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V I T A

DEL VEN. CARDINALE
D. GIUS. MARIA
TOMASI
DE’ CHIERICI REGOLARI

DESCRITTA
DA DOMENICO BERNINO

E DAL MEDESIMO DEDICATA

All’Eminentiss., e Reverendiss. Principe

I L S I G . C A R D I N A L E
A L V A R O C I E N F U E G O S
Vescovo di Catania, Conte di Mascali,
Consigliere intimo di Stato di S. M.
Cesarea, e Cattolica, e suo Mi-
nistro Plenipotenziario
alla S. Sede.



In Roma, nella Stamperia di Rocco Bernabò, MDCCXXII.
CON LICENZA DE’ SUPERIORI.


Em.mo Signore

Il dedicare un Libro a Principe illustre, e potente Res parva est, dice Plinio, sed initium non parvum. Conciosiacosache oppressa l’arte dalla Maestà dell’accesso, su’l bel principio ella o si confonde, o si perde nell’altezza dell’invocazione, nella profondità de’ meriti, e nel non sapere, onde incominciar la sua supplica, se dalla lode del Soggetto del Libro, o dagli encomj del Soggetto, a cui si dedica il Libro. In traccia cotanto scabrosa, per isfuggir ogni taccia, e render ragione in poche parole del mio dire, dirò, Eminentissimo Signore, Che in questo Libro presento alla sua alta Protezzione un Venerabile Personaggio, Religioso, Cardinale, e Benemerito al Christianesimo in pregio, e fregio di stampe, Tre qualità tanto proprie di lui, e tanto proprie di Lei, che dubbitar si debba, se l’uno più giustamente possa maravigliarsi dell’altro, e Chi di essi possa dirsi tra loro o Esemplare, o Copia di Ecclesiastica Grandezza. Onde s’è vero, com’egli è verissimo, il detto di Platone Similis simili semper haeret, io qui non so, se mi convenga implorar il Patrocinio di V. E. alla Vita del Venerabile Cardinal Tomasi, o offerir V. E. al Patrocinio di questo Servo di Dio, mentre ambedue in Religiosità di vita, in elevatezza di dottrina, e in eminenza di Dignità sono stati, e sono ornamento, e propugnacolo fortissimo del Pontificato Romano.
Né con sì giusta paragonanza pretendo tesser nuova gloria, a Chi già con le loro heroiche azioni si hanno fabbricata gloria immortale appresso il mondo, onde tutti e due respettivamente dir possano
Quamvis nobis degeneratur diu vivere, relinquimus aliquid, quod nos vixisse testemur: Dico solamente, che l’E. V. non già fra solitario ritiro di privata Cella, chiamato già da quel dotto Scrittore Magnum cogitationis incitamentum, ma qual altro Cesare, che ne’ naufragj invitto con in una mano li Libri, e con nell’altra la Spada, salvò a se la Vita, e alla Posterità il tesoro de’ suoi Commentarj, così l’E. V. nell’operosa mole di rilevantissime Condotte hor Compagno, e Direttore di gran risoluzioni, hor Ambasciadore a’ Sovrani dell’Europa in grandi affari, assordito qua da strepiti di trombe militari, là da fremiti di onde inferocite dell’Oceano, ha pur tuttavia così ben custodito sé a sé, che non mai è stato più tutto suo, che quando è stato tutto d’altri. Ma che dissi suo, anzi di Dio! i cui profondi attributi, che appena all'oglio di lunga Lucerna possono o concepirsi con la mente, o descriversi con la penna, Ella così ben colla mente, e colla penna ha delineati, e espressi nelle pagine de’ Torchj, che il suo Libro De Trinitate può egli meglio dirsi Pittura, che Scrittura di quella eccelsa Triade, della quale disse S. Agostino Rara Anima, quae cum de illa loquatur, sciat, quod loquatur!
Pregio si è questo, Eminentissimo Signore, che a mio parere sorpassa ogn’altro pregio o di chiaror di sangue del suo nobil Casato, o di consumata destrezza negli affari co’ primi Sovrani dell’Europa, o di dottrina di Scienze spiegate nelle prime Cathedre della Spagna, tutti i Gradini, sopra cui poggiata l’E. V. ha tratto a se l’amore, e la stima de’ Grandi, che affaticati, per così dire, in avvantaggio della sua Grandezza, hanno non solamente così ben cooperato a farlo collocare su quell’eminente Candelabro, che dopo il Sole riluce più risplendente che ogn’altro, nella Chiesa di Dio, ma costituito eziandio Mediatore tra il Sacerdozio, e l’Imperio, Ministro di Giesù Christo nel Santuario della Chiesa, e Ministro di Cesare nella gran Corte di Roma.
Dunque altro a Lei non resta, Eminentissimo Signore, che il godersi il frutto delle sue heroiche operazioni, e altro non resta a Noi a desiderare, che siccome l’E. V. con egregj fatti presenti conferma i passati, così li passati, e li presenti habbiano da prometterci i futuri, quali tenendo ancora in occulto il Cielo, non possiam non credere, che non sian per essere avvantaggiosi sempre pe’l Chistianesimo, gloriosi per Cesare, e degni di ammirazione anche per Lei, che riandandoli poi con la mente, o rileggendoli nelle stampe, innocentemente si maraviglierà di sé medesimo, e pazientemente sopporterà la condizione de’ gran Personaggi, che legger non possono cose degne di lode, senza che leggan le proprie.
Gradisca quest’atto di riverenza nel Patrocinio, che imploro di questo Libro, non men Suo per la somiglianza del Soggetto, che per l’ossequio dell’Autore, che baciandole la sacra Veste, resta
Di V. E.

Humiliss. Divotiss. e Obbligatiss. Servit.
Domenico Bernino.
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Avvertimento al Lettore
E
Protesta dell’Autore.

Molti son gli Huomini, che fan del bene, ma pochi gli Huomini da bene: Thyrsigeri quidem multi: Bacchi vero pauci. Questo nostro Ven. Servo di Dio, di cui scriviamo la seconda volta la Vita, in ogni stato di ella fece sempre tanto del bene, e fu così sempre Huom da bene, che quanto fece di bene, tutto nascose fin’alla morte sotto il moggio di profondissima Humiltà, che è il vero, e solo paragone dell’Huomo da bene. Onde quindi provenne, che il defunto Santissimo Pontefice Clemente XI. ci comandasse quasi nell’istesso giorno, in cui il Cardinal Tomasi da questo fece passaggio all’altro mondo, che ne scrivessimo più tosto un semplice Ragguaglio, che un distinta Vita, e che poi dopo formati li Processi ne stendessimo un’altra, ch’è la presente, più ampla, e fornita, onde tutt’egli apparisse agl’occhi de’ Lettori, se pur tutto apparir può un cupissimo Pozzo, in cui Chi si affaccia, molto vede, ma non mai giunge con la vista a penetrarne il fondo. Il primo o Ragguaglio, o Vita fu da Noi fatta stampare dal Bernabò in Roma nell’anno 1714 e in questo che corre 1722 esce di nuovo alla luce delle medesime stampe, dedotta tutta da authentiche testimonianze, e conseguentemente ricca di notizie, e meglio comprovata con l’attestazione de’ Processi. In questa non habbiamo apposto Indice particolare, sì perché l’Indice de’ Capitoli porta seco sufficientemente annesse le particolarità de’ Racconti, come perché le particolarità de’ Racconti sono tanto sterminatamente copiose, che o sarebbe riuscito mancante l’Indice, o per evitar questo inconveniente incorrere in un altro, e far un Volume d’Indice più vasto del Libro, onde meglio dir si potesse Vita dell’Indice, che Indice della Vita.
Ciò poi, che in questo Libro si dirà, che attribuir si possa o a Santità di Vita, o a grazia di miracoli, o a dono di profezia, dall’Autore si vuole onninamente osservato il Decreto della Sacra Congregazione della Romana Universale Inquisizione dell’anno 1625, e confermato nell’anno 1634 in conformità della Dichiarazione della san. mem. di Urbano VIII nell’anno 1631, alla quale si habbia ogni relazione in ciò, che si soggiungerà nella Descrizzione di questo Libro.

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