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e
leccellenza del Maestro, invogli gli studiosi ad apprendere
le di lui dottrine, e la moltitudine de seguaci di Socrate,
di Platone, e dAristotele apertamente lo dimostra; perché
Primus discendi ardor, nobilitas est magistri, come lasciò
scritto S. Ambrogio de Virg. lib. 2; Qual più eccellente
maestro della Virtù dellHumiltà può
havere il christiano, quanto che il benedetto Christo, che, non
solo con parole, ma ancora con lopere linsegnò,
tenendo Cathedra di questa Virtù, per trentatré
anni, ove per insegnamento dellaltre Virtù, come
notò S. Bonaventura, si riserbò i soli ultimi tre
anni della sua predicatione: Discite a me, quia mitis sum,
et humilis corde. In questa scuola dunque dellhumilissimo
nostro Redentore procurò il nostro Servo di Dio D. Carlo
di apprendere, e essercitare glinsegnamenti di Humiltà
più santi. Né la sua Humiltà era,
come quella di alcuni, de quali diceva S. Girolamo Epist.
27. Multi humilitatis umbram sequuntur, sed pauci veritatem
sectantur; non era apparente e estrinseca, ma Cordis, interna,
e sincera, riputandosi veramente il più inutile, il più
inetto, tepido, e negligente nel servire il suo Signore, dognaltro.
Testimonio di questo ne fu il nostro P. D. Michele di Leone, huomo
di grande spirito, bontà, e morto gli anni trascorsi in
Palermo con molto concetto di santità, quale soleva dire
di non haverammirato tanto nel nostro D. Carlo, quanto lhaver
egli pescato al fondo dellHumiltà, e il Cardinale
Pallavicino, che così famigliarmente seco pratticava, confessa
nel suo Libro dellArte della Perfettione christiana, dhaver
appreso dal nostro D. Carlo la massima più fina, e il vero
modo dacquistare questa vera Humiltà, quale in se
stesso pratticava, così dicendo nel fine del Capitolo quintodecimo
de Remedij contro la superbia. Conchiuderò con
un generale ammaestramento, che mi diede pochi giorni fa il P.
D. Carlo Tomasi Cherico Regolare,
di
cui io non ho sperimentato fra miei amici, né il
più sincero, né il più zelante, né
il più soave. Per esercitio dHumiltà (dissemi
egli) devesi porre studio, non di fare, ma di tollerare. La ragione
di ciò è, che quanto di ben facciamo, può
sempre fruttarci qualche lode, e però essere depravato
nellintentione dalla superbia: ma il non commoversi dal
disprezzo, che altri usa di noi, né impiegare veruna cosa,
o per diretto, o per indiretto, affinché quindi non ci
cali lestimatione, è forza, che venga dal disprezzo
nostro di quel disprezzo, e per tanto dalla nostra vera Humiltà.
Chi dunque tollera ciò senza ripugnanza interiore, ha uccisa
nel suo cuore la superbia, chi lo tollera, ma con ripugnanza,
lha domata. Non però né questi, né
quegli ne viva sicuro, percioché non solo essa domata,
spezza poi talhor le catene, come fa la Tigre nel serraglio,
ma etiandio uccisa, risorge, secondo che veggiamo avvenir dalcune
male besticciuole generate dalla putredine. Così il
Cardinal Pallavicino, per insegnamento del nostro D. Carlo; da
dove si argomenta, a qual profondo giungesse la sua Humiltà.
Questa Teorica insegnava ad altri, e scrivendo egli, o al Fratello,
o alla Cognata, o al Marchese, quasi sempre inseriva nelle lettere,
questo documento della santa Humiltà. Voleva però,
e lo persuadeva, che fosse unHumiltà generosa, come,
diceva egli, consigliava S. Francesco di Sales, cioè, che
sconfidati in tutto di noi stessi, e tutta confidenza in Dio in
ogni nostra operatione, o travaglio, ci poniamo nelle amorose
braccia del Signore. Hor questa Humiltà, che egli persuadeva,
come egli ponesse anco in prattica, apparisce in molte occasioni
già notate nella Vita, alle quali qui aggiungeransi altri
pochi riscontri. Essendo egli un giorno col Sig. Cardinale Pallavicino,
assieme col Sig. Stefano Pignattelli, che ciò testifica,
non so, come fra gli altri, si venne a discorrere di quella stravaganza
di starsene tanti anni D. Carlo senza bere né vino, né
acqua, e soggiungendo il Sig. Stefano, che ciò gli pareva
cosa sopra naturale, essendo contro listinto, e bisogno
della natura; a ciò non rispose cosa alcuna D. Carlo, quasi
confirmando con la taciturnità lopinione del Pignattelli.
Allora il Cardinale, per far prova dellHumiltà di
D. Carlo, con un severo sopraciglio, ripigliò luno,
e laltro, che dicesse, e credessero questi spropositi, e
fece loro unaspra riprensione alla quale chinando il capo,
e arrossendo D. Carlo, mostrò di sentire internamente quella
mortificatione, che egli forse pretendeva per la sua Humiltà,
poiché non disse altro, e il Cardinale variò il
discorso. Unaltra volta volle lo stesso Sig. Cardinale Pallavicino
far prova dellHumiltà del Servo di Dio, e fu quando
con esso lui andò alla visita delle sette Chiese. Non so
per qual causa egli tardò di portarsi a S. Pietro, da dove
era concertato di cominciarsi la detta Visita; horessendo
finalmente là giunto D. Carlo, il Signor Cardinale, che
laspettava avanti la Chiesa di San Pietro, in presenza di
molta gente a lui rivolto con aspro sopraciglio, e parole alterate,
gli rimproverò quella sua tardanza, massime trattandosi
di cose di devotione; allora il Servo di Dio, senza apportare
alcuna scusa, chinato humilmente il capo, e prostratosi ginocchione
in terra, con gran sommissione ricevette quei rimproveri, con
molta edificatione, sì del Cardinale, come di quanti erano
presenti. Altri simili casi si potrebbono riferire; ma questi
bastino.
Era egli sì fisso in questi sentimenti, che per quanto
si facesse di bene, per quanto scrivesse, e venissero acclamate
lopere sue, già mai gli venne un minimo pensiero
di compiacenza, o vanagloria; anzi, vedendo in altri qualche virtù
singolare, o venendo avvisato di qualche opera buona fatta da
alcuno, tutto si confondeva, dicendo, che egli, tutto che Religioso,
nulla faceva di bene, e si lasciava superare da secolari,
e quando morì il Duca suo Fratello, essendo andato da lui
il P. Sozzini sopranotato, a passarofficio di condoglienza,
rammemorandogli le Virtù del Duca, egli tutto confuso,
gli rispose, che il Signore haveva voluto confondere la sua superbia,
mentre da un secolare si vedeva tanto avvanzato nellessercitio
della Virtù, con tutto che fosse egli Religioso. Una fiata,
discorrendo seco un Religioso, e essaggerando quanto fosse sottile
il Vitio della Vanagloria, e quanto difficile in noi il superarlo,
valendosi di quella sentenza di Valerio Massimo. Nulla est
humilitas, quae non dulcedine gloriae copiatur. Ripigliollo
egli con gran sentimento, dicendo. Che Vanagloria? Io non so
come possa entrare in un huomo Religioso punto di Vanagloria,
quale per quanto si faccia, sempre resta inferiore, e debitore
a Dio, delle gratie, che gli fa, et alle quali non può
mai corrispondere. Io per me so, che il Demonio mai mi tenta di
questo vitio, perché, so bene, che basta unocchiata,
chio dia sopra la mia persona, per fare che fugga da me
ogni pensiero di Vanagloria. E lo testificò anco una
volta al Fratello, poiché havendogli scritto essergli stato
significato dal Sig. Cardinal Pallavicino, con quanto gusto, e
commendatione fossero state lette da Papa Alessandro VII alcune
sue compositioni divote, e perciò haverlo anco ringratiato
per parte del Papa, quale di passar questo officio gli haveva
commesso, rispose al Fratello, Io godo, che lopere mie
piacciano per gloria del Signore, e nel resto, niente, niente
di Mondo.
Né solo
nellinterno si profondava egli in questa Virtù, ma
anco con attioni esterne la palesava; ciò apparisce in
molte notate nella Vita, oltre le quali, quando si fece Religioso,
pregò il Fratello di certa somma di denari per la Casa
di Palermo, dicendo, che come inetto, e inhabile al servigio della
Religione, desiderava in qualche modo di sollevarla da tanto peso,
e pure riuscì di tanto honore, e gloria, della medesima.
Quando fu nominato Vescovo di Patti, scrisse al Fratello, che
tal nomina gli era parsa un sogno, tanto egli si riputava insufficiente,
e indegno di quella Dignità, e Carica; le sue opere, massime
di divotione, prima di mandarle alla luce, pregava qualche suo
amico, a correggerle, e emendarle, niente fidandosi del suo parere.
Co Fratelli Laici, e principalmente con quelli, da
quali veniva servito nelle sue infermità trattava con una
sommissione, e obedienza, come se fossero suoi pari, anzi Superiori.
Quando questi lavavano la bucata, occorrendo in tempo di silentio,
andava a legger loro qualche divoto libro spirituale, acciò
con lessercitio corporale, traessero da quella lettura qualche
frutto per lAnima, e osservassero il silentio, essercitio,
che costumasi dalla Religione farsi fare da Giovani, non
ancora Sacerdoti, o dagli ultimi di questi, non da Vecchi,
e antiani, come egli era. Una volta ancora, (e lo riferisce il
sopra notato Canonico Gaetano nella citata scrittura) essendo
in Palermo il Duca suo Fratello, e havendolo mandato a chiamare
per un Staffiere, bisognandogli trattar seco non so che negotio,
per cui non poteva a lui andare, e havendogli parimente mandata
la carrozza, essendo egli debolissimo; andovvi egli subito, e
entrato in carrozza, fecevi parimente salire lo Staffiere, a cui
prima, havendolo osservato sudato, col proprio fazzoletto asciugò
il sudore; del che alcuno ammirato, havendogli detto, non essere
conveniente che lo Staffiere stasse seco in carrozza, rispose
D. Carlo, che appresso Dio non ci era accettatione di persona,
e che lo Staffiere egli rimirava come suo prossimo.
Essendo egli di lingua un poco dura, gli occorreva allo spesso
fare qualche errore, aggiuntavi la sua ordinaria astrattione;
hora perdeva gli occhiali, hora il Cupolino, e hora il fazzoletto,
e da ciò ne prendeva motivo di humiliarsi, confessando
la sua dapocaggine, e delli errori diceva humilmente la colpa
a Superiori. Una volta, fra laltre, havendo fatto
non so che sbaglio nel celebrare la Messa cantata, ne restò
molto confuso, e ritornato in Sagrestia, e spogliato de
paramenti sacri, prima di fare il ringratiamento, se nandò
a dirittura in Choro, ove si cantava Sesta, e quivi postosi nel
mezzo in ginocchio, vi stette fino, che fu terminata, e dato il
segno dal Superiore di partire, confessò a quello il suo
errore, e ne chiedé la penitenza. Unaltra volta,
essendo andato a portare al Maestro del Sacro Palazzo un suo Libricciuolo
per la licenza di stamparlo; il sudetto Padre, o infastidito dalla
frequenza di detti libri, che gli portava, o alterato da altra
cosa, che havesse per il capo, alquanto grave gli disse. Oh P.
Carlo sete sempre qui con questi Libricciuoli; allora il Servo
di Dio prostrato a suoi piedi, gli chiedé perdono
del disturbo, che gli portava, per il che intenerito il Maestro
del Sacro Palazzo, e ammirata la sua Humiltà, singinocchiò
ancoregli, labbracciò, e gli concesse quanto
voleva. Non si finirebbero mai, se si volessero raccontare tutti
gli atti di Humiltà esteriore, co quali palesava
linterna, e veramente cordis; da dove si comprende
quanto heroica fosse in lui questa Virtù, con la quale
egli era arrivato al perfetto possesso di quel, Nosce te ipsum,
creduto oracolo dApollo, ma realmente massima di un
perfetto Christiano, e vero Religioso.
l
Fonte, che da occulte, e sotterranee vene della terra riceve continuamente
vive, e perenni sorgenti dacque purissima, non avaro di
quella, prodigo la diffonde ad irrigare le campagne, e i prati
vicini; così il nostro Don Carlo, che dalla benigna mano
del Signore era stato dotato dun ingegno perspicacissimo,
quanto con esso acquistato haveva, con una volontà efficacissima
di giovare altrui, procurò di communicare con gli suoi
Libri a tuttil Mondo; ciò che, come prodigio della
divina Providenza devesi ammirare, considerandosi, come un huomo,
di complessione infermuccia, applicato a continui esercitij spirituali,
tutto dedito alloratione, e impiegato in altri maneggi,
che lobbligavano a scrivere di continuo lettere, hora aduno,
e hora adunaltro, anco per loro profitto spirituale,
così da quelli ricercato, potesse ritrovar tempo, per componere,
e ponere alle stampe tanti Libri, e Carte, comegli fece,
e si vedrà dal Catalogo, che qui immediatamente noterassi.
E sono.

- Arbor Uberrima de Sac. Doctrina, in Summam
D. Thomae.
- Quodlibeta Theologica, De Essentia Dei; De Visibilitate, seu
Visione Dei; De Angelis; De Actibus Humanis, Apologetica pro Caietani,
de actu Dei libero, sententia.
- Annus Bonaventurae, igneis Seraphicae Doctrinae floribus vernans.
- Pro Domus Dierum, et Aeternitatis.
- Fasciculus Myrrhae.
- Sapientiae Domus.
- Ignei cordis Ignatij Martyris, igneum simulacrum.
- Sacrum Venetis Sydus, Eucharistici Solis Lucifer, et Hesperus.
- Rosarium B. Virginis, Seraphici Bonaventurae Principijs spiritualiter
expressum.
- Mariae Praesentia, septem Salutationibus Angelicis efficacius
corruscans.
- Salutatio Angelica Chronologica.
- Caietano, corde hinc inde alis acto, consuetas metas praeteruolanti,
et in ipso Dei sinu nidificanti, orantis obsequia.
- Crucifixio spiritualis Animae.
- Septem Salutationes Angelicae, septem diei horis addictae.
- Scalae Sanctae graduum, Incipientium, Proficientium, Perfectorum,
piae deosculationes, et meditationes, per septem Hebdomadae dies
distribuendae.
- Horologium Historicum Dominicae Passionis.
- Schema, ac Breviarium totius D. Thomae Summae.
- Schema verae Vitae, seu iugis amoris.
- Schema Horologij Historici Dominicae Passionis.
- Schema Divinorum Attributorum.
- Schema totius Sacrae Scripturae.
- Schema maius, seu magna Arbor universae Summae D. Thomae, quatuor
apertis folijs explicata.
- Schema Festivum, pro Sanctae Urbis incolumnitate, sub Optimo
Pont. Max. Alexandri VII Principatu.
- Epistola ad Alexandrum VII de mira utriusque Philosophiae, Naturalis,
et Divinae Armonia.
- Rosarium triplex, Angelicum, Seraphicum, Beatum.
- Septem pijssimi affectus, efficacissimi ad implorandum Dei Amorem,
septem hebdomadae diebus distributi.
- Septem Miserere, efficacissimi ad implorandam divinam Misericordiam.
- Flores Seraphici S. Francisci.
- Ave Maria, Parodijs, et Paraphrasibus, B. M. principibus Festivitatibus,
et Mysterijs, pie, et non iniucunde accomodata.
- S. Thomae de Villanova flagrantissimi, duo, sed vere mira Verba:
Amo, quia amo; amo, ut amem.
- Munusculum B. Virginis, visitantibus suum dulcem Natum, pauperimo,
in Praesepio.
- Clypei Mariani, pro Sacra Aede Lauretana.
- La Cella interna di S. Cattarina da Siena.
- Oratio ad Christum Redemptorem, coram eius sacratissimo Sudario,
Cruce, et Lancea, in Basilica S. Petri. Cavata da Libri
delle sue Meditationi, e fatta stampare da Monsignor Arcivescovo
Bottini, per affiggerla alla Confessione de gli Apostoli, come
di sopra sè detto.
- Breve, e semplice Instruttione della Fede, e Vita Christiana.
- Cento Estasi de SS. Pietro dAlcantara, e Maria Maddalena
de Pazzi.
- LImmagini de cinque Santi Clementini, Gaetano Tiene,
Francesco Borgia, Filippo Benici, Luigi Beltrando, e Rosa di Santa
Maria, spiegate encomiasticamente.
- Invito alla Scala Santa, per il Venerdì Santo.
- Ritiro spirituale dun quarto dhora da farsi ogni
giorno da ogni Christiano.
- La perfettione spirituale, compendiata brevemente da San Carlo
Borromeo, per il suo Arcivescovado.
- Oratione continua, insegnata dallAbbate Isaac, allAbbate
Cassiano, e Germano suo Compagno.
- Rosario di S. Rosa di Lima nel Perù, del Terzo Ordine
di S. Domenico.
- Il buon giorno del Christiano, che gli dà San Gaetano.
- La ben venuta al divoto Pellegrino, che viene a Roma lAnno
Santo.
- S. Gaetano, venerato, e invocato con diversi esercitij; et orationi.
- Diverse altre orationi, ognuna a parte, in fogli sciolti
a diversi Santi suoi Avvocati, cioè, al Gloriosissimo S.
Giuseppe, a S. Gioachino, a SantAnna, a Santa Teresia, a
San Luca Evangelista, a S. Carlo, a S. Tomaso dAquino, a
SantIgnatio Loiola, a San Francesco di Sales, e ad altri,
tutte stampate.
- Breve Relatione dellAnfiteatro Flavio, detto il Coliseo,
con una Oratione a S. Almachio, ultimo Martire in detto Luogo.
- Meditationi sopra la Passione del Signore, considerata in dodici
Stati, e distribuita in dodici Libri, corrispondenti alli dodici
mesi dellAnno.
- Oratione a S. Teresia, in cui si spiega brevemente la di lei
Vita.
- Divotioni da farsi a S. Pietro Apostolo, in diversi Luoghi di
Roma, ne quali si conserva memoria di attioni in essi da
lui fatte.
- Afforismi dellAmor Divino, tratti dal Libro dellAmor
di Dio, di S. Francesco di Sales.
- Comparatione encomiastica di quattro Santi Franceschi, dAssisi,
dj Paola, Sales, e Borgia.
- La Mano Religiosa, dedicata a S. Gaetano, in cui si dimostra
la Virtù Principale da praticarsi da Religiosi.
Buona parte di queste Operette, e Divotioni, massime di
quelle, che andavano disciolte in fogli separati, perché
non perissero, furono raccolte dal divoto Sacerdote D. Antonio
Macca, e stampate insieme in un Libretto sotto questo Titolo:
Fiori spirituali, del Servo di Dio D. Carlo Tomasi.
Hebbe egli parimente pensiero di ordinare tutte le Risolutioni
del nostro Padre Diana, disperse da lui in dodici Parti, ordinandole
tutte sotto i proprij Capi, e Titoli, per maggior facilità
de studiosi, niente aggiungendovi del suo, se non i Prologomeni
nel principio de Trattati, per chiarezza delle Materie,
che in essi si contenevano, e già haveva ridotta questOpera
faticosa al fine, e stampatone in un grosso Volume in Foglio,
una Sinopsi, o Indice, in cui appariscono ridotte sotto cento,
e cinquanta Titoli e Capi, tutte le quasi innumerabili Risolutioni
dello stesso P. Diana, molto utile a studiosi, a quali
sarebbero state, e più comode, e più giovevoli tutte
le stesse Risolutioni, distese sotto i suoi proprij Titoli, comegli
si era prefisso di fare, e già terminata haveva lopera.
Ma in questo mentre, essendo uscito alla luce il Diana Coordinato
del P. Martino Ascolea, Religioso Certosino, benché non
totalmente dellistesso metodo, come egli intendeva di fare,
sufficiente però a ciò, chegli pretendeva,
pensò di non farvi altro; e tutto che già perfettionata
lOpera lasciò, che se ne restasse sepolta, e in oblio;
e ciò senza punto turbarsi per la fatica già fatta.
Si ritrovarono parimente, dopo la sua morte, altre Opere manuscritte,
parte abbozzate, e parte anco finite, ma non stampate. Tra queste,
- La Cantica, ridotta in Dramma, con bellissima
concatenatione del Testo.
- Cantus admirabilis, et inaestimabilis Coelestis Choreae.
- Prodigio dellAmor Serafico di S. Bonaventura.
- Hebdomadarum trium, fatis pium iter, seu actus Incipientium,
Proficientium, et Perfectorum.
- Meditationes de septem signaculis, Libri aeternae Sapientiae.
- Sanctissimo Nomini Iesu, Donologiae.
- Miserere ex Psalmis ad literam excerptum.
- Oratio, seu affectus ad Christum Crucifixum.
- Hymnus glorificationis, pia paraphrasi breviter per casus expensus.
- Psalmus L in sensu accomodo ad Christum Crucifixum.
- Invocatio Spiritus Sancti.
- Pijssimae ad Deum petitiones cordis contriti, et humiliati,
ex Psalm. L excerptae, et methodice reductae.
- Septem Itinera Passionis, mystice meditanda.
- La Sacra Corona della Madonna, cavata dalle Parodie Mariane,
e ispiegata in sette Salutationi.
- Ricetta per addolcire tutte le afflittioni del Mondo, e dello
spirito.
- Monitum salutare, valde hominibus necessarium, ex operibus Sancti
Augustini excerptum.
- Sacrae Bibliae Synopsis affectiva.
E con ciò terminisi questa Vita del Servo di Dio
D. Carlo, pregando S. D. M., che si degni concedere ancora
noi quelle gratie, che ad esso, con tanta benignità, e
profusione si compiacque di donare; accioche, imitando le di lui
Virtù, possiamo ardere di quel santo amore di Dio, di cui
egli fu così acceso, e pervenire, per sua misericordia,
al conseguimento di quella Gloria nellaltra vita, alla quale
egli sempre aspirò.
Sottoponendo tutto quanto si è detto, allinfallibile
censura della Santa Romana Chiesa, della quale protesto di vivere,
e voler vivere fino alla morte, humilissimo, e ubbidientissimo
Figlio.
