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1642 02 09 AGT ms. 233, f. 3 autog.
Al Signor [D. Giulio Tomasi e Caro]
Duca di Palma, suo fratello
uesta mattina ho
detto la santa Messa per V. S. e pregato per la signora Duchessa;
le mie domande sono, che il Signore li faccia Santi, e che li
prosperi qui in ogni cosa, secondo il suo santo servizio. Le VV.
SS. attendano sempre ai santi esercizi e particolarmente alla
vera rassegnazione della volontà di Dio, che quanto più
questa sarà perfetta, tanto maggiormente vedranno rilucere
gli effetti della divina bontà; e pregate per me peccatore.
Ho parlato con D. Filippo Gelota, agente qui del signor Marchese
di Canicarao; ebbene, per facilitare gli ho detto che quello sopra
più, che darà, lo farò pagare qui, che servirà
per la spedizione dei negozi che tiene il signor Marchese; se
non riesce cosa per questa strada difficile, io aspetto altri
che verrà. Intanto il piego lo manderò da qui, non
avendo comodità di scrivere; e lui ha dato a copiare la
scrittura del signor Spinatiolo, che manderò; e non quella
sentenza di V. S., perché sebbene è somma maggiore
di più onze, tuttavia le manca la partita di Volpe, che
V. S. lavrà lasciata toccare alla signora Baronessa
di S. Filippo.
Ma io, per non difficoltare il negozio, per non sapere il signor
Marchese quelle distinzioni, esaltem per non aver replica ho lasciato
il tutto, sebbene ne aspetto approvazione di V. S., altrimenti
di nuovo scriverò questa difficoltà, perché
non voglio scrupolo. Per il paggio ho buona speranza, e come io
stimo necessarissimo questo servizio, a V. S. disporrò
del soldo, per non perdere il tempo in nuove repliche.
Ho fatto dare risposta del favore che fa V. S. al signor Campolo,
e qui rispondo a V. S. nella disgressione che mi fa in questo
capitolo. Io vorrei che V. S. si levasse dintrichi, interessi
e scarsezze; il modo lho io; V. S. dica a Monsignore che
io ho pregato (come lo prego per dire sempre il vero) che voglio
si ripartisca i 5 mila scudi che mi riservai nella donazione,
che feci per accomodare le cose mie, avanti la vicina e santa
professione.
Dopo io le darò il denaro, e V. S. segretamente per albarano (1), o altro me ne assegnerà, come dirò
appresso, e così V. S. con saldo suo si metterà
in contanti, che è quello che fa rilucere la Casa; e nella
compra, grazie al Signore che spera fare, pure vi vogliono spese,
oltre lo sborso; e così per allestire, e tenersi in comodità
liti e arbitrii, che io so quanto importa il penare nei negozi
per denari; né gli può guastare la compra, perché
se oltre laccomodamento che si farà, avrà
avanzo, lo potrà impiegare altrimenti, questa somma se
la potrà accollare con andare scaricandosi col tempo, e
nellinterim aggiustare le sue cose.
A Monsignore tornerà conto la sicurtà della compra,
e a V. S. la legittimazione (per listanza che faccio io)
e per le spese grosse fatte, e frumenti che tiene, si piglia questo
denaro. Io poi, già grazie al Signore, entro nel bimestre
che è avanti la santa professione, e in questo tempo cè
facoltà daccomodare e disporre dellavere, sebbene
io lo vorrei fare in questo mese, per fare più quieta la
santa Quaresima.
Il mio pensiero è, che io gli venda quella bolla; o se
lei non vuole questo, per ragione che si presentasse, io gliene
farò donazione; e V. S. mi favorisca di assegnarmi per
venti anni 300 onze lanno, sopra la città qui, o
come vorrà, e faccia conto che li spendesse per me, [come]
se mi tenesse in Casa; oppure che desse ad interessi questi scudi
5 mila, che saranno onze 200 lanno, e allultimo avrà
da sborsare 5 mila scudi, o per dir meglio, considerare che pagando
questa somma per venti anni, dopo la Casa resterà sgravata
di onze 100 annue. Questo [che] dico, non è per forzare
V. S., ma per persuaderlo, perché io in questo modo desidererei
servire il Signore con compire questa Chiesa, che è dei
primi templi dItalia; e V. S. oltre il servizio del Signore
non saria poco compire una tanta grande opera. Mi persuado pure
a questo il vedermi soggetto inutile, e grande per servire alla
Religione, onde così vorrei sgravare il peso.
Nel resto, io poi come sa, non posso domandarle altro che il capitale,
cioè la rendita di onze 100 ogni anno; anzi tutti quei
denari che V. S. ha pagato per me, si devono compensare glinteressi,
[e darmi solo] il capitale come vorrà; questo ho detto,
non altrimenti per favorirmi e se piace a V. S. ex sua voluntate;
io parlo chiaro e scrivo ad fratrem, intanto V. S. considera
e mi avvisa, come è servita, che io fra tanto prego nostro
Signore per il suo maggior servizio. Il signor D. Francesco Gaetano
mi mandò lincluso foglietto, a me parve non dilungare
il negozio per non obbligare V. S. a scrivere al signor Duca,
e per non far riferire in Deputazione, non mi volli valere di
modo estraneo, per lattacco che tiene la Casa col signor
Duca; onde gli feci parlare dal signor D. Francesco, che è
quello che sempre ci ha favorito, che gli portò le lettere,
con che V. S. gli fece avvisata della conclusione del Casamento.
Il signor D. Giovanni mi disse, che il signor Duca non poteva
far pagare questo denaro, perché in coscienza deve prima
far soddisfare le guardie della Torre vecchia. Io dissi al signor
D. Giovanni che non facesse riferire, e sopra questo gli daremo
soddisfazione, perché io intendo che costì, cioè
nella Licata e Naro, le guardie si pagano. Oggi è Domenica,
non ho veduto il signor D. Giovanni, potrebbe essere che intendessi
il seguito del signor D. Francesco, sebbene io non mancherò
appresso con tutta la dovuta diligenza. Quando io attendeva che
il signor D. Mario fosse alla festa di Catania, come mi aveva
detto il signor D. Francesco, V. S. mi avvisa la sua indisposizione.
Ringrazio il Signore sia passata in bene, e prego Sua Divina Maestà
a felicitarlo con la signora Donna Geronima, alla quale spero
scrivere per la santa Quaresima per raccomandarmeli allorazione;
acciò il Signore mi conceda questa santa professione con
quello spirito, che io nemmeno so desiderare.
Qui basta, perché pure ne scriverò a V. S., e gli
manderò qualche libretto, per esercitarsi in sante devozioni,
nelle quali poi pregherà per me; sebbene ora non cessi
di farlo con tutto laffetto. Faccio riverenza a Monsignore
illustr/mo, al quale di vero cuore, domando la santa benedizione,
e a V. S. con la signora Duchessa saluto caramente, e Iddio ci
guardi tutti.
Al signor Odierna mandò molti saluti; al sommo Areopagita,
il signor D. Salvatore domani mi ha da mandare la lettera, e forse
verrà lui, però appresso.
Palermo, 9 febbraio 1642.
(1) scrittura privata
Servo nel Signore
D. Carlo Tomasi, Ch. Reg.
1642 02 25 AGT ms. 233, f. 4 autog.
(Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. del 20 e 21 del stante, e rispondo con questa, e prima circa
la mia rinuncia; io le scrissi di quella forma solo se era conforme
al gusto e volontà di V. S., e pure perché mi pareva
bene sgravare la Casa di centonze annue. Nel resto, gusto
quello che aggrada V. S. per discarico della mia coscienza vedendomi
soggetto inabile; basta lascerò alla Religione quello che
ho, che è la riserva che feci di 5 mila scudi. Pure io
vorrei pregare V. S. a compiacersi di pagare onze 300 ogni anno
per soli anni dodici rappresentandole, che levando onze 100 che
dovrebbe pagare, paga solo onze 200, che a capo di dodici anni
sono 6 mila scudi, dei quali levati 5 mila che è il capitale
di onze 100, le quali non pagherà più, restano solo
scudi 1 mila del suo; e pagare il capitale di 5 mila scudi anticipati
a onze 200 lanno, che mi pare un comodo molto buono per
la Casa, e a me carissimo; perché con le onze 100 annue
non posso sollevare questa fabbrica, e con le onze 300 per 12
anni faremo qualche cosa. Servendosi così V. S., potrà
scrivere al signor D. Francesco per mettere in ordine le cautele,
cioè in fare la donazione; e V. S. cedere dette onze 300
sopra la tavola, o altra obbligazione.
Dico questo, perché il tempo è breve, e V. S. dopo
costì ratificherà, però la prego ad avvisarmi
risolutamente ad altius con lordinario seguente.
Io ho discorso il tutto ad fratrem, e gusto che V. S. risponda
con gli stessi termini e chiaro, perché quando lei non
mi volesse favorire di questa maniera, io disporrò come
ho detto. Al contrario sono pronto compensare V. S. con tutti
quei denari, sino ad un grano che mi ha favorito donarmi, però
avvisi la somma.
Con la posta passata avvisai, che il Padre predicatore non veniva,
che però si provvederà costì; la causa io
lavvisava con la posta penultima passata, e mi è
parso non essere capitate le lettere a V. S.; siamo stati aspettando
il Padre Generale di giorno in giorno, e tutti i predicatori impinti
(1) per questa cagione. Onde V. S. scusi
questa mancanza non volontaria, io lavvisava, se voleva
alcun predicatore da qui, e lavrei mandato il Padre Desiderio
(2) di Naro, Carmelitano, assistente assai
devoto, e già V. S. lo conosce; ma già che ella
non ebbe lettere, e io ultimamente lavvisava se provvedesse
costì, se non mi avesse avvisata tal cosa, giudico che
ella saccomoderà col Padre Marino, o altro, perché
il Padre Maiorica va a Mazzarino.
In Ragusa per accidente andrà a predicare uno dei nostri,
che doveva andare in Alcamo, e ora il Signore ha voluto che andasse
in Ragusa, prego a raccomandarlo al maestro D. Santoro (3),
e a qualche altro amico; e se le pare le può fare una lettera
per mano del Maestro; il Padre si chiama D. Paolo Maria Frezza
di Napoli, giovane sì, ma ha fatto lannuale di sera
qui con molto applauso. V. S. può scrivere a Ragusa, perché
cè tempo, non essendo ancora partito il Padre per
limpedimento già detto, bensì avendosi detto
il Padre Generale essere arrivato in Messina, si è spedito
un corriere.
Domenica fu a favorirmi il signor D. Lorenzo Ventimiglia, dandomi
soddisfazione della difficoltà [che] fece al mandato per
essere cosa di giustizia, e mi disse avere smaltito la difficoltà
del signor Duca di Terranova. Onde solo mancava la venuta del
capo mastro, e mi ha promesso che se non partirà fra 12
giorni, le mandassi persona che lui stesso farà spedire
lettere per il Capitano, o secreto di Girgenti, o Naro; tanto
che grazie al Signore questa è cosa finita, e V. S. nellinterim
avvisa come più gusta venissero le lettere per Girgenti,
o Naro.
Al signor Principe della Cattolica farò capitare le lettere,
e mi meraviglio come V. S. gli dà il titolo di Principe,
essendo il Padre qui chiamato tale, e lui il Duca di Mussomeli,
ma V. S. si avrà regolato con il sottoscritto; da questa
lettera sono stimolato a mandarle subito il segretario, che]ho
trovato assai a proposito, bella mano, pratico di segretaria,
abaco, e buono per paggio. Onde se lui vorrà servire per
paggio, e si contenta del vestito e tarì due al giorno,
ve lo manderò subito, perché mi pare cosa necessaria;
e pure quando non saccordasse per così, V. S. avvisi
quello che gusta.
Per la compra non riscrive se la Danisa si dà senza soprappiù,
perché se è così, il Principe si prenda la
rendita in prezzo; è cosa considerabile, perché
qui con gli interessi si vanno levando le rendite sopra la tavola,
ma pure le resterebbe in questo evento la Danisa senza evizione,
V. S. lo consideri bene, da Gaspare ho inteso con destrezza, né
questi signori vogliono levare tal cosa. Naro mi pare fare fatica
invano, perché al sicuro ne seguirebbe il riscatto. Lodo
io farlo per essere una buona terra, e che i signori ci possono
stanziare, chè il principale.
Mando i conti del signor Marchese di Canicarao (4),
e il divario di quelli di V. S. e signor Spinatiolo, sarà
che V. S. avrà calcolato le bolle senza quella di Volpe,
che sebbene nel signor Spinatiolo cè avvertenza,
e cancellatura.
Il signor Bella è qui, però non ha parlato dei censi,
e per i frumenti, è stata negata licenza a D. Giuseppe
Celestre per onze 45, sebbene il signor Marchese ha venduto onze
14 di frutti; onde osserverò per poter essere favorito
nelle prime licenze.
Al Padre Vetri manderò la risposta in Mazara, e mi rimetterò
a lui se vorrà venire costì, per intercedere presso
Monsignore.
Al signor Odierna saluto caramente, non le scrivo, perché
il suo libro lo portò seco il Borelli in Messina, e verrà;
il signor D. Venazio Maria apposta stamattina è stato qui,
e avrebbe pagato onze 2 per questa lettera, essendoci risposta
al Vicario, che con grandissima ansia aspettava questa lettera,
e D. Vincenzo gli voleva mandare corriere Serio. V. S. mi farà
grazia soprassedere la risposta al Padre D. Giovanni, per Francesco
di Catania, che io le scriverò sopra questo con lordinario
seguente.
Qui fo fine rallegrandomi molto dellArcipretato che vuol
fare Monsignore illustr/mo, al quale saluto, e a V. S., signora
Duchessa, signor Don Mario, e a tutti codesti signori do molti
saluti, e prego nostro Signore ci doni la sua santa grazia, e
domani farò dire una Messa, da un padre nostro che è
santo, acciò il Signore guidi, e faccia riuscire tutti
i nostri pensieri conformi al suo maggior servizio.
Palermo 25 febbraio 1642.
(1) fermi - (2) Caro - (3) Caioso - (4) Gio: Battista
Domenico La Restìa
1642 03 09 AGT ms. 233, f. 5 autog.
(Al Duca di Palma, suo fratello)
evo risposta a due
di V. S. del 20 e 26 febbraio, e prima circa il negozio della
rendita, io avevo pregato V. S. reluirla (1)
per 4 mila scudi, come ella mi aveva asseverato favorirmi alla
vendita dei frumenti, perché la Casa si leverebbe dinteressi
assai maggiori del 10 per cento; onde ora con lofferta che
mi fa V. S. la Casa non può fare questo alcanzo (2),
perché i carati sono somma, né si possono recuperare
a 300 onze lanno.
Ad ogni modo io ho trattato con i Padri, e si contentano, ma vogliono
almeno onze 400 qui, o almeno fra quattro o sei mesi; e per glaltri
4 mila scudi si contentano con le onze 300 sopra la tavola, con
glinteressi vi entreranno pro rata al 10 per cento, perché
estinguendosi la bolla, questo denaro passa qui, e noi come ho
detto, paghiamo interessi maggiori del 10 per cento. E[p]pure
V. S. potrà con questa somma levarsi interessi al 10 per
cento, e con noi allestirsi con questa comodità di pagare,
sebbene io consiglio a V. S. che questi 4 mila scudi se li trattenga
per i suoi arbitrii, e negozi; perché in questi tempi 4
mila scudi contanti fanno spiccare qual si voglia Principe, oltre
che si leva di campare a lambichi, e accrescere il guadagno, e
metterà i suoi arbitrii in reputazione. Dico questo, perché
a V. S. suppongo la prudenza si ritrova in questi negozi, perché
nel resto alle volte i denari qui servono per maggior rovina.
Qui voglio proporre un altro partito a V. S., la Casa nostra tiene
4 mila scudi di capitale sopra la tavola al 5 %, né si
possono spendere, che per la fabbrica della Chiesa.
Onde tutti glinteressi poca cosa servono a tanta macchina,
perciò desio, che V. S. costì facesse diligenza
con Monsignore, per codesta collegiata o altro; e nella Licata,
se il signor Serrovira per lAbbadia, o altri volessero questa
bolla, contanti, e il resto a mille scudi lanno, si fa tanta
larga offerta per il desio che teniamo di spedire la Chiesa, che
con questa somma si metterebbe a buona forma, e anco perché
questo denaro non si può impiegare in altro; prego il tutto
a V. S. con ogni affetto acciò passasse estrema diligenza
sopra ciò, e mi avvisi. Mentre siamo in questi negozi,
desidero sapere da V. S. che ha fatto con la signora D. Francesca
Ventimiglia, perché ho scrupolo di replicarle quello che
altra volta le dissi, cioè che se non li dona per glalimenti
che lavvisai, perderà il denaro e il merito, perché
questo Padre con loccasione di due Case di donne, tiene
e caverà questa somma a tarì, a tarì come
si suole dire.
Mando lincluse del signor Marchese di Geraci, il quale scrive
al Padre D. Francesco che facesse con V. S. calde scuse, lui povero
signore è stato vicino al morire, et oggi è poco
buono; V. S. si assicuri, che questo signore si mostra affezionatissimo
e che per questi frangenti dinfermità e pericolo
di vita, allora si restarono le lettere. V. S. può rispondere
al Padre Fra Desiderio (3), che io lo stimo
di soddisfazione, e particolarmente in Palermo tiene buonissimo
odore di vita assai buona, pure la prego per le risposte di Filippo
Coccia, e per quelle della mola avviserà in ragguaglio;
di questo basta che V. S. mi avvisi il seguito, perché
io così soddisfo le persone, che non le dare risposta non
sente bene!
Circa le prediche il Padre Campolo desidera, che V. S. ne procurasse
una primaria costì in Girgenti, il soggetto che mi è
proposto è così buono, che in Palermo è fra
i primi, e lanno passato con molto applauso predicò
in Messina; onde io stimerei assai bene per la soddisfazione di
costì. Il Padre è il Padre D. Onofrio Romagnolo.
Il Padre D. Giuseppe Cicala mi scrive da Roma, e fa a V. S. assai
affezionatissima riverenza, dopo Quaresima sarà in Venezia;
ora è tempo, se Monsignore illustr.mo vuole fare compra
di libri, perché quel luogo è la piazza del mondo,
e la persona è tanto abile e affezionato, che non più.
Per la stampa dei libri è necessario quello che le ho scritto,
e intendeva sempre, che in ciò intenderà il gusto
e onoranza di V. S., però quando gusterà questo
lavvisi, che non mancheranno occasioni.
Io con le mie non saluto il signor D. Mario, perché lintendo
comune, e pure non ho mancato, né manca particolare in
questa occasione raccomandarlo al Signore sebbene io credevo fosse
uscito, perché quando Tomasso fu qui, il signor D. Francesco
mi disse, mandarle losservazione; e dopo non ho avuta occasione
di rivedere il signor D. Francesco. Onde supponeva fosse uscito,
il Signore ne caverà qualche cosa, pigliamo ogni cosa dalla
sua divina mano.
Desio da V. S. il seguito, e se posso sono qui, ma ciò
è soverchio dirlo. I giorni passati ebbi certo incontro,
e proposi per lofficio di magazziniere della Licata il signor
D. Francesco di Caro, e già si è avuto lintento,
ma il salario non sarà più che onze 40, volendone
onze 60 il mezzo (4), che ha trovato un
nostro Padre, che lo procura.
Io mal volentieri prendo questi negozi, ma perché stimo
servizio del Signore questo negozio per sollievo del signor D.
Francesco, tanto familiato e povero, ho accettato il negozio e
mi ricordo, che nella Licata il signor D. Carlo, ambiva questa
carica per il signor D. Geronimo per questa somma di onze 40,
pure stimo cosa assai buona per servizio di V. S.; io non ho proposto
al signor D. Geronimo, perché mi pare più carità
a quel povero cavaliere.
Questo officio entra il 1° di Maggio, ma il mezzo vuole le
onze 60 quando darà la patente, che sarà subito
alla risposta di V. S.; non quando vi sarà difficoltà
di morte che potesse occorrere, perché si manderà
la patente in bianco; anzi aggiungo a V. S. che questo negozio
col mezzo che ha trovato questo Padre, si potrà continuare
ogni anno, perché non dubito punto dellintegrità
del soggetto; onde sarà di molto utile a quella persona
e servizio a V. S., mi risponda subito con lindirizzo per
mandarle la patente, e V. S. passi il tutto con la debita segretezza.
Resta che io mi raccomando a V. S., acciò faccia pregare
e preghi il Signore, acciò in questa santa Quaresima mi
faccia fare cosa di suo servizio; già che la sua divina
bontà in questi giorni santi tra il giorno e notte teniamo
tanti esercizi; notte, coro, ed orazione, e il giorno oltre delle
sante Messe, prediche, orazioni, congregazioni e giunti tutti
pieni di fuoco di Dio, e particolarmente teniamo il nostro predicatore,
che predica con parole di fuoco.
Onde desio che V. S. fosse qui, per santificarlo con tante occasioni,
e pure Dio è in ogni parte. V. S. si eserciti con la signora
Duchessa nellorazione, che questa è la strada del
Paradiso; per farla buona, bisogna leggere opere sante, e virtuose,
e campare con unione al nostro Iddio, né ci vuole tanto
a fare orazione, e stare unito a Dio, basta scolpire nel cuore
il detto di S. Bernardo: Unde veni, quo vadam, unde veni, quo
vadam. V. S. mi risponda di tutto ad altius con il
presente.
Al signor Odierna linclusa con moltissimi miei saluti, appresso
ci manderò lopere, se si contenta, perché
le manderò con una mia lunga. Circa poi questo negozio
della rendita io non ho ad incarirlo a V. S., perché mi
pare negozio aggiustato per tutte le parti; con tutto ciò
a me sarà di grazia, e favore particolare, tanto che per
ogni capo attendo leffetto che se mi potessi abboccare seco,
sarei certo persuaderlo in due parole. Il Signore ci faccia tutti
Santi.
Palermo, 9 marzo 1642.
(1) riscattarla (2) acquisto (3) Caro (4) intermediario
1645 01 06 AGT ms. 233, f. 7 autog.
(Al Duca di Palma, suo fratello)
la mattina
della santa Epifania, non ho tempo di dilatarmi, tanto più
che il signor D. Gaspare Giovene riferirà a pieno il tutto.
Grazie al Signore le cose vanno bene, e io qui fo quello che posso,
e supplisco ai molti impedimenti tiene il signor D. Francesco.
Manderò le lettere per il signor Denti, se bene io ho per
difficile che venga, sarebbe molto bene, se al suo arrivo il signor
Castellano fosse dalla sua. Nel resto per consolazione sua, sappia
che il Tribunale sta con esso, e il signor Capizzi perorò
unora in suo favore. Mancini non è venuto. Nostro
Signore lo benedica con la Duchessa, e figli.
Palermo, 6 gennaio 1645.
1645 11 28 AGT ms. 233, f. 8 autog.
(Al Duca di Palma, suo fratello)
to aspettando lettere
di V. S. in risposta dalcune mie, che molti giorni sono
le scrissi; se bene ho capito limpedimento per linfermità
passata di Monsignore Illustrissimo, e per le cose della Licata;
sebbene non capisco cosa in specie, né il signor D. Francesco
mi ha cennato servigio di V. S., io però non ho mancato
di compire con lofficio mio di presentare continuamente
tutte le sue necessità ai piedi del SS.mo Crocifisso, a
quo omne bonum. E le scrivo questa astretto da Dodino, il
quale voleva mandare corriere Serio per lonze 100 della
bolla, così anco mi stringe con mio rossore il signor Marchese
di Tortorici per i suoi interessi; pure Anello vuole i suoi interessi,
e nel seguente si matura laltro terzo, se bene ieri gli
parlai, e si può aggiustare tutto insieme; a me anco compete
qui compire quello mi ha accomodato.
Anzi il signor D. Francesco per ragioni della patente, per poter
prender possesso mi fece dare parola per onze 44, che non mi parse
far di meno trattandosi negozio sì importante e che a V.
S. ora maggior[mente] conviene tenersi dipendente a detto signore,
che è ministro.
So che lo scrivere per denaro, sono cose malinconiche, ma che
si ha da fare? Io servo, ma bisogna corrispondere, né in
questo tempo col suo silenzio ho saputo che rispondere, se non
le scuse anzidette, V. S. non si pigli fastidio del passato, mi
favorisca ora subito.
Il signor D. Paolo Marino mi disse aver scritto a V. S. circa
la procura annullatale, e del conto deve dare, e lui pure aspettava
la risposta per le onze 50, quali io subito ci avevo promesso,
e questo è persona puntualissima. Qui le genti del signor
D. Giuseppe hanno mutato tutti lofficiali, e neglatti
che fa dice, come Padrone e Signore. Io non so come siano aggiustati,
non vorrei, che qui ignorantemente le facessero qualche pregiudizio.
Per i frumenti del signor Conte di Villalta non li scrivo
a lei, che mi pare essere già maturato il tempo per pagarsi
il denaro. Circa il Caricatore, per questa settimana spero la
risoluzione; si è trovato un bellissimo mezzo termine,
cioè che V. S. per albarano (1)
segreto prometta al signor Gio: Carlo, e al suo nipote se succederà
allofficio (il che non sarà) di fare lofficiali
secondo loro li domanderanno segretamente, e lasciarli fare la
visita, vita loro.
Al signor D. Francesco è parso arrivabile (2),
ma non sarà senza regalo, che si ha da fare? Bisogna spendere,
tanto più che se si mettesse il negozio in lite, avrei
da spendere, non saprei per spuntare cosa. Per adesso, prego il
Signore che drizzi tutto secondo il suo maggior servizio.
Mando linclusa al signor Odierna, me lo saluti caramente;
non gli scrivo perché le mie occupazioni non lo permettono,
attesa la mia tarda natura, e molte imperfezioni appresso; Cirillo
mi fa istanza grande per il pronostico, ma vuolessere col
presente, né bisogna far cosa lunga, ma basta far qualche
cosetta per soddisfazione qui de letterati, che lo vogliono
bene. Nel resto V. S. non faccia concetto di queste figure che
sono varie, Vir sapiens utitur Astris. Riverisco V. S.
con tutto laffetto, come fo alla signora Duchessa, e figli,
ai quali tutti benedico nel Signore.
Palermo, 28 novembre 1645.
(1) scrittura privata (2) fattibile
1649 12 13 AGT ms. 233, f. 9 autog.
(Al Duca di Palma, suo fratello)
l Presepio che vuole
la signora Duchessa, non è cosa che si trova nelle botteghe,
bisogna farlo fare apposta, e come che è cosa del mio genio,
mi sforzerò fare il possibile per averlo fra cinque o sei
giorni, e mandarlo con bordonari (1) di
codesti contorni; lodo la santa devozione, ma la voglio più
sollecita. Ieri sera venne S. Altezza senza la Corte, che lasciò
dietro in Messina, seco vi è il signor Marchese Flores,
Ioppolo o Gioppolo; prese licenza dal senato per 15 giorni.
È venuto in fretta per sospetti di congiure, vi sono teste
grosse in sospetto, guai, guai, non sono cose di confidarle a
persone, nostro Signore aiuti V. S.; per ora può mandare
lettere per la buona venuta, che dopo, secondo si vedrà
il suo stato, qui si consulterà per fargli riverenza di
presenza.
V. S. mi ha imbrogliato con lonze 50 del signor Marino per
i molti ordini che mi ha dato, io non ne ho fatto nessuno; questo
è persona delicatissima, né dimora un quadrante
a dar il conto, quando lo vogliono, né io lo posso dire
che si mostri debitore, anzi resto mortificato, che avendogli
domandato questo denaro per suo servizio, e dirgli che gli mandava
corriere Serio, è passato poi tanto tempo, e V. S. non
le ha voluto scrivere due righe.
Per il frumento della Torretta il signor D. Pietro mi disse che
sinformò, e che se ne potranno smaltire altre salme
20, se il Costa lo procura; onde la terra alla peggio deve smaltire
tutto il resto; anzi che il Costa intende difendersi ed è
dei primi litiganti. Onde a me parrebbe che il signor D. Giuseppe
desse ordine che i Giurati vedessero di mettere sopra ogni salma
uno scudo di più, che sarà cosa poca; e sandasse
cavando questi interessi, e fra questo [nel] mentre far che il
signor D. Francesco (che è Giudice del Pretore) si chiami
il Costa, e senza tali liti intenda lui, ed ai Giurati della Torretta
per vedere glinteressi delle salme 20.
Nel resto V. S. non dorma su questo, perché lui è
lobbligato, e veda il conto [che] le ho mandato, di quello
V. S. creda di detta Università per poter calcolare la
somma, che con glinteressi di questo frumento è obbligato
a pagare il tutto; e ne mandi nota a me, e al signor D. Giuseppe;
può scrivere al signor D. Vincenzo, che venga da me, e
Dio sa quanto mi paiono queste faccende imbrogliate. Qui ho trovato
partito per i frumenti, ma sto spedendo il negozio del Caricatore,
perché questi vorranno subito estrarre, sono stato questa
mattina dal signor D. Francesco e fra una calca di negozi sè
fatto aggiustare lalbarano, e vedere di stringere il tutto.
Intanto V. S. è bene che si accomodi costì salme
200 di frumento, e me ne mandi lavviso in qualche mandato
per potermene servire nellurgenze, o con pignorare, o vendere.
E mentre V. S. tiene tanti frumenti, credo facilmente lavrà
in accumulo, in ogni modo bisogna accomodarvi.
Il signor Marchese di Tortorici almeno per le feste mi astringe
per onze 40. Prego V. S. unaltra volta ad avvisarmi, per
quanto dovranno venire quei denari per refluire a Dodino, perché
quod tibi non nocet, et alteri prodest, non est denegandum.
Per il conto della Licata, è bene per assodarlo, che V.
S. veda di fare qualche nuovo sborso, come ho scritto altra volta,
ma che non si paghi, se non prima vengono concessioni; tutte cose
da Spagna, con mandare feluca apposta, che con pagare ivi un migliaio
di scudi di regalo e [per] la fretta che faranno questi ministri
si avrà subito; e se Sua Altezza dimorerà qui, si
negozierà il tutto facilmente. Nel resto, così questo
come tutti glaltri suoi affari, tutti mettiamoli ai piedi
del SS.mo Crocifisso, che ivi si troverà la vera pace,
e nostro gaudio, e la benedico nel Signore come fo alla signora
Duchessa e figli.
Palermo, 13 dicembre 1649.
(1) incaricati di trasporto con bestie da soma
1650 01 12 AGT ms. 233, f. 12
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo a V. S.
nellultima del 5 stante, e prima circa le cose della Licata
dico chiaro a V. S. che questi signori ministri si vogliono chiarire,
se veramente può seguire il reddito, ed avere lo sborso
dei denari per V. S.; il fatto sta che la città comunemente
mi dicono che non si vuole gravare, e secondo cè
limpossibilità, tanto che con la venuta del signor
Denti, ministro integerrimo, si stabilirà il tutto. Il
Padre D. Gio: (lu) Castelli suo cognato, mi ha detto che in Casa
sua sentono che il signor D. Vincenzo passa da qui, se questo
è, ogni cosa si farà oretenus; quando però
non passasse di qui, come ne sto attendendo la certezza con lo
straordinario, che saspetta di giorno in giorno, le manderò
con corriere lettere della signora Contessa Castelli, che è
quella che comanda e meglio del signor Pretore, il quale pure
per esser ministro non par bene domandargli questa lettera.
Voglio avvertire a V. S. che quando, chi sa, la città volesse
il riscatto, e si trovasse qualche forma, in tal caso V. S. potrà
significare al signor D. Vitt. per mezzo di qualche Padre della
Compagnia di Naro, di cui lei è affezionatissimo che intenda
offrire a S. M. gli altri 5 o 6 mila scudi, sopra il prezzo con
i patti; e che vuole che questo negozio lo tenti lui, e finisca
lui, perché il signor D. Vincenzo per fare questo servizio
a S. Maestà, in questi tempi urgentissimi abbraccerà
il negozio, perché il ritornare la città al Re,
non gli sarà di utile, oltre che non sarà così
facile. Onde il signor D. Vincenzo si appiglierà alla sua
offerta, e V. S. pure ne avrà vantaggio per far camminare
il negozio per un ministro di tanta qualità; è pure
cognato del signor Pretore, il quale lo ha anteposto, come io
penso, per farlo esercitare nel servizio di S. Maestà,
pretendendo il signor D. Vincenzo essere Maestro Razionale.
Per questa somma scrissi a V. S. che facesse diligenza costì,
perché qui ci avranno escluso, sebbene un amico adesso
mi ha dato certa speranza, e però V. S. manderà
a largo scritte, sotto le cautele le può dare, e inoltre
specifica le cose che ci obbliga. Potrà pure proporre,
che la Corte pigliasse i denari a cambio, e che lei si obbliga
aglinteressi, come una cosa simile fece il signor D. Francesco
Romano per Reitano, se male non ho inteso, e questo anco per miglior
cautela, perché non si potrà trattare di riscatti
se prima la Corte non aggiusti di contanti il mercante.
Propongo a V. S. questa offerta, e questi interessi, per il gran
negozio che è di tenere la Licata minore a V. S. con la
vicinità del suo stato; ad ogni modo faccia i suoi conti,
se ha forza tale di poter fare questa carriera, perché
non bisogna invaghirsi del Palio, se poi si resta nel corso.
Caso che occorresse far detta offerta, e accettata dal signor
D. Vincenzo, V. S. se la può allocare, e fare tutte le
sue prevenzioni e azioni, e soggiungo che questa offerta ha da
essere allultimo dellultimo. Grazie al Signore abbiamo
recuperato il negozio del Caricatore, ma con stento intollerabile,
particolarmente del Padre Cicala, che favorisce tutte le cose
di V. S. e con più caldezza assai di quello che scrive;
lui fa linclusa a V. S., e V. S. faccia quegli albarani,
e polise subito, sebbene quella clausola della visita lha
aggiunta il signor D. Francesco, ed è soverchia in tutto,
e può guastare il fatto; e per dirla, questa non visita
del Portulano è singolarissima, e ha del regio, né
bisogna stirare, perché lo stesso signor D. Francesco mi
ha detto, che lui sino che non vede firmate ed eseguite le lettere
dal Maestro Portulano, non crede il negozio, però V. S.
non vada cavillando, ma si spedisca.
Il negozio per il signor D. Pietro Formica è appuntato,
ed ieri a punto Mons. Transmiera venne alla cella del Padre D.
Giuseppe Cicala, ed io mi trovai venute le lettere di V. S., e
così gli nominai il signor D. Pietro, e per domattina spero
nel Signore far spedire il tutto, perché Monsignore disse
al Padre Cicala, che andasse in segreto, essendo egli Consultore,
che lavrebbe spedito, bastandole la mia approvazione, che
io gli ho fatto, mentre lantepone V. S. con questo resto,
e dormo perché io non conosco la persona punto alcuno.
Ho discorso della spedizione, perché se Monsignore diceva
tener lavviso, che il signor D. Carlo già era morto,
ed io già gli ho preso lindulgenze; ma le lettere
fresche di V. S. mi hanno fatto ancora dubitare, per prima di
spedire il negozio al Padre D. Giuseppe sinformi meglio
dellavviso; V. S. è bene che compisca con Monsignore
e col Padre D. Giuseppe, che ci deve molto, molto.
Darò ordine a Francesco che paga subito lonze 12
per detto Padre Maria Tavormina, né mi ricordo V. S. lavesse
avvisato prima. Mons. di Cefalù va in Catania, a Cefalù
va il signor Archimandrita Gisulfo, V. S. ne dia nota al signor
Arcidiacono, che le sarà carissimo.
Mando a V. S. un quinterno delle nostre devozionelle alla Madre
SS.ma, e voglio che insieme con me ringrazi prima stante la Signora,
che gradisca le mie debolezze, e che si spargano per tutto; V.
S. le distribuisca, mavvisi se ne vuole più per tutte
codeste contrade, che le possiamo dare a grana 3, che li farei
stampare con guadagno, evviva la gran Madre di Dio, e con questo
bel fine, la benedico nel Signore, come fo alla signora Duchessa
e figli.
Palermo, 12 gennaio 1650.
1650 01 21 AGT ms. 233, f. 13
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. inclusa
la lettera della signora Contessa, e sento spiritualmente dal
Padre confessore essere la signora tutta dedita alla santa obbedienza,
sarà efficacissima; spero nel Signore che il signor D.
Vincenzo aggiusterà il tutto per il Caricatore, e il signor
Maestro Portolano ha uscito un nuovo capitolo. Sono stato apposta
questa mattina dal signor D. Francesco, per questa sera andarlo
a soddisfare; non scrivo cosa se non vista la risoluzione, intanto
ne pregherò il Signore per la sua maggior gloria, e servizio.
Il signor Bartolomeo Mariani è morto, il nipote si trovò
pagate onze 479, né vuole pagare più grano; V. S.
parli col signor Mallia per altra tratta, perché qui urget,
e subito portarla il Padre Gaudio, il quale non si contenta delle
onze 100, vuole tutto; quelle del signor Pignata se li pagarono.
Ho inteso le buone nuove del signor D. Francesco, pregherò
nostro Signore per il meglio.
La signora D. Anna fa istanza per le lettere, già che qui
si pagano i denari; V. S. le recuperi e [le] mandi subito, perché
questa signora voleva mandar corriere Serio; e prima mandare questa
lettera del signor D. Francesco Celestre, ai Giurati della Licata
per far fede, che non si è pagato detto denaro. V. S. però
le finga mandar anco risposta. Fo fine, ed a V. S., signora Duchessa,
e figli con tutti codesti signori benedico nel Signore. Palermo,
21 gennaio 1650.
1650 01 29 AGT ms. 233, f. 14
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
. S. vedrà
quanto scrive il signor D. Francesco, io parlo chiaro, la prudenza
sta nel sapersi accomodare nelle occasioni e congruenze. Trattai
con persona, offrendo altra somma, ed è stata ricusata,
in tempo che si lambica un denaro, e per Coniglioni presero sei
mila scudi, e svenderebbero ogni altra cosa, tanto che per restar
la Licata, resta solo un tentativo di mandar feluca con persona
seria in Spagna, ed ivi fare altre offerte, e regalo e questo
lo fo negoziare dal signor D. Francesco alla gagliarda, se potrà
riuscire con restar nellinterim le cose come stanno per
V. S., e bisognando farò sforzi col signor Altamira, che
è venuto da Messina per buona congiuntura; ma gli feci
dire che detto signore venne allaccordo, perché non
so che senso mi dà V. S. e che somma vuol offrire; però
circa questo risolverà, ed avvisi subito per farli Venerdì
seguente, tolto questo negoziato, che è dimportanza,
avremo da riparare due cose, al bene onesto ed utile. Circa lonesto,
si avrà con V. S. continuato per qualche altro poco tempo
il dominio, e se può procurare occasione di Vicaria generale
per codesta Comarca (1), o simile, che
parrà a V. S. veniamo al bene utile; io consiglierei V.
S. che domandasse altro vassallaggio ordinario, che non fosse
di Marina, e geloso a S. Maestà, o Casali nelle furie (2) di Catania o Messina, come hanno fatto molti
signori. Oppure domandare qualche officio, o lintroiti della
stessa città con potestà di tenere detto officio
per esigere, e potrà provvedere anco in perpetuo il Castello
S. Angelo.
Infine, io non so, V. S. vada pensando quel che sta bene, che
circa questo si farà ogni sforzo per soddisfarla. Mi parrebbe,
che se ne facesse una consulta con Monsignore e il signor D. Giuseppe,
ed avvisano subito, perché se la corte si partisse da qui,
non potrà esser servita così bene in Messina. Infine
torno a dire a V. S. che non bisogna far tanti discorsi, ma usar
la prudenza atta di accomodarsi alloccasioni che sincontrano.
V. S. faccia rinnovare le tratte dal signor Mallia, perché
qui il denaro bisogna subito; per il denaro [se] risolvesse per
Spagna, penso si potrebbe aver condizionato, che bisognando si
pagherebbe con lobbligazione di Monsignore, e V. S. ma se
vuole con monasteri o altro, può far partito più
sicuro.
Prego intanto il Signore che guidi il tutto secondo il suo santo
servizio, e V. S. cerchi di trattare il tutto come cosa estrinseca,
e transitoria; Deus enim in aeternum stat, e ringrazi sempre
Sua Divina Maestà del tutto, che io lassicuro, che
ogni cosa coopererà in bene, e così la benedico
con la signora Duchessa e figli.
Palermo, 29 gennaio 1650.
(1) di Naro - (2) sobborghi
1650 02 01 AGT ms. 233, f. 16
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
l Padre preposito
parlò col signor D. Stefano Riggio, il quale insieme col
signor Marchese di Capizzi e Altamira stanno per V. S., e così
spero sarà il signor Mocci per le lettere vedo del signor
D. Francesco; ad ogni modo il signor D. Stefano ha detto che gli
pare impossibile che S. Maestà le lasci la Licata, e consiglia
(hoc secreto) a non spendere più denaro, ma ad accomodarsi
con qualche altro effetto. Al Padre preposito parrebbe pigliare
qualche officio in feudo, come di Maestro Razionale, o altro;
ma a Monsignore pare poco questo, perché la buona memoria
di Villafranca lo pretendeva con gran sforzo, e così Scordia,
e sebbene di questo finora non si è fatto motto, ma si
fa forza per il consolato, o per aver dilazione di mandare in
Spagna, la quale sempre è bene, e se ivi non lalcanzerà
la Licata, almeno si alcanzerà meglio qualche altro effetto.
Per il Caricatore, il tribunale vuole sentire la domanda della
Licata, e sempre le torna conto, il vedere di avere i denari senza
glinteressi dei frutti. V. S. risponda a largo, a quanto
si è scritto, e sopra tutto, mandi in fretta la lettera
del signor Mallia, perché urget, urget. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, e figli.
Palermo, 1 febbraio 1650.
1657 04 07 AGT ms. 233, f. 17
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
oggi è giorno
tutto festivo, Sabato in Albis, giorno dedicato a nostra Signora,
si è fatta festa per la creazione del nostro santo Padre,
si è cantato il Te Deum laudamus per la liberazione del
contagio, e si è avuta la spedizione favorevole per il
nostro santo monastero. Alleluia, alleluia, Deo gratias, Mariae
gratias.
Primo, abbiamo ottenuto una sola istitutrice, et absque consensu
Monialum. Secondo, la dote per tutte le monache a ragione
di 25 scudi per una, e le elegende dal monastero a scudi 12 e
mezzo per una. Terzo, il numero delle monache 14, cioè
dodici corali e due serventi sempre gratis, ed in questo primo
ingresso elette da V. S. e dopo alternative, ma sempre gratis,
come ho detto, e così V. S. avrà sette elezioni
perpetue, che è stato un buon colpo. Circa al punto, che
V. S. toccava di non trovarsi costà per lelezione
del monastero le mezze doti, e così venire a patire il
Coro, già che abbiamo accomodato con le due serventi di
più gratis; oltre che io credo non mancheranno mai, perché
ogni Borghese con cento onze può mettere la figlia nel
monastero, perché volendola sposare, sempre gli verrà
a dare via più. Ad ogni modo io destramente lho significato
a Monsignore i mezzi, il quale mi disse: Padre, non mettiamo tanta
carne al fuoco; quando succederà questo caso, ed il Vescovo
avviserà, che non vi sono entrande, e che il monastero
patisce nel Coro, ed è comodo per poter riceverle senza
dote; la Congregazione subito lo concederà, anzi avrà
gusto tale domanda, essendo che oggi tutte le domande si fanno
al contrario, volendo diminuire glingressi per la penuria
del vivere nei monasteri. Laltra condizione che diceva V.
S. di non spressarli stabili, qui glavvocati non lhanno
stimato necessaria perché va de iure, che le bolle fondate
sopra stabili passano per stabili, e già si trasferisce
il dominio al monastero, che è quello che vuole la Congregazione.
Onde V. S. può darle addirittura i grani sul Caricatore,
né io vedo che cosa ne risulterebbe meglio in fondare lei
la bolla in tutto, o in metà, anzi consiglio V. S. a fuggire
questa bolla; e le ricordo i discorsi che le faceva il signor
D. ColAntonio Lucchese, e voglio pure con questa occasione
avvertirle a levare in tutto, o in parte quella di Tortorici:
è meglio lasciare ai figli poco senza bolle, che molto
con intrichi.
Sto ora attendendo per la spedizione delle bolle, che vanno in
forma, e vedrò il meno risparmio; e già il Signore
mi ha provvisto per aver denaro, tenendo un Padre nostro un mercante
suo affezionato e mi darà quel che occorre, ed io procrastinerò,
al più potrò mandarle il cambio, cioè alla
fine della spesa.
Nel resto prosit a V. S., signora Duchessa e monache, e
tutti preghino per me. Da Sicilia sono due poste [che] non teniamo
lettere. Io già ho scritto con la feluca [che] mandò
Mons. Arcivescovo e attendiamo questo ritorno per la risoluzione,
del ritorno se piacerà al Signore.
Il signor Ambasciatore sarà di ritorno per la Corte fra
due mesi, qui verrà il signor D. Francesco Ponzio di Leone,
fratello del Duca di Arcos, cognato di Don Luis dAro; io
affretto la stampa della vita del Padre D. Alipio [di S. Giuseppe]
per farla dare dal signor Ambasciatore al Papa; e V. S. vedrà
cosa di molto suo gusto, e nostro Signore la benedica con la signora
Duchessa e figli.
Roma, 7 aprile 1657.
A questa ora mezza di notte, mi è venuta la forma della
provvista. Expediat breve benedicamus Domino.
(1)
(1) Il Bagatta nella sua Vita del
Ven. Sevo di Dio D. Carlo de Tomasi e Caro. Roma, 1702,
cap. XIV dice a proposito: Gli riuscì però
più felicemente il negotio della fondatione del Monastero,
poiché, havendo ritrovati il Papa, e i Cardinali ben disposti,
ottenne il consenso del Papa per detta Fondatione; come si legge
nel Breve di Alessandro VII di fel. Memoria, spedito li 6 di Giugno
dellAnno 1657, e diretto al Vescovo di Girgento, nella di
cui Diocesi stava Palma, di che tutto giubilante, e festoso, ne
diede subito avviso al Fratello, quale restò ancoregli
consolato.
1659 10 11 AGT ms. 233, f. 20
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 10 corrente, e ringrazio nostro Signore della bella
festa del SS.mo Rosario, e così aspetto lavviso per
la santa fondazione delleremitaggio (1).
Mando a V. S. la licenza della Sacra Congregazione per lofficio
dei santi Clemente e Celso, e la mando a tempo opportuno per poterla
inviare al Vescovo. Circa la storia di questi Santi, io ho fatto
diligenza sino in Germania col Padre Bollando gesuita, che in
atto scrive le vite dei Santi, e ha stampato per Gennaio e Febbraio
cinque grossi volumi in foglio, vedrà quello avvisa che
è solo una relazione quasi negativa. Io ho fatto qui diligenza
nei monasteri di S. Caterina, che sono due, né si ha nessuna
notizia di quello che nota il Padre, pure dubitando dequivoco
col monastero di S. Cecilia, dove è uno dei primi reliquiari
di Roma, né si trova cosa, come vedrà per altra
acclusa, nella quale anco vedrà la diligenza usata in S.
Paolo, dove il Boccilina nota S. Celso. Infine negotium laborat
in antiquitate.
Siamo certi del martirio, e reliquie, le circostanze delle storie
poco importano. V. S. cerca solennizzarle la festa solennemente,
già che S. Clemente è voluto venire a trovare il
suo Celso in Palma, per goderne insieme i trionfi.
Ho inteso la morte dei buoni sacerdoti, Freccia e Antinori: quid
mirum, quod mortales moriantur? dice S. Agostino, né
questa vita ci deve servire per altro, che per una buona morte,
che: est iter quo itur ad coelum, ci ha preso la santa
indulgenza, e V. S. non manca avvisarmi sempre questi per potere
suffragarli con le SS.me indulgenze. Riverisco la signora Duchessa
con la bella veste di S. Benedetto, e le procurerò la bella
collana con i due gioielli del Paradiso, Gesù e Maria,
e me li raccomando allorazione; lo stesso fo alle sante
monache, e a V. S. che con i figli benedico nel Signore. Riverisco
assai al signor Don Paolo Castelletti, e a suo tempo lo servirò
dei Messali e Breviario come comanda. V. S. mi mandi copia delle
scritture del signor Bollando, per quello che qui col tempo può
occorrere.
Roma, 11 ottobre 1659.
(1) del Monte Calvario
1659 12 09 AGT ms. 233, f. 24
autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
ilettissima in Cristo
figlia,
ricevo la vostra lettera con mia particolare consolazione, godendo
del santo celibato [che] tengono col Duca, e del desiderio [che]
ha dello stato religioso, cosa sempre tanto bramata da me. Io
tengo una consulta simile dalla signora D. Giovanna dOria,
figlia del Duca di Tursi, alla quale essendo morto il marito Marchese,
serva (per uno dei primi Capitani dei nostri tempi, nellassalto
che ebbe D. Giovanni dAustria dai Turchi) e desidera farsi
religiosa; tenendo tre figlioli, due maschi, uno per casarlo e
laltro per metterlo in prelatura, ed una femminella che
la vorrebbe condurre seco nel monastero. Io le ho risposto, che
tolte le mere necessità, tagli tutte le congruenze del
mondo, e della Casa, e si ritiri nei santi chiostri.
Ma il caso vostro è differente, né ha bisogno di
consulta, perché essendo ella maritata è obbligata
con precetto ad obbedire al marito; ma voi mi direte, per questo
le scrivo, acciò che persuadessimo il Duca a darvi questa
licenza. Ed io le replico, che questo non sarebbe voi fare lobbedienza,
e volontà del marito, ma tirare il marito a fare la volontà
vostra, e noi altri religiosi abbiamo per regola dobbedire
non solo ai cenni dei Superiori, ma anco allinclinazioni;
perché alle volte il povero Superiore per non contrastare
i sudditi, o per non conoscerli in cose spirituali, si astiene
di comandarle alcune cose. Ma il religioso che desidera la perfezione,
lo previene con fare quella, che egli vorrebbe; onde attendete
a fare lobbedienza del vostro marito, che avrete più
merito, che se foste nel monastero, o nelleremo; inoltre
ella non si trova in Palermo, o altra città grande, onde
potrebbe essere distratta daglesercizi spirituali.
Già grazie al Signore ha lasciato le pompe con vestirsi
labito di S. Benedetto, così può fare tre
e quattro ore dorazione mentale, come fa la signora DAnna
(lo) Bosco. Anco in Palermo: può aiutare il Duca nella
carica che tiene, educare bene i figli, quali chi sa come riuscirebbero
a mano di femmine ordinarie; può con S. Brigida, e S. Francesca
Romana servire glammalati, peregrini, monache, ed eremiti
di Palma, e finalmente con la Madre SS.ma visitare i luoghi santi
della passione, e così rendere tutta Palma un monastero;
e con lopere godere lofficio di Marta, e col desiderio
la contemplazione di Maddalena, e si assicuri, che se questa è
chiamata del Signore; a Lui non mancherà modo, luogo, e
tempo a fare che il Duca non solo le dia questa licenza, ma ne
la stringa.
Questa relazione, e dimora, servirà per dilatarle e accrescerle
i santi desideri, ne preghi Sua Divina Maestà, come farò
io indegnamente, ma voglio che facciate queste orazioni ferventi
e calde, ma senza sollecitudine, e in quiete, perché lo
spirito del Signore ama la pace, e ogni volta che neglesercizi
manca questa, è segno, che non sono movimenti di Dio. Inoltre
al Duca mostri in questo ogni indifferenza, perché la nostra
perfezione consiste in fare schiettamente la volontà del
Signore, e questa si eseguisce con fare lobbedienza nudamente,
senza tirare con qualche artificio la volontà del Superiore
al nostro volere; ed è regola a molti buoni religiosi di
occultare anco i desideri loro ai loro Prelati, o almeno proporli
con protesta dindifferenza, acciò quelli veramente
li comandino quello che è gusto loro, e non siano mossi
alla soddisfazione del suddito. Signora legga, e rilegga questa
lettera, perché il nostro amor proprio è così
sottile, che ci fa parere virtù, quello chè
vizio, e da noi stessi ci daremo la pillola; abbia per regola
generale ogni volta che neghiamo la propria volontà, ancor
che in una bagattella, facciamo un gran sacrificio a Dio. Signora
ingolfiamoci tutti in quellabisso della divina volontà
e godiamo da qui quelle delizie, che godono lassù i beati,
che non fanno altro, che il divino volere, fiat voluntas Dei,
sicut in caelo, et in terra. Nostro Signore la benedica.
Roma, 9 dicembre 1659.
1659 12 12 AGT ms. 233, f. 23
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
piritus sancti
gratia illuminet sensus et corda nostra. V. S. vedrà
quello che scrivo alla signora Duchessa, che oltre di essere il
vero senso, le ho fatto anco per prova, e per spogliarla dellaffetto,
anco nelle cose spiritualissime. Dico però a V. S. che
questo è: negotium omnium negotiorum et opus dexterae
Excelsi.
Onde la prego a volerlo maturare bene, e quando non trova mera
necessità, tagli tutte le congruenze, rispetti, e passioni
umane (come io ho consultato ad altri lo stesso); anzi lavere
ad esaminare bene la mera necessità, perché lamor
proprio ci fa parere le congruenze necessità. Il celibato
già che per divina misericordia ne tengono pratica di tanti
anni, io non ho difficoltà; la carica dei negozi se glimpedisce
il sacerdozio, non glimpedirà il farsi sub diacono,
per farsi poi al suo tempo della quiete sacerdote, oltre che tanti
Santi, e il glorioso S. Francesco, per mera umiltà lo ricusarono
per sempre.
Ma io la consiglio che a suo tempo, accasato qualche figlio, si
voglia accostare a quella sacra mensa per offrire a Dio, un Dio
a pro dun mondo; e questa rinuncia farà allora degli
stati sarà occasione di matrimonio più grandioso,
e a lei basta riservarsi una buona porzione per non andare appresso
daltri; tolto che il Signore non lo chiamasse a stato più
alto di ritirarsi con i suoi Eremiti, o ad entrare in qualche
claustro. Per ultimo leducazione dei figli, e cura della
Casa si può provvedere dei buoni Ai; e come fareste, se
morisse la signora Duchessa. Infine io godrei, che non impedisse
lopera del Signore, il quale mi pare faccia gran disegno
della signora Duchessa, e chi sa a che gran grado di perfezione
lha da portare?
Tutte lopere del secolo sono buone, ma quelle dello stato
religioso sono superiori ordini. V. S. legga nella vita della
Madre Orsola (1) che il nostro D. Giuseppe
Caracciolo con la sua sposa erano lesempio di tutta lEuropa,
i Padri di tutti i poveri di Napoli, il rifugio di tutti i pericolanti
e peccatori, il mantenimento di tutte lopere pie di quella
gran città, eppure lapparve S. Giuseppe, e gli disse,
che si ritirassero a vita privata nel monastero.
Questi sono i miei sensi, e da molti dei nostri religiosi santi,
ai quali ho consultato, e raccomandato il negozio al Signore,
V. S. con tempo maturerà pure; vada maturando tutto nella
santa orazione, che io da mia parte, da per me, e molti altri
servi del Signore, non mancherò fare lo stesso, stimando
questo negozio dei maggiori, che io potessi tenere; nostro Signore
la benedica.
Roma, 9 Dicembre 1659.
Dopo scritta questa, stimando io tanto questo negozio sono stato
a consultarlo col Padre Oliva, predicatore del Papa; è
veramente uomo Apostolico, e primo spirituale soggetto, che abbiamo
i Padri della Compagnia, e mi ha fatto un discorso, che mi ha
fatto intenerire, perché stima tanto lo stato religioso,
che non si contenta solo, che V. S. dia questa licenza alla signora
Duchessa, ma che ne anco gliela prolunghi; stimando che lallungarle
un anno, sarebbe un tempo perso dimmenso merito. Dice che
V. S. fra lanno del noviziato che fa la signora Duchessa
pure resta libero, e senzordine, e può vedere come
se la passa, loda il farsi per ora solo diacono, e per leducazione
dei figlioli dice che sarebbe peggio il dilungarli, perché
adesso che sono piccini con poca fatica si lasciano guidare, ma
quanto maggiormente crescono, tanto più sarà difficile,
se da adesso non si avvezzino sotto lAio. Rappresento tutto
a V. S. e prego nostro Signore ci faccia grazia illuminarlo, e
guidarlo per un tanto gran negozio, e lo colmi sempre con le sue
sante benedizioni.
(1) Benincasa
1660 02 25 AGT ms. 233, f. 27
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ono due poste che
non tengo lettere di V. S., alla quale con questa saluto caramente,
e le mando lepitaffio per il nostro buon Vescovo, ed è
piaciuto assai. Quellargentea suppellettile che abbraccia
tutti glornamenti, e argenti fatti perché volerli
numerare, era stile di notaio.
Quel Censum significa il patrimonio della Chiesa, ho posto
30 mila scudi che per lavviso di V. S. poca cosa manca,
e sintende in tanti anni averli dati. La cosa poi del principato
di Girgenti è posta con molti artefizi, più per
spiegare lanimo pio del Vescovo, che la grandezza del Casato;
li metteranno così spezzati, e per capire nella lapide,
che V. S. avvisa esser dilungato, può dividerli in tre
caselle uguali; le linee sono 37, nella prima V. S. faccia mettere
dieci, nella seconda sedici, nella terza undici; ma nella prima,
la prima linea D. O. M. grande quanto quattro linee; la seconda
Dominus Franciscus Trahina quanto due linee, nellultima
casella, qual potrà restare di vuoto, infine le farà
fare qualche festonello di palme, o cose simili. Il conto per
il signor Tamburello lo manderò appresso, perché
finora non ho potuto trovarlo, sebbene spero averlo; e così
scriverò del Canonicato.
Saluto il signor Odierna, e per la dispensa della comare vi vuole
scudi 17, venendo qui, e non volendo venire, bisogna far qui certe
elemosine di scudi 34, vi vuole di più la fede della povertà
fatte dallordinario, e appresso risponderò alle tre
lettere. La promozione anco non è seguita, né si
sa quando andrà dilungandosi, si sospetta per alcuni disgusti
successi in Parigi tra il Nunzio e ministri; raccomandiamo il
tutto al Signore. Saluto la signora Duchessa con i figli, e sante
monache, ed a tutti insieme con V. S. benedico nel Signore.
Roma, 6 marzo 1660.
1660 07 31 AGT ms. 233, f. 28
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. i Breviari
per il signor D. Paolo, e signor Soldano, lopere spirituali
del Padre Nieremberg. Le reliquie dei libri mandati, cioè
il Pinochi della passione, le meditazioni di S. Agostino e Gersone
un tometto del Franciotti, ed alla signora Duchessa mando i libretti
dellimmagine di nostra Signora, ed a V. S. i due manoscritti
avvisati. Viene pure la bolla per la Compagnia della SS.ma Sindone,
con avviso che gliela mandino eseguita.
Nel resto le raccomando i due libretti del prezzo della grazia,
li legga adagio e con attenzione, che troverà nuovi mondi,
e sinnamorerà della santa grazia, quale sia sempre
con lei, signora Duchessa e figli. Mi raccomando alle orazioni
delle nostre monache Mariane e Minimi del SS.mo Sacramento.
Roma, 31 luglio 1660.
1660 08 21 AGT ms. 233, f. 29
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
artedì fui
dal signor Cino, e Mercoledì dal signor Roncone, primi
e singolari dottori della Corte. Il Padre preposito li ha informati
in voce, e scritto con tanta esattezza, che io non potevo desiderare
più di vantaggio, hanno preso assai bene il negozio, e
fatti buoni motivi, attenderemo alle scritture per mandarle con
la brevità se sarà possibile; intanto attendiamo
a pregare la Madre SS.ma, e chi confida in lei omnia bene.
Il Padre D. Filippo Agliata mi avvisa, che fra breve entreranno
i Santi; io ho raccomandato il negozio alla gran Signora, ed alle
sue mani vogliamo tutto. Pensava, da oggi ad otto mandarle la
supplica della Collegiata segnata; nemmeno posso mandarla per
oggi (sono cose delle Corti), spero lavrò per la
seguente.
Mando lacclusa per il Padre Giulio, ed ho goduto grandemente
dellepilogo mi fa deglesercizi spirituali di Palma.
Nostro Signore la colmi con la larghezza delle sue benedizioni,
come desidero a V. S., signora Duchessa, figli, e alle mie Mariane,
e Minimi, ed a tutti mi raccomando nellorazioni.
Non ho mandato, né le mando la nota dei manoscritti reconditi,
perché lindice lo vuole vedere il signor Ambasciatore
di Spagna, né si possono più avere, sebbene mi è
stato promesso, che a suo tempo verrà; gli altri credo
siano arrivati, avendoli mandati, come ho scritto, raccomandati
al Padre D. Filippo, e Padre Gravina. Di nuovo la benedico nel
Signore.
Roma, 21 agosto 1660.
1660 08 28 AGT ms. 233, f. 30
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. del 26 e 29 Luglio, e godo del santo monacato delle figlie
del signor D. Baldassare e se V. S. me li dà per angeli,
io prego nostro Signore me le faccia serafine, così godo
dellaltra se è vestita con Santo Spirito; e desidero
sapere lentrata della mia Crocifissa, e dellinnocente
Alipia Gaetana, vorrei che godessero presto della santa terra
di promissione, emanante latte e miele.
Le regole dei nostri Minimi bisogna maturarle al consiglio di
molti amici, per adesso attendano alla loro vocazione, e vadano
osservando, ed avvisando quello che lesperienza forse alterasse
quella scrittura; attendano alla povertà esatta, ed alla
mortificazione interna, che è quello che importa, perché
le mortificazioni e penitenze corporali senza quella valgono nulla,
e servono a distruggere il corpo, il quale mancando, mancano glorgani
per la povera Anima; e me li raccomando allorazioni. La
settimana seguente spero di sicuro mandare la supplica segnata
per la Collegiata, bisogna compatire le cose della Corte, come
scrissi per il passato.
Ho cominciato i suffragi al nostro buono maestro D. Santoro, dirò
le Messe, e lunedì andrò a S. Andrea della Valle
per guadagnargli la solenne indulgenza nella cappella di Urbano
VIII, facendosi in detto giorno prediche, e musiche col SS.mo
esposto, e concorso di tutta Roma, ed in materia di morti è
la prima devozione della città; e V. S. non manchi davvisarmi
sempre la morte deglamici per compiere col dovere, essendo
in questa santa città, dove sono tesori infiniti. Consegnerà
subito la lettera al signor Castelletti, e godo sia per eseguire
subito il pagamento. Attendo lavviso del signor Mario Vecchio,
ma io voglio i fatti, però V. S. mi sia buon procuratore.
Oggi è il grande Agostino, oh! tenessimo il suo ardentissimo
cuore: inquietum est cor meum donec perveniat ad te Deum meum.
Lo replichino più volte con la signora Duchessa, ed io
la saluto con i figli, e monache, e Minimi.
Roma, 28 agosto 1660.
1660 09 24 AGT ms. 233, f. 31
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 20 passato, e godo in estremo delle devotissime feste
che hanno fatto alla grande Signora, dico feste, perché
comunemente dicono che in queste solennità si fanno tre
feste di nostra Signora, cioè la Morte, lAssunzione,
e la Coronazione, ed io aggiungo la quarta, cioè la Resurrezione;
perché se celebriamo la Resurrezione del Signore, così
anco dovremmo celebrare la Resurrezione della Signora, e così
prego le VV. SS. che per lavvenire abbiano avvertenza a
questo santo quaternario.
Prego poi V. S. particolarmente a pigliare per devozione la vigilia
della festa della Signora, col digiuno e mattutini assieme con
i nostri eremiti, e lassenso che mi ha intenerito il sentire
la loro osservanza, ed ho benedetto più volte il Signore
per le grazie che le fa.
Può un gran Principe fondare gran Chiese, gran claustri;
ma fare eremiti, ci vuole lassoluto tocco di Dio, il quale
ha voluto benignamente favorire voi per farvi Santo. V. S. tenga
a mente questa grazia particolare, e ne faccia avvisare anco le
genti di Palma per corrispondere tutti agli aiuti speciali gli
dà il Signore.
Per la Collegiata, bene si sono passate storie lunghissime, che
non scrivo per essersi superato tutto, e non allungare il tempo,
il punto si è ristretto al consenso del Vescovo, e già
il signor Card. Datario ne ha scritto; onde mi è stato
caro lavviso di V. S. che con la posta seguente mi manderà
la lettera favorita di Monsignore e così preverremo il
signor Cardinale, ed avanzeremo tempo, e mostreremo puntualità,
attendo però le dette lettere ed appresso avviserò
tutto.
Ho inteso il discorso V. S. mi fa per lindirizzo dei figlioli
e per dirle il mio parere, a me non pare il signor D. Alessandro
a proposito, non essendo pratico delle Corti dei signori ed alienissimo
delle cose, e dazienda agilibus; avverto però V.
S. a trovare persona con ogni spesa, che li coltivi bene prima
nella devozione, e poi nelle lettere umane, e particolarmente
fondarli nella lingua latina, e terzo nelle virtù morali
e cavalleresche; non vi curate di musica e balli che sono vere
vanità. Spirito e lettere, che questi tirano ogni cosa
bene.
Circa la persona, in Palermo, vi era un Don Michele Cascio, che
era stato gesuita vecchio e di garbo, che una volta il Principe
di Villafranca se lo condusse ivi per leggergli letica,
questo forse sarà buono per le lettere, e per la pratica
cortigianesca, e forse anco per lazienda. V. S. ne scriva
al Padre D. Girolamo Matranga, segretamente, che ve ne potrà
dare certezza.
Nel resto credo, che nelle montagne si troverà persona
atta, e con minor spesa. V. S. faccia diligenza, già che
è negozio di premura, e trovatolo può dargli lArcipretato
della Collegiata, che non sarà poco, e creda, che qui trovano
soggetti di molta considerazione, e quando hanno un beneficio
franco di pensione di 200 scudi sono stimati dei buoni.
Onde V. S. faccia concetto della sua Collegiata, e sempre avrà
richiesta di persone qualificate; questo è quanto posso
dirle, prego il Signore le faccia eseguire il tutto secondo il
suo maggiore servizio. Ho inteso la morte del signor D. Vincenzo,
il cui cognome non ho saputo leggere, ho applicate tutte le indulgenze
di una settimana, e spero che nel Paradiso avrà memoria
di pregare per me per farmi santo dei santi. Riverisco la signora
Duchessa, saluto i figlioli, le mie monache, e Minimi, ed a tutti
benedico nel Signore.
Roma, 24 settembre 1660.
1660 10 02 AGT ms. 233, f. 32
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 26 Agosto insieme con quella di Monsignore, che per
essere tanto favorita, abbiamo consultato non presentarla, per
non renderlo sospetto (1) volendo noi indirizzare
la bolla a lui, e particolarmente per lassegnazione delle
rendite.
Intanto aspettiamo le risposte farà Monsignore al signor
Card. Datario, come ho scritto, che ancor che saranno favoritissime;
ad ogni modo come sono risposte, e non lettere spontanee, non
ci faranno che bene. Abbiamo risoluto tutto ciò, anco perché
il signor Datario ha promesso quante proroghe vorremo, onde se
piacerà al Signore potremo seguire tutto con Consulta,
e contro Consulta, ed anco con maggior largo per lo sborso dei
denari per la spedizione. Intanto V. S. non sia per sicuro con
Monsignore di non essere presentate le lettere, ed intenda destramente
come ha risposto al signor Cardinale la Consulta per la causa
della signora del Biscari (2), e spero
la settimana seguente mandare quella del signor Roncone.
Il signor Cino è stato fatto Vescovo di Macerata. Ad ogni
modo ho fatto pregare dal Padre nostro D. Tomasso del Bene suo
amicissimo, ha promesso se il Papa ritarda a fare i Concistori,
per la sua Sacra ci favorirà, e già ha veduto la
scrittura, e disse che V. S. tiene ragione di vantaggio, tutto
per suo contento; e preghiamo la SS.ma Madre indirizzi il tutto
con la sua protezione. Riverisco la signora Duchessa, saluto i
figlioli, ed a tutti benedico nel Signore, e mi raccomando alle
mie Mariane e Minimi.
Roma, 2 ottobre 1660.
Io tengo certo denaro del signor Tamburello, e con la mia filosofia
non so esattamente quanti siano, la prego a farne diligenza destramente,
per non essere tenuto tanto trascurato, ed avvisatemelo.
(1) circa la Collegiata (2) Castello dei Principi
di Biscari in Acate
1660 12 07 AGT ms. 233, f. 33
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa rispondo
alle lettere della settimana passata. Ho ricevuto la scrittura
dellArcipretato, e subito ho fatto insistere al negozio,
e superata la difficoltà dellassenso del Vescovo.
Onde si è segnata la supplica da nostro Signore e come
vedrà in breve, contiene tutto quello che V. S. desidera,
e si è ottenuto lottenibile; per questa non si parla
delle mozzette per arte, perché vogliamo domandarle a parte,
per mostrare che non urget, ma le piglieremo, quando ci facessero
gran cortesia, essendo domanda dei signori laici; basta che poi
nelleffetto non si spedirà luno senza laltro.
V. S. consideri tutto bene, e avvisi quello che le pare, attendo
intanto a farla datare (vocabolo di questa corte) perché
poi non ci vogliono più proroghe e si camminerà
di passo, e secondo le risoluzioni di V. S.
Linsegna della figura della Madonna sono cose straordinarissime,
non si manca di qualche diligenza, raccomandiamo il tutto alla
santa Madre, questo è il maggior titolo si può dare
a Maria, perché la costituisce nellordine ipostatico
Divino, e per questo solo titolo se le deve lAdorazione
diperdulìa. Però lodo la sua devozione, ed
anco il pensiero di donare i Rosari, per i quali vedrò
al mio Marraccio, sebbene io spero stampare un Rosario Angelico;
eppure sarà bene dare questi librettini, che non sono devozioni
mute, e parlano anco loro.
Ho parlato col Padre preposito di S. Andrea per il fatto, e se
bene io non ce lavessi espressamente domandato per la carica
grande che tiene, il buon Padre ispirato dal Signore lo ha aggiustato
brevemente; è bellissimo come vedrà, e mi ha detto
che lha bisognato educare dal caos, che così chiama
quelle scritture. Martedì saremo insieme dal signor Roncone,
e Cino, i primi della Corte, e con celerità possibile vedrò
di mandarle i loro voti, o allegazioni, intanto raccomando il
tutto alla santa Madre. Ho inteso lassenza del Padre procuratore
della Compagnia; ad ogni modo credo che le lettere opereranno
qualche cosa, ed io insisto col Padre Oliva. Il signor Duca di
Sermoneta, Governatore di Milano sta afflitto per la carestia
dei grani, così in Lombardia e Puglia. Onde credo che il
male avanza costì, gli sarà ricompensato con prezzi,
la santa Madre aiuterà tutto. Domani celebriamo i suoi
trionfi, e con fare feste prego V. S., signora Duchessa, figli,
Mariane e Minimi ogni bene e santità, la supplica segnata
laspetto se non viene, sarà con la seguente.
Roma, 7 dicembre 1660.
1661 01 10 AGT ms. 233, f. 36r
autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due carissime
di V. S. del 5 e 10 Dicembre, con la prima avvisa linfermità
della signora Duchessa, e tace nella seconda; onde spero nel Signore
sia migliorata, questi sono regali dellAmante sposo. Non
bisogna badare a questi accidenti, la sostanza è il santo
Amore, il quale non ha altro contrario, che il peccato, e per
questo è solamente male, e solo dovremo fuggire, ed in
tutte laltre cose sempre alleluia; V. S. dia questo saluto
da mia parte, ed in prima nel monastero questo alleluia, allegrezza
di spirito, e la pace sono il luogo, ove si delizia il Signore.
Godo assai del buon predicatore, e V. S. usi sempre estreme diligenze
a quello, perché è in un buon seminatore della parola
di Dio, che nasce il frutto centesimo; V. S. procuri in ogni conto
accomodarsi per la Tonnara con glinteressi, faccia un buon
aggiustamento, e limiti le spese, già che tutte le signore
damigelle sono in abito santo, e le sole fettuccie, vi risparmieranno
grossa somma. Mando lacclusa, e procurerò da questi
signori Vescovi Francesi le regole che il beato fece per i suoi
Romiti, e sono a tempo opportuno per la spedizione che attendo
da Mons. Altieri, ma avrei voluto che mi fosse venuta la relazione
che gli domandai, perché stima più questa vita pratica
luomo posato, e proverà, che tutta la teorica. Lidea
sacerdotis e vita di Giuseppe Merlo forse V. S. lavrà
dato a Mons. Arcivescovo, se fosse così V. S. potrà
domandargliela, dicendole che io ne le scrivo caldamente ad istanza
di un Prelato grande.
Nostro Signore con la santa Madre lo benedica con la signora madre
Maria Rosalia, figli, Mariane e Minimi.
Roma, 10 gennaio 1661.
1661 01 14 AGT ms. 233, f. 36
autog.
ando qui acclusa
la lettera del santo ritiro per la signora Duchessa, e per la
vostra riforma nel secolo. Nostro Signore la benedica; le lettere
come vedrà per la copia sono in forma larghissima. Quel
voto solenne sintende anco dellordini sacri. Ma a
questo ci sono molti anni di tempo, oltre che si può domandar
la proroga, prego nostro Signore con lintercessione della
SS.ma Madre me li faccia tutti santi.
Con questa posta ricevo lettere del 14 e 20 Novembre, e 4 Dicembre,
onde pare mancasse una posta, tanto più che non tengo avviso
della solenne professione di suor Maria Serafica, né la
lettera cennava per la cosa del domani. Io questa mattina ho applicato
la mia Messa per quel Pietro; V. S. ce ne faccia dire unaltra,
raccomando la causa alla Madonna, e tutto bene.
Per la Collegiata mi riservo di scrivere la settimana seguente,
perché ne voglio fare una parlata col signor Card. Datario,
e sentire la risposta del Vescovo, perché se questo non
gusta, non è volontà di Dio per adesso; le proroghe
(1) si sono avute per tutti il sei di Marzo,
né credo Monsignore farà concorso, mentre tiene
notizia della Collegiata, si tratta con lettere del signor Cardinale
dordine di nostro Signore. Ricevo i conti del signor Tamburelli,
né io per me posso darle avviso dei già dati. I
libri del Sales sono già mandati, ma questo è un
sale che mai è superfluo, ne può santificare tanti
amici. Circa lallegazioni cercherò di fare il possibile,
basta io fo tutto quello che si può, né sto a scriverle
le storie [che] passano. Riverisco la signora Duchessa, saluto
i figli, ed a tutti mi raccomando alle orazioni, come fo alle
Mariane e Minimi.
Roma, 14 gennaio 1661.
(1) per la Collegiata
1661 04 26 AGT ms.
233, f. 37 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
abato passato fu
la vigilia della canonizzazione del glorioso S. Francesco di Sales,
ed io le mandai 4 copie del parallelo dei quattro San Franceschi,
quali qui grazie al Signore sono stati stimatissimi, ed il Padre
[Giacinto] Libelli, nuovo maestro del sacro Palazzo, e amico mi
mandò la stessa sera il: Publicetur e di notte per altri
sei; con questa le mando gli Aforismi senza altra avvertenza perché
voglio che ella capisca tutto dal medesimo libretto.
Il signor Card. Pallavicino ha dato gluni e glaltri
al Papa, il quale volle leggere prontamente tutta la lettera,
e tutto il Parallelo, e ne restò con gusto grande, e poi
nel licenziarlo glordinò, che me ne ringraziasse;
a segno che il signor Cardinale nel medesimo tempo mi mandò
a chiamare per questo avviso, io godo, piacciano lopere
per gloria del Signore, e nel resto niente, niente di mondo, appresso
con buona comodità di mare manderò di tutti più
copie per glamici.
Domenica mattina ebbi particolare grazia di assistere alla solenne
canonizzazione nel teatro, quale veramente pareva un ritratto
della celeste Gerusalemme. Il Vicario di Cristo sulla bara nel
trono, nella Cattedra, allaltare, tutto il sacro collegio
di Cardinali, un numero grandissimo di Vescovi, e tutta la Prelatura,
basta dirle che lofficio dei chierici lo facevano i maggiori
Prelati, ed era una tenerezza vedere quei Monsignori Referendari
che governano Roma, e regolano il mondo portare i candelieri.
In fine il fiore di tutta la cristianità era ridotto ivi,
né in terra si può vedere assemblea più nobile,
le cerimonie poi così a tempo, e devote, che muovevano
a riverenza e giubilo, e tutto vedrà distintamente con
le relazioni che si stamperanno.
Finì la funzione assai tardi, ad ogni modo io riservai
a dire la Messa dopo, come feci a basso nella Confessione di S.
Pietro sullaltare dei santi Apostoli, e feci la commemorazione
con lorazione propria del Santo, tanto che nella Chiesa
di Dio dopo il Papa sono stato io il primo, che ho reso il maggior
culto si poteva dare al nuovo Santo; quale credo gradirà
questa mia industria, e sarà propizio alle mie preghiere,
nelle quali più e più volte è stato V. S.,
signora Duchessa, fratelli Giuseppe e Ferdinando, le Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutta Palma; ed ho pregato a tutti quella
soavità, e dolcezza di spirito del Santo, quale mi godei
tutta quella giornata essendo restato in S. Pietro; e sebbene
lasciai il pane corporale, non può pensare quanto sia stato
il gusto del celeste nutrimento, mi sono dilatato per partecipare
a V. S. in qualche parte le feste, mi paghi tutto con raccomandarmi
a questo gloriosissimo Santo, del quale io tengo tenerezza, e
spero conservare la sua protezione.
Il signor Pietro Berretini di Cortona (1)
è oggi il primo pittore di Roma, che vuole dire del mondo,
ma a comparazione del signor Cavaliere Gio: Lorenzo Bernini è
un pigmeo. Questi non è pittore, ma architetto, e scolaro
singolarissimo, né lui dipinge, ma fa solamente questa
cartuccia a penna, spero a questora avrà veduto la
santa Rosalia, ed ammirato la sua perizia, e si possono gloriare
di avere unopera singolarissima. Il Re di Francia ha scritto
lettere così efficaci al signor Card. Chigi, ed al Papa,
che questi hanno comandato al Bernini, che vada per due mesi in
Parigi per una vastissima fabbrica vuole fare quel Re nel suo
Palazzo della Corte, nonostante che qui il Bernini tiene a mano
due opere grandi, che sono il Teatro, e la Cattedra. Onde lei
pensi che forzatura abbia fatto il Re per far che il Papa si contenti,
che queste opere patiranno lassenza del suo maestro. Il
signor Cavaliere fu ieri da me a licenziarsi, che ho stimato una
delle maggiori cortesie [che si] possa ricevere in Roma, per la
stima in che sta questuomo; lavviso a V. S. acciò
lo raccomandi alle nostre Mariane per il buon viaggio, sia perché
lo merita il soggetto, come per pagarli lamorevolezza che
mi porta. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, e tutti preghino per me.
Roma, 26 aprile 1661.
(1) Pietro da Cortona
1661 06 17 AGT ms.
233, f. 38 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non tengo lettere di V. S., lavviso come grazie al Signore
ho fatto partito con Giovanni Cassone, libraio per stampare lindice,
che verrà un tomo assai grosso, e ne mando a V. S. il titolo;
me ne dà gratis 75 corpi, e farà la prima correzione
lui, e la seconda io, e ho da dare lopera tantum copiata;
quanto prima si comincerà la stampa, e ne manderò
la mostra, pregate il Signore che tutto riesca al suo santo servizio.
Per questa copia io ho qualche spesa, né so se V. S. sta
in grasso per valermi della sua licenza circa la stampa; ad ogni
modo favorirà accomodarci la signora Duchessa, come anco
daltri scudi 50 che mi trovo di debito per questo, e per
trascuratezza forse dei conti passati; però mando cambio
di scudi 100 ed ho aspettato a farlo per spedire questo partito,
perché maffrontava domandarle questo accomodo senza
darle il riscontro dei 75 libri mi dovrà il signor Cassone.
Voglio avvisare a V. S. una devota storiella, per edificazione
di V. S. e per non pensare, che solo le vostre Mariane, e Minimi
fanno penitenza. Questo è un convito mi ha fatto il signor
Card. Pallavicino, et io lho accettato con condizione, che
non avrà da fare altro apparecchio, che il suo ordinario,
da questo penserete quanto sia povera la sua tavola; anzi io dopo
ho fatto ridere il signor Cardinale con dirgli, che io era il
più grande uomo del mondo, perché una volta Clemente
VIII volle mangiare con i nostri Padri qui in San Silvestro, e
lordinò, che non gli facessero cosa particolare,
ed io sono arrivato a dire ad un Cardinale che non mi facesse
piatti particolari. Ma veniamo al fatto, Giovedì mi mandò
la carrozza alle 20 ore, e siamo stati soli fino alle 24 in santa
conversazione, e discorsi tutti del Cielo con gusto grandissimo,
poi venimmo alla refezione corporale, un tavolino semplice con
servizio di creta, un pane in brodo, un poco di castrato lesso,
e quattro cerasi, e questa fu la cena, e pranzo del signor Cardinale,
perché egli mangia una sola volta il dì; ma io assicuro
V. S. che mai ho gustato ricreazione simile, parlo circa anco
il senso, se escludo il rispetto del favore del signor Cardinale
e la bella lezione, che fu del Rodriquez, e toccò appunto
il trattato dellorazione, che è cibo dellAnima.
Di una cosa sola mi querelai col signor Cardinale perché
avesse lasciato le cerase, gli dissi che le poteva mangiare le
prime, almeno per rubricare, lui mi rispose che a questo effetto,
prima della cena aveva masticato al suo solito un poco daloe.
Onde io mi dolsi assai, che mi aveva levato la migliore pietanza,
ma sua Eminenza disse, che quello lo prendeva per medicamento,
e non per cibo, che gliene pare? Il mio S. Carlo mangiava dei
lupini, e poteva essere che fossero addolcite le acque; ma questo
signor Cardinale con cominciare la cena dellaloe, amareggia
tutto quel cibo tenue che prende.
Ora vedete se io ebbi ragione in principio daccoppiare la
penitenza delle Mariane, e Minimi con un banchetto; via, via santa
emulazione, e sopra tutto Amore, amore nel che consiste tutto
il precedente discorso di 4 ore che facemmo col signor Cardinale
a segno, che io gli dissi, che avrei riferito ai Padri, che avevamo
fatto una cena più lunga di 4 ore; questi, questi è
il vero cibo: amore, amore. È venuto ad limina Mons. Caramuele,
e continuamente mi favorisce in San Silvestro, e questa mattina
appunto mi ha domandato dellopere dellHodierna (1), che gli vengono richieste dalla Germania.
V. S. se non ha mandato gli scritti, li mandi subito, perché
a Mons. di Girgenti non li serviranno, che in carta di straccio.
Saluto la signora Duchessa, figlie Mariane, Minimi, e tutti preghino
il Signore per me.
Roma, 17 giugno 1661.
(1) Giovanni Battista, fu anche primo arciprete
della nuova terra di Palma
1661 09 02 AGT ms.
233, f. 39 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo una vostra
tutta di fuoco, scritta nel giorno della Neve della Madonna; ora
se la neve di Maria fa questo effetto, che farà il fuoco
di Maria? oh fuoco, oh fuoco di Maria, oh Amore, oh Amore di Maria.
Sentite quattro belli anagrammi, due del vostro Barrì,
e due del mio Diana.
Canta Barrì: Virgo tuum nomen latio quid dicit?Amari
Virgo tuum nomen Gallis quid dicit? Amare
O felix nomen! Solum quid dicit? Amorem
Quid quid nihil est, nisi semper amare et amari.
Canta Diana: Thuscè A chi doprar per Dio gran cose
brama
Maria col nome suo dice: Riama
Siculè
A chi vò prì Diu gran cosi fari
Ci rispunnni Maria dicennu Amari.
Viva lanagramma Toscano, perché in uno dice quando
dice il latino, il Gallo e il Siciliano. Riama, dice, amare ed
essere amato. Via, via dunque nel nome di Maria a riamare Dio,
dal quale siamo infinitamente amati, oh il potessimo fare col
fuoco di Maria!, suppliamo col desiderio, dove non possiamo con
lopere; e lei stia allegramente sotto la protezione di Maria,
dalla quale ha impetrato tante grazie, limpetrerà
dei maggiori, e con la santa perseveranza.
Io con ogni affetto e riverenza ho presentato la sua lettera al
Signore con replicarle più volte: confirma hoc Deus, quod
operatus es in filio servo Mariae. Diciamo tutti: fiat fiat; nel
resto non si parli e scriva di altro in questa, che di Maria,
e del santo Amore. Saluto la signora Duchessa, le figlie Mariane,
e Minimi, e tutti pregate a Maria, acciò mi conceda una
scintilla del suo fuoco, del suo Amore.
Roma, 2 settembre 1661.
1661 09 11 AGT ms.
233, f. 40 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
engo due di V. S.
del 7 e 13 passato, e godo le sia capitato, e piaciuto lepitaffio
per la santa memoria di Monsignore. Godo maggiormente delle buone
nuove dei nostri Padri Minimi, e dellentrata del figlio
del signor D. Baldassare, e me ne rallegro assai seco, perché
tra il monastero, ed eremitaggio ha posto i figli: inter vulnera
Jesu et ubera Mariae; lodo poi glesercizi, e particolarmente
le confessioni.
Circa le regole già le ho scritto, che bisogna con lesperienza
del tempo prepararle bene, e intanto qui le faccio rivedere da
persone di spirito, e dottrina. Labito, come che è
semplice congregazione, con permissione del Vescovo, non bisogna
allontanarci dai chierici. Io farei la camiceria sola di tela,
giuppone (1), calzette, ed una sottanella
sino a mezzo ginocchio di lana, ed al giuppone il collare, e maniche
di saia bassa, poi una roba di detta saia col collare grande e
caduto sulle spalle, e mezza manica larga, senza laltra
metà, che suole prendere nelle robe ordinarie che sogliono
portare i dottori, che sia lunga sino al calcagno col suo cinto,
affinché non paia niente delle vesti di sotto. E questo
varrà anco per mantello; una berretta senza cappello, e
questo mi pare un abito clericale, e nuovo, e devoto. Quando lavorano,
possono lasciare la roba, e restare con sottana, la quale nellinverno
può essere più grossa, oppure nelleremitaggio
usare i mantelli di lana corti come usano i Cappuccini, ma nella
città con le sole robe; V. S. ci faccia considerazione,
perché lavviso di passo.
Nel resto abbraccio uno per uno i miei cari Minimi, e le ricordo
tre virtù principali, povertà, umiltà e santo
Amore, preghino per me. Per il nostro Fra Alipio ho già
scritto al Padre Cicala, e sono cose che la stessa Congregazione
vuole si cammini con passo di piombo; io non laffretto per
la scarsezza, nostro Signore le dia grazia per corrispondere con
i suoi desideri. Le cipollette di fiori le procurerò a
suo tempo, cioè per Marzo; e faccia, che le nostre Mariane
attendano anco al culto esteriore; e la S. Teresa desiderava di
innaffiare tutto il pavimento della sua Chiesa dacqua dAngeli,
e me le raccomando allorazioni. Per la Collegiata ho scritto
a pieno, e con la seguente meglio. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa e figli.
Roma, 11 settembre 1661.
(1) sottoveste
1661 09 23 AGT ms.
233, f. 41 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on due Padri Scalzi
Agostiniani le ho mandato per via del Padre Gravina nostro, sei
libri: due tragedie di S. Giorgio per devozione del Santo, un
poema eroico di S. Ignazio composto da un povero contadino, quale
oggi nel suo abito, e condizione nostro Signore mantiene a Palazzo,
ed è un gusto parlare con questo bifolco in omnibus, fuor
che nella vena poetica; due operette del Nieremberg fra la venuta
di Spagna, la quale benché spiritualissima le ho stimato
meglio per V. S. che per la cella nostra; ed infine mando alla
signora Duchessa il quinto libro della vita della santa Farnese
scritto a penna, cennato nella vita stampata, e lho avuto
a viva forza, a procurarvelo a tutto potere, perché io
ne sono innamorato delle virtù e prudenza di questa santa
fondatrice, e desidero, che sia lidea del nostro monastero;
e pare che il Signore ce lo significhi, perché io senza
saper niente di questa vita, le scrissi, che mettessimo alle nostre
monache il santo nome e titolo di Maria, ed ora trovo la stessa
costituzione a queste sante Case di Farnese. Io non voglio invero
lasprezza, ma il suo fine principale, che è il distaccamento
totale dal mondo, e lunione a Dio. Questi sono i due poli
della santità e perfezione. Qui voglio attendano le mie
monache, qui voglio vigili V. S., lunico mezzo per arrivare
a questo distaccamento ed unione è il santo ritiro, ed
il beato silenzio; però vorrei che V. S. pian piano andasse
imbevendo le nostre monache a questo ritiro, e tutte le mortificazioni,
e penitenze che desiderano fare, le mettano in allontanarsi dal
Parlatorio. Lo lasciano la Quaresima, lAvvento, poi la Pentecoste,
poi la festa del SS.mo, poi la festa dellAssunta, e così
pian piano andar sbrigandosi da secolari; e per adesso si potrebbe
a luogo di piccole grade mettere una lastra di ferro senza bocche,
come usano le nostre monache della sapienza in Napoli, e molte
altre. Infine io vorrei che col tempo, e soavemente levassimo
affatto il parlatorio, e si parlasse solo alla ruota, e questo
solo punto mi preme aggiustare nelle costituzioni, e mi pare,
che in Palma terra piccola sia cosa facile, perché le monache
non hanno tanto attacco, e poi scegliendosi da V. S. sempre ci
andranno persone che vogliono attendere, e per V. S. assai più
soddisfarsi alla ruota.
Inoltre bisogna levare il concorso della Chiesa, solitudine, solitudine
per tutto; e V. S. procuri in ogni conto di levargli la predica
la Quaresima, e per la devozione del Venerdì vorrei, che
si facesse una gradetta da sotto il lettorino sino in terra, acciò
i secolari non potessero essere veduti dalle monache, e se tengono
altri lettorini in faccia, o a lato della Chiesa, per amor di
Cristo Crocifisso in quellora di devozione si contentassero
dandare solo al lettorino grande.
Ho fatto tutto questo discorso, non perché V. S. metta
subito le mani ai ferri, o ne faccia una predica con tutte le
monache, ma vada insieme con la signora Duchessa destramente disponendo
il tutto, e ciò sarà mezzo ottimo per la perfezione,
ma anco per la perseveranza, e perpetuità di quella, perché
sebbene ora il monastero grazie al Signore cammina bene. Può
la natura come sempre tende a basso, e mancando V. S. e la signora
Duchessa, e queste prime fondatrici, il negozio può andare
declinando assai, ma quando noi ci stabilissimo questo santo ritiramento
sarebbe il maggior capitale di spirito se li potrebbe lasciare.
Né a V. S. appaia arduo perché se queste figliole,
e la signora Abbadessa sono arrivate ad una vita così aggiustata,
come V. S. mi avvisa, più facile è da queste lasciarsi
alla bella unione con Dio per il distaccamento di questa feccia
del mondo. Concludiamo con la nostra santa suor Maria Francesca,
animo grande, e cuor costante, che tutto può unalma
amante. Deus sit in corde tuo.
Il signor Card. Carpegna ha parlato altre volte col signor Card.
Datario per il nostro S. Pietro, e gli ha detto che tiene il libretto
sul tavolino con molto gusto, e che attende qualche buona congiuntura
per avere la grazia di nostro Signore. Attendano a pregare la
Madre SS.ma, per seguire quello che sia gloria del santo Apostolo,
ed ho fatto ridere il signor Cardinale, perché con nuova
consolazione per la gloria di San Pietro. Saluto la signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi, ed a tutte le VV. SS. mi raccomando allorazioni.
Roma, 23 settembre 1661.
1661 09 28 AGT ms.
233, f. 42 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo alla carissima
di V. S. del 23 passato, e godo che si stava per allegare la causa
delle sante nel giorno di nostra Signora e con lesercizio
di tante devozioni. Io questa causa lho sempre a mente nella
santa Messa, perché stimo con questo mezzo, massime per
i frutti, che sono liberi, farà un buono aggiustamento
della sua Casa; V. S. abbia fede, che nostra Signora farà
tutto. Per via di mare ho indirizzato al Padre Gravina una scatola
di libri, ed un involtino di figure.
Mando alla signora Duchessa il Breviario monastico col suo diurno
bellissimo, né il Breviario si trova qui in due tomi, le
mando pure le figure, con le quali potrà arricchire tutto
il monastero; le raccomando particolarmente lamore del Crocifisso,
questo è il nostro libro, il nostro specchio, e tutto il
nostro bene, e lei si raccomandi a me, che mi ci tenga sempre
trafitto ai suoi SS.mi piedi.
Mando a D. Giuseppe [Maria] un Breviario in due tomi il più
bello, il più moderno, se le è posta la veste palmata,
che è toga, che usavano i Romani nei loro trionfi, V. S.
guidi bene questo figliuolo, acciò possa trionfare contro
tutti i nostri nemici.
Mando al nostro monastero la vita di S. Evingarda, monaca di S.
Bernardo, nella quale si dà lidea duna perfetta
religiosa, la faccia leggere in comune ed in particolare, e particolarmente
osservino le cose belle del santo ritiramento, e del santo silenzio;
qui, qui battono i miei desideri. Oh Dio ci potessimo per sempre
serrare in questa sacra cella vinaria. Mando ai reverendi nostri
Arcipreti di Palma e Torretta due catechismi, quali sono stati
stampati per ordine del Papa, basta dir questo per vedere le sue
importanze; io lo tengo spagnolo, e trovo che non li traslatarono
il prologo, e perciò lho fatto porre mano scritto,
e traslatato. Luso è di farlo leggere nella Messa
per un mezzo quarto di ora, e lo può fare ogni semplice
sacerdote, come vedrà in detto prologo, e raccomando assai,
assai, questo esercizio della dottrina, né ci vogliono
tante prediche, istruzione della santa fede, e delle confessioni.
Se V. S. ha occasione per farne vedere uno a Monsignore, perché
spero lo farà ristampare a beneficio della sua Diocesi,
e del Regno, il bene è comunicativo, però vorrei
si diffondesse per tutto. Mando a V. S. due suoi Barri, e particolarmente
lanno mariano, dove troverà i cari amici suoi Alessio,
e Paolino, ed anco nel secondo libro alcune questioncelle saporitissime,
quali potrà scorrere in questo tempo prima del 62,
dove con la grazia del Signore comincerà lanno, e
sebbene è breve, pure è tanto affettivo, che basta
a darci una buona annata, nostro Signore gliela conceda, come
desidera. Le mando anco una vita di S. Angelo, che ho trovato
a caso stampata qui, e tre bellissime massime spagnole del mio
Nieremberg, che ho stimato bene a V. S., nostro Signore lo faccia
santo. Ho ricevuto la risposta da suor Maria Serafica, me la saluti
caramente e le faccia lasciare la confusione, amore, amore, perché
charitas pellit timorem; saluti tutte laltre Mariane e Minimi,
signora Duchessa, figli, e V. S. e tutti preghino il Signore per
me.
Roma, 28 settembre 1661.
1661 10 15 AGT ms.
233, f. 44 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
a Palermo mi mandarono
il ritratto del nostro santo vecchio, e mio caro Padre D. Pietro
Giardina per farne fare le figure in rame, ne mando a V. S. alcune
per godere con la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi; linvenzione
è che nei suoi scritti si trovò un polisino scritto
a carattere di sangue, la cui copia mando qui acclusa degna dun
grosso commento, ed io pondero ogni parola gravida di cento concetti.
Ma le VV. SS. la commenteranno con le ginocchia, voglio dire con
le sante orazioni, e basta pensare solo, che volendo esprimere
con fervore del suo cuore, diede di mano ai flagelli, ne cavò
il proprio sangue, e con ciò scrisse forse più di
quello poteva la penna. Amore, amore, e agli rei darà dellinvenzioni,
e farà il tutto. Nostro Signore me li benedica tutti, e
tutti preghino per me. Il giorno dellAmante Teresa.
Da Palermo pure mi avvisano,
che si scrive la vita di detto Padre, e qui il Padre Maggio tiene
altri scritti notabili; le VV. SS. preghino il Signore che esca
a luce, a beneficio dellAnime, perché questa è
una vita non di un religioso privato, ma di un Apostolo di Palermo.
Qui è stato il Padre maestro Desiderio (di) Caro, e lho
pagato le onze 20 che mi scrisse Mario Vecchio; che me ne mandò
polisa, e lho servito efficacemente col suo Padre generale,
il quale sarà in Napoli, et ivi vedrà di consolarlo
per quella patente nel convento di Naro; preghiamo nostro Signore
per il suo divino volere.
1661 10 21 AGT ms.
233, f. 43 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. dell11 passato, e ringrazio nostro Signore della
bella festa del SS.mo Rosario, e bacio i piedi di quelle 15 verginelle,
che coronate di gigli, e rose, portarono il giglio dellImmacolata
Concezione con le rose dei principali misteri del suo benedetto
figlio, per adornare il cuore delle nostre Mariane, siano sempre
grazie al gran Signore. Per le grate al parlatorio, qui si trova
il Padre D. Paolo Carafa, che è stato più anni ordinario
della sapienza in Napoli, ed oggi è fatto Vescovo di Anversa
in luogo del Cardinale suo fratello, ho parlato con lui, e come
manderemo un disegno di legno, che lintenderanno i ragazzi,
e sopra questo senza mandare in Palermo, ogni fabbro di Palma,
o di Naro, lo farà facilmente; mandarne una grata intera
è soverchio, e poi è difficilissimo a mandarla,
e il mandarla in pezzi è più difficile ad ordinarla,
con questo modello saranno interamente soddisfatti, verrà
con la prima comodità di barca per Palermo, o Messina.
Godo assai dellopera del Monte di Pietà, e ne desidero
vedere la forma, per partecipare del comodo in specie dei poveri,
per lindulgenze già ho scritto. Ho dato le lettere
di V. S. al signor Card. Pallavicino, e le è piaciuto tanto,
e così cordiale, che volle rispondere subito; onde vi capiterà
la sua prima di questa, infine questo signore non si vuole lasciare
passare in amorevolezza. Vedo la lettera cortesissima del signor
Fra Fortunato Vecchi, cavaliere di Malta, e la risposta assai
aggiustata. Questo signore è nipote di Mons. Vecchi, segretario
della Congregazione del Concilio, uomo dei più riguardevoli
di Roma, è molto mio amico. Oggi si trova andato fuori
alla sua villa vicino Siena, ed il signor cavaliere è a
Castel Gandolfo col priore Bicli, luogotenente del signor D. Mario,
fratello del Papa, Generale delle Galere, e tutti assistono a
castello col Papa. Io ci ho mandato la lettera per via del signor
Card. Pallavicino, e nel resto poco curo di strascinare queste
amicizie, le lascio per le VV. SS., sempre possono giovare. Nostro
Signore la benedica con la signora Duchessa, figlie Mariane, Minimi,
Orfanelli e tutti preghino per me.
Roma, 21 ottobre 1661.
1661 10 29 AGT ms.
233, f. 45 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. data la vigilia di santa Teresa, in risposta duna
mia data la vigilia delle stimmate di S. Francesco; due buoni
scalzi, due buoni impiegati, due buoni Serafini, e godo che V.
S. con la memoria di tanti Santi mi avvisi il suo ritiramento
al Monte Calvario.
Spero, che si abbia scalzato bene di tutti glaffetti mondani,
e che il benigno Signore labbia impiegato, ed arso del suo
santo Amore. Tanto più, che nella sua ne vedo buone disposizioni,
mentre mi domanda voler sapere i consigli Evangelici, questi rigorosamente
(come può vedere nei nostri Aforismi sopra S. Tommaso)
sono i tre voti essenziali dei religiosi.
Onde mentre il Signore non lha chiamato per questa strada,
basta leseguisca col desiderio, ed a me basta che eseguisca
bene i due precetti Evangelici, Amare Dio e Amare il prossimo;
oh che ricca faccenda è questa, perché praticando
ella continuamente con prossimi, continuamente può sacrificare
vittime a Dio, perché come dice S. Giovanni: chi non ama
il prossimo che vede, non può amar Iddio che non vede,
attenda a questi due punti, e sarà perfetto. Domine fiat,
fiat. Farò diligenza per la dispensa, e per la stola del
SS.mo Rosario, e per i benefici amovibili, qui non cè
difficoltà, sono cose in libertà dei fondatori.
Godo del bellissimo Anagramma, Maria a Mari, non mi è capitato
il piego del Padre Matranga, credo si sia smarrito, però
la prego rifarlo. Godo assai della devozione delle gocciole del
sangue del Signore e appresso scriverò più a lungo,
perché spero trovare una particella mia sopra ciò,
e qui benedico nel Signore V. S., signora Duchessa, e figlie mie
Mariane e Minimi, e mi raccomando allorazioni.
Roma, 29 ottobre 1661.
1661 11 12 AGT ms.
233, f. 46 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo a due di
V. S. del 30 Settembre, ed 8 di Ottobre, ringrazio il Signore
delle buone nuove mi dà dellallegazioni di tanti,
con tanta soddisfazione dei signori Giudici. Prego Sua Divina
Maestà per la perfezione dellopere, e spero nella
santa Madre, che ha cominciato la protezione della causa, la compirà.
Farò ogni opera per la licenza di poter andare in Spagna
il Padre Bonaventura Murchio della Licata (1),
Minore osservante, ed appresso avviserò il seguito. Già
vedo pure in V. S. la mia mancanza della vista, e già un
pezzo tengo locchiali, ma solo per leggere lettera piccola.
Farò diligenza per la misura dei due palmi che vuole, e
li manderò. Vorrei che apprendeste bene questo documento
che ci dà la natura, ci va levando la vita delle cose della
terra, per applicarci tutti alle cose del Cielo. Ibi, ibi fixa
sint corda, ubi vera sunt gaudia. Saluto la signora Duchessa,
e figli, e le mando 50 cartine venute da Milano bellissime, ma
non si hanno mai le cose compite, avevo scritto per i 15 misteri
del SS.mo Rosario, per il libretto gustava la signora Duchessa,
né si sono trovati, ma spero procurarli fino da Fiandra.
Me li raccomando allorazioni, come fo a V. S., a nostre
Mariane, e Minimi, ed a tutti benedico nel Signore.
Roma, 12 novembre 1661.
(1) Il 30 maggio 1660 inaugurò nella veste
di rettore leremitaggio del Monte Calvario
1661 12 21 AGT ms.
233, f. 49 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
a settimana passata
non venne la posta dalla Sicilia, aspetto questa con buoni avvisi
di V. S. e signora Duchessa. Questa mattina per via di mare raccomandata
al Padre D. Gaetano ho mandato una mostra delle stole del SS.mo
Rosario, ed è riuscita cosa assai bella, sontuosa e devota,
costerà da 20 scudi in giù, perché finora
non ho aggiustato al mastro, né V. S. si spaventi della
spesa, perché dovendole lavorare la signora Duchessa, io
con detta stola le scrivo a lungo e dona il modo facilissimo di
farle. Pure si sta facendo il sigillo del Monastero, ed ieri appunto
parlai col pittore per ultimare il quadro, per tutti è
bisognato denaro, e però ho preso 40 scudi, e fattone polisa
a Mario Vecchio, e di tutto manderò conto a suo tempo;
pure viene la polisa del signor Castelletti per la mesata di Gennaio,
volle anticiparla questi giorni per le feste, quali ci darò
a V. S., al Presepio in Santa Maria Maggiore alle tre Messe; lo
stesso farò per la signora Duchessa, della quale spero
sentire la solenne entrata nel santo monastero, e così
ai figli, Mariane e Minimi, ed a tutti mi raccomando nel Signore.
Roma, 21 dicembre 1661.
1661 12 22 AGT ms.
233, f. 50 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. una
mostra della stola della nostra Collegiata di beneficiati Mariani.
Grazie al Signore è riuscita cosa assai bella, e la può
portare il Papa, lha veduta il Padre maestro del sacro Palazzo,
e ha ammirato linvenzione, e la vuole fare annotare nellarchivio
dellordine per scriverla nellhistoria della religione,
e la parteciperà col Padre generale, a ciò tutti
preghino per V. S. e sua Casa, et ecco come il Signore vi comincia
a far pagare prima delleffetto. Ho fatto fare tre misteri
diversi, la coronazione di spine, che viene nel mezzo, i fiori
vanno ombrati di seta con trapunto doro, come vanno le figure;
lAnnunziata così la figura come i fiori di punto;
e lAscensione del Signore di semplice profilo, e così
avete tre mostre differenti, e questa si compirà della
maniera che vogliate. Ma veniamo alla spesa, ma non vi spaventate,
perché appresso dirò il mio senso per facilitare
tutto, qui per farla tutta ombrata, domandano scudi 50, di punto,
scudi 50 e di profilo scudi 40; ora io per adesso farei solo le
stole di terzo anello con le figure in pittura, qui le figure
e tutte li fiorati sono costati scudi 7, e costì forse
savranno per meno, questa la stimo spesa necessaria, servirà
per i giorni feriali, e ogni beneficiale potrà fare la
sua. Dopo la signora Duchessa con le sue lavoratrici potrà
pian piano andar facendo le stole ricamate, che serviranno per
le solennità, e saranno i ricchi tesori, che passano ad
posteros.
Circa al lavoro si piglierà la strada di mezzo, cioè
farei le figure di punto, di fiorami di profilo, e in questa si
manda, si potrebbe fare la coronazione del Signore che corrisponda
alla Nunziata tutta di punto con suoi fiorami, e la figura dellAscensione
del Signore si potrà compire di punto, quellombrata
non dà fastidio, perché viene nel mezzo, e può
stare singolare.
Nel resto la spesa per ognuna credo può importare
raso 3 scudi, pittura scudi 7, ci volesse scudi 5 doro,
e seta che in tutto sono scudi 15 e così si può
pian piano spender 15 scudi per una, a ricamarli; compita questa
altri 15 scudi, e così quasi insensibilmente si compirebbe
unopera sopragrande, e comparirà una Collegiata la
più ricca, e devota si abbia mai veduta.
Tutto a gloria della gran Signora, la quale benedica V. S., la
signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, ai quali tutti mi raccomando
ex corde.
Roma, 22 dicembre 1661.
1661 12 24 AGT ms.
233, f. 51 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 21 passato, e godo del frutto ha cominciato a fare
con la lezione del libretto del signor Cardinale con innamorarsi
della santa orazione; lho riferito a detto signore e ne
ha avuto consolazione particolare; mando alla signora Duchessa
due vasetti piccolini dodori per la sua infermità,
quali appunto ho mandato questa mattina per via del Padre Gisulfo,
e vengono anco sei libretti dellarte della perfezione cristiana,
per V. S. goderli con glamici, assicurandole che qui è
stato applaudito come cosa singolarissima, ma riceva lettere capaci,
ed attente. Io lo rileggo la terza volta, e sempre ci sono tesori,
cè un altro libretto, quale assai buono per le nostre
Mariane. Detto signor Cardinale ha fatto i suoi soliti esercizi,
e ha voluto, che io landassi a godere ogni giorno per mezzora
nel suo santo ritiro, ha aggiustato il suo testamento di nuovo,
tutto spirituale, e mi lascia una bella reliquia di S. Tommaso
di Villanova, e in caso di mia morte a V. S. e in caso della sua
a D. Ferdinando, quale ne sarà sempre almeno lerede;
or vedete che amorevolezza. Io ne ho preso licenza davvisarvelo
sì per loro consolazione, e sì per avvertire a Ferdinando,
che toccando a lui questa eredità voglia compire con i
suffragi per lAnima di questo benefattore.
Ringrazio nostro Signore dellacqua trovata nellarbitrio
della Tonnara, e mi pare, che basta questo per guadagno di questo
anno, e appresso speriamo seguirà la buona caccia. Mando
a V. S. una consulta di un medico, primario di Roma, per linfermità
della signora Duchessa, il quale è di parere, che li scirri
imperfetti siano nellipocondri, come dice il medico di Palma,
e non nei muscoli, come dicono in Palermo, e ne apporta buone
ragioni. Io ho mandato tutte le consulte a Padova, dove è
la sede della medicina, e spero averne uno assai buono. Per questa
buona signora si deve fare ogni diligenza, ed io le professo più
obbligazioni per ragione dello spirito, che del sangue; ma fatte
queste diligenze, fuori tutte laltre sollecitudini, si hanno
da procurare i rimedi, perché lo vuole Iddio; nel resto
non vogliamo altro, che quello che vuole Dio, e così dice
il glorioso S. Domenico che: per chi Ama Dio è sempre Pasqua;
dia questa ricetta alla signora Duchessa che sono sicuro non potrà
fallire. La riverisco, e saluto, come fo a V. S., figli, Mariane
e Minimi, e lOrfanelli, ed a tutti mi raccomando alle sante
orazioni.
Roma, 25 dicembre 1661.
1661 12 31 AGT ms.
233, f. 54 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
crivo lallegata
alla signora Duchessa, e a V. S. scriverò pure una lunga
sulla stessa materia per lordinario seguente, perché
oggi è la festa del nostro gran Papa S. Silvestro.
Si sta facendo in atto laggregazione per la compagnia del
SS.mo Sacramento sempre benedetto, pure tengo il Belarg per lofficio
di nostra Signora nel Sabato, e sopra ciò avrò da
scrivere a lungo, quando verrà la sua vicenda. Ho avuto
provvista di nostro signore sopra il memoriale dei Padri Minimi,
e mi ha fatto grazia rimetterli a Monsignor Altieri, il quale
ci sta assai bene per tenere il SS.mo; V. S. non abbia difficoltà,
perché questa sarà la prima cosa che metteremo nelle
costituzioni. Scrivo ad Ottaviano come comanda. La vita di Iacopo
Merlo, mi pare che è titolata: Idea sacerdotis, o cosa
simile, V. S. faccia diligenza, che mi sarà carissimo.
Nostro Signore lo benedica con i figli, Mariane e Minimi. Il giorno
di San Silvestro (ma stupite) il giorno di S. Melania e Piniano.
Roma, 31 dicembre 1661.
1661 12 31 AGT
ms. 233, f. 48 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
everenda in Cristo
Madre.
Vicisti Mulier, vicisti: avete vinto signora, avete debellato
e calcato il mondo, e conquistata la gran rocca, e fortezza del
santo chiostro, e se bene: longa adhuc restat via; ad ogni modo
quel Dio, che ha cominciato lopera, esso la perfezionerà
sino allultima conquista del Paradiso. Mi rallegro seco,
che le resta gran campo di servire questo gran Signore, perché,
oltre gli esercizi claustrali, ella ha quello di Abramo, di sacrificargli
continuamente quattro Isach, che sono le quattro figlie, che sono
seco nel suo monastero. Questo è un affetto tanto naturale,
che vi bisogna studio particolare, e intanto io condiscesi, che
entraste in cotesto monastero, perché ella mi scrisse,
che era pronta, e rassegnata a farlo in ogni altro, ma come che
i primi fervori mancano, e si raffreddano, voglio che batta bene
su questo; pigliatene per devoto SantAlessio, il quale stette
tanti anni sotto una povera scala, di sua Casa, senza che lo muovessero,
laffetto della moglie, padre, e madre, che continuamente
vedeva, ma sentite i vostri vantaggi sopra SantAlessio.
Questo Santo vedeva i suoi parenti, ma non era veduto da essi,
cioè egli conosceva loro, ma essi non conoscevano lui;
ma voi vedete le vostre figliuole, e sapete che esse vi riconoscono
per madre; onde vi bisogna maggior virtù di quella dAlessio,
e per conseguenza correte per maggior merito. V. S. nellesame
della sera, sempre dia una recita a queste affezioni, e cerchi
fare ogni giorno atti eroici sopra questo; oh che bella miniera
le ha concesso il Signore di trovare continuamente gioie, e gemme
preziose per il divino Sposo; ma vi voglio avvertire, che per
superare questo, e ogni altro affetto terreno, è di non
mirare queste cose del mondo da per se sole, ma al riflesso delle
cose di Dio, cioè alleterno, oh per dir meglio allo
stesso Dio: Oculi mei semper ad Dominum, diceva David. Oh se voi
faceste questo esercizio, oculi mei semper ad Dominum, quanto
presto, quanto felicemente, e soavemente superereste tutto! Attendete
un esempio, che vale un tesoro.
Il lume di una candelina in tempo di notte, si stima per la maggior
cosa del mondo, perché altrimenti rimanessimo in oscure
tenebre; ma fate che comparisca il sole, quella candelina diviene
la cosa più abietta, non si mira più. Così
sono gli affetti dei parenti, lonore, le ricchezze, e laltre
cose del mondo, quando si vedono esse sole, ci si rende difficile
il lasciarle, perché in effetto hanno qualche bene, ma
quando si vedono al riflesso del divino Sole, ogni cosa fugge,
ogni cosa svanisce. Non voglio dire altro, basta predicare questo:
oculi mei semper ad Dominum, e vedrete le meraviglie della grazia.
Attendete bene, e solo a questo punto, perché nella via
dello spirito, non vi vogliono tante cose diverse; e lIdiota
Maestro, del taulero, quando gli donò lalfabeto,
gli disse che non pensasse alla seconda lettera, se non aveva
imparata bene la prima: oculi mei semper ad Dominum.
Mi rallegro molto con Alipia Gaetana (1),
e spero sarà la meglio benedettina, perché è
entrata nel monastero fanciullina, come il santo Patriarca Benedetto
entrò nel deserto a vita celeste; così lei, me la
faccia tutta, tutta del cielo. Saluto la madre Abbadessa, suor
Maria Serafica, Maria Maddalena, Maria Crocifissa, e tutte le
altre, e V. S. non usi con esse, se non questi nomi, et alle parole
corrispondano i fatti; cioè, come non li chiama figli,
così non li tratti, come figli, ma con una rasa universale
a tutte le altre Marie. Tutto sarà facile con loculi
mei semper ad Dominum. Pregate tutte per questo povero peccatore.
Roma, 31 dicembre 1661.
(1) era questa lultima figlia, ancor
fanciulla entrata in monastero
1662 01 02 AGT ms.
233, f. 57 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
iva Gesù,
viva Maria. Già nostro Signore ha fatto la grazia, acciò
la signora Duchessa, possa entrare da secolare nel monastero,
e V. S. restare nel secolo, ambedue con voti soli semplici di
castità. E stata veramente cosa di Dio, perché
altro negozio simile, portato dal Padre Oliva, per ancora non
sè effettuato; ma sentitene unaltra circostanza
mirabile.
Giovedì la mattina vigilia del nostro S. Silvestro, fui
da Monsignor Altieri, segretario della Congregazione, ed ebbi
questa buona risposta. Tornai a Casa, prima dellore, ed
ecco, che nel Martirologio si lessero S. Melania, e S. Piniano,
quali si separarono dal matrimonio, e vissero da religiosi in
Gerusalemme. Cosa, che mi fece intenerire fino alle lacrime, parendomi,
che il Signore, non solo ci mostri chiaramente la sua santa volontà,
ma anco ci prometta perfezione, e santità. E se quelli
lo servirono in Gerusalemme, pure le signorie loro tengono Gerusalemme
in Palma (1) ed io stimo, che tutte quelle
sante dimostrazioni del sacro Monte Calvario, siano state per
tirare loro a queste risoluzioni: sia in ora buona.
La signora Duchessa potrà con ogni larghezza darsi tutta
a Dio, e mentre dimorerà nel monastero, essendole per adesso
libera di uscire, potrà fare anco per detto tempo i voti
semplici di povertà, e di obbedienza, ma questo si farà
appresso con più maturità. Basta per adesso attendere
al santo Coro, e beata cella, né ivi trattare altro, che
con Dio, e per Dio, e corrispondere alle divine ispirazioni, sotto
ponendosi tutta allobbedienza. V. S. poi avrà un
vantaggio, perché potrà servire questo gran Signore
col merito della santa umiltà, dicendo, e intendendo, che
vi siate lasciato vincere da una Donna. Fatevi una buona riforma,
e sopratutto si aggiusti un diario, con la divisione dellore,
ed esercizi.
Lorazione, lofficio, la Messa, leconomia, la
pulizia del governo, e refezione, il sonno, e le ore di ricreazione,
che è la santa virtù dellEutrapelia. Della
stessa maniera aggiusti i figli, e famiglia, e fate, che tutta
la Casa, e terra sia monastero. Deve in questa occasione riformare
le spese, e già con levare il lusso delle donne (di solo
zagarelle so in Palermo alcune case aver fatto grossi debiti),
e laltre obbligazioni della moglie, sarà molto sparagno.
Vesta ella, e tutta la sua gente modestamente, e con tutti si
legittimi, che la risoluzione della Duchessa lobbliga a
gran cose, dolendosi di non potergli corrispondere. Nel resto
tutti a Dio, e lui proteggerà di vantaggio i figliuoli,
e tutti. Questa settimana non è anco comparsa la posta,
credo per i mali tempi; ma non imbrattiamo questa lettera con
altri negozi. Saluto la signora Duchessa a nome di S. Melania,
e V. S. a nome di S. Piniano. Preghino per me nostro Signore con
lintercessione della sua SS.ma Madre, che in questo anno
nuovo cominci nuova e buona vita, etc., come auguro alle VV. SS.,
figlie Mariane e Minimi.
Roma, 2 gennaio 1662.
La lettera della grazia, per codesto Mons. Vescovo, spero spedirla
questa settimana, e la manderò subito.
(1) ciò diceva per tante memorie, e devozioni
istituite in Palma alla foggia di quelle della santa città
1662 01 07 AGT ms.
233, f. 58 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on la posta passata
scrissi a lungo alla signora Duchessa, e con questa prego V. S.
a volere imitare come può la buona moglie, e glinnocenti
figli; sopratutto non lasci lorazione mentale, che è
la fonte di ogni bene, e la madre di tutte le virtù. Attenda
a tutti gli altri esercizi spirituali con ogni diligenza, e poi
alle cose temporali, ma pure spiritualizzate e indirizzate a gloria
del Signore; vigili alla cura dei due figli, e allaggiustamento
della Casa con riforma delle spese, convenendo pigliar stato più
modesto, faccia un buon guardaroba, perché come che le
masserizie di Casa sono cose di donne, bisogna che V. S. ci persista
con particolare diligenza; un buon inventario al guardaroba, il
quale dovrà due volte lanno dar conto del consumo.
Questo inventario è facile, perché basta commetterlo
ai ministri particolari, cioè il cuoco dia il suo della
cucina, il credenziero e dispensiero, e V. S. basta, che lo riveda.
Si faccia per ultimo un buon diario, con spartirsi bene il tempo
e fra queste ore ci metta le sue della ricreazione, perché
non bisogna tirar larco tanto che si spezzi, e questo è
atto della virtù Eutrapelia, che è il mezzo della
scurrilità, e rusticità, e queste ore mai le preferisca;
così fa il Papa, così il Re, e troverete che il
tempo è più lungo di quello che pensiamo: non est
brevis vita, sed brevem illam facimus, dice Seneca; e il Sanchez
dice, che: magistra spiritus est distributio temporis. Ho fatto
diligenza per il quadro di S. Benedetto con più pittori,
né saccomodano a fare i 2 Santi Benedetto e Scolastica,
perché non apportano vaghezze, si sono fermati a dipingere
il santo nella visione che ebbe di vedere tutto luniverso
ad un raggio di sole, cosa tanto stimata dai Padri, e scolastici,
che vogliono il Santo in uno aver veduto la Divina essenza per
modum transeuntis, perché in essa, come in specchio si
vede tutto, e questa è la maggior lode, e grandezza che
si possa dire del santo Patriarca.
Circa il prezzo poi, abbiamo tre classi di pittori, i primi Pietro
di Cortona, Monsù Poli, e Carluccio Maratta, vogliono 300
scudi; i secondi cavaliere Vanni, e Giuseppini 150; i terzi 80,
quando potessimo tirare a 60 o 50, contentiamoci almeno, perché
poi più basso di questo avremo cosa assai bassa, le ho
voluto dire tutto, perché il Padre maestro Desiderio mi
ha detto, che la Chiesa del monastero è assai bella, e
può stare in Palermo. Onde il quadro che è la gioia
dellanello, vorrei, fosse cosa buona assai, se V. S. questo
disegno lo può far fare dal Carrega in Palermo, o altro
valente per prezzo meno dellavvisato, lo faccia fare costì,
perché qui la pittura buona vale sangue; ad ogni modo per
questa prima festa di Marzo prossimo non è possibile. Onde
mentre avremo il tempo, può risolvere quello che le pare,
ed io consiglierei, che se non tengono comodità adesso,
più tosto differiamo per fare una cosa bella, mandi pure
di nuovo le misure, perché quelle le tiene il Canini di
terza classe, né lo voglio pregiudicare con levargliele.
Il 28 del passato giorno della felice morte del gran Vescovo Sales,
nostro Signore spedì la bolla della sua beatificazione,
e ne mando a V. S. una copia con alcune figure, e fra breve seguirà
la solennità della Canonizzazione, essendo venuti a posta
due Vescovi dalla Francia, e la spesa la farà quel Re;
V. S. che ha letto ed ha assaporato le sue opere, non ha bisogno
che io le raccomandi la devozione di questo beato, il quale ha
sperato più con quella sua sola introduzione alla vita
devota, che col loro mezzo tutti gli eremiti della Tebaide; oh
che spirito di discrezione di dolcezza, e damore. Ha fatto
la via del Signore tutta devota, e la stessa croce di zucchero;
infine egli con la via dellamore ha fatto Alchimia celeste.
Beatus Franciscus Sales ut Deum degustem Deum. Amen. Lo stesso
ci prego V. S., la signora madre Maria Rosalia, i figli Mariane
e Minimi, sono passate due poste, senza lettere da Sicilia.
Roma, 7 gennaio 1662.
1662 02 02 AGT ms.
233, f. 59 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo una di V.
S. del 29 passato, e farò ogni diligenza per il breve del
Padre conventuale di San Francesco e appresso risponderò,
come dellaltre cose, delle quali tutte tengo una listarella
per rispondere a lungo, e a tempo. Mando lacclusa del santo
Marchese dAidone, se bene venuta male tardi delle pupille
ve ne sono alcune duplicate, le mando a V. S. per tanti stimoli
alle devozioni, le partecipi alla signora Duchessa, Mariane e
Minimi, ai quali tutti benedico nel Signore come fo ai figlioli,
e tutti preghino per me.
Roma, 2 febbraio 1662.
1662 02 13 AGT ms.
233, f. 60 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
. S. vedrà
per lacclusa, come grazie al Signore avremo aggiustato il
negozio dei nostri Minimi, e godrà della confidenza usatami
da Mons. Altieri. Aspetto da V. S. quelle note che le ho domandato
dellosservanze che praticano i nostri eremiti per consultare
qui bene le loro regole, e sopra tutto ritiratezza, e povertà,
e me li raccomando strettamente allorazioni.
Godo le sia piaciuta la nostra sinassi sopra il Diana, e questa
settimana aspetto risoluzione da Venezia, e da Genova per la stampa,
e si comincerà dallindice, quale tutti lacclamano,
ed io ho motivo di carità, perché quelli che tengono
lopere vecchie, e non possono spendere, si accomoderanno
con questo indice; onde metteremo tutte le lettere, e notizie
per lopera, come già V. S. cenna, e se ne darà
un esattissimo ragguaglio.
I cinque trattati volle accomodarli il signor Card. Pallavicino,
tre sono di elemosina, di correzione fraterna, e di scandalo,
quale io avevo posto al 5° precetto non occides perché
appartenevano il primo al sostentamento della vita, e glaltri
alla vita dellAnima, e così lordina il Padre
Giuseppe dAgostino; il 4° è di sepoltura, con
la quale a me piacerà finire tutta lopera, perché
la metterò per appendice dopo i moribondi, il quinto è
de inquisitoribus con i suoi seguenti, quale io avevo posto nella
3° parte de statibus presso i Vescovi, come usa il Cottone
e in questo confesso a V. S. che ho voluto cattivare il mio intelletto
al nudo parere del signor Cardinale. Onde per levarle lapparenza
di convenire agli stati, le ho accomodato il titolo: de augustissimo
fidei, seu sancti officij tribunali, aut de inquisitoribus. Tutto
per soddisfazione di V. S. godendo molto della sua virtuosa curiosità,
e che pesca anco nei nostri mari, che ringrazio nostro Signore
con questa posta non tengo lettere di V. S.; la saluto con la
signora Duchessa, figli e Minimi, e tutti preghino il Signore
per me.
Roma, 13 febbraio 1662.
1662 02 24 AGT ms.
233, f. 90 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 14 passato, e godo molto del ritiro della signora
col mio Signore nel deserto, e spero che alluscita sarà
carica di miele per addolcire tutto il monastero. Gustate, gustate,
e vedete: quam dulcis est Dominus; or chi sarà, che sarà
in patria, lo sa quel buon Egidio, che al solo nome di Paradiso
si rapiva in estasi; prosit alla signora Duchessa, e a tutte le
mie Mariane, et ibi nostra fixa sint corda, ubi vera sunt gaudia.
Aspetto nuove del buon predicatore e della devozione introdotta
dellImmacolata Concezione, come farò per la santa
Biblioteca Rosata; Nostro Signore benedica questi santi pensieri
e ce li accresca, e migliori sempre, appresso a lungo. Le mando
lacclusa buona per V. S., i figli, Mariane e Minimi, ai
quali tutti riverisco. Il signor Cardinale sabato mi volle a sua
cena, anacoretica al solito, e la mattina mi mandò per
colazione due buoni mostaccioli donze 7 o 8.
Vedete che tenerezza, si può dir di madre, pensare anco
a mandarmi la colazione, V. S. ne sia avvisata per sua consolazione,
e per far che le nostre Mariane, e Minimi lo raccomandino sempre
al Signore, il quale benedica sempre tutte le VV. SS.
Roma, 24 febbraio 1662.
1662 03 03 AGT ms.
233, f. 61 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
per servizio della signora D. Lucrezia Gaetani, né si è
potuto far di meno, perché la sacra Congregazione vuole
sempre linformazioni dei Vescovi. V. S. mandi subito la
risposta, che qui sarà servita puntualmente. Sento quanto
V. S. scrive per servizio della nostra Madre Chiesa, e del signor
D. Vincenzo Campolo farò ogni diligenza, e avviserò
tutto a V. S. godendo della strettezza passa col signor Campolo,
e le ricordo ad esser grato, perché la gratitudine è
parto della carità. V. S. ha consigliato bene per lo studio
del signor D. Domenico in Palermo, perché qui la legge
non ha cattedra di stima, e gli stessi signori Romani vanno a
Pisa, o Salamanca e Bologna; V. S. può anco raccomandarlo
in Palermo per assistere nello scrittore di qualche dottore, e
consigliere valente uomo, che così si imparano, e mettono
avanti i giovani studenti, ad ogni modo si voleva tanto capriccio.
Già tengo i due ritratti del signor Card. Pallavicino:
sono costati due scudi, e verranno con i libri avvisati, e altri.
Li pistacchi anco non sono arrivati, ne tengo nondimeno alcuni
del Padre D. Filippo Agliata; ho detto al Cardinale della scorzonera,
e ha gradito molto, particolarmente dellacqua e forse la
manderà a nostro Signore, per il terzo regalo V. S. gli
potrà mandare qualche barilotto di morselli, e galanterie
della nuova Tonnara, come per primizie. Io gli ho detto di questo
nuovo scaro di tonni (1), e ne ha goduto
molto, e ho detto, che parteciperemo del più fino di tonni,
e lui ha gradito molto per regalarle ad amici. Io fui Mercoledì
ad unaltra cena duna sola tartaruga, veramente questi
sono conviti non del divino Platone, ma di un santo Cardinale.
Io ho sempre raccomandato, e raccomando al Signore queste tre
cose, e tutti glaltri negozi, la mezzana è la gran
Vergine, V. S. con farle a lei che vuole, e così riverisco
la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, V. S. e a tutti
benedico nel Signore, e tutti lo preghino per me.
Roma, 3 marzo 1662.
(1) Tonnara che era situata vicino la Torre San
Carlo
1662 03 04 AGT ms. 233, f. 62 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo una di V.
S. del 3 passato con la bellissima festa della Madonna della Luce,
e subito mi è venuto a mente il bellissimo cantico, che
disse Simeone in detta festa: lumen ad revelationem gentium, è
veramente sacratamente Madre della vera luce: ex te ortus est
sol iustitiae, Christus Deus noster. Mi raccomando caramente ai
miei eremiti, e spero di momento le regole degleremiti del
Beato Francesco Sales, per attendere poi ai nostri, e per ora
sufficiat la regola dellamore, né questo anno ad
esser altri, che motivi per eseguir quella. Noterò alla
mia listarella il quadro che comanda la signora Duchessa, e così
i libri che vuole V. S. per la nostra benedetta. Da Palermo è
venuta nuova della morte del signor Mario Vecchio, ho preso tutti
i suffragi, e indulgenze possibili, e prego la santa Madre per
lindirizzo dei negozi di V. S., e uso del Signore che nelle
maggiori urgenze manda maggiori aiuti, confidate in lui, e vedrete
i miracoli della divina Provvidenza.
Io avevo spedito polisa per il signor Castelletti; bisogna rifarla,
e lindirizzo al Padre D. Gaetano Gravina nostro, prego V.
S. a farlo seguire subito, e avvisarmi a chi per lavvenire
ho da indirizzare, la polisa è di scudi 40 perché
è stato bisogno pagare la pigione della Casa, e questi
gentiluomini ricorrono in tutto a me, e Dio sa quanto mi pesano
questi imbarazzi, ma spero che si partiranno, perché vedono
le spese grandi e speranza di Corte.
Io avvisai tutto da principio, onde lamico si lamenterà
di se stesso. Il Padre Cicala riverisce V. S. e sta pronto per
servirla in tutte loccorrenze però può fargli
procura con forma larga, con autorità di sostituire, che
egli piglierà persona di sua soddisfazione come ha fatto
per il signor Principe di Eboli, credo di Napoli, e paga allagente
60 pezzi dotto lanno per regalo, e soldo, oltre le
spese di cose ordinarie. Riverisco la signora Duchessa, figli,
e tutti benedico nel Signore e preghino per me con le Mariane
mie.
Roma, 4 marzo 1662.
1662 03 31 AGT ms.
233, f. 86 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo alla lettera
di V. S. del 24 passato, e ringrazio nostro Signore della prevenzione
le ha fatto per ricevere con maggior rassegnazione la sentenza
contro; e spero nella sua bontà, che come ha procurato
e accompagnato con tante grazie, così proseguirà,
e farà che con questo foglio resti più libero per
sempre di questi impicci. V. S. confidi nel Signore che è
un gran maestro, e assai buon Padre; e che tutto fa a pro nostro,
ed io lo prego sempre col fiat voluntas tua, e sempre ho tutto.
La morte del signor Barone ci fa conoscere le cose vane di questo
mondo, e spinge a darci tutti a Dio, spero che il Signore ci darà
laggiunta del centuplo nella gloria alle sue buone elemosine,
ed io ho applicato tutte le mie indulgenze, e gusto che V. S.
compisca con le signore Principesse, e vorrei vedervi tutti santi.
Il Signore questo anno ha favorito la mia scala santa con particolare
sentimento, perché ho considerato, che il primo viaggio
questo nostro buon Gesù lo fece legato: ut reus, il secondo
che vi tornò da Herode con la veste bianca: ut fatuus;
il terzo che fu quando salì dal Pretorio flagellato alla
colonna: ut leprosus a planta pedis usque ad verticem capitis
non erat in eo sanitas. Ed ecco lonnipotenza inferma, legata,
flagellata, la sapienza fatua, e la bontà rea; che ve ne
pare, in tre viaggi trovarsi i primi tre attributi dellAltissimo,
tutti per così dire annichiliti per amore delluomo;
la bontà stimata per rea, la sapienza come fatua, e lonnipotenza
inferma. Vorrei con questi tre punti infiammare tutte le mie Mariane,
tutti i miei Minimi, tutte le SS. VV., tutto il mondo. Il Giovedì
santo la notte pure il Signore mi fece misericordia dun
altro sentimento a segno che ne volli partecipare il mio signor
Card. Pallavicino con una lettera, quale forse manderò
copia col seguente, che ora, non ho tempo; come pure lavviserò
delle sette Chiese [che] feci insieme con detto signor Cardinale
e signor Barbarigo, Vescovo di Bergamo, che è un altro
santone, e di tutto spero ne avrà consolazione spirituale.
Oh che bella cosa trattare, e scrivere di Dio; a Dio, a Dio, in
esso saluto la signora Duchessa, figli, e mie Mariane, e Minimi,
e tutti a Dio, a Dio.
Roma, 31 marzo 1662
1662 05 20 AGT ms.
233, f. 64 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 27 Marzo con la bellissima, e devotissima relazione
della festa della SS.ma Annunciata, e godo in estremo, che io
forse fui causa a cantare con tanta solennità il mattutino,
e continuare glesercizi spirituali fino al giorno. Io ho
alcanzato per ragione del luogo, loro mi alcanzano nelle solennità,
e devozioni, ma senza litigio veniamo gluni e glaltri
ai nostri esercizi, e saremo non solo pari, ma una medesima cosa;
mi è parsa anco ottima la devozione delle 4 ore segnate
secondo le diverse opinioni del tempo della SS.ma Incarnazione,
e ne mando lacclusa dottrina. Spero che questa santa devozione
seguirà per ogni anno, ma per esser stabile, bisogna moderarla,
perché quel pernottare tutta la notte del mattutino sino
a giorno non è per tutti. Basta solennizzare le 4 ore principali,
e si potranno dividere tra la santa Casa, la madre Chiesa, il
monastero, e la Casa deglOrfanelli, ma che dissi io Orfanelli,
mentre sono nati nel giorno dellAnnunciata, e abitano nella
Casa della Madonna, sono laltre devote della Madonna, Mariane,
ma queste sono figlie di Maria. V. S. con questa fondazione ha
suggellato tutte le mie consolazioni di questo santo viaggio,
e però per giustizia sono obbligato servire in tutto per
laumento di questa santa opera. V. S. mi avvisi quando si
fa la festa della Madonna di Lampedusa per poterle mandare lIndulgenza,
e così anco tutto quellaltro che potrò servire.
Hieri per via di Messina ho mandato uno scatolino con due vasetti
dacqua passata per le sante scodelle nella santa Casa, un
vasetto dolio della santa lampada, e cercate moccoloni di
cera del sacro altare, che sono le devozioni di maggior stima,
che si possono avere, così ci sono altre devozioni della
B. Chiara di Monte Falco, come avviso. Un libretto ricevuto di
detto santo luogo, e minutamente scrive tutto anco leconomia,
e tesoro, quale io però non vidi, non stimando maggior
tesoro, che starmene in quel santo cammino, feci però vedere
tutto al nostro compagno il fratello Geronimo Ventimiglia, il
quale veramente è un angioletto, e per strada che abbiamo
così compartite le ore fra orazioni, offici, rosari, salterio
di S. Bonaventura, e diari Mariani, che appena ci bastava il tempo,
e passavano le ore senza saper come; portavamo il nostro orologio
in polvere, e lorazione giaculatoria era: laetatus sum in
his, quae dicta sunt mihi, in Domum Domini ibimus, ed al ritorno:
in loco di ibimus, fuimus io veramente voleva dire in Domum Domine(um),
ma il signor Card. Carpegna mi disse che non la mutassi, perché
pure quella era casa del Signore; voglio anco ragguagliarlo di
un altro mistero anco in questo viaggio, anco dopo fatto. Ho ripigliato
(dopo finita la fatica sopra quella del Padre Diana) lAnno
della Passione, spero di molto frutto; teneva due mesi compiti
e i primi giorni del 3° mese, nel quale si tratta della passione
del Signore nel ventre della Madonna; e questi primi trattano
dellAmbasciata, e circostanze del tempo, e luogo: quelle
del tempo erano fatte al ritorno di Loreto, toccavano quelle del
luogo, e nel disegno solo era trattato della provincia di Galilea,
e città di Nazareth, ma ora ho aggiunto una della santa
Casa.
Del che resto consolatissimo tanto più che trovo anco gli
scrittori che servono questa Ambasciata, trattano anco di essa.
Onde io se non avessi fatto questo viaggio, lo avrei tralasciato,
se avrò tempo, ve ne farò una copia, adesso sono
così stretto, che nemmeno posso mandarle lautorità
delle ore; le mando lacclusa tralasciata con la posta passata;
V. S. ringrazia di tutto il Signore, il quale lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e Orfanelli, e tutti
preghino per me.
Roma, 20 maggio 1662.
1662 06 10 AGT ms.
233, f. 65 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 12 passato, e godo le siano piaciute le dottrine.
Monsignor Arcivescovo di Palermo mi scrive che quando le capitò
la mia, stava per fare traslatare una dottrina spagnola del Padre
maestro Fra Gio: à S. Thoma, confessore del Re, uomo dottissimo,
è morto con opinione di santità; e che vedendo la
mia, ha lasciato di farla traslatare, parendole questa più
breve, e sostanziosa, e in effetti quella è più
per i parroci, che per il volgo; nel resto io riverisco quellautore,
rispetto al quale sono vile vermicello.
V. S. ne procuri assai da Palermo, e faccia praticare particolarmente
glesercizi quotidiani, e quello atto di contrizione; ah
quanto importa un atto di queste? Quando vado a S. Pietro sempre
ho fatto la devozione per V. S. e signora Duchessa, adesso la
farò col suo esplicito comando.
Mando lacclusa di Ottaviano nostro, il quale è venuto
con pianto per vedersi stimato poco amorevole dai suoi; lui per
questo anno è legato, non può venire. Io gli ho
consigliato, che a Settembre venga qui, e attenda sino a primavera
alla teorica, con le consulte, e collegi che si faranno qui, e
poi verrà costì con maggior perfezione, e pure porterà
qualche denaro a Casa, e V. S. sarà meglio servita, e lassicuro,
che avrà un giovane doro.
E venuto il Padre generale da Sambuca, e lho pregato
per la licenza del Padre Bonaventura, ma il negozio è difficile,
V. S. si scusi, perché il Padre generale viene mal volentieri
a questi viaggi per negozi, ed io ce lo lodo. Riverisco la signora
Duchessa, figli, Mariane e Minimi, nostro Signore li benedica,
e preghino per me. Roma, 10 giugno 1662.
1662 06 24 AGT ms.
233, f. 66 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 20 passato, e godo molto della devozione del nostro
gloriosissimo SantAngelo, nostro perché compatriota
nostro perché gemello, pure qualche mischia vivendo dellumano
e qualche più alle volte lamor proprio cindora
la pillola; ma veniamo alla sostanza, la santa Chiesa con le sue
rubriche al breviario ha provvisto alla devozione dei fedeli.
V. S. con la sua terra, e consenso del Vescovo può eleggere
il Santo per padrone di Palma, e così farne festa, ed officio,
né osta vi sia padrone, perché possono essere più
padroni; (Gravanto tom. 2 ru. 3 cap.12). In Palermo già
si fa lofficio, se il Regno, o altra città ha detta
devozione può usare la stessa diligenza, né V. S.
deve curar del mezzo dottenerli, basta si abbia il fine,
che è la gloria del Santo, il quale pure godrà della
sua volontà. Circa la festa della Licata, oltre la traslazione,
bisognano listanze della Licata, perché domandarlo
ad istanza di V. S. direbbero, che ponit falcem in messem alienam,
e i signori Licatesi gradiranno laffetto di V. S. con la
spesa e spedizione del negozio, per il quale bisogna sapere, come
si istituì la traslazione, e con che facoltà. Lofficio
con lezioni proprie è cosa difficile, pure si può
trattare, ma vi bisogna listanza del Vescovo se per costì,
o dei Vescovi, e pubblico del Regno, se lo vorrà universale;
V. S. consideri tutto, e comandi che farò ogni sforzo per
gloria del Santo.
Circa la dispensa del matrimonio, se la persona è tanto
povera, e miserabile, che non può venire a Roma, né
fare le spese, è tenuto il Vescovo scrivere a Roma, e fare
le spese perché: tenetur pauperum necessitati subvenire;
(Vasquez in p. 2 tom. 2 disp.178, Bonae de legibus disp.1 q. 2
p.1 n. 19). Qui un pezzo fa è venuto Monsignor Vescovo
di Siracusa, io non li fui a compire, perché non li teneva
servitù, ma quel signore venne a favorirmi in S. Silvestro,
sebbene ci trovasse a cena; io poi li sono stato a riverirlo,
e mi ha fatto eccesso di cortesia, e mostrò assai affetto
alla persona di V. S., al quale mi è parso avvisarli per
affetto di corrispondenza. Pure tengo la sua lettera con raccomandazione
del signor cavaliere Celestre, figlio del signor Scipione, che
oggi è con Monsignore e lo servirò per dove potrò.
Il mio stampatore mi ha dato lacclusa, che è del
primo poeta dItalia, sebbene io non ho avuto tempo di leggerla.
Saluto V. S., la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e
tutti pregate per me. Roma, 24 giugno 1662
1662 07 01 AGT ms.
233, f. 67 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
e godo in estremo della devota e santa professione della mia cara
Crocifissa, e prego nostro Signore che questo giorno, che per
lei è stato di Natale e morte al mondo, di Natale alla
religione, di morte a se stessa, di sposalizio col Redentore,
sia anco giorno eterno al santo Amore; cioè nel Cielo,
perché quello stesso grado di carità che ne troviamo
nel fine della vita, quello sempre continueremo nel Paradiso,
e però questo giorno del santo Amore non vogliamo si conti
ad ore; ma sia senza conti, e senza misura, e eterno; tutto speriamo
dalle fiamme della santa Pentecoste, V. S. ci spiega questa lettera,
che io per farlo vorrei molti fogli, e me li raccomando allorazioni.
V. S. mi domanda, che cosa sia stabilito nel nostro Capitolo per
il mio stato; V. S. ha pensato a cosa che io non ho pensato, perché
luso della religione è che essendo assegnato ad una
parte, non pensi più ad altro.
Nellaltro Capitolo io non tenevo assegnazione, perché
era finita la Prepositura della Catena, mi fu data lassegnazione
qui con quella bella circostanza, che io le avvisai e così
non bisogna pigliarci pensiero, che non ci tocca. Assicuro bensì
V. S. che lo stato in questa santa città è desiderabile
per tutti i capi, ed io grazie al Signore ci sto, come a mio centro,
perché oltre le ragioni comuni, io soglio dire, che se
San Geronimo trovava nel deserto Roma con le immaginazioni, che
le venivano dei festini e pompe di Roma, io mercé la divina
grazia trovo il deserto in Roma, e se tutti non possiamo morire
martiri per Cristo, è gran consolazione morire, ed essere
sepolto in questa terra bagnata del sangue dei martiri di Cristo.
Ho voluto significare questo a V. S. per farle sapere il gusto
con che io vi dimoro; ad ogni modo quando io sapessi, che questo
mio stato fosse per mia volontà, o perché i Superiori
lo facessero per condiscendere a qualche mia inclinazione, io
mi sentirei nelle fiamme, perché non è altro stato,
né altra Roma, che il non volere, né alcun stato,
né altra Roma; santa indifferenza, santa libertà
di spirito, che ci conservano la vera pace, dove abita il Signore
e noi con lui; e se Dio è immenso, e per tutto, non essendo
con lui, il nostro stato sarà per tutto. Dio è nostra
vita, è nostro cibo, nostro albergo, e nostro sommo bene,
imprimete bene questo deserto alle nostre Mariane, e legano al
cuore quel bel gioiello di San Francesco. Deus meus et omnia.
Mando lallegata copia della Serenissima di Baviera servirà
di loro consolazione, e particolarmente per la signora Duchessa,
alla quale con V. S. figli, Mariane e Minimi benedico nel Signore,
appresso manderò le canzonette notturne per le nostre pie
professe.
Roma, 1 luglio 1662.
1662 07 05 AGT ms.
233, f. 68 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 30 giugno, e sento il gusto tiene la signora Duchessa
per la figura della Madonna, e spero nel Signore lavrà
maggiore col quadro, per il quale aspetto risposta per la grandezza
e spero farlo fare a Castelferrato, che il signor Card. Carpegna
mi loda assai in questo genere, un certo, che non dipinge altro
che Madonne, pure attendo alla camera Mariana, e come mi posso
scordare della gran Signora, della pietosa Madre, della dolcissima
Maria. Il giorno di S. Ignazio il Padre Bozzolo nostro fece una
mirabile predica nel Gesù con estrema soddisfazione dei
Padri della Compagnia, e della Corte, così speriamo seguirà
il giorno del Beato Gaetano del Padre Oliva in S. Andrea.
Io le mando una mia devozione al Santo, che è piaciuta
molto al signor Card. Pallavicino e Padre Oliva; pure unaltra
del Beato del nostro Padre Falcone con un concetto sopra il cuore,
che vale un tesoro, tutte per consolazione di V. S.; con il passato
ho scritto sopra le cose del nostro monastero, con questa aggiungo
che per il ritorno della signora Donna Antonia non vi bisogna
licenza da qui, né anco per condurvi monaca daltra
Diocesi, basta che siano daccordo i due Vescovi. Ho inteso
la buona morte del signor Arciprete, e fattoli devoti suffragi,
prego V. S. per un buon successore, e stimo questo negozio per
il maggiore può tenere; soprassieda lelezione fino
allaltra posta, perché voglio fare una diligenza,
che se riuscisse, sarebbe cosa di gran mia soddisfazione, e suo
gusto, ma non so se il soggetto vuole lasciare Roma, ma lasciamo
fare a Dio. Da Napoli mi è capitato un piego del Padre
D. Filippo Agliata nostro con quella di V. S. col bellissimo regalo
per il signor Card. Pallavicino, che spero lo gradirà molto,
come Mons. Caramuele gli scritti del signor Odierna. Le robe anco
non sono venute, però a suo tempo scriverò a lungo.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane
e Minimi.
Roma, 5 luglio 1662.
1662 07 20 AGT ms.
233, f. 69 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la carissima
di V. S. del 9 Giugno, e godo molto delle feste del SS.mo Sacramento,
sia sempre benedetto, lodato e glorificato. Godo anco dellospedale
deglinfermi, e del buon principio le ha dato la mia santa
commadre; oh Dio, oh Dio, che gran cose vuole egli in Palma, queste
sono cose che più si ammirano, che predicano nella Chiesa;
V. S. intenda bene questi tratti della divina bontà, e
ne avverta la signora Duchessa, e Mariane, a non lasciarsi passare
duna gentile donna forestiera fatta spettacolo agluomini,
aglAngeli, e anco a Dio.
E per fine mi saluti la buona commadre, e mi raccomando alle orazioni,
e le dica che non bisogna solo sprezzare il mondo, ma anco lo
stesso disprezzo, perché potremmo anco gloriarci di sprezzare
il mondo, secondo il detto: spernere mundum, spernere nullum,
spernere te ipsum; spernere, spernere te ipsum. Della processione
della gran Signora sopra lospedale a infermi è cosa
devotissima, e io ne le procurerò un buon libro; per adesso
veda il B. Gio: di Dio nelle fondazioni Mariane, e così
lindice dellaltre operette del Padre mio Marracci,
veda: aegroti, infirmi, hospitales et simili, che ritroverà
tesori, ed a chi non protegge Maria; le mando il Kempis con detto,
e altri libri. Ho fatto diligenza per la bella immagine di nostra
Signora e per accettare, vogliono sapere, se vuole essere quadro
grande, o di cella, perché sebbene ho avvisato, che vuole
essere del naturale, pure si può intendere mezzo corpo.
Ho pagato al Padre Carafa tre doble di Spagna, per il breve spedito
del sacerdote raccomandato da V. S., le può esigere, una
con le ragioni del cambio, o almeno dircelo, se li vuole lasciare,
perché non è bene spendere, e lamico non sapere
il piacere che si fa. Ho la nuova raccomandazione del signor Celestre,
e lattenderò a servire come devo. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi,
e ospedaliero, e tutti preghino per me.
Roma, 20 luglio 1662.
1662 07 29 AGT ms.
233, f. 70 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 23 passato, e io sempre stavo aspettando qualche
avviso simile del nostro santo monastero, perché le cose
del Signore si provano nel fuoco della tribolazione; dico a V.
S. ed a tutte le nostre Mariane, che stiamo allegramente che ora
è il tempo di dare gusto a Dio, spogliamoci di tutto il
creato, sconfidenza di noi stessi, e confidenza in Dio, ed è
fatto tutto. V. S. usi ogni carità con la signora suor
Antonia per farla restare, e avvertirla che in Palermo troverà
delle croci, e che forse alla morte avrà da desiderare
la cella di Palma; quando persistesse con buonora, anco
consiglio V. S. che laccompagni per mostrare la stima ne
fa. Per la nuova Abbadessa si cerchi da Girgenti, o altra della
Diocesi secondo il consiglio di Monsignore, sarebbe il meglio,
perché da Palermo se cè persona al momento
non la daranno; pure ho pensato, che se V. S. tiene amicizia col
Padre Provinciale di S. Teresa, potrà procurare una di
codeste madri, che tengono lo spirito di fondare e potrebbe venire
col titolo distruire, e imparare, e così qualche
duna della Diocesi, che venendo con questo fine: et ad tempus,
non importa sia dordine differente di S. Benedetto, ed io
qui le procurerei tutte le licenze tanto per via della Congregazione,
quanto del Padre Generale di S. Teresa, che è amico; e
così fra un altro triennio avremo delle nostre stesse,
che possono governare, anzi se vi fosse alcuna a gusto di Monsignore
si potrebbe cominciare da adesso, e mantenere lo proprio spirito
concepito in Palma. Per il ritorno della signora suor Antonia
mi dicono non volerci nuova licenza, ma ne aspetto meglio risoluzione.
Avverto V. S. a mirare bene gli esercizi del monastero, perché
da quello che mi scrive, la detta signora non gusta tante strettezze,
non vorrei dessero in qualche estremo. Si specchiano nelle regole,
e spirito del Beato Francesco Sales, che è tutto dolcezza
e carità; le vere strettezze sono la santa orazione, il
ritiro, la mansuetudine e la santa carità, queste ci distaccano
dal mondo, e ci uniscono a Dio. V. S. batta su questo punto lausterità,
e lo spirito di malinconia, pace, pace interiore, che qui si trova
il Signore, e ivi sparge le sue sante grazie, e misericordie.
Mando a V. S. lacclusa per le lettere della Deputazione
del Regno, Senato di Palermo, e due Capitoli di Palermo, e Girgenti
vanno latine, né mi è parso pigliare tanta confidenza
di mandar la formula da qui; V. S. procuri con comodità
dette lettere, che spero verrà a tempo con quelle che manderà
da Spagna il Padre Cicala, la detta formula V. S. la faccia ricopiare
costì, perché qui non ho avuto tempo, nemmeno di
copiarne una, che per errore (pensando forse altra lettera) la
lacerai per mezzo. Ho dato commissione per il privilegio di notar
Giuseppe Cappello, e verrà con quello del signor D. Felice
per via di mare, per risparmiare il porto, e così manderò
le medaglie, e rosari alla signora Duchessa, alla quale riverisco
umilmente come fo a V. S. figli, Mariane e Minimi, e tutti preghino
per me. Roma, 29 luglio 1662.
1662 08 12 AGT ms.
233, f. 71 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta passata cennai a V. S. il negozio dellArcipretato,
or sentitene la storia. Qui mi è caro amico il signor Francesco
Torricelli, già Vicario Generale del Vescovo di Palestina,
e oggi lo tiene in Casa Mons. Spada per fargli aggiustare certe
composizioni latine, lasciate dalleruditissimo signor Card.
Spada suo fratello, e di più gli ha dato in cura la riforma
di un monastero di monache, che governa lospedale di Santo
Spirito, del quale è gran maestro detto Monsignore; questo
in prima è di spirito grande, e pratico danime sollevate,
e che camminano per le cose mistiche; onde per il monastero ed
eremitaggio ottimo, ottimo, teologo, predicatore evangelico, ha
letto filosofia 7 anni, pure legge, pratico della corte dei Principi,
e gran litigante. Onde in vero avremmo un ottimo Arciprete, guida
per le monache, oltre il suo confessore, un Aio, maestro in belle
lettere di poesie latine e volgari, e per cominciarle la filosofia,
o istituita ai figlioli, e le potrà anco servire a suo
tempo per darli una volta Italia, che la stimo necessaria, e si
farà con poco spesa, e finalmente servirà V. S.
per loccorrenze di lite in Palermo, per qualche punto dimportanza,
e anco in Spagna, essendo sufficiente, e pure lo potrebbe servire
nellazienda, e negozi, come V. S. una volta designava, che
è abilissimo.
Vi pare che dica troppo così, così lo stimo, il
punto sta al venire, e al Padre D. Clemente a cui lho consultato,
pareva impossibile; io gli ho parlato, anteposto la sua quiete,
la devozione di V. S. e signora Duchessa, monache, e eremiti,
gli ho detto che il sostentamento era tenue per Roma, ma in Palma
mediocre cioè circa scudi 250 lanno, già che
V. S. avvisava a tempo del signor Odierna rendeva scudi 90. Egli
ha voluto pensarci, consulterà con Monsignore e farne orazione,
e mi è tornato che il Signore lo ispira ad indirizzare
al negozio, atteso la buona qualità della terra; ma non
vuole fare la spesa del viaggio, bolle, e addrizzare Casa costì.
Circa la bolla credo sia bagatella per essere Ius patronatus,
circa laddrizzare la Casa per lui senza spesa, ma per V.
S. poca cosa, perché tiene tanto guardaroba, che facilmente
può accomodare una casina per un sacerdote, e un segretario,
né il viaggio credo possa importare molto, e se ne può
venire col nostro medico Ottaviano.
Consiglio poi V. S. a dargli in cura i figliuoli, che se il signor
Focolari fosse oro, sempre sarà di carato delle montagne,
né in questo si impedirebbe lofficio dellArcipretato,
perché egli è così attivo, che può
compire con luno, e laltro, per questo impiego V.
S. gli può dare qualche trattenimento onesto, cioè
otto scudi il mese, o pure per più comodo di V. S. tavola
franca, o assegnarli tanta parte di pane, vino e vestito, che
arrivi a qualche somma simile, che non sarà molto, ed alcanzerà
la spesa del signor Focolari, e questa spesa per i figli è
la più necessaria. Dico di più a V. S. che egli
ha di Casa sua, e che sono più anni che qui dava scudi
25 il mese di elemosina a certe povere ritirate; or veda che pietà,
e che uomo le propongo, tanto che tutto quello [che] alcanzerà
di sicuro limpiegherà in elemosine costì,
e mi promette, che se lui viene una volta non lo lascerà
mai, se lo chiamasse il gran Duca di Toscana, o altro Principe.
Finalmente le dico, che con questo soggetto io penso farvi uno
dei maggiori servigi, che posso così alla Terra, come a
lei, ai figli, monastero, eremiti e V. S. consideri bene il tutto,
ne faccia orazione al Signore e mi scriva lungamente tutto quello
le occorre. Deus sit in corde tuo. Qui abbiamo fatto una bellissima
festa al Beato Gaetano nostro, e il Padre Oliva una grandissima
predica; le mando tre mie salutazioni, e V. S. le tenga seco,
perché io scrivo tutta la vita della Madonna di questa
maniera, e se piacerà al Signore un giorno la stamperemo,
e mi ho incontrato in un librettino del Padre Mirerei uomo insigne
della Compagnia, che usa anco simili salutazioni per alcuni santi,
né curo che io appaia linventore, purché ne
abbia conferma sì nobile. Il Padre Marracci saluta V. S.
con Verbo Mariae, e vuole una nuova distinta di tutte le devozioni
di Palma, e delle VV. SS. circa alla SS.ma Concezione per certo
libro disegnato. Per la dispensa del Torria già le ho scritto,
che questo è negozio che spetta al Vescovo. Al Padre Focolari
per il suo magistero farò ogni opera, e appresso scriverò.
Ho spedito il privilegio del signor D. Felice con le sue armi
belle, e pulite, la spesa è di scudi 13, così anco
ho avuto il privilegio per notar Cappello scudi 14, e tutti verranno
quanto prima per via di mare con il libro avvisato della nostra
signora, Kempis e altri, e per questa spesa di 3 doble pagate,
per lordine di V. S. al Padre Carafa per il breve del sacerdote,
mando al signor Gio: polisa di scudi 25 li libri cennati, breviari
e altri non li ho ancora pagati, però entreranno nel seguente
conto, se piacerà al Signore.
Sono già venuti i pistacchi a posta per il signor Card.
Pallavicino, fui ieri mattina a portargli la lettera, e per due
volte disse il signor Duca scrive assai bene; questo signore è
singolarissimo in queste materie, e chiarissimo di cuore; onde
V. S. ne ringrazi il Signore. Ha gradito poi in estremo il regalo,
e mandato subito la scatoletta alla signora figlia del signor
Principe di Carbognano, di casa Colonna suo nipote carnale, alla
quale vuole assai bene, ma non la vede che una volta lanno,
e le compisce con questo regalo; e questo veramente fu proporzionatissimo
per una dama, e lo gradì in estremo. Il signor Cardinale
poi è venuto lui stesso a S. Silvestro, a portarmene subito
la risposta, vedete che animo grato, veramente la virtù,
e lo spirito tutto è dolcezza e gratitudine, le fa poi
una lettera, che vale non solo per laffetto, per lacume,
per lingegno e per lumanità un tesoro, ed io
me lho fatta trascrivere. Se V. S. gusta conservare lamico,
può di quando in quando mandargli qualche cosa, con la
caccia dei beccafichi, un vaso dei salati ben accomodati, ed uno
di saime degli stessi, e può procurare in Palermo due vasi
di vetro, così a tempo delle scorzonere 4 fiaschi dacqua,
e uno o due vasi di canditi, o conserva, o pasta, e cose simili.
Ho pensato anco se volesse obbligarlo assai, mandargli il fiaschetto
di noce moscata, e questo sì che potrebbe mandarlo al Papa.
Io ho fatto questo pitazzo, se le piacerà e li potrà
accomodare in una scatoletta foderata dentro e fuori di taffitano,
o terzanello rosso col suo bombace, e poi unaltra controscatola
di legno; io dico questo muovendo a V. S. né intendo domandarle
niente, e solo lo propongo, perché mi ricordo, che ella
sino da Palermo mi diceva, che gustava stringersi con qualche
Cardinale e questo signore sarebbe assai a proposito, ed è
schiettissimo, e gratissimo; anzi subito mi è cominciato
a discorrere di mandarle qualche devozione, e ha per me alcuni
Agnus impastati col sacrosanto sangue dei Martiri, che io per
dirla tanti anni sono in Roma, mai ho inteso una sì tenera
devozione. Di più chi sa, dovessero venire qui a spasso
i figliuoli, e avrebbero occasione dessere favoriti; se
V. S. gusta, può mandargli subito, e da se solo, perché
laltre cose meglio e divise per compire più fiate.
Concludo che tutto sento proporre nudamente perché per
me grazie al Signore niente, niente interesse. Viene la cascia
(1) di setame di Monsignore, né
ho avuto tempo di vederla. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli e romiti, e Mariane, e tutti preghino per me.
Roma, 12 agosto 1662.
(1) Cassa o baule
1662 08 18 AGT ms.
233, f. 73 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta passata le mandai la risposta del signor Card. Pallavicino,
e con questa le mando unaltra sua, che mi mandò lunedì
con un bellissima scatola dAgnus in qualità e quantità
ottima, e Mercoledì giorno di nostra Signora, è
venuto qui, e condottomi seco a cena, e volle farla solenne per
ragione della festa, cioè nella qualità, perché
a luogo del suo solito cibo del castrato, ci ha dato un tordo
buono per uno; pure la Madre SS.ma ci provvede duna buona
elemosina, perché il signor Cardinale dAragona ci
mandò un bellissimo pignattino dargento con un intingolo
alla spagnola di diversi pennati, e il signor Cardinale volle
che io ne sentissi la prima parte. Certo questo signore mi usa
tanta confidenza, che io non so descriverla, e veramente lo spirito
non può produrre, che gratuità e dolcezza; osservate,
che questa cena fu sopra i due mesi matematici, cioè il
15 di Agosto, essendo stato il primo il 15 di Giugno, ed al signor
Cardinale è piaciuto assai quellarmonia, e però
non ho voluto tralasciare di scriverlo a V. S.; dirvi egli vive
affezionatissimo e mi dice, che con le sue paste, e pistacchi
tre volte la settimana mangia col signor Duca di Palma, oltre
le paste le ha regalato anco ai signori Cardinali Farnese, Rospigliosi,
e altri amici. V. S. attenderà lAgnus per via di
mare, e allora risponderà, perché se lei vorrà
compire col fiaschetto moscato, vorrei paresse prima di questo
regalo dAgnus e sto riminando le scritture del nostro buono
Odierna, e vedere compire col nostro Mons. Caramuele, ed a suo
tempo scriverò a lungo. Manderò subito la lettera
al nostro medico Ottaviano, sebbene mi pare difficile che possa
partire prima di Novembre, tanto più, che lui voleva visitare
la santa Casa di Loreto, parendogli di non aver mai più
a ritornare a questa santa devozione, io solleciterò con
i termini abili e avviserò. Procurerò lindulgenza
per la Chiesa del santo Purgatorio, e mi raccomando alle orazioni
della nostra buona ospedaliera. Riverisco la signora Duchessa,
saluto li figliuoli, le Mariane, Minimi e a tutte le VV. SS. mi
raccomando alle orazioni.
Roma, 18 agosto 1662.
1662 09 07 AGT ms.
233, f. 74 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa per Monsignore con le copie, faccia fare
subito la risposta di tutta soddisfazione, e la mandi a me, che
qui sarà servito, e spero nel Signore che il monastero
si ha da vantaggiare assai; animo e amore. Per i Minimi e santi
eremiti aspetto le regole del Beato Sales, e già lavremo,
né si può fare buona questa bevanda senza questo
santo sale.
Mando a V. S. una canzone del signor Cardinale cosa piissima,
dottissima, e per me meravigliosa, la contempli bene, che ci troverà
molto di più. Detto signore tiene in casa un nostro siciliano
D. Leonardo tutto, tutto suo, me lo ha raccomandato per due sue
sorelle che tiene a Chiusa (1), per farle
entrare nel nostro monastero e mi ha concluso con queste formate
parole; desidero che il signor Duca mi favorisca con qualche suo
incomodo, ma non molto; e ci scriva questa stessa frase, perché
in tanto gusto, né più, né meno, e con glamici
in questa chiarezza. Il signor D. Leonardo mi dice, che queste
sue sorelle sono due agnelline innocenti, e che unaltra
ne teneva, morì con fama di santità; supposta questa
virtù io stimo bene pigliare queste genti di montagna,
che non conoscono mondo, e si istradano a modo nostro, e però
V. S. potrebbe eleggerle se vi è vacanza, o per la prima
anzi perché vi è alternativa col monastero, qui
se li potrebbe ottenere dispensa danteriorità, e
poi il monastero eleggerà appresso. Infine io so, che V.
S. dove può, non mancherà di favorire, e scriva
(come sogliamo dire il pane, al pane) perché il signor
Cardinale gusta questa confidenza, anzi se le pare nellentrata
pigliarle per educande, e potrebbe dire che se anco il signor
Cardinale gusta, che io paghi glalimenti, lo farò;
io propongo il panno, il signor Cardinale taglia a modo suo, che
con questa frase credo lobblighereste infinitamente, e forse
non laccetterà. Io ho detto per discorso, V. S. faccia
quello che le pare, e particolarmente circa quel particolare deglelementi,
e scriva chiaro e aggiustato, perché il signor Cardinale
vede le lettere; io poi sono invitato per domani, piacendo al
Signore, ma è banchetto di spirito et letteris.
Ho spedito una polisa di scudi 15 per il signor Castelletti che
veramente Domenico era ignudo, e però sono stato forzato
farla oltre le miserie, e le ho scritto per due settimane aspettandone
ordine. Io intendo assai fastidi di questi con lui, perché
ricorrono a me per ogni cosa, e non vorrei servire, e disunire.
V. S. lavvisi al signor D. Gio: subito, e di più
le dica, che qui le speranze sono vane, il D. Benedetto non tiene
cuore per Roma, farà niente, niente, V. S. glielo avvisi,
perché ho scrupolo non farglielo avvertito, sebbene scrissi
tutto prima di mandarle. Nostro Signore la benedica. Benedictus
Deus. Saluto la signora Duchessa, figli, Minimi e Mariane, e nostro
Signore tutti li faccia santi.
Roma, 7 settembre 1662.
(1) Sclafani
1662 09 08 AGT ms.
233, f. 75 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
oggi
giorno di nostra Signora ricevo due di V. S. date il giorno di
S. Domenico e di S. Lorenzo: felix omen, i travagli del monastero
sono segno, che il Signore ci vuole deliziare in quelli; io già
le scrissi, che al tempo del latte aver da venire losso.
Stiamo allegramente adesso è tempo di mostrare lamor
forte, e questo maggiormente incontreranno difficoltà,
tanto maggiormente sperimenteranno le divine grazie, orazione,
e viva fede, né vi vuole altro.
V. S. ha disposto benissimo per far fare una Vicaria, né
credo Monsignore ci terrà difficoltà, e intanto
vedrà, se può avere qualche buona suora monaca del
Signore almeno ad tempus, come cho scritto per altre; o
pure se vi fosse buona alcuna delle nostre giovani, e per il breve,
e tutto quello che bisognerà di Roma V. S. si assicuri
di ogni diligenza e favori dei signori Cardinali etiam nostro
Signore, e questa è cura più mia, che sua, e ne
prego continuamente Sua Divina Maestà con lintercessione
della SS.ma Madre.
Saluto la signora Duchessa e figli, Mariane, e credo tutti ci
guadagneranno con risparmiarci quella parola signora suora, signora
zia; oh quanto pesano queste due parole in persone religiose,
infine: omnia cooperantur in bonum; questo guadagno spero lo farà
anco la signora suor Antonia, e tutte sante altre in Palermo,
oltre che in Palma. La prima volta che mi manderà a pigliare
il signor Card. Carpegna, aggiusterò il quadro della Madonna
SS.ma e la signora Duchessa ci assista di costì con le
orazioni, perché abbiamo un quadro tutto celeste. Per servire
al Padre Focolari, feci trattare con un Padre per facilitarmi
la strada, e darmi il modo di ottenere il negozio, perché
in queste materie sanno più i propri religiosi che i primi
avvocati del mondo, e ho incontrato un Padre cordialissimo del
Padre Focolari, e gli scrive linclusa col netto del negozio,
e parla: ex causa scientiae. A Pasqua piacendo al Signore si farà
ogni opera, sarà servita, e qui a V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi mi raccomando nel Signore e lo preghino
per me.
Roma, 8 settembre 1662.
1662 09 11 AGT ms.
233, f. 76 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. la scatola dellAgnus del signor Card. Pallavicino
e la risposta la può fare secondo lacclusa, se le
piace, detto signore le manda anco un libretto uscito nuovamente
sopra le sentenze della sua storia, quale egli suppone, che V.
S. la tenga, e io non la mando, perché la ristampa congiunta,
e così lavrà perfetta; in questo libretto
vi è il sugo, ed è un distillato di buona politica,
se lei ha vena, può ordinare allAio dei figlioli,
che distribuisca le sentenze, alle sue materie, cioè tutte
quelle del Principe per la pace insieme, così quelle per
le guerre, dei ministri, storici etc., che così sarà
più profittevole per i figliuoli, e se la fatica sarà
esatta, si potrebbe ristampare col tempo; e se le viene qualche
buon concetto può rispondere, io non ci mando formula,
perché non agitur di risposta necessaria.
Mando pure un libro in foglio sopra la litania di nostra Signora
ed unorazione che facciamo ogni giorno, è bene saperne
il fondo, ne può leggere un discorso per giorno, e così
con facilità, e diletto leggere tutto il libro, e troverà
tesori della Madre SS.ma e suo SS.mo Rosario, ci troverà
alcune carte levate, perché furono stampate prima della
bolla Alessandrina sopra la SS.ma Concezione. Un libro è
spagnolo dorazione sceltissimo, chiarissimo, né lo
manderei, se non tenessi il duplicato. La vita del Beato Capestrano,
che mi ha dato lautore, che è il procuratore della
causa del nostro Alipio, 2 Kempis, e i privilegi, restano i due
rosari per la signora Gaetana, e i 6 per la signora Duchessa,
quali non sono per anco benedetti, però appresso non mi
dilato inoltre per venire questo per mare, né so quando
arriverà. Se V. S. vuole rispondere al signor Cardinale
per il libretto, lo faccia con lettera separata a quella dellAgnus,
e per una posta seguente. Nostro Signore la benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane e Minimi.
Roma, 11 settembre 1662.
1662 09 16 AGT ms.
233, f. 267 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 18 passato, e godo che Monsignore abbia fatto Vicaria,
procurerò il breve, e farò che il signor Card. Pallavicino
stesso ne parli a Mons. Fagnano; onde spero nel Signore ogni bene;
questi negozi del monastero sono miei propri e ne ho un cuor grande
in questa partita della signora Antonia (1),
e se V. S. si ricorda a me fu sempre a genio e bene procurare
Abbadessa forestiera, ma ottima, o niente, ma perché questa
ottima è difficile, io prendo ad accomodarci con le nostre,
che è un spirito particolare di Palma, qual voglio sia
il santo ritiro e avverto V. S. che forse non in altra parte è
così facile, perché qui le monache sono a sua elezione,
e così sempre si possono scegliere soggetti, buoni, come
V. S. deve fare per queste due mancano, non temano le tribolazioni,
perché queste affinano loro della santa carità
fortemente, allegramente, amorevolissimamente a Dio, a Dio tutti,
tutti. Il signor Card. Pallavicino mi volle far fare la festa
della santa Croce con la nostra solita mensa; mi ha dato una minestra
delle sue paste, e dopo cena si è parlato a lungo di V.
S. e signora Duchessa; né può immaginarsi quanta
cordialità mi usa, è affettuosissimo a V. S. e dice
che tre volte la settimana mangia seco con le paste, e pistacchi,
V. S. lo raccomandi alle nostre Mariane, acciò preghino
per lui. Il Padre Cicala è a Madrid, sebbene fa istanza
di tornare per un male che glè sopravvenuto agli
occhi, ma credo non seguirà quasi di fatto Pasqua e forse
migliorerà, resterà; onde avrà campo di servirla.
Riverisco la signora Duchessa, saluto i figli, Mariane, Minimi
e tutti le VV. SS. e mi raccomando allorazioni.
Roma, 16 settembre 1662.
(1) suor Antonia, lasciò temporaneamente
il Badessato del Monastero per trasferirsi al Cancelliere di Palermo
1662 09 20 AGT ms.
233, f. 76r autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
padron Sophia di Messina, per via del Padre D. Giovanni Gisulfo,
mandai a V. S. lAgnus e altri libri, restarono i rosari,
quali mando ora, sono due di savacciu (1) fino, e con le benedizioni
straordinarie, e laltre sei pulitissimi con le benedizioni
ordinarie. Nel resto scrivo con la posta, e nostro Signore lo
benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e a
tutti mi raccomando nellorazioni. Roma, 20 settembre 1662.
(1) giavazzo
1662 09 23 AGT ms.
233, f. 63 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
tengo lettere di V. S., le aspetto col seguente. Il negozio del
nostro monastero non tocca a Mons. Fagnano però il signor
Card. Pallavicino si è assunto tutto, parlerà col
segretario della Congregazione Mons. Altieri, e se sarà
bisogno col signor Card. Prefetto, che è Ginetti; basti,
attendano a fare orazioni, né si vuole altro. Il signor
Cardinale è così amorevole, e mi usa tanta confidenza
che sempre mi obbliga maggiormente; mi ha detto che non vuole
che V. S. gli mandi più paste, o pistacchi, se non quando
lavvisa esso, e avvertendolo io, che bisogna avvisarlo avanti
per venire a tempo; lui mi disse che i pistacchi li può
mandare a suo tempo che si raccolgono, che è a Novembre,
e le paste per dopo Pasqua, tanto che V. S. ha occasione di dargli
le buone feste del Natale con i pistacchi, e la Pasqua con le
paste. Anzi mi disse che delle paste basta una cascia, ma a me
pare seguire lordinario; questo è un mio semplice
avviso, né domanda, né voglio le faccia, se non
può, come sempre intendo. Fo riverenza alla signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi, e tutti benedico nel Signore.
Roma, 23 settembre 1662.
Col signor Duca di Sermoneta, nuovo Viceré, verrà
confessore il Padre D. Giuseppe Silos nostro, e mio amorevolissimo,
santo e dotto religioso. Il Padre D. Pietro Gaetano verrà
appresso con la signora Principessa di Caserta, quale per la sua
gravidanza non verrà, che dopo Pasqua; il Padre D. Pietro
già la conosce, e sa lo spirito e lettera, tutti e due
sono qui, e li raccomando glinteressi di V. S. come farò
col signor Duca che scrive per passare di qui. Vuole il signor
Cardinale che V. S. quando gli manda qualche cosa scriva di sopra
il suo nome per risparmiare qui a me, cioè a V. S. la dogana;
vedete che confidenza V. S. li faccia scrivere allEmin/mo.
1662 10 14 AGT ms.
233, f. 77 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. data il giorno della nascita di nostra Signora e godo
della Messa allaurora nella santa Casa, e di tutto il resto
della festa, e giubilo di tutta la Terra. Nostro Signore li colmerà
tutti con le sue sante benedizioni. Mando lacclusa, e aspetto
le altre istanze da costì, e vorrei fossero a tempo per
la Congregazione di Dicembre, altrimenti bisognerà poi
ritardare un pezzo, e pure avvisi laltre cose che desiderava
sapere in questo negozio; la spesa fatta in Madrid il Padre Cicala
avvisa [che fu di] due doble, e metterà a conto. Sento
quanto le siano piaciute le lettere del signor Card. Pallavicino,
e sappia che sono di cuore, tutto il regalo che tiene questo signore
per le sue infermità, e ordine del medico è usare
qualche odore grato; lanno passato il signor Canonico Gaetani
mi mandò una mostra di certa polveriglia con la sua ricetta,
che fa e usa il signor Principe della Cattolica, e mi parse cosa
assai fina ed io ce la domandai, ad istanza di Mons. Bentivoglio,
che la volle per la gran Duchessa di Toscana. V. S. ce ne potrà
mandare una scatoletta, con avvisare il nome come la chiamano,
e avvisi me, come lusano codesti signori nei cibi, o altro;
e pure a chi giova, perché a me pare che la gran Duchessa
la voleva per la gravidezza, e mandi anco la ricetta per sapere
della qualità deglingredienti; la sua virtù;
quando fosse cosa di molto prezzo, V. S. potrà farmene
mandare una cosa poca dal signor Canonico che io gliela darò
come venuta a me; torno però, e sia protesta per sempre,
che io questi regali non li domando, ma li propongo per suo gusto.
Riverisco la signora Duchessa, figli, mie Mariane, Minimi e nostro
Signore me li benedica tutti.
Roma, la vigilia della santa innamorata del patire, e del morire
per unirsi con suo Cristo, o nel Cielo con la gloria, o nella
terra con le pene. 14 ottobre 1662.
1662 10 18 AGT ms.
233, f. 78 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S., signora Duchessa, figli, Mariane, e Minimi buona provvisione
per lanno 1663, sono sei tometti, due anni, del Padre Nadesi
e uno del padre Spinola; attendano a gara a negoziare bene per
dies antiquos et annos aeternos; preghino tutti per me in questi
giorni transitori per abbracciare noi nel sempiterno. Amen.
Roma, 18 ottobre 1662.
1662 10 28 AGT ms.
233, f. 79 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 22 passato, con avviso della partenza della signora
D. Antonia, e di Palermo mi avvisano larrivo a salvamento;
preghiamo nostro Signore la faccia santa, perché io dubito
che ivi subito cominci a trattare casamenti con D. Giuseppe, e
stabilirsi un nipote in Palermo, e in conseguenza occasione di
insecolarsi, preghiamo però nostro Signore e tutti noi,
e particolarmente D. Carlo poverissimo peccatore; nostro Signore
ci aiuti, pregate tutti per me.
Nel resto spero la gran Signora coopererà al bene del monastero,
e che: omnia cooperantur in bonum. Ho inteso la strettezza della
sentenza della lite, e lindisposizione di fianco della signora
Duchessa: questi sono i regali e la paga che fa il Signore, si
abbracci, questa pena che è più preziosa della Margarita.
LInfante di Spagna dopo rinunciata la monarchia di Spagna,
con rifiuto del matrimonio di Filippo II, il Signore la pagò
con la cecità; queste sono le carezze dello sposo coronato
di spine, e limporporato con proprio sangue. Buon pro, alla
signora Duchessa, io in ogni modo raccomando luno e laltro
al Signore e santa Madre, perché né anco vogliamo
le pene, ma solo la volontà di Dio, attaccatevi a questa,
non cè più male. Il signor Torricelli ha stimato
assai tenue il beneficio, particolarmente per lincluderci
con tanta strettezza la Messa, la quale egli sempre ha tenuto
libera; ma il maggior negozio credo sia stato Mons. Spada, quale
non si vuol privare di un tanto uomo. V. S. provveda di un ottimo
Pastore costì, perché qui non ho altra speranza,
e se cera cara la riuscita, così ci deve essere cara
lesclusiva, perché così: est voluntas Dei.
Mando lacclusa, vedrà quello che occorre, con detta
mando una buona, e ottima provvisione per lanno 1663, raccomando
in Messina al Padre Castelli, e in Palermo al Padre Gisulfo. Qui
è stato Monsignore di Patti D. Ignazio Amico, e abbiamo
contratto unamicizia tutta di Dio, abbiamo stabilito un
vescovado di S. Carlo fuori i paramenti, fuori parenti, fuori
regali, tutto, tutto alla Chiesa e Dio; lo scrivo a V. S. perché
mi disse, che in arrivare le scriverà. V. S. se lo stringa,
e lo serva perché spero sarà onore dei Prelati di
Sicilia. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli,
Mariane e Minimi.
Roma, 28 ottobre 1662.
1662 11 04 AGT ms.
233, f. 81 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 2 passato, e godo molto della nuova Vicaria, e nuova
Abbadessa del monastero; né ho inteso mai che le Vicarie
facciano le Abbadesse, ma questa Vicaria ha fatto unAbbadessa,
che ognuna, non solamente la vuole, e lubbidisce,
ma tutte lambiscono, la desiderano, la riveriscono, e ladorano,
e la vogliono Abbadessa perpetua nel tempo, e nelleternità.
Sia sempre benedetta la divina Provvidenza. Maria sarà
sempre lAbbadessa di codesto monastero, né credo
nessun altra Superiora appresso ardirà di farsi nominare
Abbadessa, o sedere, ove presiede la gran Signora. Questa sola
azione mi basta, per farmi concepire speranze grandi della madre
Vicaria. E torno a dire a V. S. che quando per Superiore si possono
accomodare costì, non vadano in cerca di altre; e sia regola
generale in tutte le cose: mai far elezione, se non di persone
conosciute, perché almeno di queste sapete in che mancano,
o dellaltre, tutti siamo figli di Adamo, tutti difettosi,
e il maggior difetto è stimare non aver difetto. Intanto
non crediate trovare una Superiora senza qualche tara, basta,
tenga buona volontà, e sia umile, e docile per ubbidire
al confessore, e consultare.
E il Signore volle fare S. Pietro, perché compatisse i
suoi sudditi nei difetti; V. S. faccia imprimere bene questi dettami
anco nelle nostre Mariane, e vadano a gara nella carità,
e umiltà, la Superiora e le suddite, che ogni cosa andrà
bene; e questo è lo spirito della grande Abbadessa, la
più umile, la più amante, e però la più
santa, e degna di esser Madre di Dio.
Godo anco della venuta dei nostri Padri costì, e il Padre
D. Gaetano è tutto oro, per lospizio che vuole, sono
cose belle in teoria, ma la pratica non riesce. V. S. procuri
buon predicatore la Quaresima e Avvento, e qualche buona missione,
e questi sono lospizi riuscibili. Ho dato la lettera al
signor Cardinale e lha letta con gusto grandissimo e tenerezza,
e ha voluto vedere il capitolo, scrivete a me, e ne resta a V.
S. affezionatissimo, e la saluta e abbraccia caramente; V. S.
nei capitoli scrive del signor Cardinale faccia che siano estensibili,
e quando vuol dire qualche cosa con confidenza lo scriva in un
cartoccio a parte.
Hieri sera volle dire il mattutino di S. Carlo con me, e questa
sera vuole compire la festa, con la nostra cena anacoretica, V.
S. non può credere la confidenza che passa meco. Intenda
questo, ma lo tenga segreto, mi ha detto il suo testamento, e
lascia molte cose di devozioni a Cardinali, amici, e Principi
grandi, e voleva sapere da me che cosa gustassi, perché
pure mi vuole riconoscere nel suo testamento; io gli risposi,
che a me bastava una piccola medaglia, e che il mio legato era
vedere quello affetto di Sua E., alla quale io pure premorendo
gli lasciava il merito di dirmi una Messa. Lavviso a V.
S. per parteciparne nellaffetto, e ringraziarne il Signore
pregandolo in profitto di queste occasioni che mi manda. Per il
signor Viceré nuovo io già ho scritto, né
manco nelle cose tutte, che può fare un religioso, perché
la carità è ordinata. Aspetto che il signor Duca
venga qui per compire lofficio, e non venendo, parlerò
a lungo col Padre Silos, (che era mio Padre spirituale prima andasse
a Milano) e ne scriverò a lungo a V. S.; il signor Vanni
mi ha scritto e già ho risposto. Per il santo viaggio di
Loreto lho da scrivere uno storiella galante; oggi non ho
tempo, spero col seguente. Viva Maria, e benedica V. S., signora
Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e me per sempre. Il giorno
del mio S. Carlo che ci faccia in amore ferventes, come conclude
la sua santa orazione, seu colletta.
Roma, 4 novembre 1662. Torno alle nostre Mariane, vedano di cooperare
con codesta madre Vicaria, aiutandola in tutto per proseguire,
perché la nostra suor Maria Serafica mi pare troppo giovane,
e la vorrei lasciare maturare qualche altro anno, prego da tutte
le grade, e signora Abbadessa.
1662 11 11 AGT ms.
233, f. 268 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la carissima
di V. S. del 5 passato assai breve; ringrazio nostro Signore la
passano bene, e lo prego a volerli sempre proteggere con la sua
divina grazia. Alla storiella del Loreto: il Mercoledì
della settimana passata dopo lorazione del mattutino mi
venne il Padre D. Clemente Galano, maestro dei novizi, e di molta
santità e lettere, e con gran fervore mi disse, è
possibile Padre D. Carlo, che tanti anni siamo stati in Roma,
e non siamo andati alla santa Casa, via andiamo adesso; io per
prima restai di una offerta tanto insolita, e in ora, che mai
abbiamo occasione di parlare; da poi risposi, che io stavo impedito
con le stampe del Padre Diana, né era possibile lasciare,
ma poi salendo in camera, fra me discorreva, come posso andare
alla santa Casa senza elemosina, la Madonna riceva questa mia
volontà. Il Venerdì seguente ecco le lettere di
V. S. e quel che più ho notato, è che V. S. con
lantecedente mi avvisava, che gustava il viaggio del medico
Ottaviano alla detta devozione, senza dirmi altro, come poi si
suscitarono le specie a scriverne di nuovo? E come i vostri discorsi
si procrastinarono fino allaltra settimana? Horsù
la gran Signora vuole ammettere questo gran peccatore alla sua
Casa, io ne gioisco di tenerezza, e godo non poterlo fare di presente,
perché fra questo tempo si spediscono le stampe, che per
essere a costo di altri non si possono soprassedere, e che voglio
procurare tutti i viaggi che hanno fatto li più gran servi
di Dio alla santa Casa, e cercarli di imitare come potrò
anzi avanzarli con i desideri, avrò la compagnia delle
VV. SS. e particolarmente delle mie Mariane, e voglio che tutti
scriviate in Palermo per ognuno farsi fare un piccolo cuori[ci]no
di corallo, o altro, che ne voglio fare una filzetta e segretamente
riporli sotto il liminare della santa Casa, acciò poi per
sempre possono godere e dire alla gran Signora: fundamenta tua
in montibus sanctis et fundamenta domus tuae in nostris cordibus
devotis. Anzi io consiglio a V. S. e signora Duchessa, che nel
suo testamento lascino che i loro cuori si seppelliscano costì
in deposito, e che poi con qualche religioso segretamente si mandino
a seppellire sotto il più infimo soglio della santa Casa,
e quanto la cosa la ordineranno più segreta, tanto gli
riuscirà più devota, oh bella cosa seppellire il
cuore in quella casetta, ove prese il cuore un Dio, pensate questo
ultimo periodo, che basta per addolcire ogni cuor di pietà,
pregate tutti per me.
Roma, 11 novembre 1662.
Il signor Card. Pallavicino lo saluta, ieri fu giorno del suo
cardinalato, mi volle seco a cena, una insalatina di sellari,
un paio di uova, una minestrina di pignoli, una pera cotta, e
questa fu la festa del suo cardinalato, io lavviso per consolazione
spirituale, e per stimolo alla santa perfezione.
1662 11 19 AGT ms.
233, f. 210 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 12 passato, e godo molto dellavviso che mi
dà del ritiro del sacro monte, e spero nel Signore che
in quelle sacre caverne avrà trovato tesori inesausti.
Ah, un solo atto damore di Dio, un solo sospiro per lui
vale più che tutto lempireo, questo è uno
dei maggiori concetti, che io posso avere, perché conosco
che Dio ama il deserto, e vi ci fa raccogliere i veri frutti del
Paradiso, spero ne avrà fatto buona provvisione per mantenerla
grassa tutto questo anno; sapete quali sono questi miei frutti,
questi veri tesori? Le sante virtù. Ma sentite, e sentite
bene, le virtù non solo meditate, ma esercitate, aspetto
però le sue sante risoluzioni, che sono i veri mezzi per
esercitare le sante virtù. Nostro Signore me lo faccia
santo.
Ho dato la lettera al mio santo Card. Pallavicino, e si è
intenerito nel leggere per laffetto, con che le scrive,
e mi ha detto queste formali parole: mi fa la grazia scrivere
a S. E., che io le voglio essere Amico mentre vivo, e poi nelleternità,
voglio pure servirla, e con la confidenza, che io le ho chiesto
i pistacchi, e paste, così voglio, che confidentemente
si serva di me, fuori cerimonie, questo voglio, questo posso fare,
questo V. S. si assicuri, che ha un vero Amico, lo raccomandi
al Signore e lo faccia mettere in nota agli eremiti, e Mariane,
e così con qualche occasione glielo scriva. Godo del nuovo
corridoio al monastero, e ci aggiunge lunga carriera per il Paradiso,
aveva preso quasi tutte le figure per la cella della Duchessa
mariana, ma poi mi hanno detto, che si aspetta una cassa di carte
nuove da Parigi, e mi ho soprasseduto; assisto per il quadro.
Né mi scordo le cose della gran Signora, ne pure laltare
di Dio nostro Signore. Saluto tutti, benedico tutti, e tutti pregate
per me. Il signor D. Paolo voleva rispondere col messale, quale
già è finito, e con prima barca lo manderò,
me lo saluti con tutto il cuore, e nel cuore di Gesù, e
Maria.
Roma, 19 novembre 1662.
1662 11 24 AGT ms.
233, f. 87 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ono
due poste che non ho lettere di V. S., stimo ne sia occasione
il santo ritiro, e aspetto con desio tutta la storia del santo
deserto. Con la posta passata scrissi a lungo, e pure con la fregata
di padron Andriatta in Palermo, come lavvisai, ma mi scordai
che fra i libri ci sono tutte lopere del Franciotti, assai
utili e devoti. Mando di nuovo lofficio di San Francesco
Saverio, essendo stata accomodata lultima lezione, con levarle
quelle tante dizioni, che finivano in amavit, emanavit; e fu opera
del nostro signor Cardinale perché veramente faceva mal
sentire, ed era cosa accomodata daglofficiali della Congregazione
dei Riti, che non sono molto pratici di lingua. Per la signora
D. Lucrezia Gaetani bisogna si aggiustano costì, perché
qui la Congregazione non ci vuole assentire senza la dote moltiplicata
allordinario costume, e senza voti, sono cose assentate,
non vi è rimedio. Il signor Bonifacio astuto mi ha detto,
che pretese una cosa simile per una sua sorella in Militello (1), né potendola ottenere, costì
si indirizzarono per la monarchia, e de fatto ebbero lintento
senza sovra più di dote, e con le voci; e così oggi
ha tre sorelle in detto monastero, e in oltre il caso è
seguito più volte in monarchia per la Diocesi di Siracusa;
V. S. scriva ai suoi agenti che vedranno come si sono indirizzati,
e potranno come ho detto aggiustarsi costà.
Per la dispensa del signor Filippo ho fatto nuova diligenza, non
è possibile con meno spesa dellavvisato, i quindici
scudi si intendeva convenire a fare la penitenza qui, Monsignore
di Siracusa rispose alle monache per la lettera mandata a favore
del signor D. Carlo Caruso. E la mandò sotto piego dellAbate
suo nipote. Riverisco la signora Duchessa, saluto i figli, Mariane,
Minimi e bacio i piedi al nostro Padre Maggio, aspetto che mi
mandi il diario della sua santa missione, e tutti preghino Iddio
per me.
Roma, 24 novembre 1662.
(1) Val di Catania
1662 12 29 AGT ms.
233, f. 83 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la carissima
di V. S. del 23 passato, con la nuova della morte preziosa del
buon Buonaventura (1), quale spero nel
Signore goda i frutti del suo eremitaggio nel santo Paradiso;
egli ha seguito il suo fine, che è il Cielo, e ivi attenderà
meglio a provvedere i suoi fratelli eremiti, e potrà da
per se nella patria far più assai di quello che poteva
in terra; V. S. dia cuore e animo a codesti buoni eremiti, e tirano
innanzi in santa umiltà e devozione, perché: Deus
incrementum dat. Ella poi si è incontrata con me nel pensiero
di disporre leremitaggio per casa di religiosi, perché
alla fine questi eremitaggi io li chiamo vitalizi, li mantengono
chi li fondano, così vedremo estinti pure quello del Santo
Sales, e altri convertiti in chiostri.
Circa i Padri Cappuccini io lamo teneramente, per averne
preso quasi il latte, e mi ricordo spesso di Fra Bonaventura,
Fra Martino, Fra Serafico, Fra Gervasio, e quei santi laici e
tutti ci vedremo lassù nel Paradiso. Ma non piace tirare
il loro istituto alla nostra devozione, dovendo essere il contrario,
e però godrei lasciarli nel loro stato di solitudine senza
confessare, quali stimerei unici i Padri Riformati, e mi è
venuto pensiero di fare un eremo della Provincia, come è
in altre Province, e io so che costì non vi mancano spiriti
di ritiro, e possono interpellatamente ritirarsi per qualche tempo,
e con il Padre generale Sambuca aggiusteremo ogni cosa. Onde ella
ne potrebbe passare segretamente qualche pratica con Padri di
molto spirito costì, per gli eremiti presenti, se li possono
fare i loro tuguri nella selva; oh che antri felici godranno con
le uscite, di tanti San Franceschi! E fra questi se ne faccia
uno per lei, e si chiami la caverna del santo amore, che se non
lo potrà godere di continuo col corpo, lo farà con
laffetto, il quale alle volte vale più dellopera;
oh il Signore ve lo converta, questo è il discorso, che
V. S. mi cenna volere da me.
Nel resto come ho detto, tiriamo avanti questi buoni eremiti,
e il benigno Signore col tempo non mancherà dilluminarci,
stabiliamo bensì questa massima, che è lottima
volontà di Dio, ora se noi questa la possiamo far sempre,
sempre possiamo stare ottimamente, e se ci lamentiamo, o noi non
vogliamo fare la volontà di Dio, o blasfemiamo; viva Dio,
che ci ha dato il Paradiso con noi, misero chi lo rinuncia, e
abusa la divina misericordia, viva Iddio, viva Iddio. Mi rallegro
molto del miglioramento della signora Duchessa, bisogna lasciar
fare tutto a Dio, la riverisco caramente come fo ai figli, Mariane,
e Minimi; li benedico tutti, e tutti preghino per me.
Roma, 29 dicembre 1662.
Per il medico Ottaviano attenderò le lettere di V. S. per
la risoluzione, tanto maggiormente che anco non è venuto
da Formello.
(1) Murchio
1663 02 02 AGT ms.
233, f. 88 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo a tre di
V. S. del 15, 22 e 30 Dicembre, godo della fondazione della nuova
Chiesa di nostra Signora della Luce, attaccata al santo sepolcro,
e veramente nel triduo della morte del Signore ella fu lunica
luce, come ci significa la Chiesa nellunica candela, che
lasciò accesa nella cerimonia delle tenebre; non so se
questa meditazione è stata osservata dai miei Padri Minimi,
è propriissima e pare che il Signore per tutto opera misteri,
bacio i piedi a tutti codesti santi eremiti, e me li raccomando
alle loro infervorate orazioni.
Godo assai della devozione delle nostre Mariane con la comunione
continuata, con lapparecchio del santo ritiro, e così
dellesposizione mensile del SS.mo Sacramento, quale desidero,
fosse anco in santo ritiro, cioè per luogo solamente senza
concorso di popolo, e voglio darle una devozione per tal giorno;
cioè già che il sacro pane è esposto, attendere
continuamente a mangiarlo con moltiplicare le comunioni spirituali
con vivi desideri, ora di Caterina da Siena, ora di Gaetano, ora
di Bonaventura, ora di Crisostomo; e così di meno in meno
dei Santi più innamorati del SS.mo Sacramento, fino alla
stessa Vergine Madre dellamore, e vorrei che al Rosario
contassero quante volte le facesse ogni uso, per poi nella ricreazione
vedere, chi si è avvantaggiato nel sacro cibo, e voglio
che si passa tutto il Rosario centinaia di volte. Sapete quella
santa Donna, che faceva 4 mila e più adorazioni nella festa
della Madonna, propongo questo per esempio di animo, non di imitazione,
perché non tutti teniamo le grade dei santi, e io voglio
tutti gli esercizi dolcemente senza sforzo, e senza artefici,
tutti semplici e puri; dico tutto per un sbozzo, perché
lo Spirito Santo, che è il vero maestro di orazione, quando
noi ci umiliamo, ci darà dottrine mai intese, mi pagano
codeste sante madri con una comunione spirituale per ognuna.
Manderò i diari mariani, i martiri e religiosi del mio
Marraccio per anco non sono stampati, avrò cura per la
festa dei Santi Clemente e Celso, e godo della processione in
Alicata. Procurerò anco con ogni sforzo, e brevità
il breve per la signora D. Lucrezia. Mi rallegro col signor D.
Felice (1) nuovo arciprete, le raccomando
particolarmente glesercizi della dottrina espana, che è
il latte degli espani, e le ricordo, che: bonus Pastor ponit animam
suam pro ovibus suis, e prego nostro Signore per un buono successore
nella guida dei figlioli, quali desidero santi. Lodo molto laccomodamento
del Biscari, e prego nostro Signore, datore del tutto. V. S. confida
tutto in lui che con lintercessione della santa Madre ogni
cosa sempre andrà bene. Raccomando anco al Signore il negozio
della Tonnara, che lo stimo molto per il traffico e beneficio
dei poveri della Terra, e così V. S. procuri col nuovo
Viceré per qualche cosa del Caricatore, che questi sono
benefici pubblici.
Ma questo è negozio, che bisognerà la presenza,
e non smuovere lacqua, se non con qualche certezza morale;
io sono sicuro, che il Padre Silos farà quanto può,
e pure il signor Duca favorirà, prego nostro Signore e
la Beata Vergine per quello sarà suo servizio. Ringrazio
V. S. dei complimenti fatti al Padre generale, il quale è
amorevolissimo e santo religioso, e laspetto qui di ritorno
quanto prima. Ho letta la lettera di V. S. al mio santo Card.
Pallavicino, e godo molto del suo affetto, e subito ha trovato
la formalità al regalo delle paste per Pasqua, cioè
che le manderà a luogo degli azimi, essendo questa la Pasqua
degli azimi in figura.
Linvita a Roma, le darà un quarto, e servizio di
carrozza, e il primo pranzo, e lo dice con tutto il cuore, né
io perderei il tempo a scriverlo, se fosse mera cerimonia; e però
ha voluto, che onninamente me lo scriva. Onde V. S. me ne risponda
con un capitoletto ostensibile. Scrivo al signor Castelletti lacclusa,
e spero a questa ora sia arrivato il solenne messale al signor
D. Paolo. Saluto al signor Barone Gerlando Alfano, e prima ne
aveva nuova del fratello compagno del Padre generale Sambuca,
quale saluta assai V. S. e ama il signor Gerlando da fratello;
mi disse che lha portato lacqua al convento; e che
se le è posta memoria in una lapide. V. S. le dica da mia
parte, che non cerca altra pietra che Cristo, né altro
titolo, che di schiavo del Crocifisso, avvisatemi, se seguita
la devozione alla SS.ma passione, che queste cose sono le vere
ricchezze, e grandezze del espanto, in fine io lamo, e lo
vorrei santo. Con la posta passata mandai altra polisa di scudi
25 per conto dellindice, e credo sia quasi pagato, conosco
veramente, che le ricchezze sono spine, perché mentre scrivo
queste materie, tutto mi sento pungere. Ho scritto al signor Castelletti
per sbaglio in una carta, che dietro era scritta, né ho
tempo di copiarla, V. S. mi faccia la scusa. Riverisco la signora
Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e tutti pregate per me.
Roma, 2 febbraio 1663.
(1) Focolari, nato a Naro, fu il terzo Arciprete
(1663 - 1706) nella Terra di Palma
1663 02 16 AGT ms.
233, f. 89 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo una di V.
S. del 4 Gennaio, e godo siano arrivati i libri, e stia con buona
provvisione per tutto lanno. Ho dato la lettera al signor
Card. Pallavicino, che lha goduto molto, e letto con tenerezza,
e Domenica volle facessi lultimo carnevale seco; a me tocco
un piccioncino, un poco di castrato, et una cotognata. Egli una
insalata, un poco di castrato, e 4 pistacchi, ora chi di noi due
fu il Cardinale, tanto può la bontà di questo devotissimo
signore.
V. S. avvisi più distintamente i libri che vogliono i nostri
santi eremiti, e per le cose predicabili già lho
preso 6 tomi del Padre Manso, che sarà un ricchissimo tesoro
per lArciprete, e cosa del monastero e tutti; pure ho anco
altra opera devota per la signora Duchessa, e Mariane, né
io voglio mancare di prestarle queste bellissime vivande, tengo
anco fatti i ritratti del signor Cardinale e con la prossima comodità
di mare li manderò. Nel resto a V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi saluto, e benedico nel Signore.
Roma, 16 febbraio 1663.
1663 03 11 AGT ms.
233, f. 92 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. con avviso della nuova e santa opera stanno per fondare
della casa per lOrfanelle, ne ho goduto, e godo ex toto
corde, e prego nostro Signore a voler perfezionare lopera
con la sua santa grazia, e V. S. si glorii più di questa
impresa che se avesse fatto qualunque acquisto terreno; bisogna
pensare sempre alle cose eterne, e a quei mezzi che giovano per
leternità; prosit a V. S. e signora Duchessa e sappiano,
che hanno posto una buona partita di credito al libro delleternità,
la riconoscono però dalla divina grazia, perché:
nihil ex nobis, sed omnia a Patre luminum.
La festa di nostra Signora della Lampedusa mi pare conformarsi
con quella di Trapani, con la quale tiene tanta simbolità,
e così farla nel giorno dellAssunta; e possiamo pensare,
che queste siano quelle povere, alle quali la gran Signora lasciò
la sua povera tunica, e la signora Duchessa può cedergli
quelle, le dona sotto questo titolo, le raccomando poi sopratutto
la santa educazione, la dottrina espana, nella quale voglio diventino
maestri, per poi comunicarla agli altri esercizi spirituali, e
civili, e qui sta il tutto, e sopratutto della misericordia del
Signore con lintercessione della santa Madre. Il giorno
di S. Tommaso glorioso, il mio signor Card. Pallavicino mi volle
fare la festa con la sua cena, accettai linvito, ma lo pregai
a farmi un regalo, cioè darmi una aringa per devozione
del desiderio, che il santo dottore ebbe nella sua ultima infermità
di mangiare arenghi, quali il Signore gli somministrò con
miracolo, e sebbene il Santo non le volle mangiare, perché
gli parve desiderio dellappetito; noi le vogliamo mangiare
come desiderio nato dalla devozione, fu il pensiero grato al signor
Cardinale e volle lui anco la sua aringa, e stimo che S. Tommaso
goda più di questa devozione, che qualunque altra ordinaria,
gustando il Signore di queste nuove invenzioni di devozione, come
quella di S. Francesco che baciava i vermicelli della terra, perché
una volta il Signore si chiamò verme: ego sum vermis, et
non homo. Infine si chiama il banchetto degli arenghi, e questa
sera appunto laltro mio signor Card. Carpegna mi ha detto,
che se il Signore gli fa la grazia di sopravvivere lanno
seguente, vuole la sua aringa; lavviso a V. S. per ricreazione
spirituale, e per farvi anco la stessa devozione con la signora
Duchessa, mie Mariane, e Minimi, e a tutti mi raccomando nelle
orazioni.
Roma, 11 marzo 1663.
1663 03 24 AGT ms.
233, f. 93 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo a due di
V. S. dell11 e 20 passato, e godo delle nuove dellottimo
predicatore, e devozione della Madre SS.ma, dalla quale speriamo
tutto. Godo anco del buon indirizzo della quarta per la nostra
Chiesa di San Giorgio, e qui sopra siederò di prendere
scritture, e consiglio, come aveva dato ordine. Per la lite della
signora Antonia, mentre V. S. ha fatto tutte le diligenze prima
del Cielo, e poi della terra, già ha fatto tutto; la fine
laspetto da Dio, il quale sempre drizza le cose al meglio
di che noi pensiamo, e quello che a noi pare torto, allora è
diritto; V. S. tenga queste regole generali di mettere il suo
pensiero in accettare i mezzi, nel resto tutti a Dio, e si deve
pensare a quelli perché così vuole, e Dio: haec
est felicitas nostra voluntas Dei. V. S. per luna e laltra
discorre a lungo sopra le regole di San Benedetto, io intenderei
che noi solo per il breve siamo legati allabito e voti essenziali,
nel resto le costituzioni sono a libertà e consulta, ne
scriverò a lungo, ma non mi lego a tempo. Il suggello sia
la Signora del Rosario, liscrizione la più bella,
la più piana: Monialis S. P. Benedicti sub titulo SS.mi
Rosarii. I pistacchi per il signor Cardinale non sono arrivati,
le ho detto delle paste, e delle scorsonere, e regole assai, che
le manda per questa Pasqua lacclusa cartina, che è
quella io cennai a V. S. avergli mandato il Papa, il giorno del
suo Natale, nella quale vedete la devozione di nostro Signore
con quelle belle orazionette scritte di sua mano, e se il signor
Cardinale le ha avute dal Papa, V. S. non le poteva avere più
immediatamente, perché i Cardinali: sunt de corpore Pontificis,
però la tenga cara assai, e se viene può con sue
lettere ringraziare il signor Cardinale, o pure ne faccia qualche
buon capitolo estensibile a me; perché veramente è
dono di gran pregio. Io poi questa sera sono convitato di nuovo,
come fu Martedì, V. S. si riderà di me, che mi sono
dato alle delizie, sono veramente delizie, ma sante e spirituali.
Hieri Venerdì santo fui alle mie tre visite della scala
santa, e grazie al Signore con particolar consolazione e spero
con la seguente trascriverle le mie meditazionelle, perché
adesso non è tempo. Ringrazio V. S. e signora Duchessa
dei favori delle stampe, e conservo le lettere per levarmi di
scrupolo; sono compite 92 foglie, restano altre 40 in circa, spero
sempre faticar di frutto. Riverisco tutte le VV. SS., alle quali
benedico con figli, Mariane, e Minimi la vigilia del nostro Signore
incarnato, morto, e risorto; oh che giornata, oh che giornata
è domani, un buon saluto, e buona festa a tutti nella santa
Messa.
Roma, 24 marzo 1663.
1663 04 07 AGT ms.
233, f. 95 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa del mio santo Card. Pallavicino, non so,
se più ingegnosa o cordiale, e se le viene qualche buon
concetto affettuoso può riscrivere, per quello poi che
tocca a me; io da questo signore cavo sempre motivi di ringraziamento
al Signore e lo prego (come mi fa favore, fare V. S. con la signora
Duchessa e mie Mariane, e Minimi) a non farmi invanire, né
scandalizzarlo con miei difetti. Le nostre stazioni furono il
Lunedì di Pasqua, e al viaggio dei santi di Emmaus; il
signor Cardinale mi mandò la carrozza per condurmi a S.
Pietro, ivi spedita la cappella nel sacro Palazzo vaticano venne
col signor Card. Barbarigo, e ritirati nella penitenziaria dei
Padri Gesuiti, ivi vicina si posero in abito corto, e di campagna
con i loro due maestri di camera, e noi cinque soli ci posimo
in carrozza al santo viaggio; io gli proposi che quelle stazioni
Pasquali, e che in ognuna delle sette Chiese potevamo considerare
unapparizione del Signore risuscitato, piacque assai la
devozione, e vollero che io le proponessi duna in una, come
feci e loro con molta devozione li facevano sopra bellissime riflessioni;
li pregai anco che per il viaggio dicessimo le litanie poste alla
fine delle stazioni di S. Pietro per far memoria di quei santi,
che col loro sangue avevano bagnato il terreno, che calcavamo;
infine non si parlò che di Dio, la colazione fu ad una
villa dei signori Mattei, con una semplice presa di cioccolata;
il termine fu la Scala Santa, e furono assieme a lasciarmi in
San Silvestro, testificando che mai avevano avuto giornata di
più consolazione; io in tutte le stazioni ebbi memoria
delle VV. SS. e voglio, che me la pagano con pregare nostro Signore
che mi approfitti di tante grazie, e sante concessioni.
La nuova stampa del nostro Horologio è piaciuta assai a
questi signori, e il signor Card. Pallavicino ne ha voluto uno
per la signora Duchessa di Savoia, sorella del Re cristianissimo.
Onde è bisogno farlo ornare con qualche ricamo, il signor
Cardinale voleva pagarlo, io gli dissi, che laveva posto
a conto di V. S., quale si offenderebbe se sapesse, che io ricevessi
denaro; mi è parso rispondere così, supponendo certo
la sua volontà e della signora Duchessa essere tale, dissi
della signora Duchessa, perché quella buona signora mi
libera degli scrupoli, che V. S. non possa spendere, veramente:
divitiae sunt spinae; loffro al Signore perché quando
li tratto, tutto mi pungono. Ho inteso il viaggio del signor Arciprete
a Ragusa, e prego nostro Signore per buon effetto, e quello sarà
il migliore che disporrà lui, stia fermo su questo punto,
e senza sollecitudine che: bonum Dominum habemus et piissimum
munus tenemus. Luno e laltro benedicano V. S. con
la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e tutti preghino
per me.
Roma, 7 aprile 1663.
V. S. tenga cara questa lettera, perché è di quelle
che il signor Cardinale fa registrare, col tempo si daranno alle
stampe.
1663 04 21 AGT ms.
233, f. 94 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. una cordialissima lettera del mio santo Cardinale, e le
dimostrazioni che ha fatto a bocca sono maggiori; V. S. si asseveri,
che ha un grande amico. Ho fatto un pitazzo di risposta, che credo
sia secondo il suo genio. Il buon Scicolone che mi mandò
queste cose, mi scrisse non so che di ritorno della madre suor
Antonia, rimettendosi a quello che scrive a V. S., che però
ne attendo sue lettere, sì per sapere bene lintenzione
di detta signora, come anco il senso di V. S..
Hoggi appunto è stato qui il nostro medico Ottaviano, e
manda linclusa alla signora sua madre, e mi ha pagato i
50 scudi; onde V. S. potrà pagarceli costà, e consolarla
almeno col bene utile di denaro, mentre non tiene il dilettevole
del figlio. Godo assai dellultima di V. S. con avviso di
tanti sacerdoti in Palma, e con questa occasione però ho
fatto una scorsa alle Chiese, al Monastero, Eremitaggio, Viaggio
di monte Calvario, Ospedale, Conservatorio di donne, né
posso contenermi della tenerezza, grazie infinite allAltissimo.
Stimo più questo, che se avessi acquistato una monarchia
terrena. V. S. riconosca tutto da Dio, ne goda per Dio, e tutti
a Dio. Riverisco la signora Duchessa, figli, le Mariane, e Minimi,
e a tutte le VV. SS., alle quali mi raccomandino sempre.
Roma, 21 aprile 1663.
1663 04 28 AGT ms.
233, f. 97 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 22 passato con avviso del regalo fatto al Padre Silos,
il quale pure me ne dà parte con lacclusa, e col
suo ringrazio ha pagato il frutto, che V. S. mi fece della bella
scatola di pasta, e però come di cosa umana ne ringrazio
molto la madre suor Lucrezia, e me li raccomando allorazioni.
Ho risposto al Padre Silos, che non voglio diminuisca lossequio
le ha mostrato V. S. con attribuirne parte a me, perché
io se bene ho testificato a V. S. le mie obbligazioni, mai ho
inteso che ella col suo aver potesse soddisfarli, e che solo io
mi riservava a pagarli con moneta celeste, pregando nostro Signore
per lui. Questo Padre è dotto, e santo, io desidero se
lo stringa, e con le sole lettere imparerà molto, le ho
scritto anco, che V. S. col mezzo delle sue grazie non mancherà
di fare, che la sua caccia di francoline sia onorata allo spesso
in tavola del signor Viceré, e pero mi parrebbe che con
la comodità dellordinario ce le mandasse un paio
per volta, che così mi ricordo me ne pregò una volta
il signor Protonotaro per il signor Duca dellinfantato,
ed è bene tenere questa memoria fresca del Viceré
perché alla fine: munera placent. V. S. può far
fare ricreazione con le sue paste ai Padri in Palermo, e qui in
San Silvestro con laggiunta di pistacchi, che con un bel
segreto lhanno fatto diventare carne, ne rendono tutti a
V. S. grazie, e nostro Signore la ricompenserà di lassù;
le storie si sono passate per il quadro della signora Duchessa,
sono lunghe; basta, il signor mio santo Card. Carpegna aspetta
un nuovo pittore da Fiorenza; né vuole ce lo ricordi più,
perché ha preso punto, che la signora Duchessa volesse
unimmagine la più bella di Roma, non vuole defraudarle
questo suo desiderio; diceva S. Caterina da Siena, quando se le
dilungava la vita per il Paradiso, che godeva, che quella dimora
lavrà da fare vedere Dio più bello; così
spero, che la signora Duchessa godrà di questa dilazione,
la riverisco, e me li raccomando alle sante orazioni. Laltro
mio santo Card. Pallavicino saluta molto V. S., lunedì
feci la cena per S. Giorgio glorioso, e io trovai che era il B.
Egidio, e così gli dissi, che egli era il mio S. Bonaventura,
e così ci siamo diffusi in quel bel discorso, Paradiso,
Paradiso, lavviso per ricreazione spirituale delle VV. SS..
Godo dellavviso mi dà del compuntino, e prego nostro
Signore aiuti tutto con la sua santa grazia, V. S. confidi tutto
in lei, e avrà tutto da lei, e qui a V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi saluto nel Signore.
Roma, 28 aprile 1663.
Questa mattina ho dato la lettera al signor Castelletti, le ho
detto che la considerasse con maturità, e che fra questa
settimana facessimo le nostre conferenze, per avvisare al signor
suo padre, e in tanto prego nostro Signore per accettare questo
sia per suo servizio.
1663 05 06 AGT ms.
233, f. 98 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta non sono venute lettere di Sicilia, qui siamo nel
capitolo, e grazie al Signore abbiamo un generale tutto santo
e santi consultori. Generale è il Padre D. Angelo Pistacchio,
consultori il Padre Vincenti, Padre Sersale, Padre Ambrogi, e
Padre preposito di S. Andrea è il Padre D. Clemente Ficarra
nostro, sia per consolazione di V. S.. Mons. Caramuele mi scrive
di nuovo per lopere di Odierna, e si offre farle stampare
in Lione; V. S. non lasci di mandarle così latine come
in volgare, perché saranno di onore allamico, e a
Palma, e beneficio ai virtuosi.
Il signor Card. Pallavicino è tutto santo, e mi fa continue
grazie con molta mia consolazione spirituale, e passa meco gran
confidenza, porta una vita tutta di Dio, e agli studi per Dio,
e appena mangia per la poca salute, usa alcune minestrine di latte
di pignole, o pistacchi; se V. S. vuole acquistarle amicizia,
potrà pigliare occasione di ringraziarlo dei favori che
fa a me, con la formula che scrisse al Padre maestro del sacro
Palazzo, che piacque assai, cioè con entrare a soddisfare
per me; e dopo mandarle quattro tumoli di pistacchi come frutti
del paese, e se le pare li può accompagnare unaltra
cassettina pure di paste delicatissime. Io non le domando a V.
S., ma le propongo, se si vuole fare un buon amico, e caso le
piacciono, sia subito, perché qui: prius dat, bis dat;
e le mandi ben raccomandati al Padre D. Filippo Agliata, acciò
le invii ben accomodati per qui, o per Napoli raccomandati al
Padre Sardi faccia la sopra carta a me, senza nominare il signor
Cardinale, il quale oggi appunto ha mandato la carrozza, e questa
mattina mi ha regalato delle fragole. Riverisco la signora Duchessa,
figli, e le benedico nel Signore con le mie Mariane, e Minimi.
Con i nostri cari Padri Matranga, e Fardella le mando breviarii,
bolla del SS.mo Sacramento, e altri libri.
Roma, 6 maggio 1663.
1663 05 18 AGT ms.
233, f. 101 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo a due di
V. S. del 6 e 14 passato, e primo ho ricevuto i cuori per la santa
Casa, e con tenerezza li ho benedetti, e conservati nel mio oratorietto,
e li offro ogni giorno a nostra Signora fino al tempo designato,
che se piacerà al Signore sarà il 10 di Dicembre,
festa della santa Casa di Loreto, oppure se non sarò sbrigato
dalla stampa per la SS.ma Annunziata, essendo il principale dilemma
scritto in questa santa Casa: Hic Verbum caro factum est; basta,
io avviserò anticipatamente, acciò loro, e particolarmente
con le loro orazioni. Questa dilazione di tempo servirà
per accrescere più desideri, e fare maggiore apparecchio,
se non moriremo, visiteremo i santi tabernacoli di Gerusalemme,
né bisogna star attaccati a minor cosa, benché SS.ma
e tutto il nostro scopo è la SS.ma volontà del Signore.
Godo molto della fabbrica della madre Chiesa, e dellopera
dellOrfanelli, e benedico luno e laltro nel
Signore. Manderò i 50 Horologi, i libri che avvisai, le
figurine alla signora Duchessa, e per il quadro già ho
scritto quello che passa col mio santo Card. Carpegna. Onde la
dimora sarà: ad maius bonum; godo bensì di aversi
a situare nella nuova cappella del dormitorio, perché quel
tenerlo in camera mi pareva un poco del singolare, e di proprietà.
La madre del dottore Ottaviano già sarà consolata
con i 10 scudi, circa la sua venuta io non so che sarà,
perché per dirla lui tiene pensieri più alti della
terra, né io posso dissuadergli cose tante pie; basta,
non le dica cosa ma preghiamo il Signore che lindirizzi
secondo il suo maggior servizio. Saluto, e abbraccio il Padre
Giulio, e gli dico, che godo della devozione tiene al convento
e terreno dove abitò il glorioso Padre San Domenico, ma
deve tenere maggior devozione alle reliquie del corpo del Santo,
che sono in Palermo, e molto maggiore al gusto e volere del Santo,
il quale ci viene significato da Superiori maggiori. Io sono stato
apposta dal Padre mio provinciale di Terra Santa, che è
un santo e mio amicissimo, e oggi per lassenza del Padre
generale, fa tutto esso, e mi ha detto che la volontà del
Padre San Domenico è che il Padre attenda al noviziato,
e levarlo sarà sconvolgere tutto. Io so quel che passa
con questo ottimo servizio del Signore che il Padre Giulio seguitò
la sua obbedienza, oltre che col venire qui, col viaggio può
mancare la devozione, e entrare in altre pretensioni, questo sì
che il Padre scriverà per dargli compagno, aiuto. V. S.
faccia che mi paghi questo servizio con un Rosario insieme con
suoi santi novizi.
Il Padre Cicala ha finito appunto a questa deca la sua prepositura,
ma credo resterà sicuro in Madrid, dove appresso la Corte
è stimato come oracolo; poi il nuovo preposito è
il Padre D. Francesco Maria Carafa, che è stato qui vice
preposito, religioso santo, e mio assai amico, tanto che in ogni
caso lei scriva al Padre Cicala, che poi potrà, resterà
il negozio raccomandato a detto Padre; vorrei ancora che facesse
qualche indirizzo per il Caricatore perché la congiuntura
del Padre Cicala, e del Padre Silos, e Padre D. Pietro Caetano
tutto nostro, il quale già è partito nuovo preposito
di San Giuseppe, può giovare assai, nostra Signora del
Rosario guidi tutto in suo santo servizio. Il signor Card. Pallavicino
andò per due giorni a Castello, da nostro signore, e ivi
pure ha voluto aver memoria di me con scrivermi una lettera della
quale mando copia per esser ingegnosissima e cordialissima e voglio
che V. S. con le mie Mariane mi aiutino con lorazioni, a
pagare lamorevolezza di questo signore. Nostro Signore lo
benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, e Minimi. In
Palermo è venuto il Padre Maggio, desio che V. S. gli scriva,
e linviti per una missione, che sarebbe assai a proposito
per gli Eremiti, e Mariane; è ottimo, se volesse venire
a predicare per lAvvento, che se bene non ha voce, supplisce
lo spirito.
Roma, 18 maggio 1663.
1663 05 26 AGT ms.
233, f. 103 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo una di V.
S. del 20 passato, e godo molto del pensiero che tiene di fare
un bello incasto alla figurina ornata con lo spirito, e carattere
di un Papa. V. S. lo metta in esecuzione con una bella iscrizione
della maniera avuta, e la conservi fra le gioie sue più
care; potendo ornare qualunque galleria del Principe grande, anco
per ragione umana e mi mandi liscrizione e forma, e lavoro
dellincasto per mostrarli al signor Cardinale che le sarà
assai grato; e lui sempre saluta V. S. cordialmente, particolarmente
nelle nostre povere cene, ed è arrivato a tanta povertà,
e perfezione per dir meglio che pesa unoncia sottile di
pistacchi per cena, e non più, anzi mi dice che se non
gli fossero donati, né anco ne piglierebbe tanta quantità.
Onde V. S. godrà del frutto della sua elemosina, e cercherà
con le nostre monache arrivare a tanta perfezione; le mando anco
una lettera, mi fa Mons. di Orvieto, fratello suo uterino per
vedere laffezione mi porta questo signore e però
ce la pago con pregare, e fare pregare il Signore per lui. Le
nostre stampe del Diana sono al fine dellopera, ma si ha
da stampare lindice alfabetico, che sarà lungo; con
questa posta le ho mandato cambio di scudi 100 per aggiustare
certi conti, e appresso ne manderò lista di tutte le spese;
e finiti questi imbarazzi spero non scriver di queste materie,
come ho scritto più volte, e così lo dica alla signora
Duchessa, che è la mia ultima quiete in questo affare,
e già io ho scritto a lungo sopra questo. Saluto assai
a mastro Francesco, al quale io conservo assai affetto, e per
una settimana intera le applicai tutte le mie indulgenze alla
sua consorte. Riverisco la signora Duchessa, figli, Mariane, e
Minimi, e a tutte le VV. SS. benedico nel Signore.
Roma, 26 maggio 1663.
E venuto Mons. Arata per esaminarsi Vescovo di Lipari, e
dice gran cose di Palma, dice che in Palermo la chiamano Palermo
piccola, e che si vive come nei paesi più pari della Germania,
senza litigi, senza contrasti; grazie, grazie, e sempre grazie
al Signore, al quale prego perseveranza, e V. S. con la signora
Duchessa ci invigilano le forze, con tutto lo spirito, e di nuovo
li benedico.
1663 06 02 AGT ms.
233, f. 104 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta passata scrissi a V. S. come le mandavo polisa di scudi
cento; queste polise le mandai ad esigere, col signor D. Benedetto
Castelletti, come ha fatto con tutte laltre, ma egli se
ne è servito, come vedrà per allegate. Onde non
bisogna replicare il fatto, replicherò bensì le
polise per aggiustare quello che devo; compatisco il povero Padre,
ma egli mi pare è stato sordo a tante lettere che gli ho
scritto; se V. S. può avvisarlo con laltro foglio
D. Domenico con farlo attendere agli studi in Palermo, lo consulti
per questa strada perché il fondamento dei poveri gentiluomini
è la lettera, altrimenti che giova Roma? Io vorrei scrivere,
ma ne vorrei tenere il sostrato almeno. Ricevo la lettera del
29 Aprile, e godo stiano tutti con salute, e attendano alle sante
devozioni; il medico Ottaviano credo, pensa più alla salute
dellAnima sua, che a quella dei corpi degli altri; già
io in questo le ho scritto, sebbene V. S. non lo dica alla madre.
Godo delle nuove mi dà del Padre Silos e lo stesso mi scrive
il signor D. Lorenzo Ventimiglia da Palermo, anzi mi soggiunge
che lo possono canonizzare, mentre appena lo vedremo in Palazzo;
di tutto sia benedetto il Signore, V. S. se lo faccia buon amico.
Procurerò i disegni V. S. mi comanda, e già credo
le siano capitati i libri mandati raccomandati al signor Gravina.
Il nostro santo Card. Pallavicino sempre mi domanda di V. S.,
e particolarmente nelle nostre sante cene, e vuole che per ogni
lettera glielo saluti. In questa ultima cena che fu lottava
del Corpus Domini trattassimo dellofficio devotissimo composto
di San Tommaso, e mi disse che la mattina nostro Signore aveva
trattato dello stesso, e che gli dispiacevano quelle parole dellinno:
sic tu nos visita, sicut te colimus, bello sentimento, e mi disse
che lo scrivessi a V. S. acciò ci infervorassimo nel culto
del SS.mo Sacramento, a misura del quale abbiamo da ricevere la
sua divina visita; sia anco documento per la signora Duchessa,
Mariane, e Minimi, e a tutti mi raccomando alle orazioni.
Roma, 2 giugno 1663.
1663 06 28 AGT ms.
233, f. 105 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta ricevo una laconica di V. S. del 26 passato, e rispondo
con lo stesso stile. Conservo le lettere del signor Castelletti,
per quanto vi fosse alcuna acclusa necessaria di consegnarsi ad
altri, e in questo caso ne attendo lordine per aprirle,
altrimenti le lacererò; la storia del signor D. Benedetto,
già è avvisata, manderò le lettere al dottore
Ottaviano. Mi rallegro delle sante feste staranno facendo per
il Corpus Domini, e per le mie Mariane, se costì non tengono
lopere del Franciotti, me lavvisi, che come si ricorderà,
per lesercizio della comunione sono ottime. Saluto la signora
Duchessa, figli, Mariane, e a tutte le VV. SS. benedico nel Signore.
Roma, 28 giugno 1663.
Il mio santo Card. Pallavicino saluta sempre V. S., e particolarmente
ieri sera, che facemmo cena per la festa dei SS.mi Apostoli.
1663 06 29 AGT ms.
233, f. 106 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 18 passato, e aspetto col seguente la risposta per
il signor Cardinale, il quale lattende con desio, e la vorrebbe
veramente di cuore vederla qui. Mercoledì fu qui a favorirmi,
e io feci una bella burla, perché suonando lultimo
segno della cena, volle venire con noi al refettorio, come se
fosse uno dei Padri nostri, quando le potessimo accomodare di
particolare, un paio di uova allacqua, e un brodino dove
si fece assai, non essendoci al comune, che un frittata e una
minestra di maccheroni; ma cenò con tanto gusto come fosse
stato ad un banchetto lautissimo, né volle vestigio di
cerimonie, pascendo egli il cibo della santa umiltà e pascendo
noi tutti di sante edificazioni. Giovedì poi sera volle
me alla sua cena per esser giornata del Beato Luigi, e si fece
la festa a corrispondere alla vigilia. Avviso tutto a V. S. per
lesempio, edificazione, e per pregare nostro Signore che
io mi approfitti e non scandalizzi questo signore, e così
voglio che preghi la signora Duchessa, Mariane, e Minimi. La venuta
della signora Duchessa costì è difficile, ma non
irriuscibile; ad ogni modo io non ne ho voluto far pratica, perché
bisogna far molta esperienza di tempo del vero stabilimento di
questa signora, e poi la signora Duchessa mi scrisse due parole,
che mi toccarono il fondo del cuore, cioè che partita la
signora suor Antonia restarono in una santa solitudine, così
dolce e quiete, che le pareva, che nel mondo non vi fosse altro,
che Dio, il monastero, o per meglio dire, lei e Dio nel monastero.
Hora io non vorrei guastare questo bel lavoro, lavviso a
V. S. acciò se non mi conoscessi veramente causa rilevante
per il bene del monastero, non se li faccia altro, perché
dovremo anteporre il bene comune al particolare, vorrei scrivere
più a lungo, ma non ho tempo, nostro Signore me li benedica
tutti, e tutti preghino per me.
Roma, 29 giugno 1663.
1663 07 04 AGT ms.
233, f. 107 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa venuta dalla Spagna, e assicuro V. S. che
il Padre D. Emanuele è più efficace nellopere,
che nelle parole. Mi pare, che il negozio più difficile
e più importante del Caricatore vada assai bene, né
dispero dellaltro di portulano, e poi ho per bene nelle
cose del mondo qualche mistura di amaro. Il signor Abate Giustiniani,
ancora non è capitato qui, né mi dà fastidio
la sua assenza, perché il Padre Calascibetta farà
tutto, e nostro Signore ci sovrabbonda con la sua santa grazia,
rimettiamoci a lui né ci vuole altro. Riverisco la signora
Duchessa, e vedo la nuova visita le fa il Signore quando noi vogliamo
veramente la sua volontà, mai abbiamo male. Li santi desideravano
occasione di patire per il Signore e noi quando lavremo,
ci dobbiamo attristare? lasciamo fare al nostro amatissimo Padre,
che tutto opera a nostro bene. Prego nostro Signore me la faccia
santa, che questo è lessere veramente sana. Le mando
il breve per Don Tommaso dAmico, e si è speso scudi
12, aspetto questa sera la lettera per la dispensa di ordinarsi
con assolvere la vedovanza della Chiesa, per la quale bisognerà
qualche altra cosuccia.
Per la monaca di Cammarata io non ci ho senso, né vorrei
che il nostro monastero pigliasse mai altre monache, perché
queste vengono con i loro abiti, e difficile si accomodano a cose
nuove, e per questo io non ho risposto più alla signora
suor Antonia; Iddio benedetto ha comunicato uno spirito particolare
a codeste nostre Mariane, e bisogna seguire limpulso dello
Spirito Santo. V. S. non curi il numero delle monache, ma faccia
conto del peso; né ci faccia entrare persona che non sia
di vero spirito, oppure assai giovane, e di buona indole, perché
la sola purità di fanciulla, se non vi è buona inclinazione,
rare volte basta. Infine il maggior studio di V. S. sarà
nel pigliare nuove sorelle, non con denaro, o nascita, ma costumi,
e spirito. Nel resto, poi questo passar di monache non si permette,
se non per fondare, o riformare; né fra le monache si usa
passare: ad strichorem; e poi pare a lei di ammettere nel suo
monastero una monaca di monastero tale; questo avviso le sia regola
generale.
E qui riverisco la signora Duchessa, saluto li figli, Mariane,
Minimi, e orfanelli, e tutti preghino per me.
Roma, 4 luglio 1663.
1663 07 07 AGT ms.
233, f. 108 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 30 passato con la risposta al signor Card. Pallavicino,
quale lha goduto molto, ma dice che il vero amore ce lo
mostrerà quando verrà qui a favorirlo nel suo albergo,
e parla con tutto cuore; V. S. lo corrisponda con le orazioni
delle nostre Mariane, e Minimi. Godo del gusto tiene la signora
Duchessa, che il quadro si faccia con lautorità dellaltro
mio santo Card. Carpegna, e sappia che egli lo tiene notato nel
suo libretto di memoria, ed ieri appunto lo trovai con pittore,
e gli parlò di questo, e perché quello gli propose
un originale nella Chiesa di S. Petronio, il signor Cardinale
disse, voglio io col Padre D. Carlo venire un giorno a vederlo,
or vedete, se si può far con maggior cautela, tutto è
poco per amore della gran Signora.
Hieri pure siamo andati a S. Pietro per esser la sua ottava, e
gli resi omaggio per tutte le VV. SS. e le mando questa meditazioncella,
che è piaciuta assai a questi miei santi Cardinali. Voglio
anco dirle una cosa singolare, ma disse il signor Cardinale che
se bene è nel materiale del Tempio, pure servirà
molto a vedere quanto Dio benedetto ha voluto glorificare questo
Santo, anco in terra con una sì meravigliosa Basilica.
Il fatto è che la spesa delle sole corde, dal Pontificato
di Paolo V fino alla cura ne tenne il signor Card. Capone, che
sarà da circa 10 anni, importa un milione, e trecento mila
scudi. Farò diligenza per la monacanda in Caltagirone con
Mons. Vescovo di Siracusa, e appresso risponderò. Riverisco
la signora Duchessa, saluto i figlioli, Mariane, e Minimi, e a
tutti le VV. SS. benedico nel Signore.
Roma, 7 luglio 1663.
1663 07 20 AGT ms.
233, f. 109 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
o
fatto diligenza per la dispensa del San Filippo, e fatto segnare
la supplica; ma non ho spedito il breve, perché la spesa
ammonta 44 scudi romani, cioè 11, 44 per spedizione di
breve, e 32, 80 per lelemosina in cambio di venire a servire
la fabbrica, né si può far di meno, V. S. avvisa
quello gusta, che sarà servita. Mons. di Siracusa ci ha
favorito per la monacanda di Caltagirone per tre anni, perché
così suole fare, ma promette che passati detti tre anni,
farà proroga di altri 3 anni, che sono più dei cinque
piacendo la parte, anzi se è servizio di V. S. potremo
servirli circa la dote, con farle scalare qualche buona somma
del solito, spero che prima parte lordinario, avere la lettera.
Manderò la lettera al buon Ottaviano; io sono entrato in
certo scrupolo circa i suoi conti del denaro pagatole, ed esatto
da V. S., la prego a farli confrontare con sua madre, perché
come sono donne, tengono conto di un denaro, e così vorrei
sapere, se il denaro ha pagato a V. S. corrisponde con lavvisi
che le ha dato da principio il figlio, dal quale io non potrò
seguire questo conto così minuto, V. S. mi fa grazia levarmi
questa spina.
Godo assai dei buoni principi della Tonnara, e prego nostro Signore,
la santa Vergine, e il buon Pescatore di S. Pietro per una ottima
pescagione. Il Padre Diana dopo il corso di 77 anni, oggi è
andato a godere il premio, come speriamo nel Paradiso. Godo per
essere passato a mie mani, e con quelle belle parole: in manus
tuas Domine commendo spiritum meum; oh che bella cosa morire in
una cella, scordato dal mondo, e tutto intento al Crocifisso;
la sua morte è stata intesa da tutta la città, e
sarà intesa da tutto il mondo; nella sua infermità:
commota est universa civitas; Prelati, religiosi, e altri eminenti
Cardinali giornalmente lhanno favorito, e nostro Signore
gli ha mandato due volte Mons. Altieri, suo coppiere, e con una
benignità straordinaria gli ha mandato a dire, che voleva
sapere, se teneva qualche parente di abito lungo in Palermo, che
lo voleva provvedere di qualche buon vescovado. Ma il buon Padre
gli ha risposto sempre, che egli non aveva mai pensato a parenti,
e che nemmeno doveva pensarli nella morte. Azione così
eroica, che ha coronato tutte le altre sue virtù, che per
25 anni ha sempre mostrato in Roma, la quale lo ha acclamato per
santo; V. S. lo raccomandi alle nostre Mariane, e Minimi con ogni
fervore. Lopera nostra la vedrà compita nel Paradiso,
già sta finita, manca solo lindice alfabetico, e
li primi preludi ordinari, ci vorrà di altri 30 fogli,
la sostanza già grazie al Signore è compita, a segno
che il signor Card. Pallavicino ne ha voluto legato un corpo,
se ne serve da oggi. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, e Minimi, e tutti preghino per me. Roma,
20 luglio 1663.
1663 07 28 AGT ms.
233, f. 110 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. le lettere di Mons. di Siracusa per la monacanda, sono
dirette al Vicario generale in Siracusa perché i vicari
foranei non fanno cosa senza sua saputa, V. S. la mandi subito,
che sarà servita puntualmente. Tengo due sue del 16 e 22
passato, e godo della devotissima festa dello Spirito Santo hanno
fatto le nostre Mariane. Ma a me non piacciono quegli organi musicali,
e se bene ora pare, che conciliano la devozione, ad ogni modo
col tempo possono essere occasione di levarla; V. S. basta in
questo di fondare, e stabilire questo santo monastero in santa
solitudine, e senza commercio di secolari. Il vaso del nostro
cuore è così stretto, che non può capire
le creature col creatore; queste musiche, questi organi attirano
genti, richiedono poi maestro: ecco aperta la porta a secolari,
al mondo, e distrutto tutto lo spirito; scrivo di cuore, perché
non sicuro, che sarò inteso pur di cuore dalle mie sante
Mariane; quali saluto tutte, e prego a pregare sempre per me.
Per i nostri eremiti già ho mandate le regole del santo
di Sales, e consulterò il punto del patrimonio che V. S.
cenna, e intanto preghiamo tutti nostro Signore per il santo amore,
col quale facciamo tutto.
Manderò la lettera al detto Ottaviano, e già lui
ha previsto il caso del fratello, il quale essendo già
drizzato alla Chiesa, non lo necessita a cosa veruna; V. S. si
compiaccia del lavoro, che pretende fare il Signore in questo
giovane. Il Padre Silos con questa posta scrive tenere lettere
di V. S. col signor Giandaidone, al quale attenderà a scrivere,
e io la ringrazio pure dellavviso mi dà V. S. e quando
occorresse manderò il cambio addirittura al signor Amodei.
Ringrazio nostro Signore dei buoni apparecchi della Tonnara, e
prego nostro Signore a felicitarli in suo santo servizio. Il nostro
santo Card. Pallavicino sempre lo saluta, e particolarmente nelle
nostre cene, che sono divenute ogni settimana; V. S. preghi nostro
Signore che non lo scandalizzi, e mi approfitti della sua dottrina,
ed esempio, e così ne faccia pregare alla signora Duchessa,
e figli, Mariane, e Minimi, ai quali tutti saluto nel Signore.
Roma, 28 luglio 1663.
1663 08 11 AGT ms.
233, f. 111 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S., una del 27 Giugno e laltra del 5 passato, una breve
per tenere sei buoni religiosi, e laltra per non tenere
mie lettere; pure io sarò breve per dover uscire col Padre
Superiore. Godo molto del battesimo del turco del nostro signor
Barone Alfano, e molto più del fervore tiene ai nostri
santi misteri, e prego nostro Signore me lo faccia santo, e VV.
SS. cooperino tutti con gli esempi, e documenti. Godo anco delle
buone nuove della Tonnara, e prego nostro Signore a volere perfezionare
tutto con la sua santa grazia.
Riverisco la signora Duchessa, e figli, saluto le mie Mariane,
e Minimi, e a tutte le VV. SS. mi raccomando strettamente nelle
orazioni.
Roma, 11 agosto 1663.
1663 10 02 AGT ms.
233, f. 113 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa del nostro santo Cardinale con due parole
di risposta, se così le piaceranno. Le cipollette (1) già sono mandate al Padre D. Filippo,
V. S. le faccia subito piantare, perché il tempo è
passato avanti, e gli faccia fare diligentissima coltura; con
dette cipollette mando cinque libri di architettura in genere,
e specie bellissime, uno di tutte le Chiese primarie di Roma,
e un altro dei suoi maggiori Palazzi, e così V. S. da lontano
godrà le grandezze di Roma, con più puntualità
non le vedo io perché in questi disegni vi è la
scala dei palmi, e si possono vedere a puntino. [mando ancora]
La vita della mia santa infante di Savoia, Devozione della Madonna
del Padre Coragnami, che credo non averla mandata avanti, ma niente
soverchio per la gran Signora; un libro di tutti i maestri del
sacro Palazzo, quali mi donò il Padre maestro, e dicendole
io, che lo voleva mandare a V. S. egli me ne mandò un altro,
è cosa assai curiosa; il Padre maestro tiene certa tribolazione,
io spero servirlo in qualche cosa, V. S. lo raccomandi al Signore;
la Vita della SS.ma Madre in elogi bellissimi, con alcuni spiriti
frizzanti che possono servire per punti di orazione, e giaculatorie,
vi sono alcuni discorsi latini, e poi questioni curiosissime,
spero le piaceranno assai, tanto più che vi bisognerà
un poco di studi; un diario di fasti mariani con le feste dei
Santi, e una bellissima sentenza dei santi Padri per ogni giorno,
i fasti sono oscurati, pigli occasione di farli dichiarare a figlioli,
né pensate che di questi diari ve ne sia miniera, che se
ne possono mandare sempre di una forma; ma io sempre fo diligenza,
perché è un buon pabulo; un libretto bello sulla
composizione del santo Cielo mariano, e una orazione di San Filippo
Neri, li godranno tutti con le mie Mariane, e eremiti.
Io per queste spese, le passate, e per lopera del Padre
Diana ho avuto di bisogno di denari, e con questa posta le mando
cambio di scudi 50 supposta la licenza di V. S. e signora Duchessa,
alla quale con figli, Mariane, e Minimi benedico nel Signore e
lo preghino per me.
Roma, 2 ottobre 1663.
(1) bulbi
1663 10 22 AGT ms.
233, f. 114 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 16 con la bella anatomia che ha fatto del nostro
libretto di S. Pietro, ma io non voglio che passa lintelletto,
quando ne assapori laffetto. Al ritorno che farà
da Castello nostro Signore vedremo con questo il signor Card.
Carpegna e Corrado per la santa indulgenza. Losservazione
del S. P. Q. R. è osservata, e stampata da molti, e qui
un signore ne tiene un grosso fascio, e io pure ne ho fatto alcune
altre, che mando per ricreazione spirituale, e per regalo a D.
Giuseppe. Ma grazie al Signore questa che io porto, è la
più propria, la più grave, e la più devota,
né toccata da nessuno, ed è piaciuta assai quella
parola: quiescit trovata nellautorità di Crisostomo,
come ella osserverà: benedictus Deus.
Mando lacclusa di Ottaviano per consolazione della madre,
e gusto di V. S. lui serve qui, e ci tratterò gli interessi
della madre, e suo ritorno per lanno seguente, se bene V.
S. avvisa la risoluzione da costì, per non levare a questo
il posto certo per lincerto. Al ritorno di nostro Signore
presenterò il memoriale per i nostri Minimi, e intanto
desidero che V. S. ne faccia scrivere in breve la serie della
vita che osservano oggi fra loro, come esteriormente con popoli,
così circa la coltura della vigna, e campo, e credo lesercizio
di fare lostie sia cominciato. Infine ogni pratica e orazione
minutamente in ordine a pensare alle regole, e me li raccomando
alle orazioni. Darò la lettera al Padre maestro del sacro
Palazzo, che sta buonissimo, e V. S. terrà un buon amico,
e senza interesse, perché il signor D. Lorenzo mi scrive
una lettera assai risentita, dicendomi, che lo tratto di miserabile,
che le mando queste spese. Il quadro, e sigillo per il monastero
restano a conto mio, spero seguire tutto il suo gusto. Le mando
lacclusa devozione per la festa dellImmacolata Concezione,
che lho fatto per il signor Card. Carpegna, il quale gusta
questi puntini brevi, spero verrà a tempo per praticarla
V. S.; evviva la purità di Maria. Finisco, per trovarmi
occupato. Saluto la signora Duchessa, figli, Mariane, e Minimi,
e tutti preghino per me.
Roma, 22 ottobre 1663.
V. S. mi mandi la vita latina di Iacopo Merlo, che le mandai una
volta, e può inviarla con la posta, che mi serve per un
certo negozio assai; V. S. avvisi se le sono capitati i libri
spirituali del signor Marchese di Aidone.
1663 10 27 AGT ms.
233, f. 115 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
lacclusa al nostro buono Buonaventura, e a V. S. mando segretamente
qualche osservazione ho fatto sopra le costituzioni; perché
le annotazioni mi paiono cose di poco momento V. S. ne conferisca
strettamente, e lungamente col Padre Maggio, faccia aggiustare
ogni cosa bene, e poi io qui con la grazia del Signore spero far
dare lultima perfezione al tutto, intanto preghiamo la sua
divina bontà. Per la santa Duchessa, quando non si fosse
fatta risoluzione e bisognasse farla, V. S. può dire al
Padre Maggio, che se li paresse si potrà fare, con lassenso
e consulta del nostro Vescovo, perché dopo piacendo al
Signore riavendosi facilmente qui avremo licenza di entrare di
nuovo, perché se veramente ripiglia salute, io stimo deve
di nuovo entrare, né stimo ciò esser cimento, perché
alluscire sempre si siamo, né priviamo la signora
di quel gran bene del ritiro religioso, o almeno di tentarlo per
quanto si può, prego nostro Signore lispiri quello
sia maggior gloria sua.
Procurerò le medaglie che comanda la signora Duchessa,
e così le 4 Madonne per le nostre Mariane. Benedico tutte
le VV. SS. nel Signore e preghino per me. Al Padre Maggio bacio
i piedi.
Roma, 27 ottobre 1663.
Perché essendoli capitato il detto quadro, sappiano donde
venga, aspetto detta nota perché mi sono scordato avvisarli,
penso vi siano altre cose, che le procurai, che il Padre Tommaso
Buscemi della Compagnia, e nostro compagno nel viaggio dello sbattuto
vascello, e quarantena mi avvisa, che ultimamente gli era capitato
certa cosetta di scritti nostri con un bellissimo quadretto. Io
appena mi ricordo, che vi fosse, scrissi che si consegnasse al
Padre D. Francesco Maria Lucchesi nostro, al quale ho scritto
mi mandasse nota delle cose, e che il quadretto lo mandasse a
V. S. e mi ricordo che è quello mandava la b. m. del signor
Paolo Giordano alla signora Duchessa, lavvisi.
1663 11 07 AGMB
ms. copia (A suor Maria Serafica della Concezione, sua nipote)
ev/da in Cristo
Madre Il signor Duca mi scrive che V. R. è stata fatta
Vicaria, me ne sono rallegrato assai, perché infirma mundi
eligis Deus, e se ella attenderà a conoscere bene il suo
niente, vedrà in lei effetti mirabili della divina perfezione,
si ricordi che il Signore disse: veni ministrare, et non ministrari,
e levangelista dice: coepit facere, et docere.
Il Superiore ha da servire, non comandare, et ha prima a fare
che ad insegnare. V. R. ha da servire tutte le sorelle, et ha
da fare prima di tutte. Le ha da servire nel temporale, ha da
fare linfermiera, la cuciniera, la servente, et assistere
a tutto, acciò alle serve del Signore non manchi cosa delle
comodità religiose. Le ha da servire nello spirituale con
esercitare li perfetti nelle virtù eroiche, ma prima praticate
da lei, in aiutare le tiepide più con lesempio che
con le parole, con correggere glimperfetti più con
le vostre lacrime, che con le loro penitenze. Si ha da fare con
lApostolo [S. Paolo], tutta a tutti. Vi voglio diligente,
ma non sollecita, essendo lo spirito del Signore di pace, e non
di inquiete. Si elegga una sorella per ammonitrice con avvisarci
li suoi difetti; e si elegga unora per esaminarli da se
sola nellorazione; né male operi, o risolva cosa
alcuna senza lorazione. Lorazione, umiltà,
e carità saranno le vostre individue compagne; e nostro
Signore la benedica, e lo preghi per me, e mi raccomando sempre
allorazione delle sue sante sorelle.
Roma 07 novembre 1663.
Lavverto a non volere fare cose nuove, ma a perfezionare
lorazioni fatte, ma bene. Vale più una piccola moneta
doro, che una medesima di rame.
Nostro Signore la benedica di nuovo e pregate sempre per me.
1663 11 12 AGT ms.
233, f. 116 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ispondo a 4 di V.
S. del 5, 12, 14 e 17 passato. Mando la risposta del signor Cardinale,
bisogna studiarla, e queste lettere si registrano in ordine alla
stampa. Io ho fatto quattro parole di risposta, se le piaceranno;
la lettera del 17 con i pistacchi venne prima di quella del 14,
nella quale V. S. mi diceva essere pistacchi nuovi; ma io attendendo
a quello, aveva scritto a V. S. pensava essere dei vecchi, e così
le dissi. Onde V. S. ha da rifare questo mio errore materiale,
mi dispiace della spesa, ma V. S. e la signora Duchessa mi leveranno
di questo scrupolo, le paste poi, e acqua di scorsonera le manderà
come ella dice appresso, e per la Pasqua. Il signor Cardinale
già le manda lindulgenza da se, e io gli ho detto
delle cipollette, e ha posto sottosopra Roma, trovandosi seminate,
finalmente le ha trovate, e stimate per tesoro, e verranno con
la fregata di fastuchi (1); qui sono stimatissime,
e il signor Duca di Sermoneta curiosissimo vicendevolmente di
queste cipollette, ne faceva venire sino da Germania, e mi pare
ne pagò una più di 30 doble, ma adesso i governi
le avranno fatto scordare i fiori, V. S. li dedichi per i sacri
altari, per i quali ogni cosa è poca.
Io ho aggiunta una postilla alla lettera, non per persuaderla
a ciò, ma quando gustassero far servizio a questo signore
potranno fargli questo regalo, se bene egli è così
rigido in questo, che dubito alla prima lettera non ne faccia
la ripulsa. Il signor Stefano Pignatelli, cavaliere ricchissimo,
virtuosissimo e amicissimo del signor Cardinale sapendo, che egli
voleva far fare un orologio, ne li mandò uno di casa, ma
egli lo rifiutò, e ritirandosi amichevolmente il signor
Stefano, stante quella spesa, poterne S. E. fare elemosina, la
causa fu rimessa a me, e io fui di parere, che era atto di più
perfezione non ricevere lorologio, che fare 80 scudi di
elemosina, che alla fine questo è una cosa ordinaria, e
la può fare ogni persona privata; ho fatto questo episodio
per V. S. edificarsi di questo santo Cardinale; quando gli dispiacesse
questo regalo, si potrà fare di tela dargento ricamato
di corallini e oro con un lavoro gentile e vago, e nel mezzo il
SS.mo nome di Gesù con i suoi raggi. La borsa della stessa
maniera ricamata sola di una faccia, e nel mezzo un crocifissetto
di corallo, che sogliono valere 15 o 20 scudi con la croce di
una lamina sottile di rame dorato, e attorno il lavoro dei corallini,
ma con ricamo grosso per corrispondere al crocifissetto rilevato,
e anco perché non ha di esser maneggiabile, come il sopra
calice, il ricamo potrà essere, se le pare di palme; questo
è un mero discorso, né pensiamo, che a me preme
una nota se è cosa solo di loro gusto. Ho dato ordine per
listante, e con la fregata manderò i libri mariani,
diario e altri, e anco le carte dei disegni, che sono curiosissimi,
e compitissimi, costano scudi 8, le figure per i figlioli, né
so se vi sarà tempo per le sei medaglie della signora Duchessa,
alla quale potrete applicare lindulgenze concessemi dal
signor Cardinale.
Per i nostri buoni eremiti aggiustino col Padre Maggio le costituzioni,
che il signor Cardinale farà tutto; bacio i piedi al nostro
Padre Maggio, e da lui avrà la nostra Serafica Maria la
sentenza, e ogni altro buon indirizzo. Attendo a servire la signora
D. Lucrezia, e così al Padre Focolari, scrivo due parole,
ma farò tutto appresso. Godo del santo ritiro, e circa
gli anni io non conto più cinquantesimo, già siamo
alleternità non abbiamo da finire mai; onde solo
resta a far buona provvisione per la santa patria, non ha da venire
no, leternità, già siamo in essa, però
bisogna operare come eterni, e non temporali, V. S. faccia concetto
di questa eternità, e preghi il Signore che io anco lo
faccia bene, e saremo tutti santi, lo raccomandi anco alla signora
Duchessa, e tutti benedico nel Signore.
Roma, 12 novembre 1663.
(1) pistacchi
1663 12 08 AGT ms.
233, f. 117 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
l
Padre Silos prima di V. S. mi aveva scritto i suoi regali, V.
S. lo conservi amico affettuoso, perché è santo
religioso; e V. S. nelloccasione di importanza, Caricatori,
Tande, signor Vanni etc.; le scriva lei, perché farà
più impressione, e si varrà delle sue lettere col
signor Duca, perché quando trattiamo tra noi religiosi,
pare che V. S. non prezzasse la sua grazia, e il signor Viceré
non le parrà, che a lei preme il negozio; io non dico questo
per scusare le mie lettere, che ne farò cento, ma perché
mi pare così più il servizio.
Il Padre Cicala torna dalla Spagna, io già le ho scritto
che ivi è il Padre preposito D. Francesco Maria Carafa,
e Padre D. Emanuele Calascibetta, amicissimi e ultimamente le
scrissi landata del signor Abate Giustiniani. Appunto il
signor Cardinale mi manda un bellissimo piatto grande di cipollette,
sono coppie grandi e piccole, 34 con suoi nomi, e potete armare
un gran giardino; la maggior parte gliela ha mandato Monsignor
Massimi venuto Nunzio dalla Spagna, e sono così rarissime,
spero che farà una flora singolare in Sicilia, tutto per
i sacri altari, nostro Signore lo benedica.
Roma, 8 dicembre 1663.
1663 12 08 AGT ms.
233, f. 118 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
l
nostro signor Card. Pallavicino ha avuto altre sette cipollette,
e cinque radici preziosissime, che le ha dati il signor Abate
Giori, che le ha trovate nello scrittoio del signor Card. Giori,
suo zio di s. m.; il tempo è passato tanto avanti, che
mi hanno consigliato sementarle qui, in una grasta grande, per
vederne, se potessero riuscire, e dopo mandarle a V. S. per lanno
seguente come le ho fatto; altrimenti sarà un rischio certo
di perderle affatto. Io aspetto sue lettere, non me lo dite in
altro per domandare ad abbracciare il mio Marraccio, il giorno
dellImmacolata nel cui nome benedico V. S., signora Duchessa,
figli, e tutti.
Roma, 8 dicembre 1663.
1663 12 15 AGT ms.
233, f. 119 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 11 passato con il ritorno dal santo ritiro; laver
conosciuto di non aver fatto niente, è stato buonissimo
frutto, e io vorrei considerasse laltro punto, cioè
quanto ha fatto Dio per lei; mi ricordo spesso, che quando eravamo
insieme costì, vedendo le continue misericordie, che il
Signore ci faceva anco nelle cose temporali, dicevamo che la nostra
vita era impastata di miracoli, per quello ella mi va scrivendo,
e per quello che passa, io vedo che il benigno Signore segue il
suo stile. Or se il Signore fa continui miracoli che faremo noi?
Ma vedete un altro gran miracolo del Signore, faremo gran cose
noi per Dio, se faremo la sua volontà; or se questa la
possiamo far sempre, sempre faremo gran cose per Dio; si inferma,
muore il Padre Ventura, si infermano la Duchessa, i figli, e in
tutto gran cose, perché si fa la sua volontà. V.
S. fissi locchio qui, et omnia bene, e per farlo bene, le
ricordo di nuovo a considerare la nostra vita impastata di miracoli.
Mando lacclusa del nostro medico Ottaviano, giovane veramente
del Signore e lattenderò, farò quello che
dovrò, e ne avviserò a V. S.; alla fine qui benedico
nel Signore, come fo alla signora Duchessa, figli, Mariane, e
Minimi, e a tutti mi raccomando alle orazioni.
Roma, 15 dicembre 1663.
1664 01 12 AGT ms.
233, f. 122 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. e quella del Padre Maggio, il quale tutto mi ha consolato
con soddisfazione ha tenuto delle cose spirituali di Palma, e
sua Casa, e spero nel Signore che laccrescerà, e
perfezionerà, e ne aspetto lavviso con ogni desio.
Ammiro poi le opere del Signore di essere arrivato detto Padre
in tempo preciso della risoluzione per lo stato della signora
Duchessa nel monastero, né io poteva desiderarvi meglio,
né ho ringraziato Dio benedetto, e aspetto con ogni pace
la determinazione, come cosa ordinata da Dio, e così spero,
che con loro soddisfazione particolare sia anco ricevuta, perché
Dio non ci guida in questi tempi con Angeli, ma con consigli dei
suoi servi: benedictus Deus. Scrivo lacclusa alla signora
suor Antonia, e avrei voluto che V. S. me ne avesse dato il suo
senso, come le scriveva, però lo faccia adesso per risolvere
quello che sarà maggior servizio del Signore, stimando
io il monastero più che le pupille degli occhi propri.
Il medico Ottaviano anco non è venuto, farò quanto
V. S. mi dice, ma credo ella vorrà sapere il trattenimento
dal punto medico, perché non vorrà accettare con
le cure incerte, V. S. scriva più chiaro. Godo sia capitato
il quadretto, né nella cassetta vi fu altro di buono, molte
altre cose le procurava e le scriveva allora tutte sono
disperse; buono è che si salvò questo quadretto,
e le VV. SS. lo stimano, perché è originale, e il
signor Paolo Giordano lo stimava assai nella sua galleria, e due
simili nella sua morte li lasciò al signor Principe di
Paternò, e uno mi pare a Monsignor Cameloz. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, e Minimi.
Roma, 12 gennaio 1664.
1664 01 15 AGT ms.
233, f. 123 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
iva,
viva la gran Madre di Dio, già abbiamo ottenuto limmagine
di Maria per le sue Mariane, su il loro abito di S. Benedetto.
Me ne rallegro con V. S., signora Duchessa, e tutte le nostre
sante monache, già fatte cavallerizze della gran Signora.
E stata una grazia singolare e credo unica per tutta Italia,
perché né anco le monache della santa Farnese la
portano; ora intendete la storiella, che io vi promisi la prima
volta, che fui ad informare Mons. Ugolini, subito mi domandò
qualche esempio, io gli risposi, che gli avrei portato la vita
di suor Maria Farnese, e perché non la teneva, corsi subito
nello stesso punto nel gran mariano Marraccio, e trovo, che pur
lui non la teneva pronta, avendola accomodata ad un Padre, che
non era ivi, e a caso mi mostrò un suo libro: Vindicatio
S. Catherinae Senensis. Onde nel foglio 79 si dice che Papa Urbano
concedette questa immagine alle monache di S. Caterina in luoches
(sic) di Toledo. Mentre stavamo esaminando questo libro, ecco
viene il Padre con la vita della Farnese, dove solamente le fu
concesso lo scapolare bianco della Concezione senza figura, e
inoltre diceva che ciò quella signora mai aveva potuto
ottenere dalla Sacra Congregazione, cosa che avrebbe ingelosito
assai i ministri del Papa. Onde io ammirata, e adorata la divina
Provvidenza, tornai subito da Mons. Ugolini con quella di Santa
Caterina, e restò soddisfatto, lo stesso mostrai a Mons.
Febbei, e finalmente la Madonna ha voluto fregiare, e arricchire
i cuori delle sue Mariane con la stessa sua immagine, spero per
la settimana entrante forse mandarle il breve. Viva, viva la gran
Madre di Dio. Giovedì fui da Mons. di Catania, e anco non
è venuta la cedola, onde io non gli volli parlare del nostro
eremitaggio, perché avendo tempo, desidero avere prima
lettere di V. S. mi cenna del consulto che farà con il
Padre Riformato predicatore dellAvvento; per dire a V. S.
quello che intendo, questi eremitaggi pendono più da soggetti
particolari, che da Superiori, i quali non vogliono obbligare
i sudditi a questi rigori, senza loro raccolta, e preghiere, però
vorrei che V. S. facesse diligenza costì di 4 o sei soggetti
di questi desideri. V. S. una volta mi mandò una lettera
di un suo amico Riformato assai spirituale, poco tempo è
uno scrisse da Palermo qui, che desiderava dal Padre generale
esser assegnato per uno di questi eremi; questa è la strada
più facile, e a noi basta cominciare con questo titolo,
perché nel resto, quando il convento si fonda con la povertà
delle fabbriche, come stanno oggi, da poi sia come sia sarà
sempre eremo, perché la vita di quei Padri è così
aspra, che accoppiata col sito del luogo sempre sono eremiti;
V. S. consideri tutto e avvisi ogni suo gusto, che qui con Monsignore,
Padre Cavallo, e Padre provinciale si farà tutto, e nostro
Signore e la Madre SS.ma e il Padre San Francesco drizzeranno
tutto. Monsignore poi la saluta caramente, e le vive cordialissimo.
Aspetto avviso, se sono capitati i libri del signor Cardinale
e le statuette dei Santi Clemente, e Celso, mandate più
tempo si è. Questa mattina appunto sono venuti i buoni
Preti di Palma, e li ho abbracciati tutti cordialmente, non ho
avuto tempo di discorrere a lungo; ma si farà con la grazia
di Dio, e domani si invieranno per Formello, e sarà lallegrezza
del buon medico Ottaviano. Con questa posta non tengo sue lettere,
la saluto con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi e orfanelle,
nostro Signore le benedica e tutti lo preghino per me.
Roma, 15 gennaio 1664.
Non mando la Vindicatio di S. Caterina, perché è
libretto in 4° e poi ristampato in Palermo.
1664 01 26 AGT ms.
233, f. 124 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la gratissima
di V. S. del 16 passato, e godo in estremo della soddisfazione
grande che tiene il mio santo Maggio delle cose di costì,
e degli indirizzi vedrà, e spero sia langelo mandato
dal Cielo, e ne sto aspettando gli effetti con precisi avvisi.
Ringrazio Dio benedetto delle grazie fa a questo vostro figlio
con la vocazione alla santa religione, che è figlio dei
miei desideri; V. S. ha fatto prudentemente a dilungarle lesecuzione;
io non so bene, che età tiene, vorrei bensì compisse
i 18 che è il tempo maturo, e va ladagio siciliano,
ha 18 anni fatti; V. S. lo conservi in fervore, e il maggior segno
della vocazione è la costanza, e perseveranza in essa,
e io qui attendo continuamente a pregare, e farne pregare nostro
Signore. Godo anco di avere scritto al Padre Silos per il negozio
delle tande e con questa posta tengo sue lettere, e si querela
di V. S. che lo tiene ozioso. Onde spero che farà ogni
opera, e in tanto ne prego nostro Signore a quo omnia. Grazie
al Signore si è finita lopera del Padre Diana, e
mandata una balla in Palermo al Padre D. Michele Leone, con ordine
di mandarne 12 esemplari a V. S. per se e gli amici; e se più
ne vorrà ce lavvisi. Qui ancora non si è pubblicato,
perché il libraio Cassone, che fa la spesa, tiene avviso
da Leone, che subito la ristamperanno. Onde egli per assicurare
la sua mercanzia, ha fatto le balle per costà, Venezia,
Genova, Bologna, Firenze, Napoli, e Milano. E poi fra un mese
la pubblicherà qui, da dove sicuro si manderanno da corrispondenti
a Leone, solo ne ho dispensato alcuni ad amici confidenti. Il
nostro signor Card. Pallavicino ne ha voluto sei per i signori
Card. Barberini, Corrado, Altieri, Franciotti, e Farnese. Io lho
avuto a caro, per corrispondere alle obbligazioni grandi gli professo,
e anco per segno, che lopera piace a questo segno, tutto
grazie al Signore, pure è stato bisogno darne al signor
Card. Carpegna, Brancacci, Bandinelli, Borgese, Cibo, e anco ad
altri prelati, e amici. Onde dei miei 70 pochi resteranno. Onde
io sono fallito per questa strada di dare a V. S. e signora Duchessa
qualche denaro di quelle spese; anzi per levarmi gli scrupoli
ho supposto in loro licenza per la generalità che me ne
dava, e ne aspetto il loro consenso per maggior quiete; resterà
credito tengo della Casa nostra della Catena, credo supplire in
qualche maniera. Ho ricevuto una di V. S. in favore del Padre
Cristoforo di Girgenti, minore osservante, ho parlato col Padre
generale, e mi favorisce incorporarlo alla provincia di Mazara
venendo lassenso di quel Padre provinciale, come ella mi
cennava; gli ho scritto tutto in Napoli, da dove mi scrive, e
così resterà servita.
Mando laccluso voto del signor Card. Pallavicino nella prossima
promozione di Cardinali, i cinque che hanno avuti Papi nelle loro
famiglie sono Buoncompagni, Gregorio XIII, Carafa, Paolo IV, Bonelli,
Pio V, Piccolomini, due Pii 2, e 3 Savelli più Pontefici.
Il sesto fu Celsi auditore di rota (la rota è il primo
Tribunale di Roma) e però è bellissimo il concetto
che è stato innalzato più dalla rota di sapienza,
che da quella della fortuna; ma la lode personale, e individuale
mi pare del nostro Carafa, dissi nostro, perché tiene due
fratelli dei nostri.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, mie
Mariane, Minimi e orfanelle. Roma, 26 gennaio 1664.
1664 02 12 AGT ms.
233, f. 125 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 12 passato, non mi è capitata ancora la lettera
in raccomandazione del signor Arciprete Focolari, venendo farò
quello che devo, e ringrazio V. S. della prevenzione mi fa in
simili raccomandazioni. La settimana passata fu la nascita del
Papa. Il nostro signor Cardinale fece un buon pranzo ad alcuni
Prelati intimi suoi, e di Palazzo; io ci volli spiritualizzare
la festa con mandare in un pieghetto lacclusa devozione,
che è piaciuta molto. V. S. ne ringrazi nostro Signore
che lha ispirata, e lo preghi per me, come io fo sempre
per V. S., signora Duchessa, figli, Mariane, e Minimi ai quali
tutti riverisco.
Roma, 12 febbraio 1664.
1664 02 20 AGT ms.
233, f. 126 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
icevo le sue lettere
con particolare consolazione, e ringrazio nostro Signore delle
grazie grandi le fa, e lo prego a volerle perfezionare alla maggior
gloria sua. Il signor Duca mi aveva scritto questa sua risoluzione,
io gli risposi lodandola molto, ma che desiderava si facesse con
più maturità, che dovesse aspettare lanno
18; V. S. poi mi scrive così breve, e saviamente, che io
non posso donarle, che questa risposta generale, la prego a pigliare
qualche tempo di particolar ritiro, e scrivermi largamente, e
schiettamente la sua vocazione, modo, diligenze fatte, esercizi
presi, consulte passate, e minuto conto di quello che passa fra
se, e Dio, che poi su questo io potrò prendere consiglio
da persone esperimentate, e servi del Signore e darle sanamente
il mio parere; V. S. tenga tutto segreto, né si dia per
inteso in questa materia, e dica con S. Francesco: secretum meum
mihi. Nel resto sa Dio quanto io lamo, e qui lo vorrei vedere
santo, nostro Signore me lo faccia, e preghi per me.
Roma, 20 febbraio 1664.
icevo la lettera
di V. S. del 7 passato con avviso della partenza del Padre Maggio,
e godo molto dei suoi fruttuosi travagli, e soprattutto dellaggiustamento
del monastero, e eremitaggio, e ne aspetto le scritture, e farò
quanto posso, essendo queste due opere, due gemme per me carissime.
Scrivo lacclusa a D. Giuseppe ed è bene nei giovani
particolarmente provare la loro costanza, nel resto se il Signore
chiamasse D. Ferdinando, sarebbe la maggior gloria della Casa,
con finire, come finì quella del gran Bernardo. Vedete
mille anni rispetto alleternità meno di un momento,
la terra rispetto al Cielo meno di un punto, bisogna pensare a
quel sempre, e a quel tutto, il solo scriverlo mi rallegra il
cuore.
E venuto il tempo, se piacerà al Signore di andare
alla santa Casa, il nostro signor Card. Pallavicino ha designato
la festa dellAnnunciata, la partenza sarà il 18 Marzo
per arrivare a tempo. Hor notate i misteri, il 18 è la
festa dellAngelo Gabriele, che fu mandato per tal Annuncio.
Onde sì come egli per fare questo viaggio prese forma umana,
così tocca a me il pigliare forma angelica, e così
lo spero nel Signore fare questo viaggio: in ieiuniis, et vigiliis,
perché gli angeli non mangiano, né dormono, e in
continua contemplazione, che è la vita degli angeli, e
questi saranno lesercizi del viaggio per quanto potrà
lumana fralezza.
Ma attendete altri arcani il 19 S. Giuseppe, o il 20 S. Gioacchino
nella festa del quale si fa commemorazione anco di S. Anna, così
in questo viaggio lincontrano i sei personaggi di questa
SS.ma Casa, San Gioacchino, S. Anna, S. Giuseppe, S. Gabriele,
la B. Vergine, e il Verbo umanato; io non posso considerare tutto
senza tenerezza; e spero, che la divina bontà ci farà
godere gli effetti di questa armonia, e io mi apparecchio a corrispondere
come posso e penso fare questo viaggio alla grande; onde quando
vi sono avanti Principi grandi, fabbricano scettri, collane, e
gioie preziose, così attendo a lavorare qualche dono; basta,
nostro Signore asseconderà i miei desideri, o per dir meglio
i desideri, che ci dà lui. V. S. con la signora Duchessa,
Mariane, e Minimi e tutti mi accompagneranno in questo santo viaggio,
tanto più, che io le porto i loro cuori, e pregherò
la loro carità in quella santa Casa, e nellora più
sua felice, che fu la mezza notte del 25 di Marzo, quando: Verbum
caro factum est. Ho dato le sue lettere al signor Cardinale che
ci sono state carissime, circa il sopra calice, e borsa, se le
VV. SS. veramente vogliono darli, mi avvisano il tempo potranno
farlo, che io prenderò buona occasione di dirlo, e così
sarà un dono due volte dato; oltre che dubito lo ricuserà.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane
e Minimi.
Roma, 28 febbraio 1664.
1664 03 08 AGT ms.
233, f. 128 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con le costituzioni dei nostri romiti, con la nota in
una cartuccia, e lettera al Padre generale, vedrò tutto
con comodità, aspetterò le lettere del mio santo
Maggio, e poi farò quanto V. S. comanda, bensì che
anco aspetto sua risposta circa quello io le ho scritto sopra
questo luogo. Godo in estremo delle sante ispirazioni le dà
il Signore circa il suo ritiro; V. S. ci faccia le sue dilettazioni
amorose, e ne goda almeno col desiderio; e chi sa che ha da fare
il Signore, o con questi eremiti secolari, o altri claustrali,
come le ho scritto, nostro Signore ci guiderà sempre con
la sua santa grazia; le mando lacclusa del dottore Ottaviano,
e io credo, che verrà più medico spirituale, che
corporale. Qui è venuto il signor Principe di Villanova,
è molto parziale di V. S. e mi dice gran cose di lei, e
dei figlioli, prego nostro Signore voglia perfezionare tutto,
la saluta caramente e per dirle le sue parole se li ricorda schiavo,
ce lavviso per vedere laffetto dellamico. Riverisco
la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, li benedico nel
Signore e mi raccomando continuamente alle loro orazioni.
Roma, 8 marzo 1664.
1664 03 15 AGT ms.
233, f. 129 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 10 passato, e godo che se la passi con salute con
la signora Duchessa e figli, e benedico tutti nel Signore. Spero
nel Signore, Martedì con lAngelo santo Gabriele partire
per la santa Casa, mi porterò tutti i loro cuori, e vorrei
condurvi tutti quelli di tutte le creature: effundite corda vestra
coram Domino; io poi non voglio, che questo mio viaggio sia di
passo, e che termini con una sola visita, però gli porto
un donativo, che resti per sempre, e sarà un donativo di
mille scudi, basta per mille clipei pendent ex ea; e a loro toccheranno
i loro scudi. Il signor Card. Pallavicino ha già fatto
litinerario, e scritto per tutto, acciò mi si dia
alloggio e mi ha fatto mettere in ordine 15 prese di cioccolata
per fare colazione la mattina per strada, tanto che questo viaggio
sarà più suo, che delle VV. SS.; veramente lamorevolezza
di questo signore non si può pensare, e le VV. SS. mi aiutino
con le loro orazioni, a pagargli tanta carità. Condurrò
meco il fratello Geronimo Ventimiglia, figlio del nostro signor
D. Lorenzo, volendo con la compagnia di questo innocente angioletto
supplire alla mia malizia, e vorrei fare questo viaggio tutto
angelico, e se potessi anco per aria, che però ho ricusato
le lettere del signor Card. Carpegna che voleva fare a tutti i
Vescovi del viaggio, e il signor Card. Pallavicino mi ha promesso,
che il maggior regalo mi si farà nellalloggio sarà
non avere soggezione di fare complimenti, tutto il compimento
ha di essere con Dio, e con la Vergine, viva Maria. Io le mando
cambio di 160 scudi, ma non pensate che siano tutti per il viaggio,
perché mi è bisognato aggiustare tutte le partite,
e io ho speso per lei scudi 8 per conto delle statuette dei santi
martiri, che si stanno lavorando; 2 doble per il dispaccio di
Spagna del Padre Alipio e figure mandate, e tante altre cosette,
che minute pigliano assai spesa; e io dico la mia colpa, che non
ho tenuto conto in oltre il resto della stampa, se bene io come
mi pare, le ho scritto, tengo un credito con la Casa della Catena,
per V. S. e signora Duchessa, e ne lascio nota al Padre consultore
D. Clemente La Ficarra per quando morissi, e infine io suppongo
la loro indulgenza, cioè di V. S. e signora Duchessa per
levarmi tutti gli scrupoli, e lassicuro che non tengo cosa
di maggior fastidio che queste spese, e loffro al Signore.
A questo punto il signor Card. Pallavicino mi manda alcuni esemplari
devoti, ne mando due acclusi, e nostro Signore lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane, e Minimi e tutti lo preghino
per me.
Roma, 15 marzo 1664.
1664 04 01 AGT ms.
233, f. 131 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ando
a V. S. lacclusa devozione, quale sentirà meglio
dal Padre Maggio, a cui recapiterà subito lallegato
e franco, e lo metta a conto del Duca trattandosi delle sue monache,
e nostro Signore lo faccia Santo.
Roma, 1 aprile 1664.
1664 04 05 AGT ms.
233, f. 132 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa copia di lettera fo a Mons. Arcivescovo,
nella quale vedrà in compendio il mio santo viaggio, riservandomi
per più poste a scrivere la storiella dellitinerario
per Montefalco, Bevagna, Foligno, Tolentino, Assisi, e per tutti
questi santuari mirabili; mando due pieghetti di scudi, uno de
segnati, e laltro acciò V. S. li faccia distribuire
agli amici, e vassalli devoti a sorte, spero questa devozione
si avanzerà assai con la grazia del Signore e molti si
invoglieranno a farne le spese. Il signor Card. Carpegna comincerà
con farne stampare 15 mila, se bene piglierà poca spesa
e lui intende proseguire tutto, ma sarà gara tra devoti,
perché qui non si tratta di fare donativi morti alla santa
Casa, cioè di lampade di argento, ma di imprimere atti
di vera virtù nei cuori dei Pellegrini. Ma dirò
in appresso. Che pensata ho fatto dei vostri cuori, fu la notte,
solo nella santa Casa, ebbi comodità di fare quello che
voleva, ma non volli abusare della grazia specialissima mi fece
Mons. Governatore, ad istanza dei miei signori Card. Carpegna
e Pallavicino, e mi disse, che tal cosa si era negata a qualche
Cardinale stesso. La Signora però provvide meglio, che
io avevo saputo, perché pregai al rev.do Padre custode
della santa Casa, che li collocasse lui segretamente, e egli subito
li ha posto in una cassetta di elemosine che sta nel santo camino;
né credo potevano stare in miglior parte, che ardendo in
quel luogo a gloria della Vergine, anzi penso che nellaprire
del cassettino per pigliare le elemosine vedendo quei cuori, e
non essendo preziosi per il tesoro, li lasceranno ivi, e così
staranno sempre nel santo camino, per ardere continuamente a gloria
di Maria, beati i vostri cuori che hanno goduto tanto privilegio.
Godo delle sue ultime lettere, che per la festa dellAnnunciata
dovevano entrare le Orfanelle nel nuovo monastero; onde pare che
questo anno per noi sia stata singolarissima la festa, spero che
loro si saranno ricordati di me, come ho fatto di tutti loro,
e anco di tutti gli stessi interessi temporali di uno in uno,
e nostro Signore drizzerà tutto secondo il suo santo servizio.
A Loreto trovai il Padre Tedeschi, che era stato in Palma per
le missioni, e mi ha detto cose grandi di Palma, e delle VV. SS.
e mi ha fatto gran carezze, avendo io posato nei Padri Gesuiti,
ivi penitenzieri, perché come le scrissi il signor Card.
Pallavicino mi ha voluto provvedere di tutti gli alloggi, e fino
della colazione per strada, le mando una sua lettera per vedere
laffetto grande di questo santo signore quello che dice
del Conte di Pignoranda, e che avendole scritto una lettera di
sua mano, quel signor Conte le scrive una lettera festiva, dicendole,
che non mi aveva potuto leggere una parola. Il signor Card. Carpegna
mi ha voluto dare anco provvisione per strada una cantinetta di
vino, e molte cose di zucchero, ma non le ho volute, essendo stato
questo viaggio di tenerezza, e me le ho fatto cambiare con mandorle
atturrate (1), e quel santo signore come
vuole le cose perfette si è contentato; avviso tutto per
sua consolazione per ringraziare al Signore e pregarlo, che non
sia ingrato a tante grazie, e qui li benedico tutti nel nome del
medesimo Signore.
Roma, 5 aprile 1664.
(1) tostate
1664 04 26 AGT ms.
233, f. 135 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
altra mia ho ragguagliato V. S. della devozione goduta nella santa
Casa; con questa voglio dirle qualche cosa del viaggio. E se prima,
è stata celebre quella goduta nel penultimo Venerdì
di Marzo, e per me questo Venerdì sarà memorabile
per tutta la vita. La mattina in Monte Falco, la Beata Chiara
ci mostrò il Crocifisso nel cuore, la sera in Bevagna,
il B. Giacomo il sangue del Redentore nel volto, che mai più
si può desiderare? Questi sono due Santuari grandi, e il
primo celebre in tutta la cristianità, e per ciò
tenuto con gran custodia, e ne conserva la chiave il signor Card.
Facchinetti, come protettore del monastero, e Vescovo Diocesano
di Spoleto. Però questo Eminentissimo mi fece lettera al
Vicario in Spoleto, acciò mandasse con persona seria la
chiave al Vicario di Monte Falco, al quale scrisse pure lettera,
che mi lasciasse godere tutto a mio bello agio, e ne mando la
copia a V. S., acciò veda laffetto straordinario
di questo signore, e come Dio benedetto ci sopraffà in
tutto con la sua grazia. In arrivare a Monte Falco trovai il buon
Vicario, che mi attendeva alla Chiesa, dove stava apparecchiato
tutto per godere la santa devozione! Detta la santa Messa, prima
vidi il corpo della Beata, il quale sta, non solamente intero,
ma maneggiabile, come se fosse vivo, e ogni anno le mutano una
bellissima veste, reca tanta devozione, che lanimo non si
può spiccare di vederla. Dopo fui a vedere in un altro
luogo le miracolose reliquie della Santa, prima si vede il di
lei cuore aperto, che pare una rupe, o per dir meglio una fiamma
di amore, in un altro vaso si mostra un crocifisso di carne, che
si trovò in detto cuore, e una disciplina pure carnea cavata
dal medesimo, e sopra vi sono quelle tre prodigiose palle trovate
nel fiele, delle quali trattano tutti gli scrittori, tutte di
un peso, tanto una, quanto due, quanto tre; sono di materia ignota,
e durissima, che non può ferro romperla, pure nelle turbolenze
del luogo, se ne trovò una rotta in cinque pezzi, che si
conservano tutti, e in tutti si osserva ancora la stessa uniformità
del peso, ed ecco in una santa i principali misteri, la trinità,
e Redenzione; e il Padre Lacerda fa un bellissimo (...) teologico,
qual fosse maggior portento, quello della passione, o quello della
SS.ma Triade, e sono materie non di lettere, ma dei libri. La
sera fui a Bevagna nel convento di S. Domenico, e quel priore
con tanta gentilezza, e amorevolezza, non solo mi mostrò
il Beato, ma richiedendogli io notizia della sua vita, mi volle
per carità sua dare un solo libro, che ne teneva. Fu questo
Beato contemporaneo di S. Tommaso, uomo di gran lettere, di gran
santità, e domandando un giorno al Signore qualche certezza
della sua salute, limmagine del SS.mo Crocifisso, dal SS.mo
costato gli mandò un dolcissimo profluvio di sangue, bagnandogli
il volto con queste dolcissime, e SS.me parole: sanguis iste sit
in signum tuae salutis. Hora il Beato sta pure intero con labito
suo, e in unaltra cappella si vede limmagine del SS.mo
Crocifisso col cuore insanguinato, e io osservai, che essendo
Cristo morto, si vede, che tiene la bocca aperta, che sarebbe
contro larte della scultura; onde è segno certo,
che restò così per il miracolo seguito. Diciamo
di Chiara: cor tanquam cera liquescens, e di Giacomo: facies tua
decora, e al dolce Signore: lava nos in sanguine tuo; tutti: sonet
vox tua in auribus nostris, contemplate tutto con la signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi. Nostro signore li benedica, e preghino
per me; se piacerà al Signore, appresso proseguiremo il
viaggio, perché ora è suonato il primo.
Roma, 26 aprile 1664.
1664 05 02 AGT ms.
233, f. 136 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta passata scrissi a V. S. qualche cosa del mio viaggio
alla santa Casa, ora tocca a dirne alcuna del ritorno. La prima
devozione fu il Giovedì a Tolentino, ove visitai il sacratissimo
corpo di San Nicolò, e vi dissi la santa Messa. Lapparecchio
fu, la Messa, che celebrava il Santo, e particolarmente quella
nella quale, gli apparve nellostia il Bambino Gesù,
e gli disse: Innocentes, et recti adhaeserunt mihi, due parole
di gran peso. Mi sono ricordato di una infermità tenessimo
insieme, quando eravamo giovanetti, e che comparvero due Padri
Scalzi, Agostiniani ignoti, e che con la loro visita ebbimo la
salute, né vi mancò, chi disse essere stato S. Nicolò;
ora io lho pregato per la salute spirituale di tutti e due,
e spero, che se il Santo sanò i corpi, non chiesto, lo
farà maggiormente nellAnime, pregato; V. S. ratifichi
le mie preci, e lo preghi anco per me. Il Venerdì a Foligno
fui a visitare la Beata Angela, quella gran santa, che scrisse
tanti trattati spirituali, e fu favorita tanto dal Crocifisso,
con la partecipazione della sua SS.ma Passione. Trovai nella stessa
Chiesa il corpo della Beata Angelina, prima santa di Civitella,
e anco due Beati martiri, tutti Francescani, il Beato Giacomo,
e il B. Filippo, e con la compagnia di questi Santi sono andato
a visitare il loro Padre S. Francesco di Assisi; avrei voluto
la loro devozione, e particolarmente delle due Angele, che furono
a visitare quei santi di Assisi, e la Porziuncola con straordinaria
Santità, e consolazione del Cielo. Il Sabato mattino fui
alla Porziuncola, lontana un miglio di Assisi, trovai un Tempio
il maggiore, che avessi veduto dopo quello di S. Pietro, e un
monastero sontuosissimo, fabbricato tutto a denarelli, particolarmente
nella festa del Perdono, ove concorrono 80, e 100 mila persone,
e in questo anno per i disturbi passati sono arrivati a 40 mila.
La Chiesina antica della Porziuncola sta sotto la cupola della
Chiesa maggiore, come quella della santa Casa, e mi sono innamorato
in vedere quella santa povertà, coronata con sì
ricco e magnifico Tempio. Trovai i Padri, che si refrigeravano,
e così ignoto, e con ogni quiete dissi la Messa nella santa
cappella. Dopo venne il Padre Superiore, al quale donai una lettera
del nostro carissimo Padre Sambuca, e questo buon Padre mi ha
favorito, come se fossi stato io il Generale. Subito, chiamati
i frati, mi scoperse la santa immagine della cappella, che è
la SS.ma Annunziata, mi mostrò la cella, dove morì
il Padre San Francesco, sotto laltare del quale vi è
il cuore di quel Serafino di carne; il roveto, dove si buttò
il Santo, che oggi è senza spine, e le frondi nascono tinte
di sangue, e così tutte le altre reliquie, e cose insigni.
Ci fece fare una santa cena, e dopo partimmo per Assisi, e allo
smontare ivi, quando ci troviamo dietro il buon Padre, che con
amorevolezza straordinaria ci volle mostrare quei Santuari. Prima
fummo alla casa paterna, convertita in Chiesa, dove ci mostrò
un luogo oscuro, ove il Santo fu carcerato dal padre. Indi ad
unaltra Chiesetta, che fu la stalla, ove nacque il ritratto
vivo del Salvatore; poi al fonte, ove fu battezzato. E similmente
a S. Chiara, ove adorammo il suo santo corpo, e in un gran reliquiario
vedemmo il santo Crocifisso, che parlò al Santo, e con
mia estrema tenerezza, un impiastro, che egli teneva sul costato
ancora bagnato col suo sangue.
Il termine fu al santo convento, ove giace il corpo del Crocifisso
dei Serafini. Arrivai a tempo si cantava con bellissima musica
la compieta, né volli disturbare il Padre custode, con
dargli le lettere del Padre Lauria, mi godei tutta la compieta,
dopo la processione alla Madre SS.ma con le litanie, e orazione
dellImmacolata, e poi tutti i Padri, fatto un gran cerchio
allaltare maggiore, che corrisponde alla Chiesa sotterranea,
e occulta, dove sta quel santo deposito, cominciarono una funzione
tanto tenera, e devota, che mi commossero le viscere, e laffetto;
dissero il salmo, che si cantò alla morte di S. Francesco,
e poi alcune antifone, versetti, e orazioni molto alla lunga,
nei quali il Santo benediceva i suoi figli, e questi domandavano
i suoi aiuti; cose tanto belle, che io finiti tutti gli offici,
ne feci viva espressione al Padre custode, il quale mi disse,
che quella devozione era il transito del Santo, e si cantava così
solennemente ogni Sabato. Onde io restai consolatissimo di essere
arrivato in quel giorno, e in quella ora, lo pregai istantemente
per una copia; la manderà al Padre Lauria, e ne parteciperò
V. S.; la notte volli intervenire coi Padri al mattutino su la
mezza notte, con particolare devozione. La mattina dissi la Messa,
visitai la terza Chiesa, che sta di sopra, e poi le sante reliquie.
Mi mosse assai una cartella scritta di mano del santo Padre a
Fra Leone, che egli chiamava la sua pecorella, e una breve, ma
santa benedizione, che egli le fa; una simile gli ne ho domandato
io per me, per le VV. SS., ed è la seguente, con la quale
finisco la lettera (non potendo oggi esser più lungo),
e me li raccomando alle orazioni. Saluto la signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi.
Roma, 2 maggio 1664.
Benedicat vobis (suppongo, che il Santo parli a tutti noi) Dominus,
et custodiat vos: ostendat faciem suam vobis, et misereatur vestri,
convertat vultum suum ad vos, et det vobis pacem.
1664 05 24 AGT ms.
233, f. 136r autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
icevo la lettera
di V. S. e godo che stia nella santa vocazione alla religione,
avrei però voluto, che ella rispondesse a pieno alla mia,
con darmi conto della prima chiamata, progressi, e esercizi tenuti,
perché io con le proposte generali non posso che dare risposte
generali, faccia quanto ho scritto, e lo faccia pienamente e schiettamente
senza studio, e mi dica tutto linterno, pure letà
che tiene, e studio che fa, acciò io possa darle un santo
consiglio; né creda che ella tiene più ardore di
me in questo, e sappia che il mio desiderio è vederli tutti
santi. Saluto la signora Duchessa, le sante sorelle, D. Ferdinando,
e a tutti benedico nel Signore e lo preghino per me.
Roma, 24 maggio 1664.
1664 05 24 AGT
ms. 233, f. 137 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo più
lettere di V. S., e prima godo molto della santa devozione del
Rosario perpetuo e che in Palma si faccia a mese, però
nella schedula tra il mese, e lore non ci vuole spazio,
non bisognando spiegare tal mese. Io ho notato il primo giorno,
e la prima ora, cioè dati il 24 del giorno antecedente,
circa lindulgenza sarò dal Padre generale dellordine
che è quello che lha ottenuto dal Papa, come egli
stesso mi disse una volta, e spero ne terremo perfetta notizia
e favore per quello ancora.
Scrivo lacclusa a D. Giuseppe et nolite spiritum extinguere
e godo che scriva più minuto, che le serve anco per conoscere
meglio le cose dello spirito, e intanto preghiamo nostro Signore
acciò ci faccia tutti santi, e ogni pensiero che non batta
qui, tutto è perduto. Mando la meditazione della santa
Casa se bene V. S. non ne dia copia, perché piacendo al
Signore si hanno da stampare. Il Padre Silos prima di V. S. mi
aveva scritto la morte del mio amato signor Annibale, e spero
che Dio labbia in gloria, e si vede come egli paga in terra
anco i suoi servi, perché anco in una morte improvvisa
è acclamato da tutti per santo. Circa gli interessi di
V. S. non dubiti, perché se ella veramente lha pagati
a Dio, questi mai manca; oh che bella cosa avere un signore che
non può mai mancare, e che per sempre ha da vivere, e fare
similmente beati per un eternità. Saluto la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi e Orfanelle, e tutti preghino per me. Ho
recapitato la lettera a Mons. di Siracusa, il Padre Cicala la
riverisce caramente e lavremo qui alla rinfrescata col signor
Card. Bonelli, di cui è confessore, e assai amorevole.
Roma, 24 maggio 1664.
1664 06 28 AGT ms.
235, f. 138 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo una di V.
S. del 16 passato con la copia delle costituzioni del nostro santo
monastero, e mi sono piaciute assai, brevi, chiare, e vi è
tutta la sostanza dello spirito; ho notato alcune poche cosette,
come vedrà per lacclusa al Padre Maggio, del quale
pure mando due sue lettere, e veramente ha ragione, e circa lofficio
avanti, e immediatamente lorazione è un affogare
la povera orazione, e la salmodia unamorosa contesa che
fa lAnima per espugnare il Cielo con tante saette giaculatorie,
e lorazione le segue come il riposo al valoroso soldato.
Onde bisogna lasciarlo in quiete e godimento, né slanciarlo
di nuovo alle frecce, e alle saette; le comunioni delle inferme
sono ordinate per consolazione, e godimenti particolari, e con
quanta meno solennità, tanto riescono più devote,
e saranno meglio, si potessero fare da solo a solo, oltre che
le tante processioni difficoltano lopera, imbarazzano il
ministero, e levano quella venerazione, che si deve al santo viatico,
il quale parrà sempre una comunione particolare, né
farà impressione allinferma, e al ministero. Io spero
che accomoderanno tutto, e pure come cennò il Padre Maggio
non mi pare correre subito alla stampa, ma praticarla prima per
tre anni, con la scienza e sperimentarle, e poi stabilire il tutto.
E legge dei Padri di S. Domenico e di molti altri religiosi,
che mai le ordinazioni dei capitoli generali abbiano: vim constitutionis,
se non per la conferma del 2° capitolo, perché alle
volte la teoria è diversa dalla pratica, perciò
io ho soprasseduto parlarne al signor Card. Pallavicino, il quale
in questo so, si rimetterebbe a me, e si può fare con migliore
occasione nel tempo della stampa circa il portare limmagine
di nostra Signora lho per cosa assai devota, e con laffetto,
efficacia del detto signor Cardinale credo potrà riuscire;
ebbene, però che V. S. gli scriva due parole in genere,
con dirgli, che avendo avuto confermate le costituzioni del monastero
da Monsignor Vescovo desidera perfezionarle col favore di S.E.
che è il protettore, e rimettersi a me; e si lascia servire,
il farlo senza lettera, o pare troppo dimestichezza delle VV.
SS. per trattarli senza lettere, o poca premura del negozio, mentre
né anco le scrive loro assai che nel refettorio, si leggono
le regole, ma pare che si devono leggere quelle cose, che veramente
si hanno da osservare, che è la fine della lettura, altrimenti
sarà un divertimento, e questo quanto brevemente mi occorre
circa al santo monastero, del quale io parlerei, e scriverei ogni
momento, e però V. S. lavvisi largamente tutto quello
che stima di servizio per il Signore, che questo è il mio
desiderio.
E questa mattina, con una fregata di Palermo, ho mandato al Padre
D. Filippo Agliata due cassette con due statuette dei santi Clemente
e Celso, serviranno per modello delle statue grandi che desia
fare, e queste le potrà accomodare su due studioli, o scrittoi,
perché veramente sono due gioie, le ha fatto uno dei primi
scultori di Roma, ed una di queste serve per modello di un S.
Eustachio che va nella Chiesa di S. Agnese, la quale è
tutta di pietre orientali, e pensate che figure se li richiedono,
lho fatto fare di bronzino perché loro lavrebbe
fatto parere finti; ma il lavoro è quello, che sopratutto,
ma codesti suoi artefici conosceranno bene la maestria, il prezzo
è di circa 20 scudi; pure ho fatto una spesa per il Padre
D. Filippo, per quello esso spese per le paste come vedrà
per lacclusa, sebbene si è speso poco più;
anco in rispetto di alcuni libretti che mando, e anco per resto
che dovrei ai librari; però appresso farò il conto,
e manderò qualche polisa, e in queste materie io sempre
mi acquieto con lettere di V. S. di affetto, e carità della
signora Duchessa. I libri sono quattro: Annus Bonaventurae come
V. S. mi scrisse, una santa Regina Benedettina, la bellezza di
Dio del Padre Nieremberg, che mi pare non averlo mandato, e un
libro di orazione tutto mio caro, che io ne ho fatto una breve
economia. E per farne qualche concetto; io lho mostrato
al Padre generale di S. Bernardo (1) assai
amico, e singolare in questa materia, e gli è piaciuto
tanto, che mi disse aversene fatto fare copia, e che il monaco
la copiò anco per se, e gli disse, che nel riscrivere li
parve le avesse venuto lume di orazione. Il signor Card. Pallavicino
lo ha lodato assai, ma lui dice chè di li cento dire;
ma io stimo che il nostro monastero sia [uno] di questi dire,
però la mando a V. S., la legga bene, poi veda il libro
e poi rilegga di nuovo leconomia, perché io per dirla
confidentemente stimo che questo nostro scritticello sia più
chiaro, e facile per la pratica; ad ogni modo non lo faccia praticare
al monastero, se prima non lo capisce bene la guida, perché:
si cecus cecum ducit. Ma io spero nel Signore che questo è
da vera orazione dei veri spirituali, e mi pare esercizio più
di angeli che di uomini, e cerco di comunicarlo quanto più
posso, e di già lho mandato al Padre Maggio, e qui
in Roma il libretto è stimatissimo da tutti, gustate e
vedete. Il pittore del signor Card. Carpegna è partito,
ma ho trovato un altro valentissimo per la Madonna, avvisi se
la grandezza del quadro sia a proposito di sette lungo, e dieci
alto; né mi pare può essere minore, procurerò
il loro gusto. Riverisco la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, e Orfanelli, e tutti preghino per me, come io fo per loro.
La risposta al Padre Maggio, V. S. la mandi per il signor Brigandi.
Roma, 28 giugno 1664.
(1) questi era il Padre Bona poi Cardinale
1664 07 05 AGT ms.
233, f. 139 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 16 passato con lavviso delle medaglie trovate,
e veramente è una bella prova per le rovine della fortezza
del
.; qui vi è un signore tedesco che ha stampato
su questa materia delle medaglie, e dedica il libro alla Regina
di Svezia, è mio amico, e tutto della Casa del signor Card.
Pallavicino, se V. S. ne gusta qualche notizia, ne potrò
far fare una minuta relazione. Godo del gusto ha tenuto delle
mie devozioni allandare alla santa Casa, spero che altre
tanto ne avrà di quelle, che per grazie al Signore ho tenuto
al ritorno. Qui il Papa ha concesso al nostro Re, che per tutta
la Spagna si reciti lofficio dellImmacolata del Mignorico,
che è quello approvato da Sisto IV francescano, che certissimo,
spero, che appresso si dilaterà per tutti gli stati soggetti
al Re, e vorrei che la Sicilia fosse la prima a farne istanza
a sua Maestà e V. S. veda di cooperarci con scrivere a
qualche ministro amico, o a Mons. Vescovo. Pure ad istanza del
Re si farà lofficio di S. Pietro Velasco, fondatore
dei Padri della Mercé, a 29 Gennaio, qual giorno era destinato
per il Beato di Sales, la cui canonizzazione sarà ai Santi,
e credo bisognerà tirare la festa a dì 4 Febbraio,
essendo glaltri tutti impediti. Vedo il desiderio di V.
S. tiene per la causa del Padre Alipio, non è meno il mio,
ma queste sono cose tutte di Dio, quando egli vuole, muove i monti;
ad ogni modo io vado pensando qualche modo per costì prepararvi
una indelebile memoria e venerazione, e se piacerà al Signore
ne scriverò una seria. Intanto particolarmente mi raccomando
al santo martire, che bene ha speso il sangue per Dio, fo riverenza
alla signora Duchessa, figli, Mariane, minimi, et Orfanelli, benedico
tutte le VV. SS. e tutti preghino per me.
Roma, 5 luglio 1664.
1664 07 26 AGT ms.
233, f. 140 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. del 20 e 28 passato, con lavviso del buon principio del
raccolto, e da Spagna dicono molta sterilità; onde credo
vi saranno assai tratte, e i prezzi avranno qualche mediocrità;
intendo pure il principio della Tonnara, e tutto ho sempre raccomandato,
e raccomando a nostro Signore. Godo del devoto dubbio che fa V.
S. al Signore nel Sacramento, le dico che il nostro amabilissimo
Signore nelle sacratissime specie di pane e vino sta per modo
indivisibile; onde naturalmente non può esercitarsi corporalmente;
onde non vede, non si muove; e così sta ivi tanquam moraliter
mortuus, V. S. veda il nostro: Annus Bonaventurae che nella fine
nellorazione dopo la Messa nella feria V mette a questo
tenerissimo punto, ma non è per tutti, perché il
volgo quando intende che il Signore ivi non vede, non sente; non
lo capisce, o si raffredda nella devozione, ma chi si interna
bene, ammira la divina bontà, e infinito Amore, e che stando
ivi quasi legato nei sensi, con lintelletto tutto vede,
tutto sa; V. S. legga bene detta nostra meditazione, e lassapori,
che speri il Signore le comunicherà gran sentimenti del
suo Amore. Avverto V. S. che non per ciò si può
cavare, che il Signore patisse in quello stato, perché
questo è un miracolo singolarissimo e eccellentissimo,
di stare le cose corporee a modo indivisibile, e spirituali, e
tutto ha voluto fare per amore nostro linfinito Amore di
Gesù.
Mando lacclusa figliolanza al signor D. Vincenzo Campolo
per mostrargli la dovuta gratitudine allaffetto che tiene
alla religione, questo è un tesoro grandissimo e se V.
S. tiene una formula dellindulgenza, che le mandai una volta,
ne le mandi copia, e me lo saluti caramente e prego continuamente.
Godo più dellintenzione, che delleffetto, e
se il caso fosse a tempo mio non le concorrerei, perché
le cose piccole non fanno per la religione, e io avrei piazza,
e altri simili poi il nostro istituto è di vivere senza
entrate, e di spontanee elemosine, proprio di città grande.
Io le volevo scrivere, che poteva fare il legato, ma che non essendo
ricevuto fra un anno, succedessero i Padri della Compagnia con
obbligo di fare una cappella al Beato Gaetano, perché i
detti Padri hanno entrate, e già sono in Modica, e Scicli,
e tutto era per lo zelo del servizio del Signore e della Patria;
poi ho pensato dire tutto a V. S. che come più vicino e
con laffetto che anco tiene alla città con la sua
prudenza, potrà disporre lanimo secondo le ispirerà
il Signore, al quale intanto io raccomando il negozio, volendo
sempre in tutto la sua maggior gloria. Farò diligenza del
SS.mo Sacramento e avviserò. E qui a V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi e Orfanelle mi raccomando nelle orazioni.
Roma, 26 luglio 1664.
1664 08 15 AGT ms.
233, f. 141 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
icevo la lettera
di V. S. data il giorno della visitazione di nostra Signora e
rispondo. Oggi, che è il dì della sua Assunzione
e sì come ella lo visitò con tanti santi sentimenti
nella sua lettera, così io con questa la prego che lo faccia
ascendere al suo desiderato Cielo della religione; lavverto
bensì caro figlio, che la Vergine ancorché fosse
Madre di Dio, prima di andare al Cielo, volle morire; così
ella se veramente vuole godere il Cielo della santa cella, bisogna,
che affatto muoia al mondo, e vivere solamente a Dio; oh che gran
cosa è questa, pensare sempre di Dio, questa è la
beatitudine della terra, e un certo incominciamento di quella
del Cielo, io scrivo questo con qualche tenerezza, perché
penso, chella entrando così giovanetto nella religione,
e senza quelli gran peccati, con che ci sono io entrato, sarà
con laiuto del Signore di eseguire questo santo commercio
con la sua Maestà infinita. Caro figlio fate orazione,
e sarete Santo, maggiore orazione, e maggior Santo; non posso
dirle altro che fate buona orazione, et nos cum prole pia benedicat
Virgo Maria.
Roma, 15 agosto 1664.
1664 09 06 AGT ms.
235, f. 127 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
ol
nostro carissimo Fra Innocenzo di Girgenti, mando a V. S. la storia
del signor Card. Pallavicino, con unaltra medaglia le manda
lo stesso signore, come le scrivo a lungo per la posta. Onde con
questa lo benedico nel Signore, come fo alla signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, e a tutti loro mi raccomando nelle orazioni.
Roma, 6 settembre 1664.
1664 10 18 AGT ms.
233, f. 144 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
a
posta passata non scrissi, perché ebbi un poco di male,
lavviso, perché lo vedrà per lacclusa
del signor Cardinale, perché altrimenti non occorreva,
non essendo altro male, che loffese del Signore; V. S. vedrà
con la risposta del signor Cardinale e la copia della lettera
[che] fa al signor Conte di Pignoranda, e vedrà se è
di quelle appese al muro; veramente i favori, e cordialità
di questo signore sono singolari; V. S. glielo ringrazi brevemente,
umilmente, e cordialmente. Io appunto oggi ho spedito due pieghi
per la Spagna, e inviati per via di mercanti, ho mandato anco
lettere al signor Abate Castelli, e signor Abate Giustiniani,
il quale sebbene non è di sfera grande, basta nel suo grado
farà assai; nostro Signore e la santa Madre guidi tutto
con la sua benedizione. Mando lacclusa di Ottaviano, e Venerdì
qui gli parlerò, come devo, la dispensa per D. Tommaso
dAmico non è possibile, al più si suole dispensare
14 mesi. V. S. lavvisi a suo tempo. Il duplicato fatto per
la Spagna mi fa esente di scriver altro; nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi e Orfanelli, e
tutti preghino per me. Il dì del nostro S. Luca pregate
per me.
Roma, 18 ottobre 1664.
Non ho avuto tempo di copiare separata lettera al signor Conte
di Pignoranda, ne mando una copia, che va con altre due del signor
Cardinale, quale mi ha fatto copiare per tenerla meco, come cose
eccellentissime nello stile, nella frase, e nellaffetto;
V. S. me ne rimandi copia, sono cose da studiarsi.
1664 10 25 AGT ms.
233, f. 145 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. del 12 e 27 Settembre, e ricevo consolazione grandissima
della solenne festa hanno fatto del SS.mo Rosario, e sopratutto
del gratissimo olocausto si è fatto di suor Maria Maddalena,
ne ringrazio il Signore, ne benedico la santa Madre, e me ne congratulo
con tutti le VV. SS. per goderne siffattamente poi con la grazia
del Signore nel Paradiso. Circa allinsegna della Madonna
per le nostre Mariane, al mio ritorno il Papa andò subito
a Castello, venne Giovedì, passate le feste, attenderò
allopera. Ricevo la nota dellindulgenza, ma la desidero
più chiara, e vorrei la copia dei brevi mandati con più
facilità. Così per la signora D. Lucrezia Caetano
il memoriale distinto, perché io come le scrissi laltra
volta non conservo tutte le scritture mandate, particolarmente
quando mi pare aver dato le risoluzioni; e V. S. tenga regola
di scrivere, e mandare sempre le scritture, e ogni cosa a pieno,
come se mai avanti lavessi scritto, pure circa ciò
mi pare, che io lavvisai che questa licenza si poteva ottenere
in monarchia, e si è praticato con le sorelle del signor
Bonifacio Astuti; V. S. si faccia informare, che ne troveranno
gli atti in monarchia. Farò diligenza per i Padri Riformati,
e scriverò a pieno. Il Padre Cicala doveva partire per
lultimo di questo, forse le arriverà il piego di
V. S. e con la sua efficacia opererà in istanti, e lasciato
il negozio al Padre D. Emanuele Calascibetta, al quale io ho mandato
i duplicati per il signor Conte di Pignaranda, la cui moglie quando
era in Spagna, si confessava con detto Padre, e lo stesso Conte
lo vuole bene assai, e lo stima da Santo. Vedete che bella congiuntura,
nel resto le lettere del signor Cardinale, amico suo, che spero
ogni gran cosa; nostro Signore indirizzi tutto a sua maggior gloria,
la ringrazio dellavviso dei salumi, e le ricordo i pistacchi,
che sono il pane quotidiano del nostro signor Cardinale. Cominciai
la lettera con suor Maria Maddalena, finisco con D. Giuseppe,
e mi sono intenerito delle sue, e vostre risoluzioni, io non le
scrivo, perché allarrivo di questa, credo sia presentato
con la gran Signora nel Tempio della santa religione. Mi congratulo
con V. S. di questi santi sacrifici fa al Signore e spero che
anco in terra ne godrà frutti di benedizione. Il Padre
D. Gio: è stato mio maestro di novizi, ed è Maddalena
per lo spirito e Maria per il corpo, pure in noviziato assisté
il Padre Maggio per gli esercizi di umanità, e spero il
figliolo sarà indirizzato a gran perfezione, V. S. crederà,
che Dio benedetto lo ha chiamato con tutta specialità,
lo avrà da condurre per sentieri altissimi di vero spirito.
Me ne rallegro di nuovo con tutte le VV. SS., signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi e Orfanelli, e tutti preghino per me.
Roma, 25 ottobre 1664.
1664 11 03 AGT ms.
233, f. 149 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
l
latore di questa è il nostro buon sac. D. Simone Pietro
Rizza, ha pensieri assai santi, V. S. lami, e laiuti,
con lordinario ho scritto diffusamente. Viene ancora D.
Gio: Batta Di Stefano, giovane assai virtuoso e abile, lo raccomando
molto a V. S. per avanzarlo nel suo officio, ed egli desidera
il maestro notariato, lun e laltro saranno per supplire
alla brevità di questa, con i loro racconti di Roma. Il
nostro buon medico Ottaviano, già è risoluto venire
alla patria, e ne scrive a V. S. ce lo raccomando quanto posso,
giovane virtuosissimo e dedito alla santa perfezione; nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, e
Orfanelli, e tutti preghino per me.
Roma, 3 novembre 1664.
1664 11 21 AGT ms.
233, f. 142 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Oggi è la festa della Presentazione della Beatissima Vergine
e mi ho serbato a posta questa giornata a risponderle per salutarlo
come figlio, e fratello in cotesto santo noviziato.
Godo assai delle sue lettere, e per quello, che V. R. vuol sapere
da me, io non posso dirle altro che quel versetto di Davide: oculi
mei semper ad Dominum. Lo scriva nel principio del suo breviario,
diurno, nella cella, e principalmente nel cuore; né tema
che mirando continuamente il Cielo, inciampi nella terra, perché
lo stesso Davide soggiunge: et ipse excellet de laqueo pedes meos;
né le occupazioni temporali ancorché sante e buone
ci hanno da levare la veduta di Dio. La nostra vita spirituale
ci viene figurata nella scala di Giacob, nella cui sommità
sia assiso il Signore, e gli Angeli ascendono e discendono, cioè
lAnime giuste continuamente ascendono al Signore con la
contemplazione, e discendono con le operazioni della vita attiva;
ma osservate, che questa scala si ci rappresenta di legno, non
di pietra, fra le quali passa questa differenza, che nella scala
di pietra quando si sale, si sta con gli occhi verso la sommità,
ma nello scendere mirano al basso; nella scala di legno gli occhi
così nel salire, come nel scendere sempre mirano la sommità,
ove sta assiso il Signore che perciò mai dovremo lasciarlo
di vedere: oculi mei semper ad Dominum. Questi occhi poi hanno
di essere ciechi allobbedienza, e morti a noi stessi, e
al mondo; fra gli occhi ciechi e morti passa questa altra differenza,
che quelli non vedono, ma si muovono, questi però né
vedono, né si muovono; così il religioso deve operare
quello che li comanda e vuole lobbedienza senza vedere,
o discorrere punto sopra ciò; circa le cose del mondo né
deve discorrere, né operare. Tanto che locchio ha
di essere morto al mondo, cieco allobbedienza, e solo vivo
a Dio: oculi mei semper ad Dominum. Tutto questo discorso lo capirà
meglio nellorazione, perché io non posso che scrivere
rozzamente. Anzi la stessa orazione è lo stesso, che: oculi
mei semper ad Dominum, però come le scrissi laltra
volta, così le scrivo ora, e varrà per sempre; orazione,
orazione, ovvero è lo stesso: oculi mei semper ad Dominum,
oculi mei semper ad Dominum. Riverisco umilmente al Padre D. Giovanni,
suo e mio maestro dei novizi, e lo sperimenterà, come a
me Maddalena nello spirito, e Marta nel corpo, ben vero, che io
essendo entrato grande di età, e gran peccatore, non potrei
approfittarmi del suo spirito, spero che lei entrato giovanetto,
rifarà i miei mancamenti, dei quali con ogni dolore io
me ne pento, e prego V. R. sia santo, ma che anco faccia santo
me, e vorrei santificaste tutto il mondo. Questa mattina ho applicato
la mia Messa per lei, e così le resta obbligo di fare quanto
le ho detto; pregate sempre per me, né occorrono tante
lettere, questa valga per molte, perché se io lavessi
da scrivere mille volte non saprei che dirle se non che orazione,
et oculi mei semper ad Dominum.
Roma, 21 novembre 1664.
Riverisco di nuovo al Padre D. Gio: e la prego per i disegni delle
pianete le supplicai.
1664 11 27 AGT ms.
233, f. 143 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ono
due poste, che non tengo lettere di V. S., è capitata bensì
la fregata di Trapani con i bellissimi salumi, e già si
è cominciato a gustare, e basterà per Avvento e
Quaresima, e tutti ne rendono assai grazie a V. S. e preghiamo
continuamente per loro, e si farà con più merito
nei santi digiuni. Il signor Cardinale le fa lacclusa, e
resta assai consolato della sua cordialissima, ieri sera abbiamo
fatto lanniversario della sua nascita, entra nei 58, fossimo
nella scala santa, e poi alla nostra solita emulazione, e sempre
cè lopera di V. S. con i pistacchi. Il signor
Palazzolo, che mandò i salumi scrive con titolo di confessore
del Papa, non so come V. S. mi fa grazia avvisarlo, non si veda
venire qualche lettera alla posta con questo titolo stravagante.
Per la spedizione del breve è bisogno la bolla autentica
di Urbano alle monache di Spagna, ho dato ordine di pigliarla
nellarchivio di S. Pietro, ove stanno le scritture antiche
e forse lavremo oggi, che comincia la novena dellImmacolata
Concezione sempre benedetta.
Ho detto con occasione di questo SS.mo mistero al signor Card.
Carpegna la devozione di Palma di salutare la Beatissima Vergine
alle 20 ore in memoria dellistante purissimo della sua Concezione,
e le ha piaciuto tanto, che anche egli a quella ora fa il suo
saluto, e ordinato ai suoi più intrinseci a dire lAve
Maria; io per ricreazione spirituale le ho detto, che lo voleva
scrivere a V. S. per farci venire la cittadinanza di Palma, e
ce lavviso, acciò preghino sempre per questo Cardinale.
Mando a V. S. lacclusa del nostro Padre dolcissimo Tedeschi,
per vedere i progressi della devozione delle lodi della Madonna,
finisco perché devo essere dal signor Card. Carpegna, per
cominciare la devozione della santa novena; evviva, viva sempre
Maria e nel suo santo nome la benedico, con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi e Orfanelli, e tutti preghino per me. Roma,
27 novembre 1664.
1664 12 06 AGT ms.
233, f. 47 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. del primo passato, e con molta ragione hanno potuto godere
del mio santo viaggio (1), avendo io in
tutte quelle sante devozioni sempre ricordatomi di loro, e generalmente
ed individualmente e quando avrò tempo, vi avviserò
le devozioni in particolare, e col commento le ho promesso, che
spero le saranno di consolazione; e intanto aspetto la lettera
per il signor Cardinale e lavvisi più lunghi.
Godo avvisi esser già costì il Padre Maggio, e io
lho accompagnato da qui secondo le giornate del viaggio,
particolarmente alla Madonna SS.ma di Trapani, e il giorno della
presentazione dissi la Messa per il fratello Giuseppe, e nel medesimo
giorno gli scrissi una lunga lettera, come a fratello, e figlio
nel Signore al quale prego a farlo Santo, e infiammarlo tutto
del santo Amore.
Oh che consolazione dovete tenere aver dato il vostro primo figlio
a Dio, mi ricordo, che alle volte mi dicevano volerlo mandare
alla Corte del Re. Hor che ha da fare farli sposi di Cristo, eredi
del Cielo; gran cose sono queste, ma più grande se le penetrasti,
e quanto più sintendono, più sammirano;
me ne rallegro con V. S., signora Duchessa, le buone sorelle,
e li raccomando a D. Ferdinando, gli basterà lesempio
del fratello, e sorelle per esser santo, così prego a tutti,
e così preghino loro per me.
Il signor Giandaidone mentre mandò il piego a Roma, doveva
fare una sopra carta a me, io ho fatto diligenza alla posta, né
è capitato tal piego, e il mastro della posta mi dice che
sarà restato in Messina, perché questi pieghi quando
non saffrancano li lasciano, perché in Roma chi paga
il porto? Però io stimando che il signor Giandaidone fosse
partito con la Corte, per Palermo; ho scritto al Padre D. Domenico
Castelli dei nostri, che mi favorisse recuperare alla posta detto
piego, e che lo recapitasse in Spagna al Padre Calascibetta, e
credo lo farà bene per esser il Padre stato in Spagna,
e pratico dei negozi; e lho pregato che di tutto avvisasse
V. S. la quale però non lasci di fare il terzo piego per
abbondare in cautela. Il Padre Cicala scrive, che dovrà
partire col signor Card. Bonelli per il 3 di Novembre, e che sarà
qui per Natale. Onde credo forse lavrà capitato il
primo piego di V. S., preghiamo nostro Signore che guidi tutto
con la sua santa grazia. Ho inteso il caso del signor Gerlando,
sono le commedie, o tragedie di questo mondo; V. S. nellaltra
perdita avrà guadagnato il merito di conformarsi con la
volontà del Signore, ma qui un atto di umiltà di
più, mentre la riconosce della sua mancanza bisogna ringraziare
sempre il Signore, che di tutte le cose possiamo cavar bene, e
approfittarci, però ho raccomandato al Signore e V. S.
e signor Gerlando ancora, a ciò delle cadute, ne serviamo
per maggior innalzamento alle cose del Cielo; finora non ho potuto
ancora avere la bolla di S. Pietro, cose lunghe della Corte, V.
S. ne tiene poca speranza. Voglio avvisarle, che i salumi vennero
assai maltrattati dal mare, li feci vedere a pratici, e mi dicono,
che tolti i masselli, glaltri sono salumi vecchi, V. S.
veda di che confida.
Riverisco la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, e Orfanelli,
e tutti le benedico nel Signore, e lo preghino sempre per me.
Roma, 6 dicembre 1661 (2).
(1) a Loreto (2) La data risulta illeggibile,
concordiamo col compianto Padre Andreu il quale suggerisce 1664
(vedi: Pellegrino alle Sorgenti, pag. 73 nota n. 34)
1664 12 27 AGT ms.
233, f. 146 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 30 passato, e mi fece ridere con lo scrivere che
stava sospeso della mia salute. Non bisogna mai pensare a questo,
non sapete voi che: quotidie morimur, e poi i religiosi non sono
morti al mondo, una cosa solo si ha da pensare che è leternità.
Hoggi è la giornata, che facciamo la scala santa con il
signor Card. Pallavicino, le ho dato la sua lettera, e le è
piaciuta in estremo, cordiale, e senza affezione, glielo scrivo,
acciò quando scrive, non abbia mira a dir belle parole,
ma parlare da vero, e di tutto grazie al Signore. Il piego per
la Spagna è andato per via di Milano a buonissimo recapito.
Il Padre Cicala il 10 di Ottobre non era partito, ma stava sulla
partenza, forse il primo dispaccio le fosse capitato, Iddio nostro
Signore guidi tutto, con la sua santa grazia. Vedo la lista dei
salami, e a suo tempo scriverò quello che occorrerà,
per i pistacchi, verranno a tempo; il signor Cardinale ne ha per
altri 15 giorni, e questo è il suo cibo quotidiano; procurerò
le scomuniche, come V. S. comanda, e qui di cuore me li raccomando
alle orazioni della signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi e
tutti benedico nel Signore.
Roma, 27 dicembre 1664.
1665 01 07 AGT ms.
233, f. 150 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
uesta
posta non porta lettere di Sicilia, e veramente sono state tali
le nevi, che non si è potuto viaggiare; Mons. Febbei venne,
e ritornò subito fuori. Spero sia tornato stasera; V. S.
si assicuri, che non si dorme, preghino tutti intanto la Beata
Vergine. Il Padre Cicala scrive da Porto Ercole; onde fra pochi
giorni sarà qui col signor Card. Bonelli (1),
V. S. gli può scrivere la buona venuta, sapendo quanto
esso le sia amorevole, e lavvisi lentrata del fratello
Giuseppe, per mostrargli più attacco, e cordialità.
Io riverisco la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e Orfanelli,
non scrivo più lungo, perché vengo tardi dalla visita
della scala santa col nostro signor Card. Pallavicino (2), quale
sempre si ricorda di V. S. e di tutti loro, ai quali tutti lo
raccomando nelle orazioni, così facciano per me, e qui
li benedico nel Signore.
Roma, 7 gennaio 1665.
(1) donò alla Duchessa Rosalia, il corpo
di un santo fanciullo, San Felice Martire, proveniente dal cimitero
di S. Callisto
(2) donò al Duca Giulio, il corpo di San Traspadano Martire,
proveniente dal cimitero di S. Priscilla, precisazione doverosa
perché leggiamo diversamente nella vita stampata di suor
Maria Crocifissa ed. 1704, e nellarte e spiritualità
nella terra dei Tomasi di Lampedusa, ed. 1999
1665 01 10 AGT ms.
233, f. 151 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
l
terzo ritratto è una immaginetta di carta a chiaro scuro
di S. Rosalia, fatta dal signor cavaliere Bernini, il primo architetto
e scultore, che abbiamo avuto dopo Michelangelo. Egli ha fatto
quella gran macchina di bronzo al tempo di Urbano sopra la confessione
di S. Pietro, con lornamento delle nicchie, e statue; il
presente portico, la cattedra, la fontana di piazza Navona, e
infine tutto il bello di Roma moderna. Ultimamente il Re di Francia
volle un disegno per un suo palazzo regio di Louvre; e gli ha
regalato del suo ritratto appeso, una catena di diamanti di 4
mila scudi. Hor a questo il signor Cardinale domandò questa
immaginetta, della quale egli è scarsissimo, e solo ne
lavora due, o tre lanno per il Papa, per la Regina di Svezia,
e per il signor Card. Chigi. Disse volerla fare a suo agio, e
per la spedizione il signor Cardinale raccomandò il negozio
a Mons. Bernini, prelato veramente degno di un tal Padre. Monsignore
fece lufficio caldamente a segno che il cavaliere fece limmaginetta,
sebbene non [fosse] finita affatto, e fu così detto al
signor Cardinale. Ma al cavaliere non piacque quel lavoro, e lo
stracciò, e disse al figlio, la farò a suo tempo,
e si è dilungato fin ora, e in questo tempo il povero Monsignore
è stato quasi assentato dal signor Cardinale per tanta
dimora; finalmente venne lentusiasmo al buon cavaliere,
e ha fatto veramente unopera degna di lui, e chi lha
veduta, lha ammirata, ed egli stesso dice, che tra le sue
statue la migliore è S. Teresa nella Chiesa della vittoria,
e fra limmaginette è questa di S. Rosalia.
Dipinse la santa mezza ignuda che si ha disciplinato su un gran
sasso, sul quale contempla un Crocifisso scorcio, era bella con
le braccia aperte come se le vorrebbe unire, e crocifiggersi seco;
espressione tanto devota, che io per due mattine mi ho apparecchiato
alla Messa con sì bella rappresentazione, e molti la desideravano
per il tempo della morte, è apprezzata cento doble, cioè
300 scudi, ma ciò è perché il mastro è
unico; il signor Cardinale è stato di presenza a ringraziarlo,
e pure ci sono stato io per ringraziarlo non del quadro, che non
toccava a me, ma delleffetto, che il quadro fece in me con
sentimento di devozione, e tenerezza, veramente il cavaliere è
devotissimo, né poteva esprimere cosa si bella, se prima
non la sentiva; e mi disse, Padre quando pensate di tempo io ho
speso per questa figura? Ed ei soggiunse: io lho fatta in
due ore col pennello, ma ci ho lavorato più di 20 notti
con la mente e mi rappresentò tutti quei suoi concetti
con vivo affetto di cuore, a tal che io ho acquistato un amico
tutto spirituale, e devotissimo; e V. S. e signora Duchessa godranno
limmagine singolare.
Io so che se Ella non mi conoscesse, mi stimerebbe ciarlatano,
ma quando vedranno questa, conosceranno più di quello che
scrivo; lavverto a vederla al suo lume, perché se
la vede avanti gli occhi, parrà un tamburello. Ringrazio
di tutto nostro Signore e me ne rallegro molto con le VV. SS.
e stimo, che la vincoleranno alla Casa, ma non vorrei restasse
ristretta al monastero; basta, laggiusteranno fra loro,
V. S. la contempla bene, e poi scriva, ringraziando il signor
Cardinale a suo nome, e della signora Duchessa, con quei sentimenti
che le darà il Signore.
Limmaginetta la mando domani, per via di Messina al Padre
Castelli, e insieme mando la reliquia del Monterino, che coprì
il capo della sapienza, cioè del gran S. Tommaso; V. S.
faccia diligenza nellaprire il reliquiario, che sta assai
ben incassato, e poi mi parrebbe, che laccomodassero in
qualche reliquiario grande ad onore del Santo; V. S. quando scrive
al signor Cardinale, non le scriva, che questa reliquia sia capitata
adesso, perché lui suppone, essere arrivata. Pure mi pare,
che facesse fare qualche ornamento bello alla santa Rosalia, perché
questo è stato detto dallo stesso signor Bernino, che poco
cura queste cose estrinseche, il cristallo però è
bellissimo, e V. S. guardi di non far toccare la carta, con colla
o altro, perché la guasterebbe. Io poi ho pensato, che
si potrebbe fare un Monte Pellegrino di argento; tanto più
che quel monte è tutto pietra, senza alberi, perciò
non ci vuole gran maestria a lavorarlo, e poi nel mezzo del monte,
o nella sommità vi sia aperto uno speco o spelonca, e nel
fondo accomodarsi limmaginetta, che credo, sarà una
bella, e devota vista, e la montagnola si potrebbe accomodare
in qualche tavolino, che se ne potrà pregiare qualsivoglia
gran Principessa, o Regina; dico Regina, perché il regalo
principalmente è fatto alla signora Duchessa, ed essendo
detto al signor Cardinale che questa immagine poteva andare ad
una Regina egli rispose, che tale stima la signora Duchessa, per
le sue virtù, gloria al Signore, e corrispondenza a tante
grazie.
Avverto V. S., che volendo col tempo fare detta montagna, bisogna
prima farne molte prove con la creta, e vedere la miglior forma
si può trovare, e come riesce la vista del quadro, e qui
quando gli scolari fanno qualche statua, sempre ne fanno dieci,
o dodici modelli, e se a V. S. e signora Duchessa piacesse lopera
di questa montagna, potrà V. S. cennarlo al signor Cardinale
nella lettera. Nel resto come io non posso saziarmi di vedere
la Santa, così non potrei finire di scrivere su questa
materia, preghino tutti la Santa, gradisca questa mia devozione,
benché assai fredda. Hoggi ho avuto lettere dal Padre Castelli
da Messina, con avviso di non aver trovato il piego per Spagna
alla posta; onde credo senzaltro, che il signor Giandaidone
prese sbaglio con quello mandato per mare, e perché dubito,
che il Padre Castelli abbia scritto a V. S. come scrive a me,
che il Padre Calascibetta è tornato da Spagna, questi è
il Padre D. Antonio, ma il nostro è il Padre D. Emanuele,
quale è più vecchio, e risiede ivi, é oggi
Vicario.
Godo assai dei favori del signor Principe della Trabia in Palermo,
e maggiormente delledificazione che ha ricevuto del monastero,
e devozioni. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane e Minimi, e Orfanelli. Già grazie al Signore
finalmente si è trovata la bolla per limmagine dellImmacolata;
onde ora attenderò con laiuto del Signore alla spedizione.
Roma, 10 gennaio 1665.
1665 01 17 AGT ms.
233, f. 152 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa scomunica per le cose di Gerlando Alfano,
le ho fatto spedire per tre Diocesi, Girgenti, Palermo e Messina,
per dove lui poteva tenere negozi; si è spedito ad istanza
della signora D. Geronima, e il rivelo tanto si fa per uno, quanto
per molti, e luso di qui è che per quante istanze
si faranno, tanti brevi bisognerà spedire.
Con la posta passata scrissi essersi trovata la bolla per limmagine
della santa Concezione, ora Mons. Febbei è partito per
le commende di S. Spirito, e tornerà per i primi di Febbraio;
onde bisogna far pausa, le cose del Signore sempre bisogna abbiano
i suoi riscontri per maggiormente desiderarle: oremus ad invicem.
Hieri fu a favorirmi qui il signor Card. Bandinelli, e fu occasione
di discorrere a lungo del monastero, stato della signora Duchessa,
figli, e fratello Giuseppe, e si è intenerito della grazia
che fa il Signore a questa Casa, e lavviso acciò
vedesse globblighi, che hanno a S. D. M. e preghino per
il detto Cardinale, al quale devo molto e loro ancora per laffezione
che le mostra. Con questo ordinario non ho sue lettere. Nostro
Signore li benedica tutti.
Roma, 17 gennaio 1665.
1665 01 27 AGT ms.
233, f. 153 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
on
la posta ante passata ricevei lettere di V. S. con le scritture
del glorioso S. Angelo. Con questa le mando sei brevi di indulgenza,
V. S. le faccia eseguire, e avverta che in uno, vi sono due indulgenze,
tanto che passano per 7 brevi, e lavvisi tutto al signor
Duca, con mandarli detti brevi esecutoriati.
Nel resto saluto V. S. caramente mi comandi, e raccomandi al Signore.
Roma, 27 gennaio 1665.
1665 01 31 AGT ms.
233, f. 156 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
a
settimana passata non venne la posta di Sicilia, questa settimana
è venuta, ma senza lettere di V. S.; Mons. Febbei ancora
non è venuto, onde non ho negozio particolare. Le mando
lacclusa immaginetta, quale trovai a caso nel breviario
del signor Card. Pallavicino, e mi mosse a tanta devozione e tenerezza,
che lho voluto mandare a V. S. sperando, che ella ne abbia
ancora pari sentimento. Oh che bella cosa aver amici nel Paradiso:
ibi, ibi nostra fixa sint corda, ubi vera sunt gaudia, nostro
Signore lo benedica con la signora Duchessa, D. Ferdinando, Mariane,
Minimi e Orfanelli, e tutti preghino per me.
Roma, ultimo gennaio 1665.
1665 02 14 AGT ms.
233, f. 157 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. del 20 e 28 Dicembre, e godo del loro godimento per limmagine
di nostra Signora; Mons. Febbei è tornato di fuori, e subito
ritornato, e finalmente è venuto Martedì sera, gli
sono stato, e per domattina si abboccherà con Mons. Ugolini,
le cose del Signore bisogna stentarle, e devesi stimare prezzo
la fatica. Procurerò il libro mariano, e quello del Padre
Oliva, se è uscito alla luce. Ho inteso la morte di Mons.
Vescovo di Girgenti (1), e godo del tanto
buon nome che ha lasciato, e desidero sapere se è compita
la Chiesa, come il suo disegno; V. S. avvisi quando è tempo
opportuno per il breve di D. Tommaso dAmico, per non spendere
il denaro tanto avanti; la novena dellImmacolata Concezione
si è cominciata al solito, credo fosse sbaglio nella data
della lettera, le ho voluto avvisare, perché non voglio
lasciarlo con alcun dubbio, ancorché minimo nelle cose
del cielo di Maria. Godo dei complimenti di Mons. Arcivescovo
fatti a V. S. per il fratello Giuseppe, e per la buona festa,
pure il signor D. Egidio ne ha prevenuto a me effetti di loro
somma gentilezza. Ringrazio il Signore dei buoni avvisi del fratello
Giuseppe, e V. S. non tema delle morti occorse, perché
altra cosa è la morte del secolo, e del claustro; io ogni
volta che muore alcuno dei nostri, fo ringraziamento al Signore
della vocazione alla religione, perché si muore con tanta
pace, con tanta quiete, che pare una azione ordinaria come è
di fatto; perché come dice S. Agostino: quid mirum quod
mortales moriuntur? Ringrazio assai la signora Duchessa dellelemosina
di 30 scudi per il raccomandato del Padre Tedeschi, al quale già
avevo risposto, che non poteva domandare, né domandava
lettere con questo fine. La Madonna SS.ma di Loreto ha voluto
aiutare il suo cappellano, ed io assicuro la signora Duchessa,
che avrà un sacerdote continuo per lei alla santa Casa,
e ne vedremo le risposte del Padre Tedeschi, al quale ho scritto
tutto; veramente è stata cosa della Madonna, né
io ho voluto impedire i suoi impulsi. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane e Minimi, e Orfanelli
e tutti preghino per me.
Roma, 14 febbraio 1665.
(1) Mons. Gisulfo, gli succederà Mons.
Ignazio DAmico
1665 03 09 AGT ms.
233, f. 158 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio molto V. R. dellorazione di S. Tommaso, e desidero,
che nel corso dellanno vada traslatando le collette dei
Santi che occorrono, e me le mandi per mia devozione, e sopra
lanno avremo un oratorio per tutte le feste. Codesto Padre
preposito scrisse al Padre consultore D. Clemente, che non teneva
più bisogno dei 20 scudi qui, ma che ce li mandassi per
Bologna, o Modena, e io procuro farli capitare per Bologna; intanto
che V. R. avrà la somma, le voglio avvertire a non spendere
in libri, perché non sta bene ad uno studente andar con
spese di porto di libri, che vengono comprati due volte, e la
molteplicità dei libri ci distorna dagli studi sodi; S.
Tommaso dice, che si devono leggere pochi libri, ma bene. Verrà
poi il tempo di fare una buona libreria, in tanto si serva del
denaro per le cose necessarie, dei vestiti; perché mentre
tiene deposito, non è bene, che vada stracciato.
Godo abbia scritto a Milano per le crocifissioni, ma non si piglia
cura per Sicilia, che la procurerò io da qui. Attenda a
studiarle, e orare, e nostro Signore lo benedica.
Roma, 9 marzo 1665.
1665 03 20 AGT ms.
233, f. 159 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa del nostro amorevolissimo signor Cardinale,
e la ringrazio dei nostri pistacchi, che li abbiamo convertiti
in pesci per questa Quaresima, essendosi venduti 13 scudi. Nostro
Signore gli darà il merito del nostro sostenuto digiuno;
V. S. poi ringrazi lamico in Messina, che li ha mandati
con somma diligenza, e argomento, sia uomo molto affettuoso, e
prudente. Mando altra venuta dalla Spagna, e mi meraviglio, come
se fosse arrivato il primo suo dispaccio, che V. S. mi scriverà
mandare con tanta diligenza per via del signor Marchese Pallavicino,
spero a questora siano arrivati, e il Padre Calascibetta
favorirà tutto, essendo egli più efficace nelloperare,
che largo nello scrivere.
Godo siano arrivati glanagrammi Mariani, e spero a questa
ora le siano capitate laltre che mancavano, avendole mandato
con la seguente. Mi rallegro anco assai del misterioso tributo
alla Madonna della Lampedusa, sia sempre lode a Maria; io col
passato le mandai il breve, e immagine di nostra Signora, e mi
scordai dirle che non volle usare delloro, non convenendo
a religiose, e le signore monache cavallerizze di S. Stefano in
Fiorenza, ove si monacano quelle Principesse con essere labito
dei cavalieri trinato doro, loro usano senza; è bene
che loro sappiano tutte queste erudizioni, benché minute.
Farò di nuovo diligenza per la signora D. Lucrezia Caetano,
ma io le scrissi che mandasse di nuovo il memoriale, e avvisava
la difficoltà; farò tutto quello si potrà.
Non ho mandato la polisa, come avvisava, perché si è
stabilita la canonizzazione del nostro Beato di Sales, per la
seconda Domenica di Pasqua, e così ho cominciato la stampa
dei nostri Aforismi, e così stamperò un parallelo
dei 4 S. Franceschi, che spero venire assai bello, e devoto, ed
io in questa stampa mi valgo dellofferta di V. S. e signora
Duchessa, però manderò polisa di tutta la spesa,
e qui a V. S., signora Duchessa, figli, Mariane, e Minimi, e Orfanelli
saluto e benedico nel Signore.
Roma, 20 marzo 1665.
1665 07 07 AGT ms.
233, f. 168 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 8 passato, e ringrazio nostro Signore delle buone
nuove mi dà di D. Ferdinando, lo faccia attendere sopratutto
alle devozioni, e alle lettere, e per gli avanzi temporali; V.
S. attenda a limpiarle lo stato, e far qualche denaro, che è
il nervo del negozio, e già che il Signore ne ha fatto
grazia di levarvi quei debiti grossi, come scrisse; facilmente
ora può fare assai avanzo, tanto più che non tiene
carica di famiglia e obbligo di pompa, al motto siciliano: per
arricchire ci vuole molto, poco ad impoverire; voglio avvertirle
sì bene, che cerchi con la lanterna, e compri a peso doro
qualche buon ministro, perché ella non può far tutto,
e quel che è peggio, che volendolo fare, farà nulla.
Scrivo ciò, perché il buon D. Pier Simone Rizzo
mi diceva, che V. S. è male servita assai, e che nella
Tonnara lanno passato vi fu una Babilonia, e che tutte le
cose pativano assai, V. S. pensi bene a questo, e aggiusti il
maneggio degli affari, che varrà più degli stessi
affari; nel resto attenda, come ho detto allavanzo, mentre
il D. Ferdinando è figliolo, e al tempo di casarlo, solo
consiglio con titolo di per coprirsi col vivere, come perché
le femmine vogliono queste orme, prego nostro Signore ci faccia
guida a tutto secondo il suo santo servizio. Manderò il
breve per D. Paolo Modica, con le lettere per il Vescovo, come
gli mandai per D. Tommaso dAmico. Mando a V. S. tre fogli
stampati delloperetta del signor Card. Pallavicino, quale
si titolerà: Arte della perfezione cristiana, e appresso
le manderò i fogli di settimana in settimana, perché
voglio, che V. S. le legga adagio, e con pausa; e così
le faccia leggere a D. Ferdinando, e si faccia ripetere la lezione,
e ce la dichiari, che in questa maniera le resterà a mente,
e le farà gran impressione nellanimo, contenendo
ragioni di convincere ogni uomo di discorso, e questo poi potrà
discorrere al monastero, perché sono cose, che bisogna
masticarle; spero nel Signore sarà unopera di molto
frutto, e V. S. con il leggere, e secondo il movimento ne riceverà,
ne farà qualche lettera al signor Cardinale che stima questa
operetta per il suo Beniamino. Riverisco la signora Duchessa,
saluto i figli, Mariane, Minimi e Orfanelli, e a tutti benedico
nel Signore.
Roma, 7 luglio 1665.
1665 07 28 AGT ms.
233, f. 168r autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. del 12 passato con avviso dellinfermità
della signora Duchessa lho raccomandata al Signore e sono
sicuro, chEgli guiderà le VV. SS. secondo la sua
volontà, e quando abbiamo questo, abbiamo tutto; di grazia
mettiamo tutto il nostro fine in questo, che così non vi
saranno più infermità, né impicci, perché
non cè cosa al mondo tolto il peccato, nella quale
non possiamo fare la volontà del Signore. Per via di Messina
ho mandato i sei direttori di S. Francesco di Sales, e le due
figure che vuole la signora Duchessa. Poi un altro tomo, che nuovamente
sè stampato di esempio della Madonna scritto dal
Padre Rho, et anco glatti della canonizzazione del glorioso
S. Francesco di Sales, questo libro lo tenga caro, perché
qui non si vende dai librari, e me lha dato il signor Card.
Pallavicino, al quale lo regalò Mons. Febbei, e me lha
dato, perché io ne cercava uno per V. S. quale osserverà
i bei voti dei signori Cardinali. Vedrà quello del signor
Card. Carpegna, il quale a mia istanza fece menzione del nostro
combattimento spirituale, libretto veramente degno di ogni lode,
vedrà pure quello di Mons. Vescovo di Patti, quale confidenter
lho fatto io e grazie al Signore è piaciuto mostrare
tutte le azioni del Santo, come per una girandola di glorie, ma
sopratutto lultimo argomento, con che finisco grazie al
Signore. Padre Cicala mi dice, che Mons. di Patti passerà
al Vescovado di Girgenti, se sarà, avrete un santo Pastore,
è mio dilettissimo; si dice pure che, il signor Duca di
Terranova fa sforzo per il Padre D. Carlo Pignatelli nostro, suo
fratello, assai buon religioso e mio carissimo, nostro Signore
consoli codesta Chiesa come desidero. Ho mandato il breve per
D. Paolo Modica al signor Giandaidone per abbreviare il tempo
dellesecutoria, e stasera spero mandare a V. S. le lettere
per le dimissioni. Mando altri tre fogli della nostra operetta
spirituale, e avverto a V. S. a leggere solo i capi compiti, e
lultimo sempre lasciarlo per la settimana seguente, che
verrà laltro foglio. Nostro Signore lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti
lo preghino per me.
Roma 18 luglio 1665.
V. S. mi rimandi la letterina del Padre Calascibetta, che è
certo conto di libri, ne tenga copia.
1665 10 06 AGT ms.
235, f. 254 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta non tengo lettere di V. S. per non essere capitata
la staffetta di Sicilia, con la passata ho scritto assai a lungo,
e ora sto per uscire alla devozione di S. Pietro, quale fo ogni
Sabato con il signor Card. Pallavicino. Già le scuse sono
fatte a non esser più lungo. Nostro Signore lo benedica,
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, e Orfanelli,
e tutti.
Roma la vigilia della presentazione della Beata Vergine 1665.
1665 11 30 AGT ms.
233, f. 155 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. e ho pagato subito i 10 scudi romani
al Padre consultore Benzi, a conto di codesto rev/do Padre preposito,
e V. R. non stia a fare scuse e cerimonie perché oziosità,
che sarà servita. Per gli avvisi che teniamo del Padre
generale, speriamo, che poco prima della festa sia costì,
e che forse la farà costì, però potrà
godere il suo viaggio con la buona compagnia del Padre preposito,
dal quale farà trattare tutto col Padre generale, perché
la vera strada dei religiosi è lobbedienza, che si
deve praticare con Superiori locali, e supremi. In caso che il
Padre preposito non andasse a Milano, V. R. potrà godere
il ritorno del Padre visitatore Morandi, con il quale ho anco
servitù particolare, e con la posta seguente le manderò
una mia lettera per darle in caso, che non venga il Padre preposito
e pure con la medesima posta le manderò recapito per le
spese del viaggio; in tanto preghiamo nostro Signore faccia sempre
tutto secondo la sua santa volontà, e beneplacito. Hieri
si fece promozione, e fra gli altri vi è lAbate Bona
di S. Bernardo nostro amico antico come potrà vedere nel
nostro libretto dellAmor di Dio, ove io lo nomino col devoto
onore; è soggetto veramente Papabile, e avremmo un altro
Pio V, però lo raccomando a V. R. acciò preghi per
lui e nostro Signore la benedica.
Roma, ultimo novembre 1665.
1666 01 16 AGT ms.
233, f. 179 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
crivo
questa lettera con qualche tenerezza, e inginocchiato avanti il
sacro corpo del glorioso San Traspadano, il quale avendo preso
la Palma del martirio in Roma crudele, ora vuole gli onori, che
Roma santa dà ai Martiri nella nostra Palma. Il nostro
signor Card. Pallavicino le manda questo prezioso tesoro, ed è
il maggiore, che possa dare un Cardinale, anzi un Papa; quando
fu qui il Duca di Parma, il dono gli fece Papa Urbano, fu un corpo
di Santo, ma attendetene le belle circostanze. I corpi dei Santi
comunemente si trovano senza nome, e poi, se ne dà piamente
alcuno significante qualche virtù propria dei Martiri,
e de facto lo stesso signor Card. Pallavicino, in principio del
suo cardinalato avendo avuto un corpo piccolo di una santa, per
una sua sorella monaca in Perugia, la chiamarono Lucia, per la
luce grande che ricevono e danno i santi Martiri, nei loro martiri.
Ma questo nostro si è trovato col nome scritto, ed è
uno dei maggiori segni autentici del martirio. Di più oltre
al nome si è trovato col sacro corpo, un vaso col sangue
dello stesso martire, e questo è maggior segno, anco di
autentica, e singolare attrattivo alla sua devozione, quale stesso
vaso anco viene col sacro corpo, ed io nel vederlo ancorché
duro più che ghiaccio non ho potuto contenere le lacrime.
Unaltra bellissima circostanza, questo sacro tesoro fu riposto
da santa Priscilla nel suo cimitero, nella via Salaria, or questa
medesima santa è comparsa nel Martirologio Romano nel medesimo
giorno, che il signor Cardinale ci ha dato questo sacro corpo
santo; come ella potrà assicurarsi dalla data della lettera,
quasi volendo ratificare il dono fattole, o pure ella stessa darlo
per mani del signor Cardinale, e se la santa lo ripose nel suo
cimitero con le mani imporporate del sangue del Martire, ora glielo
dà per mezzo di un Cardinale, che sono imporporate col
sangue di Cristo; a me è piaciuta tanto questa circostanza,
e così al signor Cardinale che ne avremo reso grazie umilissime
al Signore, parendone una autentica, e un placet suo divino, e
io sarei di parere, che il giorno festivo del Santo fosse questo
stesso di santa Priscilla, e della donazione del corpo, quando
pure non fosse costì altra apposizione migliore; onde potesse
sortire maggiore gloria al Santo. Il nome di S. Traspadano sebbene
è nuovo, pure è dolce, e facile alluso per
la desinenza come ne sono santi Fabiano, Sebastiano, Mamiliano,
Giuliano, e V. S. per adesso godrà dellavviso, ed
anco delle lettere del signor Cardinale che per lodarla è
delle più belle, che egli ha mai fatto, un elogio della
Sicilia, uno di Roma, un vostro, uno dei corpi dei Santi, uno
deglatti di carità e godo che questa lettera si registra
con lautentica che vorrà ratificare lidentità
della reliquia, e così resterà: ad perpetuam rei
memoriam, e V. S. gli risponda più col cuore, che con la
penna. Il santo corpo con lautentica lo tengo io, il signor
Cardinale lo ha fatto accomodare in una bellissima cassetta di
velluto piano cremiscino, trinata doro, assai riccamente
con la sua fodera e sigillo, voleva fare cristalli, e molto più
ma io non ho voluto per non le far spendere tanto, e poi non mi
piace quella mostra di cristalli, parendomi più decoro
lo stare nascosto, si fa maggior concetto del corpo intero, e
però gli ho detto, che bastava questo, e che V. S. costì
le avrebbe fatto cassa a suo gusto; si può accomodare questa
cassetta in una urna finta di diaspro cosa assai bella, e pochissima
spesa, e servirà per reliquiario privato, e anco potrà
servire per il primo ingresso, e dopo sopra questa andrà
vedendo di fare qualche cosa bella, e ricca.
Vorrei bensì che si facesse un incasto alla sacratissima
testa, la quale è la più maggiore, e più
intera, che io avessi veduto, e questa poi sola si può
esporre su lAltare, e che sopra vi sia come un finestrino,
che si opera, acciò i devoti possono toccarle le loro corone,
e rosari, questo incasto si suole fare comunemente dargento
liscio, ma come che la testa è tanto bella, forse sarà
bene di cristallo, ed in Venezia si può avere sceltissimo,
e se da costì non hanno corrispondenza, me lavvisi,
che lo procurerò io da qui. Io veramente ne giubilo, e
ne rendo grazie al Signore continuamente, perché mi pare
che in Palma vi mancava questa prerogativa; V. S. e signora Duchessa
pensano a fare Altari, Cappelle, Reliquiario, Casse, e pigliano
la misura grande, perché queste cose che si fanno col beneficio
del tempo, e per ora disegnino feste, e trionfi per il primo arrivo,
con incontri fino a Palermo, o di lei, o di D. Ferdinando, e poi
esser dal Vescovo, e invitare il Vescovo a fare tutto quello,
che la santa devozione gli ispirerà, ed il primo nato che
sarà in Palma si chiami Traspadano, e lo battezzino loro,
scrivo col cuore, e gli faranno più di quello mi penso,
e scriva tutti questi suoi disegni, battesimi, e apparati al signor
Cardinale, che le sarà di molto contento; vedendo, che
il Santo per mezzo suo comincia a ricevere i dovuti onori. Io
procurerò mandarlo con buona comodità non solo dimbarco,
ma che vi sia qualche religioso, o sacerdote, che lo conduca,
e forse che vi sarà un sacerdote di Girgenti raccomandatomi
da D. Simone Pietro Rizzo, anziché, se da costì
dovesse venire qualche sacerdote, ella ci potrà dare una
quindicina di scudi di aiuto di costà per poi fare questo
ufficio; ma come io ho detto, procurerò di trovare la comodità
qui, perché così sarà negozio molto lungo,
se bene quando a lei piacesse, o trovasse buona comodità,
potrà avvisarmelo con più lettere per via di mare.
Infine, prosit, prosit a V. S., signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutta Palma, non tramischiamo altro in questa
lettera; viva, viva S. Traspadano, e impetri a me, ed a loro il
santo Amore.
Roma città di S. Pietro, lora della lavanda dei piedi,
il giorno della Lanceata, la settimana dellindignazione,
il mese della circoncisione, lanno della Natività,
gennaio 1666.
1666 01 20 AGT ms.
233, f. 181 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa del signor Card. Pallavicino piena al solito
di dottrina, e cordialità, e V. S. con questa lettera si
può fare onore, quando passa costì qualche personaggio
di sapere, con prender modesta occasione del sublime stile e farsene
poi pregare per non parere voler mostrare il suo vanto, che veramente
sono pasta di grandi uomini.
Al signor Cardinale è piaciuta assai la sua lettera, e
mi ha detto, che le soggiunga, che i pistacchi sono tanti, che
egli ha fatto conto, che con questi soli senzaltro può
cibarsi tutto lanno; ho goduto assai che V. S. avvisava
dellacque, tanto più che se lo trovava scritto. Se
V. S. con questa acqua, e pasta, manderà un cassettino
piccolo di pasta al Padre Cicala, credo le saranno gratissime
per darli al signor Card. Bonelli suo penitente, e non ci resterete
di sotto, perché il Padre Cicala sapete come corrisponde;
onde io glielo avviso per mercatura curiosa.
Credo a questa ora sia capitato il piego, dove avvisava lindulgenza
del sacro Monte, cioè di aggregarlo qui al Monte della
Pietà, e V. S. può mandare gli indirizzi soliti,
come ha mandato per le altre aggregazioni che si sono fatte in
Palma, non mi dilato, perché è tardi, e sta per
partire il piego; nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi e Orfanelli.
Dalla città di S. Pietro, lora del sudor sanguigno,
il giorno del sepolcro, la settimana dellindignazione di
Giuda, il mese della circoncisione, lanno della nascita
1666.
1666 01 25 AGT ms.
233, f. 182 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo una di V.
S. del 30 Novembre e godo del frutto che ha fatto della nostra
cartuccia di S. Luca, sebbene per quelle parole non razione, non
bisogna andare alloscurità del venerabile P. Gio:
della Croce, la cui dottrina è per Anime sollevate, lha
ben spiegato il signor Card. Carpegna, non razione umana, perché
in questo mondo non bisogna vivere secondo gli appetiti dei sensi,
che sono brutali, e poi né anco con la ragione umana, cioè
con la politica, puntigli, splendore di Casa, e di casate, ma
si deve vivere fido, cioè secondo la legge del santo Evangelo,
con semplicità, povertà, umiltà, e pazienza:
qui vult venire post me, abneget semetipsum, et tollat cucem suam,
con questa cosa sono soddisfatto di averle mandato la detta cartuccia,
e V. S. la pratichi, che vedrà quanto è vero, lo
renderà superiore alle cose del mondo, e conoscerà
maggior speranza delle cose del Cielo. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
pregatelo per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione
allorto, il giorno del sepolcro, la settimana della passione,
il mese della circoncisione, lanno della nascita 1666.
1666 02 02 AGT ms.
233, f. 184 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. e godo molto della sua umiltà,
ma io voglio umiliarla meglio; la sua lettera è molto studiata,
io desidero, che quando scrivete, la facciate con più schiettezza,
e santa semplicità, bisogna che nelle lettere spirituali
si veda il cuore, non lingegno, però se gusta scrivermi,
muti stile, e se V. R. ama veramente la santa umiltà, le
sarà grata questa lettera. Voglio però che lumiltà,
come dice S. Francesco di Sales, sia generosa, noi non abbiamo
da confidare del tutto di noi stessi, ma intraprendere tutto confidati
in Dio; legga il combattimento spirituale, che è pieno
di questa dottrina, e lo mandi a memoria, che questo è
il libro proprio dei Teatini, come diceva il medesimo Francesco
di Sales, e questo sia il mio avviso spirituale, ella voleva una
lettera lunga, ci do un libro, ma bisogna leggere, non per sapere,
ma per sperare, e operare, non per parere di operare, ma per servire
Iddio. Caro fratello tutto per Dio, tutto a Dio, e Iddio lo benedica.
Roma, 2 febbraio 1666.
1666 05 10 AGT ms.
233, f. 188 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevei la lettera
di V. S. e godo molto della benedizione della Chiesa di nostra
Signora della Luce nel Monte Calvario, e maggiormente del progresso
del santo eremitaggio, né V. S. curi di maggior numero,
perché la perfezione si conserva meglio fra pochi, e siano
vigilantissimi nel ricevere nuovi novizi. Mi è piaciuta
assai la lettera del Padre Antonino di Caro, semplice, schietta,
e devota, così quella del signor Fana, quali ben sigillate
ho mandato al signor Marchese di Pianezza, dissi ben sigillate,
perché se bene a me non grato il suono della lode propria;
ad ogni modo la modestia vuole, si mostri non averle vedute. Io
vi mando una lettera del detto signor Marchese, alla quale risposi
con darci parte anco della promozione del fratello Giuseppe Maria
alla professione, che appunto me ne capitò lavviso
in detto tempo, e così con detta occasione gli cennai lo
stato delle sorelle, signora Duchessa, e suo con il romitorio
del Calvario, vedete che disposizioni del Signore. Onde ora con
dette lettere le ho scritto, che se con la posta passata gli cennai
leremitaggio del Calvario, adesso con quelle lettere del
signor Fana ne vedrà i frutti; V. S. mi fa la grazia avvisarmi,
la qualità di questo gentiluomo, e anco del compagno, che
è francese, e il padre Maggio mi scrisse esser teologo.
Desio una relazione dei soggetti, essendo questo eremitaggio,
e il monastero delle cose più amate che io tengo, ci comunichi
questo mio sviscerato affetto, acciò preghino nostro Signore
per me. Mando a V. S. anco una del Padre Silos, per vedere il
gradimento delle paste. Circa al nuovo Viceré vedrà
di fare ogni officio con il Padre Cicala, essendo che il signor
Ambasciatore che si aspetta qui è tutto suo, e se V. S.
pare necessaria quella lettera del signor Conte di Pignoranda,
ne potrà scrivere al signor Card. Pallavicino, ma non le
servirà per le cose particolari. Attendete alla virtù,
alla modestia, che queste sono le migliori lettere, e quanto più
sfuggirete i beni, tanto più lo seguiranno.
Il signor Card. Pallavicino mi ha detto, che è venuta la
nomina solita fare i Principi per la futura promozione dei Cardinali,
lImperatore allArcivescovo di Salisburgo Francia,
al Conte di Mercurio, Principe di sangue; da Spagna è venuto
il piego serrato, si intende per il Duca di Montalto, si aspetta
il Papa da Castello, e si saprà di certo; ce lavviso
perché essendo signore del Paese, sarà la nuova
cara, e forse costì recondita. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e
tutti preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandonamento,
il giorno del sepolcro, la settimana della resurrezione, il mese
dellascensione, lanno della nascita 1666, maggio.
1666 05 20 AGT ms.
233, f. 189 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta non ho avuto lettere da V. S., le mando questa del signor
Marchese di Pianezza, e vedrà quanto opportunamente gli
saranno capitate le lettere per il signor Marchese tanto con la
relazione delleremitaggio di Palma, le VV. SS. cerchino
di corrispondere al concetto di questo signore e preghino per
lui, e particolarmente anco per me per continuare una volta ad
amare il nostro Signore con tutto il cuore, con tutto lanimo,
con tutte le forze, ed io prego il Signore vi benedica con la
signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandonamento,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese dellascensione, lanno di nascita 1666, maggio.
1666 05 24 AGT ms.
233, f. 190 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
lordinario passato non scrissi a V. S. perché sono
stato servendo al signor Card. Pallavicino, alcuni giorni ad Albano,
dove S. E. è stata per mutazione di aria; è questo
il paese più ameno forse dItalia, così per
la natura, come per laria, e tutti questi signori vanno
a villeggiare in questi contorni; se bene io mi ho goduto la mia
solitudine, perché il signor Cardinale ogni mattina è
andato a Castel Gandolfo, vicino un miglio, dal Papa, e così
io tutta la mattina me lho goduta in una celletta dei Padri
Cappuccini di Albano, che veramente è un luogo anco nel
materiale giardino di delizie; e il Papa viene spesso a passeggiare
nel giardino, ma io solo nella mia celletta, nella quale mi ho
ricordato sempre di tutti loro, e sia per avviso e consolazione
spirituale di tutte le VV. SS..
Al ritorno ho trovato lettere di V. S. e godo molto della bella
invenzione per lapparecchio di ricevere con decenza il SS.mo
Sacramento, nei casi di infermi laccompagnarlo con torce
è cosa ottima, sta usato da per tutto; ma questo apparecchio
è cosa nuova, e quasi necessaria, però lo raccomando
molto a V. S. e particolarmente più diligentemente nelle
case dei poveretti, dove vi è maggiore la necessità,
godo si promulghi per tutto, acciò si imiti da tutti; mi
piace assai la devozione di 100 Messe, e io supponeva, fosse già
istituita, e mi pare, che V. S. me lavesse scritto, non
so poi perché, a Monte Calvario io vorrei lasciare quei
buoni eremiti in solitudine senza tanto concorso di Messe, e genti,
e solo vorrei ci andassero le persone per puro spirito di confessarsi.
Io spero assai di quel sacro luogo, ma solitudine, solitudine,
solitudine. Qui corse nuova che le galere del Papa venivano a
Malta, e toccavano Sicilia, però scrissi al signor D. Fortunato
Vecchi e li mandai al nostro Ottaviano per godere il passaggio
del corpo del glorioso San Traspadano, ne mando a V. S. la cortesissima
risposta, e forse il Signore ci consolerà con larrivo,
vedete che bella congiuntura, e le cortesie fatte a quel signore
possono servire con tanto vantaggio, preghino S. D. M. indirizzi
tutto a sua maggior gloria. Mando altre due lettere venute da
Spagna. Mi meraviglio che le istruzioni mandate non fossero così
chiare, e che il signor D. Marzio abbia appreso che V. S. voglia
comprare le tratte, e poi benedizioni. Il che mi dispiace per
un altro capo, perché nella Corte apprenderanno che V.
S. tiene gran denari, e così nelle sue pretensioni sempre
piglieranno grossa la misura, V. S. scriva chiaro, e particolarmente
chiarisca questa partita; a me è parso ottima la risposta
del signor D. Orazio, cioè di prendere lesecuzione
dalla grazia del signor D. Gio: e in questo è bene V. S.
stabilirlo, ma senza fretta, e senza mostrare ansietà;
anzi mostrare come è, che già ne tiene quasi la
pratica, e mandar bene li caricati, e scritture autentiche.
Basta io discorro da lontano, ella saprà meglio aggiustare
le cose, ma di grazia sia chiaro nelle istruzioni, e sempre pensi
che parla con uomini nuovi, e che non sanno niente dei suoi concetti.
Godo assai del ritorno del signor Giustiniani, il quale è
affezionatissimo e diligentissimo e V. S. lo troverà sempre
prontissimo. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti preghino per me; V.
S. non avvisa chiaro lapparecchio che si fa per la santa
comunione, credo vi voglia il tappeto, tavolino seu altare con
candelieri, e candele con la sua tovaglia qualche tosello, e ombrella.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il dì della lanceata, la settimana della passione, il mese
dellascensione, lanno dellIncarnazione 1666,
maggio.
1666 06 02 AGT ms.
233, f. 193 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. con avviso della visita che lha fatto il Signore
col dolore della pietra, e con glaiuti spirituali le ha
dato con la lettura del Padre Rho, e spero che se ne abbia approfittato
molto; questo è un male, che suole tornare, però
bisogna usar preserva, e regole; il signor Card. Pallavicino ne
patisce, e ha sperimentato assai bene bere acqua di orzo, che
col vino non è ingrata, perché lorzo refrigera,
umetta e asperge; e V. S. me ne mandi una relazione del medico,
che con una dobla, o poco più ne farò venire una
consulta da Padova. Questa diligenza si dovrà fare non
tanto per la vita, ma per la vita sana, e particolarmente a V.
S. che ha casa; ma fatta questa diligenza, e pare senza sollecitudine,
non si ha da pensare più al male, o pensare come regalo
di Dio; tutto questo è dottrina del Santo, tutto dolcezza,
Francesco di Sales, prego nostro Signore faccia seguire tutto
sempre in suo servizio.
Godo assai della venuta del fratello Giuseppe Maria, e della soddisfazione,
che V. S. ne ha tenuto per i suoi studi, già ho scritto,
e con la seguente posta aspettiamo avviso di Siracusa per il totale
aggiustamento e V. S. circa ciò si lasci servire da me,
e vorrei farlo Santo, non solo per se, ma per il mondo, cioè
pieno di dottrina per diffonderla poi ai prossimi. Il Padre Maggio
mi scrive, che stava persuadendo il signor Torricelli per venire
a servire V. S. per Aio di D. Ferdinando. Io stimo detto signore
per uomo assai devoto, e dotto, come le scrissi altra volta, ben
vero, che lho sperimentato poi un poco variabile, e assai
fisso nelle sue opinioni; ad ogni modo quando V. S. lavesse
preso, cercherà di cavarne il buono, né si impieghi
in altro, ma pigli occasione alle sue proposte da consultare con
me; nel resto lui è abilissimo, e può fare fare
gran progresso al figliolo nelle lettere, e nello spirito. Quando
V. S. non avesse anco stabilito Aio, non so se viene il signor
D. Tommaso di Averna, che ha scritto il signor Duca di Montalto,
e signor Duca di Terranova, quando fu qui Ambasciatore ha stato
in Spagna, sa bene la lingua, ha stato in Alemagna è pratico
della Corte, e qui finalmente si fece sacerdote. Questo fece la
tragedia del Padre Alipio, è versatissimo in poesia e cose
di Corte, vecchio, e forse sarà atto per tal officio; V.
S. ne scriva al Padre Maggio, che cè amico, e se
è fuori di Palermo, si potrà scrivere. Scrissi del
Cardinalato del signor Duca di Montalto, ma il signor Card. Sforza
vedendo, che il Papa non voleva far nomina di Principi o per dir
meglio dichiarare che in quelli in pectore vi sono quei dei Principi
di quelli siano in pectore, non ha voluto aprire il piego, ma
si dice costantemente che sia per cadere in detto signore, ma
da occulti non si può avere certezza fisica. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi e
Orfanelli, e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandonamento,
il dì del sepolcro, la settimana della passione, il mese
del Corpus Domini, lanno dellIncarnazione 1666, giugno.
1666 07 10 AGT ms.
233, f. 195 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta passata ricevo la lettera di V. S. senzaltro negozio,
che quello del signor Canonico Pirao, ed ella me lo raccomanda
così efficacemente che ho fatto diligenza per servirlo;
ma il negozio non è solo difficile, come dice il signor
Canonico, ma impossibile, perché simili dispense si fanno
solo in caso di permutazione, né di altra forma vi è
esempio, né i Papi derogano mai la volontà, se non
per caso urgentissimo; intanto V. S. avvisi il tutto allamico,
acciò si quieti sopra questa materia, se altro loccorre,
io sarò sempre pronto a servirlo. Saluto la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e a tutti mi raccomando nelle
orazioni.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandonamento,
il dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese
del Magnificat, lanno dellIncarnazione 1666.
Godo siano capitate le sante devozioni di Loreto, e con la passata
scrissi le notizie per quella reliquia del glorioso San Francesco
Sales, e sto facendo lavorare due bellissimi incasti di cristallo
per la testa, e sangue del glorioso San Traspadano, e attendo
la comodità delle galere del Papa, stimandosi la tragedia
già al finale.
1666 08 20 AGT ms.
233, f. 196 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta ho mandato al signor D. Gio: Giandaidone i due brevi
per il signor Milazzo, acciò eseguiti li faccia capitare
a V. S.; la spesa è stata di scudi 17 sodi di questa moneta,
un scudo meno di quelli del figlio del signor D. Baldassare, per
esser ivi la dispensa di 14 mesi.
Ho scritto al signor Giandaidone, che il negozio per il signor
suo fratello non può camminare per nessun conto, dovendo
procedere il concorso di costì come lordine del Concilio
Tridentino, quale i Papi non derogano; anzi qui per dirla a V.
S. in confidenza si meravigliano, come da costì facciano
questa domanda, io pure scrivo con buona forma al signor Giovanni.
Mi rallegro assai degli avvisi buoni della compagnia del SS.mo
Rosario, e di Monte Calvario, e per la prima farò diligenza
per la figliolanza, esser la seconda raccomando sempre a V. S.
la ritiratezza di quei buoni eremiti, e quando vengono il Lunedì,
se così urget, che facciano a giro per non vedersi sempre
gli stessi, e che con lesterno mostrino la solitudine interna,
e tutti preghino per me. Ho consegnato le nuove lettere del signor
Torricelli al signor Bocastini, quale mi ha mandato la cassa di
libri, e manderò con prima comodità, V. S. me lo
saluti caramente e me li raccomando caldamente alle orazioni.
Vedo quanto V. S. scrive per le cose di Spagna, ma il signor D.
Marzio scrive al Padre Cicala lamentandosi, che non tiene sue
lettere. Io vorrei che V. S. abbondasse più tosto nello
scrivere, che mancasse, né per scrivere bisogna aspettare
laggiustamento del negozio; basta accusare le lettere ricevute,
e andare mantenendo lamico a corrispondere, altrimenti si
raffreddano, e queste lettere sono semplici avvisi, e però
si possono moltiplicare senza fatica. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e
tutti preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandono,
il giorno del sepolcro, la settimana della resurrezione, il mese
della trasfigurazione, lanno della nascita 1666, agosto.
1666 08 24 AGT ms.
235, f. 179 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Il Padre generale mi ha detto, che codesto studio si finirà
in breve, e che egli al suo ritorno della visita condurrà
V. R. a questo studio di Roma; veda quante grazie ci fa il Signore;
bisogna pregar lui, e lasciare fare sempre a lui.
Il viaggio del Padre Ribera per Milano è ancora in dubbio,
e per i libri V. R. non si prenda pensiero, che aggiusteremo meglio
tutto alla sua venuta qui, e in Milano ho Padri affettuosissimi,
e questo comprare è meglio farli paesani con la comodità
del tempo, che forestieri spratici, e di passaggio. Nostro Signore
lo benedica, e lo preghi continuamente per me.
Roma, 24 agosto 1666.
1666 10 24 AGT ms.
233, f. 198 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
abato
passato non scrissi a V. S. per essere la festa del nostro santo
Padre, supplisco con la presente, e prima circa la Sacra Distribuzione
ne ho fatto consulta, e fattone anco pregare il Signore da cui
[viene] tutto. A me pare, che mentre il capitolo di Girgenti le
è contrario per nessun conto si deve fare la Collegiata,
perché sarà un attaccare lite, rendersi codesta
Chiesa esosa alla sua metropolitana, e infine in cambio del culto
del Signore si verranno a coltivare le risse, e le discordie.
Poi i beneficati saranno esenti dalle spese delle bolle. Le VV.
SS. sempre più padroni dellelezione, e la Chiesa
più servita, con gente di loro gusto, e infine la Collegiata
si ridurrà ad un amaro pezzetto di insegna, qual supplicano
bene le sacre stole. Ad ogni modo V. S. faccia la fondazione delle
distribuzioni, e metta la condizione, che tanto ella, quanto i
suoi successori possono mutarla, o abolirla, e erigere Collegiata
o sola, o con lArcipretato, o nella più lunga forma,
perché parrà agli avvocati, e così con che
col tempo i canonici e Vescovi concertatisi vi sia facoltà
di farlo. Anco mi pare che V. S. per se solo si riservi facoltà
di mutare, levare, e abolire una o più volte in tutto,
o in parte dette distribuzioni, perché con la pratica del
tempo può occorrere occasione di mutar molte cose. Il cappellano
per la Messa conventuale, e i quattro sacerdoti per gli atti del
SS.mo Sacramento vorrei fossero fuori della Distribuzione, per
lasciare sempre pieno il sacro coro. Nel resto questa minuta e
circa il materiale, essendo in formale le costituzioni, e però
a me non è altro che dire, lo faccia tutto in nome del
Signore e della SS.ma Madre. Ricevo la scrittura per la padronanza
della Beata Vergine, e cercherò con ogni diligenza la spedizione
per esser costì per la festa se piacerà al Signore.
Manderò lacclusa a Torino, come comanda e le mando
lacclusa per il signor Torricelli, e per la signora Ottaviano.
I due libri V. S. desidera del signor Marchese di Aidone, me li
trovo io, avendomeli mandato duplicati detto signore e con prima
comodità di mare li manderò, con laltra avvisata.
Riverisco V. S. signora Duchessa e figli, e me li raccomando alle
sante orazioni, come fo alle Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti
nostro Signore me li benedica.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandonamento,
il giorno del sepolcro, la settimana del gradimento, il mese della
trasfigurazione, lanno della nascita 1666, agosto.
1666 08 25 AGT ms.
233, f. 199 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. col piego per la Sacra Distribuzione di Palma, quale
vedrò con gusto, e avviserò quello stimerò
servizio del Signore.
Rispondo con lacclusa alla signora D. Geronima, e al signor
procuratore Giandaidone. Prima della sua lettera era venuta la
morte del buono Buonaventura, e le ho fatto tutti quei suffragi
che ho potuto, e spero nel Signore sia nel Paradiso, ove perfezioneremo
lamicizia in tenere in stretta e fervente carità
godendoci un Dio per tutta leternità; V. S. pensava
che lImperatrice fosse in Milano, ma né anco cè
speranza di prossimo, però il signor Viceré nuovo
dimorerà molto, io farò diligenza per le lettere
di qualche ministro, ma se non saranno cose officiali le lascerò
per non faticare invano.
Con prima comodità di mare manderò i breviari, e
diurni con gli altri libri avvisati. Godo dellavanzo nello
spirito nel nostro monastero, e prego nostro Signore sempre per
le loro santità, e qui saluto V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti, e mi raccomando nelle
loro orazioni.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandonamento,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese della trasfigurazione, lanno della natività
1666, agosto.
1666 09 17 AGT ms.
233, f. 205 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. insieme con quella del Padre D. Fortunato, e ringrazio
il Signore della grazia che fa a codeste mie Mariane, e ho goduto
assai di quella lha fatto con una buona guida, perché
scorgo nella lettera del detto D. Fortunato spirito, e prudenza,
cose vere, e necessarie in un confessore di monastero, io le risponderò
con la posta seguente, perché ora mi trovo qui nella villa
del signor Card. Farnese, ove mi ha voluto condurre il signor
Card. Pallavicino, quale è venuto a prendere un po
di aria, essendo questa perfettissima e amenissima, questi sono
eccessi dellamore di questo signore, qual pure comodamente
mi parla di V. S. e già ha in ordine due vasetti di olio
del gran Duca per V. S., uno contro ferite, e laltro contro
veleni e febbri maligne, con le sue ricette per adoperarle; e
sono cose segretissime che colà ha mandato il signor Principe
Leopoldo, fratello del gran Duca, verranno con la prima comodità
di mare con i libri avvisati; le mando una mia meditazione del
glorioso S. Francesco di cui oggi celebriamo le stimmate. Benedico
V. S., signora Duchessa, fratello Giuseppe Maria, D. Ferdinando,
le Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti preghino per me, lora
della licenza, lanno della nascita.
Roma, 17 settembre 1666
1666 10 08 AGT ms.
233, f. 207 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta non tengo lettere di V. S., le mando la consulta
venuta da Padova, e mi è piaciuta assai, si sono spese
due doble, e per le cose umane le stimo la meglio spesa, per lorina
è acuto nella cura del corpo, quale il Signore vuole, che
la cerchiamo con prudenza. Nel resto saluto V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti preghino ad invicem
per il santo Amore.
Dalla città di S. Pietro, lora dellabbandonamento,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese dellelezione dei discepoli, lanno della salute
1666, ottobre.
1666 10 15 AGT ms.
233, f. 265 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta passata mandai a V. S. la lettera del signor Marchese
di Pianezza al Papa, ora ne le mando la risposta per Breve, ed
è una risposta del signor Card. Azzolini, segretario di
Stato, quale per sua benignità mi mandò la copia,V.
S. godrà, come Iddio premia le virtù anco qui in
terra. Vi mando anco quella orazione, che il Marchese per detta
lettera mi mandava, e sono eccellentissime particolarmente le
terze, V. S. le faccia traslatare da D. Ferdinando, già
che mi scrisse, teneva maestro spagnolo, e le partecipi alle nostre
Mariane, e Minimi. Godo siano arrivati a tempo le figure, medaglie,
e indulgenze, per la festa del nostro S. Traspadano, e ne attendo
la relazione. Circa la lettera del Padre Cicala per il signor
Cardinale non mi pare V. S. sia per eseguire il fine ne pretende,
può con occasione ringraziare al Padre, bastandovi la sua
padronanza e la sua intercessione presso detto signore, e che
si sia tenuto affezionatissimo col signor Card. Pallavicino per
mio rispetto. Dissi con occasione, e perché rispondere
ora dopo tanto tempo, pare cosa scaldata; e io per quella vedo
il Padre già ha concepito lesclusiva, onde V. S.
si valga con generalità, e della meglio maniera coprire
con silenzio. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione,
il giorno del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese dellelezione,
lanno della salute. 15 ottobre 1666.
1666 10 21 AGT ms.
233, f. 208 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
a
posta passata pensava scrivere a V. S., ma poi mi mancò
il tempo, ad ogni modo dal Padre Cicala avrà inteso la
storiella di Spagna, quale a me è parsa come un sogno,
e come a tale non bisogna pensarci. Ringrazio nostro Signore che
mi dà tal cognizione del mio poco talento, che mi fa parere
temerità, alzare un solo pensiero a simili cose. Non voglio
però lasciare di dirle la somma amorevolezza, che in questa
occasione mi ha usata il signor Card. Pallavicino. E venuto
lui stesso, con un nobile corteggio di Prelati, fino a S. Silvestro
a portarmene lavviso, e rallegrarsi più della rinunzia,
che dellelezione, ed è stato con tanto applauso di
Roma, che se avessi ricevuto il Vescovado di Toledo. Queste quattro
parole siano per V. S. perché alla fine nel mondo queste
cose si stimano, ma a me grazie al Signore non toccano la pelle;
ringraziamo di tutto il Signore e pregate che non le muoia ingrato.
Circa gli studi del fratello Giuseppe Maria io le ho scritto più
volte, con questa replico lo stesso, ma per levare il figliolo
dai pensieri di Napoli, V. S. sappia, che la logica vi si è
incominciata credo prima di Pasqua, tanto che sarà uno
strapazzare lo studio, quale se non si piglia dai suoi principi,
non vale nulla; poi il lettore di Napoli è assai più
giovane del nostro.
Io sento, si dovrà eleggere nuovo studio, o in Siracusa,
o altrove, né creda che io perdo tempo, non solo per lo
stesso, ma per lottimo studio; a me piace il desiderio del
figliolo, ma non vorrei, fosse con tanto ardore; si è fatto
religioso per esser Santo, non dottore, ed il primo si assegnerà
con lobbedienza, né proceda come di quello che tocca
ai Superiori; V. S. ci soggiunga e imprima questi principi, che
sono le sante massime dello Spirito. Mi sono poi veduto della
retorica di V. S. che fa denotare facilità la difficoltà
del ricevere studenti in S. Paolo, con proporre lelemosina,
come che ella solo potesse fare questo affatto; e poi volete,
che io proponga questi partiti nella religione? Le vie del secolo
sono differenti del claustro, basti V. S. in questo si rimetta
a me, né posso dirle di vantaggio. Mi è stato carissimo
lavviso, che il Padre Ribera non si voglia servire della
licenza per la predica dellAvvento, e che già io
ne le avevo mandato la revocazione; godo abbia pigliato lo stesso
motivo, e prego nostro Signore ad accrescerli questi buoni sentimenti.
Riverisco la signora Duchessa, saluto li figlioli, le Mariane,
Minimi, Orfanelli, e a tutte le VV. SS. mi raccomando strettamente
nellorazioni. Dalla città di S. Pietro, lora
dellorazione allorto, il giorno della cena, la settimana
della Passione, il mese dellelezione dei discepoli, lanno
della salute 1666.
È venuto padron Andriatta da Palermo con un bellissimo
brigantino con lui verrà il nostro medico, e manderò
il sacro corpo di S. Traspadano, i libri, e un bellissimo Salvatorino
per la Duchessa. Lunedì fu il nostro San Luca, 53 anni
un vento, e rispetto alleternità un nulla: oh beata
aeternitas, oh aeterna beatitas; ho aggiustato una devozione al
nostro Santo, se ne serva anchella, e pregate per me; S.
Luca dipinse assai il Signore, o nel grembo della Vergine, o [nella]
crocifissione. Roma, 21 ottobre 1666.
1666 10 28 AGT ms.
233, f. 249 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
uesta
mattina appunto ho nuova che vaca un collegiale nel convento di
Assisi, per rinuncia del Padre Caldroni, spero farò ogni
opera per il Padre Focolari, V. S. lavvisi per pregarne
il Signore. Mi ricordo che V. S. nella Torretta tiene certe mandorle,
delle quali si mangia la corteccia, e pure nella Licata vi sono
datteri senza osso; V. S. sospenda lintenzione, né
mi condanni di gola, ho pensato a ciò, perché se
V. S. gusta, ne potrebbe mandare due cestoline al signor Cardinale
(1); è tanta la cordialità
di questo Signore che mi fa ricordare di tutto, perché
sono cose che mostrano laffetto; in questo ultimo invito
il signor Cardinale disse che mensa viene a mensura, e io osservo,
che si dice mensa passiva, perché noi abbiamo da mensurare
i cibi, e non lasciarci mensurare da loro, e così la mensa
del signor Cardinale è la propria, perché dà
libertà che ogni uno misura a suo modo, ci serva questo
avviso festivo per regalo ai figlioli di attendere a questa misura,
e nostro Signore benedica tutti. [28 ottobre 1666]
(1) Sforza Pallavicino
1666 11 15 AGT ms.
233, f. 215 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
e
ne ritorna il nostro medico con D. Narciso, trionfanti con il
sacro corpo del glorioso S. Traspadano, come ho scritto a lungo
con altra, loro stessi saranno lettere, e prima D. Narciso perché
il medico resterà qualche giorno in Palermo per la pratica
del paese, essendo le cose diverse secondo le regioni; io non
le raccomando con questa, perché portandola loro, potrà
parere compimento a sua richiesta, lho fatto con altra,
alla quale mi rimetto, e qui a V. S., signora Duchessa, figli,
Mariane, Minimi, e Orfanelli benedico nel Signore, e me li raccomando
sempre nelle loro orazioni.
Dalla città di S. Pietro, lora del sudor di sangue,
il dì della cena, la settimana della trasfigurazione, il
mese della sete, lanno di salute 1666, 15 novembre.
1666 11 24 AGT ms.
233, f. 211 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
a
settimana passata mandai a buonissimo recapito il piego al Padre
D. Emanuele Calascibetta, quale grazie al Signore ha recuperato,
e gode la salute; però ora mando tutto laltro indirizzo
al signor Giustiniani, come superfluo.
Con il primo piego venne la vita del Padre Alipio quale qui cè,
né occorrerà mandarla, o almeno mandare i fogli
necessari, come ho fatto io per la Spagna, sebbene ivi anco si
troverà, e poi si dovrà fare diligenza di farlo
pesare come loro, che se avrebbe pagato il quarto meno.
Onde ora un libro di cinque giulii costa cinque scudi, io non
sono avaro, ma non gusto si butti il denaro, mando una fede di
questa posta, che tiene anco costì, acciò faccia
diligenza, che nei loro conti si passino per peso di letture,
perché qui non lho potuto fare, stante averne debito
costì. Mando a V. S. due offici nuovi per essere a tempo,
e godrà particolarmente di questi del nostro dolcissimo
santo di Sales, quale è dobbligo, e laltro
è ad libitum; ne mando altri due al signor D. Giovanni
nostro per darli al fratello Giuseppe Maria, quale mi dicono,
goder assai degli offici ecclesiastici, e rubriche.
Godo assai del suo ritiro al Monte Calvario, che comincia a farli
godere a D. Ferdinando, e ne aspetto le sante risoluzioni che
sono il fine di questi ritiri, e qui a V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, e Orfanelli benedico nel Signore e lo
preghino sempre per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
giorno del sepolcro, la settimana della resurrezione, il mese
della sete, lanno dellincarnazione 1666, 24 novembre.
1666 11 30 AGT ms.
233, f. 18 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ieri
mattina simbarcò la cascia col sacro corpo del glorioso
S. Traspadano, le sacre reliquie sono in un cassettino di velluto
trinato doro bellissimo, conforme lo donò il signor
Cardinale, sta sigillato per aprirlo costì lordinario.
La chiave e bolla la tiene il nostro medico. Detto cassettino
lho accomodato in una urna grande, che pare di marmo muschio
con corona, e palme di rame dorate bellissime e lho fatto,
acciò alla prima si riceva con maestà e decoro,
pensavo mandare due bellissimi incasti per la sacra Testa e santo
sangue, ma non si può far tutto quello che si vuole; le
fornaci di vetro non è stato possibile finora lavorare
cristalli grandi; basta, se a lei piacerà aspettare il
tempo opportuno.
Mando anco un bellissimo Salvatorino alla signora Duchessa, può
stare in piedi, seduto, inginocchiato con uno o due ginocchi,
infine tutte quelle azioni che può fare un uomo naturale,
gli ho per adesso solo fatto accomodare un vesticciolo di taffitano
ordinario, con un mondo alla mano per almeno la prima volta non
comparire ignudo, ci ho fatto di più una testina, e mani
della Madonna, che si possono accomodare allo stesso busto. E
anco un bambinello, che la Madonna può tenere nelle braccia,
e così in un busto possono accomodare, ora il Signore con
la croce e spalle alla colonna seduto, o orante e ancora la Madonna
o col Signore, o senza, o come vogliono, e accomodarle quelle
vesti che le piaceranno. Lavverto che nel situarli, o accomodarli
facciano con flemma e destramente, con provare più volte,
che riusciranno bellissime, ed io ne ho dato qualche saggio a
D. Narciso, sia sempre tutto per accrescere la devozione di codeste
Mariane.
Il signor Card. Pallavicino manda lolio avvisato, e anco
la storia del consiglio semplice, senza lApologia, come
mi pare di averle anco avvisato. Di più un libretto stampato
di rime di Mons. Campolo, e per averle compite, le mando la prima
parte stampata, più anni sono, V. S. sentirà uno
dei primi poeti italiani, ed assolutamente il primo poeta italiano
sacro, vedrà concetti altissimi e nuovi.
Mando i due cerimoniali Episcoporum come comanda la città
di Dio in onore della SS.ma Vergine, e uno del suo trionfo, e
così non le mancherà pabulo, e lettere per leggere
la gran Signora. Le mando un libro di encomi di tutti i Santi
dellAnno, potrà cominciarlo con laiuto del
Signore lanno nuovo, sebbene sono latini, sono brevi, e
frizzanti, e col rileggerli resteranno più a memoria, e
possono servire per punti di meditazione. Quattro libretti del
Padre Bona, uno latino per V. S. e glaltri tre volgari per
le nostre Mariane, e Minimi, sono brevi ma sostanziosi. La sposa
di Cristo, e la vita della madre Rosa da Lima, domenicana. Un
compendio dellorazione mentale, quale farà vedere
al Padre D. Fortunato. La faretra evangelica, meditazioni per
tutte le domeniche e feste dellAnno, le tavole del primo
mobile dellArati per il signor D. Giovanni Giandaidone,
che me ne ha scritto più volte, costano onze 4; Trofeo
mariano del Padre Nieremberg come V. S. avvisa. Il nostro buon
medico dAprile a questa parte, è stato senza impiego
pensando di partire, però si trova esausto, mi ha pregato
per 20 scudi, mi è parso un servizio necessario, e perciò
non posso negarli, e lui sarà puntualissimo a V. S. non
occorre che io glielo raccomandi, perché le sue virtù
glielo raccomanderanno da loro stesse; così dico di D.
Narciso, quale credo verrà prima, perché il medico
dimorerà qualche tempo in Palermo. Su detti 20 scudi vi
è la spesa del suo viaggio, ed il resto lo pago io, e per
consolazione di V. S. il corpo del santo Martire porta per trofeo
lAnima di una donna, che è stata dallinferno,
e grazie del Signore lha levata delloccasione; onde
ho pagato un poco più, e fu prudenza del che, fece quel
cambio di più col Padre D. Clemente, perché in tutto
ci è bisognato, una buona spesa, ma tutto è poco,
mentre è in cose di servizio del Signore. Ricevo la lettera
di V. S. con avviso alla partenza starà per fare il fratello
Giuseppe Maria, me ne sono rallegrato assai, prego il Signore
si faccia Santo. Riverisco V. S., signora Duchessa, figli, Minimi,
Orfanelli e tutti pregate per me. Raccomando a V. S. la risposta
del signor Torricelli, che mi è stata assai pregata.
Dalla città di S. Pietro, lora della Crocifissione,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese della sete, lAnno della incarnazione. 30 novembre 1666.
1666 12 23 AGT ms.
233, f. 215r autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
è venuta anco la posta, sono tempi rotti, verranno le lettere
tutte insieme; per via di Napoli le mando due bellissime paia
di guanti concia, non solo finissime, ma singolari della signora
Duchessa di Bracciano, Principessa Orsino, quale né anco
lha comunicato alla Principessa Rossano sua figlia, e quando
il signor Card. Orsino andò in Francia ne portò
per quelli Pari, serviranno per il passo di costì di qualche
titolata, o altro, pure vengono due pallette di odore, e due scatolette,
tutte sue, ed è regalo del Card. Pallavicino. Io mandai
il piego in Spagna e poi servizio del Padre D. Emanuele che trattasse
la domanda del titolo fino a nuovo ordine di V. S. che è
quanto dovevo servirle. Nel resto saluto V. S., signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti preghino per me.
Roma, lorazione allorto, il santo sepolcro, la passione,
il natale, la santa incarnazione 1666, dicembre.
1667 01 08 AGT ms.
233, f. 216 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. con lavviso della festa per il nostro glorioso
S. Traspadano, e ne godo molto, molto, e per la tragedia del santo
Ermenegildo ne consulterò con lo stesso signor Card. Pallavicino,
che le sarà molto caro; e così appresso scriverò
a compimento così sopra il carro, e nuova fontana. Circa
lArciprete della Licata già ho scritto, che non spetta
qui, e però non ho fatto altra diligenza, lo stesso scrivo
alla signora D. Geronima e gli mando la lettera, che detta signora
mi fa sperando che possa giovarle. Con la posta passata gli mandai
una risposta al signor Abate Farina, e lasciai di serrare nel
piego la sua lettera, quale mando ora, perché è
assai erudita. Per via di Napoli, oltre le cose di odore, vi mando
3 tomi di lettere stampate nuovamente di S. Francesco di Sales,
sono tutte piene del suo zucchero. V. S. ne avrà gusto
particolare, e così le nostre Mariane, che ci sono cose
pratiche, proprie, eterne, lho raccomandato in Messina al
Padre Castelli; e ce ne ho mandato un altro corpo per il fratello
Giuseppe Maria, e V. S. gli scriverà, che veda particolarmente
listruzione del modo di predicare, acciò formi da
ora la vera idea del predicatore Apostolico, è veramente
una istruzione, che si dovrebbe leggere, e studiare dogni
predicatore. Io non ho tempo di scrivere alla madre Crocifissa,
appresso, in tanto la saluto caramente, come fo alla signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione,
il giorno del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
della circoncisione, lanno della nostra salute 8 gennaio1667.
1667 01 15 AGT ms.
233, f. 217 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
opo
scritto e accomodata la scatola con le figure del glorioso S.
Traspadano, il signor Card. Ruberti mi ha mandato la spedizione
dellIndulgenza, e ne mando il breve al signor Gio: Giandaidone,
per mandarlo subito esecutoriato. Ci sono state difficoltà
grandi, alla fine non si è potuto ottenere in altra forma;
ma in sostanza cè tutto, e solo manca espresso il
nome del Santo, quale non mettono, se non è in calendario,
e per S. Mamiliano dice, che fu errore dello scrivano senza ordine
dei Superiori, e se il negozio non fosse antiquato, se ne cercherebbe
di far rumore. Scrivo a V. S. ciò per saper tutto, e lo
tenga suo. Per la signora suor Antonia, V. S. mandi un memoriale
in forma con dir minutamente tutto; la licenza di venire a fondare
quanto ci dimorò, la causa delluscita per infermità,
come uscì, con che licenza, se vi fu fede di medico, il
tempo che è stata fuori, e ogni cosa spirituale, e più
tosto abbondare nellavvisare le circostanze, perché
il paese è lontano, e per una notizia bisogna aspettare
due mesi. Con prima comodità si manderanno i libri dei
diari, la gloria, e quelli di musica, e pure aspetto le risposte
del Padre Generale dei Cappuccini, e qui la saluto caramente,
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il dì del sepolcro, la settimana del tradimento, lanno
della salute. Roma, 15 gennaio 1667
1667 01 22 AGT ms.
233, f. 218 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
o
parlato con il signor Card. Pallavicino per il santo Ermenegildo,
e ne ha goduto molto; i cuori di gentiluomini di Siviglia, e vanno
con musica, né vi vogliono altri tramezzi, né proemi,
si potrà bene prima di cadere la tela, fare qualche sinfonia,
e trattenimento di musica. La devozione di portare la santa reliquia
è stata usata da Reggi antichi, ed ai tempi nostri da Filippo
II potranno farlo nel rimettere la santa cassa nel carro trionfale
e dopo nel portarla in Chiesa. Serviranno di gloria del Signore
le nuove acque, e V. S. può fare la storiella della Madonna
dEgitto, e la faccia in un bel nicchio sopra la fontana,
qual servirà come sgabello, e nel piedistallo della nicchia
una bella lapide con liscrizione, quale la potrà
far fare dal Padre Silos, se si trova in Palermo, o dal Padre
Maggio, che luno, e laltro sono ottimi, e in tutta
Roma forse non troveranno primi. Le sante reliquie finoggi
sono in Napoli per i tempi tanto cattivi; le galere di Sicilia
sono partite due volte per Genova, e sempre tornate, e oggi sono
in Napoli, il povero Ottaviano piange le spese, bisogna rimettersi
alla volontà di Dio, sicuro che: omnia cooperantur in bonum.
Circa lArcipretato della Licata già ho scritto più
volte a sufficienza. Ho consegnato la lettera al Padre Milazzo,
qual si è esibito far tutto per il Padre Marica, e cho
offerto i denari per la spesa, e lopera mia per tutto quello
che potrò; e lo farò con ogni efficacia. Breviari
dAntuerpia ne tiene un libraio solo, e ne vuole prezzi esorbitanti;
se ne spettano nel seguente mese, e lavremo più moderni,
e più mercati; credo le manderò due copie dellErmenegildo;
se bene per questi se non sarà comodità li manderò
con la posta. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi e Orfanelli.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione,
il dì del sepolcro, la settimana della passione, lanno
dellIncarnazione. Roma, 22 gennaio 1667.
1667 02 10 AGT ms.
233, f. 219 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R., e vedo aver cominciato lo studio,
e insieme cominciato a sentire la debolezza della festa; io dubito
che il Signore voglia mortificare la vostra troppa affezione di
aver mostrato a questi studi, lasci questa e attenda con moderazione
a quelli, non confine desser gran dottore, ma solo di obbedire,
che vedrà effetti grandi della divina bontà. Circa
alla confusione che tiene nel conoscimento di se stesso, veda
di attendere allesame particolare della virtù, e
prima cominci da quello della santa umiltà, e lo faccia
per più tempo con le regole ordinarie scritte dai maestri;
e in breve troverà gli atomi dei suoi difetti per estirparli
tutti con la grazia del benigno Signore, questo posso dirle da
lontano. Nel resto confidi tutto al suo maestro, che con scoprirle
il puro della coscienza, potrà guidarlo con ogni agevolezza.
Nelle cose spirituali ricorra al Padre Prefetto, negli studi al
Padre lettore, perché quelli con una parola le diranno
tanto di lume, quanto lei con lunghe orazioni, e studi mai potrà
eseguire. Questo è il vantaggio che teniamo nella religione
di non poter errare con le nostre sante guide. Nostro Signore
lo benedica, e me lo faccia tutto santo.
Roma, 10 febbraio 1667.
V. R. legga e rilegga, e tenga di continuo davanti il Rodriquez,
e lopere del Santo di Sales.
1667 02 12 AGT ms.
233, f. 220 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ono
due poste, che non tengo lettere di V. S., ho però una
del signor Gio: Giandaidone, che mi manda il transunto del privilegio
di Lampedusa, che è appunto quello che io scriveva a V.
S., però lo manderò subito, e scriverò al
Padre D. Emanuele Calascibetta, acciò prosegua il negozio,
né sopra ciò vi vuole altro. Il corpo del nostro
Santo Martire Traspadano ha dimorato due mesi in Napoli per il
mal tempo, il padron della fregata e altri appresero, che fosse
opera del Santo, che voleva restare in Napoli. Crebbe tanto questa
voce, che ne ebbero parte gli eletti della città, e il
Viceré, quale mandò Ministri per riconoscere la
verità, e trovato il sacro deposito, lo condussero a Palazzo
con infinito popolo appresso, gridando tutti che era un corpo
di S. Traspadano, che mandava il Card. Pallavicino al Duca di
Palma, in Sicilia. Il signor Viceré con la signora vice
Regina e altri signori videro lautentica, non vollero aprire
la cassetta; adorarono la santa reliquia e la rimandarono con
molto onore alla fregata, con un ordine al padron che la conducesse
con ogni devozione, e sotto pena della galera, che non vi ponesse
dimora; così mi soggiunse Ottaviano, che se non era il
nome del signor Cardinale, il corpo restava in Napoli. In tanto
il Signore ha voluto glorificare il Santo in Napoli, e anco onorare
il vostro nome, e si vide che il Signore lha ordinato così,
perché lo stesso giorno si serenò laere, e
pensavano partire lindomani; V. S. sentirà a lungo
tutta la storia dal nostro medico. Mando alcune devozioni ho traslatato,
e fatte stampare per la festa del santo di zucchero S. Francesco
di Sales; spero avere unaltra reliquia, e la manderò
alla signora Duchessa, alla quale riverisco con V. S., figli,
Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti benedico nel Signore e lo
preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenza, il
dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
della purificazione, lanno della salute. Roma, 12 febbraio
1667.
1667 02 19 AGT ms.
233, f. 220r autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta ricevo lettera di V. S. col negozio della signora
suor Antonia, e farò ogni diligenza, e come mi appresto.
Mando a V. S. una lettera ieri sera venuta da Madrid, e già
con la posta passata mandai il transunto, e col favore del signor
Card. Pallavicino, e mandato nello stesso piego di fra Bernardino
al nunzio, che lo confessa il Padre D. Emanuele.
Dalla città di S.
Pietro, lora dellorazione, il dì del sepolcro,
la settimana del intendimento, il mese della Purificazione, lanno
della salute 1667 febbraio.
1667 02 26 AGT ms.
233, f. 221 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
inalmente
grazie al Signore sono arrivati tutti i salumi, e in tempo opportuno,
e si farà tutta la Quaresima con la sua elemosina, tutti
i Padri la ringraziano sommamente e pregano per tutte le VV. SS..
Mando lacclusa del signor Cardinale, ne può vedere
quanto le siano graditi per lui, e per la signora Duchessa di
Bracciano, e ogni giorno parla di questi, e vuole ci avvisi una
circostanza, che lè stato di sommo gusto, cioè,
che mandò alla dogana, e prese solo una cassa; e le parve
desser ricco, poi avendole io detto, che le casse erano
due, mandò subito, e le parve un regalo sopra regalo, e
sta speculando, che cosa possa mandarle, veramente questo è
il cibo quotidiano, ma tutto superiore il suo affetto. Godo in
estremo della fruttuosa missione, e V. S. le procuri allo spesso,
che queste santificano la terra. Lodo assai il consiglio per il
signor Torricelli, e per D. Ferdinando io ho scritto a lungo,
e torno a dire a V. S. che cerchi di fargli fare qualche viaggio
per Malta, altrove; e non occorre tanta spesa, ma privatamente.
Qui sono venuti due fratelli del signor Marchese di Geraci, quasi
soli, e tutti fanno così, lo mandi incognito, cioè
con questo titolo, il signor D. Antonio, e due creati sono soverchi,
e mi rimetto a quanto scrissi.
Ho le lettere del Padre Giulio, cercherò di fare il servigio.
Per lavviso tengono della Duchessa di Savoia, e lettere
di Mons. Arcivescovo di Palermo sopra la detta memoria, non posso
scrivergli altro se non che replicare sogni, sogni. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli
e tutti preghino per me. Dalla città di S. Pietro, lora
dellorazione, il giorno del sepolcro, la settimana della
passione, il mese della Purificazione, lanno della salute.
26 Febbraio 1667.
Hora ricevo la lettera sopra i titoli, e già ho scritto
a V. S. di aver avvisato a complimento al Padre D. Emanuele, non
occorre altro. Mi fa ridere con limperatore di casa Caro.
Cose aeree, e vanità, e prudenza di spiegarle.
1667 03 12 AGT ms.
233, f. 223 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo lultime
di V. S. e godo dei buoni avvisi mi dà dei progressi nello
spirito delle nostre monache, e del nostro fratello Giuseppe;
nostro Signore li benedica tutti, e per D. Ferdinando spero troverà
costì persona con la buona provvisione che lavvisai,
e bisognando mandarla da qui, farò ogni diligenza; in tanto
prego nostro Signore drizzi tutto a suo maggior servigio. Mando
il breve per la signora suor Antonia, é per: quinquennium
more solito, né la santa, e pia madre vuole obbligare per
sempre a tanto rigore, basta la proroga sempre si avrà
quando lo vorrà. Né è di spiegare lintenzione
di poter venire a codesto monastero, perché questo Breve
la lascia sempre in iure suo; la spesa sarà di scudi 13.
Per la mia Crocifissa non ho procurato tal Breve, volendo maturar
il negozio con più tempo, e esperimentare la sua indifferenza,
e lasciarle passare quei primi furori, e mi sono edificato, che
fin ora non ha replicato altre lettere. Mando lacclusa per
il nostro medico Ottaviano, spero sarà col prezioso tesoro
del corpo di S. Traspadano, e che si apparecchieranno per la festa;
voglio suggerirle una bella invenzione si fece in città
di Castello nellUmbria in una simile traslazione, e fu che
tutti li figlioli di 4 anni sino a 12 si vestirono di Angeli con
portare in mano una corona con una palma, e fecero un bellissimo
squadrone attorno al Santo; è cosa facilissima, perché
ogni madre cercherà vestire il suo Angelino al meglio che
può, e farli una bellissima veste. V. S. per i poveri potrà
provvederli della palma, corona, e cappelliere, che lhanno
fatto di lino colorito a color doro, se bene prima crespato
col ferro caldo, che riesce una cappellatura nobilissima naturale,
e senza spesa; e questi arnesi si possono conservare, fare questo
innocente esercizio di Angeli, ogni anno nella processione del
SS.mo Sacramento. Di più potranno fare nel carro trionfale,
o altrove due squadroni, o due palchi, o cose simili con personaggi
di rilievo, o vestiti con le sole teste e mani di rilievo. In
uno la città di Roma, ove il signor Cardinale consegna
il corpo, e laltro la città di Napoli, ove il Santo
trionfò, e fu riverito dal signor Viceré, e sotto
luno, e laltro si potranno fare due iscrizioni, che
se costì non tengono persona, li potrà procurare
dal Padre Maggio (1). Mando i nuovi Cardinali,
è stata una promozione acclamata da tutti, perché
il mondo in questa età cadente, e inferma del Papa aspettava,
avesse fatto Cardinale D. Gismondo suo nipote, e altri della servitù.
Ma il santo Padre: non respicit carnem, et sanguinem, et in oltre
1300 scudi e più avuti dagli offici vacati per questa promozione,
subito lha voltati al Re di Polonia per aiuto nella presente
calamità di guerra, nella quale si trova, tanto che si
è reso glorioso presso tutti. Il primo Card. Ruberti è
quasi creatura del signor Card. Pallavicino, avendolo portato
sino dal primo scalino, la Casa Ruberti è dellinsigne
di Roma; Spinola di Genova, Visconti dei Duchi di Milano, Delfino
è Veneziano, Caraccioli in Napoli, il francese è
il Duca di Mercurio della Casa Regia e il nostro Montalto. Tutto
per avviso di V. S. e preghi il Signore per il servizio della
Santa Chiesa. Nostro Signore lo benedica con i figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della crudele morte,
il giorno del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese e
anno dellIncarnazione. 12 marzo 1667.
(1) Francesco Maria
1667 03 26 AGT ms.
233, f. 225 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lacclusa venuta dalla Spagna, e vedrà leffetto
del Padre D. Emanuele, e del signor Abate Giustiniani, al quale
V. S. scriverà, e se li stringa, perché è
affettuosissimo, abile, e nella Corte ha amici assai. Con la posta
passata le feci lenumerazione dei nuovi Cardinali, mi scordai
avvisare, che lArcivescovo di Salisburgo è Principe
dImperio, e tiene 250 mila scudi dentrata; onde questa
promozione è stata nobilissima anco per sangue, essendone
delle prime famiglie di Germania, Francia, Spagna e Italia. Per
via di Messina ho mandato una troccoletta (1)
per le tenebre, alluso di queste prime Basiliche, assai
gentile, servirà per il monastero, e a questo esempio potranno
fare dellaltre e anco maggiori per suonare lofficio,
essendo questa per lelevazione dellaltare. Nostro
Signore benedica V. S., signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi,
Orfanelli e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lavanda dei
piedi, il giorno del sepolcro, la settimana della passione, il
mese dellIncarnazione, lanno della stessa 26 marzo
1667.
(1) piccolo arnese in legno
1667 03 29 AGT ms.
233, f. 226 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettera
di V. S. e godo molto dei favori ricevuti dal nostro santo Vescovo
di Girgenti, e ringraziato nostro Signore che il primo ingresso
nella Diocesi sia stato con la stazione in Palma, e anco a V.
S. nel temporale giova molto tenere il Vescovo amico; sopra tutto
mi ha intenerito la sua devozione al santo Monte Calvario; V.
S. se lo stringa, limiti nelle virtù, e lo serva
come a suo Padre, e Pastore; io non le scrivo per non infastidirlo,
perché non uso lettere per cerimonie; V. S. nelle occasioni
lo riverisca a mio nome umilmente e ne prenda in ginocchio la
benedizione, e gli ricordo che mi promise di tornare a Roma per
visitare i sacri liminari, e potere godere da noi soli Roma santa,
con visitare tutti questi santuari, perché allora, come
egli diceva stanziò in Roma cortigiano.
Ho goduto molto dellavviso, che il corpo della santa memoria
del Padre D. Bonaventura sia incorrotto, e V. S. mai prima me
laveva avvisato, e perché per altra mi avvisava,
che il Padre Maggio nella sua opera vi ha inserito la sua vita,
io con questo le mando una lettera trovata nelle scritture del
Padre Diana. Vedete le cose del Signore, fino da principio aveva
destinato questa opera di Chierici eremiti sotto la guida dei
Padri Chierici Regolari, perché come ella sa poi il Padre
D. Bonaventura sempre si rimetteva a me nelle regole, e io le
mandai il modo per le cessioni del Vescovo, e ultimamente se ladoperò
il Padre Maggio; al quale manderò detta lettera con questo
capitolo che gli sarà di consolazione e potrà aggiungerlo
alle cose scritte.
Mando a V. S. una lettera serrata, e con ogni segreto, e sebbene
stimo, sia scritto con spirito eremitico, e austero; ad ogni modo
del tutto è pane, se non è tutto, V. S. la legga
ai piedi del Crocifisso: principiis obsta, Deus sit in corde tuo,
Deus sit in corde tuo; la scrivo con qualche sentimento, la vorrei
fare con le lacrime, ne prego continuamente il Signore V. S. mi
favorisca far che da Palermo mi mandino il libro stampato del
Padre Maggio, o almeno copia della relazione della vita di D.
Bonaventura, e lo scrissi ad altri, ma la dico perché il
Padre Maggio non la vorrà mandare, che compita.
Mando a V. S. le lettere dei signori parenti, e mi edifico assai
del P. Antonio, ma la provvisione dellArcidiaconato di Girgenti
spetta alla Spagna; e il procurarlo da qui sarebbe un impegnare
i signori senza effetto, perché ci sono cento pretensori,
V. S. laiuti per dove può, e quando vi fosse occasione
in questa Corte me lavvisi. Pure se il signor D. Ferdinando,
non avrà altro peso di figlie femmine, perché questo
non lo fa pure religioso, se non vuol essere del Monte Calvario,
perché alla fine marito, moglie, e non vi vuole gran cose
arrivare, e si potrebbero ritirare costì, ed affittare
le loro cose alla Licata. Io non so se con questa barca ho tempo
di risponderle; V. S. tenga tutto segreto, lo farò con
la seguente così al buon D. Simone, al quale V. S. deve
avere obbligazione, e stimarlo come voce del Signore, e laltra
volta mi scrisse che voleva conoscere quelli buoni solitari.
Queste sono diligenze di edificazione, giovano assai, né
a V. S. obbligano a cosa alcuna, ma le dà capo di fare
buon esame, e pregare il Signore per i devoti amici. Mando il
breve spedito per il Padre Focolari, la spesa è stata di
scudi 25 che al cambio saranno poco meno di scudi 29 come può
fare il conto, e ne ho spedito le polise al signor D. Gio: Giandaidone
con spiegargli la causa. Il signor Canonico Caetano non mi scrive
nulla, credo che il signor buon Padre non sia morto, o che il
negozio forse già sia appunto per altri. Ringrazio il Signore
labbia passato bene del suo dolore di fianco, ho trovato
il legno buonissimo, e forse con questa posta ne le manderò
qualche parte, se verrà a tempo e così farò
diligenza per la pietra, e sopra tutto presso la Madre SS.ma che
è la nostra vera medica e Madre, io da ella spero tutto
il bene. Saluto la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli
e tutte le VV. SS. preghino la gran Signora per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lavanda dei
piedi, il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione,
il mese dellIncarnazione, lanno della stessa. 29 marzo
1667.
1667 03 30 AGT ms.
233, f. 227 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta non ho lettere di V. S., laspetto se piacerà
al Signore con la seguente, le mando laccluso officio della
nostra gloriosa santa Rosalia, che finalmente si è ottenuto.
La saluto caramente come fo alla signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli, tutti benedico nel Signore e tutti lo preghino
con devozione per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese e anno della salute. 30 marzo 1667.
1667 04 09 AGT ms.
233, f. 228 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. e godo molto del nuovo Oratorio dei fratelli del SS.mo
Rosario per gli agonizzanti, dei quali non mi aveva avvisato prima,
e desidero sapere se è attaccato alla Chiesa maggiore,
ed il loro particolare esercizio, e così una nota di tutte
le Chiese e Oratori di Palma per mia consolazione spirituale,
e in tutti lesercizi si ricordano di me. Non ho incontrato
comodità di mare per mandare lErmenegildi, per strettezza
del tempo, ce ne mando uno con questa posta, ma tassato, non come
piego di lettere, con esso viene anco un poco di legno che viene
da Spagna, e qui la chiamano palo dOrignones e assai fino,
ne tengo una libra, la manderò per mare, questa la potrà
usare per ora conforme come le dirà il medico; mando anco
una pietra di Elitropio orientale finissima, e unaltra Osatis
isata volgarmente che dicono essere assai buona, la prima è
tinta di sangue, la seconda di latte; se bene io a queste pietre
poco credo, ad ogni modo sono cose estimate, non possono mai far
danno, V. S. attenda al buono regime, e poco vino, e nel resto
poi pregate il Signore, che ci faccia fare la sua santa volontà.
Il fratello Giuseppe mi ha scritto per alcuni libri di lingua
greca, ce lho procurato, e ce li manderò per via
di mare, e godo dellapplicazione, ma lho scritto,
che il tutto si ha da posporre alla santa orazione. Procurerò
lindulgenza per la festa di San Traspadano nostro, e spero
a questa ora sarà arrivato costì. Mando lacclusa,
V. S. la consegni sigillata, e me li raccomandi allorazioni;
V. S. mi farà grazia mandarmi copia della devozione dellinfanzia
di Maria, che quella teneva io, lho prestato, né
posso, o non voglio recuperarla. Nostro Signore lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
lo preghino per me. Dalla città di S. Pietro, lora
della crocifissione, il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania,
il mese delle piaghe osservate da San Tommaso, lanno dellIncarnazione.
9 aprile 1667.
Devo nuova obbligazione al nostro santo Vescovo Amico, perché
mi scrive da Catania il signor D. Antonio Polizzi, sacerdote di
singolari virtù e merito, e molto amico, che Mons. in Catania
gli faceva continua memoria di me, e che in mio riguardo lusava
infinite cortesie, V. S. nelloccasione mi fa grazia ringraziarlo
da mia parte, e ho anco a caro sappia laffezione del signor
D. Antonio Polizzi nel scrivermelo gli domandi in ginocchio la
benedizione.
1667 04 09 AGT
ms. 233, f. 228r autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Messina)
icevo la lettera
di V. R. per i libri greci ed Ebrei, lho già procurati,
e con prima comodità di mare li manderò. In tanto
il Padre D. Alberto Fardella che si trova qui, ha scritto a Palermo
al Padre La Rosa, che pigliasse dalla sua cella un officio della
Madonna greco latino, e glielo mandasse; e questo è un
buon esercizio, perché quando recita lofficio della
Signora fuori del Coro, e dice quellaltra orazione senza
perder tempo si trova a studiare la lingua greca. V. R. attenda
a questa lingua, ma la principale è la latina, e bisogna
eseguirla in Eminenza, legga buoni libri, il catechismo, e simili,
pure si eserciti nel fare qualche verso, ed è buona regola
ogni settimana fare un distico, o sopra il santo di quella settimana,
o del Vangelo della Domenica; serve molto per la lingua e sopra
lanno si ritrova quasi unoperetta; il principale dello
studio ha di essere la scuola della Filosofia che sente per obbedienza,
nelle difficoltà non travagli molto sopra i libri, ne domandi
subito al Padre lettore, perché quello, che esso vi dice
in una parola, voi stenterete unora a trovarlo, leggete,
leggete il Possevino: de modo studendi, particolarmente la sacra
Teologia, che accoppierete con diletto studio, e orazione, senza
la quale ne meno meritiamo nome di religioso, orazione, e ho finito.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il giorno del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
delle piaghe del costato osservato da San Tommaso, lanno
dellIncarnazione.
9 aprile 1667.
1667 04 30 AGT ms.
233, f. 229 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta non ho lettere di V. S., con la passata scrissi a
lungo, che diceva lintera nuova per la risposta al signor
Duca di Medina La Torre. Il benigno Signore ci ha soccorso con
la sua divina provvidenza, perché il dì seguente
mi capitò lacclusa del signor D. Orazio della Torre,
e così le ho risposto abbastanza, ringrazi di tutto la
divina bontà. Mando anco una lettera del Padre D. Emanuele,
e veda la spedizione del titolo della Lampedusa, che sarà
di molto decoro per essere unisola celebre fra diversi generi
di scrittori, cosmografi, storici, poeti e spirituali per la Madre
SS.ma; V. S. quando viene il privilegio, ne dia parte al signor
Card. Pallavicino, e se le pare fra gli altri lo preghi a non
tenerlo per vano, perché è stato un titolo non pensato,
e questo mandato dal Signore rimettendosi a me nelloccasione,
o cosa simile; V. S. vedrà cennato un papello delleternità,
è assai bello e appresso ne le manderò copia, che
ora non cè il tempo, questi sono i veri titoli, ai
quali non può arrivare nessuno della Terra, si dice, V.
Eccellenza, V. Eminenza e V. Maestà, ma a nessuno V. Eternità.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino per me. Dalla città
di S. Pietro, lora della morte, il giorno del sepolcro,
la settimana della resurrezione, il mese di Tommaso, lanno
dellIncarnazione. 30 aprile 1667. Saluto al medico Ottaviano,
e a D. Narciso, e ho mandato e mando sempre le sue lettere alla
traspontina. Il Papa tira avanti, e si dice per tirare più
giorni. Anco i Principi grandi sono soggetti a tante miserie.
Al Cielo, al Cielo.
1667 05 14 AGT ms.
233, f. 230 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
la posta passata ricevo le lettere di V. S. con un piego del signor
D. Gio: Giandaidone, al quale risposi subito, e in tutto sto servendo
con ogni efficacia, tutta ciò la pertinacia del male gravissimo
del Papa, per acquistare tutto quello che si potrà. Con
questa posta ricevo laltra, con la nota del signor D. Vincenzo
Campolo, e pure attenderò a servirlo come devo. Le mando
copia del papello delleternità, V. S. lo sperimenterà
assai fruttuoso, e lo comunichi alle nostre Mariane, e Minimi.
Ricevo una del Padre Pecorella con infinite consolazioni, attenderò
a servirla, dopo scriverò, e in tanto me li raccomando
allorazioni grandemente con tutti quei venerabili padri
e fratelli. Il signor Card. Pallavicino gusterà un poco
di mela-granato agro dolce, o di mezzo sapore, noi diciamo granati,
gratassi, mi ricordo che ai colli ve nerano squisitissimi;
V. S. mi fa grazia a suo tempo, scriverà a qualche persona
diligente per accomodarne una cinquantina bene in una cesta di
maniera che non si toccano lun laltro, e tenerli pronti
per qualche fregata partirà per qui; il negozio sta tutto
alla diligenza di star su lavviso della fregata; credo sarà
buono il Padre Preposto della Catena, che è vicino alla
marina, e diligentissimo pure; V. S. non si pigli sollecitudine
di ciò, perché sono cose a bene desse; accuso
bensì che se tali granati fossero migliori in altra parte,
che nei colli, faccia procurare li più migliori. Riverisco
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e a tutti
mi raccomando alle sante orazioni.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese dellAscensione,
lanno della Incarnazione. 14 maggio 1667.
1667 05 21 AGT ms.
233, f. 233 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. e ho mandato la lettera per Spagna, così quella mando
a V. S. come la ricevuta del cambio mi mandò il signor
D. Giovanni Giandaidone; V. S. ha fatto gran provvisioni di maestri
per Don Ferdinando, io vorrei che V. S. vedesse dove inclina maggiormente
e ivi lapplicasse da dovere, perché la diversione
in tante cose non lo lascia perfezionare in nulla, e a questo
modo bisogna essere applicato in una cosa, spero con la venuta
del signor D. Alessandro aggiusteremo bene per lo spirito, e per
le buone lettere; queste musiche, cerimonie, balletti a me non
piacciono, e il cavaliere lo fa la testa, e la lingua, non le
braccia, e le gambe, a V. S. non manca prudenza, prego nostro
Signore ce la dia veramente cristiana. Hieri al Padre Abate di
San Martino mandai 4 libretti; il Principe buono scritto dal signor
Principe dei Conti del sangue reale di Francia, è un libro,
che parla davvero, tutto succo e solo basta a fare Principi santi;
V. S. ne dia uno a D. Ferdinando, e perché è di
pochissime foglie ce lo faccia quasi mettere a mente, o almeno
ce ne faccia così rozzamente come può fare un compendio,
o indice delle cose, che più le piacciono, che servirà
per restarli nella mente; veramente è un libro, che io
vorrei fosse per i maestri di tutti i signori, e però ne
li mando 4 se a V. S. parerà mandarne uno al signor Principe
di Trabia, che per comuni lettere vedo le sia in assai corrispondenza
e così ad altri amici. Ho preso lEbraico del Castel
Durano, è ristampato ultimamente in Venezia bellissimo,
e lo manderò con i libri greci che ho comprato per il fratello
Giuseppe Maria e ci avrà gusto, avendoli fatto una buona
scelta. Qui stiamo sulla morte del nostro santo Padre (1),
e nostro Signore glha voluto dare un mese ultimamente di
penoso Purgatorio, pregate nostro Signore per il futuro conclave,
e a questo fine tutte lorazioni delle Mariane, Minimi, e
Orfanelli e tutti trattandosi della maggior cosa possiamo aver
nella Chiesa. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, e tutti preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenza, il
giorno del sepolcro, la settimana della passione, il mese dellAscensione,
lanno della Incarnazione. 21 maggio 1667.
(1) (Alessandro VII, Fabio Chigi)
1667 05 26 AGT ms.
233, f. 234 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. un lexicon greco latino in due tomi, che il Padre
Silos mi dice che è il più chiaro, facile, copioso,
ed erudito, e dice, che questo solo basta per tutto. Mando anco
la grammatica del Lascari, i sinonimi del Padre Rolandi, i rudimenti
del Cleandro, e lepiteti del Dimero eruditissimo, e facilissimo;
onde non le mancherà occasione di studiare. Mando anco
la grammatica ebrea del Bellarmino. E più per il signor
Duca un erborario del Castordurante, e un libro di prediche del
SS.mo Rosario, V. R. procuri di mandarli da costà. Nel
resto attenda a farsi santo, che è quel che per il quale
il Signore ci ha chiamato alla religione, e gusterei sapere che
lettura fa giornalmente di libri spirituali, e come va il gran
negozio dellorazione, qui sta il tutto, e qui meglio raccomando
strettamente, e nostro Signore lo benedica.
Roma, 26 maggio 1667.
V. R. la faccia pagare il porto al marinaro.
1667 06 18 AGT ms.
233, f. 235 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
l
nostro santo Padre Alessandro VII si ha chiamato al Paradiso due
Cardinali suoi amorevolissimi, il signor Card. Bandinelli e il
signor Card. Pallavicino, tutti parziali miei padroni, quello
assai vecchio, e da molto tempo morto civilmente, vivendo quasi
stordito, questi di complessione cosi tenue, che pareva vivesse
per miracolo. Onde con unuscita li sopravenne se nè
morto dolcemente per desitionem virium; io ho esperimentato i
suoi favori maggiormente a questo ultimo, volendo che tutte le
cose facessi io, né ha voluto lo lasciassi un momento;
e finalmente lho dato lolio santo ed è spirato
nelle mie mani, spero avremo guadagnato un amico di sicuro per
il Paradiso, qui è il nostro termine; onde quando si muore
con una buona vita, dovremo gioire desser pervenuti allamata
patria ricca di tutti i beni per uneternità. Se volessi
dire i sensi di Roma, e dei Cardinali nella sua morte, vi vorrà
un volume. Resta dire quello che disse il signor Card. Azzolino,
che si è estinto un lume della Chiesa, che non se ne riaccenderà
uno simile per secoli, appresso mando copia di un capitolo del
suo testamento per vedere la memoria che ha tenuto di me, di V.
S. e di D. Ferdinando, e poi si stamperanno le sue lettere, che
saranno delle cose più gloriose per onore della sua Casa,
ma tutti siano motivi per i miei lumi e glorie del Paradiso. Tutte
queste sono vanità, e in Dio solo è il vero bene.
Le mando alcune carte per notizia della morte del santo Padre
e del conclave, vedrà langustie come stanno i signori
Cardinali più stretti nella servitù, perché
non possono condurre che due conclavisti per servirli, se bene
il signor Card. Carpegna come vecchio ne lhanno concesso
tre. Per gli avvisi dati so che tutti loro stiano pregando il
Signore per questo sommo negozio, qui corre voce, che gli scrutini
fatti sinora siano corsi a più voci Farnese, Rospigliosi,
Elei e Buonvisi, ma questi sono più arcani dello Spirito
Santo, che spira quando vuole. Godo in estremo delle sue lettere,
prima per la devozione, con che hanno riposto il corpo del glorioso
S. Traspadano, secondo per la notizia mi dà delle Chiese
ed opere pie di Palma. Ho osservato le compagnie, e mi pare le
mancano quella della cintura di S. Agostino, e del cordone di
S. Francesco, dei quali mi pare ne avessi mandato laggregazione,
e desidererei ve ne fosse lesercizio per godere le compagnie
dei 4 mendicanti, il Rosario, labito del Carmine, la cintura
e il cordone; in oltre V. S. mette la compagnia del SS.mo Sacramento,
ma le confraternite di Lacci (1) io vorrei
che anco questo fosse pure generale, e delle confraternite desio
sapere il numero di tutti per il servizio delle processioni, V.
S. non fa menzione del Monte di Pietà, a che Chiesa è
addito, e desidero sapere come riesce a beneficio pubblico, e
pure lascia di menzione la compagnia del SS.mo Viatico, che è
così necessaria per il culto del SS.mo Sacramento, e pure
avrei gusto sapere le congregazioni, che sono glesercizi
di maggior frutto, la penna scrive volentieri di quello che gode,
però ella può pensare quanto riesce di consolazione
delle devozioni di Palma, e vorrei vederli tutti Santi. Riverisco
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
benedico nel Signore che lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
giorno del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese del
Corpus Domini, lanno dellIncarnazione. 18 giugno 1667.
(1) corde
1667 06 25 AGT ms.
233, f. 236 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
Già grazie al Signore, dopo un breve conclave di 18 giorni,
abbiamo avuto il santo Padre Clemente IX, e domani si farà
la solenne coronazione, e spero sarà con applauso universale,
perché calerà la gabella della macina per tutto
lo stato ecclesiastico, importante un milione di capitale. Questo
signor Card. Rospigliosi entrò in conclave con voce comune
del Pontificato, anzi da che ebbe il Cappello di Papa Alessandro
da più cordate fu predetto tale, e quel che è di
più, nel conclave passato con essere Prelato ordinario,
ebbe qualche voto al Papato; ma quel che è più meraviglioso,
che è stato fatto con comune desiderio di Spagnoli, e Francesi.
E di natura dolce, liberale e pia; di età di 68 anni,
e poco sano; pregate nostro Signore che gli dia spirito, e forza
per servizio della Santa Chiesa. Ha cominciato a provvedere i
primi posti, segretario di stato, che è lofficio
teneva egli al signor Card. Azzolino, di cui è segretario,
e assai amato, il nostro signor D. Leonardo; onde il signor Canonico
Termine suo zio ne sarà consolatissimo. Datario il signor
Card. Ottoboni, e di giorno in giorno andranno vedendo nuove provvisioni.
Ho già dato ordine per proseguire i negozi cominciati,
e attendo per lindulgenza per il nostro S. Traspadano, e
vedrò di far fare le medaglie che desidera la signora Duchessa,
e le figure mi cenna V. S.. Manderò al Padre D. Emanuele
la lettera di V. S. per vedere tutto quello che desidera circa
ai negozi. Mando anco una lettera del signor Marchese di Pianezza,
il quale come sa terrà precetto del Papa per Breve di non
seguire il suo voto di povertà. Vedrà una lettera
santa, e spero che il Signore ne caverà gran cose e V.
S. me la rimandi, perché non ne tengo copia. Con questa
posta mando cambio al signor D. Gio: Giandaidone di 200 scudi,
e pagherò al Padre Milazzo i 10 scudi, quando le vorrà
per servizio del signor Arciprete. V. S. mi fa grazia salutarmi
il nostro buon medico Ottaviano, ho goduto delle sue onorate conclusioni,
e con la lettera lho mandato al suo amico alla traspontina,
e io la raccomando continuamente e mi scriva spesso. Mando uno
scritto che contiene una breve esortazione fece la santa memoria
del signor Card. Pallavicino alla famiglia, quando prese il viatico,
per sua consolazione, e per attendere con allegrezza alle cose
vere al Cielo, al Cielo. Riverisco la signora Duchessa, figli,
Mariane, Minimi, Orfanelli a tutti benedico, e mi raccomando alle
sante orazioni.
Dalla città di S. Pietro, lora della morte, il dì
del sepolcro, la settimana della passione, il mese del Corpus
Domini, lanno della salute. 25 Giugno 1667.
1667 06 26 AGT ms.
233, f. 237 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. copia del capitolo del testamento della s. m. del signor
Card. Pallavicino, e conserverò le sante reliquie per le
VV. SS. e con prima comodità di mare, manderò alla
signora Duchessa una gioia singolarissima che detto Signore mi
aveva dato prima di morire. Questo è un Crocifisso di carta
pesta, modello del signor Cavaliere Bernino, il quale ne fece
uno simile di bronzo per il nostro Re Filippo IV, ad istanza del
signor Ambasciatore, che è stata una cosa celebratissima
per la corte di Roma, e di Spagna; ma io ho detto che stimo più
il mio, perché nel bronzo si vede solo leccellenza
del lavoro, ma qui con il colorito della carnagione si muove a
meraviglia leffetto; tanto maggiore, che Monsignor Bernino
lha fatto rifare più volte per renderlo più
vivamente devoto; in particolare è meravigliosa la SS.ma
faccia, che negli altri dolori spiega una allegrezza di Paradiso,
e il signor Cavaliere mi ha detto, che egli non può capire
di vedere il Crocifisso col volto malinconico, e con tutto si
studia di farlo allegro, mai si può saziare, e resterà
vederlo nel Paradiso. Io non lho mandato avanti, perché
il signor Cardinale favorendomi di venire in cella, non avrebbe
avuto per bene che io me lo fossi tolto, avendomelo egli stesso
portato di persona, né io ce lho avvisato, per non
le dare una santa invidia, adesso che quello è andato in
Paradiso, ho preso licenza dal Superiore, stimando guadagno con
mandarlo alla signora Duchessa, perché lo godrà
col mezzo delle sue orazioni, voglio però che lo conservi
in qualche tabernacolo coperto, e che lo scopra solo a tempo di
orazioni, e quando tiene aridità di spirito, perché
in vedere quel santo volto tutto si riempirà di allegrezza.
Ricevo la lettera di V. S. per il canonicato del signor D. Gio:
Di Caro, e nelloccasione farò tutto il possibile,
e V. S. mi fa ridere, che vorrebbe parte per le Chiese di Palma,
questo punto non si può fare col soggetto, è il
volere che il Papa gli metta pensione, questo vorrebbe esser un
Papa per dir così; V. S. avvisi con la posta, e si aiuti
nella vacanza in tempo del Vescovo, che sarà più
facile; ieri fui alla traspontina per servire il Padre Serrovira
(1), e lo trovai partito, segno che avrà
eseguito quanto desiderava, che però godo del suo fine
ottenuto, con tutto non lavessi potuto godere, e sentire
le cose del paese, e particolarmente di V. S.; nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli
e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della morte, il dì
del sepolcro, la settimana della passione, il mese del Corpus
Domini, lanno dellIncarnazione. 26 giugno 1667.
(1) Giuseppe, carmelitano, fratello di suor Maria
Antonia Serrovira, monaca nel monastero del SS.mo Rosario di Palma,
e contemporanea della ven/le suor Maria Crocifissa
1667 07 25 1667
07 25 AGT ms. 233, f. 239 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. per D. Ferdinando, ne faremo orazione questa settimana,
e risponderò con la seguente posta. Le mando una lettera
del santo Marchese di Pianezza, quale mi dà conto del suo
nuovo stato, che veramente è angelico, servirà a
V. S. per una gran predica. Mando anco copia del nuovo Giubileo,
che per esser in occasione tanto opportuna, si deve fare con ogni
devozione, e affetto; spero avremo lindulgenza per S. Traspadano,
e la manderò per via di mare da Napoli, che vengono in
questo mese sempre feluche per arrivare a tempo. Nel resto saluto
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
preghino nostro Signore per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della cena, il giorno
del sepolcro, la settimana della resurrezione, il mese della santificazione
del precursore, lanno dellIncarnazione. Roma, 25 luglio
1667.
1667 07 28 AGT ms.
233, f. 279 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. il ritratto del santo Padre Clemente IX, con la risoluzione
della sua creazione quadruplicata per V. S. parteciparla agli
amici convicini. Domani si farà la funzione di prendere
possesso a S. Giovanni Laterano, che è il suo Vescovato
e nostro Signore ha voluto che si lasciassero di fare gli archi
trionfali soliti, e che tal denaro si facesse elemosina; ha finora
tolte un milione e mezzo di gabelle, e seguirà, è
di animo liberalissimo, gentilissimo e piissimo; si ha tirato
i cuori di tutta la corte, preghiamo nostro Signore gli dia salute
e forza di potersi impiegare nel servizio della santa Chiesa,
la figura segnata con la croce è la più simile.
Il signor D. Giovanni Arata fratello di Mons. di Lipari, e del
nostro Padre D. Gio: Batta ha servito il Papa da dieci anni di
Coppiere, che è il 2° posto della corte dei Cardinali,
adesso è posto in abito di Prelato, e cameriere segreto
partecipante che è quanto poteva sperare; maestro di camera
Mons. Altieri, che sarà presto Cardinale, e maggiordomo
confermato il signor Card. Nimi. Mando la scrittura della s. m.
del signor Card. Pallavicino, quale fu mandata in conclave, e
spero abbia fatto assai frutto, e se ne prevedono buoni effetti.
Martedì con il signor Gerardi mandò il crocifisso
avvisato in Palermo, drizzato al signor Gio: Giandaidone, e forse
le capiterà prima di questa. Con la morte del signor Cardinale
hanno guadagnato come spero le sue orazioni in Cielo, e questa
SS.ma immagine in terra; prego la signora Duchessa che ogni Venerdì
su lora della crocifissione gli bacia i SS.mi piedi a mio
nome, che io avrò cura in quel tempo di ratificare i suoi
atti devoti, con i quali spero supplire alla mia freddezza. Mando
lacclusa venuta dalla Francia, se bene non so, se il buon
romito francese sia ancora costì, saluto il Padre D. Simone,
e anco lo saluta D. Pier Simone di Loreto, e se egli ricorda,
non so che offerta le facesse, basta, egli sentirà la cifra.
Saluto la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli
e tutti preghino nostro Signore per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenza, il
giorno del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
del magnificat, lanno dellIncarnazione. 28 luglio
1667.
1667 08 07 AGT ms.
233, f. 240 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. 350 figure del nostro S. Traspadano, che sono riuscite
bellissime, e devotissime, e il Padre consultore Silos le ha fatto
un distico, che vale un tesoro, spiega quanto si può dire
del Santo. Impia dextra necat, sepelit Priscilla, decoram Palmam
Roma dedit: nunc pia Palma colit (1); 1°
il martirio, 2° la sepoltura, 3° il luogo del martirio,
4° la traslazione e feste di Palma. Mando anco 380 medaglie
benedette; la metà con benedizione straordinaria, e laltra
metà ordinaria, pensava mandare altre con limpresa
del Santo, e quelle della Vergine Immacolata SS.ma del Rosario,
e si è rotto il cugno, né siamo stati a tempo di
rifarlo; bisogna mortificarci anco nelle cose sante, ve ne sono
29 dargento per V. S. poterle donare costì, e mandare
fuori ai signori Amici; quelle di rame verranno a 20 tarì
il cento, quelli dargento vanno ad oncia; queste 29 sono
stati 7 once, e unoncia sarà di codesta moneta pure
di 13 tarì, avviso il prezzo di queste, perché se
la signora Duchessa vuole quelle del SS.mo Rosario, oppure più
di queste del SS.mo Sacramento, si sappiano regolare.
Per lindulgenza della festa, Mons. Gualtieri dice essere
sopra la facoltà ordinaria. Io nellultimo concistoro
ne feci pregare nostro Signore dal signor Card. Ruberti, tutto
del nostro buon Card. Pallavicino, ed a punto mi servii di questo
motivo, che S. E. aveva da compire i favori cominciati da quello.
Il Papa rispose, che vedrà dinformarsi da Mons. Gualtieri,
appresso il quale fo diligenza per cautela, perché i Principi
non sogliono dare esclusiva manifesta, ma si servono di questa
formula. Tanto più, che il Papa su questa materia dIndulgenza
dicono faccia una Congregazione apposta per ciò, e per
il culto delle sante reliquie. Noi vogliamo la volontà
del Signore, e quando labbiamo significata per quella del
suo Vicario, non avremo da desiderare altro, nostro Signore continua
nelle sue benignità, e pietà, anzi rinnova lesempio
antico dei Santi Gregori, fa venire ogni mattina 13 peregrini
nuovi, e gli dà nellanticamera da pranzo, dandoli
egli stesso i primi piatti, ed alla fine le ha dato delle corone,
e dei quadretti. V. S. preghi, e faccia pregare per la sua salute,
vita e perseveranza. Domenica passata gli furono i nostri Padri
consultori, e le ha mostrato grandissimo affetto alla religione.
Il Padre Silos, che è primo Consultore gli rispose che
erano ben sicuri di ciò, e che già prima di esser
Clemente, lavevamo sperimentato benigno, il che fu gradito
assai dal Pontefice. Mando a V. S. lacclusa del Padre Calascibetta,
e V. S. terrà lettere più lunghe; ne feci diligenza
alla posta per il suo piego, ma mi dicono, che il corriere laveva
portato in Napoli, ove passa per recapitare per quella strada;
mi pare che il negozio delle tande sia aggiustato, e stimerei
bene che V. S. con questo ordine della Regina fosse di presenza
in Palermo per procurarvi efficacemente leffetto; e con
questa occasione porterà D. Ferdinando, che sotto la sua
guida senza affettazione piglierebbe pratica della Corte ed vi
poi potrebbe per loccasione di riscontro di qualche galera
mandarlo fuori; e se con destrezza si potesse stringere con il
signor D. Francesco e accoppiarli insieme credo saria ottimo,
essendo quello di spirito, lettere, e notizia, e credo gusterebbe
vedere il mondo a spese di altri. Ma sopra ciò mi riservo
scrivere a lungo. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora del costato aperto,
nel quale fu abbracciato il Beato Gaetano, di cui oggi celebriamo
la vigilia, il mese ed anno dellIncarnazione. Roma, 7 Agosto
1667.
(1) Vedi il quadro del martirio di San Traspadano,
custodito nella sagrestia della Chiesa Madre di Palma di Montechiaro,
del pittore palmese Domenico Provenzani (1736 - 1794)
1667 08 13 AGT ms.
233, f. 241 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
icevo la lettera
di V. R., e godo del buono e santo esercizio tiene sopra il santo
Evangelo, e vorrei che ne notate quei sentimenti gli dà
il Signore e così facesse con un indice delle cose notabili
dellEpistola di S. Francesco di Sales, e vorrei, che di
tutti gli studi e libri, legga ne facesse come un diario, o selva,
perché con il tempo ne caverà un guadagno grande;
mi sono ridotto poi circa i vostri scrupoli nellesame. Il
Padre Diana nelle sue risoluzioni dice, che lesame di coscienza
lungo è peccato veniale, e veramente è perdita di
tempo, i peccati gravi nel religioso non si suppongono, e vi vorrebbe
tanta avvertenza, che senza esame si ricorderà più
chiaro del sole; per i veniali non occorre tanto trattenimento
basta una occhiata generale, bastando per la validità della
confessione un solo, anco confessato, e in nome del Signore gli
comando, che non ci perda tempo, ed altri abituali, e meglio tirare
lesame per la confessione, perché questa linquieterà,
e quella lapprofitterà; il meglio e unico rimedio
per gli scrupoli è lobbedienza, e obbedienza cieca,
se egli non fa questo non guarirà, né farà
la volontà del Signore, la quale così ci è
significata per tutti i sacri dottori: nemine discrepante, e conseguentemente
sarà cattivo religioso, mi sono voluto dilatare in questo,
perché so quanto impediscono gli scrupoli la via della
perfezione, e spero nella Madre SS.ma che queste quattro parole
siano un breve antidoto, me lo paghi con pregare nostro Signore
per me, che mi faccia umile. La scrittura greco-latina non lho
mandata, perché qui non si trova, e la procurerò
di fuori; legga S. Crisostomo, che è assai facile, e poi
gli altri Santi e particolarmente S. Basilio. Vedo lanagramma,
la bellezza dei quali sta cavarli solo del nome, e cognome, perché
quando facesse la radice tanto lunga, ne caverete quello che voi
volete. Ma io non vorrei, che perdesse il tempo in queste, che
sono studi meccanici, ed inutili, e il dopo pranzo è meglio
attendere a dormire, che a faticare la testa, che poi manca negli
studi principali, e qui la saluto caramente e me li raccomando
alle sante orazioni.
Roma, 13 agosto 1667.
1667 08 31 AGT ms.
233, f. 243 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
feluca ho scritto a V. S. e mandatele le devozioni, e indulgenze
per la festa del glorioso S. Traspadano, prego nostro Signore
arrivasse a tempo. Con dette lettere le mandai una lettera del
Padre Calascibetta di Spagna, e spero che a questa ora gli sia
capitato il suo dispaccio, io per dette lettere le cennava la
sua andata a Palermo con D. Ferdinando, e con questa gli rispondo
a pieno circa la sua uscita. Io lodo assai questa uscita, primo
per slattare questo figliolo dal paese, 2° acciò per
il viaggio con la guida e conservazione di un buon Aio se ne venga
quasi per necessità ad imbevere di buone massime, e delle
buone lettere che quello senza mostrarle li tratterà. 3°
per rendersi capace delle cose del mondo. 4° acciò
poi in Sicilia con questa cognizione sia superiore al paese, e
ai signori paesani con quali tratta, vi sarà la quinta
utilità di apprender pratica con signori, ma di questa
non fa per noi, perché uscendo incognito non può
trattare con quelli, né è bene andar cognito prima,
perché è figliolo, e non potrà fare la sua
parte buona in scena, 2° per la gran spesa e comunemente in
questa corte si gioca, che sarebbe occasione di rovina. Né
questa pratica maggiormente si deve, e può fare in Roma,
perché qui i cortigiani tutti sono in abito lungo, e prelati;
inoltre qui bisogna dimorar poco, e incognito per rispetto del
signor Principe, perché lesser conosciuto, e sfuggirlo
è cosa poco civile, e il trattarli, e accomunarseli se
li perde, perché se bene questo Signore è di qualità,
ad ogni modo laver servito, e poi la nostra Casa sta in
maggior concetto, ed io qui come sono religioso, e sto ritirato,
vi è pochissima occasione di commercio, che volete fare
nel mondo, ci sono i suoi scogli, bisogna prudentemente sfuggirli.
Per questo punto della pratica non stimo meglio, che V. S. lo
conduca seco in Palermo, e lo faccia ora, se tiene occasione per
le tande, e faccia come che questo sia fra le spese dei viaggi,
e se questo sarà ora, in Palermo vi è il signor
D. Francesco Arezzo, mio amicissimo di virtù, e lettere
grandi, sarà bene, vi ci stringesse bel bello, e fare prendere
amicizia col figliolo, e poi trattare di viaggiare insieme, che
credo per la curiosità e spese franche lo farà e
sarà ottima congiuntura, veda la maggior politica tratto
del vero cristiano, e saperne valere delloccasione. Quando
io non potessi seguire, io qui ho fatto pratica, e se bene è
difficile, maggiormente per la morte del nostro buon Cardinale,
ad ogni modo spero trovar persona. Il Padre Ribera non mi pare
atto, perché è spratico, e ha bisogno lui di Aio,
e essere due timonieri di una nave, non va niente bene; poi dovendo
andare incognito, questo non è a proposito, stimerà
forse bene il figlio del signor D. Antonino, mentre V. S. mi dice
che è di gusto, e amico del figliolo per darli un camerata
parente e contemporaneo, a non farlo ammalinconire; e questi tutti
saranno guidati allAio, che ha da far le spese, conduce
i due creati, e far tutto. V. S. faccia riflessione sopra questo
che ho discorso, e avvisa quello che comanda, né avranno
tanta fretta, perché il tempo sempre matura meglio le cose,
e in tanto preghiamo il Signore con lintercessione della
santa Madre, dalla quale speriamo tutto, e avremo tutto. Nostro
Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi,
Orfanelli e tutti preghino il Signore per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della coronazione,
il giorno del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese della
trasfigurazione, lanno della salute. 31 agosto 1667.
1667 08 31 AGT
ms. 233, f. 201 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Messina)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con lavviso della risoluzione
di codesto Padre lettore per finire lo studio, e vedo, come il
Signore dispone le sue cose soavi, già che per la posta
passata lavvisai i sensi del Padre generale su questo negozio,
sia per sempre benedetto il Signore e si faccia per sempre la
sua SS.ma volontà. Le mando lallegata, né
mi diletto in altro per esser lora tarda, e adesso tornato
di fuori per la visita di un infermo. Nostro Signore lo benedica,
e lo preghi sempre per me.
Roma, ultimo agosto 1667.
1667 09 03 AGT ms.
233, f. 244 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
aluto V. R. e le
mando questo fagottino di libri, quali manderà al signor
Duca, a chi ho scritto con la posta, né li scrivo con questa,
perché il marinaro appena mi dà tempo di far questa;
V. R. faccia aggiustare il porto a conto del signor Duca, e pregate
il Signore per me.
Roma, 3 settembre 1667.
1667 09 10 AGT ms.
233, f. 245 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on
questa posta mando la patente al fratello Giuseppe Maria per lo
studio di Ferrara, come lui le scriverà a pieno, non avendo
io tempo di replicare le lettere senza necessità. Ho subito
inviato la lettera al Padre Calascibetta per Spagna. Ho anco ricevuto
il libretto per lapparecchio della festa di S. Traspadano
glorioso, che è stato una buonissima invenzione, e appena
ho potuto vederlo, perché il Padre D. Alberto Fardella,
confessore del Card. Ruberti volle mostraglielo, e quel signore
se lha tenuto; ne aspetto alcun altro con il seguito della
festa: benedictus Deus, semper benedictus. Con questa posta mando
un cambio di scudi 100 al signor D. Gio: Giandaidone per le spese
occorse, e quadri del signor Campolo, quali sono riusciti bellissimi,
e verranno con prima comodità. Mando un frontespizio dellopera
ristampata del Padre Diana, da un Padre certosino, è una
fatica bellissima, e quasi simile alla nostra, qual pure servirà
per lopere già impresse; il nostro ordine è
più scolastico, e metodico, ma questo riuscirà anco
più comodo, perché nelle cose morali non vi vuol
tanta sottigliezza, la stimo unopera assai comoda, se costì
non sono capitati, o non tengono comodità di farli venire
da Lione, mi scriva, se ne vuole qualche corpo, e credo, che sarà
un buon regalo per Mons. Vescovo di Girgenti, caso che costì
non vi fossero. Veramente il Padre Diana con tanti compendi e
impressioni si può dire famosissimo personaggio del nostro
secolo; tutte lopere sono 9 tomi, ne domandano 16 scudi.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino per me. Dalla città
di S. Pietro, lora della licenziata, il giorno del sepolcro,
la settimana dellEpifania, il mese della sete, lanno
dellIncarnazione. 10 settembre 1667.
1667 09 26 AGT ms.
233, f. 250 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
uesta lettera sarà
sopra il viaggio di D. Ferdinando. Io ho pensato accompagnarlo
con le sante sorelle Maddalena, e Marta. Ho trovato il signor
direttore D. Giuseppe Marascia, nostro Palermitano, che sono molti
anni sta in Roma, e oggi è in S. Geronimo della Carità,
che è la prima Casa dove dimorò S. Filippo Neri
e vi dimorano molti sacerdoti di gran virtù, ed egli oggi
è dei primi, veramente uomo di spirito, giudizio, e lettere
anco amene, efficacissimo onoratissimo e viene a servirla con
ogni volontà, pensando poi ritornarsene a Roma. Il regalo
sarà secondo la dimora farà, e giudicheremo dal
servizio fatto, dovendo ciò seguire alla fine, basta che
ora tutti i viaggi, e spese per esso anco dei vestiti siano franchi,
e questi sarà la Maddalena, e spero, che per il viaggio
dolcemente e insensibilmente istallerà al figliolo non
solo le sante virtù, ma anco la notizia delle buone lettere,
storie, geografia, politica, poesia e già ne abbiamo fatto
più discorsi. Per lofficio di Marta ho trovato ad
un altro giovane Palermitano, e stimo buona occasione aver persone
della patria, sì per la cognizione, come per lamore
passa naturalmente tra paesani; questo è nato servitore
in Casa dei signori Branciforte, e oggi serve di scavalco la figlia
del Principe di Scordia, moglie del signor D. Domenico Colonna,
e oltre lo scavalco fa il computista delle spese giornaliere,
e con il tempo abile a qualsivoglia cosa, sapendo benissimo dabaco,
di più se ne servono per gentiluomo di Ambasciata. Onde
ha la pratica della Corte di Roma nella forma che si può
desiderare. Ha viaggiato per lItalia con il signor D. Domenico,
che andò insieme quando fu qui il Principe di Villanova
e lui faceva la spesa, teneva il conto, serviva di cameriere,
e drizzava ogni cosa, pratico di tutto, servirà in tutto,
anco infermiere, e mette le mani ad ogni cosa; viene anco assai
volentieri, ma non vuol lasciare questi signori per poi restare
in scala. Onde gusta perpetuarsi nella vostra Casa. A me questa
condizione pare più di servizio di V. S. che suo, perché
aver un uomo di questi in Casa, tanto più che D. Ferdinando
piacendo al Signore si ha da casare, è cosa da cercarsi,
perché questi non solo è cortigiano di Palermo,
ma di Roma e V. S. se tiene la corte compita può procurare
di licenziare alcuno; e spero che quando lo conoscerà,
non lo lascerà; oggi egli ha da salario 4 scudi il mese
e casa, e pure mi pare, che ha scalchi, e gentiluomini costì
se li dà lo stesso; onde la spesa di questi sarà
le spese franche del viaggio, e il suo salario ordinario. Circa
le previsioni non bisogna molto, basta vestiti ordinari e biancherie
necessarie in un forziero, e lo stesso giovane, che si chiama
Ignazio Miraglia con la sua presenza aggiusterà tutto,
e renderà a V. S. minuto conto di tutto quello che occorrerà,
e le faciliterà tutto. Per la spesa credo basterà
procurarli polise costì, o le troverò di qui, acciò
li paghino successivamente di luogo in luogo 150 scudi il mese,
e se li può dare la prima mesata contanti; il denaro lo
terrà a spendere il signor D. Giuseppe, e lo noterà
Ignazio.
Io scrissi a V. S. per accompagnare come camerata a D. Ferdinando
il signor D. Ignazio Caetano per pura soddisfazione, e sollievo
del figliolo, ma quando a V. S. non ci conosca questa necessità,
può farne di meno, perché si verrebbe a sparagnare
quasi un scudo il giorno, oltre che poi bisognerà spendere
per provvederlo di vestiti, di viaggio, e alla fine di qualche
regalo; io stimo, se ne possa far di meno, perché il signor
D. Giuseppe, e Ignazio sono uomini allegri, e di recapito, e daranno
assai gusto al figliolo; sarà pure necessario un altro
servitore, quale glielo darete da costì per esser confidente,
e di genio, e strapazzo, e lo stesso Ignazio le darà la
necessità, e qualità, perché per i servigi
del figliolo di vestire, spogliare, e dormire nella sua camera
tutto farà lui. V. S. poi lordinerà, che per
nessun conto si giochi anco per complimento, né si compri
cosa alcuna, perché oltre che in questi viaggi non si possono
condurre robe; il figliolo non è accasato, né tiene
sorelle, e fratelli, che bisogna portarle galanterie, e se gli
piace qualche cosa può notarlo, e scriverlo, che ce la
farà venire con comodità di buona condotta senza
tante spese; e si rimette a V. S. per sua soddisfazione farle
spendere un centinaio di scudi. Il viaggio come ho scritto ha
da essere incognito, incognitissimo, anco con chiamarsi col nome
di casa Caro, procurerò bensì io lettere del Padre
generale, e del Padre Oliva, e del Padre generale di S. Domenico
per valersene per tutto in quello, che può succedere, perché
i religiosi possono per tutto, e non cè obbligo di
compire, e compire con loro, con i quali si confida il viaggio
sconosciuto. O poi, se il figliolo si porta bene, e prende anco
nel viaggio consiglio, che si faccia non solo per lItalia,
ma anco si scorta in Germania alla corte dellImperatore
che da Venezia è facilissimo, e ci va poco tempo, perché
vorrei, che D. Ferdinando non solamente si rendesse superiore
costì ai paesani con la pratica del mondo, ma a quelli
stessi che hanno viaggiato per lItalia. In fine io vorrei
che questo viaggio fosse come uno studio per il figliolo e un
divertimento delle cose del lusso, applicazione alle virtù,
che sono la vera strada dello spirito, e della perfezione. Questo
è quanto mi occorre circa questo negozio, V. S. ci faccia
riflessione, orazione e avvisa quello che gusta e alle sue risposte
se comanda subito, farò che si partano questi, e verranno
in Palermo, e poi in Palma, da dove si spediranno subito a suo
comando, ed ivi per Messina, perché non è bene,
mandarlo in Palermo, finché grazie al Signore non ci vada
dottorato degli studi del viaggio, e in Messina poi è per
questa prima volta starà incognito per sfuggire i complimenti
del senato, e Arcivescovo e già lo cennò il fratello
Giuseppe, il quale ivi sarà il Padre, ed ivi si indirizzeranno
secondo la comodità dei tempi. Deus sit in corde tuo. Amen.
Con questa posta mando la spedizione al signor Gio: Giandaidone
per le spese lho mandato polisa di scudi 609 se bene poi
ne sono avanzati scudi 6 e 40 baiocchi, quali sono restati in
mio potere, e le scrivo, le metta a conto di V. S. una con la
ragione di cambio, V. S. glieli faccia buoni.
I libri avvisati vengono per via di Messina raccomandati al fratello
Giuseppe, perché lAndriatta si trovò partito
né anco vengono i breviari perché si trovarono mancati,
né ve ne sono altri così buoni però si aspettano
fra 15 giorni da Venezia. Con questa posta non ho lettere da V.
S. però la saluto caramente con la signora Duchessa, figli,
Mariane, Minimi, Orfanelli, nostro Signore li benedica tutti,
e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il giorno del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese del
buon cieco, lanno della salute. 26 settembre 1667.
Avverto a V. S. che venendo questi gentiluomini, bisogna darli
il viaggio franco fino costì di tutte spese.
1667 09 28 AGT ms.
233, f. 261 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando
a V. S. lapprovazione dellelezione fatta della Augustissima
Madre per Padrona di Palma, non si è potuta spedire prima,
per difetto della varietà delle Congregazioni. Godo della
dilazione della festa della traslazione del corpo del glorioso
S. Traspadano, che verrà appunto nella vera festa del nostro
SS.mo Sacratissimo e Amatissimo Rosario fin dai primi anni, servirà
anco la dilazione per maggior apparecchio, e saranno senzaltro
capitate lindulgenze, medaglie, e figure; sento linfermità
di D. Ferdinando, spero nel Signore sia terminata, e per il suo
viaggio già ho scritto a lungo. Qui nostro Signore ha dichiarato
cameriere donore lAbate Agras, e prima provvistolo
con una buon entrata di tesoriere della Chiesa di Galizia, giovane
assai virtuoso, e di lettere, potrà assai avvantaggiarsi
per consolazione di V. S. come cosa della patria. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli
e tutti lo preghino sempre per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il giorno del sepolcro, la settimana della resurrezione, il mese
del buon cieco, lanno della salutazione. 28 settembre 1667.
1667 10 02 AGT ms.
233, f. 262 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. del 19 e 26 passato, e godo della bella devozione ha
fatto con i nostri eremiti, con farsi servi incatenati di Maria,
e spero che la gran Signora della sua Assunzione al cielo: duxit
captivam captivitate; oh bella cosa esser cattivo, e incatenato
con Maria, queste sono catene che non pesano, ma stringono, e
uniscono, non sono di ferro del tenore, ma tutte doro di
santo amore; però aggiungete sempre catene a catene, amore
ad amore, e tentate di passar gli stessi serafini: o utinam, o
utinam. Sento linfermità dei nostri eremiti, questo
è il calice che da a bere il Signore ai suoi amici, voglio
avvertirli bensì a nostro dare occasione con la troppo
austerità, V. S. si ricordi, che la discrezione è
la regina delle virtù, e che vale più una virtù
interna, che cento penitenze esterne, e loro si mette meglio
con un tantino di fuoco, che con tutte lacque, e tutte le
lime, amore, amore; me li saluti, e impetrano dal Signore il suo
santo amore, lo stesso prego alle mie Mariane, e le ricordo la
stessa virtù della santa discrezione, e tutto questo capitolo.
Riverisco la signora Duchessa, già il breviario sta in
ordine con le figure per la sacra, santa, e celestiale cella,
le cartine le fo venire da Milano, perché qui non sono
a proposito. Ho scritto al dottore Ottaviano per il soccorso della
signora madre, e credo sia tempo di venire a goderla di presenza,
già che è un giovane doro per la virtù
e scienza. Con questa posta mando polisa a Mario Vecchio di scudi
20 per la mesata di Ottobre del signor Castelletti, e altra di
scudi 50 per i nostri conti, quali manderò appresso, perché
adesso mi trovo assai impedito. Riverisco la signora Duchessa,
V. S., figli, e a tutti benedico nel Signore.
Roma, 2 ottobre 1667.
1667 01 08 AGT ms.
233, f. 264 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. e mi sono meravigliato, come siano passati tanti ordinari senza
mie lettere, spero saranno arrivate tutte insieme. Godo che per
la sua lettera non mi dia conto dellinfermità della
signora Duchessa per essere segno della buona salute, nostro Signore
la conservi sempre in suo santo servizio. Rimando a voi la lettera
del Padre Calascibetta, al quale ho mandato la sua per via di
Palazzo, né io ci ho voluto speculare, perché non
sa ella quello che posso far io, sono fuori del gioco; se a V.
S. pare limitarle la spesa, faccia come le pare, e mandi la lettera
a dirittura, senza fare questo giro, prego nostro Signore sempre
drizzi tutto per suo maggior servizio. Saluto la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il giorno del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
dei santi discepoli, lanno della salute. 8 ottobre 1667.
1667 10 10 AGT ms.
233, f. 265 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ppunto ricevo una
del Padre Preposito della Catena con avviso di averli capitato
le figure, e indulgenze per S. Traspadano glorioso, me ne sono
rallegrato, e spero, che a questa ora sia cominciata la festa
SS.ma e io domani dirò la santa Messa a questo fine, e
poi il giorno assisterò al mio solito nel Coro della Minerva
a celebrare il trionfo del SS.mo Rosario, e pregheremo tutti:
ad invicem una vera, santa, e perseverante volontà di amare
sempre, sempre Iddio. Il Padre Preposto mi avvisa la carità
lha fatto V. S. di due botte di vino, e vuole ne lo ringrazio,
come fo e prego nostro Signore le conceda copia di vino del suo
amore. Il santo Marchese di Pianezza mi continua i suoi favori,
vi mando tre sue lettere, alla prima risposi, che lavrei
servito col mezzo del signor Stefano Pignatelli, volendo io star
fuori della corte, poi le scrissi che il signor Card. Azzolino
voleva che egli in ogni conto ne scrivesse al Papa, come egli
ha fatto con la terza lettera, e mando la risposta. Caverà
dalla scrittura lo spirito grande di questo buon signore, e mi
fa grazia rimandarla subito la sua lettera, perché di quella
del Papa ne tengo copia, se ne approfitti, se ne approfitti.
1667 10 22 AGT ms.
233, f. 248 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. e quella del Padre D. Domenico Castelli
nostro carissimo e ringrazio nostro Signore della predica fatta
con tanta soddisfazione dei Padri, e di tante altre grazie, che
il benigno Signore vi fa, ma mi dispiace che V. R. non le corrisponde
mica, mentre la vedo così poco rassegnato nel suo santo
volere, e nel soffrire lafflizioni che egli le dà,
perché tutte le altre penitenze, e mortificazioni esterne
sono nulla rispetto a queste; mi è dispiaciuto assai quella
parola che mi scrivete, cioè che giudicate non trovarsi
Anima in così miserabile stato, come il suo; io vi voglio
umile, non deietto e annichilito, ma generoso e confidente, e
tali parole hanno del disperato, e non stanno bene in un servo
di Dio, e quiete, essendo che tolto il peccato non contrito, tutte
laltre cose: etiam peccata cooperantur in bonum, le raccomando
però di tutto cuore questa rassegnazione, e serenità
di animo in tutte le cose, e togliere la radice dellinquietudine,
che è lAmor proprio, anco nelle cose spirituali,
perché se bene nellAmor di Dio non ci può
esser eccesso, ci può essere nel modo; se voi non volete
altro che Dio, sarete felice, perché questi è il
sommo bene, e lo trovate in ogni parte e stato, anzi più
fra le spine che fra le rose, ma voglio, che vi scordate di spine
e di rose, né pensate ad altro, che al sommo bene, né
curate dei pensieri che vi molestano; state ritirato nel camerino
del vostro cuore, e lasciate abbaiare, e latrare i cani, e così
faceva e insegnava la madre S. Teresa. Circa allo studio, come
scrive il Padre D. Domenico, io credo incontreremo assai buona
comodità, ma voglio che V. R. non vi pensi, deve il religioso
dichiarare i suoi sentimenti ai Superiori, poi dormire; basti
ne scriva però al signor Duca, perché mandandoli
qualche patente si trova lesto, senza aver a scrivere a Palma,
né sopra ciò voglio dirle altro. Il Signore lo benedica,
e pregate per me che lami con tutto il cuore, con tutta
lAnima, e con tutte le viscere.
Roma, 22 ottobre 1667.
1667 10 22 AGT
ms. 233, f. 266 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. e circa il viaggio di D. Ferdinando a me pare che se
ella lo stima espediente, e di frutto, come lo stimo io che si
faccia ora, perché il farlo dopo sarà casato mi
pare una vanità allora, uxorem duxi, habe me excusatum,
dice lEvangelo, in quel tempo bisogna attendere ad altro,
e io allora lo sconsiglierei come cosa duomo leggero, o
almeno troppo curioso abbandonar la moglie, la Casa per andare
a vedere il mondo. Ora si fa per imparare, e poi farà del
maestro, quando è casato. Circa la sanità, quando
non si fanno disordini con lassistenza della buona guida,
i viaggi più rallegrano, e giovano, che altro; nel resto
poi la vita, e morte è nelle mani del Signore, io dico
quello ne intendo.
Nel resto le VV. SS. facciano orazioni, e risolvano quello che
le parrà, io già ho scritto a lungo sopra lindirizzo,
e prego continuamente nostro Signore guidi tutto con la sua santa
grazia. Credo pure, che forse il fratello Giuseppe Maria pure
farà viaggio, egli mi significa gustare uscire dal Regno,
e io con la venuta del Padre generale spero incontrare una assai
buona comodità, basta a suo tempo scriverò tutto,
ed ora scrivo al fratello Giuseppe stia lesto, perché mandando
lordine non bisogna perder tempo; né V. S. pensi
sopra questo, perché questo è negozio tutto mio,
né dipende da loro, come quello di D. Ferdinando, nostro
Signore ci guidi con la sua SS.ma grazia. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
lo preghino sempre per me. DellAforismi del Santo di Sales
ne ho trovato altri, non prendo briga a mandarli, spero bensì
qualche orologio (1). Dalla città
di S. Pietro, lora della lavanda dei piedi, il giorno del
sepolcro, la settimana della passione, il mese dellelezione
dei discepoli, lanno dellIncarnazione. 22 ottobre
1667.
(1) Horologium Historicum Dominicae Passionis.
1667 11 05 AGT ms.
233, f. 267 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
ev/do in Cristo
fratello.
Questo anno si è posto un nuovo studio in Ferrara, dove
è proprio uno dei primi soggetti spirituali, non solo della
religione, ma forse daltri; un lettore virtuosissimo e dottissimo
però subito feci pensiero dapplicarci a V. R.; ma
il Padre generale trovava quasi una difficoltà fisica per
mancamento delle celle, ad ogni modo mi disse, che vedesse di
aggiustarmi con il Padre Preposito, che mi avrebbe favorito; ne
scrissi subito al Padre, che è mio amicissimo, e mi risponde
con lacclusa. Onde ho fatto subito spedire la patente, e
la mando qui acclusa con lettere al Padre Preposto; si è
incontrata di più buona occasione, che D. Tommaso Ribera
deve venire a Ravenna una giornata discosto da Ferrara, onde potranno
venire accompagnati insieme, e caso, che il Padre Ribera avesse
impedimento di venire si avvisa il Padre Preposito che gli dia
qualche buon laico provetto, acciò laccompagni, e
poi se ne ritorni costì.
Il viaggio V. R. lo faccia con qualche buona comodità di
galera, o vascello per Livorno, o Genova, che poi di lì
facilmente si va a Ferrara, ma il più presto, e accertato
credo sia con qualche buon vascello per Venezia, e di Venezia
poi per fiume in 24 ore a Ferrara; e in nessun conto pigli la
strada di Napoli, e Roma, perché sarà assai lunga,
e disagiata, e a Roma, se piacerà al Signore verrà
per studiare la Teologia, non vi essendo qui altro studio che
di Teologia. V. R. scriva subito al Padre Ribera, che volendo
venire, si incammini subito per non perder tempo, o che li mandi
lesclusiva per provvedersi costì di un buon fratello,
al quale come ho detto, bisognerà fargli le spese per il
ritorno, ma io spero che sparagnerà questa spesa, venendo
il Padre Ribera. In Ravenna vi sarà il Padre D. Alberto
Fardella nostro, che va confessore del signor Card. Ruberti, legato
di Ravenna; onde con lui, e Padre Ribera potrà scrivere
giornalmente che è stato una buona congiuntura.
Mando queste lettere sotto piego del nostro Padre Castelli, al
quale scrivo, che guidi tutto con la sua prudenza, e carità,
e spero che lo farà con amore di Padre; V. R. scriva tutto
al signor Duca, perché io non ho tempo di replicare queste
lettere, egli le manderà qualche elemosina, perché
questi sono viaggi straordinari, né se ne deve gravare
la religione, e già egli preferiva ogni spesa per mandarla
a Napoli, e quello lavanzerà del viaggio può
darlo di elemosina a quella Casa, e compire in parte alla molta
gentilezza ci ha usata quel Padre preposito; V. R. rassegna questo
viaggio ai piedi del SS.mo Crocifisso, e operi tutto con spropriamento,
e senza sollecitudine, perché queste sono cose transitorie,
e accidenti, il nostro tutto sta nel tenere il cuore fisso in
Dio, dal quale le prego lunga benedizione.
Roma, 5 novembre 1667.
1667 11 13 AGT ms.
233, f. 268 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. con quella dei nostri buoni Padri di
Monte Calvario, e la manderò subito a Torino, godiamo dei
loro buoni desideri, quali se saranno perseveranti, e ferventi,
il Signore non lascerà di esaudirli. Con la posta passata
le mandai la patente per lo studio di Ferrara con lindirizzo
del viaggio, ora con il Vescovato del nostro Padre generale si
crede si farà il capitolo a Gennaio; onde V. R. con D.
Tommaso Ribera potranno godere di venire tutti insieme con i Padri
nostri capitolanti, quale occasione supera tutte laltre
comodità; però sospenda la partenza sino ad altro
mio avviso, e così lavvisi al Padre Ribera, e io
a suo tempo scriverò lungamente. Nostro Signore lo benedica,
e lo preghi sempre per me. Soggiungo che a capitolo verrà
il Padre Preposto di Ferrara, e così se ne potrà
andare ivi con il suo ritorno, che sarà assai buona compagnia,
preghino nostro Signore drizzi tutto a sua maggior servizio. Riverisco
il nostro Padre Castelli, e me li raccomando alle sue sante orazioni.
Roma, 13 novembre 1667.
1667 11 25 AGT ms.
233, f. 269 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con avviso, che dovrà fare il santo ritiro al
Calvario, però non attenderò con le seguenti poste
sue lettere, sicuro che manderà per me calde epistole al
Cielo, pregando il Signore per il suo santo Amore, e attendo con
desiderio sentire le grazie, quali suole compartire il benigno
Signore. Vedo quanto V. S. discorre bene sopra il viaggio di D.
Ferdinando, contratto il tutto con il signor D. Giuseppe Marascia,
e signor Ignazio e col seguente ordinario scriverò tutto.
Ho fatto il memoriale per la signora suor Antonia, e lo porterò
io medesimo a Mons. Altieri, preghiamo nostro Signore per il suo
santo servizio. Alla mia suor Maria Crocifissa scriverò
con la seguente, V. S. le faccia animo, che la vogliamo far santa.
Ricevo le lettere per il Padre Giulio Giandaidone, attenderò
a servirlo, e poi risponderò con lopera al mio solito.
Mando lacclusa del Padre Focolari, e già lho
pagato i 100 scudi, come vedete per laccluse ricevute, e
manderò le polise appresso, e già che il mercante
non mi fa fretta, io dilungo quanto posso, perché so, che
sempre lincomodo con uscir questo denaro. Le mando una canzonetta
del signor Principe di Borghese, suo amorevolissimo per metterla
in musica, è cosa soda, alta, e devota. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli
e tutti lo preghino per me. Dalla città di S. Pietro, lora
dellorazione, il dì del sepolcro, la settimana della
passione, il mese della Samaritana, lanno dellIncarnazione.
25 novembre 1667.
1667 11 26 AGT ms.
233, f. 270 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Messina)
ev/do in Cristo
fratello.
Già si è determinato di fare il capitolo dopo Pasqua
al suo tempo solito, però V. R. serva subito al Padre Ribera,
acciò se ne venga costì, e proseguano il loro viaggio
per Venezia, Livorno, o Genova, come le ho scritto. Ne resto non
essendo questo per altro, me li raccomando alle orazioni, fo riverenza
al Padre D. Domenico Castelli, pregandolo anco delle sue ferventi
orazioni.
Roma, 26 novembre 1667.
1667 11 28 AGT ms.
233, f. 271 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con lottima relazione dellottima festa del
nostro glorioso S. Traspadano, ne osservo tutti i requisiti di
una solenne festa ed un glorioso trionfo, e tutti i gradi, e accidenti;
bello lapparato, ricchi gli altari copiosi, i luminari,
sontuoso il teatro, concertate le musiche, e le salve dei mortaretti,
devotissima la processione, giochi nelle forme con le danze boscareccie,
nellacque con tante fontane, nellaere con i trabocchetti
degli angeli, e nel fuoco col Vesuvio, tutti a ricreare i nostri
sensi esteriori; come si può ricreare il senso interno,
con la rappresentazione, che è oggetto della fantasia,
e la potenza ragionevole con le figure, con le medaglie e con
lufficiatura del Pastore e frequenza dei sacramenti; viva,
viva S. Traspadano, e sia perpetuo intercessore di Palma, e di
tutta la Casa a gloria del Signore. Ho goduto assai del concorso
grande dei forestieri, con la soddisfazione, e particolarmente
di quella del santo Vescovo, e godo della sua venuta in Roma,
ma credo sarà martire in desiderio; godo anco del consiglio
lha dato della venuta di D. Ferdinando, e in tempo le capitò
la mia lettera e di sua soddisfazione, e ne attendo le sue risoluzioni.
Nostro Signore guidi tutto in suo santo servizio. E venuto
il Padre Bacciliere Focolari, e le mando lacclusa per il
signor Arciprete; io procurerò subito il denaro, che vuole
tutto, anzi senza defalco della ragione di cambio, quale sarà
pagato di sopra più a V. S., e qui i cambi sono cresciuti,
e la polisa di scudi 100 come avvisai, che il giovane del signor
Gerardi di tarì 14 per scudo non lha voluto pagare;
onde V. S. lavvisi al signor Giandaidone, che non laspetti,
anzi che ne parli con il signor Gerardi, che è in Palermo,
che scriva a questo suo giovane, acciò si contenta a favorire,
come faceva esso, e in tanto procurerò con altri.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il giorno del sepolcro, la settimana della passione, il mese della
Samaritana, lanno dellIncarnazione. 28 novembre 1667.
1667 11 30 AGT ms.
233, f. 272 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
l signor D. Giuseppe
Marascia e Ignazio Miraglia sono pronti a servire V. S. e con
il primo buon tempo si partiranno piacendo al Signore; spero saranno
per la festa del santo Natale in Palermo, e goderle con i loro
parenti, e poi seguiranno per costà, ove potranno dimorare
Gennaio e Febbraio, e in tanto V. S. scriva al signor Gio: Giandaidone,
che entrato Marzo stia sullavviso della prima buona comodità
lincontrerà di galera, o vascello per Napoli, Civitavecchia,
Livorno. E pigli limbarco, segretamente per tutta la comitiva,
e avvisi a V. S. a tempo opportuno, e potrà mandarli subito
alla Torretta, o ai colli; il signor D. Giuseppe sarà in
Palermo, aggiusterà ogni cosa, e poi andrà a pigliare
D. Ferdinando, e signor D. Ignazio, acciò vengano a tempo
per mettere il piede in nave, senza farsi a vedere. Ho detto di
fare il viaggio per Palermo, perché sarà più
vicino e comodo, e perché il fratello Giuseppe Maria già
sarà partito per Ferrara, ove piacendo al Signore si rivedranno.
Mi è piaciuta la buona compagnia del signor D. Ignazio
Caetano, e si potranno nomare D. Domenico e D. Ignazio De Caro,
come le loro nonne, e si diranno due cavalieri di Casa Caro.
Circa le lettere di raccomandazione V. S. sarà servita
con vantaggio, né bisogna sue lettere al Padre Oliva, che
parrà cosa affrettata, o mendicata, farò tutto io,
aspetto nuova della venuta del titolo di Lampedusa e mi meraviglio,
come non sia arrivata, scrivendo al Padre Calascibetta un pezzo
sa esser già mandato. Il viaggio, credo sarà per
Roma, perché da Napoli, Civitavecchia, Livorno, facilmente
si passa qui, e così si potrà godere la devozione
della settimana santa in questa santa città, e dopo si
vede fare la cerimonia dello sposalizio con il mare, e da Venezia
per Trento, per Germania, essendo i buoni tempi, e al ritorno
girare tutta lItalia, ben vero che se si incontrasse comodità
di galere per Genova, bisogna pigliare la strada per quella strada
il tempo, e loccasione ci daranno consiglio. Circa i cambi
a mese per mese sarà difficile, mentre stanno in continuo
moto, il più facile credo, sarà fare diverse polise
condizionate di onze 60 luno, una per esempio in Napoli,
altra in Roma, unaltra in Venezia, e in centro in Praga;
così V. S. senza uscir denaro avanti, pagherà quelle
polise le verranno esatte, e di tutto ne parla con il signor D.
Giuseppe, e fra loro aggiusteranno bene. Al nostro buon Ignazio
darete 4 tarì il giorno, e per aiuto di costà le
darete 25 scudi, essendo così luso. Di più
vuole due, o tre mesi anticipati, perché vuole aggiustare
alcuni suoi debitori, e farsi vestito di campagna; sono cose ragionevoli,
il giovane merita, e V. S. ne resterà assai contento, egli
porterà un forziere, e una valigie per D. Ferdinando, e
una valigie per il signor D. Ignazio, che sono fatte alluso
di viaggiare i signori qui, né il signor contestabile quando
viaggia lungo, porta altro, e queste robe sono obbligate portarle
le lettighe, o carrozze; dei vestiti, biancherie, e altre cosuccie
tutte le darà, e metterà in ordine lo stesso Ignazio.
Al signor D. Giuseppe darà 100 scudi, 50 per laiuto
di costà, e 50 per spese del viaggio suo e Ignazio, e poi
il suo regalo sarà allultimo come lho scritto,
e V. S. troverà gentiluomo di tutta virtù, e modestissimo;
V. S. in tanto faccia le sue istruzioni, le mie le darò
qui, e al signor D. Giuseppe per via di discorsi, e già
ho cominciato. Ma lunica, e singolare il santo timore di
Dio, la mattina un poco di ritiramento, la santa Messa, e litinerario,
la sera lesame di coscienza, e drizzare il viaggio per la
visita dei santi Apostoli e i viaggi particolari per qualche santo
di quel paese rendendo tutto spirituale, ma di ciò a lungo
al Padre Marascia. Gli altri negozi già lho incamminati,
e scriverò a suo tempo. Nostro Signore lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese della Samaritana, lanno della salute. 30 novembre 1667.
Il signor D. Giuseppe non lascia mai la Messa, V. S. lapplicherà
per se, e per lo stesso viaggio, e ci dica che mette a conto suo
la elemosina.
1667 12 10 AGT ms.
233, f. 273 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non sono venute lettere di Sicilia, laspetto con la seguente,
e con desiderio per sentire il suo santo ritorno dal Monte Calvario,
che è quello ci promette il monte della gloria. Mando a
V. S. un polizzino vi manda appunto il Card. Carpegna, e lo mando
per goderne con le nostre Mariane, quali pregheranno per sua Eminenza,
perché il negozio era difficile, e sopra difficile, come
mi aveva detto lo stesso Mons. Altieri, e appresso avviserò
tutto minutamente; nostro Signore ci guidi sempre con la sua santa
grazia. Con questa posta mando un cambio al signor Gio: Giandaidone
di 415 scudi, scudi 100 sono per quella prima polisa, che io avvisai,
non aver voluto pagare il giovane del signor Girardi, quale poi
ha pagato questa, scusandosi, che non pagò quella, perché
chi li mandava, non li voleva fare ricevuta; onde V. S. se scrisse
al signor Giandaidone per darne querela al signor Girardi, ora
lavvisi la scusa di questo giovane. Altri 100 scudi sono
per conto del Padre Focolari, quali V. S. esigerà una con
le ragioni di cambio, che a tarì 14 per scudo che tutti
sono onze 42 e 20. Al signor D. Giuseppe Marascia 100 scudi, 50
per aiuto di costà, 50 per conto del viaggio; in oltre
lho accomodato 65 scudi, quale egli doveva esigere di una
pensione, e li bisognavano per aggiustare le cose sue e partirsi,
ne manda V. S. la sua ricevuta, la conserverà, perché
poi piacendo al Signore alla fine del viaggio la passeremo nel
regalo. Al signor Ignazio scudi 25 per aiuto di costà,
e altre tanti per conto del suo salario, come ne le mando ricevuta;
queste sono le spese stimo meglio per obbligarli bene a questi,
che lassicuro lavanzeranno molto nel risparmio per
il viaggio, e nellaffetto del buon servizio, essi stanno
aspettando, si accomodi il tempo, preghiamo nostro Signore guidi
ogni cosa in suo santo servizio. Nostro signore lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese della nascita, lanno dellIncarnazione. 10 dicembre
1667.
1667 12 17 AGT ms.
233, f. 274 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. con avviso del buon ritorno dal sacro romitaggio, e godo
dei bassi sentimenti lha dato il Signore di voi stesso,
che sono i segni più sicuri di esser suoi, e aspetto il
foglio mi cenna, almeno per tenerlo in questo basso esercizio;
ma vedete, che quando il povero si vede ignudo, non fa altro,
che gridare, domandando di essere vestito, per quanto ne siamo
più miserabili tanto dovremo crescere nelle sante orazioni,
orazioni, orazioni.
Godo del profitto ha tenuto del signor Marchese di Pianezza con
quelle sue lettere veramente sante, lavviso, che qui per
la corte corre voce di essere Cardinale, se bene io credo non
sarà; ad ogni modo si vede il concetto della gente, ed
è una gran cosa, tanti anni, che sono a Roma, mai si è
sparsa tal voce del Marchese di Pianezza, ora che di Marchese
di Pianezza è divenuto Giacinto di Simiane, povero Cristo,
si dice a voce piena; ora fate voi la conseguenza, anco per il
mondo, quale è meglio, esser Marchese di Pianezza, o povero
Giacinto.
Ricevo lo scritto della infanzia di nostra Signora, il foglio
del giorno della festa di S. Traspadano, e il libretto degli Aforismi,
e voglio tornare a replicarle, che quando bisogna mandare questi
libri, li consegna alla posta per libri, e li leva la pergamena
la quale non si legge, si è pagato più di uno scudo,
e perché spetta così senza utile, meglio elemosina.
Vedo la lettera del signor Castelletti e la servirò subito,
e con il maggior risparmio, e avviserò al solito con laffetto.
Ieri tornai dal Padre nostro provinciale di Terra santa per il
Padre Giulio, mi disse, che lavremo priore, e che in questa
carica già tiene la precedenza di tutti, e che senza altro
in questo tempo, e prima lo consoleremo, V. S. ce lo avvisi, e
si assicuri, che sarà così; recapiterò la
lettera della povera vedova in Francia senza alcuna spesa. Per
i Padri di Monte Calvario vedo la nota mandata, sono cose che
vogliono tempo, attendono allavanzo dello spirito, che io
non manco in tutto quello si può, me li raccomando allorazioni.
Al Padre Agostino da Nicosia riformato mi pare aver risposto;
V. S. le manda alcune medaglie straordinarie, o camaldole, che
si goda tutte quelle indulgenze che può mai concedere il
Papa con ogni tenore, e che importa, che siano sopra crocette
di legno, o altro, la sostanza è la stessa, e per dirlo
a V. S. confidentemente mi paiono devozioni immaginarie, se bene
sempre lodo la santa intenzione, e che è quella che rende
meritorie le nostre azioni. Ringrazio nostro Signore della soddisfazione
V. S. ha tenuto del privilegio del titolo di Principe di Lampedusa,
e credo quel consanguineo sia fondato, che laveva mandato
la scrittura dellalbero di Don Bertagno Ventimiglia, che
cera espresso il grado di parentela reale; ed è stato
meglio, non lavere espressato, perché fa più
pompa; ringrazio il Signore che anco in queste cose mondane vi
favorisce tanto, ma che? ma che? Non dice S. Crisostomo che noi
per mezzo delle sacre comunioni siamo concorporei, e consanguinei
con Cristo, oh grandezza, oh grandezza dellanima devota,
qui, qui e non altro. Ieri partì il signor D. Giuseppe
Marascia, con il quale ho tenuto lunghi discorsi, che saranno
anco per V. S., prego nostro Signore le conceda buon viaggio,
e spero che V. S. ne sarà molto soddisfatto, così
di lui, come di Ignazio, e con loro appunteranno tutto; e così
poi nel nome del Signore cominciare il viaggio di D. Ferdinando,
quale sarà di molto profitto.
Al signor D. Giuseppe lo terrà per i primi giorni alla
sua tavola, e poi disporrà a suo gusto e per lasciarlo
in sua libertà, e mi rimetto a V. S.. Godo della devozione
di S. Traspadano, e procurerò mandare altre medaglie, e
godo che con il signor D. Giuseppe Marascia gli ho mandato dellaltre
figure del santo, che anco serviranno allo stesso fine. Con la
seguente posta manderò la lettera per il buon ritorno costì
della signora D. Antonia Traina, e spero V. S. potrà farla
tornare con il signor D. Giuseppe Marascia, quale è conosciuto
da Mons. Arcivescovo, e io a posta lho fatto una lettera
di raccomandazione in genere, lho cennato solo di passo
al detto Marascia, per non impegnare V. S. quando pensasse altrimenti.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenza, il
dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese della
nascita, lanno della salute. 17 dicembre 1667.
Il signor Ignazio porta due belle valigie, e un forziere, cioè
bauletto, sono costati scudi 12, si spende, ma queste sono spese
assai buone. Nostro Signore lo benedica.
1667 12 29 AGT ms.
233, f. 277 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non sono venute lettere di Sicilia a cagione dei tempi rotti;
mando lacclusa di Mons. La Cornia, religioso di S. Domenico
fratello del nostro buon Card. Pallavicino, signore di quello
nascimento, lettere e virtù, che altre volte credo averle
avvisato, V. S. gli risponderà con il suo solito affetto;
egli è venuto ad limina, ed il Papa lha fatto straordinarie
dimostrazioni. Il Padre D. Clemente e Padre Cicala si rallegrano
molto del titolo di Lampedusa, e particolarmente della circostanza,
veramente è cosa di molta stima quel chiamarlo consanguineo,
perché se ai grandi il Re li scrive mio Primo, chiamando
a V. S. in questo privilegio consanguineo, lo tratta quasi di
grande, e una volta che lha usato in questo privilegio,
facilmente può pretendere di farlo mettere nellaltre
scritture, ma senza mostrare di precederlo, e senza affezione,
perché questo solo privilegio è sufficiente.
Tante grazie al Signore che anco in queste cose vuole mostrare
la sua grazia, ma io le torno a ricordare la parola di S. Crisostomo;
concorporei e consanguinei Principi. Spero con la posta seguente
mandarle la spedizione del signor Castelletti, che è negozio
importante per trattarsi di due bigamie, e dispensa della medicina,
e con tutto si è usato ogni diligenza, le spese saranno
care, ma quando sono necessarie non sono care; però ho
fatto cambio di scudi 270 a tarì 14,10 per scudo essendo
cresciuti grandemente i cambi; se bene V. S. non avvisi la spesa,
perché pretendo quel che risparmio, e appresso con i brevi
manderò il conto per minuto. Aspetto di momento le lettere
per la signora Francesca Antonia venendo a tempo, lincluderò
in un pieghetto separato. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino
per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della cena, il di
del sepolcro, la settimana della passione, il mese della nascita,
lanno della salute. 29 dicembre 1667.
1667 12 30 AGT ms.
233, f. 276 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. con il privilegio di Principe di Lampedusa, veramente assai
onorevole, e sopra tutto quel consanguineo replicato, e con il
tempo mostrerà più della scrittura, sopra il quale
è fondato, e V. S. deve assai al Padre Calascibetta, e
signor Giustiniani, che abbiano saputo pensarci, e acquistarlo,
sia sempre grazie al Signore e ho goduto molto del Te Deum solenne,
e dellelemosina ai poveri, e continuamente grazie, grazie
a Dio benedetto. Godo della professione di suor Maria Traspadana,
e le raccomando sempre questo santo monastero, e lo mantenga in
umiltà, e fervore, e sempre preghino per me. Ringrazio
molto V. S. dellavviso dei frutti della Tonnara, e per dirla,
io non teneva avviso della caccia di questo anno, né gli
scriveva, per non parere di volerne la parte, e speriamo fare
la buona Quaresima con la sua elemosina, e sempre i Padri pregano
per tutti loro. Mi è pesato il fallo della dispensa del
Farruggio, cercherò subito di rifarlo, e subito rimanderò
altra a V. S.; vedo le lettere del Padre Serafino di Palma, e
signor Gio: suo Avolo, e cercherò di servire luno
laltro, e appresso in tempo scriverò quello che si
è potuto fare. Qui nostro Signore ha ordinato, che in questo
inverno si facciano fuochi pubblici in alcuni magazzini diversi
luoghi a comodità dei poveri, cosa né fatta, né
pensata da nessuno Papa, V. S. faccia, che le nostre Mariane,
Minimi, e tutti preghino per la sua salute e spirito. Riverisco
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti
preghino sempre per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della orazione, il
dì della Crocifissione, la settimana della resurrezione,
il mese della nascita, lanno dellIncarnazione. 30
dicembre 1667.
1667 12 31 AGT ms.
233, f. 278 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. e godo della santa conversazione hanno tenuto con il
Padre Bonaventura di Ragusa, e spero me lavrà raccomandato
allorazioni, e quando avesse devozione di venire a visitare
questi santi luoghi, ce ne procurerò subito la licenza;
V. S. avvisi che ce lha dato parte dei nostri libretti;
onde penso ne tenesse più corpi, però se si trovassero
degli Aforismi dellAmor divino, ne farà grazia mandarmene
almeno due corpi, perché non ne tengo pur uno, né
i librari ne hanno più. Con le paste, e acque di scorsonera
sono venuti i due tomi del Padre Maggio mandati dal signor Giuseppe
Cassaro, lho dato una scorsa, sono dotti, devoti, e curiosi,
e poi mi pare, che sono libri di Palma, trattando tante volte
cose di Palma, certo che V. S. deve molto allamorevolezza,
e affetto di questo buon Padre. Con una fregata che parte per
Palermo Lunedì mando i diari della Madonna SS.ma alla signora
Duchessa, la flora a V. S. e quattro tomi di lettere di S. Francesco
di Sales, particolarmente per le nostre Mariane. In Messina già
lha ricevuto, e mi scrive che è lunica sua
lettera dopo il santo Vangelo, e che sempre le trova cose a proposito
per il profitto dellAnima sua; così spero riuscirà
alle nostre monache. Io aveva da principio mandato queste lettere
insieme con quella del fratello Giuseppe Maria raccomandate al
Padre Castelli, il quale intese cosa stata mandata a lui, e se
la tenne, ringraziandomi caramente. Onde a me non è parso
di replicarle, che io non mi aveva saputo spiegare nello scriverle.
Mando anco due breviari monastici, per le lettere accluse, V.
S. ne recupera il prezzo insieme con gli stessi. Per i breviari
di Antuerpia V. S. avvisò altra volta, ancora non sono
venuti, si aspettano per Ottobre, V. S. avvisi, come li vogliono,
se coperti con oro.
Farò diligenza per il proto notariato del signor Arciprete
conforme lavviso di V. S. e appresso scriverò il
seguito. Godo dei buoni avvisi del dottore Ottaviano, e lo raccomando
a V. S. a dargli animo, perché si trova molto afflitto
per il debito che tiene con V. S. e per la povertà della
madre, che è astretto a sostenere con i suoi travagli.
Il nostro Papa Clemente segue la sua pietà e applicazione
per sollievo dei poveri, e nella diminuzione della gabella della
macina con ogni sincerità, e gratitudine, ha dichiarato
aversi servito di 700 scudi lasciati da Papa Alessandro, quali
voleva impiegarli nello stesso sollievo dei poveri, si aspetta
da vicino il signor Abate Rospigliosi, che era Nunzio in Colonia,
sarà Cardinale, e il braccio diritto del Papa, è
un signore di gran capacità, e somma pietà; onde
si spera il governo aver anco da migliorare assai. La nuova del
signor Duca di Sermoneta non è stata vera, né queste
piazze della santa Chiesa si danno, che a persone neutrali, per
le gelosie delle corone, tanto maggiormente che ne sono rotte,
pregate per i pronti bisogni. Mons. Arata è cameriere segreto,
ed è il terzo, in oltre è stato fatto guardaroba
posto assai stimato; il signor Abate Agras era semplice cortigiano
quando il Papa era Cardinale, ora intendo che lavrebbe fatto
cameriere donore, che è posto assai buono, ma egli
ha cercato sfuggirlo, perché non ha tanto di potersi mantenere
in abito di tal qualità. Nostro Signore lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese del Tavolero, lanno dellIncarnazione. 31 dicembre
1667.
1668 01 19 AGT ms.
236, f. 2 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta non mi sono venute sue lettere, quali aspettavo,
particolarmente per il disegno, che ella mi cennava dover scrivere
circa i suoi studi; ad ogni modo il Padre consultore D. Clemente
scrive al Padre lettore nella forma che V. R. gustava, e aspettiamo
sue lettere per trattare in consulta, del resto le mando tre pieghi
venuti da Palma, non vorrei si imbarazzasse con tante lettere,
ma suppongo siano di cose spirituali e ci serviranno per lettere
di devozione, nostro Signore lo benedica, e lo preghi per me.
Roma 19 gennaio 1668.
1668 01 19 AGT
ms. 236, f. 7 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
ricevo due di V. S., godo del santo Avvento cominciato con sì
buono predicatore, e spero, che avranno celebrato il santo Natale,
e questi SS.mi tenerissimi, e dolcissimi misteri del Bambino Gesù
con ogni devozione, affetto, et ardore. Saluto con ogni affetto
la nostra innocente Alipia, pure S. Gio: nato santo, di tre anni
si ritirò a vita eremitica nel deserto. Ma che? la stessa
Vergine senza peccato originale e Madre di Dio pure si ritirò
a vita solitaria nel Tempio, la benedico per leremo che
si è fatto nella sua cella, et ivi il celeste sposo la
colmerà delle sue grazie. Il signor Principe della Trabia
è un buon signore, ma non sente questo linguaggio, bisogna
parlare con le Caterine, e con le Terese, leggere i loro libri,
e vedere i favori del Cielo, et una lacrima sola, quella vale
assai più che tutte le consolazioni, e grandezze del mondo.
Da amantem, et sentit quod dico. Il fratello Giuseppe Maria è
già arrivato a Napoli e per Mercoledì seguente spero
arriverà in questa santa città, ove fatte le sante
devozioni partirà per Ferrara, città delle prime
dItalia, con uno studio buono, lettore celeberrimo, e preposito
santo. Spero nel Signore grande aumento nelle lettere, e nello
spirito. Mando un duplicato per il signor D. Antonio Francesco
diretto al Vicario capitolare, per quando facesse difficoltà
alle prime lettere. Mando anco al signor canonico Giandaidone
due altri brevi per il signor Castelletti, la spesa per il primo
arriva a scudi 224.10 per quella della dispensa nella Medela scudi
8.30 per ordinarsi: in tribus diebus festivis scudi 6.70 e per
lo spedizioniere si può mettere scudi 3. Tutti sono 242.10,
che a tarì 14.10 per scudo sono onze centotre, salvo maggior
calcolo.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione,
il dì del sepolcro, la settimana della passione, il mese
della circoncisione, lanno della salute. 19 gennaio 1668.
1668 01 21 AGT ms.
236, f. 3 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con la nota dei matrimoni per D. Ferdinando, e per appunto
con la posta passata le scrissi sopra quello della signora Mendoza,
e con questa torno a lodarlo, e mi pare il più vantaggioso,
sopra i quattro si trattano fra i quali è questo, perché
se bene quello della nipote del signor Principe di Trabia sarà
di gran considerazione per tenere un solo fratellino. Onde potrebbe
succedere a un gran stato, ad ogni modo, come V. S. osserva è
difficilissimo che Trabia lo faccia, et io aggiungo altra difficoltà,
perché essendo nipote del signor Card. Montalto, questi
tiene il cimiero grande assai e vorrà parentado più
grande; e V. S. tenga per regola mai ambire gran parentadi se
non con somma volontà delle parti, che allora dà
luguaglianza della natura, la volontà. Tolti questi
quattro trattati, avendosi da cercare da lei, stimo migliore la
figlia del signor Presidente Denti, come più proporzionata
al loro stato, denaro, offici e casa, sempre stimata per santa.
Raccomando sopra tutto a V. S. la prima condizione dei matrimoni,
che è la virtù della sposa, la quale giova non solo
per lAnima e quiete della Casa, ma anco per lavanzo
delle spese, perché una donna bizzarra può mandare
a rovina tutto solo con le gale, e spese minute.
Le ricordo di più, che lodo laffrettare il casamento
ma veda di trovar modo comodo per le spese, perché se entra
in pigliar cambi è principio di rovina, et è meglio
aspettare qualche tempo, o vendere qualche effetto che entrare
a tale precipizio, se bene come le scrissi veda di fare festino
modesto, e fuori di Palermo, che ha del grande, dellonesto,
e dellutile, questo è il mio discorso. Preghiamo
nostro Signore che con la sua santa grazia faccia il tutto, perché
noi: nihil possumus, nihil sumus, nihil sumus, speriamo tutti
dalla sua infinita bontà con lintercessione di Maria.
Mando a V. S. laccluse lettere dei nostri buoni giovani
quali ho aperto per essere più informato di tutto, e ho
goduto molto della congiuntura sopra le cose del Padre Alipio,
veramente sono cose dal Cielo. Mando anco quella che scrive a
me il fratello Giuseppe per vedere con quanta buona rettoria mi
persuade a mandarle qualche soccorso in Vienna. Io penso inviarli
da 200 scudi per maggior comodità, perché non stimo
necessaria la dimora di un mese in Vienna, e questa uscita non
si fa per praticare le corti, dove ci vogliono anni, e si farà
piacendo al Signore con il matrimonio in Palermo, come ho scritto,
e questa uscita è solo per praticare il mondo, e entrare
nella corte di Palermo smammato dalle montagne, e con concetto
di città superiore a Palermo, landare per la Francia
non fa, perché ci vorrebbe spesa più di altri 1500,
oltre che il viaggio ordinario dei signori, e lItalia, e
Germania. Il Padre generale mi ha fatto la lettera circolare,
e la figliolanza per i nostri eremiti, che manderò con
la seguente, voleva scriverle, dandole parte della sua elezione,
ma a me parse ringraziarla dicendo che questa era obbligo di V.
S. in riverirlo, però le può fare una lettera di
congratulazione. Mando una lettera per Mons. Vescovo di Girgenti
per la terza sorella monacanda in codesto monastero, mi rimandi
linformativa, che subito manderò la spedizione, e
Mons. De Vecchi segretario mi ha favorito con ogni caldezza, essendo
Prelato assai degno, e amorevole, e della conversazione del nostro
Card. Pallavicino.
Circa li Santi patroni secondari V. S. avrà osservato bene,
che io non lho riscritto, ma so questo, perché mi
paiono cose, che appena le pretendono le città grandi,
in oltre vi è la difficoltà, perché S. Traspadano
non è nel martirologio, però io non ho voluto fare
dare il memoriale, se prima non consultavo bene il negozio, e
trovato appunto il mio scoglio, onde il pretendere senza ottenere,
sarà un perdere. Per S. Giuseppe bisogna fare un nuovo
incartamento da se solo, ma che ci guadagnate? La festa del Santo
è comandata, né nella Quaresima si può fare
ottava, tanto che mi pare cosa superflua. E già capitata
lacqua di scorsonera, ma senza lettere, qui vale qualche
prezzo, ma non si trova a vendere, se ne caverà qualche
cosa per elemosina della Casa. Lanno passato la mandai a
quei signori come cosa venuta al signor Card. Pallavicino, onde
mandargliela adesso, non è regalo da farsi da un religioso.
Ho voluto scrivere tutto a V. S. per lasciare di mandarla altro
anno se viviamo, e se vuol fare elemosina manda cose grosse di
comunità, pasta, etc.. Nostro Signore lo benedica con la
signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti lo
preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il giorno del sepolcro, la settimana della passione, lanno
dellincarnazione. Roma, 21 gennaio 1668.
1668 01 26 AGT ms.
236, f. 8 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
Grazie al Signore, Mercoledì è venuto il fratello
Giuseppe Maria contentissimo di aver veduto Napoli, e particolarmente
le nostre Case, e qui sta godendo la santità e devozione
nel suo fonte. Ringrazio il Signore di aver trovato un giovane
piccolo di età, ma assai maturo di senno, applicatissimo
nelle lettere, e desiderio di perfezione: benedictus Deus; questa
è opera tutta della sua mano, preghiamolo istantemente,
e continuamente, acciò: ipse qui coepit, perficiat, lo
tratterrò fino a Giovedì [5 febbraio] per vedere
la Cappella Pontificia della SS.ma Purificazione, e poi Venerdì
[6 febbraio] partirà per Ferrara, per la via di Loreto
per godere la devozione di quella Casa Santa, tutto per consolazione
di V. S. e della signora Duchessa, e sue sorelle, quali sempre
pregheranno il Signore per laumento dello spirito. Allarrivo
di questa spero, che tratteranno di altro viaggio per D. Ferdinando,
già che teniamo avviso che il signor D. Giuseppe Marascia
e Miraglia in tre giorni da Napoli arrivarono a Trapani, onde
a questa ora saranno costì, intanto prego nostro Signore
guidi tutto con la sua santa grazia. Il Padre Cavallo, Vicario
generale dei Padri zoccolanti, si trova in Napoli, però
mi sono risoluto oggi scrivere per non perdere tempo, e scrivere
V. S. con più puntualità per il Padre Serafino.
Con la posta passata le mandai la spesa del signor Castelletti,
nella quale presi sbaglio, perché toccano scudi cinque,
e poi nella tariffa dei cambi le mando il conto rifatto, sono
cose matematiche, che non fallano. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese della circoncisione, lanno dellIncarnazione.
26 gennaio 1668.
1668 01 28 AGT ms.
236, f. 6 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
on la posta passata
non ebbi lettere di V. S., e con questa posta non sono venute
lettere di Sicilia; è venuta però la nuova della
morte dellArcivescovo di Palermo, con gran nome di bontà,
io gli ho fatto i dovuti suffragi per lobbligazione che
teneva alle sue virtù, e amorevolezza. Spero nel Signore
sarà andato a godere i premi delle sue fatiche, e quando
la giornata si finisce con questa santa partenza è sempre
lunga, e mai breve, siamo destinati a godere con Dio, né
cè altro porto per arrivare, che la buona morte.
Le lettere per la signora D. Antonia le potrà eseguire
il signor Abate Gelosi, che scrivono esser stato fatto Vicario
capitolare, essendo egli oggi lordinario. Mando il breve
della bigamia per il signor Castelletti al signor canonico Giandaidone
per mandarlo eseguito, con la seguente posta manderò il
breve della dispensa della Medela, e per ordinarsi: in tribus
diebus festivis, né si sono potute spedire tutte insieme,
perché nellaltra domanda è bisognato farsi
menzione della dispensa ottenuta della bigamia, quale è
spedita largamente: non solum ad ordines, ma anco: ad beneficium.
La spesa di questo solo breve è scudi 224,10 di questa
moneta, appresso manderò il conto. Con questo ordinario
mando pure al signor canonico Giandaidone polisa di 100 scudi
quali sono entrati al Padre D. Clemente per suo nipote signor
D. Antonio Calabrò e lho preso, perché i cambi
sempre vanno avanzando. Nella festa di S. Silvestro cioè
nellottavo giorno che si espone il SS.mo Sacramento per
circolo delle 40 ore, venne a favorire il Papa. Io gli ho baciato
i piedi 3 volte, una per me, una per V. S. e una per la signora
Duchessa, alle quali questo sia per saluto, come fo alle Mariane,
Minimi, Orfanelli, raccomandandomi alle loro sante orazioni.
Dalla città di S. Pietro, lora della cena, il giorno
del sepolcro, la settimana del tradimento, lanno dellIncarnazione.
28 gennaio 1668.
1668 02 07 AGT ms.
236, f. 9 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
uesta mattina giornata
di Sabato si è partito il fratello Giuseppe Maria per la
santa Casa, e indi al suo studio in Ferrara. Mando a V. S. lincluso
suo polisino più tosto che lettera, non avendo voluto qui
perder momento in godere queste sante devozioni, e Giovedì
giorno della SS.ma Purificazione assistette a tutta la cappella
del Papa, che finì a 21 ore, e con il favore di Mons. Arata
ebbe assai buona comodità di goderla, così spero
lavrà nella santa Casa, avendole dato lettere il
signor Card. Carpegna, ma a nome del Padre Ribera, perché
non ho voluto palesarle la venuta del fratello Giuseppe per non
impegnarlo qui, e in Loreto a cercare dimostrazioni straordinarie,
le quali sarebbero state più tosto di disturbo, che altro;
nostro Signore lha chiamato, egli lo perfezionerà,
e V. S. si rallegri di questo sacrificio ha fatto a Sua Divina
Maestà, che spero sarà pingue holocaustum. Amor.
Amor. Il Padre Castelli da Messina mi rimise scudi 80 dei quali
subito presi un bel pontificale nuovo tutto figurato, et ho osservato
in questi giorni il genio grande tiene nelle cerimonie e riti
ecclesiastici, e tutti li Padri ne restano assai contenti, perché
sia per fare riuscita grande; il resto degli scudi 80 lho
dato a lui, che già non teneva altro denaro, acciò
gli serva per strada, e faccia qualche elemosina alla Casa di
Ferrara. Onde qui io ho bisognato prendergli la lettiga per 39
scudi, fargli vestiti, e caricarlo di panni, e altro per sua comodità,
e però fu provvidenza divina lavere preso i giorni
passati quelli scudi 100 dal Padre D. Clemente. La settimana passata
per via di Messina raccomandai al Padre Castelli, e poi in Palermo
al Padre Lucchese mandai i quadri per il signor Campolo, sono
in due cascie, in una li quadri, e nellaltra le cornici,
ne mando a V. S. il conto, credo piaceranno assai essendo fatti
con studio, e qui assai lodati, e un per laltro con tutte
le cornici poco più di 10 scudi luno. Il signor Gio:
Battista Pavarelli che tiene cura di stampare le lettere della
felice memoria del nostro buon Card. Pallavicino, mi dice, che
gli mancano le lettere dirette a V. S. date nel mese di Maggio
o Giugno 1666 prego a V. S. a mandarmene subito le copie. Il signor
D. Giuseppe Marascia con la posta passata mi scrive al suo arrivo
in salvamento in Palermo, onde spero a questa ora sia costì,
però le rispondo con linclusa, e ne attendo lavviso
di V. S. del quale la posta passata non ebbe lettere, e questa
posta non sono venute lettere da Sicilia. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti
lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese della Purificazione, lanno della Incarnazione. 7 febbraio
1668.
1668 02 18 AGT ms.
236, f. 16 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. assieme con quella del signor Marascia e signor Ignazio,
e godo molto della soddisfazione reciproca, ringrazio di tutto
nostro Signore e lo prego a perfezionare lopera cominciata.
Godo assai la spedizione del viaggio per essere qui per la settimana
santa, e questo anno si godrà una funzione singolare, che
è la solenne benedizione dellAgnus Dei nella Domenica
in Albis, quale si fa nel primo anno del Pontificato, e poi ogni
sette anni, e nostro Signore con la sua gran clemenza ha ordinato
di farsene una gran quantità, e sono più mesi, che
vi lavorano i Padri di S. Bernardo, ai quali tocca questo santo
esercizio. Mons. Arata, che ha anco officio di guarda roba a chi
spetta questo negozio, dice, che si lavorarono 40 mila libre di
cera, che sono 18 mila scudi, ha fatto fare poi tre stampe nuove,
cioè di S. Giulio nome proprio, di S. Silvestro Papa, e
di S. Liborio. Io non scrivo al signor Marascia, perché
stimo siano partiti, e ne attendo lettera da Napoli, e pure altra
da V. S. per sapere più minutamente quello che passa, in
tanto preghiamo nostro Signore prosperi tutto secondo il suo santo
servizio. Le mando lacclusa del fratello Giuseppe Maria,
e spero a questa ora sarà in Ferrara, e avrà lettere
più lunghe. Circa la qualità dellabito mi
rimetto alla sua prudenza, essendo materia più degli stati
di Spagna, che di Roma, e per li caserecci io già scrissi
a V. S. che dopo lorazioni dovrà servirsene del beneficio
del corpo con fare come si suole dire lanatomia del Regno,
perché le cose pensate sono quelle, che sortiscono bene,
e nostro Signore vuole, che operiamo bene moralmente tutto quello
si può da conto nostro, ma senza sollecitudine, e cercando
sempre il suo santo beneplacito, e viva, viva sempre la SS.ma
volontà del nostro sommo bene, saluto la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e a tutti benedico nel Signore.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione,
il dì del sepolcro, la settimana della Passione, il mese
della Purificazione, lanno della salute. 18 febbraio 1668.
1668 02 24 AGT ms.
236, f. 12 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio nostro Signore della consolazione spirituale che ha
tenuto nella santa Casa, e dellarrivo a salvamento in Ravenna
con tante cortesie del Padre lettore, così spero sarà
a questa ora arrivato in Ferrara e favorito da quel Padre preposto,
al quale V. R. non solo ha da riverire come Superiore, ma amare
come direttore dellAnima, e le apra tutto il suo cuore,
che spero, lo guiderà per la vera perfezione; circa i suoi
scrupoli lho raccomandato al Signore e spero che con lintercessione
della santa Madre, e visita fattale nel Loreto sarà consolato;
V. R. li disprezzi, e si rimetta ad una obbedienza cieca al Padre
preposto, che è lunico rimedio, et abbia per tentazione,
et imperfezione grande a non obbedire ad unguem; e mi avvisi largamente
in questo punto, e voglio che stia occupato in sante orazioni
e non badare a queste ciance, e se il naturale ha fastidio, questo
è lesercizio del Signore faccia buona orazione, che
alla fine ogni cosa sarà bene. Le mando lacclusa
venuta da Palma, e manderò quella per il signor canonico
in Messina. Ho scritto in Bologna per il breviario greco, e Bibbia
greco-latina, e spero, che quanto prima le capiteranno costì
per attendere bene alla lingua greca, mi avvisi a che [punto]
sta lo studio, e tutto quello occorre, le robe sono mandate con
la condotta affrancata e questo piego perché è grosso,
dirà al Padre preposto, che lo paghi del suo deposito,
e nostro Signore lo benedica.
Roma 24 febbraio 1668.
1668 02 27 AGT ms.
236, f. 14 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. e prima dal signor D. Giuseppe Marascia avevo inteso
la sua infermità, e miglioramento e ringraziatone nostro
Signore, al quale adesso ho ringraziato di nuovo per i buoni sentimenti,
e profitto ha fatto in detta infermità, e queste prediche
nel pulpito del letto sono le più efficaci e se bene a
V. S. pare, che sia stato freddo come una pietra, basta questo
conoscimento del nostro niente, et umiliarci avanti Iddio, e continuare
le nostre domande, che alla fine non ci può mancare, anzi
che la stessa dilazione è a nostro profitto.
Godo anco del recupero della signora Duchessa, et altre monache
inferme, in fine il Signore non vi ha voluto lasciare senza compagni.
Saluto il signor D. Antonio Caetano, non lo raccomando a V. S.
perché so quanto lama, prego nostro Signore a darle
perfetta salute per suo santo servizio. Saluto molto al signor
D. Giuseppe Marasca e signor Ignazio, et aspetto lettere di V.
S. che spero sarò soddisfatto dei suoi discorsi, e meglio
informato del viaggio, onde mi scriverà più pienamente
quello occorre.
Circa le polise mi pare più diritto, che si facciano a
D. Domenico di Caro, e da questo poi si giri al signor Marascia,
perché farli a questo, e poi tenerli quelli, pare non so
che se serva; per i conti V. S. dica destramente al signor D.
Giuseppe, che ne renda capace il figliolo per avvezzarlo alla
cura della Casa, ma che in tutto si rimette alla sua diligenza
e sparagno. Ringrazio il Signore della buona corrispondenza con
il signor Vescovo di Girgenti, e ho goduto molto delle sue lettere,
ma credo, che il loro viaggio saranno molti desideri. Per i conti
del signor Campolo e Castelletti mi rimetto alle lettere passate,
solo nel conto dei quadri del signor Campolo spesi scudi due per
larma, qual credeva fosse dipinta nei quadri, ma per la
fretta dellimbarco non fu possibile; onde ho fatto fare
otto cartine, V. S. le faccia incollare nel vano delle cornici
di sotto, e sono costate solo sei giulii di questa moneta.
Manderò il piego al fratello Giuseppe Maria, dal quale
aspetto avviso la settimana seguente del suo arrivo in Ferrara,
onde V. S. potrà scrivere per qui con le mie lettere, né
vi è strada più vicina, manderò anco le lettere
in Spagna a buon recapito.
Farò diligenza per i libri mariani, le litanie del mastro
sono bellissime, ma assai speculative, e per dirla voglio io prima
farle una buona Messa. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino
per me. Roma 27 febbraio 1668.
1668 02 28 AGT ms.
236, f. 15 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
del fratello Giuseppe Maria, e ci mando anco quella che fece a
me, perché essendo venuto il suo piego serrato, non so
se le scrive le particolarità che avvisa a me, la sua partenza
doveva seguire per il giorno seguente della data della lettera,
però con questa posta gli scrivo per Ferrara.
Lodo a V. S. la risoluzione della croce verde per le belle ragioni
spirituali che adduce, così anco mi piace la devozione
di S. Martino, uno dei celebri monasteri di S. Benedetto ma vorrei,
che non si andasse alla Torretta per esser a S. Martino, ma essere
a S. Martino per trovarsi per li loro affari alla Torretta; che
pare cosa non affrettata, et anco non per scusa di sfuggire Palermo;
il punto principale sta, che D. Ferdinando se per esser giovanetto
possa far personaggio con i cavalieri in senato, perché
uno sgarrone in principio sempre sarà notato, massime avendosi
da casare, però io stimo che prendesse occasione di andarle
V. S., glaffari della Torretta lo richiedano e la spesa
sarà la stessa, o almeno la faccia in Palermo nel monastero
di S. Benedetto; ad ogni modo se si affida del giovane, mi rimetto
alla sua prudenza, perché da lontano non possiamo discorrere
che con principi generali, prego nostro Signore guidi tutto in
suo santo servizio.
Con questa posta scrivo un piego a Napoli al signor D. Giuseppe
Marascia, al quale ve ne darà avviso il Padre Ventimiglia
nostro, subito al suo arrivo, e ci mando una lettera per il Padre
Carafa, fratello del signor Cardinale e unaltra per Mons.
Caramuele, che si trova ivi, che lo favoriranno come incognito
in Napoli, se bene noto a loro, e scrivo al signor Marascia che
nel venire qui, passino onninamente per Montecassino per adorare
il glorioso S. Benedetto, e Santa Scolastica, e quel celebre Santuario,
del quale come scrive il Ricordati sono usciti 5 mila Santi, oltre
i martiri, e di questa ne avranno gusto le nostre Mariane, alle
quali con i Minimi e signora Duchessa benedico nel Signore e lo
preghino tutti per me.
Roma 28 febbraio 1668.
1668 03 03 AGT ms.
236, f. 17 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta passata scrissi a lungo a V. R., con questa lavviso
essermi capitata la sua con quella per il signor Duca, quale manderò
oggi appunto, e lei può scrivergli sempre con indirizzare
le lettere a me, che questa è la strada. Con questo ordinario
il signor Duca scrive che D. Ferdinando forse sarà partito
per il 2° giorno di Quaresima; onde spero nel Signore sarà
qui per godere la funzione solenne della settimana santa, Messa
Papale nel dì di Pasqua, e poi la benedizione dellAgnus
Dei; V. R. lo raccomandi al Signore et avrà occasione presto
di rivederlo, preghi sempre per me, che ne fo capitale della sua
intercessione, e nostro Signore lo benedica.
Roma 3 marzo 1668.
Al rev/do Padre preposto riverisco umilmente e lo preghi per me.
1668 03 17 AGT ms.
236, f. 19 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la gratissima di V. R. con particolare consolazione per
vedere la soddisfazione tiene del Padre preposito e glaiuti
che lha dato, e se bene egli partirà per Firenze,
ci lascerà gli scrupoli guida, e particolarmente alcune
regole generali, quali se lha da scrivere, e osservare infallibilmente
et io ancora tengo, et osservo alcune regole mi donò sopra
ciò la s. m. del Padre D. Pietro Giardina, il quale mi
diede la vita sopra questa materia, le quali ordinariamente sogliono
venire quasi a tutti nel principio, ma la cieca obbedienza, mercé
la divina grazia ci liberò del tutto. Le dono avviso, come
grazie al Signore D. Ferdinando detto D. Domenico di Caro, e D.
Ignazio anco detto di Caro arrivarono in Napoli il 7 del presente,
e saranno qui per la settimana seguente, e godrà a pieno
la settimana santa, e poi la solenne benedizione dellAgnus
Dei, che si fa nel primo anno del Pontificato, lo tratterrò
per un mese, che sarà buonissimo per tutte cose, poi alla
volta di Venezia, procurerò vedervi assieme per pochi giorni,
e poi la faranno a lungo al ritorno di Germania.
Godo che le sia piaciuto tanto il nostro santo eremitaggio di
S. Silvestro; ma per il negozio che mi dice è assai tardi,
pure bisogna maturarlo più; basta, se piacerà al
Signore con loccasione di studi qui ci vedremo, attenda
per adesso allo studio, e a se stesso, e opererà il Signore.
Godo anco della devozione particolare tiene a S. Tarcisio, e al
B. Luigi se bene il dilatarlo, non mi pare tocca a lei mentre
è in stato di chierico, come ho cennato sopra, e poi queste
devozioni pubbliche bisogna abbiano qualche fondamento o di reliquie,
o di gran miracolo, o applauso universale. Di S. Tarcisio appena
ne scrive 4 righe il Baronio e del B. Luigi vi sono tante figure
bellissime in Roma, Germania, Fiandra, che non si possono migliorare.
Le dico schiettamente il mio sentimento, come voglio che lei confidentemente
anco mi scriva sempre il suo. Ho mandato la sua al signor Duca,
e gli scriva sempre, e lungo, che le serve di molta consolazione
spirituale insieme con la signora Duchessa, e sorelle. La condotta
credo a questa ora sia arrivata, può fare diligenza alla
dogana, che linvolto sta con il suo nome scritto. Riverisco
il Padre preposto e Padre lettore, e benedico a V. R. e tutti
preghino nostro Signore sempre per me.
Roma 17 marzo 1668.
1668 03 18 AGT ms.
236, f. 22r copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. e godo che D. Ferdinando sia andato a pigliare la benedizione
del suo santo Vescovo; onde spero, che questo viaggio sarà
tutto apostolico. Io non attendo lettere da Napoli, ove già
troveranno mie lettere, come gli scrissi, prego nostro Signore
faccia capitare tutto. Ho mandato la sua al fratello Giuseppe,
e pure mando una sua a V. S. et il Padre preposito e Padre lettore
me ne scrivono assai bene, per consolazione di V. S. benedictus
Deus. In questa festa del nostro S. Tommaso ho aggiustato un suo
encomio, che ci piacerà, è parso assai devoto, gliene
mando copia. La sacra Sinassi è il mistero della santa
Messa, e quel: summarium, et summum pesa, perché nel Signore
vi sono sommariamente tutte le cose, ma in somma perfezione. Mando
al signor Gio: Battista dAvila tutte lopere del Gluzio,
e di Diodoro siculo, ma in queste poche carte, il Gluzio è
in sei tomi e ne vogliono 50 scudi, il Diodoro si ha per due scudi.
Io presi espediente di fare copiare tutto quello, che in detti
libri vi era delle nostre selve, e così per noi avremo
tutto il Gluzio, e Diodoro. LOrafane non si trova per nessun
conto, né meno nella libreria Vaticana, S. Agostino e la
Sapienza, anzi si hanno meravigliato di quello che scrive quel
Padre Cappuccino sopra detto libro, non essendoci qui notizia,
onde il signor Gio: possa scrivere in Messina per averlo, già
che il negozio è fresco avendo scritto la vita di santa
Venera nel 1665 e se fosse morta, sarà noto ad altro Padre
suo siciliano; nel resto bisognerà regolare a questo virtuoso,
che è andato più giorni per questa faccenda, e trascritto
con tanta puntualità questa scrittura, mi pare che per
essere servizio della patria, V. S. ne faccia motto al signor
Avila. Le mando unaltra bellissima novità, e dopo
tante migliaia di anni, che è trovata la medicina, non
scoperta, V. S. la faccia vedere agli amici, e prima al buon Ottaviano,
al quale saluto molto. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti preghino
per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lavanda, il
dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese e
anno dellIncarnazione. 18 marzo 1668.
1668 03 26 AGT ms.
236, f. 23 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
on le lettere di
V. S. ricevo lavviso della partenza di D. Domenico, e D.
Ignazio di Caro, e già grazie al Signore sono arrivati
in Napoli, con la posta seguente saranno qui, che saranno appunto
per la settimana santa, però qui le metto in ordine le
cose necessarie, e con loro aspetto lettere di V. S. e poi scriverò
a lungo quello che occorre, e in tanto preghiamo nostro Signore
guidi tutto in suo santo servizio. Mando unacclusa del fratello
Giuseppe, quale sta allegrissimo, e anco gode molto della venuta
di D. Domenico se bene lo aspetta assai tardi, e con questa posta
glielavviso. In ogni capitolo generale ho stampato qualche
devozione con molto gusto, e soddisfazione dei Padri, perché
nel ritorno portano qualche pabulo spirituale ai loro devoti,
questo anno mercé la divina grazia, et intercessione della
gran Signora stampo alcune parodie sopra lAve Maria, che
sono alcune composizioni fabbricate in qualche solenne festa con
aggiunta e parafrase, ne mando il primo foglio a V. S. per consolazione
spirituale, e così continuerò appresso per goderli
adagiatamente. Cominciamo dalla festa della SS.ma Concezione,
e finiamo con quella del SS.mo Rosario, e dopo seguirà:
Rosarium triplex Angelicum, Seraphicum, et Beatum, seu Beatitatis
corona aurea aureolisque coronatum, quale più volte ho
cennato a V. S., et omnia tempus habent. Dopo Pasqua spero cominciare
la stampa dellopera grande della passione del Signore considerata
in 12 stati, o in due tomi in quarto, o in 12 tometti per ogni
mese uno, pregate nostro Signore e la SS.ma Madre, tutto segua
a gloria sua e salute dellAnime. Con questa posta mando
al signor Giandaidone una polisa di scudi 50, quali ho preso per
quelli che aspetto, e poi alla venuta dei signori Caro vedrò
che polise portano, che scriverò, e ordinerà V.
S. per la provvisione dei doni. Saluto la signora Duchessa, figli,
Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti benedico nel Signore.
Dalla città di S. Pietro, lora della lavanda dei
piedi, il dì del sepolcro, la settimana della passione,
il mese e anno della salute. 26 marzo 1668.
1668 03 27 AGT ms.
236, f. 21 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Grazie al Signore è venuto D. Domenico, e avrà sue
lettere. Onde io non mi dilato, perché devo andare a fare
le 7 Chiese a 19 ore con il signor Principe Borghese, e sono suonate
le 18. Nostro Signore lo benedica; V. R. faccia fare diligenza
alla posta per le lettere di D. Domenico.
1668 03 29 AGT ms.
236, f. 24 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
ercoledì
giorno del glorioso S. Benedetto è arrivato D. Domenico,
e ringraziato il Signore aver trovato un giovanetto modestissimo
di buona indole, e buon naturale; e se bene manca al quanto nellartificiale,
e pratica, ma per nostra umiltà, ma quanto ne mancavano
forse noi nella sua età, a questo fine però non
ho stimato solo utile luscire per questo viaggio ma necessario,
e la miglior scuola, se le potrà dare costì in più
anni. Nostro Signore perfezioni quello che ha cominciato. Io ho
letto, e riletto le sue lettere, e postillate, et andrò
eseguendo quanto e tutto quello che V. S. dice, et avviso quello
occorre. Ho goduto assai della sua istruzione, e grazie al Signore
V. S. si mostra buon moralista, e quel che è più
buon solista; veramente quella Filotea è libro impastato
di zucchero però la mia istruzione sarà che rilegga
spesso questo, e secondo loccasione lannoterò
quello mi parerà. La lettera di V. S. ce la manderò
per rispondere, non potendo oggi abboccarmeli, dovendo per le
19 ore, andare con il Principe Borghese a fare le sette Chiese.
Domani parte con una galera da Civitavecchia Mons. Borromeo, nuovo
Nunzio di Spagna, e con lui mando il suo piego per Madrid, raccomandatoli
dal Padre D. Federico nostro suo fratello, onde non possono andare
più sicure. Il signor D. Giuseppe Marascia mi dice che
V. S. tiene una occupazione tanto continua, che la natura non
la può soffrire, V. S. in questo bisogna trovarci regola,
perché siamo neglanni; né bisogna pensare
al presente, ma al futuro; e quando ella si ammala, non si fa
niente; V. S. procuri aiuto di auditore, e servitore.
Mi dicono che il signor Giandaidone si ritira a Girgenti, io la
stimerei bene assai lo tenesse seco in Palma, perché è
informato delle cose sue, e affitto, V. S. una volta mi scrisse
voleva fare venire il dottore Ugo, un simile di questo le bisogna,
ma bisogna farlo, non pensarlo; V. S. attenda a questo ci attenda,
ci attenda. Con la mia passata le scrissi per alcune copie delle
lettere della felice memoria del signor Card. Pallavicino (1), di Maggio e Giugno, ma sbagliai neglanni,
sono del 64 et il meglio segno, che non sono di carattere come
tutte laltre, V. S. le cerchi, e mandi quanto prima. Seguo
a mandarle la stampa delle Parodie, e avverto a V. S. che il senso
ci valiamo del testo non è letterato, né mistico
ma in senso accomodo, e per sicurezza va nel frontespizio Ave
Maria e accomodata. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e lo preghino per
me.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il dì del sepolcro, la settimana della passione, il mese
et anno della salute. 29 marzo 1668.
D. Domenico per la brevità del tempo non poté essere
a Monte Cassino, ma farò che vada a Subiaco, che è
vicino Frascati, e questo luogo fu il primo santuario del Santo,
ed è veramente come Monte Cassino.
(1) infatti il Card. Sforza Pallavicino, venne
nominato il 10 dicembre 1659 e morì il 5 giugno 1667.
1668 03 31 AGT ms.
236, f. 22 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. e godo dellerudito discorso fa
di San Tarcisio, se bene non mi sottoscrivo allopinione
del Padre Raimondi di passarlo per santo chierico, essendo sormontato
a quello dei martiri, così la santa Chiesa nellinvocazione
dei Santi mette tre Pontefici, S. Silvestro, S. Gregorio, e intorno
dei santi Pontefici martiri non fa menzione, tanto che la devozione
di S. Clemente resta per il B. Luigi, di cui è divulgata
la devozione, e poi questo stato dei chierici si può dire
più tosto passo, che stato.
Il nostro D. Domenico sta godendo la settimana santa con ogni
puntualità, e come si può desiderare, lo farò
partire prima del mese, per essere a tempo a Venezia, e qui vedrà
ogni cosa abbondantemente tanto che non bisognerà tornarci,
e la dimora la farà aspettando comodità di galere
in Genova, o in Firenze, dove spero si trasferirà lo studio,
e si troverà lei; in Roma non si fa pratica di scolaro,
ma di ecclesiastico, tanto più che qui per più buoni
rispetti devo stare assai incognito, spero nel Signore che questo
viaggio gli sarà una gran scuola, essendo il giovane di
buonissima indole, V. R. lo raccomandi al Signore. Farò
diligenza per il breviario greco, e Bibbia greco-latina, et avviserò
appresso.
Riverisco assai al Padre lettore, e in Capitolo generale, farò
tutto per lo studio, e per le sue conclusioni, mi avvisi qualche
cosa dei suoi studi, e nostro Signore lo benedica sempre.
Roma 31 marzo 1668.
1668 04 07 AGT ms.
236, f. 27 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. e consegnata quella a Don Domenico,
il quale domani godrà la solenne cavalcata del Papa alla
Minerva per la distribuzione delle doti, che si doveva fare il
giorno della SS.ma Annunciata.
Lunedì andrà in Frascati, Tivoli, e Subiaco per
godere quello insigne santuario del glorioso S. Benedetto a consolazione
delle nostre monache di Palma; dopo Sabato partiranno per la santa
Casa, Ravenna, e Ferrara.
Ho fatto diligenza per il breviario al collegio di SantAttanasio,
e dicono che loro si provvedono da Venezia, e che quello di stampa
di Roma fu: ab antiquo, né si trovano più, però
farò recapitarlo da Venezia assieme con la scrittura greco-latina.
Mons. Vice reggente è andato Nunzio a Napoli, onde non
è possibile più lautentica delle sue reliquie,
il Padre Cicala le farà ogni attestazione, e per maggior
sua soddisfazione mando la forma della fede a suo gusto che così
la trascriverà. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi
per me.
Roma, 7 aprile 1668.
1668 04 21 AGT ms.
236, f. 29 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello,
Mando a V. R. lallegata lettera per lei, e per i signori
Caro, ai quali consegnerà alla venuta costà, e in
codesta Casa, ove il Padre mio carissimo Montorfano ha scritto,
siano ricevuti e V. R. se li trattenga quanto può, basta
che arrivino in Venezia lanti vigilia dellAscensione,
e da Venezia poi possono ascendere a Padova a riverire quel Santo
glorioso; me labbracci caramente e saluti al signor D. Giuseppe,
e dica a D. Domenico che egli mostri la lettera, le fa il Duca,
per obbligarlo maggiormente e con la confidenza, e con lespressione
dellaffetto del Duca, e mi saluti tutta la compagnia. Circa
lo studio di Firenze spero seguirà senzaltro, e prima
di partirsi, procurerò con il nostro Padre generale licenza
di visitare il Santo in Padova, e con questa occasione scenderà
a Venezia per riverire la nostra santa Lucia, non parendo bene,
che un religioso procuri dandarci per la festa dellAscensione,
che sono curiosità secolaresche.
Per i libri greci si potrà soddisfare di presente in Venezia,
né mancherò dinviarli il denaro necessario
per questo, come per tutto altro. Godo molto del discorso mi fa
delle cose proponende al, capitolo, poiché è fatto
con umiltà, e affetto alla Religione, e sacre Cerimonie
se bene lultima del Caracciolo di ministrare i Diaconi et
Subdiaconi non si intende: ratione ordinis, ma officij, così
vediamo, che nelle cattedrali, e nello stesso collegio dei Cardinali
ministrano li Cardinali Diaconi, non perché siano sacerdoti,
ma perché tengono titolo di Diaconi.
Circa poi al proporre le sue richieste non mi pare, perché
mai si deve cercare dinnovare, se non per vera necessità
et urgenza, essendo che sopra la novità, deve correre secondo
luso comune, [ciò] che è secondo la natura.
Riverisco al Padre lettore, e me lo raccomando alle sante orazioni,
come fo a lei, e nostro Signore lo benedica sempre; mi avvisi
a che sta lo studio, e quando comincerà la Fisica, V. R.
faccia pagare sopra il porto dei pieghi li vengono.
Roma, 21 aprile 1668.
1668 04 22 AGT ms.
236, f. 30 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. con assai consolazione, particolarmente per la sollecitudine
ne tenevano i nostri D. Domenico, e D. Ignazio di Caro, et io
sempre pensavo qualche visita dal Signore e lo ringrazio dessa,
e della salute lha concesso, e V. S. attenda a conservarsi,
che è tenuto per servigio della sua Casa, che poi quando
ella con ci dà occasione, bisogna ricever tutto per singolare
favore del Signore che: omnia cooperantur in bonum. Le mando lacclusa
del fratello Giuseppe, il quale godrà da vicino il buon
fratello con il signor D. Ignazio, quali sono tornati da Subiaco
consolatissimi, domani godranno la cerimonia della Beatificazione
della Beata Rosa, quale nostro Signore con la sua pietà,
e magnificenza la fa fare solennissima con apparare tutto S. Pietro,
e luminari per tutta la Chiesa di 700 libre di cera, onde godranno
una bellissima festa. Lunedì, piacendo al Signore partiranno
per la santa Casa, Ravenna, Ferrara, Venezia; ben provvisti di
lettere, vestiti etc.. Con la posta passata avvisai le spese di
sopra più, e pure si prese sbaglio, perché i vestiti
hanno preso grossa somma, ma come che è conto matematico
non si può sfuggire, e ne manderò a V. S. le liste,
però io di nuovo mando polisa di 150 scudi, e mi resta
di pagare il mercante, quale dà lista di 130 scudi, ma
procurerò scalarlo, e farò per quel meno si potrà,
e ritarderò le polise pure per quanto più si può,
nel resto credo, che per lavvenire non saranno più
spese straordinarie. Aspetto con desiderio le cose della nostra
Crocifissa, e io appunto ve li scrissi la settimana passata, questo
negozio può essere cagionato per causa naturale di una
malinconia, che suole fissare limmaginazione. Ma se vi è
qualche segno soprannaturale vi può essere inganno del
demonio, però bisogna star bene avvertiti, e vedere leffetti
faccia nellAnima, perché se è di Dio lascia
umiltà, quiete, e pace; V. S. fa assai bene a consultarne
con il Padre rettore di Naro, e principalmente a darne conto al
Vescovo, che essendo il Pastore dellAnime, nostro Signore
sempre gli dà maggior lume per guidarle, e V. S. non si
parta dalla sua obbedienza, e faccia che ogni cosa passi con somma
segretezza, e con rigore, perché se è cosa di Dio,
egli trova la strada di farla riconoscere, ed io la piglio per
causa particolare nella mia orazione, essendo delle maggiori cose,
che si operano nellAnima dei fedeli.
La spesa per rifare il breve della dispensa del signor Campolo,
io non la tengo notata, e di più lo spedizionero è
andato a Napoli, mi sono informato di altri, e mi dicono, che
se la parentela era del 3° grado in su, la spesa è
di 15 giulii, se dal 3° grado in basso la metà. Godo
molto del complimento fatto dal Padre Castelli e glie lho
scritto ringraziandolo, circa al coprirli, V. S. lo potrà
fare con loccasione dei vascelli a caricare frumenti, o
pasta, o pistacchi, e lassicuro, che in Messina terrà
un amico di gran bontà, et efficacia, e se ne potrà
valere in tutto. Non voglio lasciare di dirle, che giornalmente
ho scorto D. Domenico assai di buon genio, e capacità bensì
non ho voluto qui farlo riconoscere da signori Cardinali, nostri
amorevoli, e altri, perché non essendo pratico delle cerimonie,
potrà perdersi, che altro; ma con questa uscita credo nel
Signore si addottrineranno assai bene, nostro Signore ci guidi
sempre con la sua santa grazia, e lui che ci ha dato il capitale,
perfezionerà il tutto, Benedictus Deus. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli,
e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorazione,
il dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese
dincredulità, lanno dellIncarnazione.
22 aprile 1668.
1668 04 28 AGT ms.
236, f. 31 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
on la posta passata
non ho lettere di V. S., laspetto con la grazia del Signore
con buona nuova della sua salute. D. Domenico grazie al Signore
sta con buona salute, et ha goduto, e gode con ogni esattezza
le cose di Roma, e particolarmente con ogni vantaggio le funzioni
Pontificie, resterà solo di baciare i piedi a nostro Signore;
Mons. Arata si esibì a favorirmi, ma con li termini abili
cioè passate le tante funzioni, e quando si comincerà
a dare ludienza a prelati, e anco altri signori che laspettano.
Onde io perché non tenevamo tanto tempo mi avvalsi del
Padre Spinola della compagnia, confessore del Papa, il quale Martedì
con due altri signori Germani li fece ammettere al bacio dei santi
piedi, e ne sono restati consolatissimi; domani vanno alla volta
di Frascati, e Tivoli, e di li a Subiaco, e ritornati partiranno
per Sabato seguente per la santa Casa, e proseguire il viaggio
per Germania, e per strada vedranno il fratello Giuseppe Maria,
qual poi spero godranno a lungo in Firenze, dove si metterà
lo studio con lo stesso lettore, et ivi aspetterà comodità
di galere per Genova. Ho veduto la spesa di Napoli, che non è
bastata secondo la sua tariffa, e pure qui la pigione della Casa
è stata maggiore non parendomi bene di pigliare camere
in locande basse, però ho fatto cambio di altri 200 scudi
per supplire a queste spese, e nel resto siamo appuntati di seguire
la tariffa per essere spese più praticate, e di tutto il
signor D. Giuseppe tiene esatto conto per V. S.. D. Domenico mi
ha detto cose grandi della nostra Crocifissa, V. S. faccia scrivere
tutto per noi, e mostra di farne poco conto per lei, perché
la meglio regola in queste cose è lesercizio dellumiltà
e dellobbedienza; e V. S. avverta il signor D. Fortunato,
che per guidare questa Anima non bisogna solo leggere li libri,
ma profonda orazione, e nostro Signore che lha destinato
al maneggio di esse non mancherà di dargli lume, quando
se li ricorre con umiltà. Io ne prego continuamente il
Signore come fo per tutte le nostre monache, signora Duchessa,
V. S. , Minimi, et orfanelli, che tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese della piaga di Tommaso, lanno della salute. 28 aprile
1668.
1668 04 29 AGT ms.
236, f. 32 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. e le mando una del fratello Giuseppe Maria, et unaltra
del signor D. Giuseppe Marascia per continuarle lavvisi
del loro itinerario, e spero che forse oggi saranno in Ferrara,
ove ho scritto, si tratterranno tanto quanto possono arrivare
per lanti vigilia della SS.ma Ascensione in Venezia. Qui
grazie al Signore Mercoledì si fece il Padre generale che
fu il Padre D. Pietro Paolo Nobilione, uno dei Padri consultori
passati, è stato visitatore in Sicilia, Padre assai degno,
e molto nostro amorevole, e farò che scriva per tutta la
religione per il viaggio di D. Domenico, non avendo procurato
tali lettere prima per la mancanza dei Superiori. E già
venuto il salume, un barile di surra e due di tonnina, li morselli
e salsiccioni se bene quasi guasti. Lavviso a V. S. acciò
quando occorre li raccomandi al Padre Castelli, perché
credo il signor canonico non sia così diligente nel conservarli.
Ringrazio V. S. e si può dire capitolarmente, mentre sono
serviti alla Casa a tempo del capitolo. Appresso manderò
la figliolanza ai nostri Padri di Monte Calvario, perché
adesso in questi principi il Padre generale sta occupatissimo
e questa basterà, ed è la sostanza, perché
quellesser ricevuto sotto la protezione capitolarmente non
so che giova, se non per unapparenza estrinseca; né
la direzione può camminare da lontano, e per adesso già
cè il Padre Maggio, fratello Giuseppe. Io poi intendo
che il rigore della vita di questi nostri eremiti spaventa talmente
gli altri che non si potrà propagare, e che gli stessi
sempre si infermeranno. Onde desidero che V. S. con agio, e tempo
vada cercando qualche temperamento di vita, et avvisi per poterne
qui fare consulta, et aggiustare qualche cosa soda, altrimenti
ai Padri riformati, ma ciò segretamente. Nostro Signore
ci darà lume per quanto sia in suo santo servigio. Saluto
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e benedico
tutti nel Signore e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana della Resurrezione, il
mese della piaga di Tommaso, lanno della salute. 29 aprile
1668.
1668 05 05 AGT ms.
236, f. 35 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con quella per il Duca, ma senza la
formula dellautentica della reliquia di San Traspadano che
mi accenna; ma non occorre mandarla, perché io già
la vidi, quando gliela mandai, e se gli invierà per la
fede vuole del Padre Cicala, questa va in altra forma, essendo
scrittura privata, e però gli scrissi, che la facesse a
gusto suo, o almeno mi mandi i nomi dei Santi, che la formerò
io, e la farò sottoscrivere al detto Padre, che sta tanto
occupato, che non può perdere tempo in questo. Spero nel
Signore che a questa ora goda a D. Domenico e ne aspetto suo avviso,
che spero sarà con lesperienza del beneficio ha cominciato
a ricevere dalla buona scuola di questo viaggio, che spero nel
Signore si perfezionerà con molta sua utilità. Per
il suo viaggio di Padova e Venezia già ho parlato, e già
avevo pregato, et impegnatomi con il Padre Montorfano per accompagnarlo,
e veramente ho trovato questo buon Padre Angelo di nome, di scienza,
e costumi con lui troverà ogni piena soddisfazione, et
indirizzo dello studio e di tutte laltre cose [che] mi ha
scritto, e glielo dò per Padre e maestro carissimo. Circa
il Padre Ribera non mancherà occasione con le prediche,
o altro di essere a Padova o Venezia, né pensate, che qui
da Superiore si può, o si deve domandare ogni cosa, e già
più poste sono il Padre Cicala, al quale ne aveva scritto,
gli mandò lesclusiva. Nostro Signore lo benedica.
Roma, 5 maggio 1668.
1668 05 12 AGT ms.
236, f. 36 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. e godo molto del rimpatrio e soddisfazione
ottenuta da D. Domenico, e procurerò di mandarle qualche
soccorso in Vienna, se bene lo stato di un mese è soverchio,
perché questo viaggio non è per praticare le corti,
dove vi vogliono glanni, ma solo per praticare il mondo,
e smammarsi dalle montagne. Il viaggio per Parigi sarà
di molto incomodo, gran spesa, e oltre il consueto del viaggio
dei signori dItalia, quali ordinariamente vedono la stessa
Italia e Germania, ho mandato tutte le lettere al signor Duca,
a cui ci serviranno di moltissima consolazione. Il nostro Padre
Montorfano si partì Giovedì, con lui ho mandato
la licenza scritta, e da lui sentirà a pieno tutti gli
altri negozi, et a lui si rimetterà in ogni cosa, e si
sbrighi dogni sollecitudine, e si lasci guidare dallobbedienza,
dove sta la vera quiete, e si accerta tutto; e già ho veduto
con lesperienza, che avendo voluto con tanta efficacia procurare
di uscire da Messina, ella stessa dice aversi trovata ingannata
con perdere un anno di studio. Ricevo la forma dellautentica
per le reliquie del Padre Cicala, e glielinvierò
con il seguente. Io quando pregai al Padre Montorfano per fare
ricevere a D. Domenico in Casa, gli feci cennare, che non gli
sarebbe stato dinteresse, però V. R. con consulta
del detto Padre gli poté fare qualche elemosina, essendo
la Casa povera, e lo stesso Padre le somministra il denaro, sì
per questo, come per ogni altra spesa, avendole io parlato, che
li farò tutto buono qui. Nel resto si guidi come ho detto
con lui, che è alter ego. Innamoriamoci tutti della santa
croce.
Roma, 12 maggio 1668.
1668 05 19 AGT ms.
236, f. 34 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta ho avuto lettere dei nostri signori Caro da Venezia
con molta loro soddisfazione di quella città, e della solenne
festa dellAscensione, però mi scrivono per il loro
viaggio, che per la relazione tenevano, che la strada per Vienna
era infestata da soldatesca sbandata, avevano consultato con V.
R. se dovevano proseguire tal viaggio.
Onde io non sapendo la risoluzione, che ella avrà preso,
ne attendo da lei avviso con la posta seguente, et allora le scriverò
a luogo segnato, in tanto può scriverli V. R. e mandarle
laccluse venute da Palma, et unaltra lettera del nostro
nuovo generale per il servigio.
Mando anco una polisa di cambio per Vienna, acciò avendo
proseguito tal viaggio, lo facessero con più comodità.
Le lettere e polise V. R. le mandi a dirittura per la posta a
Vienna con la soprascritta al signor D. Giuseppe Marascia, che
qui così appuntassimo, e che egli sempre andrà alla
posta; pure per maggiore cautela V. R. scriva una lettera al signor
Giuseppe Sardina musico cesareo, acciò dica al signor Marascia,
che alla posta ci sono sue lettere con polise di cambio. Caso
che V. R. lavesse consultato, che non andassero a Vienna,
mi rimandi subito le dette polise, per restituirle al Mercante,
e sparagnare le spese del cambio, e V. R. avvisi anco ordinatamente
tutta la traccia del viaggio che faranno, e per dove potrò
scriverle. Nel resto spero a questa ora sia arrivato costì
il nostro Padre Montorfano, e avranno conferito a lungo, et anco
incominciato a fare di quelle collazioni di canoni, che sono le
vere conferenze, che non giovano solo per il tempo, ma per leternità.
Fratello Giuseppe qui sta il tutto, oh beata eternità:
oh aeterna beatitas, e questo è il saluto che do al Padre
D. Raffaele, et a V. R. e tutti speriamo cantarla: in aeternum,
in aeternum.
Roma, 19 maggio 1668.
1668 05 28 AGT ms.
236, f. 37 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Già si è stabilito in consulta la traslazione di
codesto studio in Firenze, e si seguirà la Fisica. Il Padre
generale mi ha detto, che seguirà per i primi di Luglio,
e io attendo a sollecitare la spedizione. In tanto V. R. attenda
allo studio spirituale con il mio Padre Montorfano, et usi ogni
confidenza, e capra tutto il cuore, e si scriva tutte le
sue istruzioni, per valersene sempre, et in Firenze dove sarà
prefetto il Padre Filoromoli propostomi dallo stesso Padre Montorfano,
e ci procurai sue lettere, e io anco le scriverò conoscendolo
qui preposito in S. Andrea. La licenza dandare in Padova
e in Venezia per la devozione del Santo, e santa Lucia, io la
procurai prima, che mi fosse capitata la sua, e quella del Padre
lettore, al quale potrà dir tutto con verità, come
è passato il negozio e Sua Paternità lo potrà
poi favorire al viaggio dellAlvernia da Firenze, come ce
ne manderò a suo tempo licenza e spero la faranno insieme
con D. Domenico, in tanto giudicherà bene trovarsi alla
festa del Santo in Padova, e con questo viaggio imprimer meglio
i consigli, e glesempi del Padre Montorfano, il quale avrà
cura della spesa, per la quale io lho parlato, e pagherò
qui tutto quello mi scriverà, e di tutto, e a lei toccherà
dobbedire. Circa a D. Domenico stimo bene, che seguiti il
viaggio solamente per lItalia con godere tutte le città
principali, quali adagiamente, e poi terminare in Firenze, per
stanziare con V. R. e di essere alla devozione del santo monte
dAlvernia, e dimorare in Firenze fino alla prima comodità
di qualche galera parte da Livorno o Genova per la seta; stimo
meglio la dimora in Firenze che in Genova, non solo perché
sarà V. R. ma anco perché Firenze è città
assai grave, e non cè libertà giovanile come
Genova; landare in Germania a Settembre non può camminare,
primo per la stessa ragione della soldatesca, che in così
breve tempo non si sarà quietata, secondo perché
come ella mi dice D. Domenico mostrava tenerci motivi contrari,
terzo perché poi non avranno il ritorno con le galere per
la seta, e sopra giungendoli linverno non è bene
andare a rischio di vascelli, né meno trovarsi fuori di
Casa fino alla primavera, per ragione delle grosse spese, e vari
accidenti potranno occorrere. Tutto V. R. può significarli
con sue lettere, perché io non so ora per dove scriverle,
e le scriva, che mi avvisino minutamente il loro itinerario con
nota dei luoghi, e dei tempi, che vi saranno, per poterli scrivere
con puntualità, e sopra tutto che in Genova, e pure in
Firenze troveranno bene limbarco con le comodità
partiranno le galere per la seta; dico questo per quando non fosse
tanto tempo di scrivere, e riscrivere a me per procurarlo, già
loro tengono tante lettere ai Padri nostri, Padri Domenicani,
Padri della compagnia, che con ogni facilità possono essere
favoriti da tutto, et appuntati che al suo tempo con corriere
serio.
Al signor D. Giuseppe non manca pratica, e prudenza daggiustare
bene ogni cosa, io prevengo questi avvisi, perché sempre
è bene avanzar tempo, ed è gran parte della prudenza,
la previdenza, le mando lacclusa venuta da Palma, e nostro
Signore lo benedica sempre. Riverisco umilmente il Padre Montorfano
mio, è suo Padre e spero, che a questa ora avranno fatto
lunga conferenza, e anco la difficoltà del suo pensiero
di S. Silvestro, e come le disse il Padre, bisogna pensare il
fine, perché sono cose di maturarsi con molto tempo, e
piacendo al Signore ne parleremo: in aeternum, in tanto attenda
allobbedienza e nostro Signore lo benedica.
Roma, 28 maggio 1668.
V. R. mi rimandi la polisa di cambio, o la mandi per Vienna, e
se lha mandato a loro, scriva, che me la rimandino subito
per restituirla al Mercante, e liberarci dellinteresse senza
nessun bisogno.
1668 05 30 AGT ms.
236, f. 39 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
on la posta passata
non sono venute lettere di Sicilia, però questa sarà
per mandarle laccluse del fratello Giuseppe Maria, e dei
nostri signori Caro, che come vedrà restano soddisfatti
del vedere Venezia. Circa il viaggio il signor D. Giuseppe ha
fatto prudentemente consultare con il fratello Giuseppe, e spero,
che il Signore per mezzo della purità di questo buon giovane
guiderà tutto secondo la sua maggior gloria, però
restiamo contentissimi di quello seguirà, lo sapremo con
la posta seguente, e V. S. anco con la stessa ne sarà partecipe.
Io però per abbondare in cautela mando con questa posta
al fratello Giuseppe cambio di 200 scudi, per Vienna, acciò
avendoli consultato tal viaggio, gli mandi tal soccorso, altrimenti
mi rimandi le polise per restituirle al Mercante, al quale è
stato bisogno, che il signor Vincenzo Bonifacio nostro buono amico
glieli pagasse qui, e si contenta che gli si restituisca, quando
sarà venuta la risoluzione del pagamento seguito, che non
seguendo, non ci sarà interesse alcuno, che non è
poco servizio in Roma: benedictus Deus. Mando la figliolanza per
i nostri buoni eremiti, e anco una lettera per il signor Panarelli,
che è un giovane assai virtuoso, e V. S. li risponda cortesemente,
et abbia cura nelle lettere non cercar grandi ornamenti, ma scrivere
di cuore. Nel resto nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino
per me continuamente.
Roma, 30 maggio 1668.
1668 05 31 AGT ms.
236, f. 40 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con quella del Padre D. Fortunato, e scritto per la nostra
Crocifissa, sopra la quale bisogna far orazione, et appresso scriverò
a lungo. In tanto V. S. faccia che il signor D. Fortunato nellesterno
mostra disprezzare tutto, e mantenere la figliola in umiltà,
ma meglio appresso, e prego nostro Signore guidi tutto con la
sua santa grazia. Godo le siano piaciute lAve Marie, che
sono chiamate da me a questi Padri galanterie spirituali, e per
quello scrive per la festa della Madonna di Lampedusa già
il libretto stava finito, e voglio avvisare a V. S. con questa
occasione, che quando scrive rifletta, che le lettere vi vuole
un mese a capitare; onde scriva dei negozi da potersi eseguire
in quel tempo dellarrivo, e non della partenza della lettera.
Scriverò al signor Castelletti per il breve del signor
Di Benedetto e così al signor Campolo, per lo specchio
scriverò in Venezia perché qui sono carissimi. Circa
la Madonna è meglio che V. S. scriva in Messina al Padre
Castelli per averne il ritratto, perché qui non cè
tal notizia della Madonna della Lettera. Mando lacclusa
del fratello Giuseppe, e già si è stabilito di traslatare
lo studio in Firenze, credo seguirà per li primi di Luglio,
et avanzar migliore aria, nobiltà, e vaghezza, e per godere
più tempo D. Domenico a cui ho scritto che ivi termini
il suo viaggio, et aspettando la prima galera partirà da
Livorno, o Genova per prendere la seta costì. Il viaggio
di Germania non potrà seguire per le ragioni avvisate;
sarà occasione di godere meglio tutte le città dItalia,
che sono il fiore del mondo e nostro Signore avrà disposto
tutto per maggior loro bene, e gloria sua. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e
tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana della Resurrezione, il
mese dellAscensione, lanno della salute. 31 maggio
1668.
1668 06 02 AGT ms.
236, f. 41 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo la lettera
di V. S. con quella del fratello Giuseppe e D. Domenico, quali
tutte ho mandato a Ferrara, ove spero oggi saranno insieme, e
ne mando a V. S. litinerario solito del nostro buon Marascia,
e bisogna che tutti gli paghiamo le devozioni fatte per noi nella
santa Casa. Qui in Capitolo generale è venuto il Padre
D. Placido dEbano, e mi ha proposto un matrimonio per D.
Domenico con la figlia della signora Principessa della Cattolica,
mi assicura delle virtù e modestia, essendo stata sua penitente,
il parentado grandissimo, la dote 30 mila scudi. Io lho
risposto con parole generali, e alla sua venuta costì ne
trattasse segretamente con V. S. con il quale io fo questo esame.
Per prima cho in contrario la grandezza del parentado, e
per secondo la poco economia del signor Principe, e che dovendo
casarlo con persone, che lo guidano, in caso che il signore chiamasse
V. S. restasse in peggior stato desser solo. Ma circa al
primo quando questo parentado si avesse a fare in Spagna per nessun
conto gli consiglierei, non per le spese del viaggio, ma per lo
stato ivi con parenti tanto disuguali, ma trattandosi in Palermo,
mi pare che se ne riceverà lutile senza il danno;
perché questa signora sempre avrà per favore in
Spagna, e costì i signori Vice Re, e poi quando questi
parentadi non si fanno con disgusto, ma con somma condiscendenza
dei parenti, sempre sono lodati, perché ogni uno è
obbligato ad avanzare la sua Casa. Circa al secondo mi dicono
che la Principessa è di grande economia, e così
amplierebbe al marito; saldate queste due partite, il negozio
credo non possa esser migliore per lo splendore di questa Casa,
e anco per le condizioni dei tre figlioli del signor Principe,
quali cresceranno come figli di D. Domenico e con il tempo ne
diverrà Padre, sono di parere si bene che sia questo matrimonio
come io tengo, altro V. S. dovrà domandare quattro o cinque
anni di Casa, e se si può di tavola franca, perché
è bene, che con tale occasione il D. Domenico si affamigli
e stringa con parenti, e pigli pratica delle cose di Palermo,
ove può stare con gran convenienza, per tenere la Torretta
vicino, ove può fare fare per alcuni mesi qualche ritiro,
e poi assodare bene le cose, si può ritirare alle sue terre
allavanzo della Casa e tornare in Palermo, se piacerà
al Signore con qualche posto onorato, loderei anco il festino
nella Cattolica, e per sparagno, et anco per unonesta gravità
sfuggendo linsolentire della corte, ove poi si possono subito
introdurre immediatamente, mi è parso farle questo piccolo
discorso, acciò V. S. lo maturi con la sua prudenza, essendo
queste cose non proprie del mio affare; e quello farò,
sarà pregarne continuamente nostro Signore con lintercessione
della sua SS.ma Madre. Riverisco con tutto il cuore il nostro
caro, et amato signor D. Paolo, né gli risponderò
senza qualche effetto di quello mi comanda. Nostro Signore lo
benedica con la signora Duchessa, figli, etc.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese e anno della salute. 2 maggio 1668.
1668 06 02 AGT
ms. 233, f. 192 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. laccluse venute da Palma, e potrà inviare
quelle ai nostri signori Caro per dove saranno, ed io aspetto
questa settimana sue lettere per sapere puntualmente il proseguimento
del loro viaggio, sul quale ho scritto diffusamente, me li saluti
tutti caramente e prego nostro Signore continuamente laccompagni
con la sua santa grazia.
Riverisco umilmente al Padre Montorfano (1),
e me li raccomando strettamente alle orazioni, e per le spese
che egli fa, e farà per V. R. già noi parlassimo,
che se le faranno buone qui, e aspetto suo ordine per pagarle
a chi ordinerà. Saluto anco caramente al Padre lettore,
e V. R. faccia che domandi gli esaminatori per gli studenti per
trovarsi sbrigati per la partenza in Fiorenza. Nel resto nostro
Signore lo benedica, e lo preghi continuamente per me.
Roma, 2 giugno 1668.
(1) Raffaele, era il Superiore della casa di S.
Maria della Pietà di Ferrara
1668 06 09 AGT ms.
236, f. 43 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Godo molto del viaggio a Venezia e Padova per la festa del glorioso
Santo, spero che con le diligenze troverà li libri greci,
e particolare il breviario; li libri per Palma era meglio con
qualche vascello da Venezia mandarli in Messina, raccomandati
al Padre Castelli, che è più facile, e meno spesa.
Il Martirologio è stampato qui in questo anno, e ne ho
mandato uno per le nostre monache. Aspettava avviso da V. R. dei
signori Caro, dei quali sono tre poste non tengo lettere, mi farà
grazia inviarli lacclusa, e mi scriva, e risponda alle mie
lettere, fatto sopra questo viaggio. Nel resto prego nostro Signore,
li prosperi come desidera, e V. R. preghi per loro, e maggiormente
per me, che mi faccia buono. Per il denaro già ho scritto
al nostro Padre D. Raffaele, e si guidi in tutto con il suo consiglio.
Roma, 9 giugno 1668.
1668 06 09 AGT
ms. 236, f. 44 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Godo molto, che alla fine abbia trovato li libri greci, e presili;
onde resta ad esercitarli per maggior servizio del Signore. Spero
che a questa ora sia già in Ferrara, ove avrà trovato
più mie lettere, e ne attendo le risposte per la posta
seguente. Non tengo lettere di D. Domenico, stimo forse lavesse
per sua strada in Ferrara, onde ne attendo da lei lavvisi
per saperli dove scrivere, et in tanto le manderà laccluse
con molte mie benedizioni, e prego per tutti, il Signore li faccia
santi. Pagherò subito lotto doble al Padre Castano.
Roma, 16 giugno 1668.
1668 06 23 AGT ms.
234, f. 48 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Ferrara)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. e per lo studio spero con la posta
seguente mandarle qualche più sodo e buono avviso. Non
ho mandato, né mando gli scritti di suor Maria Crocifissa,
perché non sono di mia soddisfazione, bensì resterà
consolatissimo dellacclusa che le mando sopra tal materia,
se bene a me non piace molto quello stato di fanciullezza, e V.
R. lo consulti con il Padre Montorfano, chè buon
maestro su queste materie, e me ne dia il suo sentimento, senza
però scrivere altro in Palma, perché io lo farò
da qui al signor D. Fortunato (1), né
bisogna in questo imbarazzare la mente delle monache, et in tutto
pregare nostro Signore, il quale spero guidi tutto a sua maggior
gloria, essendo tale la disposizione vedo, se si corrisponderà
con umiltà et obbedienza. Il signor Marascia mi scrive
da Milano, che aspettava i miei e suoi ordini, e a questa ora
V. R. lavrà avvisato tutto quanto ho scritto, gli
mando lacclusa, V. R. glielinvii, perché saprà
meglio di me dove drizzarla, e mi avvisi distintamente il viaggio
proseguiranno. Nel resto pregano tutti nostro Signore con farli
fare sempre la sua santa volontà. Riverisco il Padre Montorfano,
e preghi Iddio per me.
Roma, 23 giugno 1668.
(1) Alotti, confessore del Monastero
1668 06 29 AGT ms.
234, f. 49 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con quella del signor Gabriele Fardella, al quale rispondo
con lacclusa, e prima di questa V. S. avrà avuto
il mio assenso sopra il negozio per prime lettere, e torno anco
a ratificarlo ora maggiormente per la qualità della dote,
perché è comoda per loro, ma comodissima per V.
S. prima per le stanze necessarie di Palermo per 4 anni, e in
casa di tanto lustro; 2° per la spesa del festino, perché
altro è non dover uscire denaro si farà tutto con
soddisfazione delle parti, e modestamente, per non voler quelli
spendere tanta somma, e se la prima condizione è difficile
a trovarsi con altri, la seconda mi pare quasi impossibile, perché
ognuna che dota denaro vuole si impiegano in compere, tanto che
a me pare un partito, che come si dice in Sicilia: si trova il
pane minuzzato, in oltre il Casato è tale, che questi matrimoni
si sogliono fare senza dote, tanto più che il figliolo
è solo e tiene abbastanza. Riceviamo tutto con grandissima
umiliazione davanti ai piedi del Signore, riconoscendo tutto come
sua somma grazia, e pregarlo, che se lavessimo in qualche
modo ad abusare, non lo vogliamo, né lo vogliono, queste
siano le nostre orazioni, e tutte indifferenti, lasciamo fare
la divina bontà, e V. S. accompagni anco allorazioni
il sacrificio di alcune sante Messe. Mando a V. S. lacclusa
del fratello Giuseppe Maria da Venezia, e sarà appunto
per la festa del Santo in Padova; io gli procurai questa licenza,
acciò poi dovendo passare in Firenze, si trovasse aver
goduto questa santa devozione. Dai nostri signori Caro con questa
posta non ho lettere, forse lavranno mandate per via di
Ferrara al fratello Giuseppe, e questi trovasi già partito.
Per via di Messina dal Padre Castelli saranno mandati al Padre
Lucchesi in Palermo alcuni libretti, due breviari e di stampa
dAntuerpia, valgono scudi 7 di tarì 15 per scudo.
Un breviario per il figlio del nostro D. Giuseppe Celestre tante
volte chiestomi, V. S. me lo saluti fuori del Getsemani e del
Calvario. Poesie del signor Duca Salviati, signore primario di
Firenze, che sta qui in Roma, è libro che non si vende
dai librai, et io lho avuto in dono, lo dedicò al
Papa con mandargli un crocifisso doro, chera di Clemente
VIII di valore 900 scudi, ma nostro Signore gradì molto
laffetto, prese il libro, ma non il crocifisso, e V. S.
osserva, che nel fine accenna questo dono. Un diario mariano,
et un poema della SS.ma Concezione. Un Martirologio volgare, così
glEvangeli et Epistole, e cinque vite tutte per le nostre
Mariane. Vi sono anco venti libretti delle nostre Ave Marie per
gli amici, et anco certa devozione della santa Casa di Loreto,
che me li fece pervenire da Ravenna il Padre Ribera.
Avviso di più a V. S. che in caso di restituzione di dote,
per le spese del festino, ci sia comodità di restituirle
in paghe a tanto lanno, e così per la tavola. Nostro
Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi,
Orfanelli, e tutti lo preghino per me. Dalla città di S.
Pietro, lora della lavanda dei piedi, il dì del sepolcro,
la settimana del tradimento, il mese e anno della salute.
29 giugno 1668.
1668 07 07 AGT ms.
234, f. 52 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Firenze)
ev/do in Cristo
fratello.
La settimana passata mandai a V. R. la licenza per Firenze; onde
mando questa raccomandata al Padre D. Raffaele, acciò essendo
partito da Ferrara ce la mandi in Firenze. Godo molto della relazione
mi dà del sacro corpo di S. Lucia, e gli voglio fare la
fraterna, come non mi ha scritto nella sua la visita del santo
in Padova, però rifaccia ora il mancamento con una lunga
relazione, e così lo faccia con il Duca, essendo tutti
devotissimi del glorioso Santo Antonio. Nel resto aspetto sue
lettere da Firenze, e preghi sempre il Signore per me.
Roma, 7 luglio 1668.
1668 07 17 AGT ms.
234, f. 53 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Firenze)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. del 7 corrente, e quando pensava, che
ella fosse in Firenze, vedo che né meno lera capitata
la licenza, né so come si sia smarrito tal piego; ad ogni
modo: omnia cooperantur in bonum, perché il Padre generale
ultimamente ha risoluto, trasportare codesto studio in Bologna,
il lettore sarà il Padre Brigone, che mi dicono esser assai
buono, la città poi è nobile, propria di studi,
e meglio daria di Firenze, la quale nellinverno è
rigidissima.
Mando a V. R. la licenza per andarvi a suo comodo, vorrei bensì,
che si sollecitasse per trovarsi ivi al passo di D. Domenico,
il quale da Torino scenderà a Piacenza, Parma, Modena,
Bologna, e poi Firenze. Onde V. R. lo potrà trattenere
costì 6 o 8 giorni, e poi passeranno in Firenze, e fare
il viaggio di Vallombrosa, Camaldoli e La Verna, ritorneranno
a Firenze per aspettare comodità di imbarco per il ritorno
in Sicilia. Spero nel Signore che forse godranno tutti la festa
del gran Patriarca S. Domenico, tanto nostro devoto in Bologna,
ove riposa il suo sacratissimo corpo. Del viaggio che io pensava
far fare a V. R. per La Verna, e nel mentre in Bologna è
assai lungo e non conviene domandar più licenza ai Superiori.
Scrivo lacclusa al nostro Padre D. Raffaele per provvederlo
di quello che occorre, e però scrivo al Padre D. Gaetano
Spinola in Bologna, che lo troverà come Padre, e il Padre
Castano ne scrive al Padre preposito, che è definitore.
Le mando lacclusa venuta da Palma, e nostro Signore lo benedica
per sempre.
Roma, 14 luglio 1668.
1668 07 20 AGT ms.
234, f. 54 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Firenze)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. con quella della mia Crocifissa, e
copiata la rimanderò. Mando adesso lacclusa venuta
da Palma, né mi dilato in altro, perché aspetto
di momento il signor Card. Carpegna. Nostro Signore lo benedica,
e lo preghi per me.
Roma, 20 luglio 1668.
1668 07 29 AGT ms.
234, f. 56 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
dei nostri buoni Peregrini, e le mando le sue con quella del fratello
Giuseppe Maria in Bologna, dove si rivedranno come lho scritto
per la posta passata, nostro Signore li benedica sempre. Ricevo
la bella lettera per il signor Pavarelli, che gli sarà
carissima, il libro delle lettere va dedicato al Papa. La stampa
sta sul fine, et io ne manderò una dozzina, e V. S. può
regalarli ai suoi confidenti inferioris ordinis, oppure ad altri
signori con dirli, che per quello tocca a lei, gode di esser conosciuta
la singolare amorevolezza di quel signore verso la sua persona,
sapendo nel resto quando sia il suo poco merito, o simile frase.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino per me. Dalla città
di S. Pietro, lora della licenziata, il giorno del sepolcro,
la settimana della Epifania, il mese della visitazione, lanno
della salute. 29 luglio 1668.
1668 07 30 AGT ms.
234, f. 57 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
del fratello Giuseppe Maria, al quale ho inviato la sua per Firenze,
come anco quella di D. Domenico per Genova, non avendo luogo fisso,
se non per detta città, e da dove avremo loro lettere,
prego nostro Signore li feliciti sempre. La polisa dei 200 scudi
che io scrissi averla mandata, era per Vienna, caso se avessero
andati, onde non essendo seguito, mi è tornata la polisa
senza nessun interesse, solo con lobbligazione allamico
del favore fattomi. Qui ho preso 100 scudi, e perché non
si trova per Palermo, lho preso per Messina, e pregato il
nostro efficacissimo Padre Castelli, che li pagasse, mandandoli
una lettera per il signor canonico Giandaidone, acciò gli
rimetta questa in Palermo. Ricevo li scritti della nostra Crocifissa,
quali vedrò con comodità, io già ho scritto
sulla materia, e spero servi per qualche avviso. Attenda al sodo
della virtù, e pregano caldamente nostro Signore cillumini
sempre con la sua santa grazia, e ci abbracci insieme col suo
santo amore. Mando la nota per gli specchi del signor Campolo,
V. S. avvisi quello che gusta, perché sarà negozio
di molta spesa, non voglio disporre. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e
lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
della visitazione, lanno dellIncarnazione. 30 luglio
1668.
1668 07 31 AGT ms.
234, f. 58 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
dei nostri buoni Peregrini, io le ho scritto per Torino, e scritto
al mio povero Giacinto (1), e pregatolo
particolarmente a farle godere il santuario della sua cella, e
farle una collazione spirituale per ricordarsene in tutta la loro
vita, essendo questi discorsi vivissimi per essere accompagnati
di tanto esempio. Da Torino poi scenderanno per Piacenza, Parma,
Modena, Bologna, e poi Firenze. Il fratello Giuseppe Maria mi
scrive, che non le sono capitate le mie lettere.
Ma omnia cooperantur in bonum, perché altrimenti il Padre
generale ha risoluto lo studio in Bologna, città propria
di studi, e di migliore tenor di Firenze, nella quale linverno
è rigidissimo, e con questa posta gli mando la licenza,
e spero che ivi con D. Domenico faranno appunto la festa del gloriosissimo
Patriarca S. Domenico, et appo al suo sacratissimo corpo pregheranno
per tutti noi. Il signor D. Lorenzo Ventimiglia ha scritto qui
al Padre D. Antonino suo figlio per procurarle alcune cipollette
di fiori, ma qui sono scarsissime, prego V. S. a mandarle delle
sue migliori con li suoi nomi, e gli scriva, che metta questo
poco servizio non è a conto vostro ma mio, né voglio
altra paga di applicare le primizie di fiori per ornare i sacri
altari. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli,
Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese
della visitazione, lanno della salute. 31 luglio 1668. (1) di Simiane, marchese di
Pianezza
1668 08 01 AGT ms.
234, f. 59 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Firenze)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. S. con la ricevuta della licenza per Bologna,
con avviso che si partirebbe fattone lesame; il Padre D.
Raffaele dopo mi scrive, che ella non partirà fino allavviso
del Padre preposito di Bologna, e ho parlato con il Padre Castano,
e mi dice, che V. R. se non è partita, parta subito che
egli dispone del Padre preposito, e gli scrive anco con questa
posta, però V. R. parta senzaltro, per trovarsi ivi
al passo di D. Domenico, e goderlo alcuni giorni come lho
scritto. Nel resto nostro Signore lo benedica, e lo preghi sempre
per me.
Roma, 1 agosto 1668.
1668 08 08 AGT ms.
234, f. 60 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le sue lettere con lavviso del suo arrivo in Bologna,
et attendo le altre lunghe che mi cenna. Al passo faranno costì
li nostri signori Caro, V. R. li può fare ricevere in Casa,
e ne potrà parlare con il Padre D. Gaetano Spinola, al
quale pure con questa posta gli scrive il Padre Castano, e così
V. R. li potrà godere meglio per otto giorni quasi continui.
Alla loro partenza V. R. faccia che D. Domenico lasci per elemosina
alla Casa 50 scudi, e mi pare che deve usare questa libertà
con codesta Casa, nella quale V. R. con la grazia del Signore
ha da dimorare per due anni, che vi vorranno per finire la Filosofia.
Nostro Signore lo benedica infinitamente con tutti i nostri buoni
Peregrini, e tutti lo preghino per me.
Roma, 8 agosto 1668.
1668 08 21 AGT ms.
234, f. 64 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa,
ringraziamo il Signore che i nostri buoni figlioli stiano già
rimpatriandosi, con le seguenti terremo lettere più lunghe,
e io pure scriverò più a lungo, e questa la fo correndo
per tenere qui la carrozza del signor Principe di Borghese, che
per la sua infermità è stato bisogno assisterlo
continuamente, se bene grazie al Signore sta bene e alzato di
letto.
Lo raccomandino al Signore come facessero per me, anco la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, quali benedico nel
Signore.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
dì del sepolcro, la settimana della trasfigurazione, il
mese dellAssunta, lanno della salute. 21 agosto 1668.
1668 08 25 AGT ms.
234, f. 66 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. un
piego del fratello Giuseppe Maria con molte letterine, quali non
ho letto per mortificare la mia soverchia curiosità. Egli
sta assai soddisfatto di Bologna, e veramente per lo splendore,
e per la grandezza, e [tra] le prime città della Chiesa,
et assai meglio di Firenze, con tutto che ivi vi sia la casa dei
signori Principi di Toscana. Mi ha scritto che voleva 24 scudi
per suo deposito, e gliene ho mandato 25 e di questi, e altre
spese poi manderò polise quanto più tardi potrò,
che è il servigio che posso farle. Mando anco altra lettera
da Torino, e V. S. godrà molto della qualifica, che il
signor Marchese fa di D. Domenico, essendo di un signore che oggi
è stimato la prima testa dEuropa, e poi per il suo
spirito vericondiero. Onde io stimo ben impiegato questo viaggio
per aver tale relazione e ne benedica il Signore, e pregarlo a
perfezionare in questo giovanetto quello ha cominciato. Ho avuto
una santa invidia a quel infuocato motto della Santa Madre Teresa,
scritto di sua mano, e venuto costì, V. S. potrà
mandarmelo per farle qualche adornamento in un quadretto della
madre, e con altra invenzione penseremo, e così io bacerò
quei sacrosanti caratteri, e poi glieli rimanderò ben adornati.
Vi mando anco la risposta che fo al mio Giacinto per non lasciarlo
in dubbio della difficoltà che fa sopra le mie meditazioni
e ringraziate il Signore della soddisfazione tiene dellopera,
e dei proemi, quali io manderò a V. S. appresso. Ricevo
la misura della testa della statua di nostra Signora, e attenderò
a farle fare la corona. Evviva, viva la gran Regina, e essa con
il suo figliolo vi benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutti la preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della cena, il dì
del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese della trasfigurazione,
lanno della salute. 25 agosto 1668.
1668 08 28 AGT ms.
234, f. 67 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lettere
di Spagna, di Savoia, e di Ferrara e manderò le sue per
li nostri buoni figlioli in Bologna, e con il seguente avremo
lettere più lunghe, preghiamo nostro Signore li scrivino
con la sua santa grazia. Mando laltre lettere per il signor
Fardella, e per la tanta dimora vi è stato bisogno trovare
un buon equivoco. Circa al negozio mentre mena la cautela mette
il fondamento. Ma quando si avesse potuto aggiustare quella dei
12 mila scudi, che almeno vi volevano per i 4 anni, di spese franche,
già che gli altri 10 mila scudi di spese erano contratte,
e così oltre ne offriranno altre robe; a me pareva bastassero
almeno questi sicuri, perché questi sono matrimoni, che
come io le scrissi, si fanno senza dote, né credo vi sia
stata maggior obbligazione nel trattamento, che di Principe ordinario.
Ma nostro Signore guida tutto sempre a nostro maggior beneficio,
né abbiamo da pregarlo altro che ci faccia sempre seguire
la sua santa volontà.
A questa ora credo siano arrivati i libri, e con prima comodità
ne manderò alcuni altri, la spesa dei Breviari è
appunto con la ragione dei cambi scudi 3 e tarì 15. Ho
preso lindulgenza per i nostri buoni morti, e V. S. non
manca di avvisarmelo, per contribuire la mia parte di suffragi.
Riverisco la signora Duchessa, e procurerò le 30 figurine
per il santo Natale, come comanda. Saluto la nostra Alipia, e
per gli eremiti io un tempo mandai alla signora Duchessa un volume
di figure di eremiti, mi avvisano se vogliono le stesse, o se
desiderano altro. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
della gloria, lanno dellIncarnazione. 28 agosto 1668.
1668 08 29 AGT ms.
233, f. 169 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Questa sarà solo per accusare a V. R. la ricevuta della
sua lettera, perché oggi per essere festa non si è
potuto eseguire il cambio, con la posta di Sabato spero nel Signore
mandarle tutto il recapito. In tanto goda della buona conversazione,
che tiene dei nostri buoni peregrini, e li benedico tutti nel
Signore.
Roma, 29 Agosto 1668.
1668 08 31 AGT ms.
234, f. 63 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. la polisa di 300 scudi e diretta a lei per levare
la briga a D. Domenico, et ai forestieri di esigerla. Godo delle
buone nuove dello stato spirituale e morale di D. Domenico, e
spero questo viaggio le gioverà molto; lodo la sua modestia,
e circa alle cerimonie con il tempo vengono in uso, e quando cè
il valore della moneta, ci vuole poco a spenderla, onde mentre
cè labiltà, poco ci vuole al resto.
Questo viaggio si è fatto per smammarlo dal paese, e farsi
pratico delle cose del mondo, perché ad esserli nella corte
vi bisognano anni, et io ho scritto al Duca che nel casarlo, procuri
che fra la dote vi siano 3 o 4 anni di tavola franca in Palermo.
Nel resto V. R. cerchi di stabilirlo nella virtù, e circa
questo basta avvisarlo, senza metterlo in fuga, e lo volevo più
modesto, che ciarlatano, ma che si mostri la modestia esente da
gravità, che quando è tale, in un giovane è
desiderabilissima, preghiamo di tutto il Signore, come anco per
la buona salute, e speriamo tutto dalla divina bontà con
lintercessione della gran Signora.
Circa al ritorno quando non vi siano galere, non mancherà
qualche grosso vascello, e io ho navigato con la b. m. di Mons.
Arcivescovo di Palermo, et è comodissimo, e sicurissimo,
et in tre o quattro giorni possono essere al paese piacendo al
Signore. V. R. non lo lasci partire da costì, se simbarca
affatto, e faccia seguito questo poco di viaggio per terra con
ogni agio, e tempo, e procurino prima che irrompe linverno
siano a Casa, e prima della festa dei Santi Simone e Giuda. Godo
che il Padre preposito li tratta così bene, e V. R. faccia
che le ne dimostri la riconoscenza con buona elemosina; la polisa
poi è venuta diretta per D. Ferdinando, prima che io lavessi
avvisato, ma tutto va in uno, e sarà dopo poca briga, saluto
tutti, benedico tutti nel Signore e lo preghino per me.
Roma, 31 agosto 1668.
1668 08 31 AGT
ms. 234, f. 68 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
dei nostri peregrini, e unaltra che mi fa il fratello Giuseppe
Maria per soccorso di denaro, e già con questa posta gli
mando polisa di 300 scudi, quali con molta diligenza ho trovato
a tarì 14,10 per scudo a vista, e ne mando lavviso
al signor Giandaidone. Pure avevo mandato scudi 25 al fratello
Giuseppe, et ora altri 13 spesi per viaggio, libri, et altri in
Ferrara, resto anco di pagare il Mercadante, e ne farò
polisa appresso. Ricevo le lettere di V. S. con gli scritti della
mia Crocifissa, quali leggerò con comodità, e spero
per mio esercizio di meditazione, e con questa le mando li preamboli
delle nostre opere, e appresso spero mandarle di mano in mano
li fogli stampati rotolati. Questa settimana per via di Messina
mando due scatolette di Agnus, una me lha dato Mons. Arata,
e laltra il Padre vice preposito suo fratello, essendo Mons.
.. il ministro deglAgnus, serviranno per larrivo,
piacendo al Signore di D. Domenico. Circa il regalo del signor
D. Giuseppe, credo si potrà regolare a ragione di 15 scudi
il mese di tutto il tempo serve fino al ritorno a Roma, oltre
le Messe, e spese franche; nelle quali intendo includerci li denari
se li prestarono al principio. E V. S. con questi quando potrà
dargli una simile somma senza dargli la tassa di 15 scudi il mese;
stimo poi bene che la signora Duchessa gli regali qualche vestito
di biancheria, e D. Domenico qualche sotto coppa, o simile. Vorrei
bensì, che cercassero di trattenerli costì che possano
servire D. Domenico per segretario a suo tempo, e ora per Aio,
et anco a V. S. per scrivere, egli è assai virtuoso, mi
rimetto però in tutto al suo bisogno et prudenza. Riverisco
la signora Duchessa, saluto i figli, Mariane, Minimi, Orfanelli,
e li benedico nel Signore, al quale tutti pregheranno sempre per
me. Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì della morte, la settimana della resurrezione, il
mese della Purificazione, lanno della nostra salute. 31
agosto 1668.
1668 09 04 AGT ms.
236, f. 69 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. e spero nel Signore che linfermità
di D. Domenico sia terminata al dì, come ella mi cenna,
e prego la Sua Divina Maestà a dargli la pristina salute
sana per suo santo servizio; V. R. non lo lasci partire da costì,
se non è riavuto bene sì per non cimentarsi con
il nuovo viaggio, come per godere nella sua convalescenza la presenza
e carezze di V. R. e di codesti nostri Padri, che in Firenze sarebbe
solo. Circa al viaggio poi V. R. faccia che vada a Firenze in
lettiga, e che termini ivi il suo viaggio, senza pensare allAlvernia,
o altri paesi; e da Firenze il signor D. Giuseppe Marascia può
scendere a Livorno per procurare, e assentare limbarco con
qualche vascello grosso per Palermo, o se fosse possibile, come
per altra scrissi anco fino a Palma, e poi quando è il
tempo dellimbarco D. Domenico può scendere a Livorno
per acqua; dico questo perché a Livorno cè
aria cattiva et è bene non dimorare. Io ho consultato qui,
e trovo che questo viaggio non solo è il più comodo,
con vascello, dove si può andare quasi sempre coricato,
e comodamente potendosi avere la camera di poppa; onde in 4 o
5 giorni si può dire arrivare al paese dormendo. Dissi
non solo comodo, ma necessario, perché il viaggiare da
Firenze per terra a Roma, e da Roma a Napoli, et poi fare tutta
la costa di Calabria dinverno sulle feluche, e indi da Messina
fino a Palermo, è viaggio disagiatissimo, e lunghissimo
di mesi, anco ai più robusti; et V. R. pensi di sé,
che vedrà esser negozio asprissimo, però nel nome
del Signore si procuri et aspetti qualche buon vascello, che questo
è lunico modo, spero che Iddio benedetto provvederà
tutto come desidero. Godo della notizia dei libri mi dà,
e procurerò sapere, se quelle omelie di S. Gio: Crisostomo
sono traslatate e lavviserò; et in tanto con sua
comodità mi mandi copia delle traslazioni fatte sul Breviario
greco. Per lesercizi di S. Ignazio ne tengo un libretto,
e con prima comodità glielo manderò, ma non mi pare
cosa per le nostre monache, toltane la figura, che alla fine non
lho di frutto. Loro tengono la Filologia, che fa detti esercizi
diffusamente e la praticano con loro grandissimo frutto. Saluto
e benedico a D. Domenico, e già per via di Messina lho
mandato due scatole di Agnus Dei, per le quali dispenserà
al suo arrivo piacendo al Signore. Ve ne sono da 200 piccoli,
io le dissi, che ce ne voleva fare incastrare alcuni in anelli,
essendo appunto quanto una grossa pietra di anello, ma poi ho
trovato, che S. Carlo glorioso in un suo Sinodo proibisca, che
questi sacri Agnus si portassero legati in anelli, parendogli
cose irriverenti.
Saluto il signor D. Ignazio, e signor D. Giuseppe Marascia, e
a tutti mi raccomando alle sante orazioni. Abbraccio al caro signor
Miraglia, e questo le basta per mia risposta, non avendo più
tempo di scrivere, e mi saranno sempre carissime le sue lettere.
Roma, 4 settembre 1668.
1668 09 07 AGT ms.
234, f. 70 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio nostro Signore del buon avviso mi dà della salute
di D. Domenico, V. R. attenda a farlo riavere bene, e poi incamminarlo
con ogni buona comodità per Firenze, e ivi in Livorno come
lho scritto.
Il punto sta, che il signor D. Giuseppe aggiusti un buon imbarco,
e con mezzi e regali abbia la camera di poppa per loro.
Nel resto prego nostro Signore guidi tutto con la sua santa grazia;
mi saluti tutti, e benedico tutti nel Signore.
Roma, 07 settembre 1668.
1668 09 15 AGT ms.
234, f. 72 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio nostro Signore che D. Domenico sia guarito, et in maniera
che abbia potuto viaggiare per Firenze, spero che prima della
sua partenza siano arrivate le mie lettere, circa al proseguire
il viaggio con vascello; e se non lha trovato costì,
V. R. glie lavrà inviato a Firenze. Né V.
S. tema perché Mons. Arcivescovo patì fortuna, perché
allora era linverno, e si navigava nella stagione della
stella di S. Caterina e S. Andrea, che sono le più procellose
dellanno.
Nel resto il viaggiare con vascelli è cosa ordinaria di
tutti i signori che vanno in Spagna, né già al signore
è successo infortunio. Il viaggiare per terra, oltre che
è disagiatissimo come le scrissi, pure tiene altre nuove
difficoltà. In Roma non si può uscire sino alla
metà di Novembre e per Montecassino vi sono tanti malandrini,
che nessuna compagnia ci può arrivare, e pure alla fine
si avrà da navigare per tanti giorni fino a Messina dinverno,
e pericoli; di grazia non si torni più a questo, e quando
non fossero risoluti con quelle mie prime lettere, V. R. gli mandi
questa. Si trovi un buon vascello, e nel nome di Gesù e
Maria si partano allegramente, che spero nella grazia del Signore
e con lintercessione della santa Madre [ogni cosa] sia bene.
Mando lacclusa venuta da Palma per V. R., e per il signor
D. Ignazio ce la manderò in Firenze, e me li saluti tutti,
et io prego per tutti, e benedico a tutti nel Signore.
Roma, 15 settembre 1668.
1668 09 19 AGT ms.
234, f. 75 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
del fratello Giuseppe Maria, fa un lungo discorso sopra D. Domenico,
io restringo il negozio in bene. Ringraziamo il Signore che cè
il sodo della virtù, ingegno e giudizio; perché
quando cè la bontà del metallo a lavorarlo
ci vuole poco, e le cerimonie le impareranno da per se stessi
con il conversare; né io lo desidero ciarlatano, ma grave
in questo, e la sua natura si ridurrà a questo segno. Mi
fa ridere fratello Giuseppe che si impazienza ad una parola: vestrae
paternitatis; sono bagatelle, che con il tempo facilmente si sollevano.
Spero che questa uscita gli servirà per una scuola di 30
anni, e V. S. lo vedrà con lesperienza, ed è
una scienza sperimentale, che non si scorda mai, e quando il guardaroba
è pieno, a distribuire la roba non ci vuole niente, perché
prima si fa rozzamente, poi si accomoda meglio, finché
poi nella vecchiaia se ne fa pompa solenne.
Circa landare in Palermo già spero nel Signore che
ci sarà in breve, e così si avrà lintento
e necessariamente candrà V. S. per il buon indirizzo;
nel resto condurlo prima del matrimonio si può più
perdere, che guadagnare, perché nei primi sbozzi sempre
cè qualche difetto; in quel tempo V. S. lo faccia
praticare con il cavalcare venendo da Palermo, Ignazio et altri
simili particolari per la lingua, ma sopra tutto affretti il casamento,
ed io loderei assai quello del Presidente Denti, perché
cè più parità, una cosa modestissima,
e più sarà il denaro contanti per le nozze, altrimenti
bisognerà procurarli ad interesse, che sarebbe una rovina
e V. S. in questo casamento circa alla dote non abbia altra mira,
che possa fare il tutto, come si suole dire a spese franche, e
restare con qualche denaro. Aggiungiamo questo solo punto che
vale per tutti, preghiamo la santa Madre che ci ottenga dal Signore
quello tutto sarà necessario. Confidiamo a lei, e vedere
i soliti miracoli, V. S. sa quanto sempre sono state le sue grazie.
Viva la gran Signora vergine Maria. Procurerò le figure
per la nostra Alipia, e già ho mandato il piego al Padre
D. Emanuele in Venezia del signor Giandaidone, e fatto scrivere
dal Padre D. Federico Borromeo, a Mons. Nunzio suo fratello, quale
anco si confessa con il Padre Calascibetta per le tande. Nostro
Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi,
Orfanelli, e tutti lo preghino per me. Dalla città di S.
Pietro, lora della lanciata, il dì del sepolcro,
la settimana della croce, il mese della natività, lanno
della salute. 19 settembre 1668.
Avverto V. S. a non far motto al fratello Giuseppe Maria, che
io gli apro le lettere, perché come lho scritto laltra
volta, non voglio levargli la confidenza. Se V. S. potesse trattenere
il signor Marascia almeno sino allaccasamento di D. Domenico,
mi pare assai bene, fra questo termine possiamo pigliare tutta
loccasione.
1668 09 21 AGT ms.
234, f. 76 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lacclusa
del fratello Giuseppe Maria e godo per scorgerlo in quella assai
spirituale, e prudente; e spero nel Signore che con letà
farà grandissimo profitto e sarà poi il vero sollievo
di D. Domenico, perché noi siamo già cadenti, preghiamo
il Signore perfezioni quello che ha cominciato. Circa i libri,
V. S. faccia esercitare a D. Domenico nella lettura della vita
dei Santi, che è una predica tacita; la storia del Baronio,
che serve anco per discorrere delle cose del mondo, e V. S. che
ne è pratico, gliene può trattare, e così
senza mostrargli esigere se egli lha letto, e capito. Dopo
questa la storia del Guicciardini, è unottima scuola
per i signori, anco è buona la piazza universale del Garzone,
perché si ha una infarinata di tutte le professioni, e
si può discernere tra loro; V. S. faccia che legga poco,
ma che lintenda, lo numera e lo noti, almeno faccia qualche
segno allimmagine, guasti il libro, e abbellisca la mente,
pigli le sue ore aggiustate, e questo non per metterli giogo,
ma per fare le cose ordinate, e lesercizio continuo; la
distribuzione delle ore è la maestra dello spirito, e di
tutti, e lesercizio continuo, ancorché poco eseguisce
ogni gran cosa. Raccomando a V. S. caldamente a pregare, e far
pregare nostro Signore per i bisogni di Candia, e Polonia per
la nuova elezione del Re, cosa importante alla Chiesa, et il Papa,
che in tutte lazioni si mostra SS.mo, et ogni giorno savanza
nella perfezione, ha fatto esporre per molte Chiese il SS.mo Sacramento
e fatto egli stesso in più giorni più stazioni,
e noi siamo stati favoriti della sua presenza Lunedì sera,
et ieri mattina fu a fare la scala santa [così] vecchio,
infermo, e in ginocchio; V. S. preghi anco il Signore per la perfezione
del Pastore. Benedico nel Signore, V. S., signora Duchessa, figli,
Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti preghino per me e sarà
bene con licenza del signor Vescovo per questi urgenti bisogni
fare esporre il Signore al monastero, et a monte Calvario.
Dalla città di S. Pietro, lora del viaggio al Calvario,
il giorno del sepolcro, la settimana della passione, il mese del
buon cieco, lanno della salute. 21 settembre 1668.
Dopo scritta questa ho lettere da Firenze, e dopo aver goduta
la festa del SS.mo Crocifisso in Lucca che è la miglior
devozione dItalia, erano arrivati ivi Domenica per grazia
del Signore con buonissima salute, andranno a Livorno, ma si suole
dire che non si naviga senza biscotto, però mi hanno domandato
soccorso, e già il fratello Giuseppe mi aveva scritto,
che gli mancavano li quattrini per le spese fatte in Bologna,
se bene lelemosina fatta alla Casa non è stata gran
cosa, perché in Firenze spendono una dobla il giorno, e
in Bologna vi sono stati 12 giorni, onde resterebbero 34 doble,
e io gli scrissi, che facesse qualche dimostrazione, per rispetto
anco del fratello Giuseppe Maria, quale ha da stare almeno due
anni in Bologna, per compiere lo studio della Filosofia; le mando
oggi polisa di scudi 150 a tarì 14 e sopra mare bisogna
star ben provvisti, e meglio riportarli in Casa, che ivi spenderli.
In Livorno vi è la devozione del B. Gaetano, e lho
scritto, che le siano ad adorare, e lo prendano per protettore
del viaggio dopo la gran Signora Maria.
1668 09 22 AGT ms.
234, f. 73 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con lavviso della partenza di
D. Domenico per la festa del SS.mo Crocifisso in Lucca, che mi
è stato carissimo per esser una delle prime devozioni dItalia,
e di già grazie al Signore ho avviso dellarrivo in
Firenze con buona salute. Con questa posta le mando polisa di
altri scudi 150, preghiamo nostro Signore la conduca con la sua
santa grazia.
Godo della diligenza fatta per i libri in Parigi, e per quelli
proibiti io tengo licenza dal Padre maestro del sacro Palazzo,
che è mio amico, ma la sua autorità non si estende
fuori della cattedra di Roma, e poi queste licenze si concedono
a persone vecchie; V. R. pigli le sue misure, verrà il
suo tempo, e per adesso non le mancheranno libri. Il signor D.
Giuseppe Marascia mi scrive che in Lucca è uscito un nuovo
Martirologio con note assai erudite. Il titolo è vetustissimo
Martirologio di Beda, autore un tale dei Fiorentini, stampato
nel 1668, vale sciolto due pezze dotto; V. R. mi faccia
favore con il mezzo del Padre D. Gaetano farlo venire costì,
e poi con prima comodità mandarmelo insieme con li sermoni
familiari di S. Francesco di Sales, che per li conti mi manda
il signor Marascia vedo averlo comprato costì. Farò
diligenza per lautentica delle reliquie del Padre Cicala,
e la manderò appresso. Manderò la lettera al signor
Duca, il quale con questa posta mi scrive, che non scrive a V.
R. perché non teneva sua lettera, e laspettava con
la posta seguente. Avverto V. R. che faccia questi pieghi, e tutte
laltre lettere polise aggiustate, e che il sigillo non prenda
la scrittura, perché nellaprirle si lacerano, e sia
tutto ben acconcio, perché dallaggiustata esterna
si argomenta linterna. Nel resto pregate il Signore mi faccia
umile.
Roma, 22 settembre 1668.
1668 09 27 AGT ms.
234, f. 77 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con quella del Padre Giulio, e cercherò di servirla
come potrò, e risponderò al mio solito con gli effetti.
Le mando lacclusa del fratello Giuseppe Maria, quale si
sta godendo il buon fratello, e grazie al Signore me ne dà
assai buone nuove nello spirituale, morale, e indole; preghiamo
nostro Signore che perfezioni i suoi doni. Con il passato gli
avvisai che le mandavo cambio di 300 scudi e che restava di aggiustare
il mercante dei Panni, quale mi ha astretto, credo sì per
questo, come per laltre spese avvisate, ho preso altri 200
scudi da un mercante corrispondente del Padre D. Domenico Castelli,
quale laveva fatto ordinare di farmi simili cambi, e però
io scrivo con questo al signor canonico Giandaidone, che li rimborsa
a detto Padre, come egli le scriverà, e V. S., quando ha
occasione lo ringrazi, perché questi sono favori singolari.
Mando a V. S. il primo foglio della nostra stampa, e grazie al
Signore riesce il carattere assai bene, V. S. vedrà che
io mi sono valso del suo avviso di lettere nei punti della memoria,
quel considera, quale veramente non va allintelletto; V.
S. cominci ad esercitarlo, conforme le regole avrà veduto
nei preludi che le mandai, che spero, se ne approfitterà;
e poi potrà comunicarlo alla signora Duchessa, e alle nostre
monache, e a tutti benedico nel Signore e tutti lo preghino sempre
per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese del buon cieco, lanno della salute. 27 settembre 1668.
Mando a V. S. le liste del mercante, perché il signor Ignazio
Miraglia mi disse, che gli mandassi per sapere i prezzi, e valersene
nelloccasione.
1668 10 13 AGT ms.
234, f. 78 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Rispondo a due di V. R., una ricevuta con questa posta, e laltra
con la passata, nella quale non ebbi tempo a farlo, come le cennai
sopra una letterina le mandai del Padre Maggio. Ho goduto molto
della traslazione dellorologio greco, che mi pare piissimo,
devotissimo e mi è piaciuto il disegno ha tenuto. Circa
lemendazione V. R. già sta per avere il maestro da
vicino, può consultare ogni cosa con lui perché
da lontano difficilmente la persona si soddisfa. La ringrazio
della diligenza, e cerca di mandarmi il Martirologio nuovo, e
i sermoni di S. Francesco di Sales, e la prego in mandarmi la
vita del Padre D. Gio: della Croce nuovamente stampata costì,
e ne potrà avere nuova dal Padre Baldassare di S. Caterina,
carmelitano scalzo, molto amico mio. La ringrazio pure delle figure
di S. Caterina, et io avrei voluto meno fumo, e più arrosto,
voleva che liscrizione avesse detto certa copia della immagine
con la quale il Padre Alipio (1) sostenne
la morte per la santa fede, e ne scrivo in Palma per accomodarla.
Li nostri peregrini spero con la grazia del Signore siano arrivati
in salvamento in Sicilia, lultime lettere furono di D. Domenico
lultimo di Settembre, e avvisava, che aspettavano di momento
in momento il signor D. Giuseppe Marascia che era andato per limbarco
sopra una Polacca per Messina. Ho avuto gusto di dette lettere,
perché fatte in assenza del signor D. Giuseppe, e mostrano
assai giudizio in spiegare il suo concetto, non cè
cosa migliore di conoscere un uomo, che dalle lettere. Lo scrivo
a V. R. acciò le scriva per tenerlo in questo esercizio.
Mi avvisi quando comincerà costì lo studio, e tutto
quello loccorre; nostro Signore lo benedica, e lo preghi
per me sempre.
Roma, 13 ottobre 1668.
(1) di San Giuseppe, Agostiniano, martirizzato
il 17 febbraio 1645 a Tripoli.
1668 10 15 AGT ms.
234, f. 82 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lallegate
del fratello Giuseppe Maria, e dai nostri peregrini aspetto lettere
da costì, con avviso del loro salvo arrivo con la grazia
del Signore, patrocinio della SS.ma Vergine, et intercessione
del B. Gaetano. Godo della sua ultima con avviso delle devozioni
della Torretta, e V. S. ci cooperi con tutte le forze, come farò
io per laltare privilegiato, e indulgenza per le sacre stazioni.
Vi mando un libretto spirituale tutto doro, servirà
anco per le nostre Mariane, e Minimi, e sia in luogo anco della
nostra stampa, che lo stampatore me li dilunga, ma ce ne ho dato
qualche causa, perché ho intrapreso unaltra operetta,
e sto occupato in dargli il primo indirizzo, sarà da lei
cosa non pensata, e dassai gusto quello già grazie
al Signore è fatto, e correrà la stampa fra breve,
pregate nostro Signore che mi suggerisca la materia, me la faccia
praticare. Con la posta passata il signor Gio: Battista (1) mi portò un piego per V. S. con le
lettere stampate di V. S., e perché lora era tardi
non potei vederle, poi ho veduto il libro, che donò a me,
e trovo, che ci sono alcune lettere attorno alle cose di Paolo
IV, quali mai poteva sognare lavesse stampato, né
mai il signor Cardinale di santa memoria ebbe pensiero di stampare
tali cose, come non necessarie, anzi mi diceva che tolto da quel
Pontefice lattacco del sangue, se lavrebbe potuto
fare il processo della canonizzazione. Io me nho doluto
con il signor Gio: Battista, che professandomi tanta amicizia,
non me labbia detto avanti, e per mostrare, che io non ho
assentito, a ciò nellintento scriverò a V.
S. come scrivo che strappi detti fogli, come fo io a questo mio.
Nel resto lho ringraziato, che mi ha dato questa occasione
di merito con offrire una tale mortificazione al Signore, al quale
pure sempre aver pregato, come prego per lui. Questi sono incontri
stravaganti e il Signore li manda per esercizio; V. S. lo preghi
che me ne approfitti.
Il fratello Giuseppe Maria mi ha mandato limmagine di S.
Caterina, stampata in Torino. Voleva che in due parole savesse
detto esser copia dellimmagine con la quale il venerabile
Padre Alipio sostenne la morte per la fede, glielo avviso perché
tenendo costì il rame, si possono aggiungere queste parole
neglangoli di sopra. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti lo preghino
per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese dellelezione
dei 12 Apostoli, lanno della salute. 15 ottobre 1668.
(1) Pavarelli
1668 10 20 AGT ms.
234, f. 83 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non ho lettere di V. S., le mando una del fratello Giuseppe Maria,
e unaltra di D. Domenico che spero a questa ora sia partito,
e quanto prima sarà costì, le mando detta lettera,
perché mi è piaciuta assai per spiegare bene il
suo concetto, e il nostro buon Card. Pallavicino diceva, che gli
uomini si conoscono alle lettere, e V. S. lo faccia esercitare
in questo, se bene lo riveda, e corregga, e particolarmente circa
al materiale delle parole, che non è difetto di giudizio,
ma di pratica. Con laltra le scrissi, che mi pareva buon
modo lessere alla Torretta per farlo pratico delle cose
di Palermo, senza rischio con la continua conversazione, ora mi
è sovvenuta unaltra ragione, et è che in occasione
di casamento il povero figliolo entrerà in una Casa di
Palermo senza prima averne veduta la pratica et uso della città,
sarà a lui una cosa nuova, et di poca soddisfazione alla
Casa della sposa, mi rimetto in tutto alla prudenza di V. S. e
sopra tutto alla provvidenza della gran Signora dalla quale speriamo
tutto. Il Padre D. Emanuele con lettera del 9 Agosto scrive di
aver mandato lettere a V. S. in favore delle tande, prego anco
la nostra Signora prosperi il tutto, et impetri a V. S., signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi et Orfanelli la divina beatitudine,
e lo stesso lo preghino per me. Questa sera non si è potuto
tirare il solito foglio, le mando un librettino per scambio, né
le mancherà pabulo spirituale.
Dalla città di S. Pietro, lora della lanciata, il
dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il mese
dellelezione degli Apostoli, lanno della salute. 20
ottobre 1668.
1668 10 20 AGT ms.
234, f. 79 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio V. R. vivamente della preziosa tela di S. Teresa, et
averla mandata in tempo opportuno per la sua festa, prego la Santa
ci retribuisca tanta carità.
Con questa posta tengo lettere di Livorno del 12 corrente con
avviso che dovevano partire con un buonissimo vascello lindomani
per Messina, ove spero nel Signore che siano già arrivati,
et in breve tornare a Palma. Nostro Signore lo benedica, e lo
preghi sempre per me.
Roma, 20 ottobre 1668.
1668 10 25 AGT ms.
234, f. 84 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non tengo lettere di V. S., sono venute bensì quelle con
la posta di Messina, e tutti la ringraziano caramente e preghiamo
nostro Signore la retribuisca. Mando lacclusa del fratello
Giuseppe Maria, il quale pure scrive a me con il Tommasi, non
le scriverò, che questo è un fiorentismo da non
usarsi, se non da quella cima di uomini, che stanno sul più
fino della lingua, e che poi scriviamo il resto. Il vero modo
e comune regola, è scrivere come si proferisce. Onde V.
S. segua a scrivere anco Giuseppe, che così proferiscono
tutti, se bene io di questultimo non voglio ora avvertirli,
per non mostrare di aver letto lacclusa. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli,
e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora dellorto, il
giorno del sepolcro, la settimana della resurrezione, il mese
dei Discepoli, lanno della salute. 25 ottobre 1668.
1668 10 26 AGT ms.
234, f. 85 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. con la risposta di codesto santo Prelato per la Sacra
Congregazione dei Vescovi regolari, et attenderò alla spedizione
con le cautele di V. S. avvisate, e così procurerò
a tempo, e lungo servire al mio amatissimo padre Bertino, e me
li raccomando strettamente alle orazioni. Il fratello Giuseppe
Maria con questa posta mi mandò un pezzetto di camicia
della S. Teresa, e per appunto per la sua festa, mi scrive, che
pure lha partecipato alla signora Duchessa, e con la posta
seguente scriverò io tenendo sue lettere. Vi mando un altro
libretto spirituale per tabulo della sua devozione. Giovedì
fu il nostro S. Luca, e ho accomodato meglio unorazione
laveva fatto, e gliela rimando per essere del nostro Santo,
pure ho osservato, che in detto giorno si fa menzione di Giuliano;
V. S. lo veda nel Martirologio, e se lo prende per devoto, come
Santo del nome, e del Natale, anco è la festa del B. Pietro
dAlcantara, la cui canonizzazione è già stabilita,
e solo manca pubblicare il giorno, bisogna esser devoto di tutti
santi del nostro Natale, ed io linvoco nella mia litania,
e così chiamo quelli del giorno del sacro santo sacerdozio,
e solenne professione; e così laggiungo tutti quei
Santi, dei quali si fa menzione, e passarono al Cielo il giorno
sarà della mia morte, e spero, che allora poi quando linvocherò,
ci sarà grato, che tanto tempo lho invocato senza
saperli, V. S. faccia anco questa devozione, già siamo
nei 55 (1), due lettere, che significano
tanto, pregate il Signore per il tutto. Laltro giorno finalmente
ho imparato la differenza della moneta di costì, e questa;
uno scudo siciliano, è uno scudo romano meno quattro baiocchi,
lavviso a V. S. per scrupolo delle spese fatte qui da V.
S. per altri nellaggiustarli. Ma questa differenza la superi
meglio il signor Ignazio Miraglia. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e
tutti lo preghino per me. Dalla città di S. Pietro, lora
della licenziata, il dì del sepolcro, la settimana del
tradimento, il mese dei Discepoli, lanno dellIncarnazione.
26 ottobre 1668.
(1) anni, nacquero infatti in Ragusa il 18 ott.
1614.
1668 10 27 AGT ms.
234, f. 80 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. e godo abbiano cominciato lo studio,
e spero assai profitto per tenere un maestro così dotto,
e essere la seconda lettura. Circa li libri greci, voglio vedere
lindice dei libri proibiti, e poi risponderò. Da
Palma con questa posta non ho lettere, et lho inviato le
sue. Non mi dilato in altro, perché oggi sono stato fuori,
et ora si sta spedendo il piego. Nostro Signore lo benedica, e
preghi sempre per me. Roma, 27 ottobre 1668.
1668 11 03 AGT ms.
234, f. 86 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on padron Andriatta
ho mandato al signor canonico Giandaidone una scatola con alcune
figure, e libri. Trenta figure della natività del Signore
tanto belle e varie. Vorrei che le nostre buone Mariane se le
dividessero a sorte, e poi ognuna facesse particolare orazione
sopra la maniera, che è rappresentata la sua natività,
e ne cavasse qualche affetto, e così a circolo nel tempo
del santo Natale, nellora della resurrezione ogni giorno
una promessa, e spiegasse le sue ragioni. Scriva un esercizio
devotissimo, e V. S. ne potrebbe partecipare li sentimenti, e
forse parteciparli a me per paga di averli procurato le figure.
Diversi mazzetti di eremiti per la nostra buona Alipia, e ne mando
tanta copia per pagarle lusura del tempo ho tardato a mandarle;
V. S. con ce li dia insieme con le figure della natività,
anzi ce le vada dando di mazzetto in mazzetto, perché la
copia avvilisce le cose, e le cose a minuto si considerano meglio.
Un Breviario per il signor D. Carlo Caruso nuovissimo fino con
lottava della SS.ma Concezione, la vita del B. Pietro dAlcantara
del maestro Avila, con un tomo delle sue lettere e del Padre Aponei
tutte bellissime, e V. S. lo faccia vedere al signor D. Fortunato,
perché tutte contengono dottrine assai vere, e sode per
lelevazione della santa orazione. Gli elogi degli uomini
illustri dei nostri tempi che è una bella notizia delle
cose del mondo, e V. S. li faccia leggere a D. Ferdinando, e poi
ne discorrerete perché è un esercizio di gusto,
et è utilissimo, servendo per discorrere non solo dei soggetti,
ma della perfezione di lettere, un giornale dei letterati, che
io chiamo gazzette di letterati, e seguirò a mandarle ogni
mese con la posta, sarà anco il lettore, et il relatore
D. Ferdinando; e V. S. anco ne può fare partecipare agli
amici, perché sono materie nuovissime, e utili. D. Ferdinando
ha scritto una lettera al signor Abate Astaco, mi è piaciuta
assai, sì nella forma, perché spiega bene assai,
si nella materia, perché ci domanda le mandasse nota dalcune
carte geografiche, e dalcuni storielle insigni, e già
ce ne manderò lavviso. Mi è piaciuta anco
la cortesia, ma V. S. lavvisi, che stia su le misure. Il
signor Abate è un agente ordinario, egli lo tratta come
Cardinale, particolarmente nella sottoscritta, affezionato servitore
che lo riverisce. Nel resto V. S. lo faccia esercitare nello scrivere,
che ne scriva per seminario dei negozi, derivandoli la sostanza
sulle parole, che ci guadagnerà anco introdurlo a questi,
ma sia temperatamente per non fastidirlo, perché le cose
per farsi bene, bisogna farle con gusto. Per lindulgenza
della Torretta qui è difficile, e come lho scritto
si è fatta una Congregazione apposta. Io ho pensato accomodare
con erigere una compagnia del SS.mo Crocifisso come fosse in Palma,
e così tutte le genti della terra se li scriveranno; V.
S. mi avvisi il titolo della Chiesa e mando copia del Breve di
Palma, come dellaltre privilegiate dei fratelli e se vi
è altro breve per le stazioni del Calvario. Altra volta
le mandai lorazione del nostro S. Luca rifatta, ora mi pare
di averla di nuovo migliorata, e gliela mando, la dica una volta
per me.
[3 novembre 1668]
1668 11 03 AGT
ms. 234, f. 87 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Questa settimana sono venute due poste da Sicilia e ne mando a
V. R. le lettere; circa i libri proibiti forse ne parlerò
con lo stesso segretario della Congregazione dellindice
per risponderle con maggior sua e mia soddisfazione. Mi sono accorto
dalla sopra scritta lettera, che ella scrive Tommasi, e questo
non solo è toscanismo, ma un fiorentismo, usato solo da
quelli, che scrivono sulle cime del parlare, e spero non deve
usarsi non solo nelle lettere, ma né anco nelle prediche;
il vero modo di scrivere è come si pronuncia. Nel resto
circa alle parole V. R. veda lAresio nel libro dellElocuzione,
particolarmente al cap. primo, che ne avrà gusto, et io
per me vorrei che tutti si servissero per vocabolario dellopera
dellAresio, che veramente scrisse politicamente, ma senzaffezione,
pregate nostro Signore per me: et sine intermissione.
Roma, 3 novembre 1668.
1668 11 03 AGT ms.
234, f. 87 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. lacclusa, che per sbaglio laltra volta
la scambiai con quella che veniva a me, effetti soliti della mia
trascuratezza, pregate il Signore che come me le fa conoscere,
così me li faccia emendare. Le meditazioni, che ha veduto
citate nella lettera del signor Duca sono quelle della passione
considerata in 12 stati, come ella sa, e di già grazie
al Signore cammina la stampa. Da Palma non tengo lettere, stimo,
che il signor Duca sia stato occupato nel sacro ozio degli esercizi
spirituali che suole fare ogni anno in questi tempi.
Da Messina scrivono che i nostri buoni peregrini erano già
arrivati in Milazzo, e che seguiranno il viaggio in Palermo, onde
spero che con la grazia del Signore oggi siano in Palma; finora
non ho parlato per li libri proibiti, bensì ho veduto il
libro dellindice, e trovo che li libri tradotti da eretici,
o che contengono solamente semplici tavole, e simili si possono
leggere se non contengono cattiva dottrina; V. R. veda le regole
2 e 5 che sono chiare, e conforme ivi si cenna, ne potrà
far consultare con lInquisitore del Padre nostro D. Gaetano
Spinola, che è consultore del santo ufficio. Per il Luciano
V. R. levi quei due trattati proibiti, perché nel resto
cè tanto da leggere, che soprabbonda. Mi avvisi sopra
lo studio della Fisica, che è il principale, e come li
soddisfa la materia, il maestro, e li condiscepoli. Nel resto
nostro Signore lo benedica, e lo preghi per me.
Roma, 16 novembre 1668.
1668 11 20 AGT ms.
234, f. 91 (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non ho lettere di V. S., spero sia stato occupato nel santo ozio
degli esercizi, e ne aspetto qualche santa nuova. Le mando questa
di Spagna duplicata per le tande, e V. S. si aiuti con il Viceré
per finirla. Il Padre D. Emanuele a nome del signor Abate Giustiniani
mi sollecita per il caricatore (1) perché
dice che ora è tempo dalcanzarlo, V. S. levi li suoi
conti per quello che le sta bene. Da Messina scrivono, che i nostri
buoni peregrini erano arrivati a Milazzo, e che di li giravano
per Palermo; onde spero nel Signore che a questa ora saranno costì.
V. S. me li saluti tutti, et attenda a farli masticare bene tutta
la peregrinazione, e così si renderanno padroni delle cose
dItalia, e ne potranno ragionare; e V. S. particolarmente
cerchi qual provincia lè piaciuta maggiormente anzi
di tutte grandemente e soprattutto per me quale devozione lha
mosso più laffetto, e così con quella pia
mandata li facciano una nuovo ossequio per me. Riverisco la signora
Duchessa, e per il giorno dellImmacolata Concezione dirò
la Messa per lei, forse essa me ne ha procurato limpulso,
e intanto me li raccomando allorazioni, come fo alle nostre
Mariane, Minimi, e Orfanelli, e nostro Signore li benedica tutti.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese
e lanno della salute. 20 novembre 1668.
(1) di grano, oggi inesistente, vicino la Torre
San Carlo
1668 11 24 AGT ms.
234, f. 90 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta non sono venute lettere di Sicilia, tengo una
di due righe con quella per Palma, dove le manderò. Le
mando qui accluso un poco di olio di balsamo: oleum effusum nomen
tuum. V. R. lapplichi al cuore con la mano della meditazione,
e con il pannolino del caldo affetto, che ne riceverà grandissima
consolazione. Nel resto pregate sempre per me, e nostro Signore
lo benedica.
Roma, 24 novembre 1668.
1668 12 02 AGT ms.
234, f. 101 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo le lettere
di V. S. e godo degli esercizi spirituali, e del frutto nha
cavato di santa umiltà con assomigliarsi alla tartaruga,
e vorrei che come questo animale porta sempre seco la sua casa,
così ella portasse sempre seco la casa del suo proprio
conoscimento, cioè del nostro nulla, e questo non solo
nella bocca, ma nel cuore, e nelloperazioni voglio però
che questa umiltà sia generosa, come dice il nostro Santo
di Sales, cioè non confidare totalmente di noi, e sperare
tutto da Dio. Ho cominciato il mese di Febbraio, che è
stato del Testamento Vecchio, ne mando a V. S. il primo foglio,
e così comincerà a vedere lamabilissima passione
del Signore in altra scena; e spero, che con questa varietà
lopera riuscirà assai dilettevole, e conseguentemente
fruttuosa, perché: delectatio perficit opus. Finalmente
si è visto, e rivisto il conto del mercante con ogni lunghezza,
e bisogna aggiustarlo come il suo scritto, onde bisogna rifarli,
quello se lavrà levato, e ne manderò polisa
quanto più tardi potrò. In tanto le mando la lista,
che il signor Miraglia la desiderava. Ho goduto assai della lettera
della buona Alipia, io concorro con lei, e mi parino protesti,
et indoratore di pillole che fa lAmor proprio, il voler
consacrare la familia per servo di Dio, come voi foste certo,
che il suo marito sia per esser santo, e così li figlioli;
ad ogni modo io voglio consultare il negozio con persone spirituali,
e farne fare orazione, né mi pare vi sia frutto, perché
non credo tenga letà di entrare a noviziato. Dio
disporrà quello che sarà per suo maggior servizio.
Procurerò li Breviari per il signor Soldano, e lavviserò
del prezzo quando gli manderò, e desio sapere, se glaltri
sono arrivati con laltri libri, pure con padron Andriatta
ho mandato quelli a V. S.; nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, signor Principe figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e
tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora del parto di Maria,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese della nascita, lanno della salute. 2 dicembre 1668.
Saluto et abbraccio al signor D. Ignazio, e resto assai obbligato
ai favori fatti al Principe, et allaffetto, e cortese dipendenza,
che mostra a V. S.; ieri festa di S. Andrea, nostro Signore venne
a visitare la nostra Chiesa con edificazione di tutti, e savanza
sempre nelle devozioni. Riverisco assai il Padre Marascia.
1668 12 08 AGT ms.
234, f. 94 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. e godo dei suoi sentimenti ha tenuto
della nostra cartuccia, e voglio che la stimate assai, perché
in essa vi è un compendio, tutta la vita spirituale, ma
bisogna leggerla a scala salendo da piede. Amplectere Crucifixum
la vita purgativa con le penitenze, e mortificazioni; sequere
Christum. La vita illuminata con seguire le pedate, e virtù
del Redentore; Ama Jesum la vita unitiva, che consiste nella santa
carità; or vedete che gran libro vi ho mandato in un piccolo
cartuccio. V. R. con lorazione ci faccia un bellissimo commercio.
Hoggi ho parlato con il Padre maestro del sacro Palazzo per leggere
i dizionari, e libri traslati dal greco, e spero sarà consolata.
Da Sicilia non sono venute lettere, nostro Signore lo benedica,
e preghi per il suo sano amore. Il giorno dellimmacolata,
1668.
1668 12 08 AGT
ms. 234, f. 102 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non ho lettere di V. S., con laltra V. S. citava di aver
avvisato prima il suo ritiramento a Monte Calvario, tale avviso
non mi è capitato, lavviso se si fossero smarrite
le lettere, e vi fosse stato scritto qualche negozio, lo replichi.
Mando lacclusa del fratello Giuseppe Maria, e V. S. con
parole generali gli levi questi scrupoli, e gli scriva che attenda
tutto al santo Amore. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, D. Ferdinando, Mariane, Minimi, Orfanelli, e lo preghino
per me.
Dalla città di S. Pietro, lora del parto di Maria,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese di Maria, lanno della salute. 8 dicembre 1668.
1668 12 16 AGT ms.
234, f. 95 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. con lavviso delle sue indisposizioni,
e sua santa rassegnazione in quella, sia di tutto benedetto il
Signore; ne ho dato conto ai Padri consultori e con le loro carità
hanno stimato bene levarla subito di codesta aria cattiva, e mandarlo
a Modena, chè anco di buona aria, vicina e casa di
studio; e se bene è nel terzo anno, il Padre prefetto di
terza classe è lettore valente, e le potrà amichevolmente
leggere la Fisica, come anco gli scrive il Padre consultore D.
Clemente nostro, e così forse guadagneremo un anno, potendo
anco poi scrivere o seguire il terzo anno in scuola, perché
poi pregheremo il Padre generale per ammetterle tutto lo studio,
se bene V. R. tenga questo in segreto; perché non sia prevista
tal dispensa di altri; sopra tutto non cominci studio, se non
sta bene di testa, né si applichi a tante cose, tanto maggiormente
che pretendiamo, se piacerà al Signore questo anno passarlo
per due di Filosofia, nella quale bisogna essere fondatissimo
però sia tutto ivi; scrivo al Padre D. Gaetano Spinola
per pagarli scudi 20 serviranno per il viaggio, e suo deposito
in Modena, e se le pare per la festa per il capodanno darà
qualche regalo alla Casa di Modena, mi rimetto a V. R., et avvisi
tutto quel denaro che loccorresse per Modena o altro; fatte
queste diligenze morali poi non pensiamo ad altro, perché
il Signore vuole, che speriamo da canto nostro, e poi quietiamoci
in tutto, e per tutto nella sua amabilissima volontà, e
SS.mo beneplacito.
In Modena vi predica il Padre D. Pietro Platamone nostro palermitano,
vè il Padre Lo Bello assai amico, e che ha tradotto
in volgare il nostro libretto dellorologio della passione,
vi è anco il Padre Bernardino fratello del Padre prefetto
pure amicissimo, et il Padre D. Clemente scrive affettuosamente
al Padre preposito e Padre prefetto; onde V. R. poi di la potrà
scrivere ringraziando e dirle che egli è il nostro Padre.
Voglio per fine mandarle qualche cosa dolce per il santo Natale,
questo è un poco di miele di Chiaravalle, fabbricato da
quella dolcissima ape di S. Bernardo, V. R. lo gusti, e tenga
in bocca continuamente in questa fede, che lavrà
non solo buone, ma sante
Roma, 16 dicembre 1668.
V. R. in Modena dica al Padre prefetto, che la spesa delle lettere,
o cosa straordinaria di meditazione, la farà dal suo deposito.
La licenza viene inclusa nella lettera del Padre preposito di
costì, et il Signore vi benedica.
1668 12 22 AGT ms.
234, f. 97 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta passata gli mandai un poco di miele per la festa
del santo Natale, ora vi mando la strenna per lanno nuovo,
e la mando per li suoi maestri, e compagni. Questa è la
devozione celebre del santo protettore dellanno, ma come
è facile: inventis addere, io soglio ogni anno dispensarli
con aggiungervi una festa della Madonna, non parendomi daccomunare
la gran Signora con gli altri Santi, in oltre io metto lorazione
giaculatoria favorita da S. Bernardo, acciò come la Chiesa
comincia lanno con il SS.mo nome di Gesù, così
noi lo cominciassimo con lo stesso per continuarlo poi sempre,
sperando che questi fosse il nostro respiro. Da Sicilia non sono
venute lettere con questa posta, cinvio la sua. Nostro Signore
lo benedica, e lo preghi sempre per me. Nel primo dellanno
dica il: veni Creator Spiritus, e poi a sorte pigli e dispensi
i polisini. Mando due di quella cartuccia, e non tengo più,
la farò ristampare. Roma, 22 dicembre 1668.
1668 12 29 AGT ms.
234, f. 99 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
né anco tengo lettere di V. S., lattendo con la seguente
piacendo al Signore. Le mando lacclusa del fratello Giuseppe,
e spero che laria di Modena gli gioverà assai, nostro
Signore guidi tutto a suo servizio. Qui è venuto nostro
novizio il signor Duca di Vietri, cavaliere napoletano di casa
Sangro, maritato con figli, e la moglie è restata al secolo
per essere attempata di anni 55. Io ho pensato al monacato della
signora Duchessa, ma bisogna che il marito abbia anni 60 è
ben vero, che per anni cinque si potrebbe cercar dispensa, cosa
in se difficile, ma forse possibile per la benignità di
questo Papa. Io desidero, che la signora Duchessa facesse questo
sacrificio al Signore, che sarebbe senza vostro incomodo, cavviso
tutto, acciò non tenendo altra difficoltà, io qui
mi potessi adoperare a questa santa oblazione, me ne faccia orazione,
e ne scriva tutto chiaramente. Riverisco la signora Duchessa,
figli, Mariane, Minimi, Orfanelli e benedico tutti, e tutti preghino
per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenziata,
il dì del sepolcro, la settimana della resurrezione, il
mese della nascita, lanno della nostra salute, 1668.
1668 12 29 AGT
ms. 234, f. 100 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. da Bologna con avviso della sua partenza,
e aspetto quella dellarrivo in Modena con lavviso
del miglioramento della testa, et occhi, prego nostro Signore
sia tutto a sua gloria. Mi è dispiaciuto che il Padre preposito
scrive con sentimento, e giustamente che V. R. non abbia comunicato
questi suoi mali a lui, o al Padre prefetto, che avrebbe fatto
ogni diligenza per curarla, e che V. R. nellestrinseco mostrando
buona salute, loro non potevano penetrare lintrinseco. Io
mi sono meravigliato, che V. R. avendolo avvisato a me con duplicate
lettere, e con tanta premura non abbia costì dettolo al
Superiore, essendo questa la prima regola dei religiosi, e particolarmente
dei novizi, e giovani di 3° classe di ricorrere sempre in
tutte le necessità et occorrenze ai Superiori e maestri,
e non vorrei che V. R. applicasse tanto a leggere libri dottrinali
e lascia di leggere il Rodriquez, e altri libri spirituali, nei
quali vedrà, che questi sono i primi principi dello spirito
glielavviso per lavvenire, e V. R. mi ringrazi più
di questa lettera, che di tutte laltre. Circa li studi V.
R. cerchi prima di star bene della testa, e occhi, e stando bene,
può concertare con il Padre prefetto, come potere seguire
luno e laltro studio, e mi avvisi tutto, perché
ne scriveremo al Padre generale pregandolo per la licenza, che
il cominciarlo senza quella sarebbe poi difficoltoso il tutto.
Vedo come li scudi 20 sono spesi, V. R. parli con il Padre prefetto
che comodità vi è di farle capitare qualche denaro,
e avvisi quello loccorre, che glieli manderò subito.
LArbore Uberrima (1) V. R. disponga
a suo gusto con la solita licenza del Superiore. Con questa posta
né anche riceve lettere di Sicilia, manderò le sue.
Nostro Signore lo benedica, e sempre lo preghi per me.
Roma, 29 dicembre 1668.
(1) sacrae Doctrinae, pubblicata dal padre Carlo
1669 01 05 AGT ms.
234, f. 109 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. con particolare consolazione per intendere
il suo buono arrivo costì, e la soddisfazione, e contento,
con che se gli trova, benedetto il Signore. Ho parlato al Padre
consultore D. Clemente per lassegnazione, studio, et esame,
e sarà consolato del tutto. Per oggi la consulta sta occupatissima
et appresso se gli manderà la spedizione; intanto attenda
allo studio in scuola, ma con una moderazione per non debilitare
la testa, e mi mandi la relazione del suo male, che ne farò
fare consulta in Padova, che sono diligenze volute dal Signore,
procurando di star bene a maggior gloria sua; e sempre mi avvisi
come le passa laria costì, e circa gli occhi. Mando
un piego grosso del signor Duca, e V. R. dica al Padre prefetto,
che il porto lo paghi dal suo deposito, che se non tiene cosa,
già glho scritto per avvisarmi il modo di mandarle
qualche denaro. Resto obbligatissimo a tutti codesti Padri delle
cortesie fattele, e a tutti mi raccomando nelle orazioni.
Roma, 5 gennaio 1669.
1669 01 12 AGT ms.
234, f. 110 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta si manda la patente, et assegnazione di V. R.
costì sotto piego al Padre preposito, al quale scrive il
Padre nostro D. Clemente, e con la seguente scriverà al
Padre lettore come lei gusta, essendo oggi occupatissimo; V. R.
attenda a studiare allegramente e con moderazione. E nostro Signore
ogni cosa ordina a sua maggior gloria, e gli voglio dare un bellissimo
bocconcino, che ci ha dato lApostolo nellufficio di
questa settimana, che è un ristoro veramente di paradiso.
Sive enim vivimus, Domino vivimus, sive morimur, Domino morimur,
non ci vuole altro.
Roma, 12 gennaio 1669.
Mando dei pieghi venuti da Palma.
1669 01 23 AGT ms.
234, f. 111 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio V. R. della devozione della Madre SS.ma per la festa
della sua presentazione, che è venuta a tempo assai opportuno,
et ho goduto molto di quel saluto a me nuovo, e misteriosissimo:
salve aeconomiae Dei complementum e V. R. lo noti, perché
può servire per un bellissimo concetto predicabile. Ho
parlato per il suo viaggio con il Padre D. Clemente, e mi dice
che finora non abbiamo certezza, quando il Padre generale farà
la visita costì prima o dopo la festa, speriamo sortirne
la risoluzione con la posta seguente, e lavviserò
tutto, in ogni caso per quando potesse occorrere V. R. si valga
delle prime mie lettere, cioè dindirizzare tutto
per via di codesto Padre preposito, che è il negozio più
accertato. Mi è stato carissimo lavviso che mi dà
del ritiramento del Principe per unora, e V. R. basta scriverle
solo questo esercizio, perché lorazione è
quella che fa tutto. Nostro Signore lo benedica.
Roma, 23 gennaio 1669.
1669 02 09 AGT ms.
234, f. 112 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo due di V. R., et il Padre consultore D. Clemente la lettera
del Padre lettore, e tutta la consulta listanza per lesame,
ma per essere venuta lettera tardi, non rispondono con questa
posta; V. R. sarà consolata con lesame di tutto quello
ha studiato in scuola, et il resto se gli dispenserà cameralmente,
ma mi avvisi puntualmente il numero e nomi dei trattati che gli
mancano. V. R. si può pigliare 20 scudi dal Padre preposito
e tenerli per suo deposito, che io qui li pagherò puntualmente
a chi il Padre comanderà. Io devo ringraziarla della domanda,
che ella mi fece di quelle cartine, perché non tenendone,
gli promisi daverle fatte ristampare, e così con
questa occasione lho dato una succinta dichiarazione, che
è piaciuta assai e lavverto che i discendenti sono
i perfetti, perché non potendo in questa terra star sempre
nellozio della santa contemplazione, bisogna discendere
per la necessità propria, o dei prossimi a negoziare per
lamore. Oltre che S. Gregorio dice, che: probatio dilectionis
est opus. Ve ne mando due dozzine serviranno per gioco di carte
in questo carnevale, mi fa grazia parteciparlo prontamente al
fratello Bonelli, di cui conservo particolare memoria, e me li
raccomando allorazioni come fo a lei con tutto lofficio
di Sicilia, con la posta non ho lettera, ci mando le sue, e nostro
Signore vi benedica.
Roma, 9 febbraio 1669.
V. R. con questa occasione prenda questo denaro del Padre preposito,
gli può lasciare un paio di doble di elemosina per la ricreazione
del carnevale. Il Duca mi manda questa sigillata in fallo, gliela
mando con questo mio saluto, e con lacclusa, pregate il
Signore per me. Orazione e studio.
1669 02 16 . AGT
ms. 234, f. 113 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta li Padri consultori mandano la dispensa per il
suo studio, et anco ordinano aglesaminatori di esaminarlo
a suo tempo; tanto che grazie al Signore questo negozio è
aggiustato; resta che ella attenda a studiare moderatamente et
allegramente, e compirà molto prima dello studio di Bologna.
Mando la licenza di leggere li libri, ed è stata cosa singolare
per un giovane studente, pregai il Signore per il Padre maestro
del sacro Palazzo, che lha favorito. Godo dellinno
bellissimo di S. Agnese, e lo manderò al Duca, dal quale
non tengo lettere per non essere venuta la posta di Sicilia. Nostro
Signore lo benedica, e lo preghi sempre per me.
Roma, 16 febbraio 1669.
1669 02 26 AGT ms.
233, f. 91 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
icevo due di V.
R. e ringrazio il Signore la passi bene, di già si sono
mandate la patente e lettera del Padre D. Clemente consultore,
a codesto Padre lettore per lo studio, e aspettiamo la risposta.
Circa il denaro, fo diligenza per qualche cambio, e alla fine
mi varrò del Padre Spinola; V. R. però potrà
scrivere al Padre Spadafora per la restituzione delle due robe,
mentre egli non viene più a Roma. Con questa posta, non
sono venute lettere da Sicilia, e invia bene le sue, e nostro
Signore lo benedica.
Roma, 26 febbraio 1669.
1669 03 16 AGT ms.
234, f. 114 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
Rev/do in Cristo fratello.
ando lacclusa
del signor Duca, e V. R. preghi nostro Signore per il casamento
si tratta del Principe, acciò segua quello sia di suo maggior
servigio. Per gli scritti della b. m. del signor Marascia, ne
scriverò al signor Duca, perché qui non cè
niente, et ha fatto bene a raccomandarmelo particolarmente perché
teneva spedita per la stampa la storia di S. Mamiliano, Arcivescovo
di Palermo, cosa assai elaborata, et erudita. Il Luciano V. R.
lo può mandare con buona comodità, e col ritorno
del Padre predicatore, che credo verrà per questa volta,
nel resto la saluto caramente e preghi nostro Signore per me.
Roma, 16 marzo 1669.
1669 03 23 AGT ms.
234, f. 115 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. in
un piego separato il libro della cella di S. Caterina, quale ho
affrettato a stamparlo per darlo in luogo e tempo opportuno come
vedrà, e nostro Signore che lha ricevuto nel suo
ritiramento per mani del Padre generale di S. Domenico, in singolare
dimostrazione della mia devozione alla santità sua. Benedicano
di tutto il Signore, dal quale spero che questa opera suscita
molto alla fabbrica di una cella tutta sua. V. S. legga con attenzione,
che troverà tesori. Con prima comodità di mare ce
ne manderò più copie, come anco il giornale le mando,
e per adesso non le mando delle meditazioni, perché non
voglio distorcerlo dalla cella; le reliquie per la buona memoria
del nostro caro signor D. Paolo già lho procurato,
e belle. Detto signore mi aveva scritto che ce le mandassi accomodate
in tante statuette, che egli faceva la spesa. Ma perché
sono pezzi grandi non vanno in statuetta, è meglio in un
cassettino di ebano, con cristalli. V. S. avvisi al signor D.
Carlo Cesano, che spesa vogliono fare, perché mandarle
senza accomodate, poi sarà di bisogno farlo costì,
ne avranno anco cosa buona, e forse con più spesa; aspetto
li loro avvisi. Ricevo il piego del Padre Giulio, e farò
tutto quello che potrò, e al modo solito risponderò
con gleffetti. Nostro Signore lo benedica con la signora
Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino
per me. Dalla città di S. Pietro, lora della cena,
il giorno del sepolcro, la settimana della passione, il mese et
anno dellIncarnazione. 23 marzo 1669. Il piego viene affrancato,
e ho pagato qui uno scudo, e se veniva come piego di lettere pagava
due scudi.
1669 03 24 AGT ms.
234, f. 116 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
icevo due di V.
S. con lavviso del trattato del matrimonio di D. Ferdinando,
e mi piace assai per la cognizione che ha della gran bontà
della signora Principessa; onde questa figliola non potrà
degenerare dalla madre. Poi secondo i discorsi umani, la maggior
dote, che V. S. deve procurare è il parentado, essendo
la Casa sola, et in questo partito non stimo tanto lo splendore,
quanto la continenza di tanti fratelli, e particolarmente del
signor Conte, che mi dicono riesce assai bene nelleconomia.
E anco ottima loccasione di fare le nozze in Aragona, e
si avanzerà gran spesa; pure è considerabile la
modestia di codesti signori e la poca dote sarà stimolo
a non cercar gran trattenimento in Palermo. Preghiamo di tutto
nostro Signore acciò faccia sortire quello sarà
di maggior suo servigio. Circa il canonicato di Girgenti più
giorni sono è stato provvisto in persona del signor Abate
La Placa, di moto proprio di nostro Signore e qui è venuto
a posta volando il signor Capolongo, che mi dice esser assai affezionatissimo
al signor Principe e sua Casa, e pure si cita questo matrimonio
per fatto.
Mando lacclusa del fratello Giuseppe Maria, e sopra le scrissi
della b. m. del signor Marascia mi sono ricordato che egli teneva
spedita per le stampe la storia di S. Mamiliano, cosa assai elaborata,
et erudita, V. S. mi avvisi come ne ha disposto, perché
è cosa di molto interesse per la città di Palermo,
e con loccasione, piacendo al Signore D. Ferdinando sarà
ivi, potrà fare questa cosa grata alla città. Credo
a questa ora le siano capitati i libri mandati in Messina, et
il Breviario, che io notai per scudi 6 e mezzo, poi lho
aggiustato per scudi 6; V. S. ne sgravi lamico. Ho dato
una scorsa allo scritto della mia Crocifissa, e mi pare la cosa
più soda mi è venuta, lo vedrò con più
agio, e intanto umiltà, umiltà, e preghi sempre
per me, come anco farà la signora Duchessa e tutti, ai
quali saluto caramente.
Dalla città di S. Pietro, lora della cena, il dì
del sepolcro, la settimana di penitenza, il mese et anno dellIncarnazione.
24 marzo 1669.
1669 03 28 AGT ms.
234, f. 118 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. due
fogli delle meditazioni, che per il passato per certa trascuratezza
dello stampare non hanno potuto venire. Questa settimana per via
di Messina ho mandato 6 tomi delle lettere del nostro buon Card.
Pallavicino, e lho levati pulitamente quei fogli (1);
mando anco 12 tomi della cella interna, e se V. S. ne vuole di
più, può scrivere al Padre D. Giovanni La Rosa a
cui ne mando 30 sciolti per smaltirli in Palermo, e perché
V. S. mi ha avvisato, che suole parteciparle aglamici, prego
V. S. a mio nome farne capitare uno al signor D. Lorenzo, e laltro
al signor Marchese di Capizzi, li nostri scritti antichi, pure
credo fosse grato al Padre maestro Bertino. Voleva mandare il
libro del giornale, ma non lho potuto avere prontamente
perché si smaltiscono di mese in mese, ma con diligenza
spero averlo, e lo manderò. Linvenzione di questa
opera mi pare averla citata.
Si mossero alcuni curiosi in Parigi a mandare alcuni foglietti
con le notizie dei libri curiosi che si stampavano in quella Università,
e così ancora dellesperienze matematiche, e mediche
si fanno in quella Accademia; qui hanno avuto tanto plauso, che
hanno preso cura di traslatarli, e anco aggiungerli le stesse
curiosità che occorrono qui in Roma e questi paesi vicini;
infine io li chiamo le gazzette letterate, simpara assai,
e con diletto, e però continuerò a mandarle.
Questa mattina appunto è venuto il signor D. Giosefatto
Capolongo con un altro gentiluomo palermitano di casa Castro,
del signor Principe di Caserta, et Aragona; si partono domani,
lho dato la raccomandazione calda di V. S. non avendo ora
con questa posta ricevuto lettere, lho dato quella devozione,
e restarono soddisfatti. La spesa per le rimesse è stata
in tutto 5 scudi romani, parlerò per rifare quella di D.
Antonino Labiso, ma io credo che tutte si siano spedite giusto
la nota venuta da costì. Nostro Signore lo benedica con
la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti
lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della licenza, il
giorno del sepolcro, la settimana della passione, il mese et anno
dellincarnazione. 28 marzo 1669.
(1) v. lettera in data 15 ottobre 1668
1669 03 31 AGT ms.
234, f. 117 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Rispondo alla lettera di V. R. del 15, e 23 spirante. Godo daver
trovato la vita del Padre Gio: della Croce in Brescia, e lattendo
con il ritorno del Padre predicatore, lopere del detto Padre
le tenga per se, perché non le ho, e pure sono in Palma.
Mentre V. R. ha avuto tale opera in Brescia, desidero con lo stesso
mezzo mi procurasse un opuscoletto di S. Bonaventura intitolato:
Bonum Crucis, fatto stampare da un Padre Cappuccino in Brescia,
in dodici, lo vidi molti anni sono in Palermo, e mi piacque molto,
né si trova, V. R. ne faccia diligenza.
La ringrazio molto delle orazioni mi manda traslate dal greco,
che sono devotissime. Godo sia cominciato il santo anno dello
studio di Filosofia e che per Pasqua farà lesame
della Fisica; V. R. si applichi tutto in materia di studi, che
con un lettore così valente spero farne assai avanzo. Il
Padre preposito ha scritto al Padre consultore D. Clemente, acciò
pagassi qui a suo conto scudi 8, al Padre D. Nicolò Lino,
e già lho pagato, e li rimborsa a V. R., il resto
glielo manda con il Padre Pallavicino, che parte Lunedì
per Bologna, ed ivi subito ce lo farà recapitare, ne qui
ho trovato altra comodità. Con questa posta non tengo lettere
di Sicilia. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi per me.
Roma, 31 marzo 1669.
1669 04 06 AGT ms.
233, f. 133 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta ne anche tengo lettere di Sicilia, il Padre Castelli
se bene per via di mare mi manda lacclusa del signor Duca
per V. R. e una cassetta di pistacchi, e perché la spesa
della condotta qui sarà molta, e poi questo regalo sarà
di poco comodo alla Casa, però ho risoluto farle vendere,
pensando che il denaro sarà di più gusto al Padre
preposito, si sono venduti 10 scudi, poco meno baiocchi, V. R.
dica al Padre preposito se ne tiene bisogno qui, oppure avvisa
a chi posso farli pagare in Bologna, ed è venuto appunto
questa elemosina per la santa Pasqua. Nel resto nostro Signore
lo benedica, e lo preghi sempre per me.
1669 04 07 AGT ms.
236, f. 307 copia (Al Duca di Palma, suo fratello)
engo più
lettere di V. S. risponderò con la posta seguente, perché
mi trovo con un lungo dispaccio, per il signor Marchese di Capizzi,
Principe di Castelferrato per la partenza ha fatto questa settimana
il signor Abate, suo figlio, da qui per Salamanca, ed io gli ho
scritto in tutto; e spero bene nella Madre SS.ma. Io sa V. S.
quanto stimo detto signore per le sue virtù, e ora maggiormente
perché ha rimesso detta partenza del sì, e del no,
e del modo a me con mandarmi tutte le polise, con tanta confidenza,
come potrebbe fare V. S. per un suo figlio. Onde è bisognato
corrispondere a tutto, lacclusa è per la nostra Serafica,
che come sacra al Signore è privilegiata. Riverisco la
signora Duchessa, saluto i figlioli, et a tutti benedico nel Signore
e mi raccomando allorazioni delle Mariane, e Minimi loro.
[07 aprile 1669]
1669 04 13 AGT ms.
233, f. 160 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
on questa posta
non sono venute lettere di Sicilia, per occasione di banditi,
che insidiano il passo, spero lavremo con la seguente. Con
la passata mandai a V. S. leditto di nostro Signore per
lorazione: ad implorandum gli divini aiuti per le cose di
Polonia, e Candia, e pregava, che ella facesse farle anco costì;
ora le mando una bolla che ha fatto il Papa detto con effetto
per tutta lItalia, e isole adiacenti, così godranno
anco il tesoro delle sante indulgenze. Mando il giornale (1) di questo anno, e già ho fatto legare
quelli di tutto il 1668 e lo manderò con prima comodità
con alcuni altri libri, e voglio darle unaltra nota in materia
di libri, che gli sarà di gusto. Il Padre Olderico Vecchio
già ha cominciato la stampa del proseguimento degli Annali
del Baronio volgare, saranno tre tomi, e se bene ci vorrà
da tre anni a finirli, io procurerò averli tomo per tomo,
e li manderò. Non mando il foglio della meditazione, perché
facemmo un poco di pausa, et a V. S. piacerà la cagione.
Per la Domenica in Albis si farà la solenne canonizzazione
del Beato Pietro dAlcantara, e della Beata Maria Maddalena
dei Pazzi, e sarà con pompa superiore alle antecedenti.
Or a me è parso fare qualche ossequio a questi gloriosi
santi, e se in quella del glorioso S. Francesco di Sales donai
luce gli Aforismi dellamor divino, ora faremo qualche cosa
per essi, e se bene si fanno molte cose, ad ogni modo sono per
ogni Santo in particolare. Io ho voluto fare unoperetta
con unione di tutti due, parendomi che Dio benedetto avesse fatto,
che il Sommo Pontefice accoppiasse questi Santi insieme, ai quali
egli tanto strettamente unì nel dono singolarissimo dellestasi,
spero sia gloria dei Santi, e consolazione dei fedeli, e forse
farò un rammento con le figure di questi Santi in estasi,
sapendo che la signora Duchessa gusterà questa operetta
per concorrere maggiormente a glorificare questi nuovi Santi,
e dopo cominciata la fatica, ho trovato, che il Beato Pietro morì
il giorno del nostro Natale, e la Beata Maria Maddalena fu favoritissima
del nostro S. Angelo.
Mi rallegro con le VV. SS. di questi miei protettori, e li preghino
per me, acciò possa imitarli almeno nella santa umiltà.
Il Titolo Cento estasi dei santi Pietro dAlcantara,
Maria Maddalena dei Pazzi, cinquanta delluno, e cinquanta
dellaltra raccolte in compendio. Nostro Signore lo benedica
con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, e Orfanelli,
e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della crocifissione,
il dì del sepolcro, la settimana del tradimento, il mese
di S. Tommaso, lanno della salute 1669.
(1) gli Avvisi
1669 04 13 AGT
ms. 234, f. 120 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta non sono venute lettere di Sicilia per occasione
dei banditi, che infestano il passo, spero lavremo con il
seguente. Per via di mare si ha nuova della strage di Mongibello
(1), e qui si hanno stampate le relazioni,
e le mando a V. R. per pregare il Signore, acciò mitighi
il suo SS.mo, e giustissimo sdegno contro i nostri peccati, e
faccia qualche devozione particolare. Nostro Signore lo benedica,
e saluto caramente il fratello Bonelli, e me li raccomando allorazioni.
Roma, 13 aprile 1669.
(1) eruzione dellEtna
1669 04 24 AGT ms.
234, f. 123 autog. (Al Duca di Palma, suo fratello)
ando a V. S. lopere
predicabili del Padre Manso, chè una ricca provvigione
per V. S., signor Arciprete, e Cappellano di monache, quali essendo
sei tomi, possono tutti goderne insieme. Alla signora Duchessa
lopere spirituali della madre Albergati, assai belle, e
i diari mariani del Padre Marchese, come mi comanda. Alle mie
Mariane la seconda parte delle cronache di S. Teresa, cose assai
proprie per loro, con altre cose assai buone per le Superiore,
e li nostri eremiti di Monte Calvario troveranno assai di imparare
dagleremiti fondati da questi Padri. Vengono di più
li principi mariani, come V. S. scrive, e le mando la metromerica
del mio gran Caramuele. Metromerica vuole dire sopra metro, cioè
unarte superiore allarte ordinaria dei versi. Egli
o trova li principi dei versi antichi, e ne dà nuova, e
più facili regole, o sinventa dei nuovi; poi fa alcuni
versi che si leggono per dritto, e per rovescio, per croci, per
triangoli, per scacchiera. Per esempio gioca il delfino, e fa
un pentametro, il rocco un esametro, e cento labirinti di quelle
sorti. Centoni, echi, parodie, anagrammi, enigmi, giochi, e tante
cose, che rende meraviglia e diletto; V. S. faccia, che il maestro
dei figlioli lo studia bene, e poi lo dichiari ai figlioli, e
riferisca a V. S. che sarà di gusto, e ricreazione; veda
particolare i giochi delle carte segnati con nomi, e verbi, dattili,
e spondei, e poi va a chi forma prima un bel verso, e molti altri
simili. Vedrà poi lonore che mi fa di aver impresso
alcune cose nostre, e nel modo vedrà, che lha fatto
ex se, perché in un luogo ci chiama: ex Duce Palmae filius;
le mando anco o rimando la storia manoscritta di Palma, perché
questa non è genio di Monsignore. Laltra scrittura
vè lho portata per cavarne qualche cosa di
buono, se bene come io le scrissi, non mi pare vi sia cosa perfetta,
finalmente le mando il viaggio delle Indie del signor Pier La
Valle lettura curiosissima e tanto da lei desiderata. Le raccomando
sopra tutto la storia della mia santa Teresa, che sono quelli
caratteri, che si fanno leggere, e vedere le grazie celesti, e
spingono ad amare Dio; qui, qui è la vera scienza. Nostro
Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, con mie Mariane,
e Minimi, e a tutti mi raccomando allorazioni.
Roma, 24 aprile 1669.
1669 05 04 AGT ms.
234, f. 124 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Devo risposta a due di V. R. e primariamente ringrazio nostro
Signore dellesame fatto con tanta soddisfazione dei Padri
esaminatori, come è venuta la relazione in consulta; se
bene il Padre Platamone non ha mandato la sua, V. R. la faccia
mandare, per potersi assentare lesame a libro. Attenda a
proseguire gli studi, e mi avvisi per quando finirà la
Metafisica, e sarà laltro esame, di tutto sempre
benedetto il Signore. Il Padre consultore D. Clemente lo saluta
caramente, egli dalla settimana santa in qua sta assai aggravato
di catarro, e però non risponde al Padre lettore, e Padre
Platamone, nella lettera venuta sotto piego di V. R. il quale
farà le scuse con luno, e con laltro, assicurandoli
del suo affetto, e che risponderà appresso. La storia della
Catalogna del Padre Sitaiolo, qui non si trova, né il Padre
maestro del sacro Palazzo ha voluto, che qui si pubblicasse, onde
in questo io non posso servirla, come farò delle figure
che comanda il Padre prefetto, e la servirò con la venuta
del Padre generale, comella mi cenna. Scrivo al Padre Platamone,
come V. R. gusta, ed è dovere; e qui nostro Signore lo
benedica, e preghi per me sempre.
Roma, 4 maggio 1669.
1669 05 11 AGT ms.
234, f. 126 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Mercoledì si mandarono al Padre preposito di Bologna scudi
10, per farli capitare a V. R. e sono quelli dei pistacchi per
codesto Padre preposito procurerò il libretto del Lucidoro,
e glatti del canzoniere dei nuovi santi, quale anco non
è stampato, e se bene sono libri, che non si vendono, ad
ogni modo savranno, come abbiamo quelli di S. Francesco
di Sales. Con questa posta non sono venute lettere di Sicilia.
La saluto caramente e me li raccomando allorazioni.
Roma, 11 maggio 1669.
1669 05 21 AGT ms.
233, f. 161 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
V. R. deve ringraziare nostro Signore dei benigni affetti della
sua divina provvidenza, impercioche dovendo chiamare a sé
il Duca, volle che prima lasciasse casato il Principe, che era
lunico suo negozio; egli è morto il giorno di Pasqua;
onde in giorno di tanta indulgenza, e che S. Bonaventura vuole,
che il Signore fosse stato nel Purgatorio, e liberate tutte quelle
Anime sante; spero che lAnima sua abbia anco partecipazione
a questa grazia con lintercessione della Madre SS.ma, alla
quale egli era tanto devoto. Resta a noi di attendere a viver
bene, per poi andarci a godere tutti nel Paradiso, per il quale
Iddio ci ha creato, in questa vita, che non ci serve per altro,
che per comprarci il Paradiso, né vi è altra porta
per entrarci, che una buona morte; allegramente fratello Giuseppe
Maria, al Paradiso, al Paradiso; oh che sono belle le parole della
colletta di questa settimana: ibi nostra fixa sint corda, ubi
vera sunt gaudia. Le mando lallegata del signor Principe
di Aragona, V. R. gli risponda brevemente, e spiritualmente. Da
Palma non abbiamo lettere, le avremo Sabato, V. R. non le scriva
fino che non abbia i loro avvisi: benedictus Deus. Per gli studi
godo si finiranno presto, V. R. attenda studiare, né pensi
ad altro; la venuta di Roma, che farò tutto io. Nostro
Signore lo benedica, e lo preghi per me.
Roma, 21 maggio 1669.
1669 05 25 AGT ms.
233, f. 162 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ando a V. R. lacclusa
venuta da Palma, appresso avremo avvisi più lunghi. Io
lho aperta per vedere qualche particolarità più
delle mie, et ho trovato una letterina di Suor Maria Serafica,
che mi pare appunto duna serafica, e mi ha tanto consolato,
che non può capirlo, non ho avuto tempo di farla copiare,
né ho voluto trattenerla per Mercoledì per non ritardare
a V. R. questa consolazione, e la prego a farne fare copia, e
mandarmela subito, e per lavvenire voglio rivedere queste
belle, e sante lettere, Benedictus Deus.
Il suo studio, o esame già è assentato, e sono venute
le risposte del Padre consultore e codesto lettore assai favorite.
Il Padre Platamone mi risponde con una straordinaria gentilezza,
V. R. me lo saluti caramente come fo umilmente al Padre preposito
ringraziandola caramente della lettera che mi fa per lultima
di 10 scudi, e desio servirla con tutto laffetto. Ho goduto
assai delle traslazioni greche, aspetto qualche bella cosa per
la festa dello Spirito Santo, e SS.mo corpo del Signore; fratello
Giuseppe Maria, amiamo Dio, amiamo Dio, amiamo sempre Dio.
Roma 25 maggio 1669.
1669 05 27 AGT ms.
234, f. 127 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Il Duca ha già
finito il suo viaggio (1), e spero con
viva fede che labbia terminato nel Paradiso, resta a noi
di camminare bene per poi anco arrivare ivi, ove ci godremo per
tutta leternità beata; ancora noi siamo creati per
il Cielo, onde bisogna ivi mettere tutto il nostro cuore, e mi
è venuto appunto questo avviso dei signori Principi dAragona
nel tempo, che nellorazione dellufficio si dice: ibi
nostra fixa sint corda ubi vera sunt gaudia.
Godo che quasi tutti i nostri buoni figlioli si trovano nella
strada sicura della santa religione, e il Principe, che grazie
al Signore tiene buona indole assai, et è nutrito dal Duca,
e da V. S. con tanta devozione, et ora passa ad una sposa, pure
figlia di signori devotissimi, e amorosi, come vedo per le lettere
che mi scrivono, sia anco per istradarsi per il vero sentiero
del Paradiso; V. S. ci cooperi tutto laffetto, e con tutte
le forze, perché questo è lobbligo di buona
madre, né può fare a Dio benedetto maggior sacrificio,
confidi tutto a Sua Divina Maestà, che vedrà miracoli
della sua divina provvidenza. Le mando per consolo spirituale
suo, e delle nostre monache la nostra crocifissione spirituale,
che in Milano ora lhanno resa volgare, e riesce devotissima,
saluto tutti, e benedico tutti, e così fo al signor Principe.
Al fratello Giuseppe Maria già lho scritto, come
doveva, e V. S. lo lasci in mia cura, e si assicuri, che sarà
il sollievo della sua Casa nel spirituale, e in tutto; nel resto
non dico altro, perché aspetto loro lettere, e di nuovo
la benedico nel Signore.
Dalla città di S. Pietro, lora della flagellazione,
il giorno del sepolcro, la settimana della Resurrezione, il mese
dellAscensione, lanno dellIncarnazione. 27 maggio
1669.
Il signor Duca a suo nome e di V. S. mi scrisse, che per il fratello
Giuseppe, e per me e per le mie stampe spendessi quello bisognasse,
io proseguirò fino a nuovi suoi ordini.
(1) parla della morte di Giulio Tomasi, suo fratello,
avvenuta il 21 aprile 1669 in Palma
1669 06 01 AGT ms.
234, f. 128 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. un fascio di lettere, e avrà occasione continua
di rallegrarsi della morte del buon Padre, non mi dilungo, perché
ha molto da leggere, solo le dico, che lindirizzo della
Casa, e del casamento grazie al Signore vanno benissimo; onde
a noi non tocca, che continuare lorazioni. Per via di Bologna
li capiteranno dieci scudi per suo deposito, e potrà spendere
con licenza del Superiore in andare a villa, o altro; et avvisa
tutto quello che occorre. Nostro Signore lo benedica.
Roma, 1 giugno 1669.
1669 06 01 AGT
ms. 234, f. 129 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
on questo ordinario
ricevo due di V. S. del 23 Aprile, e 4 di Maggio. Godo grandemente
che sia uscita dal monastero col corpo, ma non con lanimo,
e che anco porti labito di S. Benedetto, questa è
stata una uscita necessaria e gratissima al Signore più
di qualunque solitudine, quale ci concederà a suo tempo
perfettamente. In tanto può godere del privilegio di Papa
Alessandro (1) nella Bolla della fondazione
del monastero, cioè di entrare dodici volte lanno,
in detto monastero, et io pure procurerò altre licenze
del Papa presente; come il breve del monacato, ma circa questo
bisogna rassettare il Principe, et incamminarlo a negozi con la
Principessa, della quale mi scrivono gran talento, et io stimo,
che basterà un anno, e da poi torneremo alla santa solitudine,
quale io amo più di ogni altro, e nostro Signore la consolerà,
come lo prego continuamente. Circa allo stato presente del secolo,
V. S. la mattina fatta la sua orazione, rappresenti ai piedi del
Crocifisso tutti li negozi particolari, che le pare hanno da fare
in quella giornata, e domandi il suo aiuto per indirizzarli bene,
e poi il giorno operi allegramente nel nome del Signore, sfugga
sempre ogni sollecitudine, anco nelle cose spirituali, perché
la fretta imbarazza tutte le cose, procuri far tutto con pace,
non confidi di se stessa, confidi tutta in Dio, né voglia
altro che la sua santa volontà, e vedrà miracoli
della divina provvidenza. La Casa grazie al Signore resta con
buona entrata, e se bene vi sono debiti, V. S. con la sua prudenza
veda daccomodarli, e a me pare anco di vendere qualche cosa
per allestirsi, perché è meglio poco e netto, che
molto imbrogliato; la spesa delle nozze sia moderata, tanto più
che il lutto non ricerca pompe. Dica a D. Ferdinando, che si ricordi
quello che gli dissi più volte qui, cioè il santo
timore di Dio, e la pratica di persone virtuose, e godo entri
in una casa di signori devoti, particolarmente la Principessa
santa, et il signor Conte del Comiso, che mi dicono essere signore
assai diligente per la cura della roba; onde se ne può
scrivere per consiglio, e guida.
In oltre le dissi tenesse ancora la modestia, e particolarmente
due cose: una pretendere un punto meno di quello che può,
e laltro di spendere uno scudo meno di quello che ha. Il
fratello Giuseppe Maria è tutto mio, V. S. se ne riposi,
e spero nel Signore gran cose di lui, nel resto stia allegramente
e scriva, e comandi tutto quello che occorre, che io sono obbligato
a farlo; e se non risposi a quella lettera, che V. S. mi cenna,
fu perché ella mi scrisse che le rispondessi, senza che
lo sapesse il Duca, e a me pareva impossibile mandare lettere,
che egli non lavesse aperto; ad ogni modo opererò
in lui quanto V. S. voleva, e cennai a V. S. ciò con farle
dire del detto, che avrei detto una messa per lei, e il Duca mi
rispose, che del negozio ne faceva pregare nel monastero. Ma il
Signore che sapeva il tutto volle, che non sultimasse, acciò
ora V. S. lo servisse con aiutare il Principe, e alla Casa. Saluto
ad una per una, tutte le figliole, e a tutti benedico nel Signore
come fo a V. S. e a tutti mi raccomando nelle sante orazioni.
Lora della Colonna.
Roma, 1 giugno 1669.
(1) Alessandro VII
1669 06 06 AGT ms.
234, f. 130 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
ignora ricevo le
lettere di V. S. quali mi sono carissime e mi fa torto a dubitare,
che io non risponda, perché io stimo obbligo a farlo, e
atto di gran carità, e servizio del Signore; onde per farlo
mi leverò il sonno dagli occhi, e il pane dalla bocca.
Il pensiero di codesti signori di volere il Principe in Palermo,
già me lavvisa anco lo stesso Principe, e V. S. vedrà
quanto gli rispondo.
Circa il suo pensiero della santa Casa di Loreto, hic et nunc
non bisogna parlarne, perché intendo limbarazzo della
Casa; V. S. sola, giovane, e poco sana, sarà un tentare
Iddio, e poi queste vocazioni straordinarie il Signore le fa con
modi straordinari, che quando lui vuole, le fa senza che noi li
sappiamo. V. S. attenda, come io lho scritto per un anno
allaggiustamento della Casa, et indirizzo del Principe,
e Principessa al governo della Terra, e maneggio della roba, e
poi il Signore farà, che lo stesso tempo ci consigli; V.
S. pigli per scopo delle nostre felicità la sola volontà
di Dio, la quale la possiamo fare in tutti li stati, e quanto
lo stato è più coinciso alla nostra volontà,
tanto è più sicuro quello della volontà di
Dio, né si attacchi alla riuscita dei negozi, ma maneggiarli,
come vuole Iddio, e quando ha fatto questo, ogni cosa è
fatta; in fine tutta la nostra vita sia una continua orazione,
Fiat voluntas tua.
Saluto al signor D. Fortunato, e gli risponderò appresso,
così fo alle nostre Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti
preghiamo sempre il Signore. Fiat voluntas tua. Lora della
morte.
Roma, 6 giugno 1669.
1669 06 08 AGT ms.
233, f. 163 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Questa sarà solo per salutarlo, rimettendomi a quanto ho
scritto per le passate, Mercoledì le mando il cambio a
Bologna di scudi 10; spero a questa ora gli saranno capitati.
Godo della purga fatta, e si perfezionerà in [detto] medicamento
con prendere un poco di aria in villa col nostro cortese Padre
Platamone. Nel resto nostro Signore lo benedica, e lo preghi per
me.
Roma, 8 giugno 1669.
1669 06 15 AGT ms.
234, f. 131 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo particolare consolazione con le sue lettere a me e alla
signora Duchessa, e benedico il Signore delle grazie ci fa e lho
ringraziato particolarmente del beneficio della vocazione alla
santa religione, nella quale non sassaggia lamaro
assenzio del secolo, pregate il Signore che io non sia ingrato
a tante grazie. Ho pensato bene per liscrizione della lapide,
e ho scritto che mi avvisino quella scolpita, e che spazio resta
vuoto, per aggiungerci qualche altra cosa. Ai signori Principi
dAragona può scrivere ill/mi e ecc/mi, e così
alla signora D. Leonora Tomasi e Naselli, Principessa di Lampedusa;
V. R. scriva con fogli interi, e mezzo foglio di sopra la carta.
Così quando scrive a me e alla signora Duchessa lettere
lunghe può farle in foglio, o mezzo foglio, e poi con sopra
carta separata, perché vengono più pulite, e pure
sono religiose. Mi è piaciuta assai la devozione scrive
alla signora Duchessa e lorazione le manda Deus, qui nos
Patrem etc., ma cho posto a tergo, che lusino solo
in privato, perché nellufficio pubblico non è
lecito mutare le rubriche, e poi lufficio pubblico è
a nome di tutta la Chiesa, né è bene dire, Deus,
qui nos Patrem; se V. R. ama lumiltà, le sarà
grato questo avviso, come è anco grato a me, perché
rifletto alloccasione ci da di merito. Le mando laccluse,
quali ho voluto leggere per sapere quello che occorre, perché
siamo tanto lontani, che non bisogna aspettare avvisi davvisi.
Godo che il Principe stia occupato nei negozi, e lho scritto,
che faccia tutto senza fretta, perché la soverchia sollecitudine
strorpia anco le cose spirituali, e bisogna far le cose con passo,
et una dopo laltra, e mentre sattende alla prima non
pensare alla seconda, secondo quel detto: Age quod agis, e V.
R. gli scriva sempre qualche buon documento.
Quello che scrive la signora Duchessa per la visita della santa
Casa non mi pare negozio di una giovane, e sola. La meglio devozione
può fare alla Madonna è attendere per un anno ad
istradare nei negozi il Principe, e Principessa, della quale mi
dicono gran talenti, e poi rinserrarsi nel santo monastero, e
godersi Dio nella santa solitudine; V. R. rifletta a tutto, ne
faccia orazione, e poi risponda con la frase, che il Signore lispirerà.
Vi mando una lettera mi fa il signor Principe di Castelferrato,
Marchese di Capizzi, Padrone dei nostri fratelli Castelli, e mio
carissimo amico, et oggi è delle prime teste del consiglio
di Palermo, godrà di quello che scrive del Duca, e della
nuova Principessa. Il signor Card. Carpegna ha voluto un breve
esercizio per i suoi Padri del suo Vescovato di Albano, ne ho
fatto uno, e glè piaciuto così buono, e per
dir, come dice S. Eminenza, tutto sugo, che lha fatto stampare,
gliene mando una copia.
Roma, 15 giugno 1669.
Aspetto la lettera di suor Maria Serafica, e può lasciare
la fatica di copiare, perché veramente questo mi pare quasi
tempo perduto, e io la conserverò, e la farò copiare
daltro. Per gli scritti di suor Maria Crocifissa V. R. se
lintenda, come fo io al confessore, perché con esse
bisogna mostrare disprezzarle, e non farne conto; sono cose delicatissime,
bisogna attendere sempre sul sodo dellumiltà. Nostro
Signore lo benedica, e lo preghi per me.
1669 06 22 AGT ms.
233, f. 164 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. con quelle del Principe, del quale
anco le mando lacclusa. La lettera di suor Maria Serafica,
V. R. sbagli una per laltra, rimando questa, e mi mandi
laltra, della quale io farò copia, e poi anco la
rimanderò. Mando le cartuccie che V. R. mi domanda, e preghi
nostro Signore che io me ne approfitti. Non voglio lasciare di
avvisarle, come il Padre Oliva generale della compagnia ha applicato
600 Messe, e 600 corone per lAnima della b. m. del signor
Duca, sia per sua consolazione. Mi pare averle mandato una lettera
del Padre Maggio, che faceva a me, e comune a lei in questa occasione
del Duca morto, con grandissima espressione del suo affetto, e
che avrebbe mostrato ciò nellopera che ha da stampare
con la memoria della virtù di quello, è bene V.
R. ne ringrazi. Per il Lucidoro non ho fatto diligenza, e la fo;
ma è così antiquato, che bisogna trovarlo tra qualche
libraio a piazza Navona per caso, ove si trovano quei libri vecchi.
Riverisco il Padre Platamone, e mi avvisi se le sono capitati
i dieci scudi per via di Bologna. Nel resto nostro Signore lo
benedica e lo preghi per me.
Roma, 22 giugno 1669.
1669 06 29 AGT ms.
233, f. 165 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con lacclusa per la signora Duchessa,
e Principi di Aragona, quali tutte mi sono piaciute, ma questa
ultima e particolarmente quella alla signora Principessa di Lampedusa
lavrei voluta più spirituale, V. R. abbia per regola
generale in tutto e particolarmente nelle lettere, che sono cose
che restano, mostrare sempre il carattere di religioso, e se osserverà
bene questa regola, si libererà della ripugnanza [che]
tiene a queste lettere, e le farà con meno stento, e per
utile suo, e dei prossimi; V. R. legga la particella 128 del predicatore
del Panigarola, che tratta di questa materia, ed è veramente
aurea, e se la nota nella sua selva, ma più nel cuore.
Mi è piaciuta anco la forma scrive alla signora Duchessa
sopra questo viaggio esser unaltra ragione, perché
questi pensieri in queste sue angustie le danno, qualche sollievo,
o almeno divertimento e così omnia cooperantur in bonum.
La canonizzazione del nostro Beato spero sarà per la prima
solennità di canonizzazione, ma questo tempo non sarà
così breve, che non vi passano alcuni anni, però
ella attenda agli studi ordinari di filosofia, lingue, e retorica,
che sono la base di tutta la scienza. La figura pensava di mandarle
con la venuta del Padre generale, ma non sarà, se non dopo
la rinfrescata, attenderò se vi fosse buona comodità.
Vi mando unoperetta assai devota, che me lha mandata
il santo Marchese di Pianezza, che ne è stato il traduttore,
questo è il libro, dove studiava S. Bonaventura, e S. Paolo,
che diceva non saper altro: nisi Jesum Xtum, et hunc crucifixum,
questo sia il nostro libro, e il termine della nostra lettera.
Roma, 29 giugno 1669.
Da Sicilia con questa posta non sono venute lettere.
1669 07 06 AGT ms.
234, f. 133 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. laccluse venute da Palma, e le mando anco
le lettere che mi fa il Principe per godere del pensiero tiene
dellaggiustamento della Casa. Per landata in Palermo
glho scritto che aspetti lavviso di quello avrà
operato il Padre D. Giovanni La Rosa, che spero nel Signore avrà
aggiustato tutto, e poi noi non possiamo discorrere del fatto,
senza sapere tale risoluzione, per non mettere, come si suole
dire: il carro avanti ai buoi. In tanto preghiamo nostro Signore
ci guidi con la sua santa grazia, e confidiamo in lui, che mai
ci abbandonerà, come ne teniamo infinite esperienze. La
lettera che desiderava è quella, dove tutta è piena
del santo amore, e spiega quelle parole: cantate Dominum canticum
novum, che a me pareva fosse di suor Maria Serafica, ma a tal
contrassegno ella non potrà sbagliare. Al Padre Oliva donai
io lavviso della morte del Duca, con il quale egli teneva
conoscenza per lettere, e anco per relazione del Padre rettore
di Naro; anzi egli fu uno dei principali mezzi, che io tenni per
la signora Duchessa entrasse in monastero.
Ringrazio assai il fratello Bonelli della memoria che tiene di
me, e me li raccomando allorazioni, come fo al Padre Platamone,
e fratello Galletti.
Roma, 6 luglio 1669.
1669 07 13 AGT ms.
234, f. 134 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con quella per il signor Principe e
Padre Maggio, quali invierò tutte con questa posta.
Mando laccluse venute da Palma, e ringraziamo il Signore
che si abbia aggiustato il negozio dello stato di Palermo, che
è stata in buonissima forma, né io avrei saputo
consigliarle altro; V. R. ringrazi con parole generali la signora
Duchessa dellofferta le fa, e le può dire che lè
stata carissima, perché avendo noi costituzioni di non
poter domandare, ora nelloccasioni si varrà di questa
sua spontanea liberalità, né bisogna ricusar questa,
perché a questo non ci obbliga la nostra regola. Le mando
una medaglia dei nuovi Santi con la rubrica di Indulgenza, nei
quali il santo Pontefice è stato benigno, liberale.
Ringrazio il fratello Bonelli del saluto, e me li raccomando alle
sante orazioni, come fo a V. R. e nostro Signore lo benedica.
Roma la vigilia del mio S. Bonaventura e se nel Breviario greco
vi è qualche bella colletta me la mandi, e stimo di si,
perché li greci sono devotissimi al Santo.
13 luglio 1669.
1669 07 13 AGT
ms. 233, f. 167 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo le lettere
di V. S. e ringrazio nostro Signore dellaggiustamento fatto
per lo stato del Principe in Palermo, privatamente in Casa del
signor Principe di Aragona sino a primavera, che è stata
risoluzione ottima, né io poteva consigliarle cosa migliore,
e a quel tempo poi piacendo al Signore troveremo ben modo di stabilirli
costì di stato, bastando una volta lanno far qualche
corsa in Palermo in Casa del signor Principe; dico questo perché
bandirli sul principio affatto da Palermo gli sarebbe molto duro.
Voglio avvertire a V. S. che landata sia passato Settembre,
anzi aspettare che siano venute le piogge, e rinfrescato il tempo,
e con consulta dei signori medici di Palermo per non patire mutazione
di aria, che è pericolosissima, e qui se ne fa gran conto.
Questo è interesse comune, anco di quei signori, onde non
vi sarà difficoltà. Circa il suo stato già
io dal bel principio lavevo designato per un anno, come
gli scrissi; V. S. travagli allegramente, e si assicuri, che fa
un gran sacrificio al Signore perché oltre alla negazione
della volontà, vi è la carità grande verso
il figlio, la Casa, e la Terra, che tutte sono cose del Signore
ed io lassisterò continuamente con le orazioni nella
santa Messa; V. S. confidi tutto in Dio, e sua SS.ma Madre, e
vedrà miracoli della sua divina provvidenza. Ringrazio
infinitamente della larga, e benigna offerta che mi fa, affetti
della sua virtù senza mio merito, e me ne varrò
niente meno [come] faceva la b. m. del Duca, quale pure si era
esibito a nome di V. S.; onde queste sue grazie non sono nuove,
Iddio e la sua SS.ma Madre pagheranno tutto. Mando a V. S. otto
medaglie dei gloriosi Santi, S. Pietro dAlcantara, e S.
Maria Maddalena dei Pazzi con le rubriche dellindulgenze,
che sono grandissime. Una per V. S., una per il Principe, suor
Maria Serafica, suor Maria Maddalena, e suor Maria la mia Crocifissa
(dico mia perché io ci detti tal nome) laltro per
Alipiina, e due le può mandare alla signora Principessa
sposa, e Principessa madre, e ci mandi le rubriche ma se ne tenga
copia, et appresso per via di mare ne manderò quantità
per le nostre Mariane, Minimi, Orfanelli, e altri di Casa ai quali
tutti mi raccomando nellorazioni, e a tutti benedico nel
Signore.
Roma, la vigilia del mio S. Bonaventura, lora della licenziata,
lanno 1669.
Io ho cercato di scrivere quanto più chiaro ho potuto,
pure se sarò anco oscuro lavvisi, che pregherò
qualcheduno, che mi scriva, sono tanto imperfetto, che nemmeno
so formare caratteri.
1669 07 25 AGT ms.
234, f. 135 autog. (A D. Ferdinando Tomasi e Caro, Duca di Palma
e Principe di Lampedusa, suo nipote)
icevo le lettere
di V. S. del 19 e 27 con avviso del miglioramento della signora
Duchessa, e prima della consulta pensavano fare con il Padre Maggio;
godo di tutto, e come io scrissi per laltra ho certa fede
nel Signore si farà accertato il suo santo servizio, e
quando avremo questo, avremo tutto; V. S. si fermi con la signora
Duchessa su questo punto, chè il centro di ogni nostra
felicità, così ne prego il Signore istantaneamente.
Benedico la Tonnara e tutti li nuovi edifici e fabbriche, e V.
S. non lasci di farci dipingere questi buoni pescatori dei santi
Apostoli, che al comando del celeste maestro laxabant
. Le
mando altri tre fogli del signor Cardinale e le raccomando la
seconda parte del secondo capitolo del secondo libro, ove tratta
della necessità della santa orazione, che veramente è
miracolosa. Detto signore le manda la medaglia di questo anno
del Papa, dal quale egli lha avuta, solendo i Pontefici
ogni anno fare una medaglia con qualche loro azione, e la danno
ai loro amorevoli. Infine il signor Cardinale le partecipa tutto
il suo pregio, la lettera per le dimissioni per D. Paolo Modica
è stata bisogno rifarla, e per averla questa sera, e perché
io vado a cena con il signor Cardinale lascio ordine al portinaio,
che venendo, le faccia una sopra carta, e la mandi a V. S., al
quale con la signora Duchessa, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli
benedico nel Signore e tutti lo preghino per me.
Roma, 25 luglio 1669.
1669 07 27 AGT ms.
234, f. 136 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio V. R. della devozione di S. Anna, e godo della traduzione
fa in queste vacanze, e il pensiero tiene di tradurre tutte le
cose sacre greche, e lho dato al Padre Silos, che si diletta
di questa lingua, e gli piace molto, e qui con la grazia del Signore
con la sua consulta, e di altri periti potrà eseguire una
assai buona fatica; preghiamo nostro Signore guidi il tutto secondo
il suo santo servigio. Le mando lacclusa della signora Duchessa,
e lo benedico nel Signore, al quale mi raccomandi sempre.
Roma, 27 luglio 1669.
Quel Patrum Dei può dire Parentum, e sono formule greche,
et lato modo.
1669 08 10 AGT ms.
234, f. 138 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta passata non vennero lettere di Sicilia, però
non scrissi, ora le mando laccluse, e rispondo anco allultima
sua; e prima farò ogni diligenza per le croci di Caravacca,
e spero lavrò. Ma per lindulgenze dicono tante
gran cose, che io non ci credo niente, e essendomi capitata una
stampa di Spagna, con una nota tanto stravagante di questa indulgenza,
che io la donai ad un principale ministro della nuova Congregazione
delle indulgenze, acciò ordinassero che non si permettessero
queste stampe, mi è parso avvisarlo a V. R., perché:
veritatem quaerimus.
Circa il legato lasciatole dalla b. m. del Duca, V. R. scriva
alla signora Duchessa, che per curiosità vuole vedere le
precise parole del capitolo del testamento sopra ciò, perché
della forma che lui lha disposta resta vedere il dubbio
che ha mosso V. R.. Qui il nostro santo Padre ha voluto fare a
sua festa con un solenne miracolo in persona del figlio del signor
Duca Cafarelli infermo da 30 giorni, e quasi moribondo; lapparve
il Beato la notte antecedente alla sua festa, gli disse che si
alzasse che era sano, e di farci lo stesso giorno in SantAndrea
con stupore di tutta Roma e di già se ne farà processo,
e spero che sarà lultimo impulso per la sua canonizzazione,
lavviso per sua consolazione e per raccomandare tutto al
Signore nostro, e lo preghi anco per me.
Roma, 10 agosto 1669.
1669 08 17 AGT ms.
234, f. 139 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. lacclusa del Principe, quale si legge volentieri
per esser capace meglio dei negozi, e godere della brevità,
e chiarezza nello scrivere. Mando la croce di Caravacca, che sebbene
non è della grandezza la lei segnata, è però
severissima che è quel importa; e se appunto ne potrò
avere più grande, gliele manderò. Nel resto la benedico
nel Signore e lo preghi per me continuamente.
Roma, 17 agosto 1669.
1669 09 07 AGT ms.
234, f. 143 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
. R. ringrazi il
Signore della grazia grande ha fatto alla signora Duchessa. Il
sommo Pontefice, per la quale io fui ai suoi SS.mi piedi, e mi
ha favorito più di quello sperava. Ne gli mando copia del
Breve, et ho scritto alla signora Duchessa, che ella starà
con un piede nel secolo, e con laltro nel monastero; le
mando anco una lettera della signora Duchessa per vedere le grazie
maggiori le fa il primo, e sommo divino Pontefice Gesù
Cristo. Io lho scritto, che dorma allegramente unita al
suo Dio, né si affatichi, con lintelletto, il quale
con suoi discorsi cammina e conseguentemente allontana da Dio
lAnima, che gli sta unita. Benedictus Deus. V. R. mi rimandi
il Breve e la lettera, né di essa ne faccia motto con la
signora Duchessa, ma ne goda, e ringrazi il Signore il quale prego
a benedirla, et a me conceder grazia di cominciarlo a servire.
Roma, 7 settembre 1669.
1669 09 07 AGT
ms. 234, f. 144 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
l Principe mi scrisse,
che procurassi qualche altra licenza per V. S. entrare nel monastero.
Io non ho scritto più sopra ciò, perché le
cose bisogna prima farle, e poi dirle. Sono stato per ciò
ai piedi di nostro Signore, il quale con somma benignità
mi ha concesso grazia che V. S. insieme con Alipia possa entrare
sei volte lanno nel monastero, e per ogni volta pernottarvi
per cinque giorni; e questo si intenda oltre le dodici volte concessele
da Papa Alessandro. Onde V. S. si può dire, che stia con
un piede nel secolo, e con laltro nel monastero. Me ne rallegro
con V. S. e con tutte le figliole, e tutti rendiamone sempre grazie
al Signore e preghiamo per il santo Pontefice veramente Clemente,
che ci ha fatto una grazia tanto singolare, che non poteva far
più ad una Duchessa di Modena. Mando la copia del Breve,
perché loriginale lo mando al signor canonico Giandaidone,
acciò lo faccia eseguire in Palermo, e poi lo mandi a V.
S.. Godo molto delle sue lettere, e della chiara, e distinta relazione
mi dà del suo stato, e ringrazio nostro Signore dei favori
le fa, V. S. attenda, attenda a star quieta, e dormire nelle sue
SS.me braccia, né si affatichi con lintelletto, perché
sarà un voler impedire quello opera il Signore. Lintelletto
con il discorso sempre cammina. Onde quando lAnima sta unita
con Dio, se lintelletto vuole camminare con il suo discorso,
bisogna si allontani da Dio, V. S. si stringa con lui, et ha fatto
tutto. V. S. mi avvisi, se i 4 Breviari che vuole per le figliole,
vogliono essere dellufficio monastico, o pure romano; e
se li vogliono leggeri, se potranno pigliare in due tomi, semestri,
o in 4 trimestri, sebbene il carattere sarà piccolo, V.
S. avvisi il loro gusto. Saluto la mia Crocifissa, ma come la
vogliamo chiamare Crocifissa, se non tiene pene e croci? Stiamo
allegramente che il crocifissore è il nostro amatissimo
divin Crocifisso. Saluto anco tutte laltre figliole, et
il Principe, con cui questo è comune, che servirà
per quanto mi scrive, e gli risponderò al mio solito con
gleffetti; e nostro Signore li benedica tutti insieme con
le Mariane, Minimi, et Orfanelli, e tutti lo preghino per me.
Roma la vigilia della natività della gran Signora 1669.
1669 09 11 AGT ms.
233, f. 170 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. S. lacclusa della signora Duchessa, e abbiamo
sempre occasione di ringraziare Dio benedetto delle grazie singolari
[che] fa a tutti. Circa lo studio di costà, non ho avuto
tempo di parlare con il Padre generale, che sta occupato con visite
di licenze, e oggi è giornata di scrivere, lo farò
appresso; ma già V. R. sa il sostanziale, come le ho scritto
da principio, intanto nostro Signore lo benedica, e me li raccomandi
caldamente nelle orazioni.
Roma, 11 settembre 1669.
1669 09 14 AGT ms.
234, f. 145 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo le lettere
di V. S. con il piego del fratello Giuseppe Maria, e mi sono assai
consolato delle grazie grandi, che il Signore ha fatto, e fa al
Duca, et a tutti, e ne ringrazio continuamente la Sua Divina Maestà,
pregandolo a non mi fare morire ingrato alla sua somma beneficenza.
V. S. può mandare le lettere che scrive al fratello Giuseppe
Maria a parte, come faceva il signor Duca, perché così
si sparagna la fatica di replicare li negozi, e con un viaggio
fa due servizi e lo stesso può dire al Principe, se bene
spero, che il fratello Giuseppe Maria dopo le feste del santo
Natale verrà a questo studio di Roma, e le lettere saranno
comuni.
Voglio pregare V. S. che quando il Principe va in Palermo, che
credo stia in procinto le dia la cura della Torretta, per esercitarlo
nei negozi, e gli dica che da questo principio bisogna farsi onore,
e cercare davanzare quella terra, et anco lentrate
con cercare di far coltivare, e fruttare bene i terreni; e se
bene egli è giovane non pratico, ad ogni modo avrà
il consiglio del signor Principe dAragona, e del signor
Conte di Comiso, che intendo, sia assai curante alle cose, e cura
dei suoi stati; e sopra tutto trovi ministro fedele per soprastare
ai negozi, e stia sulla penna, facendo scrivere ogni minuzia,
perché qui non si perde, che carta, ma si può guadagnare
assai di sostanza. In oltre prego V. S. ad ordinare che di settimana
in settimana se gli avvisano i negozi di Palma, cioè laffitti,
e minutamente tutto quello che V. S. va operando, perché
così insensibilmente si va impadronendo dei negozi, e poi
quando ritornerà, non sarà uomo nuovo; e per fine
gli ricordi di leggere di quando in quando listruzione le
fece il signor Duca per il suo viaggio, che anco le servirà
in Palermo, e così pure quello lha scritto il fratello
Giuseppe Maria, et anco io; né bisogna scrivere nuove cose,
ma osservare, e praticare le già dette. Prego nostro Signore
a perfezionare tutto con la sua santa grazia, perché da
noi non possiamo niente, e siamo niente. Non rispondo al signor
Principe, perché non cè cosa di particolare,
e voglio che questa le sia comune, e comunicata da V. S. per farle
maggiore impressione. Godo, che V. S. e le nostre monache gustano
dei fogli delle nostre meditazioni, e di già ho detto allo
stampatore di mandarmeli, e se questa sera verranno a tempo, le
manderò, quando che non per la settimana seguente. Le mando
un libretto per lorazione tutto doro, V. S. lo leggerà
con gusto grande, breve, chiaro, e tutto frutto; se bene V. S.
non si parta dalla sua orazione, né voglia altro maestro,
che lo Spirito Santo, e questi libretti servano per quando manca
la manna, che cade dal Cielo, né V. S. lo faccia praticare
alle nostre monache, senza consulta del Padre D. Fortunato perché
la prima regola dello spirito è il Padre spirituale. Io
sopra questa orazione di quiete scrissi una lettera stampata negli
Aforismi dellAmor di Dio di S. Francesco di Sales. V. S.
lo confronta con questo libretto che tutti danno nello stesso,
e cioè che questa elevatissima e sicurissima orazione consiste
in uno sguardo amoroso al nostro Dio. Gustate, gustate, et vedete.
Benedico tutti, e tutti preghino sempre per me.
Roma, 14 settembre vigilia della santa croce 1669.
1669 09 21 AGT ms.
234, f. 147 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Il Padre generale si partirà la settimana seguente per
codesta volta, et al ritorno della visita mi ha detto che chiamerà
V. R. in Firenze, per condurlo qui, e mi ha soggiunto, che sarà
dopo Natale, et a tempo opportuno, che costì sarà
finito lo studio, e fatto lesame, preghiamo nostro Signore
indirizzi tutto per suo santo servizio. Le figure non posso mandarle
con il compagno del Padre generale perché sta impicciato
di robe, procurerò altra comodità. Da Sicilia questa
settimana non sono venute lettere, manderò la sua alla
signora Duchessa, della quale non è capitata lettera, cenna
il signor Principe, sarà stato forse sbaglio non mandarla.
Nostro Signore lo benedica, e lo preghi sempre per me. Roma, 21
settembre 1669.
1669 09 28 AGT ms.
234, f. 148 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
a settimana passata
non vennero lettere di V. S., e però lasciai di scrivere.
Con questa posta ne ricevo una piena dei santi sentimenti. Nostro
Signore la benedica sempre. Stiamoci sempre in braccio della sua
SS.ma volontà, né cerchiamo altri gusti, né
orazioni, né perfezioni. Bella cosa signora il nostro negozio
consiste, et è finito tutto in una parola: fiat voluntas
tua, non soggiungo altro, perché sarebbe guastare il fatto.
Mando il primo foglio del quarto tomo delle nostre meditazioni,
nel quale si considera la passione del Signore nella sua nascita
e fanciullezza, V. S. mi avvisi quelli che mancano del terzo stato,
nel quale si considera la passione nel ventre della Beatissima
Vergine che gliele manderò, et appresso continuerò
a mandarli questi seguenti fogli per consolazione sua e dei nostri
buoni figlioli, quali voglio, che quando il Signore gli comunica
qualche buon sentimento sopra questo, me lavvisino; ma non
voglio che lo procurino, come si suole dire a studio, e forza
di braccia, ma solo lattendano dalla divina misericordia.
Circa il sepolcro del Duca già le ho risposto, e per quello
tocca a quelle benedette ossa, basta farle una buona cassa di
cipresso, né si può, né deve provare altro.
Per la monaca di Cammarata, io dico in confidenza a V. S. che
a me non piace pigliare monache di altri monasteri, perché
sempre restano con quelle prime loro impressioni, et io vorrei,
che tutte le nostre monache fossero allattate con lo spirito,
che il Signore ha comunicato a codesto nostro monastero. Pure
ogni regola ha la sua eccezione, per quando si trovasse qualche
gran spirito, ma bisogna provarlo a lungo, et assai bene. Mi rimetto
però alla sua prudenza, e farò sempre quello che
ella mi comanderà. Con questa posta mando un cambio di
100 scudi al signor canonico Giandaidone per le spese avvisate,
come V. S. e signor Principe mi hanno favorito scrivere. Al signor
Principe non scrivo a parte, perché non ho cosa particolare,
V. S. gli parteciperà questa, lo benedico nel Signore come
fo alle figliole, et a tutti mi raccomando nellorazioni,
come fo alle nostre Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti.
Roma, 28 settembre 1669.
1669 09 28 AGT
ms. 233, f. 172 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. lacclusa, e avremo sempre occasione di ringraziare
il Signore della edificazione, et esempi ci danno i nostri buoni
parenti. Io già ho scritto, acciò il signor Principe
in questo stato di Palermo si faccia onore con attendere ai negozi
della Torretta, per poi trovarsi pratico in quel del ritorno di
Palma, V. R. gli scriva quello le parrà ma sempre per ragioni,
e non per imperio, perché luomo difficilmente si
lascia legare da altri, che da se stesso. V. R. più volte
mi ha replicato le sue afflizioni, io sempre lho raccomandato
al Signore come fo, ma voglio dirle una parola, che forse con
essa il Signore vi aprirà lintelletto e vi lenirà,
o allieterà tutto; se voi avrete vera conformità
alla volontà del Signore e vi rassegnaste totalmente, a
quella non direste mai più, che teneste afflizioni, ancorché
tutto linferno si scatenasse contro di voi; così
vuol Dio, né cè più male, né
bisogna pensare ad altro, e se vi pensate, è segno che
non siete ben rassegnato, e se non volendoci pensare, vengono
i pensieri, non li curate, così vuole Iddio, saluto tutto.
Dio lo benedica.
Roma, 28 settembre 1669.
1669 10 12 AGT ms.
234, f. 149 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta passata non scrissi, perché non vennero lettere
di Sicilia, neppure ne sono venute questa settimana, credo siano
stati affaccendati per il viaggio di Palermo; ad ogni modo V.
R. non lasci di scrivergli qualche lettera, perché gli
sono di consolazione, e poi sempre è bene per dargli qualche
incentivo alle cose spirituali, perché poveri secolari
hanno sempre di bisogno dello sprone. Nostro Signore lo benedica,
e lo preghi sempre per me per fare in tutto, e per tutto la sua
SS.ma volontà.
Roma, 12 ottobre 1669.
1669 10 19 AGT ms.
234, f. 150 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta sono venute lettere della signora Duchessa solamente
per V. R. credo avranno sbagliato le nostre, però ho letto
le sue, e ringrazio il Signore la passano tutti bene. Circa il
capitolo del testamento della b. m. del signor Duca V. R. lo conservi,
che qui poi consulteremo: quid agendum. Farò diligenza
per il Narciso Alfano, et avviserò, se si trova, et il
prezzo, ma la difficoltà sarebbe recapitarlo costì,
e già V. R. lha praticato, perché è
tanto tempo, che non mi ha potuto mandare la vita del Padre Gio:
della Croce, da me desiderata. Nostro Signore lo benedica, e preghi
sempre per me.
Roma, 19 ottobre 1669.
1669 10 26 AGT ms.
234, f. 151 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Ringrazio V. R. della nota dellorologio greco nel giorno
di S. Luca, e gliela pago con mandarle una devozione, che ho fatto
a questo glorioso Santo protettore del nostro Natale, pregatelo
che mi esaudisca, come io lo prego. Godo delle devozioni il Padre
Ribera lha mandato del mio S. Carlo, e della devozione,
che ella tiene di andare a riverire il suo sacratissimo corpo,
e mi pare ottima la congiuntura dellandata di codesto rev/do
Padre preposito in Milano, al molto rev/do Padre generale, può
conferire tutto con detto Padre preposito per trattarne con il
Padre generale, il quale disporrà quello le parrà,
sia maggior gloria del Signore e per le spese dirà al Padre
preposito che faccia tutto lui, che poi puntualmente sarà
compita. Mando lacclusa, e nostro signore lo benedica, e
lo preghi sempre per me.
Roma, 26 ottobre 1669.
1669 11 02 AGT ms.
234, f. 152 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello. Dal signor Battaglia computista del signor Cardinale
dEste, le saranno pagati fino a casa scudi dieci. Il libro
della vita del Venerabile Fra Gio: della Croce lo può raccomandare
in Bologna, acciò me lo mandino con la posta, che vi sarà
poco porto. In Napoli il signor Viceré ha fatto una gran
festa al glorioso S. Pietro dAlcantara, e particolarmente
una solenne processione, per la quale si sono fatti altari per
tutto; avanti la nostra Casa di Loreto nella strada Toledo, ne
ha fatto uno il signor Marchese del Vasto nostro amorevole, e
ne ha tenuto cura il Padre Maggio, ne le mando la relazione in
stampa, che le sarà di molta consolazione; nostro Signore
lo benedica, e lo preghi sempre per me.
Roma, 2 novembre 1669.
1669 11 02 AGT
ms. 234, f. 153 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo le lettere
di V. S. et ho goduto molto, e ringraziatone umilmente il Signore
di quello che scrive al fratello Giuseppe Maria la nostra Serafica
attorno alle belle galanterie si trovarono nel gabinetto del signor
Duca, e ne ho lacrimato per allegrezza, sperando che quel sangue
sia oggi convertito in splendori di gloria. Lo stesso ho fatto
per i buoni portamenti del Principe, e che segua la via di suo
Padre. Signora queste sono grazie tanto singolari, che dovremmo
spendere tutte lore in ringraziamenti, ma il meglio ringraziamento
è ricevere allegramente tutte le cose contrarie che ci
manda il Signore; anzi, che questi sono le maggiori grazie, quali
noi dovremmo più stimare, e i Santi che le conoscevano,
non bramavano altro. Così Teresa: aut mori, aut pati, o
morire, o patire, e con questo desiderio noi siamo fatti padroni
del mondo, dellavversità, e di noi stessi. Ho veduto
quello che V. S. scrive delle lettere del Padre D. Emanuele, e
mi meraviglio, come per quella lettera scrive a me, et io mandai
al Principe non cenna, né anco in parte tal cosa, prego
nostro Signore e speriamo in lui, che: omnia cooperantur in bonum.
Procurerò i Breviari monastici, che manderò con
prima comodità, mando le meditazioni, che sono il fine
del quarto mese, et appresso verranno quelli dellaltro.
Nostro Signore la benedica con le figliole, e tutti preghino sempre
per me, e mi raccomando alle Mariane, Minimi, Orfanelli e tutti.
Roma, 2 novembre 1669.
1669 11 05 AGT ms.
234, f. 154 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo le lettere
di V. S. et ho goduto molto di quello che scrive la nostra Serafica
al fratello Giuseppe Maria dei buoni portamenti spirituali del
Principe, e spero, che continuerà in Palermo; perché
la signora Principessa dAragona è spiritualissima
e pure mi dicono, che tutta la Casa è devota, pure non
mancheranno di raccordarlo con lettere, e sopratutto con lorazioni,
perché queste sono cose, che si hanno da procurare dal
Cielo, che per via umana. Ringraziamo il Signore che ci ha dato
questi buoni principii, che sono insoliti nei giovani, et il Signore
che ha cominciato lopera, la perfezionerà. Confidiamo
tutto in lui, e farà tutto lui. Mi è piaciuto assai
laffitto della Torretta, e Colli, e lo stimo utilissimo
per la Casa, et io in tanto scrissi di applicarci il Principe,
perché credeva non fossero affittati; e basterà
ora attendere allavanzo del vassallaggio, et assistere,
e sopra intendere ai negozi, e liti, che non mancheranno. Mi è
piaciuto assai lesempio che V. S. mi dà del suo stato
spirituale, cioè del gioco di tira, et allenta; e per consolazione
di V. S. voglio dirle una bella sentenza, soleva dire il mio S.
Carlo, cioè che non era il maggior segno damor di
Dio il morire per Dio; questo detto pare un enigma oscuro, ma
il Santo la dichiarava così, chi muore per Dio, va a godere
Dio; ma chi lascia lorazione e contemplazione di Dio, per
servire Dio nelle cose temporali, questo è pena peggiore
della morte, e così è maggior segno damore
di Dio, mentre per la sua volontà accetta tal pena.
Dunque signora allegramente perché ella serve più
Iddio in questi imbarazzi del mondo, non voluti da lei, ma mandateli
da Dio, che se pigliasse il martirio, o morisse per Dio. Tanto
che V. S. non ha occasione di querelarsi, ma di godere, e ringraziare
Dio delle grazie che le fa, questo è un punto di meditazione
che ci fa diventare Paradiso ogni punto e V. S. se ne serva per
rimedio in tutte le contraddizioni, et angustie; diamo in questo
gusto a Dio, non cè più niente, avremo conseguito
quello che desideravamo. Nostro Signore le farà intendere
meglio quello che io né meno rozzamente ho saputo scrivere.
Un pezzo fa, mandai al Padre D. Fortunato un libretto del Banco
spirituale, né nho tenuto risposta, V. S. lo faccia
avvisare, perché se si fosse smarrito, ne manderò
un altro, perché è unoperetta assai bella,
e fruttuosa. Mando alle nostre Mariane una bella festa fece fare
una volta alle sue monache santa Maria Maddalena de Pazzi,
la quale io lho avuta manoscritta dalle sue stesse monache
di Firenze, e non va fra lopere stampate, spero le sarà
di molta consolazione e potranno fare qualche bello esercizio
ad imitazione di questo della Santa. Non le mando il foglio delle
nostre meditazioni, perché voglio che attendano tutte a
questo scritto, e nelle cose dello spirito basta una cosa, ma
buona fatta. Nostro Signore la benedica con tutte le figlie, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutti preghino per lo santo Amore, amore,
amore. Roma, la vigilia del B. Andrea 1669.
1669 11 05 AGT
ms. 234, f. 155 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando lacclusa venuta da Palma, et ho goduto molto di quella
della nostra Serafica, quelle galanterie trovate nel gabinetto
del Duca, mi hanno cavato le lacrime per tenerezza, e mi è
piaciuto in sommo il buon principio spirituale del Principe, che
in un giovanetto non si può desiderare di vantaggio, e
spero che in Palermo continuerà, e si avanzerà,
perché va in una casa spiritualissima; V. R. lassista
con lettere, ma sempre con dolcezza, e principalmente con lorazioni,
perché questi sono negozi, che vengono tutti dal Cielo;
e Dio che ha cominciato perfezionerà lopera. Tutti,
tutti a Dio, a Dio. Roma, la vigilia del nostro santo vecchio
B. Andrea 1669.
Alla signora Duchessa ho scritto una lunga lettera, spero ne sarà
consolata; V. R. le scriva, che confidi in Dio, né altro
bisogna fare, e vedrà leffetti di quella somma provvidenza.
1669 11 16 AGT ms.
234, f. 157 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo le lettere
di V. S. e in prima voglio farle unamorevole correzione,
perché la vedo troppo sollecita della salute mia, e del
fratello Giuseppe Maria. Signora quando noi facciamo la volontà
del Signore sempre stiamo bene, e però potendo noi sempre
fare la volontà del Signore manca sempre per noi a non
star bene. Si fermi su questo, né sia più sollecita
daltro. Ricevo lo scritto della mia Crocifissa, lo vedrò
con agio e V. S. faccia continuare a mandarmi tutto quello che
segue. La settimana passata le mandai lapparecchio per il
santo Natale di S. Maria Maddalena de Pazzi, ora le mando
unoperetta stampata nuovamente della detta Santa, che sarà
assai opportuna per le nostre monache, e buone Mariane. Non mando
il nostro foglio delle meditazioni, per godere meglio questa operetta.
Le mando lacclusa del Padre D. Emanuele, e dice che la nuova
spesa è una bagatella, onde io sono entrato in pensiero,
che costì si fosse sbagliato, altrimenti è una sua
gran semplicità, et io ho scritto a V. S. e prima scrissi
al Duca, che egli è assai buono religioso, ma non pratico.
V. S. fa bene a non voler pagare tanta gran somma, e nel resto
guidi il negozio con il dovuto decoro, e cautela, che seguirà
tutto con il buon consiglio del signor Principe dAragona.
Prego nostro Signore faccia seguire tutto in suo santo servizio
e V. S. si rimetta tutta a lui, che vedrà sempre gleffetti
della sua divina provvidenza. Non tengo lettere del Principe,
e i tre suoi cappelli che mi ha ordinato, già lho
commessi al signor Abate Astuti, che è affezionatissimo
e diligente. Nostro Signore la benedica con le figlie, e tutti
preghino sempre per me, come fanno le Mariane, Minimi, Orfanelli,
e tutti amiamo Iddio, amiamo Iddio non altro.
Roma, 16 novembre 1669.
Credo avremo Vescovo di Mazara il nostro Padre Cicala, e lavremo
Superiore nella Torretta, lo raccomandino tutti al Signore.
1669 11 23 AGT ms.
234, f. 159 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo le lettere
di V. S. e godo molto, che il foglio delle meditazioni sia venuto
appunto quello toccava. Ora le mando il primo del quarto stato,
e tomo, e così seguiremo ordinatamente e ne aspetto li
sentimenti delle nostre monache per mezzo del loro Padre spirituale,
con il quale devono comunicare tutto, e questa sottomissione è
la vera umiltà; e nel resto mi piace assai la loro mutezza.
Lo scritto mi manda del signor Duca è un compendio dellintroduzione
alla vita devota di S. Francesco di Sales, e credo sia assai bello
per esser scritto più con il cuore, che con la mano, e
procurerò di trarne copia, se potrò, et io resto
consolatissimo di questa fatica in un Signore tanto pieno di negozi,
et accuso la mia pigrizia. Veramente quella operetta del Santo
di Sales dovrebbe esser sempre letta, et almeno una volta lanno,
come mi scriveva lo stesso Duca, e desidererei che lo stesso facesse
il Principe, perché questo solo libro basta a felicitare
un uomo in terra, e poi farlo santo in Paradiso. Farò ogni
diligenza per la licenza di potere entrare la nostra Principessa
nel monastero, tanto più, che intendo esser devotissima,
perché altrimenti io non lodo certe visite di complimento.
Signora tutto il nostro pensiero ha da essere al profitto spirituale,
tutto il resto è vanità. Dio, Dio non altro.
Roma, 23 novembre 1669.
Mi raccomando, e ricordo allorazioni delle nostre Mariane,
Minimi, Orfanelli, e benedico tutti nel Signore.
1669 11 30 AGT ms.
234, f. 158 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
ando a V. S. lacclusa
del fratello Giuseppe Maria, et anco una nota delle cause che
vi vogliono per aver dispensa per potersi ordinare: in tribus
diebus festivis, acciò V. S. se ne serva nelloccasione
che vuole simili Brevi, e di presente mi avvisi quale di queste
cause tiene il chierico Gallo, perché senza una duna
di queste, non si può spedire il Breve. Ieri si è
fatta promozione di sette Cardinali: Mons. Nerli, Arcivescovo
di Firenze; Mons. Altieri, Vescovo già di Camerino; Mons.
Cerri, auditore di Rota; Mons. Acciaioli, auditore della Camera;
Mons. Pallavicino decano della medesima Camera; Mons. Buonaccorsi,
tesoriere; et il Padre Bona, Abate di S. Bernardo. Di più
ha dichiarato per il Cardinale già nominato per Spagna
Mons. Porto Corriero. Il Padre Bona è amico mio antico,
come V. S. potrà vedere nel libretto degli Aforismi dellAmor
di Dio, dove lo nomino con il dovuto onore. E soggetto veramente
degnissimo di spirito, e lettere, et appresso la corte è
Papabile, è veramente tenerissimo, un altro Pio V, V. S.
lo raccomandi e faccia raccomandare al Signore con ogni affetto.
Li cappelli sono allordine, e qui teniamo a padron Cirigione
per costì, onde verrà quanto prima; nel resto gli
raccomando lesercizio della santa orazione, et insieme con
la signora Duchessa li benedico nel Signore come fo a tutti codesti
miei signori dAragona, quali riverisco umilmente.
Roma, ultimo novembre 1669.
1669 12 06 AGT ms.
234, f. 160 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Modena)
ev/do in Cristo
fratello.
Con le lettere di V. R. intendo lanticipata venuta costì
del molto rev/do Padre generale, ad ogni modo spero che questa
arriverà a tempo opportuno, e già i Padri consultori
inviano le lettere per Modena. Io con loccasione mando un
Breve per servizio della religione al Padre generale, le scrivo
anco del suo viaggio, anzi lo prego a farlo scorrere fino al santo
monte Verallo, per fare compita la devozione di S. Carlo, se pure
vi sarà lopportunità del tempo, et il gusto
del Padre generale, perché la principale devozione è
la volontà del Superiore, e noi per lo più nescimus
quid petamus. Le mando la lettera per il Padre visitatore Morando,
come le cennai, et anco le saranno pagati dal signor Battaglia
scudi 25 per il viaggio, se bene V. R. non attenda a comprare
libri, ma solo a trovarli, e notarli, perché poi se bisogneranno,
li faremo prendere da quei Padri con più agio. Voglio però
che prenda il libretto del santo monte Verallo, e sia regola,
che quando va a qualche devozione, o città, cerchi prima
sempre di vederne qualche libro; ne tratta, perché così
poi ne godrà più, come di cosa provveduta, e quello
si dovrà fare in 4 giorni, si fa in uno. Mando lacclusa
lettera venuta da Palma, e da Palermo, e vedrà particolarmente
quello che scrive la signora Principessa dAragona, e di
tutto dovremo sempre rendere continue grazie al Signore il quale
lo benedica, e lo preghi sempre per me.
Roma, 6 dicembre 1669.
Farò scrivere dal Padre D. Federico Borromeo al Padre Borromeo,
suo fratello in Milano, acciò lo favorisca nella soddisfazione
delle sante devozioni, nelle quali tutte si ricordino di me, e
me ne manderà un bel diario, se così piacerà
al Signore. Voglio anco avvertirle unosservazione, che il
Principe arrivato in Palermo, e si fece lo sposalizio il giorno
del nostro Beato Andrea, non solo santo della nostra religione,
ma devotissimo della Casa della signora Principessa dAragona
D. Emanuele Castiglia, quale ogni anno ci faceva la festa a sue
spese, e spendeva 100 scudi, ce lho voluto avvisare per
sua consolazione e nostro Signore di nuovo, e sempre lo benedica.
La ringrazio della devozione dellImmacolata, che conserverò
per domani a vederla, giorno della sua festa.
1669 12 07 AGT ms.
234, f. 161 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo la lettera
di V. S. con lavviso della partenza del signor Principe,
il quale mi avvisa da Palermo il suo arrivo, che fu il 10, giorno
del Beato Andrea Avellino santo della nostra religione, e devotissimo
del signor D. Emanuele Castiglia, padre della signora Principessa
dAragona, il quale ogni anno faceva la festa a sue spese.
Onde ne sono restato consolatissimo tanto più che ne ho
veduto i buoni effetti, perché il Principe mi scrive aver
trovato una casa di santi; e la signora Principessa dAragona
mi fa una lettera con tanta soddisfazione, e consolazione della
parte del Principe, che non si può dir di vantaggio, la
voleva mandare a V. S. ma ho stimato meglio dare questa consolazione
al fratello Giuseppe Maria con mandarla a lui. Ricevo anco lo
scritto della mia Crocifissa, che lo vedrò con comodità.
Signora le grazie che Iddio fa a tutti questi nostri figlioli
non si possono comprare con oro, et argento, pure ne dovremo continuamente
ringraziare la Sua Divina Maestà e metterci come cera nelle
sue mani, acciò disponga di noi a suo beneplacito. V. S.
ha fatto bene ad anticipare lavviso per la disposizione
della roba, perché essendo il paese lontano, bisognerà
forse fare molte repliche. Io dirò ora schiettamente quello
che intendo, e ne aspetterò il suo parere. A me pare, che
venendo il signor Principe, e Principessa ci rassegni il governo
et entrate di Palma, et anco tutto il mobile della Casa, perché
le donne stimano più questo, che ogni altra cosa; si riservi
però quello che comodamente ha bisogno per suo uso, e di
Alipia.
Nel resto maneggi tutto, perché non è bene prima
darle larga mano, e comodità di spendere, et anco bisogna
tenerle qualche freno, e poi con il tempo assicurati della riuscita
potremo risolvere quello sarà servizio del Signore, e così
V. S. avrà più mano di limpiarle la Casa dei debiti,
e questi stimo, che a loro sarà carissimo. Tutti questi
discorsi, et ogni ottimo ordiniamoli a nostro Signore perché
non vogliamo operare punto, che non sia a gloria sua. Saluto le
figliole, le Mariane, li Minimi, Orfanelli, benedico tutti, et
a tutti mi raccomando.
Roma, 7 dicembre 1669.
1669 12 07 AGT
ms. 234, f. 161r autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
ingrazio nostro
Signore del suo arrivo in Palermo, giorno misterioso, come scrivo
alla nostra santa Principessa dAragona, ella mi scrive assai
bene di lei, e io spero, che se non sarà tale, gli diventerà
presto con la stanza nella Casa di codesti signori che come ella
mi dice, è tutta devozione, e godo particolarmente delle
tante buone vene del signor D. Francesco, al quale pure scrivo
una lettera. Farò diligenza alla posta per le lettere di
Spagna, e anco per la spedizione del quadro del signor Pietro
del Po, et il Padre Cicala ci assiste continuamente. Nel resto
la saluto caramente, e riverisco la signora Principessa, e prego
nostro Signore me li faccia tutti santi.
Roma, 07 dicembre 1669.
Mando a V. S. larmi dei nuovi Cardinali, non scrivo laltri
Prelati nuovi, perché suppongo, che egli continui le gazzette,
come faceva il Duca di b. m. e sono notizie necessarie per un
signore.
1669 12 14 AGT ms.
234, f. 162 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
on questa posta
non sono venute sue lettere, le mando lacclusa del fratello
Giuseppe Maria con il foglio delle meditazioni soglio mandare
alla signora Duchessa e nostre Mariane, alle quali V. S. manderà
subito, e gli incarichi, che in questo tempo di conclave preghino
strettamente, e facciano qualche esercizio particolare per lelezione
di un ottimo Pastore, e si tratta del maggior negozio ne teniamo
in terra, e pure V. S. faccia dire qualche Messa allo Spirito
Santo, e raccomandi il negozio a tutti gli amici spirituali. Ho
fatto diligenza alla posta per le lettere di Spagna e ne ho trovato
molte per il signor Principe dAragona e lo stesso mastro
corriere le manda con questa posta, V. S. faccia vedere costì,
che lavranno subito. Riverisco la signora Principessa nostra,
e tutti codesti miei signori dAragona, così alla
signora Duchessa in Palma, della quale aspetto sue lettere, e
nostro Signore li benedica tutti, come io desidero.
Roma, 14 dicembre 1669.
1669 12 21 AGT ms.
234, f. 163 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Bologna)
ev/do in Cristo
fratello.
Benedetto il Signore che: disponit omnia suaviter e così
quanto meno pensavamo sarà a Roma, e in congiuntura tanto
buona, quanto di vedere il nuovo Vicario di Cristo. Mando questa
per Bologna, come ella mi cenna, e scrivo lacclusa al Padre
Spinola per la spesa che occorresse, non mi estendo in altro,
perché sta in viaggio, e spero nel Signore rivederla quanto
prima, preghi sempre per me, e non altro.
Roma, 21 dicembre 1669.
1669 12 23 AGT ms.
234, f. 164 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
icevo la lettera
di V. S. con la ricevuta del foglio del primo di Febbraio, e ora
le mando appunto quello del primo di Marzo. Credo già le
siano capitati i libri con il padron Andriatta per una lettera
scrive il Padre preposito di S. Giuseppe al Padre Cicala, e pure
desidero sapere, se li sono capitati glaltri mandati per
via di Messina in due volte. Mando lacclusa del fratello
Giuseppe Maria, e qui riverisco la signora Duchessa, e saluto
i figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti benedico nel Signore
e tutti lo preghino per me.
Dalla città di S. Pietro, lora della cena, il giorno
del sepolcro, la settimana della passione, il mese della perfezione,
lanno della salute 1669.
Il primo verso nella prima meditazione è quel verso tanto
famoso del Marino.
1670 01 04 AGT ms.
234, f. 168 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
on questo ordinario
ricevo tre pieghi di V. S. con altri tre per il fratello Giuseppe
Maria, il quale già è per strada per venire qui,
e spero lavremo per la settimana [che] entra. Il Padre generale
mi scrive, che in Modena fece una predica mirabile, e pure un
dotto esame della Filosofia, io applico tutto allorazione
di V. S. e delle buone sorelle, e particolarmente del Duca suo
Padre, né può credere V. S. quanto mi sia compunto
in intendere, che si fa processo della sua vita, e io veramente
desio approfittarmene con cominciare una nuova vita, e fare vera
penitenza dei miei peccati. V. S. mi aiuti con le sue orazioni,
né io pretendo altro, che un vero atto di contrizione,
e nel modo, e forma che vuole Sua Divina Maestà, signora
tutto il nostro punto sta qui etiam nelle virtù, e loro
desiderio: fiat voluntas tua e con tre parole avremo aggiustato
tutti i pesi. Mi dispiace non siano capitate le lettere, e libretti
al signor D. Fortunato, ne procurerò un altro, e gli scriverò
con la posta seguente.
Per lindulgenza nella cappella di Casa per il santo Rosario
mi informerò, e risponderò appresso. Godo dei buoni
avvisi del Principe in Palermo, infine le grazie del Signore sono
tante, che non dovremo tenere altro in bocca che: Deo gratias,
Deo gratias; benedico a tutti i figlioli, le Mariane, Minimi,
Orfanelli, et tutti lo preghino per me, e tutti sempre: Deo gratias.
Roma, 4 gennaio 1670.
1670 01 11 AGT ms.
234, f. 170 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo la lettera
di V. S. e godo molto dellapparecchio facevano con le buone
Mariane per il santo Natale, e spero che abbiano dato gran gusto
a S. Maria Maddalena de Pazzi, che ne fa lannuncio
alla Signora gloriosa del Cielo, ne lavrà retribuito,
e retribuirà il premio. Già il santo Bambino anco
si ci ripresenta nel Presepio, cerchiamo tutti con atti ferventi
damore a temperare la stagione fredda, che il tormento.
Signora amore, amore. Mando lallegata al Padre D. Fortunato,
che riferirà tutto a V. S. e però non replico altro;
fratello Giuseppe Maria grazie al Signore spero lavremo
qui per Lunedì, e perciò non le mando sue lettere.
Viene con gran gusto in questa santa città, e particolarmente
per vedere il nuovo santo Pontefice e Vicario di Cristo. Saluto
tutte le nostre buone figliole, Mariane, quali stimo come sorelle
in Cristo, e Minimi pure in Cristo fratelli, e tutti siamo: Christi
membra, et unum corpus, e il Padre Granata dice dottamente e devotamente,
che Cristo solo è nel Cielo, perché tutti gli altri
vi sono, e vi vanno come sue membra. Signora allegramente, che
tutti cum Christo unum corpus, unum corpus sumus.
Roma, 11 gennaio 1670.
1670 01 11 AGT
ms. 234, f. 169 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote)
ev/do in Cristo
fratello.
Il Padre generale si contenta che V. R. vada a sentire con gli
altri due il trattato: de Justitia et Jure, anzi lè
stato di gusto, per essere più ascoltanti. Nostro Signore
lo benedica.
1670 01 25 AGT ms.
234, f. 171 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
on questo ordinario
sono venute lettere di Sicilia, ma senza lettere di V. S. e mi
sono meravigliato come si fossero smarrite, o come ella non scrive
non tenendo, e al fratello Giuseppe Maria, altro che una lettera
dopo il suo arrivo in Palermo, ove io lho scritto più
lettere, e ho riscontro desserle capitate, così dal
Padre D. Gaetano Gravina, come del signor Principe di Villanova.
Sarà da V. S. il signor Matteo Macchia di Siracusa, fratello
del signor D. Antonio Macchia, sacerdote virtuosissimo, che più
anni sta in Roma, e mi favorisce continuamente qui in tutti li
negozi; onde io gli tengo grandissima obbligazione, e però
le raccomando caldissimamente detto suo fratello, qual viene per
alcun interessi di suo Padre, e V. S. mi fa grazia favorirlo con
tutto laffetto, e si valga dellautorità e favore
dei miei Principi dAragona, e signor Conte del Comiso, e
di tutti signori amici, perché in effetto desidero, che
sia servito; gli raccomando anco la stessa persona del signor
Matteo, acciò lo favorisca istradarlo anco nei negozi della
Curialità.
Nel resto nostro Signore lo benedica con la signora Principessa
e fo riverenza a tutti codesti miei signori.
Roma, 25 gennaio 1670.
Prego V. S. salutarmi il Padre D. Filippo Agliata, e dirgli che
io subito recapiterò le sue lettere.
1670 02 01 AGT ms.
234, f. 172 copia (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo una di V.
S. del 20 Dicembre dellanno trascorso, per la quale intendo,
che se la passino bene di salute per grazia del Signore ed appunto
da quel che V. S. mi dice, che si è fatta, prendo occasione
di dir quel che prima aveva in pensiero di scriverle, cioè
che non voglia strapazzarsi tanto, particolarmente nelle indisposizioni,
dico questo non a caso, ma per quel che so io, e V. S. già
sa, che: omnia tempus habent, né stimi che sia maggior
male in sanità il volersi trattare da inferma, che inferma
volersi trattare da sana, perché allultimo in quello
non vi è trasgressione di precetto, per loro ordinario,
come in questa, che si contraddice al parer dei Superiori, e dei
medici, in quello vi sarebbe eccesso di voler troppe comodità,
le quali alla fine per non esser proibite si possono fare per
Dio con merito, ma queste del 2° modo vi è accesso
di propria volontà ostinata contro lordine, che richiede
la nostra fragile natura, e lubbidienza dei Superiori, vorrei
che linfermità ubbidissero al medico, non il medico
allinfermità, in tutto ciò vorrei che lo considerasse,
così facendo si assicuri, che piacerà a nostro Signore
chè quanto si può desiderare in questo mondo,
per fine dunque le bacio le mani, e cordialmente la riverisco,
e saluto caramente le sorelle, raccomandandomi caldamente allorazioni
di tutte.
Roma, 1 febbraio 1670.
Mando il foglio delle stampe, comincia il sesto mese, e tomo,
e V. S. vedrà una nuova scena della sacratissima passione,
nostro Signore la benedica con tutti i figli, Mariane, Minimi,
e Orfanelli, e tutti lo preghino per me: et Passio Domini nostri
Jesu Christi, sit semper in cordibus nostris.
1670 02 14 AGT ms.
234, f. 173 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, S. Andrea)
ev/do in Cristo
fratello.
V. R. sottoscriva queste due polise, le porti al signor Vincenzo
Bonifacio, nostro amico antico, e poi scriva al signor canonico
santAngelo come parlassimo. Da Sicilia non sono venute lettere,
V. R. scriva, come pure parlassimo. Nostro Signore lo benedica.
Roma, 14 febbraio 1670.
1670 02 28 AGT ms.
234, f. 174 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, S. Andrea)
ev/do in Cristo
fratello.
Ho goduto molto della visita letteraria di Mons. Suarez, V. S.
sia un giorno a restituirla, e gli porti gli Aforismi, quod libet,
et mausolei, e gli dica, che non glie lo donò allora, per
non avere preso licenza del suo Superiore; io poi darò
altro a V. R. la quale cercherà di stringersi, e imparare
da questo virtuosissimo Prelato. Il Padre maestro Gabriele Bellio
di Ragusa, uomo dottissimo, sta alla foresteria nella Minerva,
e V. R. avrà gusto nella foresteria vedere una devotissima
galleria; aspetto risposta per il signor D. Nicolò, e subito
la farò avvisare. Da Sicilia questa settimana né
anco sono venute lettere, nostro Signore lo benedica, e lo preghi
per me.
S. Silvestro, 28 febbraio 1670.
V. R. potrà anco cennare a Monsignor Suarez che io ho stampato
la tavola aurea sopra lopere del Padre Diana; se bene non
la tengo io, perché la stampa il libraio Giacassone a sue
spese.
1670 03 01 AGT ms.
234, f. 175 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
opo molto tempo
ricevo una di V. S. e ringrazio il Signore dellabito preso
nel Cancelliere monastero di S. Benedetto sotto di cui milita
la sua religione, e godo che anco le sue sorelle siano benedettine,
e così anco unite nel spirituale, V. S. procuri tutte le
regole, et costituzioni della sua religione, e procuri osservarle
puntualmente perché non è labito che fa il
monaco, ma losservanza della sua regola; legga anco la storia
della sua religione per poterne discorrere, et insieme tanti buoni
cavalieri gli sono stati. Circa le cose di Spagna, solo dirò
a V. S. che il Padre D. Emanuele è un ottimo religioso,
ma non pratico come io scrissi da principio alla s. m. del Duca,
e però sarà stato traffico di qualcuno. Ho dato
le lettere al Padre Cicala, e spero avranno un Vescovo di grandissima
edificazione, e santo. Circa al segretario mi piace assai il carattere,
et ortografia, ma desidero vederne una lettera dei negozi, per
darci un sano consiglio, et in ogni conto V. S. ha bisogno di
segretario; mi avvisi anco la qualità del soggetto se ha
abilità di lettere, tiene ingegno, e applicazione, perché
quando ci sono queste condizioni, ci potremo mandare libri di
segreteria, e con lo studio gli uomini si fanno. Nostro Signore
lo benedica con la signora Principessa, e riverisco umilmente
la signora Principessa e Principe dAragona, e tutti codesti
signori.
Roma, 1 marzo 1670.
1670 03 01 AGT
ms. 234, f. 176 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
ordinario
passato non scrissi a V. S. perché non teneva sue lettere
per due poste, cagione dei tempi piovosi, con questa posta ricevo
una sua del 21 Gennaio, e godo molto della consolazione ha tenuto
nella dimora di cinque giorni del santo monastero; e godo poi
maggiormente della pena ha sentito nel lasciarlo, e dellinfermità
il Signore le dà, tanto più che si vede chiaro esser
cosa del Signore; mentre con lo stare in letto, se le raddoppia
il male; onde suole debilitarsi seco con questi regali, V. S.
legga tutte le vite dei Santi, e dei Servi di Dio, che hanno camminato
per questa strada, anzi lhanno desiderato, però stiamo
allegramente, che il maggior segno dellAmor di Dio è
il patire per Dio, et io ho per massima, che la vita passiva è
la più sicura, e la più perfetta, perché
ogni gran cosa, che facciamo noi, sempre cè qualche
proprietà, e vale più il patire una minima contraddizione
del mondo, o della stessa natura, che mille discipline, e mille
digiuni. Questi sono discorsi, che V. S. se le pratica, li troverà
veri e di grandissima consolazione, e pregate nostro Signore che
io me ne approfitti.
Ringrazio nostro Signore si sia finito il negozio dellabito,
e per conto del Padre Calascibetta solo posso dirle, che egli
è un ottimo religioso, ma non pratico, come io scrissi
da principio alla s. m. del Duca, onde sarà stato sopportato
dalcuno. Nostro Signore la benedica con le figliole, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino per me.
Roma, 1 marzo 1670.
1670 04 28 AGT ms.
234, f. 178 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
on questa posta
non ho lettere di V. S. spero sarà per esser tempo di partenza
per Palmo, ove oggi sarà arrivato a salvamento con la signora
Principessa, e godranno la quiete spirituale con la santa conversazione
della signora Duchessa, e sorelle, e spero che la signora Principessa
savanzerà assai nello spirito, che è quello
io sommamente le desidero, e ne prego il Signore. Mando lacclusa
del Padre Calascibetta, e lassicuro, come ho fatto sempre
della bontà, santità, et affetto del Padre, al quale
ho risposto, che scriva a dirittura a V. S. senza far tanto giro
di lettere, avvisandole averle mandato lacclusa, però
V. S. se lintenda con lui, e le scriva senzaltre mie.
Voglio tornare a raccomandare a V. S. il signor Andrea Macca,
particolarmente con scrivere al signor canonico Giandaidone nostro,
acciò lo favorisca per la causa di suo Padre, et anco per
inviarlo nei negozi della Corte, per potere trovare occasione
di vivere nuovamente in Palermo.
Il fratello Giuseppe Maria si trova in Frascati, et andrà
alla devozione di S. Benedetto in Subiaco, V. S. che cè
stato ne avrà particolar consolazione, per quello del Santo,
e per ricordarsi di quel devotissimo santuario, e qui a V. S.,
e signora Principessa benedico nel Signore.
Roma, 28 aprile 1670.
1670 05 03 AGT ms.
234, f. 180 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
icevo la lettera
di V. S. del 11 Aprile con avviso di avere dispensato i libretti,
ma non mi avvisa di avere ricevuto il suo, cioè letto,
perché questo è il vero ricevere dei libri, però
aspetto avviso di questa ricevuta con il frutto ne ha cavato.
Mando tre figure del nuovo sommo Pontefice, del quale ne scrissi
a lungo al fratello Giuseppe Maria, V. S. potrà partecipare
tutto al signor Principe dAragona, e con prima comodità
di mare manderò tutti li ritratti dei Cardinali, che già
sono allordine, e bellissimi, e sono costati una dobla.
Mando laccluse venute da Spagna, V. S. le mandi al signor
Principe dAragona, e vedano di finire quel negozio, già
io lho scritto le tante buone qualità del Padre al
signor Giustiniani, risponderò io solo, basta che loro
scrivano al Padre D. Emanuele, al quale io pure scrivo, che lho
mandato dette lettere. Riverisco la signora Principessa, et a
tutti due benedico nel Signore.
Roma, 3 maggio 1670.
1670 05 17 AGT ms.
234, f. 181 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
on questa posta
non ricevo lettere di V. S., né della signora Duchessa,
laspetto con la seguente. Per via di mare ho mandato un
fagottino con i ritratti in rame di tutti i signori Cardinali
viventi, che sono bellissimi, che è quello comandava il
signor Principe dAragona, al quale anco potrà donare
un libro con lepitaffi di tutti i Pontefici sino a Clemente
IX, pure vi è un libretto di lettere memorabili curioso;
e per le nostre buone monache tre vite di tre gran Serve del Signore,
e se bene ve ne è una latina, servirà per il signor
D. Fortunato, perché tiene gran dottrina mistica, e gli
servirà molto per la guida di quelle. Mando lacclusa
venutami da Spagna, et il solito foglio delle meditazioni per
la signora Duchessa, alla quale scriverò appresso per esser
lora assai tarda. Nostro Signore lo benedica con la signora
Principessa, così fa alla signora Duchessa, figliole, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino per me.
Roma, 17 maggio 1670.
1670 05 31 AGT ms.
234, f. 183 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
icevo la lettera
di V. S. del 2 cadente, e godo dellavviso mi dà della
partenza per Palma con la signora Principessa, per consolazione
della signora Duchessa, e per maggior bene loro, et aggiustamento
della Casa, per poi godere maggiormente lo stato di Palermo. Ho
veduto la nota dellorologio che desidera il signor Principe
dAragona, e spero servirla con ogni esattezza, perché
il signor Eustachio De Divinis, che ne è stato quasi linventore,
et è quel celebre mastro di telescopi, e microscopi, è
assai mio amico, e però appresso risponderò e spero
farlo con glaffetti, e manderò anco il martirologio
volgare, e per lei glannali volgari della Chiesa, che seguitano
a quelli del Baronio tanto studiati dalla b. m. del Duca; onde
credo, che anco ella lavrà letti, e così potrà
proseguire tutta la storia, che arriverà fino allanno
1535, e queste sono letture proprie dei cavalieri cristiani curiosissime,
e necessarie per i discorsi. Se V. S. non lha letti, li
legga, o torni a leggere, come faceva suo Padre; nel resto nostro
Signore lo benedica insieme con la signora Principessa, e pregate
sempre Sua Divina Maestà per me.
Roma, 31 maggio 1670.
1670 06 28 AGT ms.
234, f. 185 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
ingrazio nostro
Signore del buon arrivo di V. S. e signora Principessa costì,
e della molta consolazione, e soddisfazione ne ha tenuto la signora
Duchessa, alla quale devono stimare come madre, et esempio di
perfezione; V. S. in questo principio di governo ha da faticare
più dellordinario, e mostrare la sua applicazione,
giustizia, et amore verso i vassalli, perché da questi
principi si acquista la buona o mala fama, e poi ne resta il concetto
per sempre.
Onde vorrei, che ella in questi principii mostrasse tutto il suo
valore, le raccomando sopra tutto la carità, e lamore,
perché si suole dire che luomo si mangia col miele,
dia udienza a tutti, e buone parole a tutti, e quando non li può
consolare con lopere, almeno gli mostri amore, e faccia,
che li vassalli tratti come figlioli, e particolarmente con i
poveri, et infermi, visitandoli qualche volta, e mandandogli qualche
rinfresco, e deputi qualche gentiluomo vecchio, che abbia cura
dei poveri infermi, e che ne le dia conto. Quello che dico a V.
S. dico anco alla signora Principessa, alla quale raccomando particolarmente
la casa dellOrfanelli, e le povere donne inferme. Io intendo
gran buone nuove della virtù della signora Principessa,
onde non stimo, abbia bisogno dei miei ricordi, ma prego nostro
Signore che perfezioni quello che ha cominciato. Raccomando anco
a tutti la riforma delle spese, et attendere a limpiare la Casa,
volendo il Signore che la persona viva lesta e quieta per maggiormente
servirlo. Ho goduto di quello V. S. mi avvisa di aver scritto
per laggiustamento del Padre D. Emanuele Calascibetta, e
le mando una sua lettera, che mi è venuta ultimamente et
assicuro V. S. che detto Padre è santo religioso, e mio
antico amico, e fratello. Ho dato ordine per lorologio del
signor Principe dAragona, e spero mandarle cosa assai devota,
e curiosa, e gusto dun signore tanto virtuoso, e V. S. cerchi
sempre di mostrarsi figlio amoroso, e così con laltri
signori cognati, come farà con laltri amici avrà
conquistato in Palermo, e desidero sapere con chi ha avuto maggior
genio, e corrispondenza. Tengo una lettera del signor D. Simone
Gio: Lombardo, cappellano della Torretta, e resto consolatissimo
dellavviso mi dà delle devozioni sono in detta terra,
e procurerò servirlo con alcuna indulgenza ne domanda,
e anco con raccomandarlo al Padre Cicala, che la settimana seguente
si consacrerà Vescovo di Mazara e gioverà molto
al bene spirituale della Torretta. Io poi raccomando a V. S. detto
signor D. Simone, e V. S. lo stimi assai, perché di questi
buoni operai se ne trovano pochissimi; lo raccomanda anco a mio
nome alla signora Duchessa, tanto maggiormente che si trova aver
casato una sorella povera, e vorrebbe godere glaiuti, che
la signora dà aglorfani di Palma, e V. S. e signora
Principessa anco laiutino in tutto quello che loccorre,
e qui lo benedico sempre nel Signore.
Roma, 28 Giugno 1670.
1670 07 05 AGT ms.
234, f. 186 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
icevo la lettera
di V. S. del 31 Maggio, ringrazio nostro Signore che se la passi
bene con la signora Principessa, e prego Sua Divina Maestà
a conservarli in suo santo servizio, et a loro ricordo il suo
santo timore, e particolarmente la cura della Terra e Casa, perché
come li religiosi si hanno da far santi con losservanza
delle loro regole, così i signori secolari si hanno da
far santi col governare bene la Casa, e li vassalli, et a questo
lesorto a vigilarci bene, perché in questo sta il
loro aggiustamento della vita, e maggior servizio del Signore
e desidero, che sopra ciò mi scriva, con darmi conto della
soddisfazione che da e quello che gloccorre, e tutto per
consolazione spirituale.
La roba della b. m. del Padre Marascia, il Padre Rampolla generale
dei Padri bene fratelli la mandò alla madre in Palermo,
e scrisse il tavolino, et altre coselle doversi a V. S., però
può scrivere in Palermo per recuperarli. La persona che
teneva detta roba, si è tenuto certa somma per pagare un
debito del Padre Marascia, che in effetto spetta a V. S. come
vedrà per lacclusa, però la madre del detto
lesigerà da lei, et io glavviso per sapere
quello passa. Nostro Signore lo benedica con la signora Principessa,
e lo preghino sempre per me.
Roma, 5 luglio 1670.
1670 07 26 AGT ms.
234, f. 187 autog. (Al Duca di Palma, suo nipote)
a devozione, che
tutta la nostra Casa professa era linclita religione dei
Padri predicatori, e lossequio che teniamo tutti alla Madre
SS.ma del Rosario, S. Domenico, S. Tommaso dAquino, et altri
gran santi dellordine, mi hanno obbligato ad andare a riverire
il nuovo Padre generale, uomo di grandissimo spirito, e dottrina,
e rassegnarle tutta la nostra servitù, et allincontro
domandandogli lonore della figliolanza per V. S. e signora
Principessa, che la mando acclusa, e li prego a corrispondere
come devono, e come faceva il Duca b. m. con le tante grazie che
aveva ricevute, e riceviamo dalla Madre SS.ma, da questi gloriosi
santi, e di tutta la religione.
Con questa posta non sono venute sue lettere, né della
signora Duchessa, alla quale mando il solito foglio, e li benedico
tutti nel Signore come fo alle sue sorelle, Mariane, Minimi, Orfanelli,
e tutti preghino la Sua Divina Maestà per me.
Roma, 26 luglio 1670.
1670 08 15 AGT ms.
234, f. 188 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
crivo a V. S. il
giorno della gran Signora alla quale ho pregato, e fatto pregare
per lei, e poi fatto consulta del negozio, ci pare che V. S. non
dilunghi più il suo sacrificio con la solenne professione
religiosa, che forse è più pingue, ed odorifero
di quello dello stesso martirio, il luogo non bisogna cercarlo
altrove, mentre nostro Signore ce lo dà quasi in Casa,
e lha colmata di tante benedizioni, né dovremo lasciare
il certo per lincerto; in oltre si fugge la singolarità,
che deve da noi sempre essere aborrita, et anco la presunzione,
e ci potrebbe servire per esempio la madre suor Antonia, che per
volere con tanta ansia lasciare il proprio monastero, poi il Signore
lha mortificata, con procurarne subito il ritorno. Li due
punti di difficoltà che toccherà V. S. saranno due
punti di suo maggior profitto spirituale. Il primo della stima
che fanno di lei le sorelle, questa è una stima naturale,
che i vassalli tengono alla Padrona; onde ella non la può
attribuire alla sua virtù, e per contrario la sua umiltà
con esse sarà maggiore, mentre non si soggetta, e serve
ai suoi pari, ma agli stessi vassalli stimando ognuna di loro,
come Padrona. Laltro punto dellaffetto dei figlioli,
V. S. sa che SantAlessio lasciò la moglie, e Casa
paterna, e se ne andò in Edessa, ma perché poi tornò
in Roma vi tornò, perché li pareva poco di aver
per una volta abbandonato li parenti per Dio, però volle
venire in Roma, e stanziare nella propria Casa per rinunciarli
ogni giorno, ogni ora; lo stesso ha da fare V. S. servirsi di
loro per una continua rinuncia, e di più per una pietra
di paragone esaminando continuamente se le cose buone, o ree delle
figliole le piacciono, o non piacciono, come quelle dellaltre
sorelle; e così avrà un esercizio di continua mortificazione
segretissima, e più viva di ogni altra. Ma questi esercizi
shanno da fare in ordine di eseguire quello solo della unione
a Dio con la continua, et attuale attenzione amorosa a lui, perché
quando noi arriviamo a Dio, tutte laltre cose svaniscono,
come la lucciola alla presenza del sole. Circa al tempo ci pare
assai opportuno la festa della Purificazione di nostra Signora
che è giornata misteriosissima e la stessa sarà
anco per la nostra Alipia, e V. S. per apparecchio si potrà
servire di ritirarsi anco nel monastero tutte quelle volte, che
resteranno di poterlo fare con il Breve di Papa Clemente IX. Per
la rinuncia dei beni avremo tempo tutto lanno del noviziato,
e già ho parlato con il Padre D. Clemente, che è
lettore, il modo daggiustarla secondo la prudente intenzione
di V. S. e fra questo anno esperimenteremo anco lapplicazione
del Principe, che spero nel Signore, attendano allaggiustamento.
V. S. legga questa lettera ai piedi del SS.mo Crocifisso, che
spero, che dalle pietre caverà olio, con farle intendere
quello, che io non ho saputo dire. La SS.ma Vergine con il suo
piissimo figliolo ci benedica tutti.
Roma, 15 agosto 1670.
Mando il solito foglio delle meditazioni, e saluto il signor Principe,
signora Principessa, tutte le figliole, Mariane, Minimi, et Orfanelli,
e tutti preghino il Signore per me. Con questa posta ho mandato
polisa al signor canonico Giandaidone di scudi 60 che ho trovato
comodità di buon cambio, e lo procuro per il resto, che
è buona somma, e però cerco il maggior sparagno,
et anco la maggior dilazione del tempo, per comodità di
V. S. già che la persona me lha accomodati per adesso
non me li richiede.
1670 08 23 AGT ms.
234, f. 189 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo la lettera
di V. S., con la posta passata ho scritto a pieno quanto V. S.
mi dice, con questa le mando il solito foglio delle meditazioni,
et una lettera per i signori Giurati della Licata, che V. S. sigillerà,
e gliela manderà.
Hoggi appunto ho spedito ad Angelo Mallia, raccomandatoci da V.
S. per istanza del signor Parisi della Licata, ha compiuto la
penitenza, e solo manca per le spese deglufficiali, quali
mandandoli ogni cosa è fatta. Egli parte domattina per
mare, ed è bisognato al poverino accomodargli uno scudo,
che mi dice farlo pagare a V. S. ma si fa conto, che sia per elemosina.
V. S. preghi per me con le figlie Mariane, Minimi, Orfanelli,
e io a tutti benedico nel Signore.
Roma, 23 agosto 1670.
Procurerò le caravacche come comanda.
1670 09 06 AGT ms.
234, f. 190 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
entrata della
buona Alipia al monastero è stata così disposta
dal Signore perché né io, né il fratello
Giuseppe glie lavremmo scritto esplicitamente; onde per
assecondare la divina disposizione V. S. potrà entrare
anco subito senzaltra dimora, come ne le mando qui acclusa
la licenza, nella quale pure ho esperimentato gleffetti
della divina provvidenza, perché essendo infermo il signor
Card. Gianetti, è bisognato mandarci lo stesso Mons. Vecchi
segretario per sottoscriverla, e fino a questa ora tardi si è
avuta; onde appena ho tempo di scrivere, avendo oggi tutto faticato
per questo negozio. Il nome della buona Alipia sarà suor
Maria Lanceata, appresso il Signore ci ispirerà il suo,
e vogliamo, che gli stessi nomi ci siano stimoli, non solo ad
esser santi, ma gran santi, e quanto più conosciamo noi
esserne indegni, tanto maggiormente dovremo sperarlo dalla gran
misericordia di Dio, il quale si compiace del nulla.
Al signor Principe scriverò appresso, e con questo lo saluto
caramente con la signora Principessa come fo alle figliole, Mariane,
Minimi, Orfanelli, e a tutti benedico nel Signore e tutti lo preghino
per me.
Roma, 6 settembre 1670.
1670 09 21 AGT ms.
234, f. 193 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
on questa posta
non ho lettere di V. S. ma per quello scrive al fratello Giuseppe
Maria vedo come voleva, che con la licenza di entrare nel monastero
per monacarsi, le mandassi il nome; la licenza già sono
due poste che la mandai, con questa le mando il nome suor Maria
Seppellita; Signora, non bastò al Signore esser crocifisso,
e poi morto, vuotare tutto il suo sangue col colpo duna
lancia, ma volle esser seppellito; non basta alluomo morire
al mondo, e morire crocifisso, cioè con le mortificazioni,
né basta mettere tutti glaffetti del mondo con la
lancia dellAmor di Dio, ma bisogna anco seppellirci, perché
luomo mondo ancorché non veda, pure è veduto
daglaltri, ma luomo seppellito non vede, né
è veduto, in fine tiene la balata di sopra, nessuno ci
pensa.
Così bisogna fare, pensare che noi non siamo più
al mondo, né vediamo né siamo veduti, sopra di noi
ci sta la balata; questo desiderava S. Ignazio martire, perché
voleva che lo divorassero le fiere, e fossero suo sepolcro, e
diceva: Tu es verus Jesu Christi discipulus, nec mundus, nec corpus
meum inviderit. E S. Paolo dice: consepulti enim sumus cum illo,
cioè col Signore et io aggiungo con Maria, oh che nome,
se lo mediterete suor Maria Seppellita. Nostro Signore la benedica
con le figlie, Mariane, Minimi, Orfanelli. E tutti lo preghino
per me.
Roma, 21 settembre 1670.
1670 09 27 AGT ms.
234, f. 195 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Frascati)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. laccluse lettere. Ai signori Giurati della
Licata può scrivere, che io già ho scritto sulla
materia, et aspetto le loro risposte; gli scritti della nostra
Crocifissa li manderò appresso.
Mando lombrello, come mi scrive, e per quello che scrive
dellimmagine della nostra madre Orsola (1)
nostra ne parleremo al suo ritorno. V. R. mi avvisi, se tiene
copie delle costituzioni, dei nostri eremiti confermate dal Vescovo,
e mi avvisi dove trovarle nella sua cella, perché urget
vederle subito, e se non le tiene, e si ricordi della forma della
loro professione, me lavvisi puntualmente subito; e non
tenendo pronta comodità, la procuri per tutto. Nostro Signore
lo benedica, e lo preghi per me. Riverisco il Padre Vicario, e
tutta la santa comitiva nominativa.
Roma, 27 settembre 1670.
(1) Benincasa
1670 09 28 AGT ms.
234, f. 196 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
l fratello Giuseppe
Maria, Lunedì si è esaminato con soddisfazione,
e applauso grande di tutti i Padri. V. S. ne ringrazi il Signore
e la SS.ma Madre, e li preghi a volerlo perfezionare in loro santo
servizio. Giovedì, poi è andato a Frascati per un
poco di sollievo in queste vacanze, come con la passata posta
lo cennai al signor Principe, e questa mattina le ho mandato la
lettera di V. S. con quella dei signori Giurati della Licata,
ai quali ho già scritto del negozio, e aspetto le loro
risposte, e avranno conosciuto, che io non ho bisogno di ricordi
per servirli, maggiormente trattandosi per gloria del nostro protettore
S. Angelo. Godo molto dello scritto della nostra Crocifissa e
lo leggerò con pausa, e prego V. S. a continuare a mandarli,
me li faccia copiare nella maniera che ella li scrive, e con le
sue frasi naturali. Mando il solito foglio delle meditazioni,
e spero vi piacerà molto un bel Rosario che troverete nellorto
di Getsemani. Saluto molto la signora Principessa e signor Principe,
e V. S. le dica, che spero per lanno nuovo forse uscirà
questa meditazione. Saranno per ogni corpo sedici tometti, però
mi avvisi quanto corpi vuole ne mandi. Dico questo, perché
la s. m. del Duca ne soleva regalare agli amici, ma bisogna pensare
bene, che questo regalo importa 16 libretti, e non darli a tutti,
se non a chi veramente li merita. Nostro Signore li benedica tutti,
e mi raccomando allorazione di tutti, principalmente delle
Mariane, Minimi, e Orfanelli.
Roma, 28 settembre 1670.
1670 09 29 AGT ms.
234, f. 197 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. S. laccluso polisino per vedere quello che passa
in generale sopra il negozio delle tande, se bene spero che per
V. S. ci siano lettere parziali, ma dubito, che per la strettezza
dei tempi, e bisogni di denari si riducano a pagare lattrassati
(1) con nuove assegnazioni a cinque per
cento; onde in questo negozio pare più che necessaria la
presenza di V. S. in Palermo per trovare qualche buono arbitrio,
e qualche assegnazione comoda, et aggiustarla per sempre. Nostro
Signore disponga quel che è maggior suo servizio.
Io sto sul trattare della persona per il viaggio di D. Ferdinando
e forse spero col seguente darle qualche compito ragguaglio. Il
Padre generale dei Padri Cappuccini fra pochi giorni partirà
per la visita di Sicilia: et super loco vedrà di consolare
il Padre Bonaventura che ne ha fatto nota, avendogliene fatta
calda raccomandazione un gentiluomo del signor Card. Farnese protettore
della religione. Il Padre Milazzo non ha fatto nulla per il proto
notariato del signor Arciprete. Io ho fatto la diligenza, ma la
spesa sarà da 20 scudi, onde trattandosi davanzo
di metà dellordine avuto, non ho fatto cosa. V. S.
avvisa, se gusta questa spesa, che subito glielo farà spedire.
Con la prima comodità la pregai per i libretti degli Aforismi
del divino Amore, ora se si trovasse qualche libretto degli orologi,
pure me ne farà grazia mandarmeli. Saluto la signora Duchessa,
e gli do occasione di ringraziare il Signore. Ieri fui dalla Principessa
di Sulmona Borghese, che tiene un figlio infermo, e mi disse,
che invidiava la signora Duchessa ritirata nel monastero, e che
in questa vita non desiderava cosa di vantaggio. Tanto che la
signora Duchessa ha eseguito quello, che desidera una Principessa
con 200 mila scudi dentrata, figli, e marito di gran merito,
e posto. Viva Iddio, viva Iddio, viva Iddio, qual ci benedica
tutti per sempre, sempre.
Dalla città di S. Pietro, lora della coronazione,
il dì del sepolcro, la settimana dellEpifania, il
mese del buon cieco, lanno della salute. 29 settembre 1670.
(1) arretrati
1670 10 02 AGT ms.
234, f. 198 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote)
ev/do in Cristo
fratello.
Rimando a V. R. la chiave, e mando gli scritti della mia Crocifissa,
se bene non le comunico; mando anco la lettera venuta da Palma,
e V. R. risponda ai signori Giurati della Licata, con titolo dillustrissimi.
La polisa per Venezia la procurerò dal fratello Narni a
S. Andrea, o altro, e V. R. scriva, che se gli manderà
puntualmente. Circa la figura da stamparsi torno a dire a V. R.
che ne parleremo al suo ritorno; laltro giorno fu qui il
nostro buon Mons. Suarez, tutto amore, mi disse che gli voleva
scrivere una lettera mezza greca, se a V. R. pare nel suo ritorno
può procurare un buon mazzo di sorbe per mandargli un regalo
della villa. Godo del viaggio di Subiaco, e mi raccomandi al glorioso
Santo. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi sempre per me.
Roma, 2 ottobre 1670.
La pasta mentre la signora Duchessa la vuole dare in elemosina,
la spartiremo a S. Andrea e S. Silvestro, se bene V. R. non ne
parli fino a sua venuta. Dubito che nellautorità
latina per sbaglio vi sia qualche luogo delle sacre scritture,
la prego a darle una scorsa, e trovandoli li noti con suoi numeri,
e me le mandi, perché sto aggiustando lindice della
scrittura.
1670 10 04 AGT ms.
234, f. 199 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
ando a V. S. lacclusa
del fratello Giuseppe Maria, e il solito foglio delle meditazioni.
Godo del contento della signora suor Antonia, e spero, che il
Signore la vorrà santa in Palermo. Spero che V. S. sia
entrata con Alipia nel santo monastero, e comincerà a godere
Dio nella beata solitudine; Signora, Dio solo, Dio solo. Saluto
caramente alla signora Principessa e signor Principe, come fo
a tutte le figliole, Mariane, Minimi, e Orfanelli, tutti li benedico
nel Signore e tutti pregatelo sempre per me.
Roma, 4 ottobre 1670.
1670 10 04 AGT ms.
235, f. 62 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Frascati)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. per Palma, e Alicata, che ho già
mandate. Li sorbi per Mons. Suarez ce li porterà al suo
ritorno, o con loccasione quando risponderà alla
sua lettera se le scrivesse, e se le manderà per via mia,
farò la diligenza che mi cenna. Circa i luoghi della sacra
scrittura non vi vuole che unocchiata a quelle note senza
titolo al margine, e se ben si vede alla prima parola, nel resto
si conservi; e se non può proseguire, la fatica anco meccanica,
mi rimandi gli scritti, perché vogliamo, che queste uscite
siano tutte in ordine alla salute. Il nostro buon medico Ottaviano
si è casato con una figlia del notaio Garufo, con dote
di 2 mila scudi; V. R. lo raccomandi al Signore e lo dica al signor
Francesco che le sarà di contento. Nostro Signore lo benedica.
Roma, 4 ottobre 1670.
1670 10 07 AGT ms.
234, f. 202 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Frascati)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con quella greca per il signor D. Nicolò,
quale con il Padre Silos ne sono stati consolatissimi, circa la
sua raccomandazione con me è superflua, perché sa
quanto lamo. Godo della lettera latina [che] farà
a Mons. Suarez, e desidero, vi siano alcune righe di greco per
le sorbe. Plinio: sorba recentia stomacho, et alvo cito prossunt.
Nostro Signore lo benedica, e lo preghi per me sempre.
Roma, 7 ottobre 1670.
1670 10 11 AGT ms.
234, f. 203 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
o goduto molto,
che la mia lettera del suo santo monacato scritta nel giorno della
gloriosa Assunzione della Madonna sia arrivata nella festa della
natività della stessa gran Signora. Onde V. S. deve far
conto di nascere di nuovo nel monastero con Maria, e poi crescere
sempre con le sue virtù per arrivare poi alla sua gloria.
Pure mi pare mistero lessere detto giorno vigilia della
santa croce. Ma noi signora abbiamo due feste della santa croce,
una è dellinvenzione, e laltra è dellesaltazione,
la prima tutti la facciamo, perché tutti sempre troviamo
qualche croce, ma la seconda pochi la facciamo, perché
pochi esaltano la santa croce, godendo, e gloriandosi dei travagli
come faceva S. Paolo: absit mihi gloriari, nisi in cruce Domini
nostri Jesu Christi; V. S. ha inteso il mistero, né mancherà
con la grazia del Signore praticarlo. Ho inteso per quello che
scrive a fratello Giuseppe Maria la graziosa storiella della mia
Crocifissa, ne aspetto lo scritto e desidero, che il Padre D.
Fortunato mi mandasse una minuta relazione del fatto, e particolarmente
come suor Maria Crocifissa quando venne alla ruota lo chiamò
a voce, o con il campanello, e come egli essendo in Chiesa, non
lo sentì; e inoltre come trovò il fuoco nella ruota
acceso, o smorzato, infine desidero sapere tutto puntualmente.
Circa la rinuncia di V. S. e di Alipia, lodo molto i suoi sentimenti,
ne faremo consulta, e orazione, e appresso le manderò la
minuta aggiustata, quale V. S. considerava, bisognando le postille,
e la rimandi, per fare cosa aggiustata, e già che teniamo
il tempo di farlo in terra non pensi ad altro, che a farsi serva.
Saluto la signora Principessa, e Principe, e desidero sapere da
lei, quello [che] mi cennò di avere scritto al signor Principe
dAragona per laggiustamento del Padre Calascibetta,
e quello che si è fatto. Mando il solito foglio e a tutti
i figli, Minimi, Mariane, e Orfanelli benedico nel Signore, e
tutti lo preghino per me.
Roma, 11 Ottobre 1670.
1670 10 25 AGT ms.
236, f. 334 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con la quale mi dice che sta afflitto
per alcune tentazioni che tiene; V. R. stia allegramente perché
quando queste dispiacciono è segno manifesto che non cè
consenso, dovremo godere di quelle angustie per esser occasione
di merito e dar gusto a Dio. V. R. cerchi disperarli, e lasciare
abbaiare i cani, come diceva santa Teresa, fuori la strada, per
secondo come consiglia S. Francesco di Sales, quando la tentazione
è nera per la porta dellintelletto, V. R. se ne esca
per la porta della volontà, con giaculatorie e pie meditazioni,
sopra tutto con ringraziamenti delle croci il Signore ci dà,
e con offerte desse, e queste sono le vere croci cioè
quelle che egli ci manda, ho detto poco, ma se ella ci riflette
bene, ci è di vantaggio per consolare i cuori di tutte
le creature del mondo, nostro Signore lo benedica, e lo preghi
sempre per me.
Roma, 25 ottobre 1670.
1670 10 29 AGT ms.
234, f. 204 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
on altra mia mandai
a V. S. il decreto della canonizzazione del nostro B. Gaetano,
adesso lavviso come questa mattina si è decretato,
che il nostro B. Patriarca tenga il primo luogo fra i Beati da
canonizzarsi, il secondo sarà il B. Francesco Borgia, il
terzo dei Servi il B. Filippo Benizi, il quarto il B. Luigi Beltràn,
e la quinta suor B. Rosa, tutti e due domenicani; onde il nostro
bene a bene e gloria della canonizzazione, avremo questo di essere
nel mezzo di quattro gran Servi, cosi forse spero stampare qualche
cosa sopra questo, sappia V. S. con le nostre monache, ne preghino
tutte il Signore acciò riesca tutto a gloria sua.
Godo molto della sua lettera con avviso del pensiero di fare un
eremitaggio nel Monastero, che sarà il gabinetto segreto
del Celeste sposo, è cosa grande, ci vuole grande orazione;
credo che aspettando il breve, il Padre Maggio come praticissimo
sopra ciò ne potrà dare il suo consiglio, e preghiamo
intanto Dio, che ci guidi con la sua santa grazia.
Sono opere a sua chiamata, come cosa estrinseca, né persuadersi
la perfezione in quello stato, perché tutto il nostro bene
sta nel presente: hic nunc sono due parole, che comprendono molto,
non voglio soggiungere altro.
Nostro Signore la benedica con la signora Principessa, signor
Principe, figli, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti lo preghino
per me.
Roma, 29 ottobre 1670.
1670 12 13 AGT ms.
234, f. 205 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo la lettera
di V. S. con lavviso del felice parto della signora Principessa,
che ci ha dato un buon Giulio (1), sia
per sempre benedetto il Signore e sua SS.ma Madre; alla quale
lho subito offerto, e poi ratificato nella santa Messa,
nella quale pregherò sempre ad indirizzare questa creatura
per la sua maggior gloria. Me ne rallegro con V. S., signora Principessa,
e il signor Principe, come questa sia comune, e mando al bambinello
una crocetta di Caravacca per portarla continuamente al collo,
e voglio, che li vezzi gli farete siano il prendergli la manina,
e fargli sempre segnare la santa croce, e le canzoni siano, il
dirgli allorecchio lAve Maria, acciò crescendo,
faccia tutto per abito naturale senza imparato; così santAgostino,
perché nella sua fanciullezza sentiva sempre replicare
alla santa madre il nome di Gesù, poi grande, ancorché
ancora non convertito, ci parevano sciapiti i libri, nei quali
non trovava scritto il nome di Gesù, però V. S.
non manchi di fare lufficio di santa monaca, e vorremmo,
che il nostro Giulietto fosse per divenire come S. Giuliano, che
fu così devoto di questo SS.mo nome, che per dolcezza quando
lo nominava, si succhiava la lingua verificandosi in ciò
quel che dice S. Bernardo: Jesus est Jubilus in corde, melos in
aure, mel in ore.
V. S. mi scrive che sta in mezzaria, così dice Frate
Egidio, compagno di S. Francesco che stanno i servi del Signore,
perché con il cuore non stanno in terra, e con il corpo
non possono essere in Paradiso. Ma io dico che V. S. stia in mezzaria,
e attenda a lasciarsi guidare dal vento dello Spirito Santo, che
la parola del Padre spirituale, né curate daltro
lasciarvi guidare, ove porta il vento senza imbrattarvi i piedi
in terra, e sarete santa. V. S. scrive, che il Principe mi scriverà
sopra il negozio del Padre Calascibetta; ma io non ho tali lettere,
spero verranno appresso, e prego il Signore che tutto si accomodi
bene. Il fratello Giuseppe Maria sta negli esercizi, e per Sabato
si consacrerà subdiacono.
Roma, 13 dicembre 1670.
Saluto le nostre monachelle, tutte le Mariane, Minimi, Orfanelli,
e a tutte le VV. SS. mi raccomando nelle orazioni.
(1) Tomasi
1671 01 24 AGT ms.
234, f. 207 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
on questa rispondo
a più lettere di V. S., e prima godo le sua piaciuta la
devozione di S. Carlo, che la pratichi e sopratutto che indirizzi
ogni cosa a gloria di Dio, e particolarmente la propria volontà,
e per lentrata del monastero V. S. la rassegni al Padre
spirituale, perché se bene io lho consigliata, e
dataci la giornata; ad ogni modo sempre mi sono rimesso al confessore,
perché la presenza del fatto può mutare le cose,
ma io ho viva fede, che ogni cosa sarà guidata dalla divina
provvidenza bene. Per il negozio del signor Castelletti, vedo
quello che le scrive il signor canonico. Io dico a V. S. che ella
dei suoi beni liberi, o dei suoi frutti può disporre a
sua libertà, e che di questi può, e deve andare
aggiustando le cose del Duca, per compiere con le preghiere che
le fece, e per la sua buona reputazione.
Circa lelezione delle monache, mentre Mons. DAmico
le disse: obstari decreta in contrario, V. S. non ci faccia altro,
e mi piace la sua ragione, per le povere inferme pensare alle
loro necessità prima di morire che il demonio può
rappresentarceli per molestar con i suoi inganni.
La signora Principessa di Aragona mi scrive da Palermo consolata
del nuovo nipotino, e delle carezze di V. S. e dello spirito di
tutta la Casa; sia benedetto il Signore, e prego, che voglia perfezionare
lopera che ha cominciato. Nostro Signore la benedica con
il signor Principe, e la signora Principessa e nipotino, e così
alle nostre buone figliole, Mariane, Minimi, Orfanelli, e tutti
lo preghino per me.
Roma, 24 gennaio 1671.
1671 03 07 AGT ms.
236, f. 358 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. e godo sia passata in codesta santa
..
a goder di appresso la devozione dei nostri Beati, et anco lo
studio della Teologia, che è tutta materia dorazione,
V. R. legga nella Biblioteca de modo studendi che troverà
quanto sia vero quello che le dico, e la pratica per farlo. Il
libretto che mi comanda, io non mi ricordo particolarmente quale
fosse, V. R. mi avvisi almeno la materia di che tratta e che subito
la servirò. Amiamo Iddio, amiamo Iddio, e non altri.
Roma, 7 Marzo 1671.
1671 04 22 AGT ms.
236, f. 209 autog. (Al Principe di Lampedusa, suo nipote)
on questa posta
non ho lettere di V. S., questa sarà per salutarla, e raccomandarle
al presente eremita D. Stefano, che mi dice servire in una Chiesa
costì, con lo stesso le mando una nuova novena del nostro
S. Gaetano per sua devozione, e della mia Maria Seppellita, et
altre nostre monachelle; alle quali saluto caramente, e riverisco
la signora Principessa, e tutti benedico nel Signore.
Roma, 22 Aprile 1671.
1671 05 12 AGT ms.
234, f. 210 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
ono più poste,
che non scrivo a V. R. per le occupazioni che abbiamo tenuto per
la festa solenne della canonizzazione del nostro San Gaetano,
quale grazie al Signore è riuscita magnifica, e devotissima.
Ho detto però al fratello Giuseppe Maria, che scrivesse
lui, e le nostre lettere sono comuni. Il detto fratello in questo
capitolo generale ha predicato in refettorio con soddisfazione
grandissima di tutti i Padri, ne ringraziamo tutti il Signore,
e lo preghiamo a volere perfezionare in suo santo servizio.
Habbiamo ricevuto tutti gli scritti della mia Crocifissa con consolazione
grandissima, e V. R. non solo li continui a mandare, ma faccia
sempre scrivere dal signor D. Fortunato tutto quello che occorre
di notabile.
Mando a V. S. 48 figurine di S. Gaetano con la benedizione dei
cinque Santi, come vedrà per la formula dellIndulgenze
che sono amplissime, et ho fatto conto che vi sono 48 indulgenze
plenarie lanno, oltre laltre indulgenze ordinarie,
e tutte si possono applicare per lAnime del Purgatorio.
Una immaginetta è di V. R. laltre le può dispensare
a mio nome alle nostre Mariane, Minimi, e a chi piacerà
a V. R.; ne mando altre 7 miniate per la signora Principessa e
Principe nostro, e laltre cinque per quei signori di Aragona
come stanno notate, quali ce le manderanno in Palermo, con una
formula stampata dellindulgenze.
Nostro Signore la benedica con tutte le figlie, Mariane, Minimi,
Orfanelli, e tutti lo preghino per me. La vigilia dello Spirito
Santo. Amore, amore, amore.
Roma, 12 maggio 1671.
1671 10 21 AGT ms.
234, f. 213 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Frascati)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando due scatole di conserva, et il comodiano Poeta, la liturgia
del signor Cardinale la leggo io. Riverisco il Padre D. Clemente,
e le mando gli scritti (1), ma la prego
a non lasciarli vedere ad altri, né dire la strada come
li ha avuti, e tutti preghino per me.
Roma, 21 ottobre 1671.
(1) di Suor M. Crocifissa
1672 01 07 AGT ms.
234, f. 216 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Napoli)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo due di V. R. del 3 e 12 passato, e godo dellavviso
dellaffitto dello stato di Palma, con la consulta del signor
Principe dAragona, e ne godo maggiormente per la quiete
della signora Duchessa; Crocifissa con tante infermità
potrà maggiormente attendere alle cose spirituali, fuori
con Marta, e ritirandosi nelle sue vicende con Maddalena nel monastero,
supponendo, che loro abbiano aggiustato tutto, e le ricordo di
nuovo a trattare con la signora come madre, e madre tale, e scoprirle
tutto linterno, e se la licenza mandatale non ce lha
data, la dia con ogni sottomissione, et scusa avendo fatto tutto
per maggior servizio del Signore, osservino questo, che guadagneranno
tutto, io so quello che scrivo. La signora Duchessa mi scrisse,
che in caso di mancamento della Casa può disporre di circa
6000 scudi annui; onde avremo gran campo, come mi pare averle
cennato per altra, di far cose buone per Dio, e non vogliamo aver
mira a far elemosina per i corpi, ma per lAnima, e per lAnime
infedeli. Io ne ho fatto una lunga consulta con il Padre D. Clemente,
e mi dice, che ci possiamo aggiudicare tutto lo stato, et in tal
caso disporre di tutto per Dio, assegnando a quelli, a che aveva
da toccare, quel solo che rendeva a tempo di nostra nonna, e sarà
meglio per loro esser ricchi privati, che titotali poveri. Hora
per far ciò, bisogna avere le scritture, e notizie notate
in questo foglio accluso, quel che V. R. manderà segretamente
e puntualmente, e poi riconosciute queste, e trovando fondo, sarà
bisogno, che venisse qui V. R. per aggiustare bene il negozio,
perché per lettere non si potrà finire mai, e così
di presenza aggiusteremo tutto, e poi ella può tornare
per perfezionare lopera con la signora Duchessa, e poi con
sua procura tornare a stipulare gli atti con lultima mano
di questi dottori, né V. R. si annoi di questo viaggio,
o perdita di studi, perché quando si tratta della salute
dellAnima, si ha da spendere il sangue, come ce lo spendette
il Redentore. Col fratello del nostro buon D. Nicolò pensiamo
di mandare a V. R. un fagottino di libri, cioè dieci pratiche
dellorazione mentale del Cino, quali può far dare
a tarì 3 per uno. Due copie della via Crucis. Un libro
della vita della Baronessa di Chiaravalle con le sue lettere,
quali tutte sono gemme preziose. E per le nostre monachelle saranno
assai a proposito, e V. R. le legga, che ne avrà gran consolazione,
particolarmente troverà quel punto tanto inculcato da me,
cioè di fuggire la superflua sollecitudine anco nei nostri
difetti. Mi è stata carissima la lista degli scritti della
mia Crocifissa, e farò il confronto, se me ne manda alcuno.
Dei libretti [stampati] del sacerdote, come lho scritto,
si sono stampati in diversi luoghi, e qui sono distribuiti tutti
con istanza di ristamparsi, in questo caso ce ne manderò
più copie. Farò diligenza per la tela verde. Ho
fatto consegnare la lettera al signor D. Antonino Macca, qual
poverino cadette, e sta male con una mano, se bene sta accomodato
in S. Agnese, tenendo una buona cappellania, e stanza ivi del
signor Principe Panfilio. Il Padre Castelli mi scrisse per il
suo esame, io le riscrissi, averne risposto a V. R., alla quale
replico a trattarlo col Padre Matranga, che subito sarà
spedita, né cerchi altro. Nostro Signore lo benedica, e
lo preghi sempre per me. Roma, 7 gennaio 1672.
Dopo scritto ho trovato una bellissima gemma in S. Tommaso, la
voglio regalare a lei, signora Duchessa, e nostre Mariane:
1672 01 09 AGT ms.
234, f. 217 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Napoli)
ev/do in Cristo
fratello.
Aspettava con questa posta lettere del signor Principe dAragona,
ma non è venuto piego di Sicilia, però le ho fatto
lacclusa, quale consegnerà V. R. né essendo
questa per altro, la benedico nel Signore e lo preghi sempre per
me.
Roma, 9 gennaio 1672.
Riverisco il Padre Maggio, e del caso successo nelleremo
nel giorno di S. Gio:, qui non cè alcuno avviso,
però desidero me lavvisi distintamente, e me li raccomando
allorazioni.
1672 02 03 AGT ms.
234, f. 215 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo una di V. R. del 7 passato assai breve, et ho goduto molto
della lettera della mia Crocifissa, sì per aver risposto
con tanta umiltà al tono aspro che se li fece, che è
uno dei maggiori buoni segni che possiamo avere del suo spirito,
sì anco per la dettatura, che si vede piena di sapienza
celeste, et io stimo più questa, che gli altri scritti,
perché quelli sono scritti con impulso attuale, ma qui
si mostra, che sia con dono abituale; rendiamo di tutto sempre
grazie al Signore, e preghiamolo a perfezionare lopera grande,
che ha cominciato, e che tutti, et io in particolare come più
bisognoso ce ne approfittiamo. Nostro Signore ci benedica tutti.
Roma, 3 febbraio 1672.
1672 02 05 AGT ms.
234, f. 220 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Dopo la sua partenza mi è capitato un suo piego da Palma,
le mando solo la lettera di suor Maria Serafica per vedere quello
che cenna del suo viaggio a Palma, e si informi bene, con che
fondamento scrisse ciò, spero nel Signore che seguirà
tutto in suo maggior servizio; V. R. ci cooperi con tutte le forze,
e tutti con la santa orazione. Mando lacclusa per il quadro
del nostro S. Gaetano, quale non senza divina provvidenza è
toccato a porsi nella vigilia della SS.ma Purificazione, festa
della religione, e quando S. Simeone accepit in ulnas suas puerum
Jesum. Io sono stato la mattina a dirle la santa Messa, e queste
odi si sono distribuite per molti signori Cardinali e con applauso
di tutti, ne ringrazi il Signore e procuri in Palermo, che i Padri
le ristampino, e dispensino ai devoti per loro consolazione, e
gloria del Santo. Non scrivo lettere particolari alla nostra felicemente
Seppellita, e tutte le nostre buone monachelle, e signor Principe,
perché questa sarà comune a tutti, et a tutti benedico
nel Signore, e tutti lo preghino per me. Roma, 5 febbraio 1672.
Il nostro buon cappellano del monastero dei signori Barberini
ha fatto una buona morte, ve ne mando alcune copie, con due libretti
di devozione di S. Maria Maddalena de Pazzi, ma le mando
a lei solo, perché mandarli ad altri, parrebbe qualche
iattanza. Saluto et abbraccio al Padre D. Gaetano, e le farà
comune questa, e tutte queste cose. Raccomando V. R. al signor
Andrea Macca, fratello del nostro buon D. Antonino, e V. R. usi
ogni diligenza per indirizzarlo, e fargli avere qualche posto
di vivere onorevole nella Corte, e gran carità, basta ciò.
1672 02 07 AGT ms.
234, f. 218 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta non sono venute lettere di Sicilia, con la passata
scrissi a lungo, questa sarà per salutarla, et avvisarle,
che per lorologio della passione di Gesù, e dei dolori
di Maria spero negli stessi, pensava fare qualche cosa meglio
[di che] pensava. In tanto la prego a farmi mandare subito dal
signor canonico Gaetano una, o due delle figure impresse in carta,
e se oltre le 24 figure dellore, vi è figura per
il frontespizio, pure me la mandi impressa, e preghino Gesù
e Maria per la perfezione dellopera. V. R. che è
tanto affezionato allo studio della sacra scrittura, se non ha
veduto il compendio ne fa Aureolo, (che è un libro antico,
e si trova per tutto), lo veda, perché io in tre giorni
con esso ho capito più la sacra scrittura, che nei passati
e lunghi studi, ne vedrà il midollo con dottrina, e scienze.
Qui il Signore ci ha aperto certa strada per serrare, e consacrare
il Colosseo, ne preghi il Signore e lo raccomandi allorazioni
delle nostre monachelle, e della signora Duchessa, e tutti benedico
nel Signore.
Roma, 7 febbraio 1672.
1672 02 13 AGT ms.
234, f. 221 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta è venuto un piego della signora Duchessa
e signor Principe con lettere per lei, e per me. Io rispondo a
V. R. per tutti, perché il replicare lo stesso ad ognuno
sarebbe tempo perduto; le risposte credo io le abbia pervenute
con la sua persona, alla quale a bocca pienamente dissi i miei
sensi, e replico brevemente, che mi pare, che il Principe si deve
casare, e quanto prima può; né in questo abbia timore
doffendere al signor Principe dAragona, perché
si cerca questo casamento per necessità, aggiustare la
Casa, e stabilirla, che è pure servizio del signor Principe
dAragona per il bene ne risulterà al Principino.
La signora Duchessa avvisa, et inclina alla figlia del signor
Principe del Biscari, ma a me pare, che questo signore è
assai vecchio, et infermo; onde non si esegue il fine di dare
alla Casa qualche appoggio, in oltre mi pare che codesto signore
non sia di molta abilità, onde mancherà il principale
appoggio delle cose domestiche di Casa. Avvisa anco un altro partito
le è stato proposto, di una figlia del signor Conte di
Comiso, a me piace per continuare la strettezza con la medesima
Casa, e principalmente perché intendo, che il signor Conte
è un gran economo, e così egli potrebbe attendere
allaggiustamento della Casa, et allindirizzo del buon
governo e reggimento del Principe, tanto più che essendo
Aragona tanto vicina a Palma, et il Comiso non molto lontano;
il signor Conte facilmente li potrebbe assistere più mesi
dellanno; né bisognerà fare spese per il casamento,
stante il lutto dambo le parti, e la sposa potrà
scendere ad Aragona.
Tutti questi discorsi sono per teoria, e principi generali per
questo il Signore ha disposto, che V. R. sia trasferito costì,
acciò con la pratica, e nel particolare veda quello che
è più a proposito per laggiustamento dei debiti
della Casa, per lappoggio, e per lindirizzo del Principe,
e fare buone orazioni risolvono quello che le pare maggior servizio
del Signore senza stare a scrivere qui, perché il tempo
passa, né io da lontano posso scrivere, se non cose generali,
quello che non mancherò sempre, è pregarne il Signore
nella santa Messa.
Circa luscita dal monastero della signora Duchessa, a me
non pare, perché lesperienza ci ha mostrato, che
fuori di quello vive in continua infermità, e risulterebbe
in maggior imbarazzo del Principe; quello si può, e deve
fare, che il Principe ogni giorno faccia una mezza ora di consulta
con la signora Duchessa.
Il signor Card. Altieri con tenere il governo del mondo non lascia
passare giorno che non va a rivedere la sua buona madre. Onde
quello che fa questo signore per riverenza può fare il
Principe per necessità conferendo quello che occorre e
pigliando i dovuti consigli, quali la signora Duchessa li piglierà
ai piedi del Crocifisso, e così con queste visite accoppierà
Marta e Maddalena. In Casa trovino qualche buona matrona per il
figliuolo, e che vi stia continuamente il Padre D. Antonino di
Caro, e V. R. levi qualche altra conversazione non le pare a proposito.
Nel resto mi rimetto a quanto sopra queste materie discorremmo
qui, et a quanto la pratica del paese, e consigli degli amici
le mostreranno bene, e soprattutto ricorra alle sante orazioni,
e pensi che questo suo viaggio sia per una missione fruttuosa
et ordinaria della santa carità per sua Casa. Nostro Signore
lo benedica, così alla signora Duchessa, signor Principe,
Principino, e le nostre buone monachelle, e tutti lo preghino
per me sine intermissione. Roma, 13 febbraio 1672.
Desidero che V. R. faccia diligenza, se il signor Duca b. m. conservava
le mie lettere, recuperarle tutte, perché in molte vi erano
alcuni buoni sentimenti, e gusto leggerle per confondermi di non
aver eseguito quanto ho scritto, e cercare di approfittarmi, e
rifare tanti mancamenti che ho fatto. Di più vorrei quel
librettino: habitazione dellanima nelle piaghe di Gesù
Christo, del quale non ne ho copia, se non si trova, lo potrà
avere col signor canonico Gaetano, che lo fece ristampare. Dopo
scritto ho lettera del nostro signor canonico Giandaidone, e pare
questo che ho scritto sopra, sia per risposta a quanto mi avvisa.
Lo ringrazio caramente dellaffetto mostrato, e tiene alla
Casa, quale ci raccomando non per necessità, sapendo quanto
egli lama, ma per espressione del mio affetto; procurerò
la dispensa in Spagna per il signor Principe passare a seconde
nozze, se bene questa dimora non ha da procrastinare in trattati,
e per il convento a Monte Calvario lo concerteranno insieme. Nostro
Signore li benedica tutti.
1672 02 20 AGT ms.
234, f. 222 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la sua del 22 passato ringrazio nostro Signore del buon
viaggio (1), et arrivo costì, e
prego a Sua Divina Maestà a continuarle sempre le sue sante
grazie, e sempre per sua maggior gloria, e servizio. Con questa
posta non tengo lettere di Palma, io con la passata scrissi a
lungo, onde con questa non ho cosa particolare. Nostro Signore
lo benedica con la signora Duchessa, signor Principe, sorelle,
e tutti lo preghino per me. Roma, 20 febbraio 1672.
E venuto Mons. Crespi, Vescovo di Girgenti, che è
amorevolissimo, stimerei bene, che il signor Principe ci facesse
lettera di compiacimento, e così il signor Ciantro Bichetti,
per il quale io farò tutti luffici che devo. Mi saluti,
et abbracci il mio Padre D. Gaetano, et a tutti Padri, et a tutti
mi raccomando nelle sante orazioni.
(1) di Ferdinando per linvestitura di Principe
dAlcantara
1672 02 23 AGT ms.
234, f. 223 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando la licenza per parlare con le nostre Mariane, V. R. potrà
farla mandare dal signor Principe al signor Vicario generale di
Girgenti, che le sarà amico, o al signor canonico Bichetti,
che è negozio va in forma, et io resto obbligatissimo a
Mons. Vecchi, di tanto favore, e lattribuisco alle orazioni
delle nostre buone sorelle. Ella si serva di questa occasione
per approfittarsi nello spirito, et anco per dar buon sesto alle
cose del monastero, e degli eremiti, con i quali non bisogna stabilire
regole, ma prima praticarle, e poi risolverle secondo lesperienza
che avremo del tempo. V. R. mi raccomandi alle orazioni di tutti,
e particolarmente come da se alla mia Crocifissa, e le dica anco
come da se, che ne anco la veda lei; tutto quello che lispira
il Signore per profitto dellAnima mia, e così li
raccomando in particolare alcuni miei negozi, et amici, ma come
ho detto dire volere come da se, perché con queste Anime
non è bene mostrare stima di loro; e V. R. con questa occasione
faccia squisita diligenza dello stato interiore di tutti, e ne
scriva come una compita relazione. Nel resto io non mi dilato
in altro, e mi rimetto a discorsi fatti, e prego dal Signore a
darci lume, e grazia di poter eseguire in tutto il suo santo servizio,
e né altro, e non altro. Saluto la signora Duchessa, signor
Principe, sorelle, (e non le scrivo lettere, perché ella
è lettera viva), e tutti benedico nel Signore, e tutti
lo preghino sempre per me.
Roma, 23 febbraio 1672.
Riverisco il Padre preposito e credo che con il Padre Antonio
Cartaro per via di Napoli, le sia capitata una balla di libri
per Mons. Cicala, e se non fosse capitata, faccia diligenza per
quando verrà, con darne cura al molo, e subito la mandi
in Mazara. Ho veduto il Padre parroco dei Santi Apostoli, e mi
ha detto che moralmente il negozio è sicuro per il signor
Focolari.
1672 02 27 AGT ms.
234, f. 224 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Sono venute le lettere assai tardi, onde non ho tempo, che per
fare queste poche righe a V. R., e questo per dirle un pensiero
mio, quando non fosse partito il signor Reggente Denti, ciò
che si potrebbe trattare il casamento, e condursi seco il Principe,
che ci sarebbe più vantaggio, prima lo sparagno delle nozze,
e così fece il Conte di Cammarata, quando si casò
con la nipote del Duca di Montalto; 2° lo sparagno del trattenimento,
mentre dimora in Spagna, perché ivi i Reggenti stanno privatamente;
3° perché ivi col favore del Reggente può alcanzare
qualche ufficio perpetuo di maestro razionale, o tesoriere, o
maestro Portulano, o simile, o saltem soprannumerario, o la successione;
4° può aggiustar le cose delle tande Regie, e li ereda
la Casa; 5° in questa sua assenza tutti i frutti si possono
applicare allestinzione dei debiti; onde al ritorno troverebbe
la Casa limpia, et anco con contanti, essendo lentrate grazie
al Signore grosse. La cura della Terra, e Stato la potrà
avere il signor Duca di Piraino, figlio del Reggente, et al governo
spirituale, e morale se li potrà applicare il Padre D.
Antonio di Caro, a soddisfazione della signora Duchessa; la quale
per le sue infermità come ho scritto, non mi pare levarla
dal monastero. Ho voluto motivare tutti, perché lavviso
può giovare, e non nuocere.
Nel resto godo un casamento, che limpia la Casa, loro sono super
loco, hanno di far tutto, et io prego nostro Signore lo faccia
eseguire con sua santa grazia. Non ho più tempo. Nostro
Signore li benedica tutti.
Roma, 27 febbraio 1672.
Raccomando al Padre D. Gaetano la balla di libri per Mons. Cicala,
e se non è capitata, facciano diligenza alla marina, il
portatore è il Padre Cartaro.
1672 03 05 AGT ms.
234, f. 225 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta non sono venute lettere di Sicilia, però
rispondo alla passata. Ricevo con molto gusto il buon giorno fatto
ristampare dalla pietà del signor canonico Gaetano, e V.
R. gli faccia prendere lesercizio dellorazione di
un quarto dora, che è lunico mezzo per farci
vivere da veri cristiani, e faccia che Mons. Arcivescovo scriva
qui per lindulgenza che è facilissima, e senza spesa,
e se vuole che io lo serva, me lo comandi.
Ho mandato subito il piego al Padre maestro Comandi, et attendo
a lui per la spedizione del negozio. Saluto al signor Principe
e già ho indirizzato il negozio del signor Brancato, e
conservo le scritture per quello che potesse occorrere per servire
al signor D. Antonio di Caro; farò pure diligenza per i
libri che mi scrive, e godo che cerca impieghi virtuosi, e V.
R. ce li raccomandi, e particolarmente assecondi il genio, sopratutto
il santo timore di Dio, et io con prima comodità ci manderò
lanno sacro, come mi scrive, e qualche altra cosetta spirituale.
Dei negozi della Casa aspetto sue lettere, solo soggiungo che
non si parta, se non aggiusta il tutto bene, e per i suoi studi,
faccia diligenza per qualche lettura o in S. Giuseppe, o in Messina
alla casa nostra, o al Seminario, perché le cose bisogna
pensarle avanti, et io stimo bene, anzi necessario, che ella si
occupi in primo loco alla lettura. Riverisco alla madre suor Maria
Seppellita, saluto le buone sorelle, a tutti benedico, et a tutti
mi raccomando alle sante orazioni.
Roma, 5 marzo 1672.
Già avrà inteso la promozione, un Abate benedettino
Fabiense ad istanza dellImperatore; lArcivescovo di
Tolosa allistanza del Re di Polonia. Fra Vincenzo Orsino,
come nobile veneziano, e così il Papa ha compiuto la promozione
dei Principi incominciata da Clemente IX che fece due Cardinali
uno per Spagna, e laltro per Francia. Il Padre Orsino con
edificazione di tutta la Corte ha rinunciato il Cardinalato, onde
è bisogno farcelo ricevere con precetto. Saluto et abbraccio
caramente il Padre D. Gaetano, e me li raccomando allorazioni,
come fo a tutti i Padri. Il signor Principe dAragona mi
fa una amorevolissima, non rispondo, perché è mia
risposta, e quanto prima avrò lorologio col signor
Antonio Agostino. Al Padre D. Clemente sono entrati da 60 scudi
per il signor D. Antonio Calabrò suo nipote, e mha
favorito darli per 14 tarì per scudo, e ne mando polisa
a V. R.
1672 03 26 AGT ms.
234, f. 226 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
La vigilia della SS.ma Annunziata ricevo la lettera di V. R. col
buon annuncio dei buoni, e santi pensieri del Principe, e lodo
tutto nella sostanza, e nelle circostanze, spero senzaltro
sia vocazione del Signore, perché nho cavato effetti
di compunzione, e di voler riformare la mia cotanta tiepidità
et imperfezione. Nostro Signore credo abbia destinato V. R. per
opera tanto grande, e però ella si può trattenere
costì fino alla rinfrescata, nel qual tempo prima con lorazioni,
e poi con lesercizio della mortificazione e con lo stesso
discorso del tempo il Principe si risolva maturamente sul negozio,
dovendo considerare in questo tempo la strettezza dello stato
religioso, particolarmente cappuccino, e fra quali regna
qualche rusticità, e che pare vi sono degli uomini; mi
piace assai quello desser laico per più capi, ma
particolarmente perché non si ha da ingerire in materie
dei governi, e così ha da far conto, che entra solo per
servire, e stimarsi per una pezza di piedi presso tutti; e non
stimare altro, che lumiltà, e la conversazione nel
ritiro con Dio. Passato questo tempo, e continuando la vocazione
senza far motto alcuno si può eseguire il tutto a nome
del Signore, ma se il negozio si risolvesse daltra maniera,
bisogna V. R. attenda subito a qualche matrimonio, perché
io in questo mondo non do mezzo, o religioso, o maritato. Circa
suor Maria Seppellita io ho scritto, e torno a scrivere che non
mi pare levarla dal monastero, stimo bene bensì che così
ella come suor Maria Lanceata non facciano per ora professione,
ma solo due voti semplici dobbedienza, e castità,
e questo per ragione di tenere in qualche freno il Principe, o
altro che avrà cura dello Stato, et anco perché
con il cumulo delle loro entrate, se il Principe si fa religioso,
possono fare qualche bene spirituale, et in questo caso suor Maria
Seppellita può restare tutrice del figliolo, ma solo di
nome, perché per lazienda può far procura
generale amovibile al signor Conte di Comiso, o altro, et al governo
della Terra può destinarci il Padre D. Antonino, o altro.
Per laggiustamento della Casa mi pare ottimo il partito
del signor Marino, né io aspetterei la risoluzione del
matrimonio, perché ho per difficile, che si trova dote
con tanti contanti, e poi sempre si avrà difficoltà
in darle cautela; anzi che se il Principe si fa religioso, consiglierei,
che si vendessero tutti largenti, oro, e suppellettili preziosi,
già che il Principino in Casa del signor Principe dAragona
non tiene bisogno di queste cose, e così limpiata la Casa,
prima che il figliolo arrivi ad età di comparire per fare
un grande avanzo, et il signor Principe dAragona cattenderà
per avere un nipote, che sarà dei primi ricchi del Regno.
Questo è quello che posso scrivere prontamente sopra ciò,
et è lodato dal Padre D. Clemente, al quale ho conferito
il negozio, che si deve maturare fra questo tempo, nel quale potremo
anco aggiustare le scritture della tutela, rinuncia etc, e la
signora Duchessa resterà contenta di tutto, e con vantaggio,
perché se solo restasse nel monastero di adesso monaca
professa, non farebbe cosa contro la sua volontà, e così
resta nel monastero, e negata la propria volontà, che [è]
il maggior sacrificio che può fare al Signore io le scrivo
due righe, e mi rimetto a V. R.. Attorno ai suoi studi il Padre
Matranga mi scrive averle fatto dispensare un trattato, et il
Padre Chitari le ne scrive a lungo, e santamente. Nostro Signore
lo benedica con la madre, sorelle, e tutti lodiamolo, benediciamolo
nel tempo, e nelleternità. Amen.
Roma, 26 marzo 1672.
1672 04 09 AGT ms.
234, f. 227 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo due lettere di V. R., una del 3 passato assai breve, con
promessa di scrivere a lungo appresso, laltra del sette,
ma più laconica. Onde bisogna accusarla di contumacia.
La lettera per la signora Principessa di Borghese non la do, perché
mi pare in parte studiata, e la desidero tutta semplice, e dentro
senza eccellenza, e tutta spirituale.
Con la passata ho scritto a lungo sopra il Principe, e ne attendeva,
et attendo con desio il seguito, e non alteriamo punto la vocazione,
lasciamo operare Iddio. Mi par bene fargli leggere gli annali
dei Padri Cappuccini, che vi sono cose ammirabili, e se fra essi
si suole pigliare particolare figliolanza di convento, stimerei
bene, se così piacerà al Signore di stabilirlo,
quello di Gibilmanna, che è il primo Santuario di Sicilia,
et è appunto nella Provincia di Milazzo, è negozio
dorazione grande, e carismi. Scrissi anco lodando il partito
del signor Marino, e soggiungo, che si potrebbe fare laffitto
anco per 12 anni, con accollargli tutto il debito, senza astringerlo
a sborsar tutta la somma in contanti, e così con suo comodo
lo potrà estinguere; anzi che per maggior allettamento,
se li potrebbe fare vitalizio. Onde egli ne sarebbe quasi padrone,
e verrà a dare più somma annua, con qualche riconoscimento
onesto ogni anno, oltre allaccollarsi il debito, scrivo
questo per carità di limpiare la Casa, né rispondo
che queste righe, e si può guadagnare molto. Mando un invito
per la scala santa, e spero che qui più sarà di
molto frutto, costì nel monastero vi è la scala
santa, la potrà servire per lanno venturo, e se il
breve della scala santa, che le mandai, fu ad septemnium, et si
è spirato lavvisi. V. R. partecipi anco linvito
ai nostri Padri per introdurre questa devozione anco nei monasteri
di Palermo, che qui lindulgenze si hanno facilmente su questa
devozione.
Li libri per Mons. Cicala dice, che sono in potere del signor
beneficiale Sartori, di grazia li recuperi, particolarmente per
il breve vi è indulgenza, come lho avvisato. Mando
al signor Principe lassoluzione per il sacerdote Brancato
con un nota di quello deve mandare per laltre spedizioni.
Per le spese dei breviari legati in sagrì che vuole sapere,
io già lho scritto, onde può esigerle, e me
lo saluti caramente, come fo alla signora Duchessa, monachelle,
et a tutti benedico nel Signore e me li raccomando strettamente
allorazioni.
Roma, 9 aprile 1672.
1672 05 08 AGT ms.
234, f. 227r autog.(A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Sono due poste, che non tengo lettere di V. R., tengo però
lettere del Padre D. Filippo Maria Agliata della sua salute, che
lavevano cambiato compagno, onde argomento procrastinare
lo stato in Palma, e spero sarà tutto in ordine al servizio
del Signore. Con questa comodità mando lorologio
al nostro signor Principe dAragona, le mando una balla di
libretti dellorazione di S. Pietro dAlcantara, che
mi ha regalato Mons. Crescenzio; V. R. li dispensi in Palma, et
in Palermo aglamici spirituali, perché veramente
è un libretto utilissimo per la facilità, ordine,
e devozione. Mando anco un involtino di alcune cartuccie stampate
ultimamente, ma per Anime sollevate, e V. R. non può credere,
quanto qui siano piaciute, e spero saranno di gran profitto. Nostro
Signore lo benedica, come fo alla signora Duchessa, signor Principe,
sorelle, e tutti lo preghino per me.
Roma, 8 maggio 1672.
1672 05 14 AGT ms.
234, f. 228 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo una di V. R. del sette passato, e ringrazio il Signore
delle grazie che fa al Principe, continuiamo lorazioni,
acciò ipse perficiat, e V. R. deve anco particolari grazie
per farle occasione di servirlo in negozi di tanto suo servizio,
né tema delle distrazioni, perché quando non sono
volontarie, anzi contro genio, sono materia di merito. Indirizzi
ogni cosa a Dio, e fugga ogni sollecitudine, perché lo
spirito del Signore è spirito di pace, anco nelle nostre
imperfezioni, e difetti. Circa ai suoi studi, io già ho
scritto a lungo, e torno a dirle, che a me pare applicarsi alla
lettura, e fondarsi bene nella scolastica, e poi cominciare a
faticare in quello le parrà per maggior gloria del Signore.
Darò le lettere al Padre generale che si spera Lunedì
torni da Frascati, e le manderò lindirizzo necessario.
Per il canonicato di Girgenti lavviso è stato assai
tardi e qui vi sono 17 concorrenti con primi mezzi di Roma, onde
lopera nostra saria superflua. Io raccomando il Padre D.
Antonio a Mons. Vescovo di Girgenti, e così faccia costì
V. R. e si aiuti anco col mezzo del signor Principe dAragona
in Spagna, che sarà più facile. Le mando due immagini
del B. Pio Pontefice, e lavviso come il suo corpo sta nella
cappella di Sisto V in Santa Maria Maggiore, ove se li fa una
bellissima cappella sotterranea, sotto del cui altare viene ad
essere il sacro corpo, e sopra il pavimento se li fa una bella,
e gran rosa trasforata di rame dorato, per dar lume alla cappella,
e godersi anco la sacra reliquia di sopra, e la detta rosa viene
sotto la statua antica del Pontefice, al quale se lhanno
posto i raggi, e baldacchino. A questa cappella si scende per
quella del santo Presepio, ove sta anco il nostro S. Gaetano.
Onde la festa, che in breve si farà al beato, sarà
anco partecipata dal nostro Signore, e perciò labbiamo
accomodati quattro belle cornucopie con 4 lumi di cera per il
tempo della festa, tutto per contento di V. R. e di codesti nostri
Padri e devoti di S. Gaetano. Nostro Signore lo benedica, come
fo alla signora Duchessa, fratello, sorelle, e tutti lo preghino
per me. Roma, 14 maggio 1672.
Il signor canonico nostro Giandaidone mi scrive una lettera, e
mi raccomanda il signor D. Martino suo fratello per il canonicato
di Girgenti, V. R. me lo saluti caramente e ci faccia la mia scusa
data a lei, mutatis mutandis.
1672 05 21 AGT ms.
234, f. 229 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Questa settimana sono venuti da Palermo i Padri Eusebio e Salvatore
della Licata, cappuccini, e mi hanno portato nuova della morte
del nostro Principe cappuccino in voto, e stimo maggior grazia
del Signore laverlo chiamato prima dellesecuzione,
per dargli la corona senza il travaglio. Me ne rallegro seco con
la signora Duchessa, e tutte le sorelle, e veramente siamo tenuti
tutti a rendere infinite grazie al Signore per la misericordia
grande [che] usa alla Casa, chè stabilirla negleterni
tabernacoli del Paradiso, essendo questa Casa della terra peggio
del loto, e fango, con che la fabbricano le cose materiali. Io
ne aspetto sue lettere, sperando dintenderne altre circostanze
di spirituale consolazione, e per le cose temporali credo, che
il Signore lavrà disposte, e farà seguire
tutto per gloria sua. Per la sua persona e studi il Padre generale
le darà ogni soddisfazione, né essendo questa per
altro, le raccomando la santa orazione, nella quale si vede tutto,
si ottiene tutto, e si gode Dio, chè il nostro tutto,
lo stesso dico alla signora Duchessa, e sorelle, e le benedico
nel Signore al quale preghino sempre per me povero peccatore.
Roma, 21 maggio 1672.
1672 05 28 AGT ms.
234, f. 230 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta non ricevo lettere di V. R. e le aspetto con
desiderio, sperando di sentire assai buona circostanza della morte
del nostro Principe cappuccino (1)(2),
che il signor Card. Ruberti, me ne darà una nota. La settimana
passata è partito Mons. Crespi, Vescovo di Girgenti, V.
R. ci sia subito a riverirlo, e riconoscerà un gentilissimo,
e santo Prelato. Alla signora Duchessa, sorelle, e tutti benedico
nel Signore, e lo preghino sempre per me.
Roma, 28 maggio 1672. (1)
morte di Ferdinando, avvenuta il 5 maggio 1672 (2) vitigni da
impiantare
1672 06 11 AGT ms.
234, f. 231 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
uando fratello Giuseppe
Maria mi scrisse, che il Principe si voleva fare cappuccino, come
poi ha conseguito, se non con labito, col merito nel Paradiso,
come spero, io risposi quello [che] si doveva fare in tal caso,
e che V. S. poteva restare nel monastero, ma già che le
dette lettere si smarrirono, e lei è uscita, è segno
che Iddio ha voluto così; e noi dovremo godere sempre della
sua SS.ma volontà. Ma V. S. stia allegramente, che spero
il Signore la farà tornare a suo tempo alla sua Casa per
servirlo con Maddalena, attenda però ora con Marta allaggiustamento
della Casa, e lodo assai laffitto, e se vi entrasse il signor
Conte del Comiso, o signor D. Emanuele, se li potrebbe anco dare
la Terra. Intanto io le procurerò licenza di potere fare
i suoi ritiri spirituali nel monastero, si può esercitare
con S. Brigida a servire lospedale, e glinfermi, e
soccorrere i poveri, e nelloccasione si può valere
del fratello Giuseppe Maria, che resta in Palermo, e potrà
venire costà a suo gusto. Mi pare che in breve ho detto
tutto, stiamo sempre uniti al divino beneplacito, né vi
vuole altro. Ricevo le lettere delle nostre monachelle, e ne resto
consolatissimo, V. S. me le saluti caramente e dica a suor Maria
Crocifissa, e servirà anco per laltre, e per lei,
le dica, che cerchi sempre di tenere un cuore dolce, soave, e
pacifico, anco nei nostri difetti, facta est in pace amaritudo
mea amarissima perché lo spirito di superflua sollecitudine,
et inquiete sempre è del demonio, o almeno dellamor
proprio. E nostro Signore non abita, che in cuor pacifico, factus
est in pace locus eius. Ma come si trova questa pace nelloscurità,
nelle tenebre, e nelle grandi afflizioni? Si trova con la santa
umiltà, stimandoci meritevoli di tali afflizioni, e di
peggio, et io stimo, che sia meglio il patire con umiltà,
che con allegrezza, perché questo non è patire,
e poi è soggetto a superbia, e nido dellamor proprio.
Le raccomando assai questo esercizio, e fuggano la malinconia,
come peste dellAnima. In pace in idipsum dormiam et requiescam.
Nostro Signore li benedica tutti, e lo preghino per me questa
santa pace, e pace amarissima dei miei peccati. Roma, 11 giugno
1672.
1672 06 11 AGT
ms. 234, f. 232 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
La settimana passata non venne posta di Sicilia, questa però
ha portato due suoi pieghi del 10, e 22 passato, et ho goduto
molto deglottimi avvisi del nostro Principe cappuccino come
spero nel Signore già professo nel Cielo, e grazie sempre
infinite a Sua Divina Maestà. Mando lacclusa alla
signora Duchessa, scrivo come sento, e spero sarà di comune
soddisfazione. Lodo laffitto, e la vendita delloro,
et argento, e ci aggiungo anco dei vestiti della signora Principessa,
et altri ricchi suppellettili, li quali nella fanciullezza del
Principino non servono, e si logorano senza rimedio, e spero che
vi attenderanno bene allazienda; questo figliolo sarà
assai ricco, ma desidero, che procurino darricchirlo con
una santa educazione, e quando bisognasse qualche matrona, qui
il signor Ignazio mi ha offerto sua moglie, quale allevò
la Principessa madre, mi rimetto alla loro prudenza, e sparagno
etc. Ricevo lo scritto di suor Maria Crocifissa, e desidero sapere,
se ebbe qualche sentimento particolare su quelle parole della
scala santa, potentia ligatur, e così tutti glaltri
scritti che seguitano. Circa ai suoi studi già lho
scritto, che il Padre generale si rimette per tutto al Padre Matranga,
il quale io riverisco cordialmente, e V. R. cerchi di stringere,
perché dal suo conversare sempre simpara; io poi
torno a dirle, che stimo necessario fare una lettura per impararsi
bene delle dottrine scolastiche, che sono il fondamento di tutto;
il Padre Citari mi ha detto, che fornirà conto dopo finita
la lettura del Padre Paternò, V. R. confidi tutto col Padre
Matranga, e Padre Gravina, che non potrà errare. Il signor
Principe dAragona mi scrive una bellissima lettera, ma io
lho prevenuto, e però non gli rispondo ora, perché
saria scrivergli lo stesso, non scrivendo io per cerimonia, ma
per verità, me lo riverisca umilmente, così al Padre
Boccafuoco, Agliata, e Gravina, ai quali non rispondo per trovarmi
assai occupato, et ella sarà lettera per me, e lo stesso
negozio faccia con il signor D. Antonino, et a tutti mi raccomando
allorazioni. Il signor Principe b. m. mi scrisse per sapere
il prezzo dei due breviari, e diurni legati in sagrì (1), per esigerli dalla persona che li volle,
sono costati tutti scudi 10. Manderò lindulgenze
che scrive, et il trattato deglAngeli, con prima comodità,
come glaltri scritti tiene il Padre Citari. Con laltra
mia le raccomandai a V. R. il signor Matteo Macca, torno a farlo
di nuovo, tanto più che la signora Duchessa mi dice, che
vi è gran scarsità dei buoni ministri, e questo
comella vedrà è abilissimo e di virtù
esemplari. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi per me. Desio
sapere, se le capitò una lunga lettera greca di Mons. Suarez
quale più e più volte ne parla di lei.
Roma, 11 giugno 1672.
V. R. per laffitto del governo di Palma, non prenda consiglio
dalla gente di Palma, o del signor canonico Giandaidone, o simili,
perché a questi torna più comodo il governo della
signora Duchessa, et in questi casi la persona deve essere guardinga,
non per quello che è ma per quello può essere, etc.
(1) pelle di pesce che conciata serve a formar
coperte di libri
1672 07 02 AGT ms.
234, f. 234 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. del 30 Maggio con il libretto che desiderava,
e con la nota per il signor Brancato, il quale procurerò
servire. Circa ai suoi studi, già ho scritto a compimento,
e torno a dire, che mi pare attendere alla lettura, e questo non
perché poi si avesse da stabilire in questo mestiere, ma
perché si facesse con tal occasione padrone delle dottrine,
che è il fondamento di tutte laltre cose; e poi finita
la lettura con lesperienza del tempo potrà meglio
risolvere a che applicarsi, et in ciò abbiamo la strada
regia dellobbedienza, né bisogna far altro, che esporre
tutto schiettamente, et indifferentemente al Superiore, e dopo
lasciarsi guidare da lui; però ogni altro pensiero e sollecitudine
è Amor proprio, o tentazione del demonio; mi sono dilatato
in ciò, perché la vedo attento alquanto sopra il
suo stato, il nostro vero stato è non aver stato, o per
dir meglio, è Iddio, che è il vero stato. Mando
lacclusa del Marchese di Pianezza per vedere il concetto
teneva del nostro buon Principe cappuccino, V. R. la faccia vedere
alla signora Duchessa per sua consolazione, e poi me la rimandi.
Riverisco la detta signora Duchessa, e nostre monachelle, benedico
tutti nel Signore e lo preghino per me. Saluto il Padre D. Filippo
Maria Agliata, e già ho consegnato tutte le sue lettere,
come mi ha comandato, e come io devo servirla, e la ringrazio
dellavviso mi dà della salute recuperata di V. R.
né io mi dilato in materie dinfermità, perché
sono sempre annesse alla nostra natura corruttibile, e sono ottime
occasioni dapprofittarci, et offrire in sacrificio al Signore.
Il signor Card. Facchinetti si raccomanda alla nostra Crocifissa,
con altri amici, V. R. lo faccia con qualche maniera, senza mostrarne
affezione, et attendiamo tutti alla santa umiltà, alla
santa umiltà.
Roma, 2 luglio 1672.
Mi abbracci strettamente il Padre D. Gaetano, e me li raccomando
alle sante orazioni. Il Padre Maggio mi scrive per il Padre Pecorello,
che desidera farsi teatino, V. R. non mi ha mai scritto sopra
ciò, stimo bene passar questo tempo per maggior stabilimento,
e per sentire da lei più a lungo la vocazione, e suo sentimento.
1672 07 09 AGT ms.
234, f. 235 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 13 passato, ringrazio nostro Signore
sia arrivato con salute in Palermo, e che ripigliava lo studio,
e già questa mattina appunto ho consegnato i suoi scritti
al signor Ignazio Miraglia, che li manderà con una feluca;
parte Lunedì per Messina, raccomandati al nostro Padre
Castelli, che già è ritornato. Circa il suo sacerdozio
io consiglio a V. R. che non solo procuri dispensa, ma che ne
anco lo cerchi a suo tempo, ma ne lasci la cura ai Superiori,
questa è la strada battuta, più perfetta, la santa
obbedienza. Ho inteso la morte del buon Pecorello, spero nel Signore
sarà nellovile della gloria. Per monte Calvario ho
atteso sue lettere, e mi meravigliava, come ella tacesse, ma adesso
farò ogni opera, e scriverò a suo tempo. Aspetto
con desiderio la relazione, e scritti della mia Crocifissa, e
prego nostro Signore a compiere la grande opera che ha cominciato
in questa figliola, et a fare che noi ce ne approfittiamo, se
bene voglio che V. R. non si attacchi tanto alle sue parole, perché
o sono in ratto, e sempre hanno qualche oscurità, o sono
prudenziali, che come dice il Padre Gio: della Croce, sono assai
osservabili, et alle volte paiono soprannaturali, per essere fatti
con discorsi santi senza appannamento di passioni, ad ogni modo
nelle donne, e figliole questo discorso prudenziale ancorché
puro, e spassionato, è pure mancante per rispetto alla
poca esperienza, e pratica delle cose del mondo, mi è parso
dilatarmi in questo, acciò come ho cennato, ella non se
lattacchi totalmente habemus Moysen et prophetas.
Ricevo la nota delliscrizione per la lapide dei nostri buoni
morti, V. R. che sa il sito, e le parole vi possono capire, ne
faccia una a suo gusto, e la mandi, che poi sopra quella vedremo
daggiustare qualche cosa. Mando due brevi per il nostro
monastero, V. R. li faccia eseguire costì, e poi li mandi,
mi saluti tutti, cioè me li raccomando allorazioni.
Fo riverenza alla signora Duchessa, alla quale fo comuni sempre
le mie lettere, e V. R. glielo scriva, e che io in primo loco
prego sempre per lei, così voglio che lei faccia per me.
Nostro Signore ci faccia tutti Santi.
Roma, 9 luglio 1672.
Mando a V. R. lacclusa di Mons. di Girgenti, al quale non
rispondo per essere mia risposta, io già le raccomandai
al signor Ciantro, signor canonico Giandaidone, etc.. V. R. faccia,
che la signora Duchessa la compisca, che è un degnissimo
Prelato.
1672 07 16 AGT ms.
234, f. 236 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. lacclusa della signora Duchessa, che mi pare
dettata con lassistenza dello Spirito Santo; io intendo,
che in ogni conto si faccia laffitto di Palma, con darle
anco il governo, così è lo stile comune, e così
hanno fatto loro con la Torretta, né si deve anteporre
qualche utile temporale dei vassalli, allutile spirituale,
e corporale della signora Duchessa, et aglinteressi temporali
della Casa. Oltre che il governo della signora Duchessa per esser
donna, bisogna sia con consulta di altri, che possono incontrare
meno atti degli affittuari, tanto maggiormente che questo signore
Di Gisulfo, che il pretende, è buon cavaliere, e si può
negoziare a gioco fatto, perché già si vede la soddisfazione
che dà nel governo della Tonnara, et in questo caso la
signora potrà tornare alla sua quiete del monastero.
Circa il matrimonio, più tempo è, che il signor
Marchese di Geraci ne scrisse una lunga, sensata, et affettuosissima
lettera al Padre generale del Beneficiale Rampolla, al quale io
donai la stessa risposta hanno dato loro, né per fare esperienza
della volontà della figliola occorre farla venire in Palermo,
assai è il dilungarle la professione, perché in
questa dimora se cè qualche mutazione, verrà
a lingua; sospetto però io che forse il Signore non vorrà
altro, perché ho veduto, che la sua professione è
stata impedita impensatamente, e le stesse cere che erano per
la sua professione, servirono per quella del nostro Principe cappuccino,
che così chiamo io la sua morte; ad ogni modo io in questo
mi voglio portare passivamente e ne facciamo orazioni, come farò
fare ad altri servi del Signore. Ho inteso lo stato del signor
Principe dAragona in Sciacca, al quale avrà già
capitato lorologio, col quale mandava i libri, et involtino,
che V. R. mi cenna, e mi sono meravigliato come il signor Principe
non mi abbia risposto, e godo sentire come le sia piaciuta lopera,
et anco aspettava certo poco resto di spesa. V. R. intenda tutto
destratamente, perché dubito, si siano smarrite le lettere,
onde bisognerà mandare duplicato della polisa. Torno a
raccomandare a V. R. il signor Macca, e lassicuro, che è
uomo di gran bontà, et abilità, e sarà di
gran servizio alla signora Duchessa, e V. R. ci potrà confidare
tutto. Mi spiace la scarsità dei ministri, e bisognando
è necessario farne ogni diligenza. Mi è stata carissima
la relazione che mi dà della mia Crocifissa, ne benedico
il Signore e lo prego a perfezionarla, leggerò gli scritti
e poi avviserò, e me li raccomando allorazioni, come
a tutte laltre figliole. Riverisco il Padre Matranga, al
quale risponderò con la seguente, aspetto nuova deglindirizzi
ha dato per i suoi studi, e già gli scritti sono mandati
per via di Messina, come le scrissi. Rendo anco grazie al signor
Boccafuoco delle sue due righe preziose, che anco nella bellezza
del carattere mi hanno rallegrato. Abbraccio il nostro caro Padre
D. Gaetano, riverisco al Padre preposito, Padre D. Cosimo, Padre
Ebano, e tutti nominativi, così del fratello Saida, et
carissimo Grimaldi. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi sempre
per me. Roma, 16 luglio 1672.
1672 07 23 AGT ms.
234, f. 237 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del primo corrente, e sopra laffitto
di Palma torno a replicare, che lo stimo necessario anco col governo,
altrimenti non si farà mai, e la Casa andrà in rovina.
Circa la signora Duchessa, si può ritirare nel monastero
senza professare, e di lì esercitare la tutela, che fatto
laffitto, sarà negozio di poca briga, e con una ora
che si spende il giorno di continuo, sarà bastante, e si
può servire di fuori del Padre Antonino, o altra persona
confidente, e nelle cose di rilievo consulterà seco in
Palermo. Mi rallegro sia entrata nella nostra segreta, della quale
io conservo continua, e tenera memoria, e V. R. mi raccomandi
sempre alle orazioni dei santi fratelli. Godo dellavviso
che mi dà del signor D. Giuseppe Grimaldi, e per la sua
venuta allanno santo, se siamo vivi, non mancherò
servirlo di qualche luogo proporzionato al suo spirito.
Mando a V. R. 4 copie delle stampe, che ne le mandai sani libri
di S. Pietro dAlcantara, che ella dice non esser capitati;
questi vennero con un involtino insieme con la tela bianca per
il riflesso dellorologio della passione mandato al signor
Principe dAragona, dal quale, come le scrissi non ho avuto
ricevuta, stimo forse siano smarrite le lettere, V. R. se ne informi
dal signor Principe, al quale riverisco umilmente con tutto laffetto.
Riverisco il Padre Matranga, mio e suo maestro, et io spero scrivergli
appresso con la dispensa per il noviziato del signor D. Carlo
Marino, che qui lo stimano necessario. Abbraccio caramente il
Padre D. Gaetano, e le ricordo, che si avvicina il tempo di favorirmi
in Siracusa per i tralci delle viti di moscatello, malvasia, et
altri, da 3 mila e più, e le potrà far mandare qui
diretti al signor Card. Ruberti, e me li raccomando alle orazioni.
Saluto la signora Duchessa, le nostre Mariane, e benedico tutti
nel Signore, e tutti lo preghino per me.
Roma, 23 luglio 1672.
Lanno sacro del Padre Ambrogi lo mandai al nostro buon Principe
cappuccino; V. R. faccia fare diligenza, che lo troverà,
tolto non lavrà donato al signor Principe dAragona,
lavviso perché bisognerà procurarlo da Firenze.
V. R. partecipi questa stampa in Palermo, che spero saranno grati,
e qui grazie al Signore ha piaciuto in estremo, et un Padre alla
Chiesa nuova lha posto in verso, et appresso ce ne manderò
copia. Benedictus Deus.
1672 07 30 AGT ms.
234, f. 238 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando lacclusa per la signora Duchessa, e la lettera cenna
per il Padre provinciale, col quale V. R. si faccia amico, e cerchi
daggiustare costì ogni cosa, perché come il
Padre generale non è della riforma, si rimette tutto a
loro, e fra questo mentre procuriamo qui le spedizioni della Sacra
Congregazione, nelle quali sempre vi vuole del tempo; il Padre
provinciale potrà fare in Palma un ospizio, che sarà
opportuno per il passo dei Padri di Val di Noto, e Val di Mazara,
e per i conventi vicini di Girgenti, e Naro, e ci potrà
assegnare i due Padri nominati dalla signora Duchessa, V. R. negozi
bene, e si valga costì di qualche buon mezzo, che non mancherà,
che spero nel Signore riuscirà tutto. Mando una che mi
fa il signor Principe dAragona e sua risposta; V. R. mi
scrive, che io lo tenga in caldo, ma egli si lamenta della loro
freddezza, e mi scrive, che D. Rosalia non voleva venire per non
lasciare di servire il signor Principe, ma ella non vuole venire
per non voler andare in Casa del signor canonico Giandaidone come
cosa di pregiudizio al signor Principe, et io mi sono meravigliato
di questo pensiero della signora suor Antonia; che necessità
vi è che il figliolino venga in Palermo? Sempre è
meglio, che stia sotto locchio della signora Duchessa, e
nostre monachelle in Palma, e D. Rosalia è pronta venire
in Palma con il signor D. Ignazio, che è qui, e mi si è
offerto più volte. Di grazia non prendano consiglio di
questa buona monaca, sa il suo umore con landare, e tornare
da Palma, e mi fanno grazia di vedere di guadagnare, et affezionarsi
il signor Principe, e tutta la Casa, tanto più che il nostro
Principe cappuccino, come ella mi avvisa, li nominava tutori.
Ho ottenuto la grazia da nostro Signore per la proroga del breve
del Papa Clemente IX per entrare la signora Duchessa nel monastero,
e spero mandarvene il nuovo breve per la posta seguente, e se
bene la signora Duchessa entra nel monastero, sempre è
bene abbondare in consulta per quello che può succedere.
Circa i suoi studi V. R. attenda a finire il corso per Ottobre,
e poi per un anno come consultava e consulto il Padre Citari attenda
ad aggiustarsi gli scritti per leggere, perché bisogna
fare le cose come vanno, e non in fretta, et a caso, e fra questo
tempo il Signore ci aprirà la strada per qualche lettura,
et a me pare servizio del Signore questa sua dimora costì
per aiuto, e sollievo della signora Duchessa, e Casa, essendo
la carità ordinata primo ai nostri, né tema dellaria,
perché col buon regime, et uso si piglia, e poi nostro
Signore non deficit in necessariis, quando tutto è per
sua gloria. Al signor Macca non mancherà occasione di favorirlo
costì, o per negozi della Casa, o di altri amici, o con
i nuovi affittuari, perché è virtuoso et abile per
tutto. Mons. Suarez è suo affezionatissimo, non manchi
di scrivergli, e tiene ottima scusa per la catastrofe della Casa.
Ho letto gli scritti della mia Crocifissa del giorno della SS.ma
Trinità, e spero cavarne molto frutto, come avviserò
con la posta seguente con suo gusto. Un pezzo si fa le mandai
un cambio per un nipote del Padre D. Clemente, né me ne
dà avviso, la prego ad essergli puntuale, et amorevole.
Lascio allultimo le lettere scritte nel giorno del SS.mo
Sacramento, è negozio di grandi e lunghe orazioni, e ne
pregherò molte Anime spirituali, e se sarò tardi
alla risposta, non mi sollecitino. In tanto non vi pensino più,
ma attendano al sodo della virtù, e stimino il passato
come sogno perché se il Signore vorrà, aprirà
altra strada, che noi non sappiamo. Nostro Signore lo benedica,
e lo preghi sempre per me, che mi faccia umile.
Roma, 30 luglio 1672.
1672 08 05 AGT ms.
234, f. 239 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. lacclusa del Padre vice preposito per levarle
ogni ostacolo, et ombra della sua buona venuta qui. Io torno a
replicarle, che ne godo, perché sempre mi sono portato
passivamente, e così spero, che nostro Signore lo drizzerà
tutto a suo maggior servizio. Deve però V. R. ringraziare
e conservare molte obbligazioni a codesti nostri Padri della stima
che hanno fatto di lei con domandarlo per codesta Casa, alla quale,
piacendo al Signore potrà servire non da scolare, come
è adesso, ma dopo approfittato negli studi. Circa al viaggio
spero incontrare quello di qualche galera, perché con loccasione
della fiera di Messina, sempre poi ne scende alcuna in Palermo
per le sete che sono costì, prego nostro Signore del tutto
per sua gloria. Ho dato già il memoriale per la fondazione
del convento, e parlato con questi Padri che ne stanno ardentissimi,
né bisogna aspettare né dieta, né capitolo
generale; manderemo la lettera per linformazione dellordinario,
e venuta questa, ogni cosa grazie al Signore sarà aggiustata.
Ricevo la fede per la morte del beneficiale, il negozio cammina,
né manca diligenza, e sopra tutto ne prego nostro Signore.
Ho fatto diligenza per il medicamento della madre Abbadessa del
Cancelliere, né ho potuto aver notizia, né da speziali,
né da droghiere, né dal nostro medico, qual credo
fosse cosa chimica, che qui non è in uso. Mando a V. R.
alcuni inviti per una nuova festa del nostro santo Padre, e voglio
ne ringrazi il Signore da mia parte, perché avendo avuto
sempre a cuore questa devozione, quando meno pensava, la signora
Principessa di Rossano, madre dei signori Principi Borghesi e
Panfilio, mi mandò 100 scudi per spenderli a mio genio
per S. Gaetano. Onde io subito ho fatto fare un bellissimo quadro,
e spero ne seguirà una bella festa a gloria del Santo,
e consolazione dei suoi devoti, V. R. lo partecipi in Palma, acciò
tutte le nostre Mariane possono ringraziare il Signore per me.
Roma, 5 agosto 1672.
1672 08 06 AGT ms.
234, f. 240 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta non tengo lettere, e per essere la vigilia del
nostro santo Patriarca non posso dilatarmi, e solo fo questa per
mandarle lacclusa lettera della Sacra Congregazione per
la fondazione del convento dei Padri riformati in Palma. V. R.
la mandi subito alla signora Duchessa, acciò col Padre
D. Antonino, o altro la mandi con sua lettera a Monsignore e procuri
una buona informativa, et io per maggior facilità le mando
quella che si fece per i Padri di Monte Calvario, e si potranno
servire della stessa sostanza rispettiva, e dello stesso mezzo
che ci favorì allora; V. R. mandi questa informativa subito,
e favorisca, che qui grazie al Signore finiremo tutto. Nostro
Signore lo benedica con la signora Duchessa, figli, e tutti lo
preghino per me.
Roma, 6 agosto 1672.
Lavverto che nella lettera del signor Vicario generale nel
numero dellAnime credo vi sia sbaglio di più.
1672 08 13 AGT ms.
234, f. 241 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. lacclusa per la signora Duchessa, et aperta
per non replicare i negozi, e se la mia mano le pare oscura, può
ella trascriverla per comodo della signora perché io sono
così inetto, che non so farla meglio. Rimando la lettera
delle nostre buone monachelle, e bene mi accorgo, che parlano
per bocca dei vassalli, i quali, come ho scritto cercano il comodo
loro, e vogliono loro esser padroni, senza mira al bene spirituale,
corporale, e temporale della signora Duchessa, e Casa, ma sopra
ciò ho scritto prima a lungo. Vorrei che V. R. facesse
unamorevole fraterna alle nostre monachelle, che deplorano
la fortuna del buon Principe nostro, parendo a me il contrario,
perché il Signore da piccolino lo fece padrone con titoli,
grandezze, viaggi, matrimoni, e sopra più tanto virtuoso,
è morto cappuccino, le dia per penitenza a dirne sempre
al Signore un Gloria Patri.
Circa i suoi studi già ho scritto a compimento, et appresso
manderò una licenza per Palma, ma se ne serva cum grano
salis, cioè solo per consolazione spirituale della signora
Duchessa, sorelle, e vassalli, e non più, perché
il religioso fuori del chiostro è il pesce fuori dellacqua,
ella mi intende; in Palermo tiene in Casa tante oratorie, che
non manca occasione et ha seco gli studi, e faccia conto, che
ogni volta fa fare un atto di contrizione, o di Amor di Dio, ha
trovato un gran tesoro, oltre che questa è la nostra vocazione.
Per Monte Calvario già ho mandato le spedizioni che spettavano
a me, ella procuri subito la risposta di Mons. Vescovo, e che
venga aperta, come io mandai quella della Sacra Congregazione,
o almeno copia per sapere qui come trattare. Ricevo il testamento
della signora Duchessa, letto, e considerato risponderò
quello che mi occorrerà. Mando qui accluso un breve, che
con grandissima efficacia mi ha domandato la signora suor Antonia,
e lho servita con la celerità possibile, la spesa
è stata 10 scudi romani, V. R. faccia che me ne mandi subito
polisa qui, perché ne sto a debito, non tenendo denaro.
Mando lufficio nuovo del B. Pio V, del quale qui si è
fatta solennissima festa nella Minerva, et appresso si farà
in Santa Maria Maggiore ove è il sacro corpo, il quale
poco fa si è rivisto per accomodarlo sotto un altare, nel
. collaterale alla cappelletta del santo Presepio, et io
ho avuto grazia davere un poco di legno della cassa, ove
si conservava, e ne partecipo V. R. e le nostre Mariane. Lo scritto
della nostra Crocifissa sopra lindegnità del celebrare,
qui ha fatto tremare più di una persona, et abbiamo stimato
che il Signore ce lha comunicato per pubblicarsi a beneficio
dellAnime, però ce le mando alcune copie stampate,
e qui si spargeranno per tutto, e ne spero gran frutto; V. R.
ne può mandare una copia per consolazione alla signora
Duchessa, ma per nessun conto se ne dica una parola a nessuna
del monastero, e di tutto gloria al Signore. Il signor D. Antonino
Macca, non tiene per due poste lettera del signor Andrea suo fratello,
mi fa grazia darmene qualche avviso, egli grazie al Signore ha
avuto una buona cappellania in SantAgnese, che me ci ha
favorito il signor Principe Panfilio, signore spiritualissimo,
e che per sua benignità mi vuole assai bene. Lo raccomando
alle nostre monachelle, suor Crocifissa per alcune tribolazioni
spirituali, e ne le stringa, così ci raccomando la signora
Principessa Borghese vecchia, e tutta sua Casa, e tutti amici.
Nostro Signore lo benedica, e lo preghi sempre per me.
Roma, 13 agosto 1672 .
Manderò subito la lettera al Padre Citari, riverisco il
Padre preposito P. Matranga, et abbraccio il mio carissimo Padre
D. Gaetano.
1672 08 20 AGT ms.
234, f. 242 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta ricevo due righe di V. R. con quella per nostro
Mons. Suarez, quale consegnerò. Con prima comodità
manderò le liturgie del signor Card. Bona, e forse con
un altro libro, che sta stampando in atto: De discretione Spirituum,
né voglio lasciare di dirle come detto signore ha veduto
il libretto della relazione della nostra Crocifissa con molta
sua soddisfazione. Ricordo a V. R. a non comunicare detto negozio
con la signora suor Antonia, perché facilmente può
avvisarlo ad alcuna delle nipoti in Palma, e come lavvertii
non conviene, che per alcun modo le pervenga tal notizia. Ho veduto
il testamento della signora Duchessa, e per darne meglio parere
desidero vedere la disposizione che fece la b. m. del Duca, per
non coincidere nelle stesse cose, etc.. Mi fa grazia avvisarmi
se si è recuperato quel fagottino mandato al nostro Monsignor
Cicala, del quale ne ho scritto più volte a V. R., o almeno
me ne dia lesclusiva, et pensava più prima mandarle
il breve della proroga della signora Duchessa dentrare nel
monastero, ma ella sa le cose lunghe di Roma, mi è stato
promesso per questa sera, se pure verrà a tempo, quando
che non verrà con la seguente, se piacerà al Signore
al quale sempre lode, e gloria.
Roma, 20 agosto 1672.
1672 08 25 AGT ms.
234, f. 219 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Rispondo alla lettera di V. R. del 23 passato, ma prima voglio
rispondere ad un punto, che ella cennò con la lettera antecedente,
et io trascurai in quelle risposte. Il punto era della promessa
di venire a Roma; V. R. si ricordi, che si partì per la
morte della buona Principessa, e pensavamo tornare subito, e compire
qui gli studi, idem si ricordi, che qui discorrevamo, che finiti
gli studi, dovesse andare per leggere in qualche parte nel Seminario;
quando poi il Signore dispose, che morisse il buon Principe, e
lei si fece dispensare gli studi costì, che volle compiere
costì, può ella come buon logico compiere il discorso.
Nel resto circa a venire qui io con le lettere passate lho
detto il mio senso. Mi è stata cara la raccomandazione
mi fa con queste ultime lettere per il fratello Orides, per sentire
la qualità di tanto buono giovane, e sarò a S. Andrea
a pregare il Padre preposito con lintento desiderato, e
con la seguente posta le darò la risposta, che spero buona.
Ho inteso la morte del mio carissimo Padre D. Gaetano Gravina,
in Mineo, e stimo sia morto col merito di missionario, e forse
con più di quello dellIndie, nelle quali cè
gran preziosità esteriore, ma qui appresso il mondo chi
non mira linterno, è parso forse più affetto
del sangue, che della carità, et io per sue lettere posso
ben saperne il midollo, il quale era solo la carità, che
essendo ordinata, voleva si aiutasse quel giovane, et io in questo
camminava con tanta consulta, cautela, e proteste, che non le
restava nellinterno, che portare quella croce per amore
del Signore, il quale spero, ce ne avrà già dato
il guiderdone nel Cielo. Sono alcuni giorni, che imparai una buona
regola, e la comunico a V. R., che le voglio bene. Ad alcune lettere
alle volte non si risponde, per non rileggerle, e si rimandano
per non conservarne la memoria. Mando lacclusa del nostro
Mons. Suarez, e se a V. R. paresse mandarle qualche cassetta di
paste delicate con loccasione che si lavorano in Palma,
lo stimerei bene suppongo che forse V. R. riceverà questa
in Palma, e però voglio comunicarle un mio pensiero, per
pregarne il Signore con la signora Duchessa, e nostre monachelle,
e se suor Crocifissa ne tenesse qualche lume particolare, mi fa
grazia avvisarlo. Il pensiero è che se per questanno
santo piacendo al Signore saremo vivi, mi vorrei impiegare a bene
dellAnime con peregrini, quali vorrei ritornassero alle
patrie non con le sole medaglie, et Agnus Dei, ma con qualche
buona istruzione per la santa orazione, e per salvarvi lAnima
le mando laccluso invito, dal quale vedrà il disegno
dellopera, cho bisogno laiuto di altri Padri,
quali spero trovare sì per le collazionette ad cor, come
per le confessioni, e se V. R. volesse in questanno santo,
spendervi la sua fatica, mi sarebbe caro, e potrà fra questo
applicare qualche tempo a leggere qualche somma di casi. Al Padre
generale spero sarà di gusto per il bene dellAnime,
e per decoro della religione in Roma, et appresso i forestieri.
Bisogna però prima maturar tutto con orazioni, e consulta
di spirituali, e poi con la direzione infallibile della santa
obbedienza prego intanto a farne, e farne fare continue orazioni,
et a tenere il tutto segreto. Nostro Signore lo benedica con le
signore figliole, e tutti lo preghino per me.
Roma, 25 agosto 1672.
1672 08 27 AGT ms.
234, f. 244 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Lavviso che V. R. mi dà del negozio col Padre provinciale
dei Riformati per il convento di Palma, mi fa conoscere chiaramente,
che il Padre S. Francesco vuol favorire quella Terra, così
ella anco avrà conosciuto per quello che io nello stesso
tempo ho negoziato qui a questo fine; attendo però la risposta
di codesto Mons. Vescovo, e qui spediremo tutto, e spero ne caveremo
gran frutto, come opera indirizzata dal Signore. Procurerò
le figure delle 7 Chiese per i sette altari del monastero, e scriverò
anco per la scala santa. Farò diligenza per la licenza
di parlare nel monastero, come mi scrive, se bene V. R. si potrà
valere dello stesso mezzo che lo favorì in Girgenti laltra
volta, essendo Mons. Vescovo gentilissimo, ma io non mancherò
dottenerla qui. Circa alle cose della signora Duchessa,
et allaffitto di Palma, io non ho potuto scrivere, se non
quello che intendo, sono fondato in due principi, luno che,
che tutti i signori affittino le loro terre col governo, il 2°
è che le donne non sono atte a questi negozi, et arbitrii,
né io so conoscere le rovine, che V. R. cenna, e poteva
avvisarle, perché come sa, anco vi è stata opinione,
che la confessione si potesse fare per epistola, né luomo
può giudicare, nisi secundum acta et probata.
Nel resto spero nel Signore che ogni cosa vada bene, e mi meraviglio
di lei, che mostra tanta ansietà, e sollecitudine su questo,
avendole io detto, e scritto più volte, che la superflua
diligenza et inquietitudine nei negozi, o è amor proprio,
o tentazione del demonio, perché lo spirito del Signore
è spirito di pace, e tranquillità, et il Profeta:
facta est in pace amaritudo mea amarissima, operiamo bene, e facciamo
quello dovremo dal canto nostro, e dopo quando le cose non riescono,
o vanno a traverso, abbracciamoci se non allegramente, almeno
pacificatamente con la croce del Signore, e stimiamo, che quella
è espediente per la nostra salute. Mando lacclusa
per la signora Duchessa, e mi sono meravigliato come dello scritto
di suor Maria Crocifissa, circa le cose di Napoli non me ne sia
data parte, spero che il Signore la voglia fare gran santa, mentre
vedo, che gli stessi figlioli, che per tanto lamano, e stimano
prudente di governi poi le facciano queste cose come a forestiera.
Scrivo questo per vedere quanto gran maestro che abbiamo, alle
volte ci fa lavorare a pro dellAnime, senza che noi forse
lo sappiamo. Riverisco il Padre Matranga, ho raccomandato la sua
lettera, mi abboccherò con il Padre Fardella, mi adopererò
in tutto quello che potrò per servirla, e dopo scriverò
come devo. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi mi faccia fare
sempre il suo santo volere. Ho dato la sua a Mons. Suarez, tutto
cordialità, tutto amorevolezza, e mi disse, che vuole scrivere.
Roma, 27 agosto 1672.
1672 09 09 AGT ms.
234, f. 245 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Qui è corsa nuova, che sono stati svaligiati due ordinari
di Sicilia, ne attenderemo il vero, questa sarà solo per
salutarla, e mandarle laccluse orazioni di S. Gaetano, al
quale spero fare una festa in S. Maria Maggiore per questo santo
Natale. Li benedico tutti nel Signore e lo preghino sempre per
me.
Roma, 9 settembre 1672.
1672 09 10 AGT ms.
234, f. 246 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta della settimana passata non ebbi lettere di V. R.,
con quella di questa settimana non sono venute di Sicilia, però
con questa solo la saluto, e le mando la licenza, per parlare
al monastero, che Mons. Vecchi col suo solito mi ha favorito con
mandarla fino a casa.
Hoggi è partito per mare il signor Ignazio Miraglia, e
gli ho consegnato la liturgia del signor Card. Bona, laltro
suo libretto non è anco finito, pensava mandare i suoi
libri, perché qui dormivano, ma sono tanti, che bisogna
aspettare qualche Tartana. Saluto la signora Duchessa, e le mando
due figurine che mi ha dato un santo religioso cappuccino, mio
amico venuto da Germania, una è della Madonna della Pietà,
che per la gran devozione, è detta Loreto della Germania,
laltra è di S. Rosalia, alla quale si ha gran devozione
in quella parte. Saluto anco le nostre buone monachelle, et a
tutti benedico nel Signore, e tutti lo preghino per me.
Roma, 10 settembre 1672.
Riverisco il Padre Matranga, et assista per le lezioni ecclesiastiche
del nostro santo Patriarca.
1672 09 17 AGT ms.
234, f. 247 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
icevo la lettera
di V. S. del 13 Agosto, e spero, che già le siano arrivate
tutte le mie lettere, con le quali ho scritto diffusamente sopra
tutti i negozi. Con questa lavviso, che ho procurato licenza
per potere entrare nel monastero ad effetto di monacarsi, e la
manderò subito.
Dico però a V. S. che per le ragioni ho scritto, io stimo
servizio del Signore che V. S. e suor Maria Lanceata non facessero
professione fino al tempo opportuno, e ne aspetto loro risposte,
perché noi già conveniamo nel fine, che è
il maggior servizio e gloria di Dio; nel resto nei mezzi facilmente
ci aggiusteremo, perché sono cose umane, che facilmente
si conoscono.
Stiamo forti nel fine, che tutte le altre cose sono bagatelle,
et ancorché fossero grandi e contrarie, ci serviranno per
maggior merito.
Il fratello Giuseppe mi scrive che si stava in un buon partito
per laffitto di Palma, e spero nostro Signore faciliterà
tutto, e V. S. e le nostre buone figliole lo preghino per me,
acciò ci faccia fare la sua santa volontà. A questo
punto Mons. Vecchi nostro amicissimo mi mandò la licenza.
Benedictus Deus, benedictus semper.
Roma, 17 settembre 1672.
1672 09 24 AGT ms.
234, f. 250 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 2 passato, e mi fa ridere sopra
i suoi studi; ella dice, vuole fare la volontà del Signore
e lobbedienza, e poi fa apologia, et allegazioni sopra ciò:
Una est veritas, e perciò io replico quello che ho scritto
laltra volta, et ora aggiungo che il consiglio volontario
adesso mi pare necessario, perché il Padre generale si
trova partito, e trattare questi negozi per lettere, saria sgarrarli,
la sua venuta sarà tardi, né è tempo di pensar
ai viaggi. Onde V. R. attenda a fare lesame, e poi a studiare,
come dovesse leggere, io inclino a Firenze, ma il tempo ci sarà
maestro, V. R. attende allo studio, si quieti senza pensare ad
altro, che il Signore indirizzerà tutto a sua gloria. Godo
della buona relazione del fratello Castelletti, al quale saluto
caramente e conservo memoria dei suoi buoni parenti, et amici,
ma mi dia un ricordo alla venuta del Padre generale che farò
quello [che] potrò per servirla. Per la monaca di Cammarata
il negozio è difficile, et io poco inclino ad introdurre
monache forestiere, ne facciano orazione, etc. Io ho buona memoria
del breve per il sacerdote Brancato, ma le condizioni sono lunghe,
né si può fare quello che si pensa, la ringrazio
dellaccomodo ha fatto al signor Macca, e ce lo raccomando
di nuovo, e desio veramente lapplicasse a qualche cosa per
loro, o ad amici, e lassicuro, che ne saranno ben serviti.
Le ricordo lufficio del nostro Santo appresso al Padre Matranga,
e sia subito. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi per me.
Roma, 24 settembre 1672.
1672 10 02 AGT ms.
234, f. 251 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Rispondo alla lettera di V. R. del 7 caduto, e godo le siano piaciuti
i libretti per i sacerdoti, e ne le mando altre copie, come mi
cenna; né ella può pensare quanto qui siano stati
di applauso e di frutto con una riforma per tutti lhanno
letto. Di Milano, e Firenze mi scrivono, che si ristampano, et
alcuni religiosi lhanno mandati in Francia, e Germania per
farli ristampare. Benedictus Deus. Mi rallegro della carica di
Abbadessa della madre suor Antonia, la saluto caramente e lassegno
alcune buone compagne per il governo, la sorella orazione, la
sorella umiltà, e sopratutto la madre carità. Per
la monaca di Cammarata mi sono informato, et essendo nel quinquennio
della professione può reclamare avanzi al suo Vescovo annullar
quella, e poi con la stessa dote entrare nel monastero di Palma,
né ci bisogna cosa di Roma.
Si avverta bene V. R. ad uniformarsi bene dello spirito, perché
in Palma non vogliamo numero, ma peso. Mando lacclusa per
il sacerdote Brancato, V. R. mandi una buona informativa, che
poi sarà servita, et è bene mandar la lettera con
sigillo volante, o almeno copia, per saper qui meglio ragionare.
Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, e tutte le
figliole, e tutti lo preghino per me.
Roma, 2 ottobre 1672.
1672 10 04 AGT ms.
234, f. 252 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 19 Agosto con avviso dellaggiustamento
dellaffitto della Torretta, e pagamento di 12 mila scudi,
e buona speranza dellaffitto di Palma, e spero dal Signore
ogni buon esito. Spero anco nel Signore che abbia fatto un buon
esame dei suoi studi, per i quali ho già scritto a lungo,
e torno a dire, che attenda ad apparecchiarsi per la lettura,
che può essere che col beneficio del tempo sincontrasse,
e quando che non, si trova ben assodato nella scolastica, il che
io stimo necessario, perché senza questo fondamento non
si può far buona riuscita negli altri studi, e fra questo
tempo poi, come ho detto, lesperienza, ci mostrerà
quello sarà servizio del Signore per applicarsi a cose
particolari. Circa la professione di suor Maria Lanceata, e della
signora Duchessa se entrerà, stimo, come ho scritto di
procrastinare la professione per vedere laggiustamento della
Casa e quando vi bisognano lunghe dimore, ne procureremo licenza
dalla Sacra Congregazione quando fosse necessaria, perché
intendano sia col consenso del monastero, et a beneficio desso,
e V. R. ne può anco consultare costì, e tutto tengano
segretamente nellanimo loro, nel quale devono avere vera
intenzione di fare professione a suo tempo opportuno, né
avranno cosa in contrario, e V. R. glielavvisi a tutti e
due. Mando un nuovo ufficio di S. Benedetto per le nostre monache,
non ne mando più copie per la spesa del porto, e poi essendoci
costà tanti monasteri benedettini se ne farà facilmente
la ristampa, e con buona comodità si manderanno le devozioni
che mi domanda, e suoi libri, che hanno pieno due casse. Ho inteso
la morte del signor D. Antonio Gaetano, e godo del suo zelo, quale
deve esercitare costì con Vescovi, perché in Roma
cè tanto da fare, che non prendono cura dei casi
particolari, e per questo provvedono le Chiese dei pastori, e
V. R. le dica che il signor Card. Barberigo assiste egli ai moribondi
nella sua Diocesi di Padova, e così dovranno imitarli glaltri,
che dopo con loro esempio vi attenderanno altri. [4 ottobre 1672]
1672 10 08 AGT ms.
234, f. 253 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Tengo una di V. R. del 16 passato, e godo che abbia ricevuto a
bene la mia fraterna, a che forse avrà servito il non aver
veduto i disturbi, che ella pensava. Modicem fidei, quare dubitasti,
bisogna cercar di fare secondo [quello che] ci pare servizio del
Signore, e dopo lasciar fare lui. Del buon esito della prima,
voglio fare la seconda fraterna, ma però con scusare letà
giovanile, nella quale io feci tanti errori, che arrossisco ora
scriverle questo. Mi scrive il Padre Matranga, per i trattati
che le mancano dei suoi studi, lassegnò [il] lettore,
e che sopra due mesi ella voleva esaminarsi, et avere finito subito
i trattati: De Trinitate, Incarnatione, et altri; cosa veramente
assai strana trattandosi dellapice della Teologia, et io
ben mi accorsi di qualche sollecitudine giovanile, e lo conoscerà
anco lei, se ci riflette, cioè che voleva fare lesame
nel passo di Messina, poco mancò (per farla ridere) che
non la domandasse farla in qualche osteria, subito si vede quando
le cose non vanno diritte; io rispondo al Padre Matranga ringraziandolo
e pregandolo a non lammettere ad esame pubblico, se prima
non lesamini particolarmente non solo dei trattati, ma delle
questioni studiate particolarmente, et ella sa quanto le nostre
costituzioni ai Padri generali sono guardinghi per gli studi camerali,
questo è il mio sentimento, V. R. lo riceva con umiltà,
ma mi contento dopo due giorni dorazione, con tutto che
io non mi fiderei per me di 20 giorni. Spero a questora
col signor Ignazio le sia capitato il libro della Messa del signor
Card. Bona, il quale laltro giorno mi favorì mandarmi
il libro le scrissi: De discrectione Spirituum, e lo manderò
duplicato per lei, e per il nostro monastero, essendo assai pratico,
e necessario per la guida delle nostre monache. Così manderò
le figure delle sette Chiese, et un libretto uscito nuovamente
della scala santa, la quale non bisogna, né è bene
farla così grande, come loriginale; basta vi siano
i 28 gradini con le crocette, e gradini in tutti luoghi, come
vedrà nel libro. Spero mandare tutti con le casse avvisate,
e fra breve per via di Trapani. Il fagottino per Mons. Cicala
è in potere di un tale beneficiale nostro conservatore,
quale lo tiene per pegno delle pretensioni che tiene [padron]
Andreatta per il porto; V. R. potrà dirgli, che contiene
solo cento libretti, che sono di poco prezzo, e per fine può
farle dare pegno equivalente, alla fine avvisi tutta la riuscita.
Sperava sentire dellaffitto di Palma, come V. R. più
volte mi ha cennato, io ce lo raccomando, e stimo meglio dargli
anco la giurisdizione, perché sarà di maggior utile
per la Casa, e più quiete della signora Duchessa. Le mando
alcune devozioncelle, gustate et vedete; nostro Signore lo benedica.
Roma, 8 ottobre 1672.
1672 10 14 AGT ms.
234, f. 255 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la sua con quella per Mons. Suarez, lho data al Padre
Silos, e poi la consegnerò a detto signore e circa questo
a me pare che S. Matteo scrivesse lEvangelo subito ricevuto
lo Spirito Santo, et in quel fervore che glaltri Apostoli
attendevano alla predicazione; il Padre Cornelio a Lapide sugli
atti degli Apostoli confuta al Baronio, che mette esser scritto
molto dopo lAscensione del Signore, e se bene egli stima
fosse nellanno 37 della nascita del Signore; ad ogni modo,
come ella vedrà le sue ragioni solo provano contro Baronio,
ma non cè tempo preciso; onde noi, e forse con maggiori
congruenze ne possiamo valere per il nostro intento, quale parteciperò
a Monsignore per averne il suo vero giudizio. Dei negozi non occorre
[dir altro], perché ho scritto a lungo con la passata,
né V. R. con questa me ne accenna alcuna, le raccomando
lacclusa et anco al soggetto, come ho fatto più volte.
Nostro Signore lo benedica e lo preghi per me.
Roma, 14 ottobre 1672.
1672 10 23 AGT ms.
234, f. 256 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Col presente padron Simone Aristaldo mando due cassette di libri,
et un altro cassettino di scritture; la lista viene annessa, et
appresso scriverò a lungo, e conservi i quadri senza mostrarli
fino ad altre mie lettere; pagherà di porto scudi quattro.
Nostro Signore lo benedica. Roma, 23 ottobre 1672.
1672 10 29 AGT ms.
234, f. 257 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo due lettere di V. R. del 30 passato con la polisa della
signora suor Antonia, alla quale saluto caramente e me li raccomando
allorazioni. Li libri già si trovano mandati con
padron Simone, transloro sarà Simone Monti, partirono Lunedì
passato, et io le feci solo quattro parole, riservandomi a scrivere
con la posta oggi come fo, oltre i suoi libri ho mandato due copie
del nuovo libro del signor Card. Bona, e due copie della pratica
dellorazione mentale, una copia per lei, e laltra
la mandi al monastero per farla vedere al Padre D. Fortunato e
stima questo libro: De Discretione Spirituum necessariissimo per
lei, e dà regole tante certe e chiare, che mi pare dettato
dallo Spirito Santo, né con tale guida si può errare.
Pure laltro libro tratta dellorazione mia tanto desiderata,
ma le monache bisogna farle con il consiglio del Direttore; onde
V. R. raccomandi luna e laltra lettura al Padre D.
Fortunato, perché luno serve a farle sante, e laltro
a conoscere, se veramente sono per tal strada, vi è un
libretto moderno della scala santa, et altre carte devote, e particolarmente
le odi per il nostro S. Gaetano, e penso saria assai bene, che
nella notte del santo Natale, nella giornata si descrivesse di
questo miracolo, e poi si dispensassero dette odi per devozione
del Santo con esercitare la sua commemorazione, la quale qui si
dice ordinariamente a santAndrea ogni sera dopo le litanie,
dopo lesser confessati. Circa i libri mandati credo sia
stata disposizione del Signore e sempre meglio goderli seco, è
sempre meglio il certo per lincerto. Godo dei buoni avvisi
mi dà del Padre Rivalora, qui è venuto da vicino
a posta da Venezia un compagno del maestro dei novizi, et è
ottimo religioso, onde sarebbe importuna la proposta; V. R. una
volta mi scrisse, che il signor Principe dAragona si mostrava
freddo con la Casa, e che io cercassi di riscaldarlo, il che si
fece, e scrissi a V. R. che detto signore si lamentava di loro,
né lei circa a ciò mi rispose. Onde ora mi manda
linclusa, et io credo alle sue parole, mentre ci mando le
mie tanto tardi, non voglio accusare la sua mancanza, ma almeno
la sua taciturnità in ciò, e mi pesa il discapito,
che cenna deglinteressi della Casa, nei quali io la vorrei
più diligente e sollecita, e sono passate da sei o sette
poste, che V. R. di ciò non scrive: neque verbum unum,
le incarico questi negozi come opera di carità, la quale
per esser ordinata, ci costringe ad aiutare le persone congiunte,
e derelitte, non posso mettergli sproni più gagliardi che
il servizio del Signore e però lo stesso desidero, che
si stringessero con codesti signori dAragona, che allultimo
sono i soli parenti. Nostro Signore lo faccia Santo, e lo preghi
sempre per me.
Roma, 29 ottobre 1672.
Mi era scordato che nella cassa vi è un quadretto rivoltato,
che manda il Padre D. Clemente a suo nipote con lacclusa
lettera, nella quale le scrive, che pagasse il porto, ma V. R.
non riceva cosa alcuna. Vi è unaltra Madonnina, V.
R. la conservi segretamente perché spero mandarla con unaltra
indulgenza al signor D. Lorenzo Ventimiglia mio, unica reliquia
deglamici antichi costà, e di nuovo me li raccomando
allorazioni. Riverisco al Padre Matranga, le ricordo la
stampa della festa del nostro Santo, e precisamente le lezioni
e il tempo urgente; V. R. ne sia caldo sollecitare e di nuovo,
e sempre me li raccomando allorazioni.
1672 11 12 AGT ms.
234, f. 258 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Rispondo ad una di V. R. del 14 passato molto lunga, non mi dispiace
la lunghezza, ma bensì il calore con che scrive. Mi meraviglio
di V. R. non abbia dato le lettere con le licenze alla signora
Duchessa, sapendo per esperienza con quanta prudenza, e maturità
cammina quella buona signora, et avendomi scritto ella stessa,
che per le mie prime lettere dubitava mare, et montes; poi ella
stessa anco mi scrisse, che ogni cosa sfumò in nulla; io
in tanto mandai detta licenza, che sapeva non eseguirla, se non
con loro gusto, et avendomi scritto, che la desiderava seco per
servirsene a tempo della sua morte, tremando non farla nel monastero,
et il negarci ciò a me pareva una empietà, et a
me pare, che fatto laffitto, la signora potesse ritirarsi,
et il figliolino può consegnarsi alla moglie di D. Ignazio
o altra simile, e stare sotto il suo occhio, come ella mi dice,
dellaltre sorelle, nec est maior ratio; nel resto prego
nostro Signore e lo spero dalla sua bontà, che guidi tutto
con la sua santa grazia. Circa il suo stato io già ho scritto
più volte universalmente lassenza del Padre generale;
nel resto quando a V. R. non piace il mio parere: aetatem habet,
può come buon religioso scoprire ampiamente tutto il suo
cuore al Padre generale, acciò lo provveda. Né in
questo V. R. pensi io mi offenda, anzi come sperimenterà,
mi troverà più affettuoso che prima, né mi
risponda, che il Padre generale si adombrerà, non vedendo
lettere mie, perché gli può scrivere, che ciò
fa a mio consiglio, anzi a mie preghiere, e così io le
dirò sempre, e di questa forma non potrà mai errare,
come potria seguire col mio parere, né starà in
aria, mentre si rimette allobbedienza, che è il centro,
e la quiete del religioso. Godo molto della devozione del signor
canonico Caetano, vedrò daggiustare qualche cosa
di proposito, se piacerà al Signore e dopo avviserò
a lungo per la stampa. Le do avviso, che in Venezia hanno cominciato
a ristampare il nostro: Arbor uberrima di S. Tommaso, cioè
i soli Aforismi con tre tometti in dodici, spero, che sarà
di profitto, per esser un compendio breve, e chiaro di tutta la
Somma, ne sia benedetto sempre il Signore. Venendo il signor Biagio
Arezzi lo servirò con tutto laffetto, e ne può
assicurare al signor Barone Campolo, al quale io riverisco con
tutto laffetto. Mi fa grazia far capitare lacclusa
sigillata col quadretto della Madonna al signor D. Lorenzo Ventimiglia,
come le cennai per la passata.
Qui stiamo nel santo Giubileo, per le cose di Polonia, o per dir
meglio di tutta la cristianità. Mercoledì il Papa
fu alla processione della Minerva per rispetto di S. Giacinto,
polacco, fino a S. Stanislao, Chiesa dei Polacchi, et il santo
vecchio proruppe in tante lacrime, che non poteva dire in detta
Chiesa la solita colletta, et il signor Card. Facchinetti mi ha
detto, che si intenerì tanto, che spero per queste sole
lacrime la grazia desiderata del Signore, al quale costì
con pazienza e devozione dovranno pregare per i suoi aiuti. Detto
signor Card. Facchinetti ha veduto la lettera che fa a lei la
mia Crocifissa, e restatone ammirato, ne tiene memoria nella sua
Messa, e se li raccomanda allorazioni, come fa il signor
Card. Sforza, il quale si è dato molto allo spirito, e
basta dire, che studia i nostri fiori di S. Francesco, e va di
mano in mano scrivendoli di sopra i suoi sentimenti, e me li porta,
e finora è arrivato al 21; V. R. lo raccomandi al Signore
come ne prego le monachelle, signora Duchessa, e tutti preghino
per me, e nostro Signore ci benedica tutti.
Roma, 12 novembre 1672.
1672 11 19 AGT ms.
234, f. 261 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ho parlato col Padre consultore Nobilione e trovo che tutti gli
studi sono provvisti di lettori, onde supposto questo, non bisogna
aspettare, né scrivere al Padre generale, le dirò
però schiettamente il mio parere, e più francamente
per la protesta lho fatto nella lettera della posta passata.
Il mio parere è che leggesse un corso di tutta la Filosofia,
e Teologia, perché senza queste sode fondamenta non si
può far mai niente di buono, né la persona può
parlare, non che scrivere di proposito, e con sicurtà;
e già che non vi è luogo altrove, accomodarsi nel
Seminario di Messina, nel quale anco cè un continuo
esercizio daltre buone lettere, così mi consiglia
anco il Padre Citari, il quale forse le scriverà sopra
ciò facilitandole le cose per le stanze con gli alunni,
et alla fine poi, bisogna pigliare quello si può, et accomodarsi
alla necessità dei tempi. Quando a V. R. assolutamente
non piacesse questo, e volesse venire a Roma, io non trovo più
onesto motivo, che domandare una licenza per venire a vedere aprire
lanno Santo, che sarà il 1674 e quando poi sarà
qui, stimerà servizio del Signore il restarci, sarà
facilissimo lottenerlo. Anzi io potrei procurare la licenza
fatto subito il nuovo generale se piacerà al Signore e
mandarla immediatamente acciò possa godere la prima comodità
di galere che verranno a Napoli, e così il negozio si riduce
alla dimora poco più dun anno, et il tempo vola,
più presto di quello pensiamo, e questo tempo può
anco servirci per studiare la scolastica, e per riassetto della
Casa. Nel resto io non so, né posso dirle altro sopra ciò,
preghi nostro Signore acciò lispiri quello sarà
maggiore a suo servizio. Il signor Ignazio Miraglia per una raccomanderà
V. R., io la fo con tutto laffetto, e stimo, che per cura
del figliolo non vi fosse matrona più proporzionata di
sua moglie, per esser pratica della Casa, virtuosa, e laffetto
col quale soffre il signor D. Ignazio, il quale anco si
potrà applicare in qualche servizio, essendo persona fidata,
et abile per tutto. Ho parlato col Padre Sottani per i libri,
e ne scrive a lungo al Padre preposito Lucchese, al quale io riverisco
caramente.
E un pezzo, che non tengo lettere di Palma, né V.
R. mi avvisa cosa, saluto tutti, benedico tutti, e tutti preghino
il Signore per me.
Roma, 19 novembre 1672.
Appunto il Padre Citari mi mandò la lettera, che viene
acclusa. Il Padre Silos ha cominciato a stampare alcune poesie,
sopra 300 pitture e 30 sculture più celebri di Roma, ne
le mando un saggio, che le sarà di gusto.
1672 12 03 AGT ms.
236, f. 242 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Questa settimana non è venuta la posta di Sicilia, onde
questa sarà per salutarla, et avvisarla, che sono stato
a S. Andrea per pregare il Padre preposito per la venuta del fratello
Orides, e lho trovato tutto cortesia, et amorevolezza, e
se bene non sè assolutamente impegnato, moralmente
stimo che mi favorirà. Onde V. R. potrà avvisare
al detto fratello, che si aiuti con Superiori maggiori che con
questo Padre preposito, sarò io il procuratore. Con questa
posta ho fatto una lettera a V. R. a pagare scudi 26 e grana 10,
per servizio del Padre D. Alberto Fardella, prego V. R. a farle
pagare della maniera che scrivo per detta lettera; nel resto riverisco
la signora Duchessa, le figliole, e tutti preghino per me, che
sono assai bisognoso.
Roma, 3 dicembre 1672.
1672 12 18 AGT ms.
233, f. 82 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo due di V. R., del 19 passato e laltra del 21, luna
da Palermo con lavviso della partenza per Palma e laltra
dellarrivo con buona nuova della salute della signora Duchessa:
benedictus Deus omnia, e spero che con la sua presenza il Signore
la premierà con lesercizio grande le ha dato del
nudo patire; ed ella ci coopererà con tutte le forze e
maggiormente con lorazione, e aspetto lunghe sue lettere
dello stato della signora, nostre signore figliole, e tutti.
Circa quello che dice dellesame, io lo vedo assai attaccato
a questi benedetti studi, perché nello stesso giorno le
venne lavviso della pericolosissima infermità della
signora Duchessa che è il maggior accidente, che umanamente
le poteva avvenire, ella pure pensava allesaminarsi; e nostro
Signore ha permesso che nello stesso genere ne sia stato mortificato,
e se V. R. non si modera in questo affetto, ne riceverà
sempre maggiori mortificazioni. Io scuso lardore giovanile
e mi vergogno di quelli commessi in tale età, essendo questi
vostri rose, e fiori rispetto ai miei, pregate il Signore me li
condoni con li molti altri, che ci ho aggiunto dopo, ma veniamo
al fatto, V. R. sa che il prefetto degli studi costì è
il Padre Matranga; il Padre generale si rimise per i suoi studi
a lui, io ne ho scritto a lui, ogni ragionevole, che V. R. non
concertasse con altri il suo esame, ma dipendesse da lui, assentì
questo al suo ritorno, che sarà consolato meglio di quello
che pensa.
Ho goduto, che in Palermo sia stato riconosciuto il libro della
pratica dellorazione mentale, e procurerò che il
libraio, ne mandi una balletta per cooperare allesercizio
di questa santa pratica; così manderò le due copie
Via Crucis, con questa le mando altre sei copie del nostro S.
Gaetano e la prego a farle capitare al signor Principe di Aragona
e signor D. Lorenzo Ventimiglia, laccompagno anco unaltra
devozione che ho ristampato, e per la festa dellImmacolata
e già al Signore è piaciuto tanto, che il Padre
Piparelli che fa lorazioni di San Francesco Saverio ha subito
fatto ristampare la volgare in un libretto, e la dispensa per
tutto, sia tutto a gloria della gran Signora; ci accompagno anco
alcune devozioncelle per il santo Natale del nostro buon confessore
dellincarnazione, con un S. Nicolò, e S. Filippo,
dei quali in questa festa di S. Nicolò me ne ha regalato
più copie il nostro Padre Balducci della Chiesa nuova,
saranno tutte per ricreazione spirituale del monastero, e devote,
e le benedico tutte nel Signore e tutti lo preghino per me.
Roma, 18 dicembre 1672.
Ricevo una del signor Ignazio Miraglia, con buona nuova del Principino.
Nostro Signore lo benedica, non li rispondo, perché non
ho tempo e supplisca lei a salutarmelo caldamente.
1672 12 24 AGT ms.
234, f. 259 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta passata scrissi a lungo, aspetto sue lettere con
buone nuove della salute della signora Duchessa, e V. R. con le
nostre monachelle cerchino guadagnarla con la sottomissione, perché
io tengo gran concetto dello spirito e prudenza di detta signora,
e stimo che tutti doveriano baciarle le vestigia, nonché
i piedi. E la vigilia del santo Natale, non posso aggiungere
altro, saluto tutti in nome del Signore Bambino; evviva, evviva
per sempre il Bambino di Betlemme.
Roma, 24 dicembre 1672.
Aggiunta del Padre Chitari. La saluto, e riverisco con darle le
buone feste, come sa desiderare il Padre D. Carlo ha scritto a
complimento per il suo esame, mi comandi, e mi faccia raccomandare
al Signore da codeste nostre Serve di Dio.
1673 01 28 AGT ms.
234, f. 262 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Rispondo a due di V. R. del 20 e 22 passato, e ringrazio nostro
Signore dellavviso dellaffitto al signor Conte del
Comiso con tante buone circostanze, et in effetto questo si doveva
fare da principio, ma il Signore ha voluto mostrare non essere
questa opera di uomini, ma Sua. Supposto questo, io stimerei bene,
che il figliolino pure si consegnasse al signor Principe dAragona,
che in effetti è il solo parente; e leducazione riuscirebbe
meglio, e di più decoro, e V. R. si ricordi, che sempre
desiderava, che il Duca avesse mandato D. Ferdinando alla pratica
di Palermo. Onde è meglio, che se le manda adesso, per
poterselo quei signori affezionare, e così la signora si
potrebbe ritirare nel monastero, e risparmiare i 12 mila scudi
che ci vuole assegnare il signor Conte, bastandole un migliaio
per fare elemosina, e così la signora come le figliole
sacrificheranno il loro fine a Dio benedetto, perché il
tenere il figliolo seco, ci può essere qualche occulta
proprietà, e per fine temo, che se la signora non entrerà
nel monastero viva, centrerà quanto prima morta,
per quello che scrive, come vedrà per le lettere mi scrive;
scrivo io per tutto consultando, facciano loro in ordine, e facciano
quello che il Signore lispira. Circa alla sua venuta aspetto
le scritture lho avvisato, e questoccasione sola mi
pare lecita, onesta, e santa. Con prima comodità manderò
il libro: Rerum liturgiarum del signor Card. Bona. Per la somma
di S. Tommaso lavviso non è stato a tempo, tenendone
stampate la prima parte e la prima [della] 2°, se bene gli
Aforismi mi pare, che quanto siano più testuali, tanto
siano migliori, per la chiarezza qui mi dicono tenerli più
degli altri compendi. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi
per me.
Roma, 28 gennaio 1673.
1673 02 02 AGT ms.
234, f. 263 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 14 passato, e ringrazio il Signore
dellottimo indirizzo dato alla Casa, effetto veramente della
divina provvidenza, confidiamo tutti in lui, e lasciamo fare a
lui.
Circa la signora Duchessa, io già ho scritto, e torno a
dire, che mi pare senzaltro fare che il Principino si allevi
in Casa del signor Principe dAragona, né scrissi
questo da principio, perché V. R. mi avvisava non solo
freddezza, ma alienazione di quei signori, ma già che ora
il Signore ci ha favorito, bisogna metter le cose alla via sua.
Per la sua persona i Padri consultori già scrivono al Padre
preposito che la revocazione delle licenze del Padre generale
fatte da loro, non si intende per quella di V. R. e di più
mi hanno favorito duna licenza per venire costì il
Padre Giovanni La Rosa, il quale mi scrive che V. R. ne lha
ricercato con molta istanza, e ce la mando con questa posta, acciò
possa venire subito, e poi se ne possano ritornare insieme in
Palermo, ove ella cerchi di fare subito lesame, che come
lho scritto, il Padre prefetto lo favorirà più
di quello che pensa, e così detto Padre ne scrive al Padre
D. Clemente. Attorno allandare alla Casa di Messina, io
mi ricordo che mi fece vedere gran pericoli, gran cose, e poi
qui non ne potrà cavare cosa in particolare; onde io vedo,
che ha genio allesagerazioni, e ne dà buon segno
con discorrere sempre in generale; ora io alle cose generali non
posso dare che risposte generali, cioè che consulti le
cose con Dio nellorazioni, e con Padri spirituali, e faccia
quello il Signore le detta ai Superiori qui, o costì; a
me pare, che dovrebbe pensare più allubi intrinsecum,
che allextrinsecum; ma io sopra questo suo stato, o viaggio,
con altre ho scritto più a lungo, e ne aspetto risposte.
Vedrò la lettera scrive quella buona monaca di Cammarata,
consulterò il negozio, ne faremo orazione e risponderò
appresso. Procurerò il Cassiano, lAmbrogi, e la carta
di Roma, e le manderò con prima comodità. Nostro
Signore lo benedica, e lo preghi sempre per me. Roma, 2 febbraio
1673.
Dopo scritto mi è capitato un piego da Torino con alcune
copie del presente miracolo, che per essere bellissimo, ce lo
mando a gloria della gran Signora.
1673 02 12 AGT ms.
234, f. 265 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta passata non vennero lettere di Sicilia, però
con questa ne ricevo due pieghi, uno del 5 e laltro del
9 passato, ringrazio nostro Signore dellaffitto stipulato
con il signor Conte, il quale non solo in questo ha mostrato la
sua gran bontà, ma anco una somma prudenza, particolarmente
in volerci far entrare il signor Ignazio, cosa che non poteva
essere di più decoro, et a proposito per la signora Duchessa,
è casa, né da me si poteva immaginare cosa migliore,
sia di tutto benedetto il Signore et io le mando laccluse
lettere, e prego V. R. ad avvisarmi il genio di codesti signori
per poterli corrispondere da qui secondo quello, e nostro stato.
Il signor Principe dAragona parmi, si diletta di leggere,
e di storia. Il Duca teneva un libretto aureo: Nauclerus historicus
del Buccalino, la Flora del Terrasi, e cose simili, se pare a
V. R. ce lo potrà portare. La signora Duchessa mi scrive
una lettera lunga, ma tutta sopra la perfezione della buona Alipia,
io sopra ciò ho scritto lungamente, e spero che a questa
ora sarà professa, e la desidero veramente suor Maria Lanceata,
che vuole dire, secondo me, ferita della lancia di Gesù,
e del coltello di Maria, e questa sia per risposta della signora
alla quale strettamente mi raccomando allorazioni. Godo
molto della buona relazione mi dà del Padre Rivalora, V.
R. attenda anco a vedere qualche cosa morale per i confessori,
e facciamo tutti orazione, che il Signore ci guidi per quello
sarà suo maggior servizio, e dopo al capitolo generale
esporremo tutto al Superiore, dal quale intenderemo efficacemente
e quietamente la divina volontà. Vedrò e manderò
la lettera a Mons. Suarez, nostro amicissimo. Per il signor Matteo
Macca non mi è parso scriverne al signor Conte per esser
prima lettera, potrebbe bene ella insinuarle che le è stato
raccomandato da me, e che è uomo abile, et assai da bene.
Qui il Padre maestro Libelli, è stato fatto Arcivescovo
di Avignone, et è rientrato maestro del sacro Palazzo il
Padre maestro Capisucchi, tutti amici, e consolati per contento
di V. R. Saluto tutte le nostre monachelle, delle quali V. R.
è stato molto laconico, me li raccomando alle sante orazioni,
e nostro Signore tutti li benedica.
Roma, 12 febbraio 1673.
1673 02 25 AGT ms.
234, f. 264 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
La settimana passata ricevei due righe di V. R. con avviso di
scrivere a lungo appresso, ma questa settimana non sono venute
lettere di Sicilia, onde questa sarà solo per salutarla
con riverire la signora Duchessa, e raccomandarmele caldamente
nelle loro orazioni, come fo alle nostre buone monachelle, e benedico
tutti nel Signore. Il Padre Oliva per la sua infermità,
e vecchiaia ha rinunciato la predica di Palazzo, et ha cominciato
il Padre Recanati cappuccino, oggi Procuratore generale, uomo
anco apostolico, et amico mio carissimo, lo raccomando alle nostre
buone monachelle, acciò faccia buoni frutti, tanto più
che teniamo prediche pratiche, essendo morti in un mese e mezzo
tre Cardinali: Gualtieri, Ruberti, e Borromeo, e si dice la morte
di medici; Quid mirum, dice S. Agostino: quod mortales moriuntur,
preghiamo il Signore che ci faccia capire bene questa gran verità.
Roma, 25 febbraio 1673.
1673 03 11 AGT ms.
234, f. 266 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 3 passato con lavviso del
compimento della fabbrica delle celle romite nel monastero, e
lodo molto il pensiero di stabilirle con soggetti; considererò
bene la forma, la consulterò, ne faremo orazione, e poi
avviserò, in tanto si potrà cominciare, e con la
pratica aggiustare alcune regole, e poi, se piacerà al
Signore le matureremo per assentarle. Godo molto della professione
della nostra Lanceata in giorno di tante belle congruenze, io
concorrerò in detto giorno con la Messa, e con questa le
mando la strenna di alcune caravacche, et alcune devozioni del
SS.mo Crocifisso; né può essere più a proposito
per una Lanceata, che croci e crocifissi, me li raccomandi allorazioni,
come allaltre sorelle, e monache, ringraziandole infinitamente
della santa comunione nel giorno che si purificò la purità,
e si vedrà il Redentore. Aggiustato già leremo,
e professata Lanceata, resta di consultare la signora Duchessa,
e compiere i misteri SS.mi con suor Maria Seppellita, e così
grazie al Signore tutti dedicati a Dio, e col maggior dono, che
è quello della religione. Per il fratello Orides me ne
ha scritto a nome di V. R. il Padre Maggio, et io ho fatto ogni
opera, e spero senzaltro sarà consolato, e che verranno
insieme con fratello Castelletti, e godo delle buone nuove, che
ella me ne dà per approfittarmi della loro venuta. La spesa
dun collegiale del Clementino è di scudi 100 al primo
ingresso per assetto della camera e vestito, poi scudi 8 il mese,
e chi vuole maestro di scherma, di ballo, e la se ne paga uno
scudo in più, per vestiti basteranno scudi 30 lanno,
si ammettono dogni parte, e basta qualunque mezzo per entrare,
le diligenze lha fatte il nostro buon D. Antonio, lo saluta
caramente si raccomanda a suor Crocifissa, e le raccomanda suo
fratello come fo anco io. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi
sempre per me. Le devozioni del Crocifisso me lha donate
Mons. Crescenzio, e le caravacche Mons. Pollini, li raccomandi
al nostro monastero per pagargliele con lorazioni. Delle
caravacche credo saranno provviste la signora Duchessa, e figlie,
però se le pare, ne può donare una a suor Lanceata,
e laltre a codesti amorevolissimi signori dAragona.
Roma, 11 marzo 1673.
1673 03 18 AGT ms.
234, f. 267 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Rispondo ad una di V. R. del 8 passato, e circa lo stato della
Duchessa ho scritto tante volte chiaramente, che non occorre replicarlo.
Per laggiudicazione dello Stato, aspetto il fatto, che mi
promette del signor canonico Giandaidone, per farne meglio consulta
col Padre D. Clemente, e se bene io ero fondato sopra le lettere
della signora Duchessa del valsente di 6 mila scudi annui, che
potevamo designare gran cose; ad ogni modo vedremo quello si potrà
fare, et il nostro buon Dio sempre riceve lanimo, quello
io scrissi, per i successori bastavano lentrate antiche,
non era per soddisfazione loro, o per il loro consenso, ma per
mostrare la nostra convenienza anco appresso il mondo, per non
restare un Duca di Palma povero signore. Ma il punto principale
è il servizio di Dio, et parentes utantur iure suo. Ho
consultato il negozio della monaca di Cammarata e dove cè
linteresse del terzo, cioè del monastero di detta
Terra, la Congregazione non vi mette mano. Però V. R. lavvisi,
che tenti la sua nullità di professione presso il suo ordinario,
ma la consigli a ratificarla nel suo monastero, e i digiuni [che]
offre nel monastero di Palma, li cambi in negare la sua volontà,
con che si può far santa in ogni parte. Le lettere di cambio
per il Padre D. Alberto Fardella non sono venute, né verranno,
perché si è provveduto altrove. Manderò altra
vita della Baronessa di Chantal, et il prezzo dei libri dellorazione
mentale lo manderà qui, che lo vede il libraio. Le do avviso,
come grazie al Signore abbiamo ottenuto grazia dal Papa con decreto
speciale, per lufficio di precetto al nostro S. Gaetano,
avendo dispensato al decreto della Congregazione dei Riti, che
per 50 anni non si facessero nuovi uffici, se ne spedirà
breve, e le manderò la copia, e ne ringrazi il Signore.
È morto il nostro buon amico Mons. De Vecchi, V. R. lo
raccomandi alle nostre monache, che tanto le favoriva, se bene
lè succeduto nellufficio Mons. Casanate, che
pure è amico, e ne speriamo gli stessi favori. Riverisco
la signora Duchessa, né oggi ho tempo di scriverle, saluto
le monachelle, e benedico tutti, e tutti lo preghino per me.
Roma, 18 marzo 1673.
1673 03 24 AGT ms.
234, f. 268 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
al fratello Giuseppe
Maria ho inteso lindisposizione di V. S., e così
ha occasione di gloriarsi con lApostolo S. Paolo nelle sue
infermità, spero bensì che come entrata nel monastero,
avrà maggior sanità, e circa quello che V. S. mi
scrisse, che voleva sapere se doveva entrare per monaca corale,
o laica. Io vorrei, che ella non si pigliasse questi pensieri,
ma come una piccola bambina si lasciasse nelle braccia della Superiora,
come a madre, o come un pezzo di cera a mano dellartefice,
e questo solo pensiero vorrei, che tenesse, cioè dobbedire,
perché con lobbedienza si esercitano tutte le virtù,
e per non farne catalogo, dirò solo dellumiltà,
che è il fondamento di tutte, e della carità, che
è la gran regina.
Con lobbedienza si esercita perfettissima umiltà,
perché si soggettano la carità, perché con
essa siamo sicuri di fare la volontà del Signore, che è
latto più perfetto della carità, e molti dottori
propongono lo stato religioso agli stessi sacramenti, in questo
senso, perché i sacramenti sono mezzi per fare la volontà
di Dio, ma nella religione mercé lobbedienza si esercita
anco dormendo la volontà di Dio; viva dunque la santa obbedienza,
né cerchiamo altro. Nostro Signore la benedica con tutte
le figlie, e tutti lo preghino per me.
Roma, 24 marzo 1673.
1673 03 24 AGT
ms. 234, f. 269 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote,
Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 22 passato con lavviso della
continuazione dellinfermità della signora Duchessa,
alla quale scrivo lacclusa per consolazione spirituale.
Ricevo la lettera del signor canonico Giandaidone, e passata questa
settimana santa ne faremo una consulta col Padre D. Clemente,
e poi avviserò quello che occorre. Le mando alcune devozioncelle,
se le pare, le può partecipare a codesti signori devotissimi
dAragona. Nostro Signore lo benedica, e lo preghi sempre
per me.
Roma, 24 marzo 1673.
1673 04 01 AGT ms.
234, f. 283 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Hoggi è Sabato Santo, non è tempo di scrivere, fo
questa solo per mandarle il decreto dellufficio del nostro
Santo, e non può essere breve di più onore che lo
stesso ufficio, attenderò ora alle lezioni et attendo sue
lettere. Nostro Signore lo benedica con la signora Duchessa, e
figlie, e tutti lo preghino per me, e sempre alleluia.
Roma, 1 aprile 1673.
1673 04 08 AGT ms.
234, f. 270 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo due di V. R. del 1 e 2 Marzo, e per il nostro Giulio Maria
io già ho scritto, che si mandasse dal signor Principe
dAragona, né credo si possa far meglio risoluzione,
sia sempre benedetto il Signore. Ho fatto riflessione sopra lo
stabilimento delle romite nel monastero, né mi pare potere
obbligare la Superiora a mantenerle continuamente mentre il negozio
pende dalla volontà libera delle sorelle, né esse
la possono, né devono coartare, nemmeno basta la volontà
delle sorelle, se non cè labilità; onde
il negozio bisogna resti arbitrario, e secondo lo spirito, e prudenza
dei Superiori, e la fondazione dellaltre cinque monache
solo può servire per maggiore facilità per avere
soggetti. Quello che si può fare è che V. R. faccia
cominciare il ritiro, e poi con lesperienza fare alcune
costituzioni per il mantenimento dellopera, e questo poi
farlo confermare qui in Roma; V. R. ci faccia orazione, e ci travagli,
perché lo stimo gran servizio del Signore. Ho veduto la
scrittura del signor canonico Giandaidone, sopra i beni della
signora Duchessa, che è assai bella, e così spero
sarà quella sopra laggiudicazione dello Stato, quale
sto aspettando subito, come ella mi scrive, per deliberare quello
che dovremo fare, perché continuando il negozio, bisogna
che V. R. venga qui, e dopo ritorni per stabilire il tutto, et
anco perda lultimo sesto alle cose del monastero; entrata,
e fatta la professione della signora Duchessa, per la quale manderò
dispensa, e così lei, che a quel tempo sarà sacerdote,
potrà finire tutto con darle la santa comunione, e dopo
verrà giusto il tempo per venirsene qui fatta Pasqua per
loccasione dellAnno Santo, come io le scrissi da principio,
che è una causa giusta, et onesta. Per la nostra Crocifissa
io pensavo, che già si scrivesse tutto minutamente, e parmi
un pezzo fa lavvisai, però V. R. ne ebbe cura particolare
per il passato, e per lavvenire ci faccia un diario, perché
ogni cosa, benché piccola può giovare, anzi vorrei,
che un tal diario si facesse delle cose del monastero. Con questa
posta le mando una polisa al signor D. Antonio Calabrò,
e la Ficarra di 100 scudi a tarì 13,10 per scudo, che è
stata una buona congiuntura, correndo qui cambi a tarì
15 per scudo; anzi se V. R. trovasse costì qualche buona
comodità di sparagno, potrebbe cambiare altri cento scudi,
perché io molto tempo non mando polisa, avendomi qui accomodato,
e tiro quanto avanti come posso, per trovar comodità di
trovar cambio, et anco agio alla signora Duchessa duscire
il denaro. Nostro Signore lo benedica con le sorelle, e tutti
lo preghino per me.
Roma, 8 aprile 1673.
1673 04 15 AGT ms.
234, f. 273 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con questa posta ricevo una di V. R. con unaltra per Mons.
Suarez nostro, le farò riflessione per la dottrina, e poi
la farò rivedere dal Padre Silos per lo stile, e poi la
consegnerò. Godo che tutti stiano bene, e li benedico nel
Signore, al quale mi raccomandino con ogni affetto.
Roma, 15 aprile 1673.
1673 04 29 AGT ms.
234, f. 272 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo due di V. R. del 23 e 28 Marzo, con la prima mi dice dover
mandare con la seconda uno scritto di suor Maria Crocifissa, ma
non è venuto, e lattendo con desiderio. Con la seconda
mi dice la devotissima professione di suor Maria Lanceata, ne
sia sempre benedetto il Signore. Per via di mare pure ricevo la
sua con quella di Mons. Suarez, al quale lho mandata appunto
oggi con le due cassette di pasta, e mando a V. R. una sua lettera,
antecedente a questa, et allultime sue lettere, e lassicuro,
che la vuole bene ex corde. Riverisco la signora, saluto le figliole,
e benedico tutti nel Signore e tutti lo preghino per me.
Roma, 29 aprile 1673.
Con la posta passata le scrissi a procurare qualche lettera per
poterne valere nelloccasione del denaro, ora le soggiungo,
che se con la sua venuta, piacendo al Signore può con comodo
della Casa portare qualche somma in doppie, saria assai opportuno,
perché io come le cennai con laltra sono in debito,
e ci saria sparagno di cambio, ma come ho detto, miri al comodo
presente della Casa, e caso che le porti, stia avvertita per il
viaggio non le sia fatta qualche burla.
1673 06 17 AGT ms.
234, f. 274 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con quella per il Vice preposito dimesso,
il quale ieri appunto si è partito per la fondazione di
una nostra Casa in Trento, qui è stato fatto Vice preposito
il Padre Rivani; V. R. ci scriva rallegrandosi, et anco per renderci
omaggio, come suo suddito, essendo assegnato a questa Casa, e
le cenna, che per gli accidenti occorsi non si è potuto
partire subito, e che lo farà alla rinfrescata, desiderando
servirla et né bisogna motivare altra patente, perché
le cose certe non bisogna metterle in dubbio. Ringrazio, e benedico
sempre il Signore dei buoni avvisi mi dà delle cose spirituali
di Palma; godo molto dellassetto materiale, e formale della
Madre Chiesa, così della Casa dellOrfanelli, Ospedale,
e Monte di pietà, e aspetto la relazione del Padre [La]
Rosa per il nostro dilettissimo monastero, e così del cominciamento
delleremo, e stabilimento del Monte Calvario. Da tante cose
buone spirituali fo la conseguenza di [quelle] temporali, che
dipendono da quelli, e spero che il signore Conte del Comiso farà
più di quello che pensiamo, et il signore ha dilungato
questa venuta di V. R. per stabilire meglio le cose. Mons. Suarez
non ha risposto per la stessa ragione non lho scritto io
per il passato, perché avendomi avvisato V. R. più
tempo è la venuta del signor Conte, e le cose aggiustate,
pensava fosse per viaggio, ma adesso ce ne darò conto,
e si assicuri, che lama con tutto il cuore. Mando lacclusa
promozione, si dice, che il signor Card. Merli, sarà segretario
di stato, e di più il Papa se ne è serbato uno in
pectore. Il veneziano era in abito secolare, e fu qui Ambasciatore
a tempo di Papa Alessandro; V. R. li raccomandi tutti al Signore
e particolarmente il signor Card. Casanate, al quale teniamo obbligazione.
Saluto la signora Duchessa, le buone sorelle, e benedico tutti,
e tutti preghino per me, che ne sono bisognoso.
Roma, 17 giugno 1673.
1673 06 24 AGT ms.
234, f. 275 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la sua con lavviso della morte del nostro buon Principe
dAragona, la quale qui era precorsa, et io li ho cominciato
i dovuti suffragi, e spero che per la sua bontà goda la
divina misericordia nel Paradiso. Mando lacclusa per il
nuovo Principe, col quale già era fatto laggiustamento
e nella mia pregazione noi fino da principio avevamo eletto. Onde
questo accidente non può portare novità, ma solo
qualche dilazione di tempo, al quale nostro Signore ha preceduto,
facendo, che ella non si trovasse partito, e già che il
Signore lo fece partire da qui per soccorso di codesta Casa, egli
con la sua assistenza perfezionerà il tutto. Mando a V.
R. unorazione, che il Papa recita giornalmente ai cinque
Santi suoi avvocati, e lha voluta composta molto tempo è
dal signor Card. Bona, e sarà consolato dalla devozione
delluno, e laltro, che conserva bene, perché
è mano dello stesso Card.; V. R. [li] raccomandi alle nostre
monache, et in particolare, ma destramente alla nostra Crocifissa,
i bisogni presenti della Chiesa perché abbiamo un Papa
assai vecchio di buonissima intenzione, ma non può far
niente. Nostro Signore lo benedica, con la signora Duchessa, e
figliole, e tutti lo preghino per me. Roma, 24 giugno 1673.
1673 07 01 AGT ms.
234, f. 276 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 5 caduto, con avviso della partenza
per Aragona per abboccarsi col signor Principe dAragona,
spero nel Signore avrà seguito ogni buon aggiustamento,
e ne aspetto suo avviso.
Con la passata trascurai mandare lacclusa, né essendo
questa per altro, me li raccomando allorazioni, come fo
a tutti i miei Padri e fratelli, e mi saluti la signora Duchessa,
figliole, e tutti preghino per me.
Roma, 1 luglio 1673.
1673 07 08 AGT ms.
234, f. 277 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 12 corrente, con avviso del buon
ritorno, e negoziato dAragona, e prego nostro Signore a
perfezionare tutto in suo santo servizio. Ricevo gli scritti attorno
alla mia Crocifissa, et attendo la relazione, che ella mi ha cennato
del Padre D. Giovanni La Rosa, al quale riverisco molto, e me
li raccomando allorazioni. Riverisco anco il Padre D. Gio:
Gisulfo, e gli mando lacclusa immagine del Papa, che vuole
per la portaria, et attendo a servirla per il negozio dellindulgenze,
e poi scriverò, gustando io farle sempre con fatti, e non
con parole. Mando copia delle lezioni del nostro santo Padre,
e qui sono passate per lultimo crivello, V. R. le faccia
vedere al Padre Matranga, e lassista incessantemente per
averne il suo sentimento, et anco, se ha fatto le sue, pure lo
solleciti per la relazione delle feste della comunità costà,
e mi ricordi antico, et obbligatissimo, servo, e discepolo, e
particolarmente nellorazioni. Hieri ottava dei Santi Apostoli
fui al mio solito a dire la santa Messa nella loro confessione
in Vaticano, e ricevuti i favori di Mons. Suarez, e dettole la
sua procrastinazione per il viaggio qui, mi disse, che le scriverà
con grande affetto.
Mi saluti caramente la signora Duchessa, et attendo la sua buona
entrata nel monastero, scrivendole col prezioso nome di Seppellita,
me le raccomando allorazioni, come fo anco alle figliole,
e ci raccomando anco alcune persona a mia intenzione, e nostro
Signore le benedica tutti.
Roma, 8 luglio 1673.
Il Padre Gisulfo quando mi domandò detta immagine, mi cennò
per la fiera ne avesse voluto un quadro, io mi do per non inteso,
pure se pare a V. R. per far cosa grata a codesta Casa, potrà
come da se farlo fare per codesta portaria, come lo teniamo qui
con la seguente iscrizione: Clementi Pontifici X opt. Maximo quod
sanctis Gaetanum sui ordinis conditorem sanctis festis adscripserit,
Clerici Regulares aeternum memores D. D. (mi rimetto alla sua
prudenza).
1673 07 15 AGT ms.
234, f. 278 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. con la relazione dellaggiustamento
dei negozi, e dellentrata della signora Duchessa nel monastero,
col pensiero di non professare dopo due anni, qual cosa mi pare
non solo conveniente, ma necessaria, e non solo per due, ma per
più anni, ma questa seconda parte V. R. la tenga seco,
perché bisogna pigliare le cose paulatim, paulatim, se
sarà bisogno.
Il legato libero di 20 mila scudi al Principino non so, se siano
secondo la regola della perfezione, ad ogni modo V. R. non ne
faccia motto, perché metteremo tutto prima col consiglio,
e lorazioni. Nel resto approvo tutto, lodo tutto, e ne benedico
il Signore sperando, che perfezionerà quello che con santa
misericordia ha cominciato, et ammiro sempre gli effetti della
divina provvidenza, perché se V. R. ritornava, quando lo
motivò, e che neppure cera trattato con questi signori
dAragona il tutto saria restato non solo imperfetto, ma
anco indigesto, sia di tutto sempre benedetta la divina bontà.
Ho ricevuto con molta mia consolazione gli scritti delle tre nostre
Marie, e li leggerò con ogni attenzione, V. R. con la conversazione
se ne avrà assai approfittato, né bisogna lasciarsi
passare dalle femminelle, né prenda scusa dalle mie imperfezioni,
perché io sono entrato grande alla religione e pieno di
peccati, et è gran misericordia del Signore che mi tiene
nella sua Casa; V. R. attenda particolarmente allapparecchio
al santo sacerdozio, e non curi di studiare la materia scolastica
De sacramentis, come mi cenna, ma più tosto la morale,
et ecclesiastica, e sono ottimi il Padre Quarti: de Rubricis,
et il Padre Pasqualigo: De sacrificio missae, ma sopratutto le
cose mistiche, il Molina, et alcune lettere del maestro Avila,
circa la Messa, che sono veramente epistole quasi venute dal Cielo.
Ricevo il cambio di cento scudi, e pagherò la partita del
libro del cieco, e così con prima comodità manderò
i libri che mi cenna. Recapiterò le lettere in Madrid del
signor Ignazio, a cui rispondo con linclusa, e lo raccomando
a V. R. come anco al signor Matteo Macca, e per rispetto della
sua persona e virtù, et anco per rispetto del nostro buon
D. Antonino, che saluta V. R. caramente. Nostro Signore lo benedica
con le buone sorelle, e tutti lo preghino per me, come supplico
tutti codesti miei Padri, quali riverisco umilmente.
Roma, 15 luglio 1673.
1673 07 15 AGT
ms. 234, f. 279 autog. (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
l fratello Giuseppe
Maria mi scrive il suo buon ritorno in Palermo, con lottimo
aggiustamento dei negozi, perfezionato con lentrata di V.
R. nel monastero; ne ho dato, e darò sempre gloria al Signore,
quale spero che perfezionerà tutto, e farà lei gran
santa. Non si risenta V. R. a questa proposizione con lumiltà,
perché la vera umiltà è verità, et
è verissimo, che lesser gran santo, non è
altro, che amare Iddio, or quale sarà quel cristiano, anco
mondano che non vorrà amare assai Iddio? Allegramente,
signora perché se la nostra perfezione è fare la
volontà del Signore: voluntas Dei est sanctificatio nostra.
Però V. R. non ha da pensare ad altro, che ad amare, e
sempre più amare, lo stesso desidero io, e stimo gran peccato
il non desiderarlo. Ricevo gli scritti della mia Crocifissa, e
li leggerò con ogni attenzione, e segretezza; la saluto
caramente, come fo a tutte laltre, e tutti amiamo Iddio.
Roma, 15 luglio 1673.
1673 07 22 AGT ms.
234, f. 281 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo la lettera dellultimo passato, e vedo lesercizio
che dà il Signore alla signora Duchessa, lasciamo operare
al buon Maestro, che farà un gran lavoro; io qui non posso
operare cosa vaga, non sapendo che domandare, però aspetto
altre sue lettere, ma spero nel Signore che ogni cosa si sarà
aggiustata; stiamoci allegramente che: omnia cooperantur in bonum.
Mando lacclusa del buon Mons. Suarez, et unaltra del
signor Scaglione con la sua risposta, quale V. R. manderà,
e quando le scrivesse, operi con la prudenza, essendo bene, che
i vassalli virtuosi e comodi si mantengono gustosi nella Terra,
glielo raccomando. Ricordo a V. R. io manderò due, o tre
figure dellorologio fatto fare del signor canonico Caetano,
non si impieghi di stampare loperetta, qui alla sua venuta
per non addossarsi la spesa; basta, se le figure ci piaceranno,
manderemo lopera costì, e lasceremo la cura a lui.
Nostro Signore lo benedica con la signora, figliole, e tutti lo
preghino per me.
Roma, 22 luglio 1673.
1673 07 28 AGT ms.
234, f. 282 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Godo molto dellentrata della signora Duchessa nel monastero,
il giorno della SS.ma Visitazione, sotto il cui titolo fondò
le sue monache S. Francesco di Sales e delle cui regole noi ci
siamo valse per le nostre. Me ne rallegro con la signora che mando
la strenna dellacclusa immaginetta, e me le raccomando allorazioni.
Pure lei ha goduto le grazie di questa festa con il buon esame
nella sua vigilia, cerchi però con lo studio far veritieri
gli esaminatori nella loro relazione. Il convento dei Padri scalzi
di S. Agostino pare veramente non solo donato a Palma, ma necessariamente
per il pegno avuto quasi miracolosamente dal venerabile Padre
Alipio, che se ne può dire quasi presagio, e profezia;
onde ne speriamo progressi grandi, per principi così prodigiosi,
io mi abboccherò col Padre definitore generale, né
in ciò ho bisogno daltro sprone. Aspetto lavviso
dellentrata delle buone romite, già che è
stata fatta la clausura, e V. R. con la sua venuta porti la pianta
di tutto il monastero. Ho consegnato la lettera al Padre Vice
preposito che le è stata carissima e lo aspetta con desiderio,
se bene a me la lettera è parsa studiata, e conseguentemente
affettata, lho voluto avvisarcelo, perché desidero,
che studi sempre candore, e schiettezza. Per il negozio del nostro
signor canonico Giandaidone non occorrevano tante raccomandazioni
sapendo ben io lobbligazioni che li teniamo; ho parlato
subito, e questi spedizionieri amici me lo danno non solo per
difficile, ma moralmente impossibile, perché i benefici
semplici anco di quattro scudi vanno a pro dei Palatini; ad ogni
modo io ho fatto fare subito il memoriale, e questa mattina il
signor Card. Ulderigo Carpegna lo darà con ogni efficacia
al signor Card. Gaspare Carpegna, Datario, tanto che nella celerità,
e mezzo non si poteva fare più per diligenza umana, preghiamone
il Signore acciò disponga tutto a suo santo servizio. Farò
ogni diligenza per il medicamento per la madre Abbadessa, e procurerò
servirla con tutto laffetto, et intanto me li raccomando
allorazioni, come fo alle nostre monachelle di Palma, et
a V. R. e tutti lo preghino per me.
Roma, 28 luglio 1673.
La detta immaginetta me lha data il signor Duca di Poli,
V. R. lo raccomandi con tutta la sua Casa a tutte le nostre Mariane.
La devozione del nostro S. Gaetano nei Mercoledì, e particolarmente
in questi nove Mercoledì precedenti la sua festa, si fa
con grandissime comunioni, le quali poi sono quasi generali nella
sua festa, perciò mi è parso comunicare anco loro
questa devozione nei fedeli con la presente orazionella, la quale
potranno costì fare ristampare per lo stesso fine e la
partecipi in Palma.
1673 08 05 AGT ms.
234, f. 284 copia (Alla Duchessa di Palma, sua cognata)
ev/da in Cristo
Madre.
Prima della lettera di V. R. il fratello Giuseppe Maria mi aveva
avvisato la sua buona entrata nel monastero nel giorno della SS.ma
Visitazione, giorno di santificazione, e di giubilo; V. R. attenda
a magnificare continuamente il Signore delle tante grazie che
ci fa, senza pensare a noi stessi, ma solo alla sua bontà
immensa, perché se la Beatissima Vergine disse, che il
Signore respexit humilitatem suam et altri leggono nihilitatem
suam. Noi non abbiamo termine di spiegare più la nostra
bassezza, ma solo spiegarla, con non poterla mirare, però
scordati di noi, come se non fossimo, tutti a Dio, tutti a Dio.
V. R. col suo sentirà più di quello che dico, e
preghi Dio, che la faccia capire bene a me, lo stesso prego alle
figliole, e nostro Signore ci benedica tutti. Mando una devozionella
dellAngelo Custode, e vorrei praticassero quella dellAngelo
Tutelare del monastero, e delleremo.
Roma, 5 agosto 1673.
1673 08 12 AGT ms.
234, f. 285 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando lacclusa, che non può essere più favorita;
V. R. procuri subito una buona informazione, e la trasmetta, che
grazie al Signore ogni cosa sarà subito aggiustata, lavverto
a procurare la lettera di risposta in fallo (1),
come mando questa, o una copia per sapere qui come negoziare.
Sto occupato con la vigilia della festa di S. Gaetano, domani
si fa a S. Dorotea; onde appena ho tempo di fare queste due righe.
Nostro Signore li benedica tutti, e tutti lo preghino per me.
Roma, 12 agosto 1673. (1) fuori del dovere
1673 08 18 AGT ms.
234, f. 286 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Con la posta passata scrissi laconicamente per la festa del nostro
santo Padre in santa Dorotea, quale riuscì devotissima
con una comunione quasi generale, avendole nostro Signore con
breve particolare concesso indulgenza plenaria, che se bene fu
spedito dopo linvito stampato, ad ogni modo si divulgò
subito; il signor D. Antonio Brazzi parroco, uomo dottissimo,
ha fatto un bel sonetto, e lha stampato sotto nome del fratello,
ne mando alcune copie, e ringrazi di tutto il Santo. Ricevo lo
scritto della nostra buona Crocifissa, et anco la lettera del
Padre D. Giovanni La Rosa, che mi è stata carissima, e
V. R. labbracci a mio nome, io non gli scrivo adesso, come
ne anco a Palma, perché desidero sapere con la sua buona
venuta alcune circostanze, che per via di lettere non è
facile il dichiararle, et intanto mi raccomando allorazione
di tutti. La licenza mi domanda di potere scrivere le nostre monachelle
senza licenza della Superiora non mi pare necessaria, né
atto di perfezione; V. R. però non ne faccia motto, perché
di presenza, grazie al Signore discorreremo tutto. Laggregazione
desidera il signor canonico Caetano la possiamo fare allArciconfraternita
della SS.ma Annunciata in S. Maria sopra Minerva, che è
la più cospicua, et antica, però non potrà
mandare la procura, e scritture, mi manda per laggregazione
del SS.mo Crocifisso, e sarà subito servito, et intanto
me li raccomando allorazioni. Per la sua licenza di leggere
libri proibiti qui lavremo facilmente dal Padre maestro
Capisucchi. Nel resto nostro Signore lo benedica, e lo preghi
per me, e così alla nostra Crocifissa, Lanceata, Seppellita,
e tutti.
Roma, 18 agosto 1673.
1673 08 22 AGT ms.
234, f. 287 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Mando a V. R. la patente per S. Silvestro, e godo, che in questo
negozio mi sono portato passivamente, e tutto ha fatto il Vice
preposito e spero che il Signore avrà ordinato tutto a
suo maggior servizio. V. R. potrà godere la prima comodità
di vascelli, o galere per queste parti, e forse incontrerà
la compagnia di codesti studenti; prima di partire aggiusti, o
almeno distribuisca le cose spirituali di Palma, le monache, romiti,
il convento a Monte Calvario, così anco le cose domestiche
della Casa, e porti seco le scritture del signor canonico Giandaidone
per laggiudicazione dello Stato, per qui poi risolvere quello
sarà servizio del Signore. Circa alla signora Duchessa
pare a me, che cominciasse il noviziato, sperando, che il Signore
ci dia tanta salute, che possa professarsi, e conservarsi tutta
a Dio; per glinteressi spirituali di Palma, che è
il punto che preme, può nella professione lasciare mille
scudi annui durante la vita delle figliole successivamente ad
effetto, di spenderle a suo ordine, e così guadagneremo
due cose, una la quiete della signora lasciandola quieta ai piedi
del Signore con Maddalena, e laltra il maggior soccorso
di Palma per la vita di tutte le figliole. Non scrivo alla signora
Duchessa, perché non tengo sue lettere tanto più
che per la sua venuta non solamente ne ho lassenso, ma anco
listanza, sì sua, come delle figliole; onde V. R.
può scrivere a tutti, e supplire per me, e me li raccomando
allorazioni. Riverisco codesti signori dAragona, e
V. R. le raccomandi tutte, e tutte stiamo sotto la loro amparo
(1), et è bene che V. R. con i loro
favori procuri lettera di qualche Mercante loro amico al suo corrispondente
qui, acciò nelloccasione ci favoriscano di qualche
somma, con il maggior risparmio di cambio si può, e V.
R. prema di questo. Nostro Signore lo benedica, e lo faccia Santo.
Roma, 22 agosto 1673.
(1) protezione
1673 08 26 AGT ms.
234, f. 288 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le lettere di V. R. con quella di Mons. Suarez, qui le
leggerò, e le farò vedere al Padre Silos, e poi
le recapiterò, la ringrazio dellavviso della morte
del buon nostro Francesco Scaglione per fargli i dovuti suffragi,
e raccomando a V. R. la sua Casa. Non ho mandato i libri al Padre
La Rosa et a V. R. per mancanza di comodità, non essendo
questo anno comparse alcune fregate da Palermo.
Le collezioni di Cassiano volgari V. R. per nessun conto le faccia
leggere alle nostre Mariane, perché contengono molte proposizioni,
o da correggersi, o da spiegarsi, et io sono risoluto di parlare
al Padre maestro segretario della Congregazione dellIndice,
per farle proibire, e mi meraviglio, che lopera latina,
quale va solo per le mani di uomini dotti, vada con tanta cautela
di note, osservazioni, et annotazioni censorie, e queste collazioni
volgari che vanno per mano di femminelle, vadano così asciutte,
però stimo gran servizio del Signore il farle proibire,
e sarà occasione di ristamparle con le dovute annotazioni.
Il signor Cardinale Datario ha dato buona intenzione per il beneficio
al signor canonico Giandaidone, ma vuole certezza della rendita
di 24 scudi non bastandole la bolla del già beneficiato,
però V. R. dica a detto signore, che mi manda una fede
autentica del Vescovo, o Vicario generale, o altro personaggio
di dignità, et si accerti in Cammarata della certezza di
detta rendita, che qui sarà servito, come devo. Raccomando
a V. R. il signor Macca, e desidero prima della sua partenza lo
lasci accomodato, e consolato. Non ho lettera di Palma, V. R.
mi saluti tutti, benedico tutti, e mi raccomando allorazione
di tutti.
Roma, 26 agosto 1673.
1673 09 07 AGT ms.
233, f. 112 autog. (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Christo
fratello.
Ricevo la lettera di V. R. del 18 passato, e mi sono meravigliato,
che le lezioni del nostro santo Padre siano costì stimate
secche, essendovi a parere mio tutte, particolarmente le due principali,
e singolari glorie del santo, cioè la rinnovazione dellordine
dei Chierici, e lammirabile confidenza alla divina Provvidenza.
Onde ne aspetto con maggior desiderio del passato le lezioni dal
Padre Matranga, e anco desidero da loro quelle cose lasciate della
vita scritta del Padre Silos, farò diligenza di poter avere
il rescritto dalla Sacra Congregazione dei Riti, nellultima
contesa vi fu del primato della Congregazione che fu, servetur
fido hierarchiae. Ringrazio il Signore delle buone nuove di Palma,
e della salutare avuta del figliolo, benedico tutti, e tutti mi
raccomandino al Signore.
Roma, 7 settembre 1673.
1673 10 08 AGT ms.
236, f. 337 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote, Palermo)
ev/do in Christo
fratello.
Ringrazio V. R. della memoria tiene di me, e della confidenza
passa meco, con la sua lettera per lorazione abbiamo da
fare come la cenere, già che non siamo altro che polvere
e cenere. La cenere sta nel basso della terra, ma si lascia levare
da ogni venticello, e cessato quello subito se ne torna, e si
porta nella sua terra. Così noi sempre nellorazione
dovremo star quieti nel nostro niente, umiliati avanti Iddio e
quando egli ci muove col vento della sua grazia lasciarci guidare
da quello.
In breve ho detto tutto et ella intenderà meglio di me
tutto, le mando unorazione per il santo Natale, e pregate
sempre per me povero peccatore.
Roma 18 ottobre 1673.
Mi fa grazia salutarmi al fratello Rocco, e dirgli che aspetto
risposta sopra i nostri libri.
1674 01 09 AGT ms.
236, f. 272 copia (A Don Giuseppe M. Tomasi, suo nipote)
ev/do in Cristo
fratello.
Ricevo le sue lettere, e le mando lallegata circa ai negozi
di Casa, le dico in breve compendio, che spero con labbassata
in Palma del signor D. Emanuele si aggiusterà tutto, grazie
al Signore.
Le lettere che cenna la signora Duchessa sono del signor D. Francesco
Naselli, quale mi scrive per certa consulta di medicina; mediti
bene gli scritti, e preghi il Signore, che io me ne approfitti,
V. R. mi avvisi dove è la chiave del camerino oscuro.
Roma, 9 gennaio 1674.
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