottocento venti di moneta Romana, che importano di moneta Siciliana onze 341 e tarì 10. Alle obbligazioni poi che mi corrono con lo stesso Signor Sciabarasi prego V. S. non solo à corrispondergli puntualmente ma ad havere in verso lui sempre una particolare attenzione di favorirlo in ogni occorrenza, e stimerò à me fatto tutto ciò che ella farà in suo servizio. Fo fine con portar i miei rispetti alla Signora Principessa sua Madre, al Signor Principe e tutti cotesti Signori e salutar caramente le vostre Zie del Monastero.
Roma 15 Giugno 1712.
Di V. S.

aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 06 25 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

ono venute lettere di costà del nostro D. Ferdinando M. e della Signora Principessa sua madre, e del Sig. Principe di Scordia per l’avviso arrivato della mia promozione, della quale da voi sorelle ancora non ne ho riscontro, tutto che io v’habbia scritto subito che potei al fine di Maggio.
Credo però che la notizia venuta à Palma, v’habbia data occasione di maggiormente pregar per me, come per la presente ve ne prego. Io non mi diffondo perché in questi principij sto imbarazzatissimo non solo per il nuovo stato, ma anche per metter casa di nuovo, famiglia, et ogni altra provisione necessaria, tutte cose aliene dal mio genio. Bisogna rimettersi al divino beneplacito.
Pregate il Signore che m’assista acciò che non l’offenda in questo pericoloso stato dell’anima mia.
Con lettere vostre del mese di Maggio ho ricevuta la poliza di onze cinquanta per la causa della nostra Serva di Dio, quali ho fatto depositare al solito banco di San Spirito per servire alla stessa causa.
Ringrazio Iddio della buona provisione del nuovo vostro Confessore, salutatelo da mia parte, e raccomandatemi alle sue orazioni. Quanto poi all’ufficio di S. Vitale Abbate, è negozio difficilissimo dispendioso e lungo: perché non essendo il suo nome nel Martirologio Romano, bisognerebbe far una causa nuova per provar il suo culto, per portarla in Sacra Congregazione, e sarebbe come una causa di beatificazione nuova. Del resto per hora vi saluto con suor M. Maddalena e s. M. Lanceata e tutte coteste religiose, alle cui orazioni caldamente mi raccomando.
Roma 25 Giugno 1712.
Raccomando alle vostre e comuni orazioni alcune persone bisognose assai di spiritual aiuto, che desiderano esser aiutate da cotesto Monasterio.

Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 06 25 - AMBP (copia) - (A suo nipote)

arissimo Signor Nipote,
ho ricevuta la lettera di V. S. de’ cinque Giugno presente con la quale abbondantemente mi significa la sua consolazione per la nuova venutole della mia promozione, della quale se bene io glie ne diedi parte subbito che potei godo non di meno che le sia arrivata la nuova prima della mia lettera perché ella anticipatamente havesse occasione di ringraziare Iddio della misericordia fatta alla mia indegna persona. La lettera di V. S. è ripiena non meno di affetti che di affetto, havendomi trasmessa la poliza di scudi 5000 di cotesta moneta, per le mie urgenze, le quali mi fecero presumere quel che ella mi offerisce di prender qui denaro per esser costì pagato, del che dal Signor Sciabarasi presi scudi ottocento venti di moneta Romana, e con mia la pregai à pagarli costì. La nuova casa presa, et addobbamento benché modesto, e la nuova famiglia hanno portato e portano spese grossissime per le quali la prima provisione di scudi 3000 datami dal Papa non era bastante. Hora io devo à V. S. rendere multiplicate grazie e per l’amorevolezza cordiale mostratami, e per il soccorso liberalissimo mandatomi, e non tralascerò di usar la confidenza dovuta ad un mio Nipote unico in tutte le mie occorrenze. Nostro Signore benedica V. S. con le benedizioni spirituali e temporali quanto saranno giovevoli al suo vero bene ch’è l’eterno; del mio affetto ella non dubiti perché siccome sempre la tengo nella mia memoria per raccomandarla al Signore, così l’havrò sempre per incontrare l’occasioni di mostrarle quanto l’amo, e qui l’abbraccio di cuore. Roma 25 Giugno 1712.
Di V. S.

aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 06 -- - AMBP (copia) - (Alla Principessa di Scordia)

ll.ma et Ecc.ma Signora,
mi troverei in una confusione ben grande se le gentilezze, espressioni di V. S., havessero prevenute quelle della mia osservanza verso il suo merito per la mia promozione al Cardinalato, ma poiché la cognizione del proprio debito mi è stata di stimolo di adempire à tal parte con prontezza, mi resta hora di godere con tanto maggior contento il favore de’ suoi affettuosissimi caratteri, e questo stesso mi fa sperar l’altro, che vivamente imploro de’ suoi comandi per sgravio delle mie obbligazioni, giacché queste si rendono ogni giorno maggiori, anzi hora si accrescono indicibilmente nella soprafina attenzione havuta da V. E. in farmi rimettere dal Signor Principino suo figliuolo, e mio Nipote carissimo la [poliza] di cambio di scudi 5000 di cotesta moneta, che ricevo annessa in una gentilissima del Signor Principe di Niscemi, da cui mi furono similmente trasmessi per ordine di V. E. li scudi 11. 12 con poliza per intendermela col P. collegial Piazza de’ SS. Apostoli. Di tutto rendo alla di lei singolare bontà grazie senza numero, e mentre instantemente la prego à credere in me sempre viva la brama di servirla, le bacio di cuore le mani.
La quale con pari libertà e confidenza dovrà sempre comandarmi concorrendo in me tanti titoli di parentela et oblighi che mi obbligano à sempre servirla.
Roma (presumibilmente) Giugno 1712.
Di V. E.

Servitore di Cuore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 07 02 - AMBP - (A suo nipote)

arissimo Signor Nipote,
ho ricevuta una di V. S. degli 11 Giugno con la continuazione dell’espressioni del suo affetto, e delle grazie della Sig.ra Principessa sua madre, e del Signor Principe, delle quali ho riscontri altronde per accrescere in me le obbligazioni che sempre loro professo e professerò; ella porterà a’ medesimi i miei ossequiosi rispetti, et il mio desiderio di sempre servirli.
La poliza delli scudi 5000 di cotesta moneta già è stata riscossa, e la Divina providenza s’ha servito delle di lei mani per porgermi un sussidio generoso ma necessario à me per l’eccessive spese del nuovo stato, nuova famiglia, nuova casa etc. Nostro Signore rimeriti à V. S. la carità fattami, della quale mi ... (illeggibile) per pegno di ricorrere confidentemente ad un mio unico nipote. Ho ricevute le lettere di costà per Sua Santità e per il Sig. Card. Albani, e gli altri Signori Nipoti del Papa, ma havendo presa informazione dello stile usato in queste congiunture, ho risaputo non esservi costume di mandar tali lettere, che sarebbono state fuori delle convenienze usate d’altri personaggi.
Perciò non le ho date, anzi non ne ho voluto ritener memoria per non essere alla maniera costumata delle Segreterie della Corte.
La lettera poi à Sua Maestà Cattolica né pur la mando, perché havendo io stesso subbito dato parte à Sua Maestà della mia promozione, riusciva cosa freddissima ch’ella le dasse parte d’una cosa già saputa secondo la forma della Corte, e così pure m’è stato consigliato da persone prattiche della Corte. Onde m’è paruto per sua riputazione tralasciare queste lettere per non far male per bene; ella non può credere con quante delicatezze qui si cammina in questi atti di complimenti e ceremoniali per altro di poco mio genio. Nostro Signore la benedica, et io la saluto di vero cuore, e mel’offerisco in tutto.
Roma, 2 Luglio 1712.
Di V. S.

aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 07 15 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

al P. Procuratore Generale de’ PP. dell’Osservanza di S. Francesco m’è stata portata una vostra de’ 22 Maggio sopra la nuova fondazione del monte Calvario, sopra la quale mi rimetto à quello che ho scritto à D. Ferdinando M.; questa sarà per non lasciar partire la feluca del dispaccio senza mie lettere e per avvisarvi che col P. Matteo in una scatola che manda fratel Andrea, vi sono alcuni cucchiari e forchette di ... (illeggibile), lavorati nel santo Monasterio di Buon Solazzo vicino à Firenze, ch’è di una nuova riforma dell’ordine Cisterciense dove si vive con una esemplarissima santità, e quei santi monaci secondo la regola di S. Benedetto lavorano con le loro mani tante hore il giorno, facendo varie cose e per il Monasterio e per venderli in utilità del Monasterio stesso e de’ poveri.
L’Abbate di quel santo luogo, mio amicissimo, m’ha regalato molti cucchiari e forchette delle loro mani doppo la mia promozione, et io per divozione ho cominciato à servirmene à tavola, e l’altri ve li mando per divozione di quei santi fratelli vostri figli di S. Benedetto, e pregate per loro.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose, e pregate assai il Signore per me.
Roma 15 Luglio 1712.

Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 07 18 - AMBP (copia) - (A suo nipote)

arissimo Signor Nipote,
dal P. Procurator Generale de’ PP. dell’Osservanza, m’è stata recata una di V. S. de’ 26 Maggio per la fondazione del loro Convento in Palma al Monte Calvario, e se bene io desideravo che questo nuovo convento fosse stato della Riforma della stessa Osservanza, nulladimeno vedendo il desiderio di lei e la prontezza de’ religiosi sopra detti, e la cosa già inoltrata, e che ciò credete dover lasciare proseguire l’incominciato, se Dio così vorrà aiuterò ancora io da mia parte questa fondazione; per hora si manderà la lettera à Monsignor di Girgenti dalla Sacra Congregazione acciò che mandi l’informazione, quale venuta si procederà à ciò che bisognerà.
Il Padre Matteo non è ancora partito et intendo, che partirà con le galere del Papa, che per mezzo devono andare à Messina; col suo ritorno saprete tutto ciò che costì desiderate sapere delle cose di qui. Del resto non essendo qua arrivata altra barca da Sicilia non mi occorre dire altro di nuovo servendo la presente per salutare V. S. e portare li miei dovuti ossequiosi rispetti alla Signora Principessa sua Madre et al Signor Principe e Signorini di casa, a’ quali mi confermo ricolmo di infinite obbligazioni, e nostro Signore benedica V. S. e le aumenti la sua santa grazia. Per l’obbligo che hora mi corre di render conto à Dio della mia nuova famiglia, ho fatto stampare un piccolo libretto di esercizio cotidiano per farlo ogni sera unitamente in Cappella con esso meco facendovi intervenire tutti, anche il garzone di stalla. Io ne mando alcune copie, desiderando che lo facesse V. S. pratticar nella sua famiglia, con il Padre Matteo che le porterà in una scatola diretta à suor Maria Serafica, et io anticipatamente ne porgo la notizia. Roma 18 Luglio 1712.
Di V. S.

aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 07 26 - AMBP (copia) - (A suo nipote)

arissimo Signor Nipote,
ieri sera con la feluca del dispaccio ho havuta una di V. S. de’ 4 del corrente, e perché questa sera parte l’altra feluca del dispaccio sono costretto à restringermi in poche parole.
Quanto al Signor D. Giovanni Naselli sappiate mio carissimo, che la famiglia della mia casa è già fatta, non patendo ciò dilazione: e che nel far la famiglia oltre le altre condizioni è bisognato havere persone prattiche non solo di questa Città, ma anche della Corte nella quale si cammina con infinite circonspezioni, e perciò chi non ha la scienza sperimentale di queste materie non è à proposito. Volentieri havrei aiutato i miei Siciliani, ma pochi sono che hanno prattica di questi trattamenti. Onde nella mia famiglia non ho che un solo Sacerdote Siciliano, che haveva tanta esperienza quanto bastava per valermene.
Credo che vorreste favorire altri raccomandati, ma non credo che ciò vorreste con discapito delle convenienze della mia casa; e questo mio racconto vi servirà per risposta all’istanze che vi siano fatte per introdurre alcuno nella mia famiglia, la quale per altro è già fatta.
Del resto rinnovando sempre la memoria del vostro affetto del quale ho tanti pegni vi saluto di cuore, portando li miei ossequiosi rispetti alla Signora Principessa sua Madre et al Signor Principe con tutti gl’altri Signorini di casa, e nostro Signore conservi tutti nella sua santa grazia.
Roma 26 Luglio 1712.
Di V. S.

aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 09 20 - AMBP - (A suo nipote)

arissimo Signor Nipote,
ricevo la lettera di V. S. de’ 15 Agosto, per la quale ringrazio nostro Signore della buona salute le dà, com’anche à tutti cotesti Signori di casa.
Intendo la prontezza di V. S. di soddisfar il Sig. Sciabarasi del denaro di lui qui preso da me: e per ciò gliene rendo dupplicate grazie per l’amorevolezza inverso me usa con tanta liberalità. Nostro Signore gliene renda il premio in cielo per questa sua carità, della quale ne sarà sempre in me viva la memoria, e perpetuo l’obbligo.
Quanto al Calvario, potrà conferire col P. Matteo sopra la religione da introdurvisi, non pretendendo altro che il servizio di Dio nell’utilità di cotesta terra.
E qui di cuore l’abbraccio riverendo la Signora Principessa sua Signora Madre et il Signor Principe e tutti cotesti Signori, a’ quali Iddio benedetto conservi sempre la sua benigna protezione.
Roma 20 Settembre 1712.
Di V. S.

aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 09 22 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

n questa settimana con una feluca particolare venuta da Palermo il Sig. Principe di Niscemi mi manda alcune lettere da costà di cui una vostra de’ 5 Agosto, et una di s. M. Lanceata de’ 29 Luglio e ringrazio nostro Signore della sanità restituitavi et à s. M. Maddalena, la quale desidero vi sia conservata per servizio di Sua Divina Maestà, come nela prego.
À Monsignore Abbate Rini e tanti altri che m’hanno scritto ho risposto puntualmente, ma lo sconcerto delle poste fa che tardino le lettere ò si perdano. La strada migliore credo sia per via di Malta valendosi delli favori del Sig. Gorgione, e già v’ho mandate alcune lettere per questa via; e voi potete fare lo stesso fin à tanto che si faccia la pace generale che si spera prima di Natale, se i nostri peccati non l’impediscono.
Quanto alle cose mie, dal P. Matteo saprete alcuna cosa non potendomi dilatare per la scarsezza di tempo.
Ho ricevuto lo sbozzo delle ... (illeggibile), sopra il quale farò correggere le mie già fatte.
Il Sottopromotore della fede ha finita la rivisione de’ processi della nostra Serva di Dio, et hora il Sig. Promotore farà le sue Animadversioni, ma credo crescerà la spesa della rivisione perché il processo è di molti volumi, e ve l’avviso per poter mandare altro denaro per la suddetta Causa, perché le mie grandi spese necessarie non permettono che io faccia quello che desidero sia fatto. Qui sono succedute alcune grazie per la Serva di Dio, e spero poi mandarvene la notizia più distinta.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste Religiose e particolarmente con la M. Abbadessa e D. Emanuela e desidero da tutte il continuo soccorso delle loro orazioni.
Roma 22 Settembre 1712.

Havendo havute alcune lettere originali della nostra Serva di Dio al P. Vitale, ve le mando per conservarle costì sotto chiave insieme con l’altre scritture originali della stessa, acciò che siano meglio custodite; sono queste lettere ... (illeggibile) otto.

Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card.le de’ Tomasi


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1712 10 21- AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

on questa feluca del dispaccio ho ricevute tre di costà, due vostre de’ 19 Agosto, e 17 Settembre et una di s. M. Lanceata de’ 3 Settembre: con le quali vi lamentate della rarità delle mie lettere, e della brevità di esse.
Quanto alla rarità io non ho colpa perché le feluche vengono di rado, et havendo provato la strada di Malta per il Sig. Gorgione, fin’hora per questa via non ho havuta nessuna vostra lettera. Quanto poi alla brevità bisogna che mi compatiate perché l’occupazioni sempre più crescono, e non è poco che vi scriva di mia mano quel poco che scrivo.
Dalla lettera di Monsignor di Catania à s. M. Maddalena veggo i disturbi che hanno questi tre zelanti Prelati per mantenere il loro vigore nell’affare importantissimo dell’assoluzioni delle scommuniche Papali, dalle quali invalide ne sieguono tante offese di Dio e rovine dell’anime. Nostro Signore dia loro costanza, et alle loro pecorelle obbedienza e spirito d’aiutarli in tutte le occorrenze in caso che le cose si mettessero al peggio.
Ho rammarico che dalle vostre lettere non habbia nuova alcuna del P. Matteo et altri Padri che venivano costà. Hebbi l’avviso ch’era arrivato à Messina al fine d’Agosto, e s’era ammalato, seben poi era migliorato, poi non ho saputo più altro. Spero che all’arrivo di questa egli con gli altri compagni siano costì; salutateli tutti à mio nome caramente e non lasciate di operare appresso nostro nipote che corrisponda loro con tutto l’affetto e con l’operazione per i grandi obblighi che ci corrono con essi loro.
Per la notizia desiderata della spesa de’ convittori di qualche Collegio, vi mando l’acchiusa carta stampata in cui si dice tutto, et il P. Matteo ve ne darà informazione maggiore à voce.
Il Sig. D. Gio. Felice è vivo e mi mostra molto affetto e mi domanda della vostra salute, conservando la sua devozione verso la nostra Serva di Dio.
Speriamo alli primi di Novembre essere stampate tutte le scritture che restano per la causa della suddetta Serva di Dio, e col suo aiuto farla portare alla prima Congregazione che si farà verso il fine del mese stesso. Raccomandate questo negozio à S. D. M. com’anche tutti i miei bisogni particolarmente spirituali et acciò che questo nuovo stato non m’habbia ad opprimere nella mia morte per il conto da renderne à Dio.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose e particolarmente la Sig.ra D. Emanuela.
Roma 21 Ottobre 1712.

Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 10 22 - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

i mando l’acchiuse due lettere aperte, dalle quali intenderete il mio animo e desiderio. Darete la lettera à nostro Nipote segretamente, et egli ò voi mandarete la lettera sigillata à Monsignore inclusa nella sua ò vostra lettera con persona secura. Desidero che nostro Nipote con pari segretezza scriva à Monsignore e poi faccia tutto ciò che gli suggerisco.
Le risposte di Monsignore e di nostro Nipote me le mandarete incluse in una vostra lettera non per la feluca del dispaccio ma per via di Malta, raccomandandola à persona confidente della Licata, perché la via di Malta è più sicura di non esser aperte le vostre lettere.
Spero in Dio che nostro Nipote farà anche di più di quello gli scrivo, et avvisatemi quello che passa nelle presenti tribolazioni di cotesta Chiesa che è mia madre, essendo io Diocesano di essa; e quando havrete cosa di confidenza, valetevi della via di Malta. Pregate per me con le sorelle, e tutte vi saluto nel Signore.
Roma 22 Ottobre 1712.

Vostro fratello aff.mo e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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1712 12 31 - AMBP (copia) - (A suo nipote)

ignor mio Nipote carissimo,
scrivo quest’ultima lettera dal letto, in stato, che aggravato molto dal male, mi trovo in punto di render l’anima al Signore. Prego V. S. à raccomandarmi colle sue orazioni, et à porgerle quei suffragij, che alla sua pietà pareranno più opportuni; altra memoria non posso lasciarle, se non che habbia sempre in mente di viver bene e di frequentare li santi Sacramenti.
Raccomando à V. S. quanto posso la mia famiglia, che mi ha così bene servito, e voglio che mandi mille ò cinquecento scudi di moneta Romana da distribuirsi à questi della famiglia alta contenuti nell’anticamera. In fine le do col cuore gli ultimi abbracci, sperando di rivederla in Paradiso. Di V. S. abbraccio parimente le vostre Zie e mie Sorelle, ed alle loro orazioni mi raccomando.
Roma l’ultimo di Decembre 1712.
Di V. S.

aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de’ Tomasi


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LETTERE SENZA DATA




s. d. - AMBP - (A suor M. Serafica sua sorella)

oppo di havervi scritto la posta passata m’è venuta un’altra vostra lettera de’ 12 Maggio con un più distinto raguaglio della venuta costà de’ nostri Nipoti, tanto festeggiante nel venire, tanto mesta nel ritornare. Io lodo et adoro la providenza di Dio che per tante vie ci ammaestra: noi siamo tanto attaccati alla terra, ch’è gran misericordia di Dio quando in essa vi sparge spine e chiodi, acciò che almeno così non c’incolliamo fissi in terra. Ma carissima sorella tutti ciò confessiamo, tutti desideriamo con l’aiuto di Dio di staccarci dalla terra, ma questo non si farà, questo desiderio nostro non si adempirà perfettamente se non nella nostra morte; à questa dunque aspiriamo, questa desideriamo, di questa godiamo. Siano i nostri giorni come d’un mercenario giornaliere, che fatica alla giornata, fatica ma aspetta la sera per sollevarsi dal travaglio e finir la sua fatica. Sicut mercenarij dies nostri. Beata la nostra benedetta madre che già ha finito il suo travaglio, e requiescit à laboribus suisDeo Gratias.
Quanto agli affari di nostro Nipote, io non posso dir nulla presentemente, perché sto attendendo che risoluzione prenda; io desidero che se ne venga costà di stanza, né voi mancherete di fare le vostre parti à bocca in questo particolare. Solo per hora cennerò una difficoltà che ho inteso di esservi à tal risoluzione, cioè che il palazzo sia di cattiva aria per le grandi acque di sotto e per gli horti che vi sono vicini. A me pare di potere superare in parte per hora questa difficoltà, con fare habitare i detti nipoti nella camera delle croci, se ben mi ricordo, ch’ha l’aspetto à tramontana, ch’è aspetto sanissimo. Quella stanza dove era la contatoria e credenza si può fare anticamera, sgombrando tutti quei tramezzi, sicché poi s’esca in sala, e portando altrove la credenza e la contatoria e questo rimedio per hora potrebbe bastare fin tanto che si proveda in altra maniera con nuova fabbrica quando piacerà à Dio. Questo appartamento di tramontana potrebbe servire per tutti due i nipoti, con lasciar quella anticamera sopra cennata per la Signora nipote; perché per D. Giulio nel dar l’udienza ò ricevere visite potrà servire l’anticamera antica, e la camera dove dormiva il Signor padre s. m. tenendola senza letti, come deve essere la camera delle udienze e delle visite. Ho voluto scrivere questo particolare perché voi potreste suggerire il rimedio à questa opposizione che fanno, che veramente non la credo vera, per le esperienze che mi sono state contate di malattie frequenti in quel palazzo.
Ho fatta diligenza per il breve di poter entrar in cotesto Monasterio la Signora nipote, ma mi dicono che dal tempo di Clemente X in qua s’è levata mano di concedere questi brevi, perché non riuscivano di profitto a’ Monasterij, onde m’è stato detto ch’è impossibile ottenersi; con tutto ciò aspetto un’altra informazione, se mai da questa intendessi altra cosa da sperare d’ottenerlo, ve lo scriverò; quando che altro non vi scriva, è segno che non bisogna più pensarvi. Per mia parte non ho mancato.
Con la vostra lettera ho ricevute le polize prima e seconda del cambio di scudi 31 e baiocchi 50 che sono state un effetto della Divina Providenza per il tempo presente, come voi stessa haverete potuto conoscere da una mia lettera già scritta alla Signora madre s. m. ho fatto il conto delle spese fatte per i rami, camaldole, e diurni, e tutta la spesa è stata di scudi 15 e baiocchi 72; da questa somma però è separato il prezzo delli 4 rami di s. M. Crocifissa, da me già ricevuto in oro; onde della poliza delli scudi 31 e 50 restano scudi 15 e baiocchi 77 de’ quali mi servirò secondo quello che voi mi dite, che li defalcarete da un’altra partita. Voi havete mandate le due polize tutte in una posta, ma avvertite à non farlo in avvenire perché perdendosi per caso la lettera d’una posta, si perdono tutte le polize; ma delle due polize separatene una dall’altra: et una poliza mandatela con una posta e l’altra seconda poliza mandatela con la posta seguente, affinché perdendosi una, non si perda l’altra. Pregate per me e vi saluto caramente con l’altre sorelle e religiose. s.d. (presumib. Giugno 1692).

Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe Maria de’ Tomasi


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s. d. - AMBP - (A suor M. Crocifissa sua sorella)

o havuta la vostra lettera de’ 26 Ottobre, scritta più con le lagrime che con l’inchiostro per quelle cagioni che voi non dichiarate quali sieno, ma perché credo d’intenderle senza che voi le spiegate, vi compatisco, e tanto, che se l’afflizione che mi cagionano, fosse levata da’ vostri travagli, voi certo ne restareste sgravata in parte. Qui navigant mare enarrent pericula ejus. Così fosse facile il porgervi io huomo rimedio, come non m’è difficile à conoscervi il male. Io di mali simili al vostro soglio darmi un piccolo conforto humano proporzionato alla debolezza humana, che meno resta da fare di quel che s’è fatto. Ho 44 anni; sarei pazzo ad imaginarmi d’haver à campare fino alli 88 anni, dunque mi resta meno di quel che son vissuto. È ben vero che questo è un conforto che dà sollievo all’ammalato, ma non lo guarisce: è un confortativo, non un rimedio: è un poco d’aceto alle tempia et al naso, ma non un cordiale che scaccia il male che ci opprime. Il vero rimedio però di tanti mali non si manipula quaggiù ma viene dal cielo, et è il sottomettersi al divino beneplacito. Sicut Domino placuit ita factum est, sit nomen Domini benedictum. Si non potest hic calix transire nisi bibam illum: fiat voluntas tua. Calicem quem dedit mihi Pater non vis ut bibam illum? Questo è un dono di Dio di sottomettersi a’ divini giuditij, e però domandiamolo à lui: dal quale aspettiamo pure la fiducia e santa presunzione nella sua Divina Misericordia: perché non suole la sua bontà tanto affliggere in questo mondo con pene così terribili interne, (che io chiamo le pene dell’inferno di questo mondo) quando non ha ab aeterno determinato di salvare nell’altro mondo. Comunque sia noi dobbiamo amarlo et ubbidire à Dio, quia Deus est, procuriamo con la sua santa grazia di ciò fare quia Deus est; le quali tre parole sono il mio rifugio in qualche gran postulazione della mia superbia che mi fa vedere esser inutile il servire Iddio, mentre tanto ci castiga: ma à questa superbia di Lucifero, bisogna rispondere che dobbiano ubbidirgli et amarlo quia Deus est.
Pregate per il negozio delle religioni che sta anchora à mezz’aria, vi vogliono grandi orazioni, perché vi sono grandi contradizioni; per rimediare alla radice fatene far orazione à tutta la Communità, à gloria di Dio benedetto.
s. d. (presumibilmente 1693).


s. d. - AGT - (A suor M. Maddalena sua sorella)

o ricevuto una vostra lettera de’ 4 Novembre con nuove materie di sottometterci al divin volere in santa pazienza per la nuova malattia di s. M. Lanceata che se bene m’accresce il rammarico, mi consola nondimeno con la speranza che passerà questo nuovo temporale. Dico nuovo rispetto all’altro di s. M. Crocifissa che da tanto tempo giace nella sua Croce. La nostra debbolezza conta i giorni di quaggiù, e le paiono lunghi: ma la Fede Cristiana non ci fa contare se non i giorni eterni, rispetto à quali mille anni di quaggiù sono sicut dies unus. Non sono paragonabili li patimenti di questa vita con la gloria eterna non sunt condignae passiones huius temporis ad futuram gloriam. E ben diceva S. Paolo spe gaudentes perciò che il vero gaudio d’un Cristiano è in speranza di quello che aspetta, non nel possedimento di quello che ha. Verrà tempo in cui sperimentaremo quello che il Signore dice per Isaia Oblivioni traditae sunt angustiae priores: et non erunt in memoria priora, et non ascendent super cor: sed gaudebitis et exultabitis usque in sempiternum: et non audietur ultra nox fletus et nox clamoris. Sono state messe in dimenticanza tutte le prime angustie, e non saranno più in memoria queste prime cose, né meno veranno più in mente: ma goderete e giubilarete in sempiterno: e non si sentirà più voce di pianto né voce di grido. Verrà dunque questo tempo tanto desiderabile che durarà senza tempo in eterno. Ci resta dunque d’ubbidire S. Giacomo Apostolo che ci dice state in pazienza fino alla venuta del Signore Patientes estote usque ad adventum Domini. Questa aspettazione ci consoli; e quando qualcheduno di noi è chiamato dal Signore e viene a prenderlo, all’hora maggiormente rallegriamoci, perché quello all’hora dirà ecce quod concupivi, jam teneo. Portiamo una santa invidia a’ nostri morti, che hanno ottenuta già la beata sorte, della quale noi non siamo ancora partecipi. Dite queste cose à suor Maria Crocifissa non da mia parte, ma da parte di Dio, che tali cose dice nelle sue Sante Scritture per nostra consolazione ne’ presenti mali. Che perciò dicea S. Paolo: Acciò che per la pazienza e consolazione che ci porgono le Scritture sante noi habbiamo speranza. Ut per patientiam et consolazionem Scripturarum spem habeamus.
Credevo in questa posta scrivere à lungo sopra le Scuole pie, ma fin’hora non ho potuto havere da Monsig. Segretario della Congregazione distinta notizia. (mutila) ... (forse dicembre 1698).

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s. d. - AMBP - (A suor M. ... sua sorella)
o havuto una vostra lettera de’ 12 Luglio, con la copia della lettera del P. Giunta, lettera della Prefetta delle Romite, et altre notizie delle grazie concesse da Dio per l’intercessione della sua Serva: e di tutto ne ringrazio la divina bontà da cui ogni bene procede.
La settimana passata mandai al P. Bernardino una scatola col quadro qui dipinto di s. M. Crocifissa, fatto da un valente pittore sopra il quadro mandatomi da costà; ma questo di Roma è riuscito con l’immagine troppo viva fuori della mia intenzione: ma forse potrà servire per ritratto di lei viva, se si chiudesse la bocca e si facesse la testa diritta. Avvisate il vostro sentimento al suo arrivo. Mandai pure 8 libretti di S. Carlo per i Confessori, stampato per ordine del Papa con una bellissima lettera al principio del Cardinale Vicario Generale di Roma. Li darete al R. Arciprete, al vostro Confessore, alli PP. delle Scuole pie, al Sagrestano maggiore della Madre Chiesa per farlo leggere à chi vuole, purché resti sempre alla Sagrestia, potendovi scrivere dentro d’esser della Sagristia della Madre Chiesa di Palma, e l’ultimo lo mandarete all’Arciprete della Torretta.
M’è venuto pensiero che quando si farà la visita del Corpo di s. M. Crocifissa, si potrebbe fare l’effigie di rilievo della sua faccia, prima di gesso, e poi con commodità anche di cera per poterne fare anche teste di carta pesta di rilievo ò di marmo. Questa maschera ò cavo che chiamano qui, lo fecimo sopra la faccia del P. D. Carlo s. m. e si conserva ancora di cera. Io non so se costì lo sapranno fare. Prima s’unge bene tutta la faccia del defunto con olio e particolarmente i cigli per i peli che vi sono, poi attorno attorno si fa come un orlo grosso di creta anche sotto alla gola, poi si stempera il gesso con l’acqua, e così stemperato si mette sopra tutta la faccia, che sia alto due dita; prima detto gesso comincia à fumare, ma poi raffreddato resta sodo, e così si leva tutto intiero, e resta come una maschera, che mostra la vera effigie e sembiante del defunto; e sopra questa maschera di gesso poi si fa con commodità un’altra di cera, ò carta pesta che si potrebbe colorire con farvi il resto della testa. Quell’olio et orlo di creta, levata la maschera di gesso, si nettano bene con un panno di lino, e resta la faccia del defunto come prima. Dubito però che costì non siano prattici à far questo, ma forse in Palermo sapranno ciò fare quelli che fanno i modelli di gesso per fare statue d’argento ò altre figure di rilievo. Ho voluto significare questo mio pensiero, se vi pare di suggerirlo à Monsignor Vescovo per havere una vera faccia di rilievo della Serva di Dio. La seguente carta la potete separare se la volete mandare à Monsig. Vescovo, per intendere più distintamente quello che dica. Si potrebbe far la prova della maschera di gesso sopra la faccia di qualche morto, per vedere se costì riesca bene ò no.
Le lettere non le scrivete più al Sig. Mario, ma sempre à me à dirittura, come vi scrissi questo mese di Maggio, ma non l’havete sempre osservato, e v’è confusione di scrivere hoggi d’un modo, e domani d’un altro.
s. d. (presumibilmente 1700.)

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s. d. - AGT - (A suor M. Lanceata sua sorella)

ella posta di questa settimana ho ricevuto due da costà, una di s. M. Serafica degli 8 Novembre, e l’altra vostra de’ 15 e vedo volentieri le vostre lettere anche per la scarsezza havutane per il vostro passato governo. Io mi rallegro con voi d’haverlo terminato per prendere un poco di fiato e respiro non tanto corporale quanto spirituale: et hora toccarà alle vostre parti d’humiliarvi avanti il Signore per condonarvi tutto quello che in detta carica haveste mancato, supplicandolo della sua misericordia: perché ne’ superiori massime occorrono molte occasioni d’offender Iddio benedetto quando non altro per negligenza et ommissione. Io parlo con voi per voi e per me anche, acciò che preghiate il Signore à perdonarmi i peccati antichi e particolari, e gli altri commessi in questo mio presente ufficio assai difficoltoso, perché consiste in provedere i bisogni spirituali di tutto il corpo della Congregazione, che non si vedono con gli occhi, né s’odono con l’orecchio, stando alle relazioni varie di paesi lontani e di persone che mai sono state conosciute; e pur bisogna far tutti i superiori delle Case non ostante che difficilmente si possa sapere quelli che sono più abili, de’ quali più degni et idonei. Per coscienza siam obbligati da farne la scelta per costituirli superiori. Questi si rinnoveranno doppo Pasqua, e perciò se io sarò vivo mi troverò bisognoso assai di celeste lume per non errare, e d’hora vi raccomando questo negozio acciò che ne pregate Nostro Signore che non m’abbandoni della sua special direzione come meriterebbono i miei peccati. Ho ricevuta la poliza prima del mio legato, e ne ringrazio primariamente Iddio e poi suor M. Serafica per la sua diligenza e la Signora Principessa per la sua prontezza à cui farete riverenza con questi miei sensi.
Ho tornato à parlare col P. Vicepreposito di questa Casa per mandar delle vite del P. D. Carlo s. m. e m’ha detto che con prima occasione di barca se ne manderanno in Palermo a’ nostri Padri per farli esitare, come io ve ne darò anche più distinto l’avviso. Quando scrivete al Sig. Can. Turano sempre riveritelo.

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s. d. - AGT - (A suor Maria Lanceata sua sorella)

a sincera intiera et totalmente pura e casta Vergine genitrice di Dio Maria è Regina di tutti, speranza de’ desperati, Signora nostra gloriosissima et insieme ottima et eccellentissima: più sublime de’ celesti habitatori, più lucida de’ raggi e splendori del sole: più honorata de’ Cherubini, più perspicace de’ perspicacissimi spiriti: più santa de’ Serafini, et incomparabilmente più gloriosa di tutto il resto de’ superni eserciti. Ella è l’unica speranza de’ Padri, la gloria de’ Profeti, il praeconium degl’Apostoli, l’honore de’ Martiri, l’allegrezza de’ Santi, il lume degl’ottimi Abram, Isac et Iacob, l’honore d’Aaron, lo splendore di Moyse, vellus di Gedeone, la radunanza de’ sommi sacerdoti, e la corona di tutti i Santi e delle vergini inaccessibile per l’immensa luce e splendore, turibolo d’oro, la lucentissima luce, la bellissima urna che porta la manna del Cielo, la tavola che apporta a’ mortali la scritta Legge, la vera Arca, la divinissima carta, la prudentissima e sapientissima principessa di tutti, e vergine splendentissima, consolatrice santissima, e guida di tutti, donzella sacratissima. Ò ardente Roveto che non si consuma, e verde verga d’Aaron. Verga in vero tu fosti e fiore fu il tuo figlio. Imperocché dalla radice di David e di Salomone germogliò Christo nostro Creatore e Signore onnipotente et solo eccelso. Tu generasti quello ch’è Dio et Huomo, vergine avanti il parto, vergine nel parto e vergine doppo il parto. Iddio tuo Creatore non levò quelle chiavi della Porta orientale sempre chiusa vestendosi di carne senza seme nel tuo utero verginale, tale conservandoti, ò nobilissima, quale eri avanti il parto. Per te noi siamo riconciliati à Christo nostro Dio tuo dolcissimo figlio. Tu sei l’unica avvocata et aiutatrice de’ peccatori e degl’abbandonati d’aiuto. Tu sicurissimo porto di quelli che han patito naufragio; tu sei la consolazione del mondo. Tu sei la difensione degl’orfani, tu il riscatto e la liberazione de’ schiavi, tu il giubilo degl’infermi, e la consolazione de’ malcontenti e la salute di tutti. Tu sei lo stabilimento de’ monaci e de’ solitarij, e la speranza de’ secolari; tu la gloria, la corona e il gaudio delle vergini, e tu sei la letizia del mondo oh Signora Principessa e Regina eccellentissima grandemente beneditta, donzella honoratissima, e purissima, e castissima Signora delle signore. Noi sotto il tuo presidio fuggiamo, ò Santa Genitrice di Dio; proteggi e custodisci sotto le ali della tua pietà e misericordia. Habbi pietà di noi che siamo sporcati con le lordure de’ peccati; che con nostre scelleraggini e moltissimi delitti habbiamo offeso il Creatore Dio nostro Giudice dell’universo, acciò contro di noi non insurga il detestando nostro nemico; acciò che non conosciamo che i tuoi servi cadino dalla speranza verso di te, e non faccia calumnia la lingua de’ detrattori. Non è in noi altra fiducia che in te, ò Vergine sincerissima. Poiché noi miseri fin dal seno materno siam dati à te ò Signora nostra, e siam chiamati tuoi clienti: per tanto non permettere che noi dal maligno Satana siam menati alle porte dell’inferno. Tu sei per certo il nostro porto, ò Vergine immaculata, e presente pia aiutatrice, et alla fine sotto la tua tutela e protezione tutti siamo: per lo che noi da te unica fuggiamo, e te con frequenti lagrime imploriamo, ò beatissima Madre, et à te ci prostriamo supplichevolmente gridando e pregando che il tuo dolce figlio e nostro Salvatore, e datore della vita di tutti à causa delle molte scelleraggini che habbiamo commesse non ci tolga di mezzo, et à guisa di leone non rapisca le nostre anime miserabili, ò come lo sterile albero di fico non … Del resto noi preghiamo che possiam sicuri pervenire à Christo et entrare in quella Corte de’ Beati, ove non sono lagrime, né lutto, né afflizione, né molestia, né calamità, né morte, né crucio, né angustie di luoghi, ma una letizia immensa, un grandissimo piacere de’ giusti, infinite delizie, esaltazione e giubilo, gloria e splendore. Riempi conseguentemente la mia bocca della grazia della tua dolcezza, ò Signora, et illuminami la mente, ò piena di grazia. Muovi la mia lingua e le labbra per poter cantare le tue laudi allegramente e con animo lieto, e particolarmente quel dolce angelico canto più d’ogn’altro celebratissimo, che in Nazareth l’Angelo Gabriel con habito servile esclamando cantò à te Vergine e Madre castissima del mio Dio, quel saluto, dico, grandemente conveniente e decente e dignissima salute del mondo, e medicina e tutela di tutte le anime. Me, tuo humil servo, rendimi degno di laudarti, ò Vergine sagrata, e di soavemente dire. Ti saluto, ò nobile et eletto vaso di Dio, ti saluto Maria Signora piena di grazia. Ti saluto ò Vergine beatissima fra le donne. Ti saluto ò stella lucentissima da cui ne venne Christo. Ti saluto luce splendentissima Madre e Vergine. Ti saluto che ammirabilmente partoristi il Re del tutto. Ti saluto per cui il chiarissimo Sole di Giustizia ci risplendette. Ti saluto Regina e Signora la più sublime di tutti. Ti saluto cantico de’ Cherubini e de’ Serafini et hinno degl’Angeli. Ti saluto pace e gaudio, consolazione e salute del mondo. Ti saluto letizia del genere humano. Ti saluto … de’ Padri, honore de’ Profeti. Ti saluto bellezza de’ Martiri e corona de’ Santi. Ti saluto gloria de’ pij et hinno … saluto ò bel ragionamento di tutti quelli che compongono hinni. Ti saluto eccellentissimo miracolo del mondo tutto. Ti saluto ò dilettazione di tutti i nati in terra. Ti saluto paradiso di delizie e di tutta amenità et immortalità. Ti saluto albore della vita, gaudio e voluptas. Ti saluto giglio delle valli, e valle de’ fedeli e salute del mondo. Ti saluto porto tranquillissimo, e desideratissima liberatrice degl’agitati dall’onde e dalle tempeste. Ti saluto soccorso di quelli che pericolano. Ti saluto resurrezione del Progenitore Adamo. Ti saluto gioconda libertà. Ti saluto Madre di tutti. Ti saluto fonte di grazie e di ogni consolazione. Ti saluto rifugio de’ peccatori. Ti saluto rifugio et hospizio de’ peccatori.


FINE DELLE LETTERE DI S. GIUSEPPE M. TOMASI


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