
1708 01 05 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
al
P. Onofrio fratello del Sig. Abbate Guarini ho già ricevuti
li scudi sette romani prestatigli la seconda volta, supponendo
che li primi scudi cinque lhabbiate ricevuti dal sudetto
Sig. Abbate, et inclusi nella spesa dello smeraldo, la cui ricetta
dingredienti aspetto come vho scritto.
Il Sig. D. Baldassare Sertorio Musico della Cappella del Papa
con indicibile cortesia ha composti in musica i Gaudij, comanche
la Messa che si può cantare con lorgano e senza organo
come volete; e questi 3 libri con lavvertenza al fine della
Messa notata gli ho dati al Sig. Canonico Marchese, che forse
partirà presto con feluca à posta. Troverete il
nome e cognome di detto compositore al principio de Gaudij.
Resta che quando li riceverete, voi gli scriviate una compitissima
lettera di ringraziamento, che potrete farvela dettare daltri,
ma con modi religiosi: date parte del tutto à Monsignore,
e consigliatevi dallo stesso Prelato se il Monasterio deve fare
qualche riconoscimento di gratitudine al sudetto Sig. D. Baldassare,
e seguitate in tutto gli ordini di Monsignore. Le parti de
Gaudij non sono separate, ma è facile à separarle,
come mha detto lo stesso Musico.
Il P. Onofrio vi riverisce, e vi prega che nel caso che la Signora
Prencipessa di Butera volesse mandargli denaro per limosina di
Messe come per altre lettere vho scritto, mandasse questo
denaro al Sig. Vicario Generale Turano, perché egli con
prestezza farebbe il cambio per via del P. Turano Gesuita suo
fratello, per la qual via ultimamente ha ricevuti egli li 7 scudi
sopranominati. La feluca del dispaccio è venuta questa
mattina, ma senza lettere vostre per me, solo una di buone feste
del Sig. Abbate Rini de 29 Novembre. Non lasciate di scrivere
con gli Ordinarij che passano, perché in Palermo poi si
trovano pronte tutte le lettere raccolte quando parte la feluca.
Del resto pregate per me e vi saluto tutte nel Signore.
Roma 5 Gennaro 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe Maria de Tomasi
1708 01 09 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on
lultima feluca del dispaccio non ho havuto lettere da costà,
però io scrissi una mia lettera che posi al luogo dove
si mandano le lettere per Sicilia; passati 3 ò 4 giorni
è venuta uno della stessa feluca, e mha portato una
lettera del P. Bernardino con una scatoletta dun barattolo
dalchermes, quale ho già ricevuto con pagar il nolo
al padrone. Io ve ne ringrazio, ma mi sono assai turbato per vedere
questo alchermes, oltre lo smeraldo mandato. Stava in pensiero
di rimandarvi lo smeraldo perché non mi serve, ma ho differito
fino à tanto che venga qualche vostra lettera con laltra
feluca; questa è lultima volta che havrò questo
impiccio. Io non voglio tante spese replicate et inutili. Desidero
sapere quanto è costato questo alchermes, perché
la spesa desso non dovea essere più di scudi sette
romani e baiocchi 32 e mezzo, cioè delli 5 scudi havuti
come credo dal Sig. Abbate Guarini da me prestati la prima volta
al P. Onofrio e di altri scudi 2 e baiocchi 32 e mezzo spesi per
voi, che in tutto fanno scudi 7 e baiocchi 32 e mezzo.
Credo che tanto si spendesse per lo smeraldo, onde questo alchermes
è di sopra più; ma io terrò lalchermes
e rimanderò al P. Bernardino lo smeraldo perché
in Palermo si potrà vendere, quando qui non si può
vendere perché non si usa. Spero dunque rimandare lo smeraldo
come ho detto con laltra feluca et avvisatemi subito quanto
è costato lalchermes, per sapere se sè
speso ò più ò meno delli scudi 7. 32 e mezzo.
I miei peccati mi perseguitano in tutto, e sempre ho fastidij
contro voglia: quando sapete bene che mi sono discare le cose
che non voglio: il fatto è fatto, ma bisogna rimediarvi.
Scrivete dunque puntualmente quello che desidero sapere della
spesa dellalchermes e pregate per me, e vi saluto con le
sorelle.
Roma 9 Gennaro 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1708 02 16 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on
questa feluca del dispaccio ho ricevuto due vostre lettere de
17 e 24 Gennaro alle quali rispondo ristrettamente. Quanto alla
causa della nostra Serva di Dio, non mi occorre dire, se non che
sperando presto le seconde lettere postulatorie, e perciò
volendo poi tentare lintroduzione della causa, se ciò
sottiene vi vuole qualche spesa notabile per le stampe delle
scritture del Procuratore, del Promotore, animadversioni e risposte
etc. Qui al banco di S. Spirito vè rimasto qualche
denaro, ma sarà pochissimo rispetto alla spesa, però
sarebbe bene che il vostro Monasterio con la licenza di Monsignore
applicasse le vostre riserve à questo effetto. Procurate
dunque dhaverle almeno in parte e poi mandate subito il
denaro per metterlo al banco pubblico con laltro già
mandato. Non bisogna ridursi con lacqua alla gola, e perciò
è bene anticipare, e mandare quel tanto che si può.
Quelle cose donate da divoti alla Serva di Dio ò in formento,
ò vino, ò bestiame, se si possono vendere si può
mandare il denaro che se ne cava con licenza sempre di Monsignore,
perché, torno à dire, bisogna à poco à
poco almeno raccogliere qualche buona somma.
Vi mando lacchiusa lettera per Monsignore aperta, la leggerete,
e sigillata mandatela subito, comanco la relazione di due
grazie succedute in queste parti per la Serva di Dio, quali pure
potrete mandarle à Monsignore per vederle, tenendovene
copia per memoria.
Il cambio de nostri legati già lho ricevuto
dalla Signora Prencipessa di Scordia. Deo gratias.
Riverisco sommamente il Sig. Abbate Guarini, e mi raccomando alle
sue orazioni; il P. Onofrio è tornato qua per predicare
questa Quaresima ad un Monasterio di Teresiane. Le fedi de
testimonij morti non si vedono, vi prego à scrivere al
Sig. Vicario Generale, con riverirlo da mia parte, che ò
le mandi egli, ò le dia à voi per mandarmele, perché
queste fedi possono facilitare lintroduzione della Causa.
Quanto alla pietra di S. Paolo, non essendo cose di spesa ma di
divozione, la riceverò volontieri se la mandarete.
Credo che il Sig. Canonico Marchese sia costà arrivato,
e non replico le cose già scritte circa la reliquia e libri
consegnatigli per il vostro Monasterio.
Credo pure sia arrivato in Palermo lo smeraldo raccomandato al
P. Bernardino, al quale farete pagare il porto, con scrivergli
quello che ha da fare.
Dovendosi trattare un gran negozio di servizio di Dio, et assai
considerabile, che pochi lo sanno, né io devo parlarne,
vi prego à raccomandarlo alla Madre Abbadessa, acciò
che ordinasse à ciascuna monaca di dire privatamente per
7 giorni lInno Veni Creator Spiritus con lorazione
dello Spirito Santo, e che applicassero almeno una Communione
per questo affare, con raccomandarlo nellaltre loro orazioni,
e particolarmente ancora lo raccomandassero à suor M. Crocifissa.
Ma questa raccomandazione alla Serva di Dio non la dica in pubblico,
ma privatamente, non essendo ancora Santa canonizzata. Con specialità
poi lo raccomando à voi sorelle, come indegnamente fo io,
che questa mattina à tal intenzione ho celebrata la Messa
dello Spirito Santo, il quale tutti ci consoli qui, e poi pienamente
in Paradiso. Pregate tutte per me, e tutte vi saluto nel Signore.
Roma 16 Febbraro 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gios. M. de Tomasi
1708 04 07 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
eri
Venerdì Santo ricevei tre vostre lettere con la feluca
del dispaccio, cioè degli 11 di Decembre del 1707 e del
primo et 11 Marzo prossimo passato, et ringrazio il Signore dhaver
havute buone nuove della loro salute.
Quanto allo smeraldo già è arrivato in Palermo come
mi scrive il P. Bernardino con lettera de 24 Marzo et anche
voi stessa, onde mi resta lalchermes chè stato
fatto con quel denaro che diede il Sig. Abbate Guarini per il
Padre suo fratello, e laltro speso per lor altre; sicché
questa faccenda è finita.
Godo poi che si sia dato il luogo in cotesto Monasterio alla nipote
del sudetto Sig. Abbate, sperando chella imiterà
la vita del suo zio al quale farete riverenza à mio nome,
con pregarlo delle sue orazioni per me.
Per la Via Crucis mi sforzerò di far le diligenze da voi
desiderate da PP. osservanti, e vi scriverò se à
Dio piace, ciò che ne ricaverò.
Quanto alla causa della nostra Santa sorella, non so che altro
dirvi presentemente, se non che son venute alcune seconde postulatorie
di Mons. Vescovo, Capitolo e Città di Siracusa procurate
da PP. Benedettini di Sicilia, per i quali spero che ne
verranno dellaltre. Ma la cosa cammina adagio. Per la lettera
del Re di Spagna sarebbe meglio che qualche Signore di Palermo
ne scrivesse à questa Signora Duchessa dOsseda Ambasciatrice;
e forse sarebbe à proposito il Sig. Duca di Gela, chintendo
esser divoto della Serva di Dio, ò almeno egli potrebbe
procurare per mezzo di altri Signori suoi amici che se ne scrivesse
alla Signora Ambasciatrice.
Il P. Naselli suo figlio che passò di qui mi disse che
il Sig. suo Padre havrebbe fatto quanto poteva per questa Causa
della Serva di Dio. Se veramente ciò così è,
egli potrebbe procurare le seconde postulatorie dellArcivescovo,
Capitolo e Città di Palermo, comanche daltre
Città e particolarmente una postulatoria di questo nuovo
Sig. Viceré. Segli vuole intraprendere la cosa, potrete
domandare al Sig. Vicario Generale Turano una piccola notarella
della formola di queste lettere, che tutte hanno ad essere con
sigillo volante. Vi suggerisco queste cose acciò che le
raccomandiate à Dio, e poi operiate quello chegli
vinspira. Se tutte queste lettere e le fedi de testimonij
morti fossero arrivate, si potrebbe tentare lintroduzione
della Causa in Sagra Congregazione, chè la prima
porta per la quale poi si procede con Autorità Apostolica
per i nuovi processi. Del resto fiat voluntas Dei.
Cercate almeno che glintroiti delle limosine fatte per la
Serva di Dio si multiplichino per mezzo di qualche persona abile,
e quando ne ricavate qualche denaro mandatelo subbito qua perché
bisogna trovarlo pronto per le spese dellintroduzione della
Causa nelle scritture, stampe, ministri etc.
Sarà costà arrivata la nuova dellandata del
Re Giacomo giovine Cattolico, figlio dellaltro Re Giacomo
scacciato dInghilterra, nella Scozia dove dicono sarà
acclamato Re dessa, perché Inghilterra e Scozia sono
due regni nella stessa grandisola chiamata Brettagna. È
un negozio di grandimportanza per la fede Cattolica e per
la salute dellanime, raccomandatelo assai al Signore, acciò
che si faccia il suo maggior servizio, comanche continuate
à pregare per quellaltro affare che vi cennai, e
dite qualche volta il Veni Creator Spiritus, perché non
so in che termini sia la cosa al presente, non havendo havuto
occasione di parlare con la persona che ciò mi disse.
Del resto in questa Settimana Santa ho celebrata la S. Messa il
martedì per voi sorelle et i nostri stretti parenti vivi
e morti, come anche spero fare in una delle feste di Pasqua et
in questa maniera vi do le buone feste, ò per dir meglio
le prego da Dio per voi, comanche separatamente fo per coteste
religiose e per quelli che pregano per me etc. Vi saluto con laltre
sorelle e quelle, e pregate per me.
Roma il Sabbato Santo 7 Aprile 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1708 04 27 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
eri
laltro à sera ho ricevute molte lettere da costà
con la feluca del dispaccio, cioè 2 vostre de 26
e 27 Marzo, di s. M. Maddalena, Marzo, e di s. M. Lanceata de
5 Aprile, e ringrazio il Signore della consolazione havutane.
Perché hoggi forse parte di qua laltra feluca del
dispaccio brevemente risponderò à tutte, ma prima
dirò che ho parlato co PP. osservanti di S. Francesco
per la Via Crucis, e non si può haver nulla, perché
qualche indulgenza chessi hanno per quella è per
la loro religione ò persone che dipendono dal loro governo
spirituale come confraternite etc. sicché questo negozio
è finito; ma come dicea benissimo quel Padre col quale
io parlai, il fine della Via Crucis non è di conseguir
indulgenze per le quali vi sono tantaltre strade, ma è
la meditazione della Passione di Christo.
Quanto alle lettere postulatorie, havete ben pensato di far venire
le lettere di Monsignore ò daltri à voi che
poi potrete raccomandarle à persone che stieno in quei
luoghi donde shanno da fare col procurarle; il Sig.
Duca di Gela vi potrà molto aiutare in ciò.
Alla lettera che scrissi io à Monsignore doppo la partenza
del Sig. Canonico Marchese, et inviai à voi, egli non ha
data alcuna risposta, ma almeno voi procurate chegli et
il Capitolo e la Città di Girgenti mandi queste seconde
postulatorie comio gli scriveva, e procurate ciò
con ogni diligenza. Lo stesso fate delle Vite e lettere di Crocifissa
per mandarne buon numero qua, e fategli sentire da mia parte che
le mandi con la feluca del dispaccio, che prende robba à
nolo, perché hora co buoni tempi in pochi giorni
possono venir à Roma; vi raccomando assai assai questo
perché molti ricercano questi libri.
Il Sig. Duca di Gela potrebbe procurare le postulatorie di Palermo,
comanche del Viceré e di qualchaltra città,
ma sopra tutto una lettera postulatoria del Re di Spagna e della
Regina al Papa al solito etc. e si potrebbe valere del Sig. Duca
di S. Giovanni che mi pare che una volta mi scriveste chera
divoto della Serva di Dio.
Godo poi dellarrivo della S. Reliquia, de Gaudij e
della Messa in canto, e della consolazione e sodisfazione con
che ne siete restate: ne sia sempre benedetto il Signore.
Ho data la vostra risposta al Sig. D. Baldassare, il quale ha
goduto tanto del contento di cotesto Monasterio, che non so esprimerlo,
e per sua modestia pare chegli resti obbligato à
voi, e non voi à lui. Ringrazio poi il Signore de
buoni avvisi mi date di Ferdinandino M. che attende agli essercitij
spirituali; salutatelo da mia parte, comanche riverite il
Sig. Abbate Guarini, alle cui orazioni mi raccomando.
Ieri viddi il Sig. Sciabarasi, e sta bene di salute, e presto
ritornerà à Civitavecchia, donde forse con le galere
del papa passerà à Malta al fine di Maggio, ma la
cosa ancora è incerta; ditelo à sua sorella per
sua consolazione.
Vi mando qui acclusa la copia del ragionamento fatto dal Re di
Francia nel licenziarsi il Re Giacomo III giovine di 19 anni per
andar in Scozia; è assai bello, e lo potrete mandar poi
à Monsignore. Si crede arrivato in Scozia questo nuovo
Re, benché altri ancora ne dubbitano.
Raccomandate questo affare al Signore per il maggior servizio
suo, essendo questo novello Re Cattolico in regni dove regna leresia.
Non dico altro per brevità di tempo, vi saluto con le sorelle
e coteste monache tutte, e pregate per me assai.
Roma 27 Aprile 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1708 05 31 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
o
ricevuto una vostra de 12 del cadente mese et intendo la
venuta costà del Sig. Prencipe di Scordia, et i suoi ottimi
diportamenti, ne sia lodato sempre il Signore. Scrivo brevemente
perché questa mattina ho havuto molte lettere da rispondere;
lacclusa leggetela e poi datela al P. Matteo sigillata.
Qui non si può resistere à quanti domandano la vita
e lettere di Crocifissa, io non so che fare, non ve ne sono più
da vendere. Scrivete una lettera à posta à Monsignore
pregandolo efficacemente che voglia mandarne qualche altra con
la maggiore prestezza che può. Questa mattina ho scritto
al P. Bernardino acciò che ne parli collAgente di
Palermo di Monsignore per facilitargli la strada, perché
con la feluca del dispaccio possono esser mandate sicuramente,
oltre che vengono anche altre feluche da Sicilia, non essendovi
impedimento nel mare darmate forastiere; vi raccomando assai
questo negozio.
Del resto per le seconde postulatorie non si vede nulla di nuovo,
neanche da Girgenti chè cosa di maggior meraviglia,
né pure sono venute le fedi de testimonij morti:
io macqueto lanima nella volontà di Dio, la
quale dee esser il nostro scopo; segli non vuole che si
vada avanti, fiat voluntas sua.
Non lasciamo però di fare tutto quello che si può
da canto nostro, mentre ancora non ci è nota la sua volontà.
Non so se habbiano mandato da Girgenti le commessioni et instruzioni
à Messina per lesame del P. Giunta, potrete fare
ciò raccomandare di nuovo per mezzo del Sig. Abbate Guarini,
se non sono mandate.
Quanto poi alla 3° sorella del Sig. Vic. Generale Turano,
io mi rimetto à quello che Iddio ci inspirerà. Per
me generalmente parlando credo che non sia bene multiplicare assai
il numero delle monache, perché quanto è più
grande la caldaia, tanto più difficilmente si riscalda
lacqua, se non vè un gran fuoco; così
la carità si raffredda nella multitudine, se non vè
un gran fuoco dello Spirito Santo.
Doppo dhaver scritto fin qui mi vien portata da un Padre
Scalzo della ... (illeggib.) una vostra lettera de 20 Aprile
dentro unaltra del P. Bernardino; con questa vostra lettera
vè una lettera per il Sig. Godin Agente qui di Monsignore
del Sig. Vicario Generale per la licenza dentrare in cotesto
Monasterio la nipote del Sig. Abbate Guarini. Hoggi se piace à
Dio la porterò al sudetto Agente, ma non so se con questa
prima feluca del dispaccio possa haversi la spedizione: si farà
il possibile. Nella vostra lettera poi non vè altro
che richieda risposta, oltre il detto da me nella presente, onde
vi saluto con le sorelle e coteste religiose e pregate tutte per
me.
Roma 31 Maggio 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1708 06 26 - AMBP - (A suor
M. Maddalena sua sorella)
on
questultima feluca del dispaccio ho havuta una sola lettera
di costà, cioè la vostra de 18 Maggio assai
vecchia, quando altre ne sono venute più fresche. Ringrazio
Iddio de buoni avvisi mi date del P. Matteo, e della sua
diligenza per la fabbrica; nostro Signore disponga il tutto à
sua gloria. Io con la feluca passata risposi al sudetto P. Matteo,
spero che habbia havuto la mia lettera.
Sè havuta una lettera postulatoria del Capitolo generale
de PP. Benedettini, e si spera che essi procureranno le
lettere di Palermo. Ma le cose vanno alla lunga; qui sera
pensato quello che certi dicono, che vi voglia una persona à
posta, per procurare queste lettere. Se costì vi fosse
qualche persona abile ò qualche R. Sacerdote, potrebbe
farlo con andar à torno per le città principali
per richiedere queste lettere, et ottenerle; bisognerà
però far questo col consenso di Monsignor Vescovo, con
haver la formola dal Sig. Vicario Generale, che lhebbe qui
dal Procuratore. Ma la difficoltà maggiore consiste nella
spesa di questi viaggi e trattenimenti, quando il Monasterio potesse
farla, questa sarebbe la scorciatoia per venir à capo di
questa faccenda. Almeno vorrei che per mezzo del Sig. Abbate Guarini
e del P. Matteo procuraste efficacemente questi punti da Monsignore.
Primo, che egli, il Capitolo, e la Città di Girgenti mandino
queste seconde postulatorie presto.
Secondo, che si mandino le instruzioni e commessioni necessarie
à Messina à Monsig. Arcivescovo per lesame
del P. Giunta, chè assai vecchio e non bisogna più
tardare. Terzo, che si mandino qua le fedi della morte de
testimonij del processo fatto, e poi morti.
Quarto, che si mandino pure qua presto le Vite e le lettere della
Serva di Dio in buon numero perché sono ricercate continuamente.
Raccomandate queste quattro cose à suor M. Serafica, acciò
che le procuri presto per mezzo delle persone accennate.
Si sono intesi i disturbi accaduti in Palermo, ma ringrazio Iddio
che poi sè quietato il tutto. Ma noi qui siamo in
nuovi imbarazzi perché i Tedeschi sono entrati nello Stato
della Chiesa e si sono fatti in Napoli e Milano ordini di sequestrare
lentrate ecclesiastiche à quelli che stanno fuori.
Il Papa per difesa dello Stato ecclesiastico fa gran numero di
soldati, et ha posto per necessità alcune gabelle: sicché
i gastighi di Dio per nostri peccati sempre crescono: e più
che si desidera la pace generale, più sallontana.
Sustinuimus pacem, et non venit: quaesivimus bona et ecce turbazio:
cognovimus Domine peccata nostra: non in perpetuum oblivisceris
nos. Così bisogna confessarne la giustizia della pena
nella malizia delle nostre colpe. Non lasciate di pregar continuamente
Iddio per i presenti bisogni della Christianità e pregatelo
chalmeno in aeternum parcat nobis.
Riverisco il Sig. Abate Guarini, e mi raccomando alle sue orazioni,
comanche à quelle di cotesto Monasterio e di voi
sorelle, che tutte saluto nel Signore.
Il Sig. D. Gio. Felice tanto divoto della Serva di Dio è
andato à condurre una sua nipote fuori di Roma per farla
monacare; si raccomanda alle vostre orazioni e vi saluta, e dice
chè vostro procuratore nel sollecitare il Sig. D.
Baldassare per mandarvi qualchaltra Reliquia.
Roma 26 Giugno 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe Maria de Tomasi
1708 08 03 - APTO - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on è ancora
arrivata la feluca del dispaccio, ma perché di qui ne parte
una mandata dal Signor Ambasciatore di Spagna, vi scrivo la presente
con darvi avviso di esser venute due lettere postulatorie, una
dal Capitolo di Messina, e laltra della Collegiata di Caltagirone.
Vi mando qui acchiusa la relazione più distinta della conversione
di unAnima per lintercessione di suor Maria Crocifissa,
la quale manderete anche à Monsignore e poi la conserverete.
Perché nel Monastero di Spello dove è entrata la
nipote del Signor D. Gio. Felice hanno presa in gran devozione
(al)la serva di Dio, sono stato richiesto à mandargli qualche
sua cosa da metterla nella stanza comune del lavoro, acciò
che tutte le monache ne fossero partecipi. Io gli ho dato una
di quelle sue fatture tonde, à modo di Agnus Dei, che mi
mandaste dopo la sua morte come cosa sua, lornamento credo
di certo che sia di sua mano, ma il bambinello di cera che sta
in mezzo, non so se lhabbia lavorato essa. Queste fatture
ò brevi tondi à modo di Agnus Dei sono tre,
e tutte tre col suo bambinello di cera. Avvisatemi se veramente
anche il bambinello era suo, ò solo le fettuccie et il
ricamo, e questo per consolazione di quelle religiose, acciò
che sappiano qual sia lopera delle mani della serva di Dio.
Il sudetto Signor D. Gio. Felice vi saluta assai il Signor suo
fratello, e si raccomanda con lui e con la nipote alle vostre
orazioni e non lascia di procurare per voi qualchaltra devozione,
sollecitando il Signor D. Baldassare, che già credo habbia
ottenuta una reliquia di vostro sommo contento.
Il Padre Onofrio, fratello del Signor Abbate Guarini, si trova
al suo convento di S. Silvestro, vicino à Frascati, da
14 miglia lontano da Roma, mi scrive che vi saluti con molta espressione,
et insieme vi prega à far sollecitare il cambio di quelle
Messe commesse dalla Signora Principessa di Butera, che doveva
esser mandato per via del Signor Vicario generale Turano, e pare
finhora non sè veduta cosa alcuna, perciò
mi farete piacere di sollecitare questo cambio ò di ricordarlo
alla Signora Principessa di Butera, se ancora non havesse dato
il denaro, rispondetemi sopra questo punto, per sapere dir qualche
cosa al Padre Onofrio.
Già siamo ad Agosto, vi prego à ricordar alla Signora
Principessa di Scordia il nostro cambio, perché sapete
bene quanto si stenta per haverlo; onde è bene anticipare
la vostra raccomandazione. Il Padre Mastrilli dei nostri studenti,
qui in S. Andrea, mha fatto istanza che scrivessi alla stessa
Signora Principessa di Scordia per havere il suo livello di onze
50 sopra la nostra Casa, ma io gli ho detto che non scrivevo à
detta Signora ne anche per il mio legato, ma che ne havrei pregato
voi, che con loccasione di scrivere ad essa per il mio legato,
le scriveste anche per il suo livello, acciò che glielo
paghi à tempo, che finisce in questo mese di Agosto. Qui
si sta da forestieri, e queste guerre impediscono il commercio,
né si sa dove andranno à finire, e perciò
per loccorrenze sono necessari questi sussidij. Pertanto
vi prego à scrivere à detta Signora e per me e per
lui, acciò che sia puntuale. Del resto pregate per me,
con le sorelle e tutte codeste religiose, quali saluto nel Signore.
Roma, 3 agosto 1708.
vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de Tomasi
Qui si dice che una feluca del dispaccio partita di qua e che
ritornava in Palermo, sia stata presa; sì che le lettere
mie saranno andate male, mentre in questi casi sogliono buttar
le lettere à mare. Sit nomen Domini benedictum semper.
1708 08 18 - AMBP - (A suor
M. Maddalena sua sorella)
o
ricevuto una vostra de 28 Giugno doppo essere scorso molto
tempo senza vostre lettere, havendo tardato assai la feluca del
dispaccio. Sono però venute altre feluche di Palermo con
mercanzie, e con una desse ho ricevuta una scatola ò
cassetta ma senza lettera perché il marinaro, ò
altri lhan perduta; gli ho pagato il nolo et ho trattenuta
la cassetta così fino à nuovo avviso, perché
dubitavo che quelle cose di suor M. Crocifissa con tante galanterie
e statuetta di S. Antonio fossero forse per altri. Ma da questa
vostra comprendo esser stata inviata à me, onde assai ve
ne ringrazio per le divozioni della Serva di Dio, e vi ringrazio
anche delle pezzette di viole e de due pezzi di cioccolatta,
se ben mhavreste dato gusto maggiore à non mandarmi
quella statuetta, e quegli habiti del Carmine pure mi sono superflui,
il che vi scrivo per non incommodarvi per lavvenire, e darmi
materia di disgusto.
Intendo poi per la vostra lettera la grazia succeduta nellincendio
de grani in campagna smorzato per limmagine della
Serva di Dio, à cui ne rendo grazie. Il caso è assai
notabile, e potrà servire per quando si faranno i processi
con autorità Apostolica acciò che sia esaminato
e provato; comanche quegli altri casi succeduti doppo il
primo processo fatto da Monsignore.
Se questa causa andrà avanti, allhora si potranno provare
queste cose giudicialmente. Fin hora però la causa è
assai raffreddata, perché le seconde postulatorie non vengono,
e non sappiamo se Monsignore habbia la volontà di far i
nuovi processi con gli altri due Vescovi, ò almeno uno.
Rimettiamo il tutto nelle mani di Dio, se il Sig. Prencipe di
Scordia procurerà le postulatorie di Palermo, sarà
assai bene, ma la mancanza di quelle di Girgenti che sono le più
necessarie, cagioneranno dilazione al negozio. Fiat voluntas
Domini.
Ho ricevuto il notamento della pietra buttata dalla Serva di Dio
ne fondamenti del Romitorio et hora trovata, e ne ringrazio
Iddio della rinnovazione della memoria della sua Serva in questa
occasione. La lettera della Madre Abbadessa per la monaca di Amelia
la manderò se piace à Dio con la prima posta.
Ho comprati i cinque paia docchiali secondo la vostra notarella,
due per le Sig.re Gairtone, e tre per voi sorelle, e tutti hanno
scritto di sopra la loro qualità. Scrivete se sono riusciti
buoni, perché col solo avviso di lontano non si può
far altro che indovinare. Pure ho preso le lezioni di S. Scolastica
e di S. Giovanni di Dio, e certo altro ufficio di S. Colombano
che il libraro mha detto essere uscito ultimamente per lordine
monastico.
Tutta la spesa degli occhiali è stata sette giulij e mezzo,
e le lezioni baiocchi sette e mezzo, che in tutto fanno otto giulij
e baiocchi due e mezzo. Io lho mandati in un involtino ben
aggiustati al P. Bernardino in Palermo il quale pagherà
il nolo al padrone che si chiama Giuseppe Magrino; quel Padre
ve li manderà, e voi fategli sodisfare il nolo.
Per la conoscenza costì havuta col Sig. Prencipe di Scordia,
potrà suor M. Serafica raccomandare à lui et alla
Sig.a Prencipessa la fabbrica delle Scuole pie, acciò che
siano pronti al dovuto denaro per proseguirla con sollecitudine.
Se in Girgenti non vè risoluzione di mandar qua le
vite e lettere di s. M. Crocifissa, potreste scrivere al P. Bernardino
ò altri, se trovasse qualche libraro in Palermo che à
conto suo ne volesse mandare, perché qui vendendosi (come
si spera presto per la grande instanza che se ne fa) gli sarebbe
poi mandato il denaro in Palermo ò pagato qui à
chi volesse. Non vi perdete tempo à questa diligenza per
non far raffreddare la divozione delle persone che le cercano.
Vi saluto con le sorelle e pregate per me, come anche ne prego
coteste religiose.
Roma 18 Agosto 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1708 09 15 - APTO - (A suor
M. Serafica sua sorella)
eri
giorno della santa Croce ho ricevuto due lettere con la feluca
del dispaccio, una vostra de 25 Agosto, e laltra di
suor M. Maddalena senza giornata in cui era la lettera di Monsignore
in risposta vostra sopra le postulatorie per la causa etc., e
se bene dal rumore occorso in Girgenti, come cennate, pare che
il sudetto Prelato possa differire le diligenze esibite, nulla
di meno sarà bene che voi in qualche congiuntura gli rinfreschiate
la memoria. Già io gli ho scritto con la feluca passata,
intenderemo il seguito.
Mi dispiace la discordia et inimicizie costì suscitate
prima per loffese di Dio, e poi per il bene di cotesta Terra.
Io questa mattina tutto che indegnamente ho offerto il S. Sacrificio
per la concordia di cotesto luogo.
Nostro Signore esaudisca le vostre orazioni massime con loblazione
del corpo e sangue di Gesù Christo, qui est pax nostra.
Vho scritto dhaver ricevuto quella cassetta con le
divozioni di suor Maria Crocifissa, con la terra di S. Paolo di
Malta, e tavolette etc.; io con essa non ricevei vostra lettera,
hora avvisate che vi sono cose anche per il fratel Andrea nostro
Compagno, ma non specificate altro, vi prego à scrivermi
più distintamente ciò che se gli deve dare perché
la prima lettera il marinaro la perse.
Tempo fa vi scrissi che desiderava sapere se quelli bambinelli
di cera cherano negli Agnus Dei (come voi li chiamate) fatti
da suor M. Crocifissa che mi mandaste poco doppo la sua morte,
se quei bambinelli, dico, erano ancor essi fatti di sua mano ò
no, ma perché non mi ricordo bene quando ciò vi
scrissi precisamente, hora lho voluto tornar à scrivere,
acciò che me lavvisate. Pure in questa ultima cassetta
verano certi brevi, e Agnus Dei con i bambinelli
di cera, non so se anche questi sono fatti di mano della Serva
di Dio.
Vi ricordo à far qualche dimostrazione di gratitudine al
Signor D. Baldassare per la Messa composta in musica, e ciò
farete con la direzione et ordine di Monsignore. Quando rispondete,
scrivete la giornata delle mie lettere alle quali rispondete,
per sapere quelle che capitano.
Già che non si vede speranza di prendersi qua da Monsignore
le vite e le lettere di Crocifissa, di quelli otto giulij e baiocchi
due e mezzo, spesi qui per gli occhiali mandati et ufficij di
S. Scolastica, fatene comprare una vita di suor Maria Crocifissa,
e se in detto numero vi può entrare anche un libro delle
sue lettere, ma non fate spendere più di quello costì
costano, e per via del Padre Bernardino potrete farmeli mandare
involtati in un cartone.
La lettera mandata per le Signore sorelle della Principessa di
Butera, da cotesta R. M. Abbadessa, ve la rimandai acciò
che la copiasse con tralasciare alcune righe, non essendo necessaria
altra vostra lettera, mi rimetto à quello che vi scrissi
nella mia inviata il primo di questo mese corrente. Del resto
voi dite nella vostra lettera che havreste da dir alcune cose
di confidenza, ma non le scrivete per timore che le lettere non
mi capitino.
Le lettere vostre vengono sempre e sigillate, se ben alle volte
tardano, in tutto questo tempo di guerra non è stata presa
che una sola feluca del dispaccio che tornava di qui à
Palermo; onde si sono perdute le mie lettere in questa sola volta.
Io però non scrivo più à lungo delle nostre
amarezze comuni, perché già sappiamo che lamarezze
di questa vita raddolciscono la morte, la quale prego da nostro
Signore secondo il suo beneplacito et in grazia sua, dicendo che
tollat me à mundo ut servet me à malo culpae.
Io già sono entrato nei 60 anni, i nostri sono quasi tutti
morti più giovani. Iddio mi faccia la misericordia di condurmi
presto nel Purgatorio, chè un buon paese, perché
quivi non soffende Iddio, ma si crede, si spera, sama,
sha pazienza, e rassegnazione nella divina volontà
e giustizia e si sta in una amarissima pace, ma però pace
et ecce est in pace amaritudo mea amarissima.
Io desidero questo paese fino al giorno del giudizio, essendo
gran misericordia per i miei peccati lhaverlo anche così
lungo. Pregate per me e vi saluto etc.
Roma, 15 settembre 1708.
vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de Tomasi
1708 10 13 - AMBP - (A suor
M. Maddalena sua sorella)
oppo
dessere scorso molto tempo senza comparire la feluca del
dispaccio, finalmente per grazia di Dio è venuta con una
vostra lettera de 14 Settembre, quale è venuta sigillata
bene senza verun segno dessere stata aperta. Io sempre scrivo
con la feluca del dispaccio, ma non vedo esservi costì
il ricapito, e particolarmente alcuna scritta al principio dAgosto,
sopra quel denaro di limosine di Messe che dovea esser mandato
qua al P. Onofrio dalla b. m. della Signora Principessa di Butera,
che lhavea destinato fin da Febbraro ò Marzo passato.
Avvisatemi di grazia se suor M. Serafica ricevé tal denaro,
e sè stato mandato e per qual via.
Voi scrivete che ogni settimana mi scrivete, onde io dovrei ricevere
più lettere in una volta. Scrivete al M.ro Corriero, che
quando parte la feluca mi mandi tutte le vostre lettere che si
trova.
Vi ringrazio assai comanche tutte coteste religiose della
special memoria havuta di me nelle vostre divozioni il giorno
della S. Croce. Nostro Signore vi rimeriti la carità vostra
in cielo, ove la ricompensa è eterna.
Sono andato à posta allocchialaro per un altro paio
docchiali per suor M. Serafica giacché quello mandatogli
era appannato, ma havendo discorso non habbiamo potuto intendere
se locchiale deve esser di vista più dolce ò
più acuta, poiché quellappannamento che voi
dite crediamo sia offuscamento che non discerne bene. Per ben
indovinar la sua vista locchialaro vuol sapere se con questo
occhiale che voi dite appannato essa ci vede più chiaro
da lontano, ò più chiaro da vicino, cioè
se le lettere del libro ò del lavoro le vede con detto
occhiale meglio da vicino ò un poco più lontano;
perché da tal notizia può argomentare la necessità
della sua vista. Avvisatemi che procurerò di servirvi se
piace à Dio. Il meglio però sarebbe di mandare qualche
pezzo docchiale rotto che fosse buono per essa, per poi
mandarne un paio buono.
Il fratel Andrea vi ringrazia molto dellabito mandatogli
etc. e vi saluta e si raccomanda alle vostre orazioni.
Se la Madre Abbadessa con la licenza e consiglio di Monsignore
vuol mandare qualche cosa al Sig. D. Baldassare, io credo che
possa mandarla sicuramente con la feluca del dispaccio perché
questa se tarda, sempre però viene et in ogni caso havrete
voi fatta la dimostrazione da canto vostro. Potrete raccomandare
la consegna al P. Bernardino e sopra tutto fate assegnare distintamente
à Monsignore tutto ciò che egli stima bene di mandare.
Quando si dasse qualche apertura di poter havere le lettere postulatorie,
non lasciate di farlo, fiat voluntas Dei.
Raccomando à suor M. Serafica la cosa del legato nostro,
massime in questi tempi così turbati e sconcertati è
bene che ne solleciti la Signora Principessa con mandare le due
polize in due volte separatamente, cioè in diverse feluche
del dispaccio.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e coteste religiose.
Roma 13 Ottobre 1708.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1708 11 19 - APTO - (A suor
M. Maddalena sua sorella)
opo
quasi due mesi senza vostre lettere, finalmente è venuta
la feluca del dispaccio per grazia di Dio, con una vostra lettera
del 22 Settembre, benché ne siano venute altre del fine
di Ottobre e forse di questo stesso mese. Se costì scriveste
ogni ordinario, ne havrei più fresche, pur tutte poi conservate
in Palermo, con la prima feluca le manderebbono.
Hor sia fatta sempre la volontà di Dio, la lettera della
M. Abbadessa hora rimandata,comanche laltra prima
venuta e conservata da me, sono state già mandate alle
Signore sorelle monache della Signora Principessa di felice memoria.
Il nostro fratello Andrea vi ringrazia assai delle divozioni mandategli,
e si raccomanda alle loro orazioni.
Scriverò al P. Onofrio che sta à S. Silvestro, vicino
à Frascati, la notizia datami del cambio del Signor Abbate
suo fratello, al quale porterete il mio divotissimo ossequio col
desiderio delle sue orazioni.
Per facilitar questo cambio se non fosse fatto ancora, comanche
quello dei nostri legati, mi pare bene trattare col Sig. Principe
di Niscemi, tutore, chè signore prattichissimo e
potrà facilmente trovar il modo, né tardate à
sollecitare questi legati per le congiunture de tempi: e
fate mandare le due polize in due volte, cioè in diverse
feluche del dispaccio.
Porterò i vostri saluti al Signor D. Baldassare et al Signor
D. Felice etc. con la notizia dello bambinello di cera di Crocifissa
come scrivete etc.
Nelle devozioni che manderete al Sig. D. Baldassare non mi pare
di mettervi la terra di S. Paolo, e per me non occorre più
mandarmene, havendone bastantemente.
Il sudetto Sig. D. Baldassare vi manda due piccole reliquie autentiche
di S. Scolastica, vostra madre, e di S. Caterina Vergine e Martire
con lautentica, sicché havrete le reliquie del Padre
e della Madre. Egli vi scrive una lettera, nella quale vi domanda
alcune coroncine fatte dalla Serva di Dio, et una sua sottoscrizione
etc., quali potrete includere con laltre cose sopra cennate,
che se queste fossero già mandate, potrete fare unaltra
piccola scatoletta, per queste altre cose, et il tutto con la
direzione di Monsignore, et per mandarle, le potrete raccomandare
al P. Bernardino. Lo scatolino delle reliquie e la lettera di
D. Baldassare con una mia, lho consegnato al nostro Padre
Nava, siracusano, che parte in questa settimana per Sicilia, ma
finhora non sa se va in Palermo à dirittura, ò
Siracusa; se va in Palermo, egli consegnerà il tutto al
P. Bernardino; se va à Siracusa, farà capitare lo
scatolino et il piego al Signor Barone Ribera à Scicli,
et in sua assenza alla M. Abbadessa di S. Gio. Evangelista della
stessa città. Perciò voi anticipatamente scrivete
al sudetto Signor Barone, et al Monasterio di S. Giovanni, che
ricevendo queste cose, ve le mandino con ogni diligenza e sicurezza,
e poi avvisatemi dellarrivo piacendo à Dio.
Circa le cose di Roma e dello Stato ecclesiastico si sta in grandi
sconcerti con armamento per difesa della città e dello
stato. Vi è un ministro mandato dallImperatore per
negoziare sopra questi affari, ma finhora non si sa dove
termineranno, e si sta fra il timore e la speranza. Io temo de
nostri peccati, che non ci tirino addosso i flaggelli di Dio,
perché nulla può lhuomo, se Dio non li da
la potestà di nuocere; il Signore disse à Pilato:
non haberes potestatem adversum me ullam, nisi tibi datum esset
desuper, e perciò bisogna giorno e notte dire al Signore,
ad te Domine sunt oculi nostri ne pereamus.
Raccomandate questi bisogni alla M. Abbadessa, acciò che
faccia fare orazioni continue e ferventi nel Monasterio per queste
grandi necessità. Orate, orate, orate. Del resto
vi saluto con le sorelle e tutte codeste religiose, e pregate
assai assai per me.
Roma, 19 novembre 1708.
vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de Tomasi
1709 03 07 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
erché
parte una feluca di qui, senza haver ricevute vostre lettere perché
la feluca del dispaccio non è venuta da gran tempo, fo
queste quattro righe per salutarvi con le sorelle, e per darvi
avviso che li 4 libri mandati di s. M. Crocifissa sono qua arrivati,
ma perché furono gittati in mare erano come una pasta.
Nondimeno havendoli posti nel forno doppo levato il fuoco con
diligenza di rivoltarli, si sono asciugati di maniera che legati
di nuovo possono servire; ne sia lodato Iddio. In questi libri
vera un cuore di carta con lettere maiuscole Iesus amor
meus Crucifixus. Fiat voluntas tua. Desidero sapere se questo
cuore e queste lettere siano scritte dalla Serva di Dio, ò
daltri. Rispondetemi se ve ne ricordate bene.
Vavvisai già la morte del Sig. Cardinal Colloredo,
hora vi do avviso della morte del P. Luca Millini chera
stato delloratorio di S. Filippo Neri, del quale ne havete
qualche memoria per altre occasioni de tempi passati; egli
era confidentissimo del P. D. Carlo, et amicissimo; huomo di gran
virtù ma di grandi patimenti danima e di corpo, ma
la benignità di Dio gli ha data una morte così dolce
quanto è il sonno. La mattina havea preso il S. Viatico,
e lestrema onzione, e presa un poco di refezione, si pose
à dormire, e dormendo morì che non se ne accorsero
dal non respirare più. Ho perduti in due mesi due amatissimi
amici, il Card. Colloredo, et il P. Millini, et io sono rimasto
indietro: la feccia resta allultimo della botte. Pregate
per loro per carità che ve li raccomando assai, seben credo
che io ho bisogno delle loro orazioni.
Il nostro fratello Andrea vi manda una scatoletta di un Agnus
Dei grande, et daltri piccoli più di 90; la scatola
è indirizzata al P. Bernardino al quale farete sodisfare
il porto del padrone della feluca. Del resto io non ho materia
da rispondere perché lettere di Sicilia non sono venute
da gran tempo.
Monsignor Ventimiglia chè stato ammalato da morire
ha mandata la sua seconda lettera postulatoria, ma se non vengono
almeno quelle di Monsig. Di Girgenti, del suo Capitolo e della
stessa Città non si può far nulla. Procurate di
rinnovare le instanze per haverle.
Pregate per me e vi saluto etc..
Roma 7 Marzo 1709.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1709 04 28 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
n
questultima feluca del dispaccio, ricevo 3 vostre lettere,
cioè due vostre de 13 Marzo e 7 Aprile, et una di
s. M. Maddalena de 13 Marzo con due lettere per il P. Generale
delle Scuole pie del P. Matteo, che già le ho mandate.
La lettera del P. Matteo venuta un pezzo fa non richiedea risposta:
e per questo non gli scrissi, non lasciando però sempre
dessergli affezionatissimo e desideroso de suoi comandamenti
nelle occasioni. Le due lettere di suor M. Scolastica lho
fatte raccomandate à persona, che credo le darà
sicure, e ne riporterà le risposte: quali venendo, vi manderò
appresso, piacendo à Dio.
Spero mandarvi qui acchiuso il dupplicato della licenza dhaver
un Confessore Regolare: avvisatemi subbito della ricevuta per
mia quiete. Le lettere alle sorelle della Signora Principessa
di Butera furono mandate; la presente congiuntura de tempi
havrà impedito ò fatte smarrire le risposte. Resta
che voi costì habbiate fatto la parte vostra.
Ringrazio Iddio dellarrivo delle reliquie di S. Scolastica
e S. Caterina: non dimenticate di rispondere al Sig. D. Baldassare,
comanche di mandargli le divozioni chegli desidera.
La vita di s. M. Crocifissa sta al fine di ristamparsi in Venezia,
e qui credo si stamperanno di nuovo le sue lettere à spese
dello stampatore; se havete qualchaltra lettera notabile
non stampata mandatela, perché si possa aggiugnere. Quanto
agli scritti della stessa si potrebbono stampare, ma per hora
contentiamoci di questo, perché se Iddio vorrà,
aprirà la strada, comha fatto per la vita e per le
lettere.
Circa la sua Causa non venendo da costà le seconde lettere
postulatorie di Mr. Vescovo, e del Capitolo e Città di
Girgenti, qui non si passa avanti. Oltre che vi sono due difficoltà:
una se Monsignore vuol fare il secondo processo con due Vescovi,
ò uno almeno; laltra che per introdurre la causa
qui vi vuole del denaro per le scritture e stampe che si fanno
da Procuratori e Promotore della Fede per introdurre questa
causa in Sagra Congregazione. Se il Monasterio ò D. Ferdinando
M. mandassero qualche denaro à poco à poco, si potrebbe
depositare al Banco per trovarsi in ordine, essendo più
difficile lhavere la somma del denaro tutta in una volta.
Mi dolgo assai che non si sia fatto lesame del P. Giunta
à Messina, per il quale non vi voleva altro che Monsignor
di Girgenti facesse la commessione autentica à Monsignore
di Messina, e gli mandasse le instruzioni da far questo piccolo
processetto. Sè ciò tentato tante volte, ma
finhora non è piaciuto al Signore.
Quanto al SS. Crocifisso di rilevo al naturale, non è possibile
sperarlo da Napoli, e di qui sarebbe una cosa di grande spesa
nellintaglio, e nel trasporto. I tempi presenti non permettono
queste intraprese: sarebbe meglio che lo procuraste in Palermo
almen dipinto sopra una gran croce di tavola sottile.
Ringrazio tutte coteste religiose della special memoria havuta
di me nelle loro divozioni il giorno di S. Gioseppe; nostro Signore
rimeriti loro questa gran carità. Credo saranno costì
la Signora Principessa col Sig. Principe di Scordia e D. Ferdinando
M.: riveriteli tutti à mio nome.
Raccomandate loro leducazione del figliuolo che caramente
saluto, e la fabbrica delle Scuole pie: della quale datemene qualche
avviso.
Il nostro fratel Andrea vi saluta assai e si raccomanda alle loro
orazioni, et ha goduto molto che vi siano arrivati gli Agnus Dei
ultimamente mandatevi.
Le cose poi del Papa con lImperatore pare che siano aggiustate,
benché resti ancora qualchaltro impiccio da superarsi.
Nostro Signore ci conceda in suo santo servizio per quiete de
tempi e la pace de principi Christiani che si spera.
Intendo con rammarico la mortalità di Modica, anche qui
e per Italia et altrove vè stata in questo inverno
per la grande intemperie di geli e neve venuta con catarri e punture,
e dicono esser in Roma morte da 3 mila persone. Preghiamo Iddio
che in tanti mali vi sia il bene della salute dellanime
perché lo glorifichino in eterno.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e pregate il Signore
mi dia una buona morte. Roma 28 Aprile 1709.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1709 06 19 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
er
via del P. Bernardino ho ricevute due vostre lettere de
12 e 22 Maggio con un grosso piego e con la scatola per il Sig.
D. Baldassare etc. et io risponderò brevemente capo per
capo.
La lettera del P. Matteo al suo P. Generale lha havuta lo
stesso giorno che io la ricevei; riverite il suddetto Padre da
mia parte con ogni ossequio, et avvisatemi lo stato della fabbrica
del Collegio.
Le lettere alle monache dAmelia, lho mandate ma mi
ritenni quella in cui era la lettera dello stato scaduto de
religiosi, perché non ho stimato bene mandarla per giusti
motivi.
La scatola per il Sig. D. Baldassare tale quale lhavete
mandata gliela feci consegnare dal nostro fratel Andrea, che mi
disse che la ricevé con gradimento indicibile et con somma
allegrezza; ne sia lodato il Signore. Pure il nostro fratel Andrea
ha ricevuto il suo involtino con tanto giubilo che non potea contenerlo,
egli vi saluta, e si raccomanda alle vostre orazioni, vi ringrazia
etc. e per brevità non dico altro de sensi del suddetto
D. Baldassare e fratel Andrea.
Ho rammarico che non vera arrivato il dupplicato della licenza
del Confessore Regolare: se voi mhaveste scritto la giornata
della mia lettera, potrei sapere se è perso ò no:
perché io lo mandai alli 28 Aprile. Starò aspettando
la feluca del dispaccio per sentire se vi sia arrivato.
Ho ricevuta la copia del Sig. Prencipe della Cattolica à
Monsignore sopra la causa della Serva di Dio: avvisatemi cheffetto
habbia havuto, e se vè cosa di nuovo sopra tal materia
tanto per le lettere postulatorie, quanto per la buona volontà
di Monsignore etc. Già vho scritto che le lettere
di Crocifissa non si stampano più qui almen per hora per
impedimento occorso; perciò le lettere che havete mandate
nel piego grosso tanto originali, quanto copie le leggerò
piacendo à Dio, e poi risolverò se shanno
da rimandare. Tra tanto scrivetemi se di tutte queste lettere
mandatemi ne havete tenute costì le copie, perché
se ne havete le copie, non occorre rimandarvele.
La vita stampata à Venezia saspetta per così
dire di giorno in giorno: e tanti la desiderano con ansietà.
Il nostro fratel Andrea vi manda queste immagini del S. Salvatore
di S. Gio. Laterano, qual immagine non fu dipinta per mano humana,
come già vho scritto.
Per il porto della scatola, dogana etc sè fatta qualche
spesarella, e seben io son debitore à loro per le tavolette
di viole mandatemi, nondimeno perché questa spesa è
maggiore, per levarmi ogni scrupolo perché il denaro che
spendo non è mio, ma della comunità e Religione,
mandatemi due libri delle lettere stampate di suor M. Crocifissa
e se volete potrete valervi del P. Bernardino, à cui indirizzo
la presente senza aspettare la feluca del dispaccio, giacché
vè la commodità di questa feluca di mercanti.
Roma 19 Giugno 1709.
La pace si dice fatta con gli Olandesi, Spagnuoli e Francesi,
ma non vè ancora certezza per quanto io sappia. Pregate
per essa e per me e vi saluto etc.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1709 06 23 - AMBP - (A suor
M. Maddalena sua sorella)
on
la feluca del dispaccio chè arrivata ho havute 2
lettere, una vostra de 17 Maggio, e laltra di s. M.
Lanceata de 12, e perché ho scritto 3 giorni sono
col padron Ignazio Caramaglio che portò la scatola per
il Sig. D. Baldassare, aggiugnerò qui le risposte delle
lettere del dispaccio, mandandole anche come la prima al P. Bernardino,
con lo stesso padrone che non è ancora partito.
Mando dunque 2 paia docchiali à s. M. Lanceata con
la sua cassetta, secondo la mostra mandatami. I libri delli ragionamenti
sopra le Domeniche del P. Finetti, e lAnno Doloroso di quel
P. Capuccino non si trovano, per quanta diligenza feci io stesso
à librari; ma in luogo del Finetti vi potrete servire à
mensa dellEpistole et Evangelij correnti di tutto lanno,
volgarizzati con annotazioni aggiunte del Remigio Domenicano,
che credo vi mandai molti anni sono, et anche facile ad haverli
in Palermo per esser libro assai corrente.
Le lettere di s. M. Crocifissa non si stampano più qui
per impedimento sopravenutomi; e le sue vite ristampate à
Venezia, non potendone havere ancora una per la presente commodità
di barca, le potrete havere costì, perché il libraro
di Venezia ne ha mandate molte à Messina per essere vendute
in cotesto regno.
LOrdinario Benedettino non si può havere essendo
finiti tutti, mha detto il libraro che à Settembre
ò Ottobre si stamperà il nuovo per lanno 1710
e per 4 anni, et allhora se saremo vivi, si potrà fare
la provisione.
Con lultima mia lettera scrissi à suor M. Serafica
che [per] la spesa del porto della scatola del Sig. D. Baldassare,
mandasse due libri delle lettere di s. M. Crocifissa: ma perché
hora sè speso anche per gli occhiali suddetti, ditele
che non mandi più le lettere stampate costì, ma
in tutto può mandare con buona commodità nove giulij
per tutte le suddette lettere.
Godo assai della fabbrica avvanzata delle Scuole pie, ma sto ansioso
del dupplicato mandatovi del Confessore Regolare, che vi mandai
allultimi dAprile; sto però con speranza desservi
poi arrivato, perché la mia lettera alla quale voi rispondete
era solamente de 14 dAprile.
Le speranze della Pace sono andate in fumo per i nostri peccati;
si seguirà la guerra. Nostro Signore habbia misericordia.
Il nostro fratello Andrea vi saluta assai, raccomandatelo al Signore
comanche me perché poco mi resta di star in questa
valle di lagrime, e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
In vedere il P. Onofrio, gli porterò i saluti delli Signori
suo fratello e nipote.
Roma 23 Giugno 1709.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1709 08 05 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
o
ricevuta una vostra degli 8 Luglio, con la quale mi dite di non
haver ricevute mie lettere: quali però spero che havrete
poi ricevute con lavviso dellarrivo della scatola
per il Sig. D. Baldassare, à cui è stata data etc.
Intendo con mio rammarico le scorrerie fatte in coteste vicine
marine et il danno fatto à frumento, et il vostro timore
per causa de ladri; sono tutti effetti de nostri peccati,
preghiamo Iddio che sospenda i suoi castighi, e che ci dia la
requie eterna, perché qui in terra non vè
requie. La pace delle corone è andata in fumo, expectavimus
pacem, et non venit, quaesivimus bona, et ecce turbazio; agnoscimus
Domine peccata nostra, non in aeternum irascaris nobis.
Vi mando qui acchiuse le lettere originali della nostra Serva
di Dio, perché è meglio che si conservino costì,
io ne ho ritenute le copie, per ogni buona occasione che venisse,
le lettere copiate e non originali non le mando perché
credo che ne habbiate altre copie, e perciò non fo con
esse piego più grosso. Se le volete, scrivetelo che ve
le rimanderò con buona commodità, giacché
per hora non si ristampano più le sue lettere, come si
sperava. Vè in queste lettere copiate, una copia
della lettera scritta dalla Serva di Dio sopra il fatto del cortello
mandatole etc. scritta ad un Padre spirituale suo, che non si
nomina in essa. Desidero sapere à chi è stata scritta,
e se si può trovare loriginale, ò chi lo tiene,
perché potrà servire assai à dilucidare questo
fatto quando si tratterà la sua causa; e come cosa di somma
importanza, vi raccomando ad usar ogni diligenza per saper il
tutto, et avvisarmi, e se trovate loriginale non lo mandate
fino à mio nuovo avviso, perché forse bisognerà
farvi unautentica pubblica per verificazione della mano.
Questa lettera, che non ha data comincia così: Fui tanto
lunga nella mia p.a lettera, che non mi diede lanimo domandarlo
del negozio del cortello, che V. R. dice essermi mandato da Dio
per il demonio etc.
Starò aspettando le vostre risposte doppo le diligenze
dovute.
Qui si stampa il primo tomo delloperette Teologiche de
Padri antichi, come cennai in quelli fogli stampati intitolati
Indiculus etc. che Monsignore mostrò gradire assai;
questopera è stata in Italia e fuori in Francia applaudita
assai, ma la cosa restava in solo dissegno. Sè fatto
il primo tomo per dar principio, e forse altri seguiteranno, ciò
chora si comincia da me: che non posso proseguire lopera
per esser vecchio, e perché lopera richiede non una
ma più persone. Spero piacendo à Dio che à
Settembre sarà finito questo tomo, e ve ne manderò
per voi e per Monsignore al quale, se vi pare, potrete per qualche
altro mezzo far vedere questo frontispizio. Pregate per me con
le sorelle che saluto nel Signore con coteste religiose tutte.
Roma, 5 Agosto 1709.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1709 09 04 - APTO - (A suor
M. Maddalena sua sorella)
oppo molto tempo
finalmente è venuta la feluca del dispaccio con due lettere,
una vostra de 9 Agosto, e laltra di suor M. Lanceata
de 25 Luglio e ringrazio nostro Signore della salute che
vi da insieme con D. Ferdinando, la cui lettera ho veduto. Quanto
alla scatola del Signor D. Baldassare io la viddi e la considerai,
e mi piacque molto comanche sommamente à lui, che
non si scorda di loro per procurarvi qualchaltra reliquia,
egli ha bisogno dorazioni, perché sta con alcune
indisposizioni corporali che lo travagliano molto, però
ve lo raccomando per haverne memoria nelle vostre orazioni.
Io poi vi ringrazio della S. Communione fatta per me il giorno
di S. Lorenzo, e nostro Signore per sua intercessione ci accenda
del fuoco che accese in questo benedetto suo Servo.
Godo assai della speranza delle lettere postulatorie per via del
Signor Principe della Cattolica e del P. Matteo ... (illeggibile)
del profitto di codesta terra nella dottrina cristiana e nelle
scuole per mezzo dei Padri delle Scuole pie. Iddio prosperi et
aumenti il tutto in suo santo servizio e continuate à darmi
avviso tanto delle postulatorie, quanto della fabbrica del Collegio.
Riverite il P. Matteo à mio nome et attestategli il mio
affetto, et il desiderio chho dellaiuto delle sue
orazioni.
Quanto poi alle guerre, flaggelli de nostri peccati, si
crede chhora si ripiglia il trattato della pace, e se ne
ha buona speranza con laiuto di Dio. Raccomandate questo
negozio à S. D. M. per bene della Christianità tutta,
acciò che si impediscano loffese di Dio.
Il P. Onofrio mha mandata lacclusa sua letterina per
il Sig. Abbate suo fratello con un breve, fatemi piacere dincluderla
in una lettera di suor M. Serafica, e mandategliela con diligenza,
con riverirlo da mia parte. Quanto agli alimenti della sua nipotina,
mi pare cosa un poco difficile, il tentare in Sacra Congregazione,
pur non di meno forse ne parlerò al P. Onofrio quando verrà
per qualche occasione à Roma, e la discorreremo. Ringrazio
il Signore della vocazione di cotesti 5 Palmesi alla religione
delle Scuole pie, quale sarà di profitto loro spirituale,
e di stabilimento maggiore del nuovo Collegio per havervi persone
del proprio paese.
Nelle lettere copiate di suor M. Crocifissa mandatemi da suor
M. Serafica ve nè una ad un suo Padre spirituale,
sopra il negozio del cortello, mandatole da Dio, come quello le
havea scritto. Questa lettera comincia così: Fui tanto
lunga nella mia prima lettera che non mi diede lanimo domandarle
del negozio del cortello che V.R. dice essermi mandato da Dio
per il demonio etc. Di questa lettera, perché è
di grande importanza per la causa della Serva di Dio, sarebbe
necessario di trovarne loriginale, e di sapere à
chi fu scritta et in che tempo: perché nella copia non
vè data. Dite à suor M. Serafica che faccia
ogni diligenza per [sapere dove pensi] si trova loriginale,
ed ho speranza assai ... fu scritta, bisogna pregarla in mandarla
costà, e poi scrivermi per sapere quello che sha
da fare col consiglio del Procuratore di qui. In somma avvisatemi
pienamente tutto ciò, che si può risapere sopra
la suddetta lettera.
Questo è quanto moccorre presentemente, pregate per
me con tutte le sorelle e tutte codeste religiose, quali saluto
nel Signore.
Roma, 4 settembre 1709.
Raccomando à suor M. Serafica il ricordare alla Sig. Nipote
i miei legati per le solite lunghezze.
vostro fratello e servo nel Signore
Giuseppe M. de Tomasi
1710 02 15 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
oppo un mese e giorni
è arrivata per grazia di Dio la feluca del dispaccio con
2 lettere, una vostra de 7 Decembre, e laltra de
24 dello stesso di s. M. Maddalena e ringrazio il Signore della
buona loro salute, e dellarrivo delle sante reliquie et
Agnus Dei mandati dal nostro fratel Andrea, che vi saluta e si
raccomanda alle vostre orazioni.
Ho ricevuto il notamento di suor M. Melchiorra sopra il fatto
del cortello, e la ringrazio assai della diligenza e fatica che
fa per la nostra Serva di Dio, il quale gliene renderà
la mercede in Paradiso per tutta leternità. Starò
aspettando qualchaltra notizia sopra ciò del P. Giunta,
che me la manderete per combinar assieme tutto il fatto.
Dallarrivo delle ss. Reliquie sopradette comprendo che sia
arrivato anche il breve per la Signora figliuola del Sig. Conte
del Comiso, sebene in questa feluca non ne ho riscontro né
da lui né dal Sig. Principe suo padre.
Sono poi restato ammirato del pensiero della Signora Principessa
di Scordia di dar moglie à Ferdinando M. in una età
che per non poter governare se stesso, sta sotto i tutori, e come
mai potrà governar la sua casa e le sue terre et esser
padre di famiglia?
Laffetto materno di detta Signora lha trasportata
à questi pensieri con lallettativo della qualità
di quella Signora maggiore detà di D. Ferdinando,
essendo padrona di 4 terre, come dice. Ma nel santo Matrimonio
si ha ad havere la mira alla propagazione de figli per multiplicar
quelli che adorano et amano Iddio, e perciò si deve haver
locchio alle qualità personali delle spose, se sono
buone e pie, timorate di Dio, lontane dalle pompe e superbia mundana
e che habbiano come scrive S. Pietro uno spirito quieto e modesto,
chè ricco nel cospetto di Dio. Del resto le ricchezze
e laltre considerazioni di fasto mundano, possono rendere
un inferno la casa dello sposo e della sposa se manca la virtù.
Io confido nel Signore che illuminerà la mente di detta
Signora per farle conoscere la stravaganza del pensiero; e scrivetele
che sarebbe in ciò biasimata da ogni persona prudente.
Attenda à far bene educare il figlio nel timore di Dio,
e nelle lettere, perché se non impara hora in questa tenera
età, non imparerà più. Già qui sè
procurato il nuovo Aio suggetto degnissimo, se bene non credo
che potrà partire prima di Pasqua per qualche impedimento.
Quanto poi alla promessa fatta dalla Signora Principessa alla
sua ... (illeggibile) se fa riuscire il detto Matrimonio di farle
haver luogo nel vostro Monasterio, detta Signora per esser donna
non sa i peccati e simonie che si commettono nella recezione et
elezione in Monasterij, per promesse e motivi di cose temporali;
ma lor altre siano avvertite à lasciar cadere più
tosto il mondo che acconsentire à cose indebite.
Quanto poi alla diceria uscita che il processo di Crocifissa fatto
costì non sia stato buono, è una falsa ciarla perché
il sopradetto Processo è riuscito ottimo, eccetto una piccola
cosa di non essersi replicati i giuramenti da testimonij,
la quale è di poca importanza, havendo dato il suo giuramento
ogni testimonio al principio. Anzi il Notaro della S. Congregazione
asserì che in 30 anni che havea servito la S. Congregazione
mai havea veduto un processo così ben fatto e ne sia la
lode à Dio. Del resto la [difficoltà alla] prosecuzione
di questa causa per far il nuovo processo da 3 ò almeno
2 Vescovi con autorità Papale facilmente può nascere
primo dalla fatica e secondo dalla spesa. Dalla fatica perché
forse non si troveranno 2 Vescovi che vogliono intraprendere questa
fatica che durerebbe qualche mese, oltre lincommodo di venir
à posta in Palma, e poi ritornarsene.
Della spesa poi, perché per alloggiare questi Prelati con
la famiglia e ministri necessarij e dar à questi i giusti
stipendij delle loro fatiche non si sa chi ha da somministrar
il denaro che pur arriverà e passerà forse qualche
migliaio di scudi. Monsignor Ventimiglia Vescovo di Lipari sera
offerto à venire costà e starvi per il processo
sempre à spese sue, ma il Signore se lè portato
in paradiso. Hora però è stato fatto qui Vescovo
di Lipari il Padre Tedeschi Benedettino di Catania chè
divota assai della Serva di Dio; quando egli tornerà in
Sicilia potrebbe forse far qualche cosa per la causa. Lintoppo
dunque principale è la spesa tanto del processo Papale
da farsi costì, quanto nellintroduzione della causa
qui per ottenere le facoltà necessarie; e per le cose di
qua sarebbe bene che à poco à poco mandaste qualche
somma di denaro, comè quello del mosto etc. per depositarlo
al banco di S. Spirito con la dovuta licenza però di Monsignore.
La sudetta spesa toccarebbe à D. Ferdinando M. il quale
la potrebbe far commodamente per i beni che il Signore gli ha
dati, ma non so quando potrà disporre di qualche denaro.
Raccomandiamo al Signore il tutto, e noi; et egli ci dia la sua
santa grazia.
Roma 15 Febbraro 1710.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1710 05 24 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
n
questa settimana è arrivata la feluca inviata dal Sig.
Principe dAragona con 2 vostre lettere de 7 et 8 del
cadente mese di Maggio, et anche è arrivata la feluca del
dispaccio con lettera di s. M. Maddalena de 9 Aprile: dalle
quali intendo più distintamente il modo miracoloso della
sanità ricuperata di D. Ferdinando M., già da me
saputo confusamente da una persona venuta da Palermo; comanche
il vostro miglioramento della flussione degli occhi, et il nuovo
travaglio di s. M. Lanceata per la sua flussione di capo con detrimento
delludito. In tutti questi vari avvenimenti dobbiamo noi
sottometterci alla divina disposizione che percuote e sana per
nostra maggior utilità, la quale noi non sappiamo ben discernere
comè veramente.
Spero dalla divina misericordia haver la consolazione dintendere
con laltre lettere la sanità di s. M. Lanceata, per
la quale ho celebrata la S. Messa, raccomandandola in tutte le
altre, e nelle mie miserabili orazioni. Per la debbolezza poi
della vostra vista, procurate di lavarvi spesso gli occhi con
acqua calda e se vi fosse stata bollita la ruta sarebbe meglio;
così anche la mattina e la sera potrete lavare gli occhi
di fuori la palpebra con acqua vita, che vi sarà di giovamento
e conforto: la quale qui sesperimenta buona anche nella
infiammazione degli occhi adoperata esternamente.
Io scrivo questa [lettera] per mandarla con la feluca del dispaccio
che parte domane, perché la feluca del Sig. Principe di
Aragona aspettarà qualche giorno per haver la spedizione
del breve che desidera trovandosi il Papa fuori di Roma à
Castel Gandolfo da 12 miglia lontano per mutar aria onde i negozij
si ritardano per lassenza de ministri. Circa la commutazione
dellufficio per D. Caterina Murcio farò la diligenza,
e se si potrà havere prima del ritorno della feluca del
Sig. Principe si manderà con essa, altrimenti con laltro
dispaccio se vuole Iddio.
Il denaro cioè gli scudi 12 e mezzo romani del breve per
la Signora D.a Emanuela, mai è stato mandato qua e sono
già passati da 6 mesi. La Signora Principessa di Scordia
mha scritto più volte in questo tempo, e mai me ne
ha dato né pur un cenno.
Voi sapete le cose di Palermo, dove sono molte distrazioni, ho
degli scrupoli in questa materia perché si tien fuori denaro
non mio ma della religione, benché prestato con la licenza
del P. Generale. Di grazia procurate havere voi stessa le suddette
polize, e mandatele voi in due poste senza star in speranza di
Palermo.
Per questo secondo breve che si manderà al Sig. Conte del
Comiso, fate che pure vi siano mandate le polize, dicendo à
detto Signore che vi farà maggior piacere à darvi
le polize per me, che il denaro.
Le lettere per Napoli lho consegnate al nostro fratello
laico che colà torna; se non vi fosse stata questa congiuntura,
lhavrei mandate con la posta perché non ho corrispondenza
in quella città.
Ammiro poi la Divina bontà nellinaspettata nuova
delli scudi mille che la Signora Principessa di Scordia vuol dare
per la causa della nostra Serva di Dio perché quando le
cose stavano poco men [che] disperate secondo gli huomini, la
divina providenza apre vie che meno si pensavano. Scrivo confidentemente
che forse uno de motivi del ritardamento delle ultime postulatorie
di Girgenti è, che stringendosi questo negozio et ottenendosi
la facoltà di far il processo Apostolico da 3 o 2 Vescovi,
vi correrebbe poi limpegno non solo della fatica de
Vescovi e suoi ministri, che questa la farebbono credo io volontieri;
ma la spesa del trattamento de Vescovi, et i stipendij de
ministri, come notari, promotori, procuratori etc.. Hor questa
spesa non poteva addossarsi da Monsig. Di Girgenti per esser obbligato
ad altre spese e limosine della Diocesi, e non essendovi chi sofferisse
à queste spese, prudentemente forse si ritardavano lultime
instanze che portano spese qui et in Palma.
Hora essendovi questo soccorso di scudi 1000, questi potrebbono
servire per il Processo Apostolico de Vescovi, che bastano
due, e sarebbono Monsignore Diocesano, e laltro forse Monsig.
di Lipari Benedettino che allhora sarà venuto costà.
Questi miei sospetti ve li scrivo confidentemente, e vi mando
qui à parte scritto ciò che credo doversi fare di
questi scudi 1000, per notificarlo con vostre lettere à
Monsignore, che forse levato questo ostacolo, farà subbito
le postulatorie.
Roma 24 Maggio 1710.
La M. Abbadessa con le figure di Crocifissa mha mandato
un mazzo di Rosarietti; non so se siano fatti di mano di Crocifissa,
e perciò lho posto in disparte. Avvisatemi la certezza
di chi sono fatti.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
(A suor M. Serafica sua sorella - Acclusa alla precedente
lettera)
o
inteso che la Signora Principessa di Scordia voglia mandar qua
mille scudi per servizio della causa della nostra Serva di Dio
M. Crocifissa: e lodandone e ringraziandone la divina providenza,
vi scrivo il mio sentimento dessi, chè che
il suddetto denaro non si mandi in Roma, ma sia mandato à
cotesto Monasterio in deposito per servire poi, (piacendo à
Dio) per la fabbrica del nuovo processo Apostolico che si deve
fare costì da due Vescovi almeno: perché per il
trattamento de detti Signori e loro famiglie, comanche
per i dovuti stipendij de ministri dello stesso processo,
vè necessaria qualche buona somma di denaro: e parmi
che la bontà di Dio hora ce lo mandi per mano della Signora
Principessa di Scordia. Se questofferta di denaro è
vera, potrete scriverne la M. Abbadessa e voi à Monsig.
Ill.mo per intendere da lui i suoi ordini, et insieme gli potrete
significare questi miei sensi, segli lapprova, et
approvandoli procurate subito che vi sia mandato il denaro per
varij accidenti che possono occorrere, senza aspettar il tempo
stesso del processo. Quanto poi alle spese dellintroduzione
della causa qui, per la quale bisogna farsi scritture del procuratore,
Animadversioni di Monsig. Promotore della Fede, risposte del procuratore,
etc. le quali si stampano; già vè rimasto
qualche denaro nel banco di San Spirito à nome di questa
causa, benché non so hora precisamente quanto sia; e si
potrà anche con licenza di Monsignore mandar qua pure qualchaltro
denaro ritratto costì dalle limosine fatte per la devozione
della Serva di Dio. Se Monsignore comprova questi miei progetti,
si potrà qui presto mettere le mani in pasta, purché
egli et il Capitolo, e Città di Girgenti, mandino le seconde
postulatorie efficaci, e le fedi autentiche della morte di quelli
che deposero nel primo processo auctoritate ordinaria per
facilitare la grazia del nuovo processo prima che muoiono altri
testimonij oculati.
Questo è quanto moccorre dirvi sopra questa materia,
aspettando le risposte delle risoluzioni che costì si prenderanno.
Pregate per me il Signore con le altre sorelle, e tutte in esso
vi saluto.
Roma 24 Maggio 1710.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1710 05 25 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
o
ricevuto alcune lettere da costà con la feluca mandata
dal Sig. Principe dAragona e con la feluca del dispaccio.
Io ho risposto pienamente con altra mia inviata con la feluca
del dispaccio, che partirà forse prima della feluca del
Sig. Principe suddetto. Onde fo queste due righe per avvisarvi
che con essa riceverete una scatolina che vi manda il nostro fratel
Andrea con alcune reliquie et Agnus Dei; quelli Agnus Dei in forma
grande egli desidera che siano attaccati nella stanza dove morì
la nostra Serva di Dio M. Crocifissa per la devozione che le porta.
Egli pure vha mandata unaltra scatola per via del
P. Bernardino: in cui erano Agnus Dei e credo anche reliquie,
e finhora non ha riscontro desservi arrivata; scrivetemi
se lhavete ricevuta.
Se il Sig. Principe dAragona vi manda il denaro per questo
ultimo breve dellordinazione del Sig. Conte, cioè
di scudi Romani dodici, procurate haverne voi le due polize, e
mandatemele voi stessa senza star in speranza di Palermo, perché
quasi sono 6 mesi passati, e non ho havuto ancora il denaro speso
per il breve della Signora D. Emanuela, che però procurate
anche havere le polize di questo altro primo denaro. Vi saluto
con le sorelle e pregate per me.
Roma 25 Maggio 1710.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1710 11 08 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
er
via del P. Bernardino ho ricevuto una vostra de 24 Settembre
con una scatola e ringrazio infinitamente il Signore della sanità
restituitavi doppo la pericolosa e lunga vostra malattia: e sì
come non ho mancato di raccomandarvi à lui, così
continuerò di fare acciò che questo poco che ci
resta, sia tutto in suo servizio, e quanto più ci accostiamo
al porto in questo tempestoso mare della nostra vita, tanto più
ci consoliamo nella speranza delleterna requie, alla quale
habbiamo laccesso per la passione e morte del figlio di
Dio, morto per salvare i peccatori. Spero tratanto sentire altre
buone nuove di buona salute vostra fin tanto che Iddio vi dia
i sempiterni gaudij.
Le polize del cambio nostro sono venute tutte due puntualmente
mandatemi dalla Signora Principessa, e Sig. Principe di Niscemi
e sono già riscosse per grazia di Dio.
Rendo molte grazie alla M. Abbadessa delle devozioni e altri ristori
corporali inviatimi: et in ciò riconosco la sua buona volontà
di favorirmi, della quale mele confesso molto obbligato: tuttoche
sarei stato abbondantissimamente favorito della memoria di me
nelle sue orazioni, come hora nela prego, facendole riverenza.
Ho date al fratel Andrea le cose à lui dirette anzi ve
ne ho aggiunte dellaltre: e nè rimasto consolatissimo,
e ve ne ringrazia assaissimo, e si raccomanda alle vostre orazioni.
Il P. Bernardino mi scrive che vha mandati gli occhiali:
ma voi non me ne dite nulla; per quella spesarella fatta per essi,
non occorre mandar denaro, bastando soverchiamente questa ultima
scatola mandatami. E qui vi saluto con le sorelle e tutte coteste
religiose, e pregate il Signore per me sempre.
Roma 8 Novembre 1710.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1710 11 28 - AMBP - (A suor
M. Maddalena sua sorella)
on
la feluca del dispaccio ho ricevuta una vostra breve lettera de
12 Ottobre con lavviso della continuazione migliore della
convalescenza di s. M. Serafica, del che rendo grazie à
Dio benedetto per la nostra comune consolazione.
Godo poi assai della relazione mandatami dellavvanzamento
del collegio delle Scuole pie con la speranza che possa esser
habitato à primavera. Nostro Signore perfezioni questa
S.ta opera in suo servizio, e dia il premio delle fatiche al R.
P. Provinciale che tanto sè affaticato in questa
fabbrica. Riveritelo da mia parte con tutto ossequio e pregatelo
dellaiuto delle sue orazioni per me.
Mi trovo haver fatta copiare una certa orazione da dirsi da quelli
che sentono Messa, per indirizzar la loro intenzione dofferir
da sua parte per lo ministerio del Sacerdote questo santo sacrificio;
ve la mando per uso vostro e delle altre religiose, se bene si
spera farla stampare con altre preghiere volgari da dirsi da chi
sente Messa.
Il secondo tomo delle Instituzioni Teologiche per grazia di Dio
è finito: e spero con prima occasione mandarne in Palermo
uno per D. Ferdinando M., uno per il Sig. Principe di Niscemi,
et un altro per Monsignore di Lipari, e con questi che manderò
alla Signora Principessa di Scordia, ne manderò 4 legati
per mandarli costà, e perché forse non havrò
tempo allhora di scrivervi, vavviso hora che uno è
per Monsignore Vescovo di Girgenti, al quale lo manderete da mia
parte, comanche un altro al P. Attardi Vicario Generale;
il terzo per il nuovo Collegio delle Scuole pie di Palma, et il
quarto per il vostro Monasterio, e perché è latino
e forse non vi serve, se vi pare lo potrete mandare al Sig. Abbate
Rini.
Se ne volete dellaltri, potrete avvisare, perché
per hora credo poter bastar questi. Ricordatevi di questo che
vi scrivo, per quando vi saran mandati i libri dalla suddetta
Signora Principessa. Per ultimo vi saluto con le sorelle e tutte
coteste religiose, e pregate assai per me.
Roma 28 Novembre 1710.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1710 12 29 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
eri
ho ricevuta una vostra de 27 Ottobre con lavviso della
nuova elezione dellAbbadessa caduta in suor M. Caterina,
della quale ne rendo grazie al Signore pregandolo ad assisterla
in cotesto suo governo acciò che porti questa carica in
suo santo servizio con utilità dellanima sua e di
tutto cotesto Monasterio. Voi riveritela da mia parte e raccomandatemi
alle di lei orazioni, et offerendole ciò che posso in servizio
suo e del Monasterio.
Ho ricevuta la lettera per il Sig. D. Baldassare, a cui lho
inviata questa mattina, comanche quella del P. Matteo per
il suo Procuratore Generale. La risposta alla sua lettera à
me scritta, la mando qui acchiusa aperta per leggerla e poi sigillata
dargliela; e per facilitar le cose della fabbrica, vi soggiungo
che se la Signora Principessa fosse un poco ritrosa à dar
quello che hora bisogna, sarebbe ben procurar dhaver prestato
qualche denaro da persona amorevole, con obbligarle quello che
detta Signora dovrà dare à suo tempo, perché
desidero che si comincia presto lhabitazione del luogo per
levare ogni disturbo et intoppo che possa nascere; e voi non lasciate
di raccomandare assai à detta Signora questa anticipazione
di denaro, come ancora io ho fatto con mia lettera.
Quanto alle sante Reliquie chhavete, bisogna contentarsi
di quello che Iddio vha dato e vi dà, e basta che
le conserviate con riverenza esponendole ne giorni solenni
in Chiesa, perché così ancora si fa in altre Chiese;
né è necessario à far un reliquiario di tutte
le reliquie quando non si può altro.
Ho inteso poi la risposta data da Monsignore al P. Matteo che
non erano più necessarie le lettere postulatorie perché
erano passati i 10 anni; ma le lettere postulatorie sono necessarie
anche doppo 50 anni, perché il Papa vuole sempre nuove
instanze per procedere avanti. Ma già veggo che poca speranza
vè più di haverle; io passate queste feste,
se piace à Dio, parlerò col procuratore per vedere
se si può tentare qualche cosa senza queste lettere, e
poi vi scriverò. È ben vero che per introdurre qui
la causa bisognano molte scritture del Procuratore, del Promotore
della fede, e risposte etc. quali si stampano e vi vuole spesa
non poca. Perciò se potete mandare il denaro delle limosine
fatte, che dite arrivare ad onze cento, sarebbe bene che lo mandaste
subito con licenza di Monsignore, perché io lo depositarei
nel banco di San Spirito, come ho fatto di tutto il denaro mandato
altre volte, acciò che si trovi pronto al bisogno. Né
questo denaro si perde, perché anche se la causa non andasse
avanti, sempre il Monasterio se lo può ripigliare essendo
nel pubblico banco. Io farò appresso il conto di quello
chè stato mandato, e delle spese fatte per la copia
del processo et altre cose concernenti la causa, e vedrò
quanto ancora resta, seben credo dhavervi già mandate
queste notizie volta per volta.
Ma se qui si potesse cominciare lintroduzione della causa,
che si farà da 3 ò almeno 2 Vescovi chhanno
da fare il processo con autorità Apostolica, bisognerebbe
sapere se Monsignore vuol fare questa fatica con un altro Vescovo,
e poi anche chi farà la spesa costì del viaggio
e dimora de Prelati, e stipendij de ministri del Processo.
Qui vi vuole quasi un miracolo à far tutte queste cose.
Iddio è onnipotente e quando vuole, si fa tutto, onde bisogna
pregarlo ad indirizzar tutto questo affare secondo che gli piace.
Ho mandati alla Signora Principessa 100 libretti del modo dassistere
alla Messa con frutto, acciò che ve li mandi; li dispenserete
à tutte le monache et allorfanelle et al P. Arciprete
et al P. Matteo per servirsene nella dottrina Christiana e nelle
Scuole, come vho scritto nella mia inviata co libri
alla suddetta Signora.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose, e pregate tutte
per me.
Roma 29 Decembre 1710.
Se mandate il sopracennato denaro, fate mettere nelle polize che
si manda per la causa della Venerabile Serva di Dio M.a Crocifissa,
e fatevi venire le polize da Palermo, ò almeno una, e voi
stessa poi mandarmela per sollecitare questo negozio.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1711 03 26 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on
questa feluca ho ricevuto 2 vostre, una de 14 Gennaro, e
laltra de 7 Febbraro, e risponderò brevemente
per capi. Quanto à quelle coserelle di divozione e galanti,
non mi par tempo ad arrischiare queste cose per esser le navigazioni
presenti del mare assai pericolose et incerte, come anche vedo
dal non esservi arrivati quei 100 libretti sopra la Messa, come
vi scrissi, et in questi giorni sè persa in questi
mari una feluca di Palermo, se ben gli huomini si son salvati
per grazia di Dio.
Circa il dipignere quelle azioni ò patimenti notabili di
Crocifissa in carta per metterle ne proprij luoghi ove successero,
lo stimerei ben fatto per conservarne la memoria, ma prima bisogna
consultar ciò con Monsignore et aspettare il suo consenso.
La stampa poi degli scritti di Crocifissa al presente non si deve
fare per la sua causa che sta per trattarsi, e la spesa è
meglio farla per la causa; del resto gli scritti suddetti già
stanno nel processo fatto e non si possono perdere, né
vi sono originali, ma solo copie autenticate dal notaro etc. gli
originali Monsignore se li ritenne e poi gli ha mandati costà.
Delle copie poi dette intenderemo se la Sacra Congregazione vuole
che sesaminino di nuovo, perché finhora non
vè intoppo.
La morte del Sig. Principe dAragona è stata di perdita
per la Sicilia, non per lui, che hora gode i frutti delle sue
buone opere. Io ho celebrata la Santa Messa per lui.
Gli impedimenti dellesame del P. Giunta li sapevo perché
già ero informato della sua estrema vecchiaia. Bisogna
rimettersi al divino volere.
Hora parliamo della causa di Crocifissa. Fu presentato il memoriale
al Papa à Gennaro per introdursi la sua causa; subito il
giorno appresso shebbe il rescritto del Papa che lo rimetteva
alla Sacra Congregazione, la quale per tanti impedimenti occorsi
non sè potuta fare se non alli 21 di questo mese.
Ma la causa non fu proposta perché il Sig. Card. Ponente
di essa per qualche sua indisposizione non andò in Congregazione,
onde se piace à Dio si porterà nella prima congregazione
che se non sarà nel mese dAprile, sarà ne
primi di Maggio, e si spera con laiuto di Dio ottenere la
grazia, et io insisterò che in questi giorni di vacanze
... (testo mutilo) le feste il Procuratore faccia ò veda
... (testo mutilo) la sua scrittura, per esser pronta doppo ottenuta
... (testo mutilo).
Per la morte del Sig. Cardinal Colloredo chera Ponente di
questa causa, è bisognato farne un altro, sè
domandato al Papa il Sig. Cardinale Valemanni creatura sua, et
il Papa lha concesso, e questo Cardinale chera informato
della vita di Crocifissa, e credo che à lei sera
raccomandato per le sue malattie habituali considerabili, ha accettata
questa ponenza con infinita consolazione, et ha detto al procuratore
che non gli potea far maggior servizio di questo di farlo far
ponente. Deo Gratias.
Perché dunque si spera questa grazia acciò che non
shabbia ad arrenare per mancanza di denaro necessario per
le fatiche e stipendij de ministri, credo che sia bene à
mandar prestamente quelle onze 100 che cennate etc. e perché
mi fu scritto che D. Ferdinando vuol dare scudi mille, ho pensato
che sia bene mandar qua prestamente scudi 500 e gli altri 500
depositarli nella tavola di Palermo ò metterli nel vostro
Monasterio per servire secondo il bisogno. Habbiate per regola
generale che quando mandate qua denaro per la causa, ò
ne fate deposito nella tavola di Palermo, sempre facciate dire
chiaramente per servire per la causa della beatificazione e
canonizzazione della Ven. Serva di Dio M. Crocifissa della Concezione
di Palma diocesi di Girgenti. Del resto di questa dispensa
del decennio per introdurre la causa non ne parlate fuori del
Monasterio finà tanto che si veda la riuscita.
La lettera per la sorella di suor M. Scolastica cercherò
modo di mandarla, perché io non ho in Napoli corrispondenza.
Sè fatta ogni diligenza per quei 2 libri mandatile,
ma se sono perduti, io non so che farvi; feci come meglio potei
allhora e poi nuove diligenze, ma senza frutto.
Vi saluto con le sorelle e D. Emanuela e pregate per me con tutte
coteste religiose che riverisco nel Signore.
Roma 26 Marzo 1711.
La vita scritta della M. Agrida [Agreda] non è nellIndice
de libri proibiti, la voleano proibire, ma la proibizione
non è stata pubblicata, ma sospesa, onde credo che la potrete
leggere per quello che io ne so.
Doppo dhavere scritto la presente per via de PP. Benedettini
che sono venuti al Capitolo Generale ho ricevuto lettere postulatorie
per Crocifissa ... (testo mutilo) di Palermo, Catania, Trapani,
del capitolo di Catania, et una ...(testo mutilo) forse è
del Vescovo di Catania, perché il sigillo è di Prelato.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1711 04 -- - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
eri
è arrivata la feluca del dispaccio e mha portato
2 lettere, una di s. M. Lanceata de 15 Marzo e laltra
vostra de 30 del medesimo: e da un particolare marinaro
ho havuta unaltra vostra de 19 Febbraro. Io non mi
stendo à scrivervi sopra laffare della causa della
nostra Serva di Dio, perché in questa stessa settimana
con unaltra feluca che ritornava in Palermo vho scritto
à lungo per via del P. Bernardino. Solo qui replicarò
brevemente le cose sostanziali à cautela, la grazia della
dispensa del decennio sè havuta. Deo gratias. Qui
si lavorerà alle scritture e rivisioni necessarie per introdurre
la causa in Sacra Congregazione et havere le lettere remissionali
per il novo Processo Apostolico da farsi, alla qual faccenda vi
vorranno alquanti mesi. Tra tanto procurate di mandar sollecitamente
il denaro delle onze 100 con la dovuta licenza di Monsignore perché
forse per hora potranno queste bastare fin ad altro mio avviso
se piace à Dio. Li scudi mille promessi da D. Ferdinando
M. fateli depositare nel vostro Monasterio perché forse
serviranno per le spese del nuovo processo Apostolico per mantenimento
costì de 2 Vescovi e stipendij de ministri
dello stesso processo. Avvisate se havete riscontro della buona
volontà di qualche Prelato per venir à far costì
il Processo, perché hanno dessere 3 nominati, ma
poi in esecuzione bastano due.
Ringrazio Iddio della divozione che inspira verso la sua Serva,
intendendo la venuta costà di quei Signori Titolari per
visitare il di lei sepolcro; ne sia sempre Egli lodato: A Venezia
hanno ristampate le lettere di s. M. Crocifissa, havendo ciò
procurato un Padre dellOratorio di S. Filippo Neri; e ne
sono venute qui, e se ne sono esitate molte perché erano
cercate. La stampa è riuscita buona assai, et è
la stessa che quella di Girgenti con la stessa dedicatoria à
Monsignore.
Quanto a ciò che dite di fare stampare il compendio della
vita di nostra Madre s. m. e de primi principij di cotesto
Monasterio, tutta le difficoltà si riduce à 2 punti:
primo dellautore, perché non bisogna stamparla qui,
perché in Roma si trovano tante difficoltà in queste
stampe di vite, che forse ò non si stamperebbono, ò
vero si levarebbono certe cose; né qui si può comporre
e poi mandarla costà à stampare, perché per
far questo bisogna che prima sia riveduta et approvata qui tutta
lopera e saressimo nello stesso pericolo. Il secondo punto
è della spesa, massime chhora si comincia à
strignere laffare della causa di s. M. Crocifissa. Se vi
fosse il commodo di spendere, si potrebbe tentare di fare stendere
queste notizie della vita di nostra Madre e del vostro Monasterio
à quello stesso chha fatto il libro del Monasterio
di S. Vito di Palermo, giacché mi dite che vi piace lo
stile. Se poi in Palermo non vi sia persona che voglia ciò
fare, crederei bene che quelle notizie che voi havete scritte
ò scriverete, le faceste conservare in qualche luogo del
Monasterio sotto chiave, e sottoscritte da voi, perché
poi verrà tempo forse opportuno di dar loro buon ordine
e stamparne un libro. Questo è quanto al mio debole giudizio
pare potersi fare in questa materia.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose e particolarmente
la Signora D. Emanuela, e pregate per me tutte.
Il mio fratel Andrea vi saluta e vi ringrazia della memoria di
lui havete, e pregate per lui.
Roma (presumibilmente) fine Aprile 1711.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1711 05 29 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on
una barca particolare per via del P. Bernardino ho ricevuta una
vostra de 3 Maggio con unaltra del P. Provinciale
al suo Procuratore Generale à cui è stata mandata
à Frascati: se ne havrò la sua risposta à
tempo, la manderò qui acchiusa altrimenti saspetterà
la feluca del dispaccio che di giorno in giorno saspetta.
Ringrazio il Signore che finalmente vi siano capitati i libretti
della Messa comanco quello della vita di quel Santo Religioso
Cisterciense mandatovi per Felice Gambato; e circa il denaro del
fromento per la causa di Crocifissa procurate almeno che nella
vicina raccolta se ne ricavi il denaro, quale per hora credo possa
bastare, se lo manderete con diligenza.
Con le feluche passate vho dato primo raguaglio dello stato
della causa di Crocifissa, e vi mandai una mia per Monsignor Vescovo,
in cui gli davo parte comera dovere, di ciò che sera
fatto, per la dispensa ottenuta del decennio. Dalla sua risposta
vedremo comegli si mostra al proseguimento della causa.
Circa i Vescovi commissarij per il nuovo Processo mi sono meglio
informato dal procuratore, il quale mi dice che è bene
che laccettazione della commissione Papale si faccia da
tutti 3 e non da due solamente, e questa accettazione si deve
fare in Palma dove sha da fare il nuovo Processo. Fatta
però laccettazione da tutti 3 poi se qualcheduno
vuol partire, possono gli altri 2 proseguire lopera, e se
ad uno de due sopragiugnesse qualche impedimento, allhora
il terzo può subentrare in luogo suo liberamente in virtù
della prima accettazione fatta da tutti tre.
Circa i Vescovi credo possino essere à proposito quelli
di Girgenti, e di Mazzara il quale è un huomo santo, ma
mi rimetto al parere di Monsignore secondo la cui direzione si
dovrà incamminare questo negozio. Sarebbe bene che faceste
intendere confidentemente alla Signora Principessa per persona
fidata lobbligo suo di trattenere à sue spese ò
per dir meglio del Principe di Lampedusa i Vescovi Commissarij
nella sua terra di Palma e per la causa di una sua Zia.
Così si prattica in queste parti quando i Signori hanno
cause di canonizzazione di persone delle loro case. D. Ferdinando
M. non è più pupillo, e può più francamente
disporre delle cose sue.
Circa poi lamarezza che la Signora Principessa ha havuta
da D. Ferdinando M. à causa di quel preteso Matrimonio
fuori di tempo, ella non lhavrebbe havuta se havesse lasciato
uscire et allevare questo figliuolo in qualche collegio, ò
almeno havesse accettato lAio che io con tanti stenti cercai,
havendo la mira alleducazione e cultura dellanimo,
e non agli interessi della robba; ma bisogna sottomettersi a
divini giudicij. Io lo raccomando sempre al Signore, chè
quanto devo fare secondo lo stato mio: orazione e qualche buon
consiglio se lo vogliono, e poi sinamus mortuos sepelire mortuos
suos.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose.
Roma 29 Maggio 1711.
Con la presente commodità invio un involtino di 20 libretti
della Messa raccomandato al P. Bernardino, al quale farete sodisfare
ciò che spenderà per esso.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1711 07 15 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on
la feluca del dispaccio ho ricevute due lettere, una di suor M.
Maddalena de 23 Maggio, e laltra vostra di Giugno,
et intendo vi sia arrivato lavviso datovi della dispensa
del decennio, etc. comanche la mia lettera à Monsignore
in cui gli davo lo stesso avviso, che spero gli manderete al suo
ritorno di Messina. Nostro Signore sia quello che metta in cuore
al Sig. Viceré di tenere cotesto regno con quiete e col
dovuto rispetto a Ministri di Dio.
Ieri ho parlato col procuratore della causa della nostra Serva
di Dio, e mha data speranza che nel seguente mese dAgosto
spera terminare la sua scrittura, per poter poi consegnare i processi
al Sottopromotore della Fede per rivederli. Pregate Iddio che
assista à questi ministri dando loro lume et efficacia
à far ciò chè di maggior gloria etc.
Intendo che doppo la raccolta manderete altro denaro per la causa,
il quale al solito si depositerà nel banco di San Spirito.
Con questoccasione vi torno à dire ciò che
altre volte vho scritto, cioè, che tutto il denaro
mandato per questa causa, tanto da Monsignore col Canonico Turano
b. m., quanto dal Monasterio, è stato sempre depositato
nel pubblico banco di San Spirito, et ogni pagamento fatto per
la stessa Causa sempre sè fatto con ordini ò
mandati fatti allo stesso banco. Onde sempre con facilità
si potrà sapere da ministri del banco tutto lintroito
e lesito, e quello che vi resta ancora; et è bene
tenere questa memoria costì notata in qualche libro de
conti del Monasterio, perché se io muoro, non restiate
alloscuro senza sapere dove è il denaro mandato,
et in che sè speso, e ciò che resta. Il procuratore
della Causa ha havuto finhora à conto delle sue fatiche
più di quello ha fatto finhora, ma come che gli resta
ancora di far altre operazioni, perciò anticipatamente
segli è dato denaro, perché egli poi darà
il suo conto, e si vedrà se resta creditore ò debitore.
Mettete dunque questo ricordo ne libri del Monasterio che
il denaro della causa di Crocifissa sta nel banco di San Spirito
in Roma, dove comparisce tutto lintroito e lesito.
Il Sig. Cardinale Vallemani nuovo Ponente della causa e molto
divoto alla Serva di Dio è tornato à ricadere nella
sua pericolosissima infermità cominciatagli da 2 anni sono,
che non si sa se sia mal di pietra. Raccomandatelo al Signore
acciò che gli dia pazienza e quello chè più
spediente per lanima sua.
La morte dellImperatore e del Delfino ò primogenito
del Re di Francia è verissima: et insegna che ogni huomo
è come lerba, e la sua gloria è come fior
derba; si secca lerba, e cade il fiore, muore lhuomo,
e cade ogni sua gloria e grandezza, e solo restano le cose dette
dal Signore per tutta leternità, verbum autem
Domini nostri manet in aeternum.
Circa la pace presentemente non se ne parla, ma fatta la nuova
elezione dellImperatore in questo Agosto che dicono sarà
in persona di Carlo 3°, si potrebbe haver qualche apertura,
perché non potrà esser Imperatore e Re di Spagna,
che lo stesso Carlo quinto conobbe che à lungo andare non
poteano stare queste 2 cose insieme, ma io sempre temo de
nostri peccati, per i quali Iddio ci castiga, bisogna ricorrere
alla divina misericordia.
Godo della compera di Gignana per il Monasterio, che ne riceverà
sollievo, e credo che Monsignore havrà cura di far fare
linstromento della compera con le dovute cautele per impedire
ogni litiggio in avvenire.
Vi saluto con le sorelle e coteste religiose e pregate per me
e per il fratel Andrea che vi saluta.
Roma 15 Luglio 1711.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1711 10 16 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on
la feluca del dispaccio tardata più di 40 giorni à
venire ho ricevuta una di suor M. Lanceata de gli 8 Agosto,
e con unaltra feluca di mercanzia ho ricevuto per via del
P. Bernardino due vostre del primo e 12 Settembre con una cassetta
mandata dalla R. M. Abbadessa, e lettere del R. P. Provinciale
delle Scuole pie, le cui lettere al suo P. Procuratore Generale
ho fatto consegnare sicuramente nella sua casa à padre
conosciuto per mandarle à lui che si trova presentemente
à Poli, al cui ritorno che spero sarà presto, si
procurerà dottenere la licenza della S. Congregazione
etc. et allhora compitamente risponderò ancor io al sopradetto
P. Provinciale, à cui per hora fo riverenza.
Intendo le indisposizioni aggravate di s. M. Lanceata con quel
sentimento di compassione che merita il suo male, e ieri et hoggi
ho celebrata la S. Messa per lei. Nostro Signore le dia pazienza
nellanima, e sanità ò almeno alleggerimento
nel corpo secondo il suo santo volere e bene della di lei anima.
Quanto poi alla dispensa del coro e dellufficio sarebbe
cosa ridicola il domandarla, come se costì non fossero
Superiori discreti e medici; giacché mentre le dura questa
grave indisposizione la Superiora col parere del medico può
e deve dispensarla dal Coro, et anche dallufficio se così
stima necessario il medico; sicché per questo negozio non
vè bisogno di facoltà di superiori maggiori.
Ringrazio Iddio benedetto dellavviso mi date della venuta
costà per questo mese della Signora Principessa, e ne ho
consolazione grande per bene di cotesta terra, sperando chessa
et il Principino con la lor pietà habbiano à dar
di presenza buon provedimento a bisogni, e spero che non
lasceranno di usar ogni buona convenienza con Monsignore Ill.mo
per le tante obbligazioni che corrono alla Casa in verso lui.
Rendo poi grazie alla R. M. Abbadessa della cassetta mandata ricevuta
da me collagradimento dovuto. La prego poi come ho scritto
altre volte à non prendersi questi incommodi, essendomi
più grati i suffragij spirituali di cotesto Monasterio
che ogni altra cosa corporale, e perciò vi prego à
farmi sempre somministrar quelli, e tralasciar queste altre cose
che non giovano se non al corpo.
Havendo ricevuta la lettera amorevolissima di Monsignore Ill.mo
in risposta dellavviso datogli della dispensa del decennio
etc. ho preso lardire di supplicarlo di far processo dalcuni
notabili miracoli della nostra Serva di Dio prima che muoiono
i testimonij, come me ne ha fatta instanza il procuratore, il
quale ne ha fatta una breve instruzione, che mando acclusa nella
mia lettera al suddetto Monsignore che includo in questo piego.
La manderete subito e sicura, raccomandando à nostro Signore
tutto laffare, acciò che glinspiri à
far quello che sarà di suo maggior servizio, e poi avvisatemi
del tutto.
Credo che fra 2 ò 3 giorni si daranno i Processi al Sottopromotore
per far la sua rivisione, e la divina providenza ha disposto chegli
presentemente non si trova occupato in altri processi, onde potrà
più presto rivederli, anzi egli stesso ha proposto di cominciar
hora la stampa di quella parte della scrittura del procuratore,
che si chiama Il Sommario: in cui sono riferite le particole
delle disposizioni del processo, citate nella Scrittura, quali
particole charrivano à 120 numeri in circa, egli
il Sottopromotore lha da riscontrare ad verbum, per
vedere se corrispondono le stampe allo scritto del processo. Sicché
per questa via sabbrevia anche il tempo, anticipandosi la
stampa quale forse cominciarà la settimana che siegue.
Il motivo danticiparla è stato il tempo presente
delle vacanze, in cui lo stampatore della Camera Apostolica ha
poco da lavorare, onde la divina providenza dispone le cose oltre
ogni nostra aspettazione, e ve lo scrivo per lodarne la sua Divina
Maestà ammirabile nelle cose non solo grandi ma anche piccole.
Resta che vi ricordiate di mandare il denaro raccolto per questa
Causa, perché quanto più qui si sollecita, tanto
più presto bisognerà il denaro; e mandatelo in polize
differenti da quelle de nostri legati, come vho scritto
altre volte etc.
Fo riverenza alla Signora Principessa e Principe di Scordia, e
saluto caramente D. Ferdinando M. con laltre sorelle, e
coteste religiose, e pregate tutte per me.
Roma 16 Ottobre 1711.
Il nostro fratel Andrea vi ringrazia assai delle cose mandategli
nella scatola, e vi manda una scatola con 180 Agnus Dei anche
di ... (illeggibile) reliquie; ma dovendo partire il P. Bernardino,
scrivete à chi sha da mandare à Palermo, perché
per non sapere à chi, non si manda hora: scrivete il nome
e cognome e la strada dove sta.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1711 12 15 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
'
arrivata finalmente la feluca del dispaccio e mha portata
una vostra de 24 Ottobre e ringrazio Iddio della providenza
datavi dhaver le notizie desiderate de miracoli di
Messina etc. per mezzo de favori del R. P. Provinciale delle
Scuole pie, onde ne aspetto se così piace al Signore le
risposte adeguate.
Quanto al nuovo processo, i testimonij hanno da dire ciò
che sanno secondo le interrogazioni de Vescovi Giudici;
e perciò risponderanno con dire quel che sanno, benché
sia già stato detto nel primo processo, e se si ricordano
daltre cose che allhora non dissero, le diranno hora: e
perciò è bene che vi pensino avanti sopra tutti
i punti, che saranno quasi i medesimi che furono interrogati nel
primo processo; e sarebbe bene di notare le cose ... (testo mutilo)
per non scordarsi nel ... (testo mutilo)
. Circa i testimonij morti i Giudici faranno secondo lInstruzione.
I libretti stampati del P. D. Carlo sono hormai finiti e non se
ne trovano più facilmente; dalcune figure vi sono
rimasti i rami, da quali se ne potrebbero stampare alcune,
ma presentemente bisogna pensare alla causa della nostra Serva
di Dio, stando le cose à buon termine per introdursi in
Sacra Congregazione, ma manca il denaro come vho scritto
per altre mie e per via di feluche particolari. Il P. Bernardino
mi dice che se nhaveste scritto à lui, havrebbe procurato
di far smaltire il grano raccolto anche con impegnarlo per haver
il denaro. Io vo trattenendo con speranza che presto arriverà
il denaro per i ministri a quali sono dovuti i loro stipendij,
et hora torno à pregarvi à sollecitare di mandar
questo denaro anche con farvelo prestare; e per hora vi vogliono
da trecento scudi. Io penso che se le instanze degli ufficiali
stringono, di prestar con licenza de Superiori qualche cosa
del denaro mandatomi per i legati, quale havrebbe da servire ad
altro, né io posso disporne per esser religioso. Procurate
dunque di mandar subito la suddetta somma di scudi 300 acciò
che la causa non resti à mezza strada, e con mio rossore
far aspettare chi ha da havere. Mandate le polize per la feluca
del dispaccio, et una di esse per feluche di mercanzie che spesso
ne vengono. Del resto mi rimetto nelle mani della divina providenza.
Riverite il Sig. Principe e Principessa di Scordia e salutate
il nostro Nipote e le sorelle, e pregate per me.
Roma 15 Decembre 1711.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1712 02 08 - AMBP (copia) - (Al
Sig. Duca suo Nipote)
ignore mio carissimo.
Ho ricevuta una di V. S. de 14 Settembre con lavviso
della salute sua e della Signora Principessa sua Signora Madre,
e del Signor Principe, e di tutti cotesti Signori, e ne rendo
grazia à Dio benedetto da cui proviene ogni nostro bene
e temporale et eterno, e di cuore aggradisco la dimostrazione
che V. S. mi fa del suo animo da buon nipote; così riceva
da me, come da cordialissimo Zio ciò che devo suggerirle
per suo bene, che tanto desidero.
V. S. nel soggiorno in cotesta terra si ricordi non solo che Iddio
lha creato vedente e che le ha dato quei beni temporali
che ad altri non ha dato, ma anche del posto in cui lha
collocato di governare altri delle sue Terre, acciò che
tal considerazione lo renda più grato et amante di Dio
benefattore, ma etiam Dio più vigilante nellesercizio
del peso impostole, dovendo riconoscere che dovrà render
conto della sua amministrazione tanto delle rendite, quanto delle
persone alla sua cura consegnate, perché ogni huomo in
terra è un semplice amministratore ad tempus di
qualche porzione del mondo, che tutto è di Dio: Domini
est terra et plenitudo eius, perciò si ricordi di quel
Villico dellEvangelio per ricordarsi pure che un giorno
anche à lei sarà detto: Redde razionem villicazionis
tuae.
Faccia per tanto riflessione alla robba et alle persone; circa
la robba non la spenda vanamente et inutilmente, ma conservando
la qualità dello stato suo con moderazione procuri che
le spese tutte siano utili e prudenti in servizio di Dio e del
prossimo, per dar gusto à Dio perché le spese così
fatte le saranno restituite in Cielo per tutta lEternità.
Habbia pertanto locchio a poveri particolarmente delle
sue Terre e si mostri loro vero Padre col sovvenire prontamente
à loro bisognosi, e massime alle persone vergognose.
Questo breve cenno che ho dato à V. S. del suo dovere lhavrà
più amplamente dallo stesso Dio, da cui bisogna havere
i lumi delloperazione, in particolare ... (illeggibile)
della sua grazia per metterle in esecuzione a tal contemplazione.
La prego ad impiegar qualche tempo ogni giorno alla meditazione
et alla preghiera: con la meditazione della parola di Dio simpara
ciò che dobbiamo fare. Beatus vir qui in lege Domini
meditabitur die ac nocte; con la preghiera si ottiene il divino
soccorso per eseguire quello che si è conosciuto per la
meditazione, che desiderarei che V. S. applicasse una mezzhora
il giorno nella lezione e meditazione di alcuni libri della Sacra
Scrittura; cioè delli quattro Evangelij, degli Atti degli
Apostoli, dellEcclesiastico e del libro di Tobia, tanto
utile ad un secolare e padrone di casa. Potrà leggere questi
libri per ordine, cominciandoli da principio e finiti, tutti ricominciarli
da capo, e così farseli usuali come il cibo cotidiano che
dura per tutta la vita, se ben le parrà che molte cose
non lintende, se umilmente le leggerà, nella seconda
lettura le intenderà meglio, e nella terza assai più
meglio, e così successivamente; oltre che poi si potrà
valere di qualche espositore. Quanto poi alla preghiera le siano
usuali le orazioni iaculatorie, che sollevano lo spirito à
Dio in ogni azione e faccenda, anche di distrazione temporale,
perché è cosa facilissima sollevar brevemente il
cuore à Dio con domandargli aiuto, come è facile
dare unocchiata al sole à chi va camminando in terra;
in oltre poi potrà haver qualche tempo speciale à
far più lunga preghiera, per la quale stimo esser la megliore
quella dettata dallo Spirito Santo, che sa quello ci bisogna e
quello che dobbiamo pregare, come sono contenute ne Salmi;
à qual fine le mando un libretto in cui sono raccolte tutte
le preghiere de Salmi, tralasciate le altre narrazioni ò
cose historiche; questo libretto glie lo mando acciò che
ò tutto ò parte lo reciti, ò per meglio dire,
recitandolo faccia le sue preghiere à Dio ogni giorno.
Ecco quanto mè paruto di suggerire à V. S.
perché desidero che sia non solo un buon Signore qua giù,
ma anche un gran Re per sempre acquistandosi il regno eterno de
Cieli.
Fo fine con raccomandarle caldamente il nuovo Collegio delle Scuole
pie in Palma, di tanto utile alla sua terra per bene delle anime
e per renderli civili con la dottrina gli abitatori di essa, e
levar lozio alla gioventù; e facendo umilissima Riverenza
alla Signora Principessa sua Signora Madre et al Signor Principe
e tutti cotesti Signori, do à V. S. molti abbracci con
laffetto, pregando Iddio che la conservi in suo santo servizio.
Roma 8 Febbraro 1712.
Di V. S.
Affett.mo et osseq.mo servitore
Gioseppe Maria de Tomasi
1712 02 13 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
ue
giorni sono vho scritto lungamente con altre lettere incluse
e 4 libri mandati à F. Felice di Palma de scalzi
della mercé in Palermo per il padron Rossi, ma perché
questo è tardato à partire fo queste altre due righe
per avvisarvi che con lo stesso padrone mando al suddetto F. Felice
una cassetta venutami da Genova per cotesta R. M. Abbadessa, alla
quale cassetta però ho soprascritto il vostro nome à
causa del detto F. Felice, che vi scriverà, et à
cui farete soddisfare la spesa del nolo etc.
Pregate per me e vi saluto con le sorelle e i Signori nipoti.
Roma 13 Febbraro 1712.
Laltra sera ricevei una del Sig. Principe di Niscemi de
21 Gennaro, e non mi dice nulla del denaro della causa di Crocifissa
e per le lettere di costà de 29 Decembre dicevano
che il giorno appresso si sarebbe scritto à detto Signore.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
(segue sul verso del foglio) Io non so capire come D. Ferdinando
Maria essendo uscito di tutela non porga la mano per la causa
duna sua Zia Santa. Qui i Signori Odescalchi, et i Signori
Marascotti spendono delli loro beni per le cause di beatificazioni
di Servi di Dio delle loro case, e saddossano tutte le spese:
epur la nostra casa non so se habbia dato uno scudo per la causa
duna Serva di Dio non antica ma conosciuta da noi, e morta
nel Monasterio e terra fondati da chi ha havuta la robba il nostro
nipote.
Tutti credono che la spesa la faccia la casa, et io mi son andato
scusando finhora con la minorità del figliuolo che
stava sotto tutela, hora non lo potrò più dire,
perché non si fa perché non si vuole.
Ho voluto significar confidentemente questi miei sensi, ma tutta
la mia speranza è in Dio e non negli huomini.
1712 04 08 - AMBP (copia) - (A
suor M. Lanceata sua sorella)
on
lultima feluca del dispaccio ho ricevute due lettere, una
vostra de 15 Febbraro, e laltra de 27 di s.
M. Maddalena e ringrazio il Signore dellaccomodamento fatto
nelle controversie della Chiesa co Regij e del felice ritorno
di Monsignore Ill.mo pregandolo à dar pace e tranquillità
a Prelati nel governo delle Chiese commesse loro dalla Maestà
sua Divina. Già vi ho scritto di haver ricevuta la poliza
di scudi 200 dal Signor Principe di Niscemi per la causa di Crocifissa,
quali sono stati esatti, e di essi ne ho posto scudi 50 al banco
per pagarsi in debito restato con lo stampatore della scrittura
per la stessa causa, e con quel che resta si anderà tirando
avanti al meglio che si può fin à tanto che vengono
gli altri scudi 100; gli altri poi scudi 150 di quella somma me
li ho presi, havendoli prestati co nostri legati con licenza
del Superiore perché non si poteva aspettare più
per pagare à chi si doveva, et io havevo sommo bisogno
di questo denaro per la stampa già finita del 3° tomo
teologico per esserne di necessità, e ringrazio nostro
Signore del soccorso mandato à tempo.
Quanto al matrimonio di D. Ferdinando M. del quale volete sapere
i miei sensi, dirò brevemente. Primo, che il sortire una
buona consorte è un dono di Dio, come dice la Sacra Scrittura,
e per ciò D. Ferdinando deve ad esso ricorrere con preghiere
calde, con digiuni ed elemosine per impetrar da lui la grazia
che gli dia una buona consorte in suo Santo Servizio.
Secondo, letà presente non mi pare proporzionata
al matrimonio e stimerei doversi aspettare fino alli 19 ò
20 anni di sua età e tratanto dipendere dalla providenza
divina. Terzo, nellesame di una consorte non si deve cercare
tanto la ricchezza ò la gran nobiltà, ma le qualità
personali della sposa: che sia donna col timor di Dio e di santi
costumi, e non sia superba, inobediente, vana amatrice di giuochi
e di pompe e di vanità, ma sia docile e che stia volentieri
in casa à governarla e non sia oziosa e leggiera.
Quarto, non approverei matrimonij fra parenti, perché il
Signore non suole dar larga benedizione sopra questi matrimonij
fra parenti e ne habbiamo lesperienza in casa nostra nella
morte di D. Giulio, e nellesser rimasta la casa in un figliuolo
unico il quale non si deve mettere in pericolo in cui cadde suo
padre e per ciò dove entra dispenza di parentela, quivi
è molto pericoloso il matrimonio. Vi ho detto candidamente
i miei sensi; del resto preghiamo Iddio che soavemente et efficacemente
disponga ciò chè di maggior sua gloria.
Circa il nuovo convento del monte Calvario crederei che fosse
più à proposito per li PP. Reformati di S. Francesco,
cioè di quelli di S. M. di Giesù e di S. Antonio
di Palermo quali non so se ve ne siano anche in Girgenti ò
Naro; il Sig. Principe di Niscemi con la sua autorità e
prudenza potrebbe trattar questo negozio col Padre Provinciale
de Reformati di Palermo, e perché questi non tengono
rendita e per altro vi sarebbe bisogno di convento più
capace, con licenza della Sacra Congregazione si potrebbe alienare
la rendita delle onze 50 annuali e col suo capitale si potrebbe
fare la fabbrica maggiore che bisogna. Questi son negotij che
bisogna trattarli sopra luogo et à viva voce, onde bisognerà
trattar questa faccenda in Palermo, ò con qualche Padre
riformato che venga costà à vedere il tutto, e qui
vi hanno il Procuratore Generale, che potrà ottenere le
spedizioni necessarie, si perché così va fatto,
e si anche perché io non posso addossarmi questa procura,
se bene se Iddio vorrà non lascerò di aiutare da
mia parte quello che potrò. Se il Sig. Principe di Niscemi
venisse à Palma potrebbe vedere il luogo del Calvario,
e con tal veduta potrebbe meglio regolarsi in questo affare; se
non viene potrebbe trattare col Provinciale per mandar qualche
religioso sopra luogo e restar informato meglio del tutto.
Del resto vi saluto caramente nel Signore con le sorelle e D.
Ferdinando M., divotamente riverendo il Sig. Principe e Principessa
e Signorini e nostro Signore conservi tutti in sua S. Grazia.
Ieri, che si fece luffizio di S. Benedetto, celebrai la
Santa Messa per cotesto Monastero, cioè tanto per le vive
quanto per le morte: et ad ognuno mi raccomando nel tempo dellorazione.
Ho fatto dare à nome del M. N. P. Provinciale al suo Padre
Procuratore Generale giulij 24 secondo che mi scriveste, e che
mi sarebbono qui rimessi.
Roma 8 Aprile 1712.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1712 04 25 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
ebene
non è venuta nuova feluca del dispaccio, perché
ne parte una di qua, vi scrivo la presente, per darvi avviso che
delli scudi 50 depositati al banco di S. Spirito per la causa
di Crocifissa già nè stato pagato lo stampatore
della scrittura stampata fatta dal procuratore, à cui ho
dato tutto il resto perché ne havea bisogno, come vedrete
nel suo viglietto della sopracarta. Mha mandato tutto il
suo conto fino al presente chimporta scudi 417 e baiocchi
31, ma con questo ultimo pagamento resta solo creditore di alcuni
scudi, perché il denaro non bastava. Spero mandarvi copia
del detto conto che hora non ho tempo di farlo copiare.
Saspetta la poliza delli scudi 100 per proseguire laltre
faccende e per la stampa dellAnimadversioni di Monsignor
Promotore e delle risposte che poi farà il procuratore;
ma io vo indugiando per non haver il denaro pronto.
Il Sig. Sciabarasi fratello di s. M. Pacifica mi volea hora qui
dare onze cinquanta per haverle costì, e sarebbe stato
utile comune per lavvanzo del cambio; ma io non lho
voluto prendere perché non havea ordine di costà.
Se caso non fosse ancora mandata la poliza delli scudi 100 potreste
farli scrivere da suo fratello della Licata, acciò che
mi dia questo denaro, che poi lo pagarete costì, e forse
arriverà à tempo la risposta vostra, prima chegli
faccia ritorno in Sicilia aspettando buona congiuntura.
Questo è quello che passa sopra questa materia; del resto
qui sapparecchia la canonizzazione di 4 Santi, cioè
del B. Pio quinto, del B. Andrea Avellino de nostri, del
B. Felice Capuccino, e della B. Caterina di Bologna Monaca Francescana,
e si farà la funzione il giorno della SS. Trinità
del prossimo mese di Maggio.
Quanto poi alla Pace, la dicono per sicura fra la Spagna e Francia
con lInghilterra e ... (illeggibile): il che sè
vero sarebbe principio della Pace universale. Si teme però
che il Turco con duecento sessanta mila combattenti chha,
non dia sopra lUngaria ò sopra la Morea, il che sarebbe
un nuovo flaggello massime in queste discordie della Cristianità.
Raccomandate al Signore la pace generale, e che ci liberi dallarme
del Turco.
Vi saluto con le sorelle e D. Ferdinando M. facendo ossequiosa
riverenza alli Signori Principe e Principessa di Scordia et à
tutti i Signorini di Casa. Pregate per me.
Roma 25 Aprile 1712.
Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe M. de Tomasi
1712 05 -- - AMBP (copia) - (A
suo nipote)
arissimo
Signor Nipote,
ecco un esemplare dellinfinita munificenza di N. S., eccomi
nel posto eminente di Cardinale, benché sfornito di merito,
e con forze troppo disuguali à reggere il grave peso che
porta seco una dignità così importante e riguardevole
nella Chiesa di Dio. Voglio però sperare che lAltissimo,
sì come ha ispirato à S. B. il pormi in questo Grado
sia altresì per avvalorare colla sua Divina assistenza
le mie debolezze per utile e decoro di S. Chiesa, onde possa poi
perfezionarsi in V. S. il suo godimento, che mi figuro grandissimo,
poiché il testimonio del sangue, ed il suo ben noto affetto
devono rendermene bastantemente persuaso.
Io mi trovo in continuo moto per le funzioni et affollato dalle
faccende, e perciò prego V. S. far le mie parti colli Signori
Parenti ed amici secondo le congiunture, e fratanto mi segno cordialmente.
A V. S. raccomando come sempre ho fatto il timor di Dio acciò
che non loffenda, e lo studio proporzionato alla sua età
per imparare à governare altri, e le ricordo à spendere
ogni giorno almeno una mezzhora nel leggere e meditare divotamente
la Sacra Scrittura, particolarmente li quattro Evangelij, gli
Atti degli Apostoli, lEcclesiastico et il libro di Tobia
dove troverà buone regole per governare santamente se stesso
e la famiglia.
Roma (presumib.) Maggio 1712.
Di V. S.
Aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 05 28 - APTO - (A suor
M. Serafica sua sorella)
a
settimana passata scrissi brevemente la mia promozione al Cardinalato,
che finalmente non ho potuto sfuggire. I segreti di Dio sono imperscrutabili,
bisogna adorarli, e riverenti alle sue disposizioni et insieme
pregarlo ad aiutarmi acciò che questo nuovo stato non mi
sia di dannazione, Saul fu eletto da Dio, ma poi per sua colpa
fece pessima riuscita.
Giuda medesimamente fu eletto dal figlio di Dio allApostolato,
e poi perì. Vi scrivo questo acciò che maiutate
con le orazioni caldamente, acciò che il Signore mi protegga
con la sua onnipotente mano per quei pochi giorni che mi vorrà
tenere in questo mondo. Ve ne prego assai comanche tutte
codeste religiose e spero ricevere il frutto delle vostre orazioni
fondate sopra il sangue del nostro Redentore. Scrivo brevemente
anche hoggi perché queste prime faccende, visite e complimenti
non mi danno tempo di respirare.
Le onze ultime 50 per la causa di Crocifissa finhora non
sono state à me mandate, come più volte havete scritto:
e la causa dorme per non esserci il denaro.
Vi saluto con le sorelle e tutte codeste religiose, e scrivo à
parte à D. Ferdinando Maria.
Roma, 28 maggio 1712.
Gioseppe M. Cardinal de Tomasi
vostro fratello
1712 06 15 - AMBP (copia) - (A
suo nipote)
l
Sig. Sciabarasi mha qui esibito scudi ottocento20 di moneta
Romana per valermene ne presenti bisogni delle grandi spese
mi occorrono à causa della mia promozione, per poi costì
essergli restituiti in altrettanta moneta Siciliana, moneta per
moneta senza cambio, computandosi così lo scudo romano
per dodici tarì e mezzo di Sicilia, e sebene ero io un
poco sospeso ad accettar questa partita senza espressa volontà
di V. S. nulladimeno per non diffidar del suo affetto e per le
persuasioni del P. Matteo, Provinciale delle Scuole pie, gli ho
accettati; però prego V. S. per laffetto mi porta
à compiacersi far pagare al sudetto Signor Sciabarasi altretanto
denaro di moneta Siciliana, quanto corrisponde alla somma di scudi
ottocento venti di moneta Romana, che importano di moneta Siciliana
onze 341 e tarì 10. Alle obbligazioni poi che mi corrono
con lo stesso Signor Sciabarasi prego V. S. non solo à
corrispondergli puntualmente ma ad havere in verso lui sempre
una particolare attenzione di favorirlo in ogni occorrenza, e
stimerò à me fatto tutto ciò che ella farà
in suo servizio. Fo fine con portar i miei rispetti alla Signora
Principessa sua Madre, al Signor Principe e tutti cotesti Signori
e salutar caramente le vostre Zie del Monastero.
Roma 15 Giugno 1712.
Di V. S.
aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 06 25 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
ono
venute lettere di costà del nostro D. Ferdinando M. e della
Signora Principessa sua madre, e del Sig. Principe di Scordia
per lavviso arrivato della mia promozione, della quale da
voi sorelle ancora non ne ho riscontro, tutto che io vhabbia
scritto subito che potei al fine di Maggio.
Credo però che la notizia venuta à Palma, vhabbia
data occasione di maggiormente pregar per me, come per la presente
ve ne prego. Io non mi diffondo perché in questi principij
sto imbarazzatissimo non solo per il nuovo stato, ma anche per
metter casa di nuovo, famiglia, et ogni altra provisione necessaria,
tutte cose aliene dal mio genio. Bisogna rimettersi al divino
beneplacito.
Pregate il Signore che massista acciò che non loffenda
in questo pericoloso stato dellanima mia.
Con lettere vostre del mese di Maggio ho ricevuta la poliza di
onze cinquanta per la causa della nostra Serva di Dio, quali ho
fatto depositare al solito banco di San Spirito per servire alla
stessa causa.
Ringrazio Iddio della buona provisione del nuovo vostro Confessore,
salutatelo da mia parte, e raccomandatemi alle sue orazioni. Quanto
poi allufficio di S. Vitale Abbate, è negozio difficilissimo
dispendioso e lungo: perché non essendo il suo nome nel
Martirologio Romano, bisognerebbe far una causa nuova per provar
il suo culto, per portarla in Sacra Congregazione, e sarebbe come
una causa di beatificazione nuova. Del resto per hora vi saluto
con suor M. Maddalena e s. M. Lanceata e tutte coteste religiose,
alle cui orazioni caldamente mi raccomando.
Roma 25 Giugno 1712.
Raccomando alle vostre e comuni orazioni alcune persone bisognose
assai di spiritual aiuto, che desiderano esser aiutate da cotesto
Monasterio.
Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 06 25 - AMBP (copia) - (A
suo nipote)
arissimo
Signor Nipote,
ho ricevuta la lettera di V. S. de cinque Giugno presente
con la quale abbondantemente mi significa la sua consolazione
per la nuova venutole della mia promozione, della quale se bene
io glie ne diedi parte subbito che potei godo non di meno che
le sia arrivata la nuova prima della mia lettera perché
ella anticipatamente havesse occasione di ringraziare Iddio della
misericordia fatta alla mia indegna persona. La lettera di V.
S. è ripiena non meno di affetti che di affetto, havendomi
trasmessa la poliza di scudi 5000 di cotesta moneta, per le mie
urgenze, le quali mi fecero presumere quel che ella mi offerisce
di prender qui denaro per esser costì pagato, del che dal
Signor Sciabarasi presi scudi ottocento venti di moneta Romana,
e con mia la pregai à pagarli costì. La nuova casa
presa, et addobbamento benché modesto, e la nuova famiglia
hanno portato e portano spese grossissime per le quali la prima
provisione di scudi 3000 datami dal Papa non era bastante. Hora
io devo à V. S. rendere multiplicate grazie e per lamorevolezza
cordiale mostratami, e per il soccorso liberalissimo mandatomi,
e non tralascerò di usar la confidenza dovuta ad un mio
Nipote unico in tutte le mie occorrenze. Nostro Signore benedica
V. S. con le benedizioni spirituali e temporali quanto saranno
giovevoli al suo vero bene chè leterno; del
mio affetto ella non dubiti perché siccome sempre la tengo
nella mia memoria per raccomandarla al Signore, così lhavrò
sempre per incontrare loccasioni di mostrarle quanto lamo,
e qui labbraccio di cuore. Roma 25 Giugno 1712.
Di V. S.
aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 06 -- - AMBP (copia) - (Alla
Principessa di Scordia)
ll.ma
et Ecc.ma Signora,
mi troverei in una confusione ben grande se le gentilezze, espressioni
di V. S., havessero prevenute quelle della mia osservanza verso
il suo merito per la mia promozione al Cardinalato, ma poiché
la cognizione del proprio debito mi è stata di stimolo
di adempire à tal parte con prontezza, mi resta hora di
godere con tanto maggior contento il favore de suoi affettuosissimi
caratteri, e questo stesso mi fa sperar laltro, che vivamente
imploro de suoi comandi per sgravio delle mie obbligazioni,
giacché queste si rendono ogni giorno maggiori, anzi hora
si accrescono indicibilmente nella soprafina attenzione havuta
da V. E. in farmi rimettere dal Signor Principino suo figliuolo,
e mio Nipote carissimo la [poliza] di cambio di scudi 5000 di
cotesta moneta, che ricevo annessa in una gentilissima del Signor
Principe di Niscemi, da cui mi furono similmente trasmessi per
ordine di V. E. li scudi 11. 12 con poliza per intendermela col
P. collegial Piazza de SS. Apostoli. Di tutto rendo alla
di lei singolare bontà grazie senza numero, e mentre instantemente
la prego à credere in me sempre viva la brama di servirla,
le bacio di cuore le mani.
La quale con pari libertà e confidenza dovrà sempre
comandarmi concorrendo in me tanti titoli di parentela et oblighi
che mi obbligano à sempre servirla.
Roma (presumibilmente) Giugno 1712.
Di V. E.
Servitore di Cuore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 07 02 - AMBP - (A suo
nipote)
arissimo
Signor Nipote,
ho ricevuta una di V. S. degli 11 Giugno con la continuazione
dellespressioni del suo affetto, e delle grazie della Sig.ra
Principessa sua madre, e del Signor Principe, delle quali ho riscontri
altronde per accrescere in me le obbligazioni che sempre loro
professo e professerò; ella porterà a medesimi
i miei ossequiosi rispetti, et il mio desiderio di sempre servirli.
La poliza delli scudi 5000 di cotesta moneta già è
stata riscossa, e la Divina providenza sha servito delle
di lei mani per porgermi un sussidio generoso ma necessario à
me per leccessive spese del nuovo stato, nuova famiglia,
nuova casa etc. Nostro Signore rimeriti à V. S. la carità
fattami, della quale mi ... (illeggibile) per pegno di ricorrere
confidentemente ad un mio unico nipote. Ho ricevute le lettere
di costà per Sua Santità e per il Sig. Card. Albani,
e gli altri Signori Nipoti del Papa, ma havendo presa informazione
dello stile usato in queste congiunture, ho risaputo non esservi
costume di mandar tali lettere, che sarebbono state fuori delle
convenienze usate daltri personaggi.
Perciò non le ho date, anzi non ne ho voluto ritener memoria
per non essere alla maniera costumata delle Segreterie della Corte.
La lettera poi à Sua Maestà Cattolica né
pur la mando, perché havendo io stesso subbito dato parte
à Sua Maestà della mia promozione, riusciva cosa
freddissima chella le dasse parte duna cosa già
saputa secondo la forma della Corte, e così pure mè
stato consigliato da persone prattiche della Corte. Onde mè
paruto per sua riputazione tralasciare queste lettere per non
far male per bene; ella non può credere con quante delicatezze
qui si cammina in questi atti di complimenti e ceremoniali per
altro di poco mio genio. Nostro Signore la benedica, et io la
saluto di vero cuore, e melofferisco in tutto.
Roma, 2 Luglio 1712.
Di V. S.
aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 07 15 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
al
P. Procuratore Generale de PP. dellOsservanza di S.
Francesco mè stata portata una vostra de 22
Maggio sopra la nuova fondazione del monte Calvario, sopra la
quale mi rimetto à quello che ho scritto à D. Ferdinando
M.; questa sarà per non lasciar partire la feluca del dispaccio
senza mie lettere e per avvisarvi che col P. Matteo in una scatola
che manda fratel Andrea, vi sono alcuni cucchiari e forchette
di ... (illeggibile), lavorati nel santo Monasterio di Buon Solazzo
vicino à Firenze, chè di una nuova riforma
dellordine Cisterciense dove si vive con una esemplarissima
santità, e quei santi monaci secondo la regola di S. Benedetto
lavorano con le loro mani tante hore il giorno, facendo varie
cose e per il Monasterio e per venderli in utilità del
Monasterio stesso e de poveri.
LAbbate di quel santo luogo, mio amicissimo, mha regalato
molti cucchiari e forchette delle loro mani doppo la mia promozione,
et io per divozione ho cominciato à servirmene à
tavola, e laltri ve li mando per divozione di quei santi
fratelli vostri figli di S. Benedetto, e pregate per loro.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose, e pregate
assai il Signore per me.
Roma 15 Luglio 1712.
Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 07 18 - AMBP (copia) - (A
suo nipote)
arissimo
Signor Nipote,
dal P. Procurator Generale de PP. dellOsservanza,
mè stata recata una di V. S. de 26 Maggio per
la fondazione del loro Convento in Palma al Monte Calvario, e
se bene io desideravo che questo nuovo convento fosse stato della
Riforma della stessa Osservanza, nulladimeno vedendo il desiderio
di lei e la prontezza de religiosi sopra detti, e la cosa
già inoltrata, e che ciò credete dover lasciare
proseguire lincominciato, se Dio così vorrà
aiuterò ancora io da mia parte questa fondazione; per hora
si manderà la lettera à Monsignor di Girgenti dalla
Sacra Congregazione acciò che mandi linformazione,
quale venuta si procederà à ciò che bisognerà.
Il Padre Matteo non è ancora partito et intendo, che partirà
con le galere del Papa, che per mezzo devono andare à Messina;
col suo ritorno saprete tutto ciò che costì desiderate
sapere delle cose di qui. Del resto non essendo qua arrivata altra
barca da Sicilia non mi occorre dire altro di nuovo servendo la
presente per salutare V. S. e portare li miei dovuti ossequiosi
rispetti alla Signora Principessa sua Madre et al Signor Principe
e Signorini di casa, a quali mi confermo ricolmo di infinite
obbligazioni, e nostro Signore benedica V. S. e le aumenti la
sua santa grazia. Per lobbligo che hora mi corre di render
conto à Dio della mia nuova famiglia, ho fatto stampare
un piccolo libretto di esercizio cotidiano per farlo ogni sera
unitamente in Cappella con esso meco facendovi intervenire tutti,
anche il garzone di stalla. Io ne mando alcune copie, desiderando
che lo facesse V. S. pratticar nella sua famiglia, con il Padre
Matteo che le porterà in una scatola diretta à suor
Maria Serafica, et io anticipatamente ne porgo la notizia. Roma
18 Luglio 1712.
Di V. S.
aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 07 26 - AMBP (copia) - (A
suo nipote)
arissimo
Signor Nipote,
ieri sera con la feluca del dispaccio ho havuta una di V. S. de
4 del corrente, e perché questa sera parte laltra
feluca del dispaccio sono costretto à restringermi in poche
parole.
Quanto al Signor D. Giovanni Naselli sappiate mio carissimo, che
la famiglia della mia casa è già fatta, non patendo
ciò dilazione: e che nel far la famiglia oltre le altre
condizioni è bisognato havere persone prattiche non solo
di questa Città, ma anche della Corte nella quale si cammina
con infinite circonspezioni, e perciò chi non ha la scienza
sperimentale di queste materie non è à proposito.
Volentieri havrei aiutato i miei Siciliani, ma pochi sono che
hanno prattica di questi trattamenti. Onde nella mia famiglia
non ho che un solo Sacerdote Siciliano, che haveva tanta esperienza
quanto bastava per valermene.
Credo che vorreste favorire altri raccomandati, ma non credo che
ciò vorreste con discapito delle convenienze della mia
casa; e questo mio racconto vi servirà per risposta allistanze
che vi siano fatte per introdurre alcuno nella mia famiglia, la
quale per altro è già fatta.
Del resto rinnovando sempre la memoria del vostro affetto del
quale ho tanti pegni vi saluto di cuore, portando li miei ossequiosi
rispetti alla Signora Principessa sua Madre et al Signor Principe
con tutti glaltri Signorini di casa, e nostro Signore conservi
tutti nella sua santa grazia.
Roma 26 Luglio 1712.
Di V. S.
aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 09 20 - AMBP - (A suo
nipote)
arissimo
Signor Nipote,
ricevo la lettera di V. S. de 15 Agosto, per la quale ringrazio
nostro Signore della buona salute le dà, comanche
à tutti cotesti Signori di casa.
Intendo la prontezza di V. S. di soddisfar il Sig. Sciabarasi
del denaro di lui qui preso da me: e per ciò gliene rendo
dupplicate grazie per lamorevolezza inverso me usa con tanta
liberalità. Nostro Signore gliene renda il premio in cielo
per questa sua carità, della quale ne sarà sempre
in me viva la memoria, e perpetuo lobbligo.
Quanto al Calvario, potrà conferire col P. Matteo sopra
la religione da introdurvisi, non pretendendo altro che il servizio
di Dio nellutilità di cotesta terra.
E qui di cuore labbraccio riverendo la Signora Principessa
sua Signora Madre et il Signor Principe e tutti cotesti Signori,
a quali Iddio benedetto conservi sempre la sua benigna protezione.
Roma 20 Settembre 1712.
Di V. S.
aff.mo Zio, e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 09 22 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
n
questa settimana con una feluca particolare venuta da Palermo
il Sig. Principe di Niscemi mi manda alcune lettere da costà
di cui una vostra de 5 Agosto, et una di s. M. Lanceata
de 29 Luglio e ringrazio nostro Signore della sanità
restituitavi et à s. M. Maddalena, la quale desidero vi
sia conservata per servizio di Sua Divina Maestà, come
nela prego.
À Monsignore Abbate Rini e tanti altri che mhanno
scritto ho risposto puntualmente, ma lo sconcerto delle poste
fa che tardino le lettere ò si perdano. La strada migliore
credo sia per via di Malta valendosi delli favori del Sig. Gorgione,
e già vho mandate alcune lettere per questa via;
e voi potete fare lo stesso fin à tanto che si faccia la
pace generale che si spera prima di Natale, se i nostri peccati
non limpediscono.
Quanto alle cose mie, dal P. Matteo saprete alcuna cosa non potendomi
dilatare per la scarsezza di tempo.
Ho ricevuto lo sbozzo delle ... (illeggibile), sopra il quale
farò correggere le mie già fatte.
Il Sottopromotore della fede ha finita la rivisione de processi
della nostra Serva di Dio, et hora il Sig. Promotore farà
le sue Animadversioni, ma credo crescerà la spesa della
rivisione perché il processo è di molti volumi,
e ve lavviso per poter mandare altro denaro per la suddetta
Causa, perché le mie grandi spese necessarie non permettono
che io faccia quello che desidero sia fatto. Qui sono succedute
alcune grazie per la Serva di Dio, e spero poi mandarvene la notizia
più distinta.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste Religiose e particolarmente
con la M. Abbadessa e D. Emanuela e desidero da tutte il continuo
soccorso delle loro orazioni.
Roma 22 Settembre 1712.
Havendo havute alcune lettere originali della nostra Serva di
Dio al P. Vitale, ve le mando per conservarle costì sotto
chiave insieme con laltre scritture originali della stessa,
acciò che siano meglio custodite; sono queste lettere ...
(illeggibile) otto.
Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card.le de Tomasi
1712 10 21- AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
on
questa feluca del dispaccio ho ricevute tre di costà, due
vostre de 19 Agosto, e 17 Settembre et una di s. M. Lanceata
de 3 Settembre: con le quali vi lamentate della rarità
delle mie lettere, e della brevità di esse.
Quanto alla rarità io non ho colpa perché le feluche
vengono di rado, et havendo provato la strada di Malta per il
Sig. Gorgione, finhora per questa via non ho havuta nessuna
vostra lettera. Quanto poi alla brevità bisogna che mi
compatiate perché loccupazioni sempre più
crescono, e non è poco che vi scriva di mia mano quel poco
che scrivo.
Dalla lettera di Monsignor di Catania à s. M. Maddalena
veggo i disturbi che hanno questi tre zelanti Prelati per mantenere
il loro vigore nellaffare importantissimo dellassoluzioni
delle scommuniche Papali, dalle quali invalide ne sieguono tante
offese di Dio e rovine dellanime. Nostro Signore dia loro
costanza, et alle loro pecorelle obbedienza e spirito daiutarli
in tutte le occorrenze in caso che le cose si mettessero al peggio.
Ho rammarico che dalle vostre lettere non habbia nuova alcuna
del P. Matteo et altri Padri che venivano costà. Hebbi
lavviso chera arrivato à Messina al fine dAgosto,
e sera ammalato, seben poi era migliorato, poi non ho saputo
più altro. Spero che allarrivo di questa egli con
gli altri compagni siano costì; salutateli tutti à
mio nome caramente e non lasciate di operare appresso nostro nipote
che corrisponda loro con tutto laffetto e con loperazione
per i grandi obblighi che ci corrono con essi loro.
Per la notizia desiderata della spesa de convittori di qualche
Collegio, vi mando lacchiusa carta stampata in cui si dice
tutto, et il P. Matteo ve ne darà informazione maggiore
à voce.
Il Sig. D. Gio. Felice è vivo e mi mostra molto affetto
e mi domanda della vostra salute, conservando la sua devozione
verso la nostra Serva di Dio.
Speriamo alli primi di Novembre essere stampate tutte le scritture
che restano per la causa della suddetta Serva di Dio, e col suo
aiuto farla portare alla prima Congregazione che si farà
verso il fine del mese stesso. Raccomandate questo negozio à
S. D. M. comanche tutti i miei bisogni particolarmente spirituali
et acciò che questo nuovo stato non mhabbia ad opprimere
nella mia morte per il conto da renderne à Dio.
Vi saluto con le sorelle e tutte coteste religiose e particolarmente
la Sig.ra D. Emanuela.
Roma 21 Ottobre 1712.
Vostro fratello aff.mo e servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 10 22 - AMBP - (A suor
M. Serafica sua sorella)
i
mando lacchiuse due lettere aperte, dalle quali intenderete
il mio animo e desiderio. Darete la lettera à nostro Nipote
segretamente, et egli ò voi mandarete la lettera sigillata
à Monsignore inclusa nella sua ò vostra lettera
con persona secura. Desidero che nostro Nipote con pari segretezza
scriva à Monsignore e poi faccia tutto ciò che gli
suggerisco.
Le risposte di Monsignore e di nostro Nipote me le mandarete incluse
in una vostra lettera non per la feluca del dispaccio ma per via
di Malta, raccomandandola à persona confidente della Licata,
perché la via di Malta è più sicura di non
esser aperte le vostre lettere.
Spero in Dio che nostro Nipote farà anche di più
di quello gli scrivo, et avvisatemi quello che passa nelle presenti
tribolazioni di cotesta Chiesa che è mia madre, essendo
io Diocesano di essa; e quando havrete cosa di confidenza, valetevi
della via di Malta. Pregate per me con le sorelle, e tutte vi
saluto nel Signore.
Roma 22 Ottobre 1712.
Vostro fratello aff.mo e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
1712 12 31 - AMBP (copia) - (A
suo nipote)
ignor
mio Nipote carissimo,
scrivo questultima lettera dal letto, in stato, che aggravato
molto dal male, mi trovo in punto di render lanima al Signore.
Prego V. S. à raccomandarmi colle sue orazioni, et à
porgerle quei suffragij, che alla sua pietà pareranno più
opportuni; altra memoria non posso lasciarle, se non che habbia
sempre in mente di viver bene e di frequentare li santi Sacramenti.
Raccomando à V. S. quanto posso la mia famiglia, che mi
ha così bene servito, e voglio che mandi mille ò
cinquecento scudi di moneta Romana da distribuirsi à questi
della famiglia alta contenuti nellanticamera. In fine le
do col cuore gli ultimi abbracci, sperando di rivederla in Paradiso.
Di V. S. abbraccio parimente le vostre Zie e mie Sorelle, ed alle
loro orazioni mi raccomando.
Roma lultimo di Decembre 1712.
Di V. S.
aff.mo Zio e Servitore
Gioseppe M. Card. de Tomasi
oppo
di havervi scritto la posta passata mè venuta unaltra
vostra lettera de 12 Maggio con un più distinto raguaglio
della venuta costà de nostri Nipoti, tanto festeggiante
nel venire, tanto mesta nel ritornare. Io lodo et adoro la providenza
di Dio che per tante vie ci ammaestra: noi siamo tanto attaccati
alla terra, chè gran misericordia di Dio quando in
essa vi sparge spine e chiodi, acciò che almeno così
non cincolliamo fissi in terra. Ma carissima sorella tutti
ciò confessiamo, tutti desideriamo con laiuto di
Dio di staccarci dalla terra, ma questo non si farà, questo
desiderio nostro non si adempirà perfettamente se non nella
nostra morte; à questa dunque aspiriamo, questa desideriamo,
di questa godiamo. Siano i nostri giorni come dun mercenario
giornaliere, che fatica alla giornata, fatica ma aspetta la sera
per sollevarsi dal travaglio e finir la sua fatica. Sicut mercenarij
dies nostri. Beata la nostra benedetta madre che già
ha finito il suo travaglio, e requiescit à laboribus
suisDeo Gratias.Vostro fratello e servo nel Signore
Gioseppe Maria de Tomasi
s. d. - AMBP - (A suor M.
Crocifissa sua sorella)
o
havuta la vostra lettera de 26 Ottobre, scritta più
con le lagrime che con linchiostro per quelle cagioni che
voi non dichiarate quali sieno, ma perché credo dintenderle
senza che voi le spiegate, vi compatisco, e tanto, che se lafflizione
che mi cagionano, fosse levata da vostri travagli, voi certo
ne restareste sgravata in parte. Qui navigant mare enarrent
pericula ejus. Così fosse facile il porgervi io huomo
rimedio, come non mè difficile à conoscervi
il male. Io di mali simili al vostro soglio darmi un piccolo conforto
humano proporzionato alla debolezza humana, che meno resta
da fare di quel che sè fatto. Ho 44 anni; sarei
pazzo ad imaginarmi dhaver à campare fino alli 88
anni, dunque mi resta meno di quel che son vissuto. È ben
vero che questo è un conforto che dà sollievo allammalato,
ma non lo guarisce: è un confortativo, non un rimedio:
è un poco daceto alle tempia et al naso, ma non un
cordiale che scaccia il male che ci opprime. Il vero rimedio però
di tanti mali non si manipula quaggiù ma viene dal cielo,
et è il sottomettersi al divino beneplacito. Sicut Domino
placuit ita factum est, sit nomen Domini benedictum. Si non potest
hic calix transire nisi bibam illum: fiat voluntas tua. Calicem
quem dedit mihi Pater non vis ut bibam illum? Questo è
un dono di Dio di sottomettersi a divini giuditij, e però
domandiamolo à lui: dal quale aspettiamo pure la fiducia
e santa presunzione nella sua Divina Misericordia: perché
non suole la sua bontà tanto affliggere in questo mondo
con pene così terribili interne, (che io chiamo le pene
dellinferno di questo mondo) quando non ha ab aeterno
determinato di salvare nellaltro mondo. Comunque sia noi
dobbiamo amarlo et ubbidire à Dio, quia Deus est,
procuriamo con la sua santa grazia di ciò fare quia Deus
est; le quali tre parole sono il mio rifugio in qualche gran postulazione
della mia superbia che mi fa vedere esser inutile il servire Iddio,
mentre tanto ci castiga: ma à questa superbia di Lucifero,
bisogna rispondere che dobbiano ubbidirgli et amarlo quia Deus
est.
Pregate per il negozio delle religioni che sta anchora à
mezzaria, vi vogliono grandi orazioni, perché vi
sono grandi contradizioni; per rimediare alla radice fatene far
orazione à tutta la Communità, à gloria di
Dio benedetto.
s. d. (presumibilmente 1693).
s. d. - AGT - (A suor M. Maddalena
sua sorella)
o
ricevuto una vostra lettera de 4 Novembre con nuove materie
di sottometterci al divin volere in santa pazienza per la nuova
malattia di s. M. Lanceata che se bene maccresce il rammarico,
mi consola nondimeno con la speranza che passerà questo
nuovo temporale. Dico nuovo rispetto allaltro di s. M. Crocifissa
che da tanto tempo giace nella sua Croce. La nostra debbolezza
conta i giorni di quaggiù, e le paiono lunghi: ma la Fede
Cristiana non ci fa contare se non i giorni eterni, rispetto à
quali mille anni di quaggiù sono sicut dies unus.
Non sono paragonabili li patimenti di questa vita con la gloria
eterna non sunt condignae passiones huius temporis ad futuram
gloriam. E ben diceva S. Paolo spe gaudentes perciò
che il vero gaudio dun Cristiano è in speranza di
quello che aspetta, non nel possedimento di quello che ha. Verrà
tempo in cui sperimentaremo quello che il Signore dice per Isaia
Oblivioni traditae sunt angustiae priores: et non erunt in
memoria priora, et non ascendent super cor: sed gaudebitis et
exultabitis usque in sempiternum: et non audietur ultra nox fletus
et nox clamoris. Sono state messe in dimenticanza tutte le
prime angustie, e non saranno più in memoria queste prime
cose, né meno veranno più in mente: ma goderete
e giubilarete in sempiterno: e non si sentirà più
voce di pianto né voce di grido. Verrà dunque questo
tempo tanto desiderabile che durarà senza tempo in eterno.
Ci resta dunque dubbidire S. Giacomo Apostolo che ci dice
state in pazienza fino alla venuta del Signore Patientes estote
usque ad adventum Domini. Questa aspettazione ci consoli;
e quando qualcheduno di noi è chiamato dal Signore e viene
a prenderlo, allhora maggiormente rallegriamoci, perché
quello allhora dirà ecce quod concupivi, jam teneo.
Portiamo una santa invidia a nostri morti, che hanno ottenuta
già la beata sorte, della quale noi non siamo ancora partecipi.
Dite queste cose à suor Maria Crocifissa non da mia parte,
ma da parte di Dio, che tali cose dice nelle sue Sante Scritture
per nostra consolazione ne presenti mali. Che perciò
dicea S. Paolo: Acciò che per la pazienza e consolazione
che ci porgono le Scritture sante noi habbiamo speranza. Ut
per patientiam et consolazionem Scripturarum spem habeamus.
Credevo in questa posta scrivere à lungo sopra le Scuole
pie, ma finhora non ho potuto havere da Monsig. Segretario
della Congregazione distinta notizia. (mutila) ... (forse dicembre
1698).
s. d. - AMBP - (A suor M. ...
sua sorella)
o
havuto una vostra lettera de 12 Luglio, con la copia della
lettera del P. Giunta, lettera della Prefetta delle Romite, et
altre notizie delle grazie concesse da Dio per lintercessione
della sua Serva: e di tutto ne ringrazio la divina bontà
da cui ogni bene procede.
La settimana passata mandai al P. Bernardino una scatola col quadro
qui dipinto di s. M. Crocifissa, fatto da un valente pittore sopra
il quadro mandatomi da costà; ma questo di Roma è
riuscito con limmagine troppo viva fuori della mia intenzione:
ma forse potrà servire per ritratto di lei viva, se si
chiudesse la bocca e si facesse la testa diritta. Avvisate il
vostro sentimento al suo arrivo. Mandai pure 8 libretti di S.
Carlo per i Confessori, stampato per ordine del Papa con una bellissima
lettera al principio del Cardinale Vicario Generale di Roma. Li
darete al R. Arciprete, al vostro Confessore, alli PP. delle Scuole
pie, al Sagrestano maggiore della Madre Chiesa per farlo leggere
à chi vuole, purché resti sempre alla Sagrestia,
potendovi scrivere dentro desser della Sagristia della Madre
Chiesa di Palma, e lultimo lo mandarete allArciprete
della Torretta.
Mè venuto pensiero che quando si farà la visita
del Corpo di s. M. Crocifissa, si potrebbe fare leffigie
di rilievo della sua faccia, prima di gesso, e poi con commodità
anche di cera per poterne fare anche teste di carta pesta di rilievo
ò di marmo. Questa maschera ò cavo che chiamano
qui, lo fecimo sopra la faccia del P. D. Carlo s. m. e si conserva
ancora di cera. Io non so se costì lo sapranno fare. Prima
sunge bene tutta la faccia del defunto con olio e particolarmente
i cigli per i peli che vi sono, poi attorno attorno si fa come
un orlo grosso di creta anche sotto alla gola, poi si stempera
il gesso con lacqua, e così stemperato si mette sopra
tutta la faccia, che sia alto due dita; prima detto gesso comincia
à fumare, ma poi raffreddato resta sodo, e così
si leva tutto intiero, e resta come una maschera, che mostra la
vera effigie e sembiante del defunto; e sopra questa maschera
di gesso poi si fa con commodità unaltra di cera,
ò carta pesta che si potrebbe colorire con farvi il resto
della testa. Quellolio et orlo di creta, levata la maschera
di gesso, si nettano bene con un panno di lino, e resta la faccia
del defunto come prima. Dubito però che costì non
siano prattici à far questo, ma forse in Palermo sapranno
ciò fare quelli che fanno i modelli di gesso per fare statue
dargento ò altre figure di rilievo. Ho voluto significare
questo mio pensiero, se vi pare di suggerirlo à Monsignor
Vescovo per havere una vera faccia di rilievo della Serva di Dio.
La seguente carta la potete separare se la volete mandare à
Monsig. Vescovo, per intendere più distintamente quello
che dica. Si potrebbe far la prova della maschera di gesso sopra
la faccia di qualche morto, per vedere se costì riesca
bene ò no.
Le lettere non le scrivete più al Sig. Mario, ma sempre
à me à dirittura, come vi scrissi questo mese di
Maggio, ma non lhavete sempre osservato, e vè
confusione di scrivere hoggi dun modo, e domani dun
altro.
s. d. (presumibilmente 1700.)
s. d. - AGT - (A suor M. Lanceata
sua sorella)
ella posta di questa
settimana ho ricevuto due da costà, una di s. M. Serafica
degli 8 Novembre, e laltra vostra de 15 e vedo volentieri
le vostre lettere anche per la scarsezza havutane per il vostro
passato governo. Io mi rallegro con voi dhaverlo terminato
per prendere un poco di fiato e respiro non tanto corporale quanto
spirituale: et hora toccarà alle vostre parti dhumiliarvi
avanti il Signore per condonarvi tutto quello che in detta carica
haveste mancato, supplicandolo della sua misericordia: perché
ne superiori massime occorrono molte occasioni doffender
Iddio benedetto quando non altro per negligenza et ommissione.
Io parlo con voi per voi e per me anche, acciò che preghiate
il Signore à perdonarmi i peccati antichi e particolari,
e gli altri commessi in questo mio presente ufficio assai difficoltoso,
perché consiste in provedere i bisogni spirituali di tutto
il corpo della Congregazione, che non si vedono con gli occhi,
né sodono con lorecchio, stando alle relazioni
varie di paesi lontani e di persone che mai sono state conosciute;
e pur bisogna far tutti i superiori delle Case non ostante che
difficilmente si possa sapere quelli che sono più abili,
de quali più degni et idonei. Per coscienza siam
obbligati da farne la scelta per costituirli superiori. Questi
si rinnoveranno doppo Pasqua, e perciò se io sarò
vivo mi troverò bisognoso assai di celeste lume per non
errare, e dhora vi raccomando questo negozio acciò
che ne pregate Nostro Signore che non mabbandoni della sua
special direzione come meriterebbono i miei peccati. Ho ricevuta
la poliza prima del mio legato, e ne ringrazio primariamente Iddio
e poi suor M. Serafica per la sua diligenza e la Signora Principessa
per la sua prontezza à cui farete riverenza con questi
miei sensi.
Ho tornato à parlare col P. Vicepreposito di questa Casa
per mandar delle vite del P. D. Carlo s. m. e mha detto
che con prima occasione di barca se ne manderanno in Palermo a
nostri Padri per farli esitare, come io ve ne darò anche
più distinto lavviso. Quando scrivete al Sig. Can.
Turano sempre riveritelo.
s. d. - AGT - (A suor Maria
Lanceata sua sorella)
a
sincera intiera et totalmente pura e casta Vergine genitrice di
Dio Maria è Regina di tutti, speranza de desperati,
Signora nostra gloriosissima et insieme ottima et eccellentissima:
più sublime de celesti habitatori, più lucida
de raggi e splendori del sole: più honorata de
Cherubini, più perspicace de perspicacissimi spiriti:
più santa de Serafini, et incomparabilmente più
gloriosa di tutto il resto de superni eserciti. Ella è
lunica speranza de Padri, la gloria de Profeti,
il praeconium deglApostoli, lhonore de Martiri,
lallegrezza de Santi, il lume deglottimi Abram,
Isac et Iacob, lhonore dAaron, lo splendore di Moyse,
vellus di Gedeone, la radunanza de sommi sacerdoti, e la
corona di tutti i Santi e delle vergini inaccessibile per limmensa
luce e splendore, turibolo doro, la lucentissima luce, la
bellissima urna che porta la manna del Cielo, la tavola che apporta
a mortali la scritta Legge, la vera Arca, la divinissima
carta, la prudentissima e sapientissima principessa di tutti,
e vergine splendentissima, consolatrice santissima, e guida di
tutti, donzella sacratissima. Ò ardente Roveto che non
si consuma, e verde verga dAaron. Verga in vero tu fosti
e fiore fu il tuo figlio. Imperocché dalla radice di David
e di Salomone germogliò Christo nostro Creatore e Signore
onnipotente et solo eccelso. Tu generasti quello chè
Dio et Huomo, vergine avanti il parto, vergine nel parto e vergine
doppo il parto. Iddio tuo Creatore non levò quelle chiavi
della Porta orientale sempre chiusa vestendosi di carne senza
seme nel tuo utero verginale, tale conservandoti, ò nobilissima,
quale eri avanti il parto. Per te noi siamo riconciliati à
Christo nostro Dio tuo dolcissimo figlio. Tu sei lunica
avvocata et aiutatrice de peccatori e deglabbandonati
daiuto. Tu sicurissimo porto di quelli che han patito naufragio;
tu sei la consolazione del mondo. Tu sei la difensione deglorfani,
tu il riscatto e la liberazione de schiavi, tu il giubilo
deglinfermi, e la consolazione de malcontenti e la
salute di tutti. Tu sei lo stabilimento de monaci e de
solitarij, e la speranza de secolari; tu la gloria, la corona
e il gaudio delle vergini, e tu sei la letizia del mondo oh Signora
Principessa e Regina eccellentissima grandemente beneditta, donzella
honoratissima, e purissima, e castissima Signora delle signore.
Noi sotto il tuo presidio fuggiamo, ò Santa Genitrice di
Dio; proteggi e custodisci sotto le ali della tua pietà
e misericordia. Habbi pietà di noi che siamo sporcati con
le lordure de peccati; che con nostre scelleraggini e moltissimi
delitti habbiamo offeso il Creatore Dio nostro Giudice delluniverso,
acciò contro di noi non insurga il detestando nostro nemico;
acciò che non conosciamo che i tuoi servi cadino dalla
speranza verso di te, e non faccia calumnia la lingua de
detrattori. Non è in noi altra fiducia che in te, ò
Vergine sincerissima. Poiché noi miseri fin dal seno materno
siam dati à te ò Signora nostra, e siam chiamati
tuoi clienti: per tanto non permettere che noi dal maligno Satana
siam menati alle porte dellinferno. Tu sei per certo il
nostro porto, ò Vergine immaculata, e presente pia aiutatrice,
et alla fine sotto la tua tutela e protezione tutti siamo: per
lo che noi da te unica fuggiamo, e te con frequenti lagrime imploriamo,
ò beatissima Madre, et à te ci prostriamo supplichevolmente
gridando e pregando che il tuo dolce figlio e nostro Salvatore,
e datore della vita di tutti à causa delle molte scelleraggini
che habbiamo commesse non ci tolga di mezzo, et à guisa
di leone non rapisca le nostre anime miserabili, ò come
lo sterile albero di fico non
Del resto noi preghiamo che
possiam sicuri pervenire à Christo et entrare in quella
Corte de Beati, ove non sono lagrime, né lutto, né
afflizione, né molestia, né calamità, né
morte, né crucio, né angustie di luoghi, ma una
letizia immensa, un grandissimo piacere de giusti, infinite
delizie, esaltazione e giubilo, gloria e splendore. Riempi conseguentemente
la mia bocca della grazia della tua dolcezza, ò Signora,
et illuminami la mente, ò piena di grazia. Muovi la mia
lingua e le labbra per poter cantare le tue laudi allegramente
e con animo lieto, e particolarmente quel dolce angelico canto
più dognaltro celebratissimo, che in Nazareth
lAngelo Gabriel con habito servile esclamando cantò
à te Vergine e Madre castissima del mio Dio, quel saluto,
dico, grandemente conveniente e decente e dignissima salute del
mondo, e medicina e tutela di tutte le anime. Me, tuo humil servo,
rendimi degno di laudarti, ò Vergine sagrata, e di soavemente
dire. Ti saluto, ò nobile et eletto vaso di Dio, ti saluto
Maria Signora piena di grazia. Ti saluto ò Vergine beatissima
fra le donne. Ti saluto ò stella lucentissima da cui ne
venne Christo. Ti saluto luce splendentissima Madre e Vergine.
Ti saluto che ammirabilmente partoristi il Re del tutto. Ti saluto
per cui il chiarissimo Sole di Giustizia ci risplendette. Ti saluto
Regina e Signora la più sublime di tutti. Ti saluto cantico
de Cherubini e de Serafini et hinno deglAngeli.
Ti saluto pace e gaudio, consolazione e salute del mondo. Ti saluto
letizia del genere humano. Ti saluto
de Padri, honore
de Profeti. Ti saluto bellezza de Martiri e corona
de Santi. Ti saluto gloria de pij et hinno
saluto ò bel ragionamento di tutti quelli che compongono
hinni. Ti saluto eccellentissimo miracolo del mondo tutto. Ti
saluto ò dilettazione di tutti i nati in terra. Ti saluto
paradiso di delizie e di tutta amenità et immortalità.
Ti saluto albore della vita, gaudio e voluptas. Ti saluto giglio
delle valli, e valle de fedeli e salute del mondo. Ti saluto
porto tranquillissimo, e desideratissima liberatrice deglagitati
dallonde e dalle tempeste. Ti saluto soccorso di quelli
che pericolano. Ti saluto resurrezione del Progenitore Adamo.
Ti saluto gioconda libertà. Ti saluto Madre di tutti. Ti
saluto fonte di grazie e di ogni consolazione. Ti saluto rifugio
de peccatori. Ti saluto rifugio et hospizio de peccatori.
